Matteo Messina Denaro, Lettere a Svetonio

Matteo Messina Denaro, Lettere a Svetonio.

Pubblichiamo due delle lettere, venute in possesso degli inquirenti, del boss della mafia trapanese, il latitante Matteo Messina Denaro, indirizzate, sotto lo pseudonimo di “Alessio”, a “Svetonio”, nome in codice di un personaggio non identificato. L’Autore (Castelvetrano, 1963) è considerato il capo della mafia trapanese.

Svetonio 1-2-2005

Carissimo mio, spero tanto di trovarla bene assieme ai suoi cari. La ringrazio infinitamente del suo abbraccio paterno, della sua amicizia e della sua affettuosità e, mi creda, non ho mai avuto alcuno dubbio su ciò; la lontananza può mortificare la quotidianità del vivere ma mai può offuscare i sentimenti anzi li rafforza quando sono onesti e sinceri come i nostri. Non ho parole per ringraziarla degli elogi a quel faro ed alla mia persona, ne sono lusingato ed onorato perché provengono da lei. Veda, io non parlo mai con alcuno di quel faro, me lo sono ripromesso e sino ad oggi mantenuto, non è superbia la mia, soltanto che di lui si parlò così tanto mentre era in vita che oggi preferisco che riposi in pace, almeno da parte mia, mi restano i mici ricordi e quelli fortunatamente non me li può togliere alcuno; sento ora la necessità di mettere un po’ da parte ciò che mi ero ripromesso per sprecare due parole: veda che lo ha voluto veramente tanto bene e lo stimavo tantissimo, provò tanto dolore e dispiacere per le sue vicissitudini e non ci trovò mai un senso in tutto ciò, si chiese sempre perché proprio lei, non si seppe mai dare una risposta; mi creda da figlio tutto ciò è sola verità. Discorso chiuso.
Ho notato con piacere per lei che nonostante il suo vissuto è riuscito a mantenere il suo credo e la sua fede, io non ci sono riuscito. La mia mamma è una credente e nella fede ha cresciuto i propri figli, ad un tratto non so come e non so quando mi sono reso conto con grande rammarico che con me aveva sprecato il suo tempo, non avevo più la mia fede e non credevo più in niente, per me Dio non c’era più o quantomeno non gli andava di guardare giù quando si trattava di me; non avendo fede non c’è più speranza ed infatti oggi vivo per come il fato mi ha destinato, mi preoccupo soltanto di essere un uomo corretto, ho fatto della correttezza la mia filosofia di vita e spero di morire da uomo giusto, tutto il resto non ha più valore. Non pensi che io dica ciò con arroganza, non o così, se mi vedesse noterebbe solo umiltà in questo mio dire, non c’è neanche cattiveria e astio verso qualcuno nelle mie parole; veda, io ho conosciuto la disperazione pura e sono stato solo, ho conosciuto l’inferno e sono stato solo, sono caduto tantissime volte e da solo mi sono rialzato; ho conosciuto l’ingratitudinc pura da parte di tutti e di chiunque e sono stato solo, ho conosciuto il gusto della polvere e nella solitudine me ne sono nutrito; può un uomo che ha subito tutto ciò in silenzio avere ancora fede? Credo di no. Oggi aspetto che il mio destino si compia seguendo questo pensiero: “Ho visto ciò che la vita mi ha dato e non ho avuto paura e non ho girato lo sguardo di là e non ho perdonato ciò che non si può perdonare”.
Mi scuso con lei per questo mio dire; il mio non è stato uno sfogo ho soltanto parlato a cuore aperto con un uomo che voglio bene, che stimo e che ho l’onore di essergli amico. Veda che per carattere non parlo mai con alcuno dei miei pensieri intimi, lo facevo soltanto con un uomo ed oggi l’ho fatto con lei. Se l’ho infastidito od annoiato me ne scuso sinceramente, io da parte mia la ringrazio perché parlando con lei mi sono accorto di essere me stesso. Facendola partecipe di ciò che io sento senza alcuna inibizione di sorta. Perché io non parlo mai con alcuno dei miei sentimenti e non soltanto per timore dei greci e dei loro doni, ma principalmente per un mia modo di vedere la vita, non faccio mai nessuno partecipe di ciò che io provo nel mio interiore. Grazie per avermi fatto compagnia in una giornata così uggiosa non soltanto per le condizioni atmosferiche.
