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ASCOLTA RADIO TdN, la radio da guardareGentile Signor Diego Cammarata, Sindaco di Palermo,
Qualche tempo fa le chiesi dalle colonne di questo blog di rendere trasparenti le sue spese della sua ultima campagna elettorale a sindaco, quella in cui la sua faccia appariva, col suo ormai celebre sorriso, accanto a frasi del tipo: “Palermo, la città più glamour d’Europa”; “Palermo, la città più vivibile del mondo”. Ora, forse non ricordo bene e onestamente non saprei più dire se sto esagerando io adesso o lei allora…
Nel corso di un suo recente intervento lei ha dichiarato: «Chi vuol bene alla città, sarà mio amico; chi rema contro alla città, anche dentro al mio partito o alla mia giunta, sarà contro di me» (Intervista rilasciata al TgR Sicilia).
Complimenti, davvero, per il piglio severo che aveva in TV. Immagino lo sgomento in preda al quale sono caduti i suoi amici/avversari all’udire queste parole. Suppongo che il suo riferimento immediato sia chiaramente quello legato alla munnizza, cioè allo scontro consumatosi sull’emergenza rifiuti all’interno della maggioranza del Palazzo di Città. Lei qui minaccia i ribelli, che si sono opposti all’ennesimo aumento della tassa sull’immondizia, da lei fortemente voluto per contrastare la crisi. Da semplice elettore non saprei cosa pensare circa l’espressione “voler bene alla città”. Probabilmente lei ha voluto lanciare l’accusa di demagogia a chi, nel suo stesso partito, teme che l’aumento della tassa sull’immondizia possa provocare un’emorragia di voti. D’altra parte, però, non si può non osservare che l’emergenza rifiuti è solo uno dei tanti risultati della manifesta incapacità della sua giunta, signor Sindaco, di prendere qualsiasi decisione quando, finite le campagne elettorali e spenti i riflettori, si tratta di lavorare all’amministrazione della città.
Il suo intervento si concludeva con una speranzosa invocazione al Governo Centrale per ottenere la stessa grazia impetrata dal suo omologo catanese, sotto forma di una pioggia di milioni. Spero sinceramente per lei (e anche per me – lo confesso – in quanto palermitano) che il Premier non le opponga un… rifiuto. Ma, mi domando, quando questi soldi (se mai arriveranno) saranno finiti non per risanare ma per tappare la spesa corrente e tutte le falle della cattiva gestione dell’Amia, con quale denaro si risolveranno i problemi strutturali? Dove si scaricherà l’immondizia visto che la discarica di Bellolampo è ormai satura? Dove sono gli impianti, la raccolta differenziata, le politiche ambientali?
Comunque – per tornare alla domanda di cui all’inizio – naturalmente lei non mi rispose. Non che non me l’aspettassi: tutti i palermitani, infatti, sanno che lei è impegnatissimo.
Se torno a scriverle, questa volta, non è per farle domande impertinenti, ma per manifestarle tutto l’apprezzamento di un suo concittadino per la fermezza e coerenza della sua azione politica. Non sono affatto sarcastico – mi dispiacerebbe apparirlo – se dico che una medesima linea politica è riscontrabile nel suo modo di risolvere, per dire, l’emergenza rifiuti e la questione sollevata a suo tempo dai senzatetto ospiti nella Chiesa Madre di Palermo. Anche questi ultimi, indecoroso spettacolo agli occhi dei cittadini e dei turisti, esattamente come la munnizza ammonticchiata per le strade cittadine, hanno rappresentato un problema brillantemente risolto secondo il suo stile ormai ben noto: spazzandoli sotto il tappeto. O genialità del paradosso; quale sublime analogia del parallelismo antitipico! I problemi ci sono, ma non sembra, mentre lei appare di continuo, ma non c’è!
Nel suo caso, infatti, caro Sindaco, sebbene lei sia stato assente ovunque tranne che davanti alle telecamere e sui campi del tennis club, non è possibile spendere neppure l’onorevole parola “fallimento”, per gli stessi motivi per cui non si può neppure chiederle di farsi da parte, scomparire, dimettersi; perché lei è già dimissionario. Dalle sue responsabilità politiche.
