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Dio, chi? (Tre paradossi, due domande, un dubbio)

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Nel giorno in cui l’«America volta pagina», ho tre paradossi morali, due domande politiche e un dubbio di fede sui bombardamenti israeliani a Gaza.

I paradossi:
1. Se l’uccisione di un bimbo da parte dei nostri nemici è un crimine, l’uccisione per rappresaglia di mille bambini nemici è giustizia?

2. Perché chi è armato fino ai denti può invocare la legittima difesa, mentre chi è completamente indifeso non può neppure protestare a parole, altrimenti è un terrorista?

3. E’ più grave bruciare con l’accendino una bandiera nel corso di una manifestazione o una persona col fosforo nel corso di un’azione di guerra?

Le domande:
4. Se il governo israeliano può dire, pur seminando morte e distruzione tra i civili di Gaza, di non aver nulla con i palestinesi, ma solo contro Hamas, perché allora a dire d’essere per i palestinesi si viene accusati d’essere a favore di Hamas e nemici d’Israele?

5. La tregua unilaterale indetta da Israele, ha qualcosa a che vedere con l’insediamento di Barak Obama?

Il dubbio:
6. Perché si assolve sempre il Dio dei vincenti e si condanna il Dio degli sconfitti, pur essendo lo stesso identico Dio?

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  1. silvano salvadori
    11 ottobre 2009 alle 6:55

    Anch’io mi ci sono imbattuto per caso qui, cercando il Cristo di Holbein. Mi sembra un contenitore che esamina tutti i temi che mi interessano. Grazie di tanta abbondanza!
    Avrei molte cose da dirti; mi interessa il tuo archivio degli articoli: come posso mandarti qualcosa da inserirvi?

  2. 11 ottobre 2009 alle 14:16

    Caro Silvano, benvenuto anche a te in questa Terra di Nessuno. Sono lieto di poter condividere i miei interessi con te. Non è facile per me definire cos’è Terra di Nessuno. È un blog, certo ma non nel senso classico del termine perché oltre al diario on line, che non manca, ci sono gli approfondimenti; e non considero di minore importanza i commenti degli utenti, sempre molto interessanti, talvolta in grado di dire una parola definitiva su certi temi, come non sempre accade a giornali e tv.
    TdN mi piace definirlo un caffè filosofico; oppure una mappa senza percorsi obbligati, nella quale ognuno può segnare il proprio.
    Ti manderò presto il mio indirizzo email al quale potrai mandare i tuoi scritti.
    A presto.

  3. 31 maggio 2010 alle 15:26

    http://www.livestream.com/insaniyardim

    Questo è il link che documenta il vile assalto della marina militare sionista alla flottiglia delle pace; dalle prime notizie 19 morti e 26 feriti civili.
    La colpa dei pacifisti: avere sfidato Netaniau
    La sfida dei pacifisti: avare affermato che a Gaza c’è un’emergenza umanitaria; invece il governo israeliano dice di no.

    Quando l’occidente si scrollerà del suo senso di colpa?

  4. carlo
    9 settembre 2010 alle 11:26

    Si resta feriti a vedere questa foto. Anzi direi che si muore, proprio come quel bambino. E’ difficile guardarlo, fa male. Ma il suo dolce viso mi pone una domanda: perché? Non lo so, non lo capisco e a volte, molto vilmente, cerco di girarmi da un’altra parte per evitare di cercare risposte. Non lo so. E ti chiedo perdono…

  5. 24 ottobre 2010 alle 7:19

    Da Radio Vaticana

    “Kairos Palestina”: un documento dei cristiani per la pace e la riconciliazione nella Terra Santa

    “Kairos Palestina – Un momento di verità”. E’ il tema del documento presentato ieri a Roma e pubblicato in Italia da Pax Christi, che lo definisce un “grido di sofferenza e una profonda testimonianza di fede dei cristiani di Terra Santa”. Ispirato ad un analogo appello lanciato nel 1985 dal titolo “Kairos Sudafrica” negli anni dell’apartheid, il testo si propone come “un contributo alla riconciliazione, uno strumento per rafforzare la comunione, una speranza in assenza di ogni speranza”. Il servizio di Giada Aquilino:

    Un “grido d’aiuto dei cristiani di Terra Santa”, in un “momento in cui non si vede una via d’uscita”. Così il Patriarca emerito di Gerusalemme dei Latini, Michel Sabbah, ha presentato ieri a Roma, proprio quando in Vaticano è in corso il Sinodo per il Medio Oriente, il documento “Kairos Palestina – Un momento di verità”. Accolto con reazioni contrastanti dalla stampa mediorientale, il testo non è un documento ufficiale delle Chiese locali: si propone come una parola di fede, speranza e amore, per la realizzazione – hanno precisato i curatori – della giustizia, della pace e della riconciliazione in Terra Santa. Sul documento “Kairos Palestina”, la riflessione di Sua Beatitudine Michel Sabbah (continua la lettura)
    http://www.radiovaticana.org/IT1/Articolo.asp?c=432413

  6. 25 ottobre 2010 alle 21:40

    Il vice ministro degli Esteri israeliano, Danny Ayalon, ha lanciato un durissimo attacco al Sinodo sul Medio Oriente: “E’ stato preso in ostaggio da una maggioranza anti-israeliana”, respingendo al mittente le critiche lanciate dal Sinodo stesso allo stato ebraico bollandole come “attacchi politici nel segno della migliore tradizione della propaganda araba”. “Siamo soprattutto allibiti per il linguaggio usato dall’arcivescovo Cyril Salim Bustros durante la conferenza stampa” ha aggiunto Ayalon. “Chiediamo che il Vaticano prenda le distanze dai suoi commenti che diffamano gli ebrei e lo stato d’Israele; commenti che non dovrebbero costituire la posizione ufficiale vaticana, perché getterebbero un’ombra sulle importanti relazioni tra Santa sede, Israele e gli ebrei” ha concluso il vice ministro degli esteri israeliano.
    (Fonte: http://www.repubblica.it/esteri/2010/10/24/news/papa_libert_religiosa_non_solo_libert_di_culto_cristiani_possono_contribuire_a_promozione_di_dialogo-8381638/index.html?ref=search)
    Così come è scorretto, come ha fatto rilevare oggi il responsabile della sala stampa vaticana, padre Lombardi, estendere all’intero Sinodo o alla Santa Sede le opinioni dell’arcivescovo Bustros, sarebbe scorretto estendere ad Israele le roboanti opinioni del leader del partito ultranazionalista Yisrael Beiteinu, Danny Ayalon, considerato estremista anche dalle frange politiche più destrorse d’Israele. Una specie di Calderoli israeliano.
    Ma allora perché invece che ad inventare coloriti insulti non s’impiega il tempo a trovare oneste soluzioni su problemi concreti, come quello dello status internazionale della città di Gerusalemme? Perché è possibile in tutto il mondo esercitare la libertà di pensiero criticando le politiche governative senza che nessuno si sogni di accusare nessun altro di essere contro un intero popolo, tranne che per Israele? Infine, perché Israele continua ad accettare l’idea assurda che la sua sopravvivenza culturale debba legarsi alle sorti di effimere ideologie di destra?
    Insomma, perché il popolo eletto dovrebbe continuare a farsi prendere in ostaggio da ideologie fasciste?

  7. 28 ottobre 2010 alle 13:32

    Non si fa attendere la risposta vaticana alle dichiarazioni del viceministro degli Esteri israeliano Danny Ayalon:
    “Quello che la Chiesa dichiara o ammette o riconosce non basta mai”, si dice negli ambienti della Segreteria di Stato Vaticana. Ciò che si contesta al governo israeliano da parte della diplomazia vaticana è l’uso del principio di diritto biblico per giustificare politicamente la continua espansione di insediamenti di coloni israeliani in territori palestinesi. “Se il discorso è teologico, dovrebbe esprimersi il Gran Rabbinato, non un membro del governo”.
    Dal 2008 Ayalon è membro del partito Yisrael Beiteinu che rappresenta gli interessi dei coloni israeliani e politiche di annessione di nuovi territori Palestinesi da parte di Israele.
    E’ pure polemica in questi giorni nell’opinione pubblica israeliana divisa tra sostegno e accuse di razzismo al nuovo giuramento voluto dal partito Yisrael Beiteinu e imposto agli immigrati, anche di origine araba: “Giuro di essere fedele allo Stato d’Israele in quanto Stato ebraico e democratico”.