Passo alle miserie di tutti i giorni. Lei mi chiede una mia analisi su delle argomentazioni che mi ha fatto e che peraltro io già conoscevo perché me le aveva anticipate lo zio di suo cugino ed anche lui mi chiese cosa io ne pensassi; con lui fui più conciso e semplice, invece con lei articolerò il mio pensiero in maniera più ampia. Tengo aprioristicamente a precisare che il mio dire sarà basato esclusivamente sui fatti e non sulla sua persona, perché per me è un assioma che lei farà sempre tutto ciò che potrà nel limite umano affinchè la nostra causa possa avere una svolta, so che darebbe la vita per ristabilire la verità delle cose, su ciò non ci piove e sempre grande stima alla sua persona da parte mia. Detto ciò analizzo i fatti a modo mio s’intende e per modo mio includo anche la mia ignoranza su certe tematiche. Jorge Amado diceva che non c’è cosa più infima della giustizia quando va a braccetto con la politica ed io sono d’accordissimo con lui. In Italia da circa 15 anni c’è stato un golpe bianco tinto di rosso attuato da alcuni magistrati con pezzi della politica ed ancora oggi si vive su quest’onda. Oramai non c’è più un politico di razza; l’unico a mia memoria fu Craxi ed abbiamo visto la fine che gli hanno fatto fare. Oggi per essere un buon politico basta che faccia antimafia, più urla e più strada fa ed i politici più abietti sono proprio quelli siciliani che hanno sempre venduto questa nostra terra al potente di turno. Troppo semplicistico per lo stato italiano relegare il fenomeno Sicilia come un’orda di delinquenti ed una masnada di criminali, non è così, abbiamo più storia noi che questo stato italiano. Se io fossi nato due secoli fa, con lo stesso vissuto di oggi già gli avrei fatto una rivoluzione a questo stato italiano e l’avrei anche vinta: oggi il benessere, il progresso e la globalizzazione fanno andare il mondo in modo diverso ed i miei metodi risultano arcaici, quindi resto soltanto un illuso idealista ed entrambi sappiamo che fitie fanno gli idealisti. Quando uno Stato ricorre alle più infime torture per vendetta ed ancor più per portare alla delazione gli esseri più deboli mi dica che Stato e. Uno Stato che fonda la propria giustizia sulla delazione mi dica che Stato è, di certo le delazioni avranno fatto fare carriera a certi singoli ma come istituzione lo Stato ha fallito. Hanno praticato e praticano ancora oggi la tortura nelle carceri, facciano pure, non contesto loro ciò, hanno istituito il 41 bis, facciano pure e che mettano anche 1’82 quater, tanto ci saranno sempre uomini che non svenderanno la propria dignità [indecifrabile nell’originale] da noi, che la smettano di ammantarsi di perbenismo e di alto grado di civiltà, non ha nulla di paese civile questo sino a quando certe verità non verranno a galla. Solo la storia la scrive chi vince e loro hanno vinto.
C’è una differenza sostanziale tra lei e me, lei è stato una vittima della giustizia italiana, invece io sono un nemico della giustizia italiana che è marcia e corrotta dalle fondamenta. Lo dice Tony Negri ciò ed io la penso come lui; solo che la differenza sostanziale che c’è tra noi due non cambia i suoi effetti, perché ingiustizie ha subito lei ed ingiustizie subisco io senza alcuna differenza tra noi due.
In merito alle sue argomentazioni io penso che non si arriverà mai a niente, non per mancanza di una volontà, lo so che lei farà l’impossibile per arrivare a ciò che mi ha detto, solo che in politica non si fa niente per niente e noi oggi non abbiamo più un potere contrattuale, non abbiamo più nulla da offrire, siamo solo un fardello; chi vuole che si vada a sporcare la bocca per la nostra causa o per tipi come me che vengono considerati ormai carne da macello? C’è solo di prendere atto della sconfitta restando nella propria dignità, un uomo si vede da ciò, soprattutto da ciò, perché la sconfitta forgia noi uomini e non la vittoria. Chiudo così: “Ce l’abbiamo fatta con l’alluvione e la pestilenza; con la legge non s’è potuto, no: abbiamo perso”.