Mi perdoni la franchezza e la prego di credermi sinceramente suo:
Giampiero Tre Re
Si profila a Palermo una nuova emergenza ambientale, come a Napoli lo scorso anno.
Già atteso per il Luglio 2008, il crac dell’Amia di Palermo, l’azienda municipalizzata per la gestione della viabilità e l’igiene ambientale, si ripresenta puntualmente con l’inizio della calda stagione. Intanto, tra la giunta del sindaco Diego Cammarata e il consiglio comunale si consuma all’interno della maggioranza una lotta di tutti contro tutti per riuscire nella quadratura del cerchio; una lotta che comuncia a coinvolgere la Regione e perfino il governo centrale: salvare l’Azienda e i suoi posti di lavoro e di consenso con un consistente aumento della tassa sui rifiuti o, in vista delle imminenti tornate elettorali, evitare di irritare i cittadini mettendo loro, come si dice, le mani in tasca?
Magari con uno spettacolare super regalo da Roma, a suon di milioni di euro (sembra ne occorrano 150-170 solo per sanare il disavanzo dell’Amia), come quello elargito lo scorso anno al sindaco forzista di Catania, Scapagnini?
Staremo a vedere. Intanto…
I mafiosi non sono cristiani
Un fatto di cronaca come la strage di Capaci, nonostante si presti ad una interpretazione su più livelli, viene solitamente affrontato sotto il profilo politico-giuridico. Credo possa risultare utile se cerco di abbozzare, sforzandomi di non uscire troppo dalle mie competenze etico-teologiche, qualche considerazione su questo episodio da punti di vista forse meno usuali. Guardare il fenomeno da diverse prospettive può aiutarci a razionalizzare (sarebbe assai utile, ad esempio, l’approccio quantitativo al fenomeno mafioso, cosa che è stata fatta solo in un ristrettissimo numero di studi) e a contrastare quindi la tendenza giornalistica a una lettura mitologica dell’emergenza mafiosa, che finisce per alimentare nell’opinione pubblica l’epos popolare di una mafia quasi circonfusa di un’aura leggendaria. read more…
Tutta la verità su Silvio
Il Cavaliere si rifiuta di rispondere alle domande di Repubblica, l’ultima delle quali concerne il suo stato di salute. Ma quale sarebbe l’aspetto del Presidente del Consiglio senza trapianti, coloriture, restauri e tagliandi? Ci siamo avvalsi del prezioso aiuto di un giovane grafico, Davide Agnello, per azzardare, come nella celebre opera di Oscar Wilde, una nostra fantasiosa ipotesi in proposito. Si ricorderà, però, come nella finzione letteraria si trasferissero sulla tela del magico ritratto le brutture morali del protagonista, che così appariva tanto più esteticamente piacevole e seducente quanto più avanzava la sua decadenza interiore. Ma nel caso dell’illustre protagonista delle cronache italiane qui raffigurato, trattandosi del foro interno della di lui coscienza, e sentendoci noi vincolati al comandamento di non giudicare, non vogliamo sottintendere alcuna valutazione morale quando poniamo l’analogia tra la metafora di Wilde e il lifting mediatico cui quotidianamente si sottopongono le politiche e le private faccende del Presidente. Si tratta solo, ci si creda o no, di una trovata picaresca, puro e semplice divertimento. Semmai, dal momento che il ruolo istituzionale, e ancor più la parabola biografica del nostro Primo Ministro fanno di lui, a suo stesso dire, ciò che l’italiano medio vorrebbe essere, al tempo stesso fanno dell’effigie di ciò che egli davvero è lo specchio del nostro presente, di ciò che questo benedetto Paese è diventato.
Lettera alla comunità ecclesiale
Molti fatti con i quali veniamo in contatto ci dicono che oggi la Chiesa si trova in una situazione di progressivo estraneamento rispetto al mondo contemporaneo. Molti uomini e donne, specialmente tra i giovani, avvertono da parte loro una radicale estraneità dalla Chiesa. In breve, fra Chiesa e società si è determinata una frattura sulla libertà di coscienza, i diritti umani fuori e dentro la stessa Chiesa, il pluralismo religioso e la laicità della politica e dello Stato. La Chiesa appare ripiegata su se stessa e incapace di dialogare con gli uomini e le donne del nostro tempo.
