Anno B, Natale, I domenica (S. Famiglia)


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COMMENTO AL VANGELO DOMENICALE

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La legge del tempo, il tempo della Legge

Anno B, Tempo di Natale, I domenica
Gn 15,1-6; 21,1-3; Sal 104; Eb 11,8.11-12.17-19; Lc 2,22-40
Il Signore è fedele al suo patto

Lc 2,22Quando venne il tempo della loro purificazione secondo la Legge di Mosè, portarono il bambino a Gerusalemme per offrirlo al Signore, 23come è scritto nella Legge del Signore: ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore; 24e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o di giovani colombi, come prescrive la Legge del Signore.
25Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e timorato di Dio, che aspettava il conforto d’Israele; 26lo Spirito Santo che era sopra di lui, gli aveva preannunziato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Messia del Signore. 27Mosso dunque dallo Spirito, si recò al tempio; e mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per adempiere la Legge, 28lo prese tra le braccia e benedisse Dio:
29″Ora lascia, o Signore, che il tuo servo
vada in pace secondo la tua parola;
30perché i miei occhi han visto la tua salvezza,
31preparata da te davanti a tutti i popoli,
32luce per illuminare le genti
e gloria del tuo popolo Israele”.
33Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. 34Simeone li benedisse e parlò a Maria, sua madre: “Egli è qui per la rovina e la risurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione 35perché siano svelati i pensieri di molti cuori. E anche a te una spada trafiggerà l’anima”.
36C’era anche una profetessa, Anna, figlia di Fanuèle, della tribù di Aser. Era molto avanzata in età, aveva vissuto col marito sette anni dal tempo in cui era ragazza, 37era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere. 38Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme.
39Quando ebbero tutto compiuto secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nàzaret. 40Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era sopra di lui.

Nato Gesù, gli angeli si ritirano in cielo, nessuno di loro camminerà più sulla terra fino al giorno della resurrezione. Il Figlio è ormai affidato agli uomini “beneamati” (Lc 2,14).
Tra i sinottici il vangelo di Luca è considerato il più storico in senso moderno del termine. In effetti le sue puntuali annotazioni temporali (ad esempio in Lc 1,5.8 oppure 3,1-2.23) con l’aiuto di recenti scoperte archeologiche consentono di datare con esattezza i principali fatti della vita di Gesù di Nazareth.
Luca ricostruisce allora, da fine storico dalla sensibilità quasi “moderna”, gli stili di vita “privati” di Gesù da bambino. Ai giudei della koiné ma soprattutto ai gentili di cultura greca, ricorda che Gesù di Nazareth è un giudeo, sottoposto alla Legge di Mosè, alla parola dei profeti, alla guida dei saggi. Nasce da una famiglia ortodossa osservante (2,39.41) di discendenza regale (2,4) ma di modeste condizioni economiche (2,22-24). Il farsi uomo del Figlio di Dio per Luca significa concretamente che Egli nasce in un contesto di relazioni affettive personali, familiari, sociali e ne assume le usanze, i valori, la moralità. In questa pagina di Luca ci troviamo ancora una volta alla radice di una futura devozione cristiana: quella per la sacra famiglia.
Ma la nascita del Figlio significa per Luca principalmente che Egli ha ora una storia, un passato, è sottomesso alla legge del tempo. La vita terrena di Gesù è simbolicamente scandita dai tempi della legge: gli otto giorni della circoncisione (2,21), i quaranta della purificazione (22), i dodici anni del suo passaggio all’età adulta (42). Per Luca il farsi uomo, anzi il farsi bambino del Figlio di Dio indica implicitamente un significato teologico racchiuso nel più essenziale degli aspetti legati alla natura umana: la crescita. Ad ogni passaggio esistenziale del Messia nascosto Luca traccia un breve bilancio di crescita (ne abbiamo due: 2,40 e 52, cui può aggiungersi 1,80) come farà poi, negli Atti degli Apostoli, anche per scandire i principali momenti di crescita della prima comunità cristiana nascente (Atti 1,14; 2,42-48; 6,7 ecc.).
Per Luca il tempo umano della crescita si modella in una storia della salvezza dalla forma chiastica: Su Gesù non converge solo il passato ma anche la proiezione futura della profezia, la destinazione escatologica, le promesse di futuro del popolo d’Israele (2,30-31). Ogni evento che si compie nella storia della salvezza ha una sua preparazione ed anticipazione in un tempo di promessa. Dell’infanzia stessa di Gesù Luca sottolinea gli elementi che simbolicamente anticipano la sua futura missione pubblica: a otto giorni versa il suo primo sangue; a quaranta viene simbolicamente offerto a Dio, nella città santa, dove, raggiunta la pienezza della sua crescita umana, offrirà se stesso sulla croce; a dodici è smarrito e ritrovato dopo tre giorni nel Tempio di Gerusalemme, predizione dei tre giorni della sua morte e resurrezione.
E’ in virtù di questa legge del tempo che è la crescita, che il rapporto tra la Legge di Mosè, cui per il momento è sottomesso, e il Messia è destinato a rovesciarsi, trascinando con sé il popolo d’Israele e l’intera umanità verso la fase definitiva del progetto di Dio. Il passo in cui questo nucleo tematico è compiutamente sviluppato è quello del cantico (2,29-32) e della profezia di Simeone (2,34-35).
La profezia di Simeone è l’ultima dell’antico testamento, precedente di circa trent’anni quella di Giovanni Battista, unica profezia neotestamentaria sulla prima venuta del Messia. Egli parla impersonando l’intero antico popolo dell’alleanza, come si vede anche nella profetessa Anna, dall’età simbolica che Luca le attribuisce all’epoca dei fatti (2,37). Quella di Simeone è una profezia che dichiara ormai consumato il tempo della Legge, una profezia che dichiara compiuta se stessa e chiede a Dio finalmente il permesso di tacere per sempre (29). Quando il bambino, oggi sottomesso alla Legge, avrà raggiunto la sua piena statura, la Legge avrà esaurito il suo compito storico salvifico di semplice preparazione di una salvezza destinata a raggiungere ogni uomo (31-32).
Lo “stupore” che coglie Maria e Giuseppe alle profezie che i pastori, Simeone, Anna di Fanuele pronunciano su Gesù (2,18; 2,33), non è una qualsiasi meraviglia, ma quello stesso sconcerto che colpirà l’uditorio di Gesù quando egli per la prima volta si rivelerà, nella Sinagoga di Nazareth, dichiarando terminate le Scritture (cfr. Lc 4,21-22). Inevitabilmente, proprio come nelle parole di Simeone, l’imminente rovesciamento di rapporti tra la Legge e la vera salvezza, che è la persona stessa del Messia, “segno che viene contraddetto” (2,34b), provocherà incomprensioni, contrasti, dolorose rotture all’interno d’Israele (4,28-29).
Salvezza e redenzione vengono ora viste in maniera nuova ed incredibilmente concreta. Si tratta del Cristo al centro delle relazioni umane, non solo di quelle familiari o del solo popolo d’Israele. Allo stesso modo, la salvezza messianica è prefigurata come un punto che spezza in due la storia, un punto oltre il quale non si torna indietro e senza il quale non vi è possibile futuro per l’umanità.

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