Per l’abolizione dell’ergastolo penso che con il tenpo ci si arriverà ma tutto andrà da sé con il processo di civilizzazione e comunque noi due non saremo più di questa terra perché saranno processi lunghi che vogliono il suo tempo.
Per la revisione dei processi non credo che mai si ci arriverà, gliel’ho detto non interessiamo più ad alcuno ormai. Io ho condanne assurde senza uno straccio di prova oggettiva, la legge dice che due collaboratori di legge che dicono la stessa cosa è prova, ma io ho tante condanne con un solo collaboratore di legge e senza alcun riscontro; ho tante condanne con collaboratori che si contraddicono tra di loro, eppure prendo condanne ovunque e comunque perché è il nome che condannano, posso dire di essere stato in balia ed oggetto di scherno di tanti piccoli Torquemada; ormai è da tanti anni che ho revocato i miei avvocati e non mi difendo più, la mia non è stata una resa, solo che era assurdo che conrinuassi a difendermi, facciano quel che vogliono, non ho nulla da chiedere ed accetterò tutto con serenità. Quando revocai gli avvocati qualche piccolo ed insignificante Torquemada insinuò sui giornali che era un gesto di sfida. Non è così, non ho voluto sfidare nessuno, tra l’altro non è mio costume lanciare sfide a suon di scartoffie in quanto do alla sfida un valore più nobile, da vero noi no, solo che ho preferito non difendermi più, almeno potrò pensare di non essere stato partecipe a tutti i misfatti che ho subito. In merito alla commissione d’inchiesta questo è un punto chiave; non tanto per cambiare le cose perché tutto rimarrà per come è, ma solo per il fatto di portare le istituzioni ad assumersi le proprie responsabilità, sarebbe una grande vittoria portare le cose in chiaro, far sapere al popolo tutte le torture che ha perpetrato lo Stato, così almeno la finiscono di definirsi paese civile, una commissione del genere prima di morire la vorrei vedere ma so che non la vedrò mai; vero è che di commissioni ce ne sono state. vedi la Mitrokin e la Telecom-Serbia ma queste interessavano ai potenti di turno e noi mio caro non interessiamo ad alcuno.
Per il discorso benzina mi sono reso conto che è una grande cosa, veda di fare il possibile per arrivare a buon fine, tenga presente che per tutto ciò die rompete la mia persona e per tutto ciò che rappresento sono a sua completa disposizione, mi dica di cosa c’è bisogno e dopo farò il possibile. Per il discorso strade più in là la verrà a trovare un imprenditore e le dirà testuale: “mi manda suo figlioccio Alessio”, con lui potrà discutersi come dovere sviluppare questo capitolo strade. Se la cosa andrà a buon fine poi lei deve decidere quale percentuale l’imprenditore deve lasciare per lei e per me e poi mi incaricherò io di dire all’imprenditore la percentuale che deve lasciare, su ciò non ci sono problemi. Spero che questi lavori vadano in porto.
La prego di dare sempre un caro saluto da parte mia a suo cugino ogni qualvolta lo vede, lo ringrazio. Credo di averle detto tutto, la prego di scusarmi se ho detto qualche parola in più o se a tratti sono stato sfacciato od impudente, il fatto è che io la voglio tanto bene e la stimo e quindi con lei sono me stesso, associ a ciò anche il fatto che io sono un uomo molto pragmatico e che sono riuscito a deludere finanche le mie illusioni, che non è impresa da poco, tutto ciò fa sì che io veda la realtà delle cose o per meglio dire la mia realtà in un tale modo, l’unica differenza è che a lei ho detto i miei pensieri invece agli altri non li dico, ma se questo mio parlare senza inibizioni le ha provocato fastidio le chiedo umilmente scusa. La ringrazio per avermi concesso l’onore di scrivermi ed oltretutto mi ha regalato anche un po’ della sua compagnia, grazie di cuore. Quando mi vuole scrivere mi può fare solo immenso piacere, ormai sa la strada che deve usare, se scrive lo consegni entro il 20 aprile, non oltre, anche il 20 va bene, poi io le risponderò col tempo per via delle cautele. Se può dia un caro saluto da parte mia a sua moglie, la ricordo con affetto e mi spiace tutto quanto è accaduto, il pensiero a lei mi riporta a mia madre, io non sono stato un buon figlio per la mia mamma.
Svetonio 22-V-2005