    • giulia
      4 novembre 2010 alle 16:35

      Quanto a uno stato che si proclami democratico e declini una confessione religiosa chiedendone il rispetto non c è male. Sebbene in nome di quale verità anche in stato laico.

  8. francesca
    1 novembre 2010 alle 19:07

    è molto toccante e rappresenta la grande verità di una grande ingiustizia
    grazie per aver detto al mondo la verità

  9. 17 aprile 2011 alle 16:39

    Torniamo umani…
    Nota pubblicata su Facebook da Aya Homsi il giorno venerdì 15 aprile 2011 alle ore 22.02

    Il più onesto, ieri mi ha chiesto: “Chi è Vittorio Arrigoni?” io, poi, presa da un momento complicato della vita spicciola non ho potuto rispondere, ma son sicura che ora sa.

    Il più disonesto, non ha posto l’altra domanda: “Cos’è Gaza?” C’è da sperare che… grazie a chi oggi dichiara il dolore per la perdita di un uomo – semplicemente un uomo – giusto, libero e coerente, magari l’altro inizi a guardare alla Palestina, non come un simbolo di una parte politica – semplicisticamente chiamata comunista – ma quel che è: il perenne Olocausto provocato da Israele, e sempre impunito e ignorato da tutti i governi, in nome e per conto del dio danaro, al quale si sacrifica la vita umana, come se il mondo fosse tutto un tofet.

    C’è da sperare che quella frase, quell’esortazione, “Restiamo umani” prenda davvero il senso limpido che ha, anche se forse bisognerebbe ammettere che è giunto il momento di “Tornare ad essere umani”.

    Non dovrebbe morire un uomo giusto per ricordarcelo, non dovremmo avere bisogno di un eroe, di un sacrificio umano, per rivendicare la nostra umanità. Eppure ogni volta è così. Di colpo il cadavere posato sulla pietra ridesta la nostra coscienza, ed è un risveglio breve, che si abitua, e che vuole fuggire sperando ogni volta che la barbarie non debba più compiersi.

    Le immagini dei cadaveri ustionati dal fosforo bianco, di bambini e innocenti, ci toccano il cuore solo un momento, quello che riusciamo a non proibire a noi stessi, o forse è solo che dalla Palestina troppi ce ne sono giunti, prima che sparissero dalla TV o dai giornali. L’Olocausto moderno, che ne uccide centinaia e migliaia, ma a piccole dosi, che non facciano rumore, e che possano lasciare a tacere i governanti, che a Israele vendono le armi, o gli spazi aerei in cui imparare a bombardare le case e le vite di chi tal volta la guerra la fa ancora con le pietre. Le vittime innocenti centellinate, così da far inorridire quando in Israele salta in aria un autobus, con altri innocenti, sacrificati anche loro – in fondo – allo stesso dio.

    L’umanità nostra dovrebbe farci ricordare ogni volta che l’uomo uccide l’umanità, con le bombe mandate a pacificare, con quel ragazzo che prende una barca perché tanto sa nuotare, e non sa che dall’altra parte del mare nessuna umanità l’attende. L’umanità nostra che dovrebbe riconoscersi e non scacciarci.

    Il fatto è che il senso dell’umanità si è persa come ci siamo persi noi, che siamo diventati solo numeri tra i numeri, folla tra la folla, che non si parla, non si ascolta, e nemmeno si guarda dentro un tram.

    Ecco perché mi viene difficile credere che davvero si voglia Restare Umani, proprio ora che non lo siamo più da un pezzo.

    E qua mi fermo, perché mi pesa il cuore, per una perdita, per il troppo spreco che facciamo di noi.

    https://www.facebook.com/note.php?note_id=10150165258068844

  10. ch
    25 giugno 2011 alle 0:36

    …è incredibile come un’immagine cm qst mi sconvolga l’anima…solo ora…solo ora che da pochi mesi sono reduce da un’indimenticabile viaggio vicino a quelle terre…solo ora quella foto acquista una valenza in più. Io che nelle giornate afose sono abituata a camminare in città in pantaloncini, io che per andare a scuola non devo superare un estenuante posto di blocco,io che…io che vivo in un paese libero come tanti ma che non era abituata a simili situazioni…è troppo normale vivere in ‘pace’ e non curarsi nemmeno delle immagini di guerra che passano quotidianamente in tv…così non va,proprio non va…

    • 25 giugno 2011 alle 18:55

      Benvenuta, in questa Terra di Nessuno.
      Grazie per la sua intensa testimonianza.
      Giampiero Tre Re.
      Webmaster.