Siamo molto preoccupati per le conseguenze negative che tale perdurante situazione produce per un annuncio credibile del Vangelo. Per questo, ci sembra saggio riprendere e rilanciare la feconda intuizione di Giovanni XXIII nel suo discorso di apertura del Concilio Vaticano II: quella di «un balzo in avanti» per una testimonianza ed un annuncio cristiani che possano rispondere «alle esigenze del nostro tempo».
Il tentativo in atto di contenere lo Spirito del Concilio è, a nostro avviso, un grave errore che, se perseguito fino in fondo, non può che aumentare in modo irreparabile lo steccato tra Chiesa e mondo, Vangelo e vita, annuncio e testimonianza. A noi sembra che l’insistere sulla riaffermazione di norme e visioni anti-storiche o, addirittura, non biblicamente fondate se non a volte anti-cristiane, non aiuti la credibilità ecclesiale nell’annuncio del regno di Dio. Vanno ripensati, ad esempio, le questioni riguardanti l’esercizio effettivo della collegialità episcopale e del primato papale, i criteri nella nomina dei vescovi, la condizione dei separati, dei divorziati e delle persone omosessuali, l’accesso delle donne ai ministeri ecclesiali, la dignità del morire.
Vogliamo una Chiesa che si fidi solo della forza libera e mite della fede e della grazia di Dio, che non imponga mai a nessuno le proprie convinzioni sui problemi dell’etica e della politica.
Vogliamo una Chiesa che pratichi la compassione e trovi nella pietà la sua gloria. E faccia sue le parole che il santo padre Giovanni XXIII incise sul frontone del Concilio: «Oggi la sposa di Cristo preferisce usare la medicina della misericordia piuttosto che della severità. Essa ritiene di venire incontro ai bisogni di oggi non rinnovando condanne ma mostrando la validità della sua dottrina. La Chiesa vuol mostrarsi madre amorevole di tutti, benigna, paziente, piena di misericordia e di bontà, anche verso i figli da lei separati».
Vogliamo una Chiesa che sappia dialogare con gli uomini e le donne e le loro culture, senza chiusure e condizionamenti ideologici, e impari ad ascoltare e a ricevere con gioia le cose vere e buone di cui gli interlocutori sono portatori. La verità e la bontà sono di Dio, il quale le dà a tutti gli uomini e non solo ai cristiani.
Vogliamo che al centro della Chiesa venga messo il Vangelo e la sua radicalità. Solo così la Chiesa potrà essere vista e sperimentata come “esperta in umanità”.
E’ tempo che, senza paura, nella Chiesa e nella città prendiamo la parola da cristiani adulti e responsabili, per una credibilità e veracità ecclesiale.
Barbera Giuseppe
Fasullo Nino
Garbo Rosellina
Giuè Rosario
Impellitteri Tommaso
Passarello Teresa
RestivoTeresa
Romeo Zina Rumore
Rumore Rosanna
Scordato Cosimo
Stabile Francesco Michele
Mario Giarratana
Giovanna Staropoli
Antonino Giarratana
Francesca Giacopelli
Giampiero Tre Re
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Carissimi viandanti in Terra di Nessuno, Vi presento “FIRMINO” la rubrica libraria interamente dedicata alle recensioni di volumi sui temi cari a Terra di Nessuno: Filosofia, teologia, spiritualità, scienze umane, bioetica, ecologia, politica, diritti dell’uomo, scuola. Questo spazio verrà aggiornato di volta in volta e si arricchirà col tempo, anche delle vostre recensioni, se lo vorrete, di consigli per la lettura o semplicemente di una vostra segnalazione su libri che voi ritenete importanti per la vostra vita.
Solidarietà a Roberto Saviano
Gomorra. Incipit
In libreria
da 18 marzo: Bibi Bianca, Il ladro di Palermo
R. Lopes, Tu da che parte stai? (recensione)
Matteo Messina Denaro, Lettere a Svetonio. Il capo di Cosa Nostra si racconta, a cura di Salvatore Mugno, Eretica ed., Viterbo 2008.