Carissimo mio, con gioia ho ricevuto sue notizie e con altrettanta gioia mi accingo a parlare, sperando, prima di ogni cosa, di trovarla in ottima salute assieme a tutti i suoi cari, così coinè le posso dire di me.
La ringrazio di cuore di tutto ciò che mi ha detto e credo di non avere parole adatte ad esprimerle la mia gratitudine; vorrei, però, sommessamente e con molta umiltà riuscire a farle comprendere ciò che io provo interiormente.
Veda, in me in passato non c’è stato niente di predisposto verso il soprannaturale e il supremo, tutto è accaduto aldilà delle mie volontà, io ho solo subito le sensazioni dettatemi dal mio ego, ci fu un tempo in cui io avevo fede, l’avevo in modo naturale senza imposizioni di sorta, poi ad un tratto mi resi conto che qualcosa dentro di me si era rotta, mi resi conto di avere smarrito la mia fede, ma non me l’ero imposto io ciò, è stata del tutto naturale la mia metamorfosi, vero è però che non ho fatto mai nulla per ritrovarla, mi sono accorto che in fondo ci vivo bene anche così, mi sono convinto che dopo la vita c’è il nulla e sto vivendo per come il fato mi ha destinato, preoccupandomi soltanto di conservare integra la mia dignità e quella della mia famiglia per poterla un giorno riconsegnare integra per come mi è stata affidata alla memoria di chi me l’ha donata, cioè mio padre. Mi creda, sono un uomo interiormente sereno ed in pace con me stesso. Le racconto un aneddoto che mi è accaduto anni fa’, il mio dire comunque è fine a se stesso, mi sono solo ricordato per ciò che mi ha detto Lei. Dunque, mi trovavo ad un appuntamento con amici e ci trovai anche un uomo in abito talare che io conobbi in quella occasione, lui penso mi conoscesse per la mia nomea; sul finire della giornata lui mi chiamò in disparte, l’avevo notato che era tutto il giorno che mi girava in tondo ma avevo fatto fìnta di niente, credo che l’attraessi perché ero stato l’unico tutto il giorno a non avergli chiesto alcunché, per la mia riservatezza ed anche per la mia giovane età. Lui esordì dicendomi se io avessi bisogno della benedizione di Gesù Cristo, io per educazione e per rispetto verso l’uomo e l’età non gli dissi che non ero credente e gli risposi in altro modo, senza alcuna arroganza, anzi con molta umiltà, ma senza tentennamenti, dissi testuale: “Padre, se io sono stato nel giusto, Dio mi ha già dato la sua benedizione, se io non sono stato nel giusto, mi perdoni, ma lei non può fare alcunché per me”. Lui non si turbò, anche perché non era minimamente nelle mie intenzioni arrecargli offesa e lui lo capì, mi mise una mano sulla spalla e paternamente mi disse “se hai bisogno della benedizione di Gesù Cristo sai dove e come trovarmi, ti aspetto”. Risposi “la ringrazio, lo terrò presente”. Non lo vidi più da allora ma penso che entrambi non ci siamo scordati perché ogni tanto mi manda i saluti che io puntualmente ricambio.
In quanto alla morte credo di avere avuto un rapporto particolare con lei, mi è sempre aleggiata intorno e so riconoscerla, da ragazzo la sfidavo con leggerezza per via dell’incoscienza giovanile, oggi da uomo maturo non la sfido, più semplicemente la prendo a calci in testa perché non la temo, non tanto per un fattore di coraggio, ma più che altro perché non amo la vita, teme la morte chi sta bene su questa terra e quindi ha qualcosa da perdere, io non ci sono stato bene su questa terra e quindi non ho nulla da perdere, neanche gli