Bibi Bianca, Leggenda di Santo Rosario

bbbiancaBibi Bianca, palermitano, è saggista, autore per il teatro, regista e attore di cinema e teatro. Tra le sue opere teatrali: E fecero l’Italia; Opera buffa; il Decamerone. Tra i suoi scritti: Da papa Damaso a Clemente IX. Il godurioso regno di infallibili peccatori, santi ed eretici (2006); Il ladro di Palermo (2009).

Nel secolo successivo all’anno 1000 ci fu una fioritura di monasteri e di “sepolture anticipate”. Furono numerose le monache recluse, protette dalla Chiesa e venerate dai fedeli.
Le loro celle si trovavano in luoghi disparati, attaccate alle mura di una città, incorporate in un muro di un cimitero, di un ponte, di una torre, di una chiesa. La romita attraverso una piccola finestra riceveva il necessario per vivere.
Eremite vere e proprie ce ne furono pochissime e non di origine nobile; erano i monaci infatti gli specialisti degli eremitaggi estremi ai confini della realtà.
La nostra Rosalia Scalia o Rosalia Sinibaldi (1130-1156) si rifugiò in una grotta del monte Quisquina:
Io Rosalia Sinibaldi figlia del padrone del monte Quisquina e del monte delle Rose ( Sinibaldi) per amore del mio signor Gesù Cristo in questa grotta ho deciso di abitare.
Così la lapide.
Come la santa sia finita da Santo Stefano di Quisquina a Palermo è un mistero. Per tutti, ma non per la mia bisnonna ultracentenaria Elvira morta alla fine degli anni ’50. Esile, dolcissima, lineamenti delicati.
Originaria di Castel Umberto, era maestrina ai tempi del nuovo re, quello torinese che aveva sostituito il suo amato Francesco II. Naturalmente faceva parte di quel corto segmento elitario che leggeva, commentava e raccoglieva i cunti della memoria popolare.
Il suo era un racconto sepolto destinato a soccombere del tutto. Nella grotta del Monte Pellegrino verso il 1200 (ai tempi in cui un’altra monaca famosa, Lutgarda, digiunò per sette anni) si sarebbe invece ritirato un eremita. Maschio-bianco, senza barba per la sua giovane età e dalla chioma riccioluta e fluente. Da lontano si poteva benissimo confondere con una donna.
Chi l’aveva intravisto raccontava che tenesse un rosario in mano. Quelle poche persone che vivevano alle falde del monte, allora davvero inospitale, lo chiamarono così Santo Rosario.
Nel 1620, infuriando la peste, qualcuno si ricordò dell’eremita che nel frattempo da Santo Rosario era diventato Santa Rosaria, anzia Santa Rosalia come quella santa che all’età di 30 anni era morta nella grotta di Quisquina.
Alcune donne devote, e non un cacciatore, si recarono nella grotta e…il resto è arcinoto.
Se fosse vera questa leggenda, il contenuto non cambierebbe, ci sarebbe solo un particolare diverso: Palermo avrebbe un patrono e non una patrona!

  1. 18 marzo 2009 alle 20:35

    In occasione della pubblicazione della sua ultima fatica, “Il ladro di Palermo”, Bibi Bianca ci ha gentilmente inviato questo gustoso cammeo, che volentieri pubblichiamo su TdN (vedi qui sopra).
    Giampiero Tre Re, Webmaster.

  1. 18 marzo 2009 alle 20:48

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