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di Matteo Messina Denaro (Alessio), Lettere a Svetonio, con commenti di S. Mugno di G. Tre Re, Il boss agnostico. Dio, Patria e Famiglia in Matteo Messina Denaro
Ultime recensioni
Augias – Cacitti, Inchiesta sul cristianesimo Nuova versione cattolica ufficiale della Bibbia in italiano Maxence Fermine, Il labirinto del tempo Il Vangelo secondo Giuda di Beniamino Iscariota G. CHINNICI – U. SANTINO – G. LA FIURA – U. ADRAGNA, Gabbie vuote
Un articolo di C. Naro su E. Montale e il cattolicesimo fiorentino dell’epoca di Giorgio La Pira, in Omaggio a Cataldo Naro
Segnalazione
R. SEMPLICI, La cura della salute. Presentazione di Bruno P. Pieroni, Paoline Editoriale libri, Milano 2008 
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Già recensiti in Terra di Nessuno
Ariel Toaff, Pasque di sangue Piergiorgio Odifreddi, Perché non possiamo dirci cristiani Costantino Margiotta, Mafia. Dalla mattanza a provenzano (recensione di M. Vilardo) Francesco Anfossi, Puglisi, Un piccolo prete fra i grandi boss
Buona lettura!
Terradinessuno. Giampiero Tre Re. Webmaster.
«”Nel dire nuova, Dio ha reso antiquata la prima alleanza. Ma ciò che diventa antiquato e che invecchia è prossimo alla scomparsa” (Lettera agli ebrei 8, 13). La profezia contenuta in questo testo apostolico tuttora inserito a pieno titolo fra le lettere di Paolo (benché l’attribuzione sia controversa) ha subito la smentita di diciannove secoli di storia.
Sopravvissuti a innumerevoli persecuzioni e tentativi di sterminio, nel Novecento gli ebrei hanno rifondato uno Stato nella loro terra d’origine e sono tornati in milioni a parlare una lingua che pareva morta, a lungo rinchiusa nelle sole funzioni liturgiche.
Un enigma, un miracolo, un accidente fastidioso? Il mondo fatica a rispondere, e con esso la Chiesa che si era concepita come Nuova Israele».
Per quanto non privo di osservazioni accettabili il pezzo di Gad Lerner apparso stamani su Repubblica col titolo “Quel vescovo non è un alieno” è un esempio di come NON vada fatto il dialogo ebraico-cristiano. read more…
Eccellenza rev.ma,
desidero rivolgere a lei, ai rappresentanti del presbiterio e al popolo di questa sua Chiesa il ringraziamento a nome del gruppo-famiglia Camminare Insieme per l’ospitalità che avete offerto a P. Luigi negli ultimi anni della sua vita, e al gruppo stesso. Desidero dirle anche che la sua Chiesa è stata beneficata da Dio con la presenza di una persona, di quest’uomo, questo prete speciale. read more…
Cari amici,
Ho bisogno del vostro aiuto per avere informazioni su questa istantanea che ritrae Padre Pino Puglisi all’inizio del suo ministero. Qualsiasi dato può essermi utile: sul luogo, l’anno (anche approssimativo), le persone che compaiono nella foto; in particolare sul ragazzo con gli occhiali, che sorride, proprio davanti a P. Puglisi.
Grazie.
Giampiero Tre Re. Webmaster.
Il presidente Gianfranco Fini ha affermato oggi, nel settantesimo anniversario della promulgazione delle leggi razziali di Mussolini, che sarebbe stata «l’intera società italiana» a non reagire ad esse, compresa «duole dirlo» la Chiesa cattolica; che «l’ideologia fascista da sola non basta a spiegare quest’infamia».