affetti perché li ho già persi nella materia già da tanti anni. Quando la morte verrà mi troverà vivo, a testa alta e sorridente perché quello sarà uno dei pochi momenti felici che ho avuto nella vita. Spero solo di riuscire a portare a termine ciò che mi sono prefissato prima di andare via, per me stesso e, per dare un senso alla mia esistenza. Vero è che sono stato una persona sola e la mia vita è stata un guazzabuglio di sofferenze, delusioni e fallimenti (non per causa mia) ma è anche vero che ancora si sentirà molto parlare di me, ci sono ancora pagine della mia storia che si devono scrivere, non saranno questi “buoni ” e “integerrimi” della nostra epoca, in preda al fanatismo messianico, che riusciranno a fermare un uomo come me, questo è un assioma.
La ringrazio per volermi offrire il suo cuore, non ho mai avuto alcun dubbio su ciò, la ringrazio per il suo paterno affetto ed anche in ciò non ho nutrito dubbi, lo stesso fatto che lei parla con me dimostra il suo affetto verso di me, tra noi due c’è sempre stato un feeling particolare dettato solo dai sentimenti; ricordo che era una domenica pomeriggio ed avevo solo 500 lire in tasca, volevo comprarmi un oggetto, andai alla cassa e pagai, solo che vicino la cassa c’era lei che riconosciutomi mi restituì le 500 lire; dei soldi non me ne fregava proprio nulla, però in quel momento mi sentii la persona più importante del mondo, il solo fatto di avermi riconosciuto mi fece sentire importante, in fondo ero un bambino e poteva facilmente non riconoscermi o quantomeno essere distratto, invece lei sarebbe stato mio amico, aldilà di tutto il resto. Avevo 12 anni quel giorno e sono passati 31 anni da allora e come vede non ci siamo sbagliati né io né lei su noi stessi, siamo amici. Chissà se si ricorda di questo episodio, forse no, ma l’importante che me lo ricordi io. Gliel’ho raccontato per volerle dire che non mi deve offrire niente, mi basta solo avere un posto nel suo cuore [indecifrabile nell’originale] bene e che stimo tantissimo possa avere un pensiero per me mi fa capire che non sono vissuto invano; mi creda mi basta e tengo soltanto alla sua amicizia e non ho bisogno di altro.
In merito ai miei cari ed al suo volersi rendere utile anche per loro io la ringrazio immensamente e le sono moralmente obbligato per il pensiero, ma vale lo stesso discorso che per me, cioè non deve fare alcuno movimento e ci basta tenerci nel cuore.
Mi comprenda, non è superbia la mia, è soltanto che voglio e devo salvaguardare la sua persona, i tempi sono quelli che sono ed è dovere mio tutelare chi ci vuole bene, i miei cari questo lo sanno ed è da tanti anni ormai che non frequentamo più ad alcuno. Detto ciò la ringrazio di nuovo per il pensiero verso i miei cari ed anche questo non lo scorderò mai. Saprà, poiché è di dominio pubblico, che ho una figlia, è una bambina di 8 anni e mezzo, vive assieme a mia moglie a casa di mia madre. In merito al suo progetto dove io ho mostrato scetticismo, lo so che lei perseguirà sempre con tenacia i suoi obiettivi e questo le fa onore, non soltanto per la sua coerenza di vita, ma anche per non avere scordato i torti ingiustamente subiti: il mio scetticismo era ed è rivolto alla classe che dirige il paese, non vedo uomini, solo molluschi opportunisti che si piegano come fuscelli al vento, dico ciò con cognizione di causa, ed il peggiore è chi ne sta a capo, un volgare venditore di fumo e chiudo qua perché per iscritto non voglio andare oltre.