    • 6 agosto 2011 alle 23:40

      Qualcuno mella mia community mi ha lasciato questo indirizzo web. mi sono collegata e sono rimasta sconvolta dalla foto.Un nodo allo stomaco….. chissà quanti bambini in guerra muiono così!, quale Dio vuole questo? perchè quando non si sanno spiegare le cose, si dice che le strade che percorre sono ignote. Non si può essere indifferenti per le morti che avvengono nelle tante guerre che vengono combattute in tutto il mondo ogni giorno! Perchè i tanti miliardi di soldi spesi per esse, non c’è nessuno che si chieda: ma ne vale la pena? Se invece con quei stessi soldi che li spendessimo per portare un minimo di benessere, invece di morte e distruzioni?E’ così difficile spenderli per scuole, ospedali, strade,case, cibo, vestiario? Pensate che quei popoli combatterebbero ancora? I popoli che vivono in una società dove c’è uguglianza sociale e servizi per tutti, non hanno bisogno di fare guerre. Che utopia!!Neanche i popoli, cosidetti civili, che pur nel passato hanno vissuto guerre devastanti ne sono immuni. Le sole guerre da combattere sono quelle per sconfiggere le malattie.

  11. 6 agosto 2011 alle 21:35

    E’ molto interessante questo post….ho fatto un corso di teologia e
    ho sorvolato un poco tutte le materie….perciò mi interessa
    conoscerle meglio…
    buona domenica

  12. 29 dicembre 2011 alle 1:06

    Uno può anche accettare che quella terra sia stata data ad un popolo dopo la tragedia, ma la persecuzione è finita da tanto tempo e non c’è alcun motivo plausibile per incorraggiare altri ebrei da tutto il mondo a venirci a vivere e ad avere quindi un “motivo” per insediarsi nei territori occupati.
    Sono vissuto per un anno in Israele nel ’75 ed è proprio questo che ho visto:
    + immigrati = più cittadini; più cittadini = più militari in servizio (tre anni + un mese all’anno) e più tasse pagate da utilizzare a scopi militari.
    Mi dispiace che, quando qualcuno viene protetto, poi acquista forza e diventa a sua volta l’oppressore.

    • 31 dicembre 2011 alle 0:39

      Grazie di questa testimonianza, caro Pasquale. Benvenuto in Terra di Nessuno.
      Credo che la Palestina rappresenti una sfida epocale per tutte le religioni, e non solo per le tre abramitiche. E la sfida è questa: dimostrare la destinazione universale della terra, di tutta la terra, ad ogni essere umano, senza esclusioni.
      “Beati i miti, perché erediteranno la terra”.
      L’amore per il suolo in cui siamo nati è solo l’espressione particolare della cura che ciascuno di noi deve prendersi di tutta la terra in nome del genere umano. Ma l’origine del genere umano in quanto tale non è nella terra, ma semmai in un tempo, ed il tempo della nostra origine è comunque il presente.
      Trovo che nessun uomo dovrebbe vedersi escludere, in nome di antichi odi, dall’abitare dove vuole, o vedersi costretto a lasciare la casa in cui ha abitato suo padre. Tanto meno in nome di Dio.

  13. 19 novembre 2012 alle 11:35

    Reblogged this on terra di nessuno and commented:

    «Ciò che è stato è quel che sarà; ciò che si è fatto è quel che si farà; non c’è nulla di nuovo sotto il sole».
    Quattro anni fa, il giorno dopo l’elezione di Obama alla casa Bianca, scrivevo l’articolo qui sopra sul raid israeliano, che aveva fatto strage di bambini a Gaza. Il giorno dopo l’elezione di Obama per il suo secondo mandato la storia si ripete. «Nulla di nuovo sotto il sole».
    E io ribloggo.

  14. 27 novembre 2012 alle 0:58

    Ed ora un nuovo dittatore nasce subito dopo essersi affermato come il pacificatore del medio oriente, imbavagliando Stati Uniti e Israele.

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