Basterebbe citare l’enciclica Mit brennender Sorge di Pio XI per spiegare che Fini spara cazzate; ma poverino, non è colpa sua, non è che finga di non sapere, lui è effettivamente ignorante, casca dalle nuvole. read more…
di P. Luigi A. Maria Poli

S. Buttafava, Copertina del primo numero di "Camminare Insieme"
Lunga è stata la mia vita; non tanto per il tempo quanto per l’intensità e per tutto quello che mi è accaduto. Era il 24 maggio del 1953; iniziava per me l’attività sacerdotale. Quanto entusiasmo! Quanta inesperienza! I primi successi,le prime delusioni! Le prime vittorie con le prime cadute. Ricordo tutti e tutto (anche se sono stato dimenticato… credo solo apparentemente). Ricordo chi mi ha dato una mano amica (ed ora è morto) e chi mi ha procurato difficoltà che mi hanno veramente ferito. E poi si è aperto l’orizzonte … da lontano era tutto meraviglioso. Le premesse erano le più rosee anche se e’era chi si sentiva incaricato di mettermi sull’avviso di una prospettiva amara. read more…
Sembra che, vent’anni dopo il crollo del muro di Berlino, il crollo di Wall Street si porti via l’ultima ideologia del novecento. Rivolgendosi ai Padri Sinodali, Benedetto XVI ha recentemente paragonato questa crisi globale dei mercati finanziari al crollo della casa costruita sulla sabbia, di evangelica memoria. Certo, occorre andar cauti a tirare Dio dalla propria parte, affinché non accada, alla luce dei fatti, come a G. W. Bush (il quale fino a poco tempo fa amava biblicamente ripetere che la democrazia americana è una “città edificata su un monte”) di sbagliare clamorosamente versetto. Ma forse, trattandosi del Vicario di Cristo, questa volta possiamo confidare che la citazione sia quella giusta. read more…
Mi è recentemente capitato di leggere, sul giornale cittadino, un “taglio basso”, a firma di Bruno Vespa, dedicato al caso di Eluana Englaro, la donna da sedici anni in stato vegetativo permanente, sul quale di recente la Corte di Cassazione ha emesso una sentenza storica, in Italia. I giudici di terzo grado, infatti, hanno dato torto a chi aveva impugnato una precedente sentenza, emessa in sede d’Appello, che dichiarava legittima la richiesta di Beppino Englaro di sospendere l’alimentazione forzata alla figlia Eluana. L’Englaro sarebbe riuscito a dimostrare, infatti, l’esistenza di una “volontà” della figlia, da lei espressa oralmente e da lui stesso raccolta, insieme ad altri testimoni, dalla quale risulta che Eluana non avrebbe dato il proprio consenso alla prosecuzione di tali trattamenti.
Ciò che più colpisce nell’articolo di Vespa è l’approccio di basso profilo dato alla problematica, read more…
Dal barbiere è ancora possibile fare incontri interessanti. Proprio ieri parlavo di uno dei miei argomenti preferiti, la scuola, con un signore, anche lui in attesa del suo turno. «Che lei abbia questa passione nell’insegnamento è ammirevole, professore, ma l’edilizia scolastica, al contrario di quanto lei sostiene, è un problema marginale», mi diceva più o meno nello stesso istante in cui a Rivoli crollava il tetto di un’aula scolastica, uccidendo un alunno di diciassette anni, Vito Scafidi, e ferendone gravemente altri. Invano io cercavo di spiegare la scuola come la vede un personalista, e cioè come a un bisogno, e come occorra, quindi, rispondere alle condizioni materiali primarie prima di poter anche solo pensare alla soddisfazione di esigenze più elevate e spirituali. read more…
A Sua Eccellenza rev.ma
Salvatore De Giorgi, Arcivescovo.
Prima di iniziare questa memoria desidero benedire la bontà di Dio Padre, Figlio e Spirito Santo che mi ha chiamato al servizio della comunità ecclesiale ed all’annuncio del Vangelo tramite il dono soprannaturale del sacerdozio. Dichiaro di amare la comunità ecclesiale e di venerare tutti i suoi insegnamenti.