Ho saputo che vi siete incontrati con l’amico mandatele, lo sapevo che vi conoscevate ho scelto lui perché è una persona di provata fiducia, il tutto rimarrà sempre tra di noi. Sì, era in rapporti con papà ed è rimasto in rapporti con me, nella vita quando si è onesti c’è continuità. Lui si è già fatto sentire da me e mi ha detto che è felice che si e incontrato con lei e che vede buone cose per il futuro, ho poi aggiunto che lei è stato gentilissimo e disponibilissimo ed io la ringrazio di cuore di ciò. Mi ha detto che dovete rivedervi per cominciare a vedere il tutto e che ci vuole del tempo per concludere. Da parte mia le posso solo dire di fare il possibile per concretizzare la cosa, da un canto lui lavorerà ma il tutto porterà benefìcio anche a noi due perché avremo una percentuale su tutto quello che si farà; anzi deve essere lei a decidere cosa l’amico deve lasciare per noi due, per me quello che lei decide mi sta bene, capirà che se i lavori andranno in porto noi avremo una buona rendita su cui contare, quindi la prego di fare il possibile affinchè tutto vada in porto, lo so che ci vogliono dei tempi ma l’importante è iniziare a muoversi che poi i frutti si vedranno. Veda che l’amico già sa che deve lasciare una parte del tutto a noi due, non sa soltanto l’entità che è poi quella che deciderà lei. Quando su ogni lavoro lei deciderà l’entità può dirgliela direttamente all’amico o se preferisce la dice a me e io la comunico a lui, non c’è problema, decida lei sul tutto e mi fa sapere, per me quello che lei decide è ben fatto. Dunque, ormai voi il contatto lo avete, spero che possiate concretizzare il tutto e portare benefìcio a noi stessi. Man mano che le cose vanno avanti mi terrete informato, anche l’amico ha il contatto con me, quindi anche lui mi terrà informato, spero che il tutto vada a buon fine.
Comprendo che con il cugino di suo fratello vi vedete sovente e ciò mi fa piacere, lei dia un caro abbraccio da parte mia e le dica che io sono a disposizione nel caso abbia bisogno di qualcosa.
La prossima posta per me la deve dare al nostro tramite entro il primo di settembre e non oltre, poi io le risponderò con i tempi che sa. Dato il periodo estivo per agevolarla dirò al nostro tramite che sia lui a farsi vedere di lei nell’ultima settimana di agosto.
Credo di averle detto tutto, ora la lascio – mai con il cuore – scusandomi se magari ho detto qualche parola in più. Spero tanto che i suoi cari stiano tutti bene così come io spero di lei, sappia che è nel mio cuore e nei miei pensieri come sempre è stato, le do’ un affettuosissimo abbraccio ed ‘un bacio, la voglio troppo bene.
Non so quando verrà il giorno in cui noi due possiamo rivederci, spero che non resti nei nostri sogni, però una cosa è certa e, cioè, che comunque vada ci terremo sempre nel cuore, perché i veri sentimenti sono quelli che durano e si rafforzano nella disgrazia. La ringrazio del suo abbraccio paterno e dei suoi paterni consigli, grazie dal profondo del mio cuore. Avrò la massima cura di me, per vivere per come sono stato destinato e, comunque vadano le cose, sono stato un protagonista e spero che dentro di sé lei ne possa essere orgoglioso, in fondo mi ha visto crescere e ciò, per me, sarà importante, perché oltre a volerla bene la stimo tantissimo e tengo il suo giudizio. Sempre grazie di tutto.
In piena coscienza e con l’immenso affetto di sempre