Eccellenza, mi risolvo dopo una lunga ed attenta riflessione a chiedere la riduzione allo stato laicale con annessa dispensa dal celibato. read more…
di
Michele Vilardo
Cristiani contro musulmani. Sunniti contro sciiti. Cattolici contro protestanti. Perché il mondo combatte nel nome di Dio? Le guerre religiose, e in particolare lo scontro fra civiltà, sono da sempre appartenute alla storia dell’uomo, come se nel genere umano fosse presente una tendenza innata a combattere e distruggere se stessi e gli altri in nome di una fede. Dalla prima jihad nel VII secolo, all’indomani della nascita della religione islamica, alle crociate cristiane del Medioevo; dalle guerre connesse alla Riforma protestante fino al terrorismo settario dei giorni nostri e alla risposta dell’antiterrorismo, Christopher Catherwood ricostruisce accuratamente la storia della guerra santa, la complessità e la molteplicità di aspetti di un argomento che ha diviso e continua a dividere l’opinione pubblica, Il risultato è un’analisi esaustiva del rapporto tra la violenza del passato e i conflitti contemporanei, che rivela lo sconvolgente legame tra guerra e religione.
C.Catherwoord,Perchè il mondo combatte nel nome di Dio? Jihad,crociate,terrorismo:tredici secoli di guerre sante. Newton Compton Editori,Roma 2008.
Mentre si parla di tagli alla scuola può accadere pure che il contribuente paghi due volte la stessa ora di lezione. E’ ciò cui ho assistito nelle scuole professionali e ciò che mi succede di dover vedere anche quest’anno, ora che insegno in un liceo: una certa associazione propone al Dirigente d’Istituto approfondimenti pomeridiani, diciamo, d’inglese, arte, informatica e psicologia. I corsi sono finanziati con fondi regionali, il preside accetta, il collegio dei docenti delibera, il progetto parte. La didattica degli insegnamenti curriculari, quella che si svolge nelle ore mattutine, ne risente, perché i ragazzi sono maggiormente impegnati e hanno minore disponibilità di tempo per lo studio personale. Finisce che, se possibile, studiano a casa ancor meno del solito. Ma, pensa il docente titolare della cattedra dell’insegnamento curriculare, il tempo sottratto allo studio personale è compensato da una maggiore ampiezza dell’offerta formativa. Fin qui tutto bene, dunque. Ma si sono fatti i conti senza l’oste, la classe, read more…
A Sua Eccellenza Reverendissima Sig. Paolo Romeo,
Arcivescovo di Palermo
Anzitutto le porgo i ringraziamenti, a nome dei senzatetto rifugiati presso la sua Cattedra, con i quali ho parlato alcuni giorni or sono, per aver imposto al recalcitrante parroco Mons. Gino Lo Galbo, (che già due anni fa, in una situazione analoga, aveva dalla chiesa madre sfrattato gli sfrattati) di mettere loro a disposizione quel poco di conforto che la struttura può offrire: gabinetti, acqua corrente, un tetto sulla testa per la notte, visibilità del loro problema davanti a tutta la città. La ringrazio anche perché mi risulta che lei si è opposto all’intervento dei Vigili del Fuoco e del personale del Comune e della Prefettura per lo sgombero forzato delle persone che hanno esercitato una sorta di loro antico diritto di asilo nella sua Cattedrale.
Le scrivo perché il caso o, piuttosto, la somma di enormi colpevoli negligenze, ha voluto che in questi giorni nella nostra città di Palermo venissero al pettine alcuni formidabili nodi. read more…

Il portico sud della Cattedrale di Palermo occupata da un gruppo di senzatetto. 6.10.2008. Foto G. Tre Re.