ad maiora

Alessio

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  1. Salvatore Mugno
    7 ottobre 2008 alle 15:12

    Gentile Professore
    ho letto con interesse il suo intervento su M.M.D.
    Anch’io sono stato interessato dalle lettere che lei ha analizzato, tanto da scrivere un libro su di esse.
    Glielo voglio segnalare e spero di poterla risentire.
    Il libro, di cui io sono il curatore, è “Lettere a Svetonio” di Matteo Messina Denaro, edito da Stampa Alternativa (Viterbo). Andrà nelle librerie in questi giorni. Cordiali saluti.

    Salvatore Mugno

  2. 7 ottobre 2008 alle 16:13

    Le sono grato dell’attenzione e della segnalazione in anteprima. Cercherò il suo libro e spero di poterne fare una recensione sulla nostra rubrica libraria “Firmino” (a meno che non voglia dare lei stesso ai nostri lettori una piccola anticipazione…!)
    Ha letto anche l’articolo “Il boss agnostico. Dio, Patria e Famiglia in Matteo Messina Denaro“?
    In bocca al lupo per il suo libro!

  3. Salvatore Mugno
    7 ottobre 2008 alle 22:29

    Certo, caro Professore, ho letto il suo articolo e lo conserverò. Condivido, per grandi linee, ciò che lei sostiene a proposito della “religiosità” di M.M.D. e del suo (disarmante!) cinismo che «a differenza di quello altrui, ha almeno il pregio della sincerità». Anche le sue valutazioni sulla retorica della “mitologia gattopardesca, ecc.” a cui egli ricorre, mi trovano concorde.
    Il mio lavoro parte dall’assunto “provocatorio” di un M.M.D. (possibile) “scrittore”, in quanto ho trovato letterariamente godibili le sue cinque missive a Svetonio (in realtà, Antonio Vaccarino) rese note (ve ne sarebbero anche altre).
    Sarei ben lieto se lei si occupasse di questa pubblicazione nella rubruica “Firmino”, magari aprendo un dibattito on line, che potrrebbe essere assai vivace!
    Grazie tante e a presto.

    Salvatore Mugno

  4. 8 ottobre 2008 alle 17:17

    Ben volentieri, caro Salvatore. Spero che lei possa trovare altro materiale di suo interesse tra gli articoli e i saggi di Terra di Nessuno, oltre che, ovviamente, nella biblioteca.

    A presto.

  5. Salvatore Mugno
    9 ottobre 2008 alle 14:46

    Gentile Professore,
    sì, trovo che vi siano tante cose buone in Terra di Nessuno. Mi pare, peraltro, che tra le tematiche più frequentate vi siano quelle teologiche, morali, civili…
    Le vorrei perciò segnalare la casa editrice trapanese “Il pozzo di Giacobbe” di Crispino Di Girolamo, con la quale io collaboro, che pubblica, in prevalenza, libri di cultura cristiana.
    Se vuole, può prendere contatti con l’Editore, anche per proporre iniziative comuni. E se le fa piacere le farò ricevere i catologhi dell’Editore stesso (mi indichi eventualmente dove spedirli).
    L’indirizzo è: info@ilpozzodigiacobbe.it
    Altrimenti può indirizzare privatamente a me.

    Cordiali saluti.

    Salvatore Mugno

  6. 11 ottobre 2008 alle 15:30

    Gentile sig. Mugno,

    Sono felice della sua proposta. Conosco di fama l’editrice “Il pozzo di Giacobbe”. Le farò pervenire via mail i miei indirizzi.
    Per quando è prevista l’uscita del suo libro?

  7. Salvatore Mugno
    11 ottobre 2008 alle 21:28

    Il libro, gentile Professore, dovrebbe arrivare nelle librerie entro la prossima settimana, Insciallah!
    Ma posso intanto farle avere i pdf di copertina e testo.
    Se poi mi fa avere un suo recapito, potrei inviarle a breve una copia cartacea.
    Il suo blog è un’iniziativa davvero impegnativa e importante! Complimenti!
    Cordiali saluti.

    Salvatore Mugno

  8. 11 ottobre 2008 alle 23:52

    Mentre ti ringrazio per le parole di incoraggiamento (così mi suonano i tuoi elogi) ricambio i complimenti, caro collega. Stasera ho fatto un giro in Rete e ho potuto constatare la varietà e farmi un’idea della qualità della tua produzione. Leggerò il tuo libro su Messina Denaro con grande interesse. Sono in cerca da molto tempo, da quando Cataldo Naro mi propose, negli anni ’90 un’applicazione alla mafia della categoria teologica “struttura di peccato”, di un approccio diverso alla problematica relazione tra cattolicesimo e mafia. Non nel senso di uno studio di materiali e fatti di mafia riconducibili alla sfera religiosa, ché questo è stato già fatto, da alcuni e l’aspetto religioso fa già parte del paradigma di lettura scientifica del fenomeno mafioso. Quello che vorrei fare è uno studio sulla religiosità che sorregge il mondo soggettivo di valori del singolo affiliato di Cosa Nostra e vorrei farlo con taglio che lasci spazio solo a strumenti ermeneutici e linguistici omogenei all’oggetto d’indagine. Quindi un linguaggio e chiavi di lettura teologici per comprendere la mafia come fatto cultura e scelta “religiosa”.