Gentile Dott. Piero Cascio, cronista del Giornale di Sicilia
Stamane ho letto il suo articolo dal lapidario titolo “Estremismo pericoloso”, pubblicato il 6 ottobre 2008 sulle colonne di quel Tempio della Libertà di Stampa e di Pensiero, che è il Giornale di Sicilia. In quell’articolo lei denuncia coraggiosamente l’«eclatante atto dimostrativo» dell’occupazione della Cattedrale di Palermo da parte di sfollati, colpevoli di avere «rifiutato l’offerta» del sindaco Diego Cammarata, di un «ricovero presso la missione di Biagio Conte», l’istituzione caritativa che accoglie gli homeless palermitani (anche se Biagio Conte manda a dire che da lui non s’è fatto sentire nessuno e comunque non ha posto). read more…










































































Il kairòs mancato
COMMENTO AL VANGELO DOMENICALE
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Anno B, TO, XIV domenica
Ez 2,2-5; Sal 122; 2Cor 12,7-10; Mc 6,1-6
I nostri occhi sono rivolti al Signore
Mc 6,1Partito quindi di là, andò nella sua patria e i discepoli lo seguirono. 2Venuto il sabato, incominciò a insegnare nella sinagoga. E molti ascoltandolo rimanevano stupiti e dicevano: “Donde gli vengono queste cose? E che sapienza è mai questa che gli è stata data? E questi prodigi compiuti dalle sue mani? 3Non è costui il carpentiere, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle non stanno qui da noi?”. E si scandalizzavano di lui. 4Ma Gesù disse loro: “Un profeta non è disprezzato che nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua”. 5E non vi potè operare nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi ammalati e li guarì. 6E si meravigliava della loro incredulità.
Gesù andava attorno per i villaggi, insegnando.
La meraviglia, o meglio la “straniazione”, è quasi un elemento dello stampo narrativo di Marco. Ma se all’inizio della missione di Gesù era la folla a provare stupore, oggi è Gesù stesso ad apparire stravolto (ethàumazen, 6a). Mettendo l’inizio e la fine sotto il segno di questa emozione, Marco istituisce un processo d’inclusione narrativo assegnando al brano odierno il compito di chiudere il primo periodo del ministero pubblico di Gesù.
Conoscono Gesù. C’è molta fisicità nel brano, come ci è spesso accaduto di constatare in Marco, ma ora è una fisicità nota, familiare, piena d’intensa affettività, di nomi di persona e di facce conosciute. E’ ancora una volta una trama comunicativa che Marco ci racconta, ma qui la comunicazione si spezza, si frantuma in mille rivoli problematici sotto forma di numerosi punti interrogativi, si blocca: “si scandalizzavano di lui”, cioè lui era divenuto per loro un problema senza soluzione, un problema, se diamo retta alla scelta marciana del termine “scandalo”, religiosamente contrassegnato. Pare che il nodo del conflitto cognitivo avvenga tra ciò che di Gesù è noto da sempre e ciò che adesso egli è diventato per la sua attività kerygmatica. E a far problema non è tanto il fatto in sé che egli compia prodigi o esprima una dottrina che s’impone per la sua autorevolezza. E’ precisamente il suo cambio di ruolo a risultare inaccettabile; è questa discontinuità biografica che estromette Gesù dal suo contesto sociale e di relazioni parentali.
Le nostre certezze religiose sono fatte della corposità biografica delle nostre relazioni fondamentali, di parole e di atti convenzionali che consentono agli altri di inquadrarci in un modo che renda prevedibile il percorso personale di ciascuno e non riservi sorprese. Il bene da tutelare, qui, è la stabilità del gruppo dai deragliamenti mistico-religiosi di qualche suo membro. Per questo, specialmente nelle cose che riguardano Dio, cerchiamo in realtà sicurezza nella conoscenza, e preferiamo più spesso la certezza alla verità.
Di fronte a Gesù si prende posizione. Così si chiude il primo anno di attività pubblica di Gesù, con un fallimento di cui i discepoli sono testimoni (1). Cominciato con lo stupore del popolo di Cafarnao, questa prima stagione termina, si diceva, con la meraviglia di Gesù, costretto a constatare che, all’annuncio del vangelo, nell’incredulità dei nazareni prende corpo una resistenza religiosa. Stando ai vangeli, Gesù di Nazareth non metterà più piede nella propria città, né più in Galilea. Accetta il verdetto e fa tesoro dell’insuccesso citando sopra di sé un proverbio, che appare qui come una personale presa di coscienza del momento, ma anche un’ermeneutica teologica applicata in chiave autobiografica. In altre parole, siamo a una svolta nella vita di Gesù perché sembra che proprio in questo preciso momento egli si faccia consapevole del carattere non episodico di questo suo fallimento, che, al contrario, traccia un segno teologicamente paradossale sull’intera sua missione. La quale, tuttavia, non si ferma.
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