  9. Salvatore Mugno
    12 ottobre 2008 alle 20:48

    Caro Giampiero grazie per avermi cercato nella rete e per gli apprezzamenti.
    Io non sono un esperto di mafia, ma ho letto, o talvolta semplicemente scorso, molti libri su questo tema.
    L’impressione che, a tutt’oggi, ne ricavo, in poche parole, è che ancora ve ne siano cose da dire e indagare; anche sotto gli aspetti più vicini ai tuoi prevalenti interessi, ritengo. Perciò ben venga la tua ricerca. Di Girolamo Editore e Il Pozzo di Giacobbe, sigle editoriali entrambe dirette da Crispino Di Girolamo, sono interessate a questi temi. Se tu ne parlassi con Crispino, magari facendo il mio nome, lui potrebbe forse darti qualche utile indicazione di ricerca. Anche perché ha pubblicato diversi libri su questi temi e conosce le “lacune” esistenti. Se qualche volta ti trovi a Trapani avvertici e ne parliamo tutti e tre. Sarà, comunque, un modo per conoscerci. A meno che non accada che io venga a Palermo con Crispino.
    Se non ho capito male i tuoi propositi di indagine, lo storico Virgilio Titone (che ho ampiamente citato nel mio libro) potrebbe offrirti spunti utili per l’approccio che ti proponi.
    Il mio indirizzo e-mail è: salvomugno[at]alice.it
    A quale indirizzo e-mail posso inviarti in allegato i pdf del mio libro?
    Ciao.

    Salvatore

  10. 14 ottobre 2008 alle 9:00

    Il file mi è arrivato ieri. Grazie, anche per le tue generose proposte. Vediamo di sfruttare al meglio queste opportunità. Sto pensando, insieme ad alcuni amici affezionati lettori di TdN, a dei “quaderni” su supporto cartaceo in cui raccogliere tematicamente una selezione degli articoli, dei saggi e dei commenti pubblicati su questo blog.
    Sarei grato, a te e a chiunque lo volesse, di un vostro parere e dei suggerimenti.
    Buona giornata.
    Giampiero.

  11. Salvatore Mugno
    14 ottobre 2008 alle 21:20

    Caro Giampiero
    so, per esperienza, che le raccolte di articoli e di brevi saggi non sono molto gradite dagli editori, perché di solito risentono troppo della occasionalità e della fragilità del loro essere “frammentI” messi insieme.
    Un progetto unitario sin dall’origine, compatto, originale e magari concordato prima è certamente preferibile.
    In ogni caso, dovresti formalizzare e definire la proposta indicando temi e dimensioni dei testi.
    E se vuoi sottoponi a Crispino. Sarà valutata con attenzione. A presto.

    Salvatore

  12. 14 ottobre 2008 alle 22:05

    Sì, è un’osservazione perfettamante condivisibile. In realtà non ho in mente delle raccolte di saggi a sé stanti, ma una specie di rivista a fascicoli monotematici, o una collana strettamente legata alla scrittura dinamica e “pluralistica” del blog. Più che per proporre una pubblicazione (anche per quello, però) sarei interessato a conoscere il punto di vista di un operatore nel campo dell’editoria, come potrebbe essere Di Girolamo, su un prodotto di questo tipo. Può anche darsi che sia ancora troppo presto, che sia necessario attendere che il blog cresca ancora… in quantità e qualità.
    Ti ringrazio anticipatamente, comunque, per questo contatto.

  13. Salvatore Mugno
    15 ottobre 2008 alle 15:02

    Ciao Giampiero
    una rivista forse non dispiacerebbe a Di Girolamo.
    In passato aveva manifestato il desiderio di metterne su una. Chissà adesso cosa ne penserebbe!
    Buon pomeriggio!

    Salvatore

  1. 6 ottobre 2008 alle 15:55
  2. 16 ottobre 2008 alle 9:44

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