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Archive for the ‘Storia’ Category

Padre Pino Puglisi, trovate intatte le spoglie

16 aprile 2013 5 commenti

Puglisi Cattedrale quindici aprileSuona il carillon della Cattedrale. È sicuramente per lui. Mi trovo qui vicino. Vado a vedere. Dopo diciannove anni e quattro mesi esatti, il feretro di 3P torna nella Cattedrale di Palermo. Chi ha assistito alla riesumazione del corpo di Padre Pino Puglisi in occasione delle prossime cerimonie di beatificazione del martire palermitano ne ha potuto constatare le condizioni di incorruzione.

Dopo la riesumazione il feretro di Padre Puglisi è stato posto nella Cappella delle Reliquie, celato agli sguardi da un grande drappo rosso.

Attraverso un piccolo spiraglio ho potuto “rubare” questa foto.

Parla come feisbuc

11 ottobre 2012 1 commento

Una verità che non meritiamo

 

 

  • Trattativa Stato Mafia
    Ma questo nostro Paese vuole davvero la verità?
    E, soprattutto, la merita?
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    • Geja MarçecaIsabella RamassaMarcella Scarpelli e altri 4 piace questo elemento.
    • Luciano Termini Ciao Giampiero…hai letto le prime pagine del libro di Deaglio?? Quello è un serio problema.
    • Luciano Termini o si cambia punto di vista o non capiremo mai nulla.
    • Giampiero Tre Re No, hai un link o mi fai un breve cenno?
    • Luciano Termini no..ho solo letto il libro…mi piacerebbe capire come decine di giudici abbiano potuto credere a scarantino…e perchè la Bocassini si è tirata fuori immediatamente ritenendo questo stronzo completamente inattendibile…decine di giudici. decine di pubblici ministeri. questo è il problema preliminare..perchè la verità si accerta nei processi. E questo sistema non funziona.
    • Giampiero Tre Re Il fatto è che la verità processuale è solo una verità. Uno dei tantissimi, forse infiniti punti di vista su di essa. C’è anche una verità storica, ad esempio, una verità morale ed una politica. Così la verità rischia di morire della morte delle mille qualificazioni se non ci decidiamo tutti, una volta per tutte, per la verità tutt’intera.
    • Luciano Termini …..è vero Giampiero…ma che ci piaccia o no i responsabili dei delitti si accertano con le sentenze…e con riguardo a ciò rimango sbigottito da quanto è accaduto in sede processuale. Perchè le verità si incrociano…si intersecano…e la “verità” morale e la “verità” politica non sempre meritano, in virtù delle nostre leggi, una pena. Posso schifare chiunque…ma dal punto di vista tecnico l’esistenza di una “trattativa” può non essere, di per sè, sufficiente a ritenere responsabili, penalmente, coloro che ci hanno messo mani e piedi. Sul piano politico, morale, etc. possiamo discutere, anche a lungo..e probabilmente giungeremmo a conclusioni analoghe. Ma io ti pongo una questione diversa. Per me incomprensibile. Mi piacerebbe sapere per quale ragione decine di giudici hanno creduto alle parole di scarantino fottendo gente in galera per decenni, perchè i pm hanno sostenuto l’accusa, perchè altri hanno ritenuto scarantino inattendibile fin dall’inizio,,,etc, etc. Questo è un vero problema. dopodichè possiamo crocifiggere chi vogliamo. Credo che Nino Di Matteo sostenesse l’accusa in quel processo. E che certamente egli sia una persona fuori da qualsiasi gioco di potere, sospetto etc. Ma come è possibile che DECINE di giudici abbiano dato credito alle puttanate di quel pentito? Come è possibile che la Boccassini, alla quale bruciava ancora l’anima per aver perso amici e colleghi abbia SCRITTO…guardate che questo ha un’attendibilità pari a zero???. questa è la domanda Giampiero, secondo me. Perchè i cittadini hanno il diritto di conoscere tutte le verità. Ma anche di capire perchè le verità che si propinano loro non sono tali. E perchè questo posto di merda e chi ne calpesta la terra ancora si domandi chi abbia massacrato Borsellino, Falcone, e tutti quanti.
    • Giampiero Tre Re Scusa, Luciano, tra le parole “Come è possibile” e “che la Boccassini…” manca un “visto che”, o qualcosa di simile? Perché altrimenti non mi risulta chiaro il tuo pensiero.
    • Luciano Termini Come è possibile, Giampiero, che tutto questo sistema (decine di giudici pm etc) si adatti a comode verità processuali che il sistema giudiziario finisce per avallare. questo volevo dire. Io non discuto della buona fede di chi ha accusato e di chi ha giudicato (forse). Dico soltanto che se è successo ciò di cui discutiamo qualcosa non funziona. e qualcosa di importante non funziona. Mi risulta che pm del calibro della Bocassini abbiano sostanzialmente abbandonato la pista scarantino perchè questo sembrava un folgorato sulla via di Damasco senza sapere ciò di cui parlava. Bene. Dobbiamo però prendere atto che il nostro sistema (le regole sull’attendibilità dei pentiti, la valutazione della prova etc.etc…) ha consentito che innocenti passassero anni in galera, nonostante la “Bocassini” per questa storia. Ciò che è di per sè motivo, per me, di angoscia mostruosa. Detto ciò, la ricaduta sull’opinione pubblica è rappresentata dal fatto che per venti anni abbiamo creduto a una falsa verità (processuale e storica, almeno in questo caso sembra la stessa cosa). Nessuno si è mai posto questo problema. Indagini, processi, condanne di innocenti. Oggi ricominciamo. Spero che Spatuzza dica il vero, sennò tra venti anni copio questo post e te lo rimando. Ma come è possibile che oggi non ci interroghiamo sulla mostruosità alla quale abbiamo assistito?
    • Giampiero Tre Re Sì, credo di aver capito. E condivido. Il sistema dei pentiti aveva funzionato con le Brigate Rosse ma non può funzionare con la mafia. Primo perché la ragione sociale delle BR era ideologica, mentre quella della mafia è il denaro. Poi perché le BR nascono contro lo Stato, mentre lo Stato nasce (anche) grazie alla mafia. Ma soprattutto perché le BR contestavano la classe dirigente, mentre la mafia ci fa affari. La “verità tutt’intera”… Non è solo questione di procedura penale, anche se ne è notevole parte. Anche ammesso che tutti i giudici vogliano la verità processuale, la magistratura da sola NON PUO’ raggiungerla, neanche con il sistema processuale migliore del mondo se il popolo in nome del quale giudica non è all’altezza della verità, in tutti i sensi. Temo che, in realtà, questo Paese NON VOGLIA una verità che non sopporterebbe.

Buon anno della fede.

10 ottobre 2012 1 commento

DOMANI INIZIA L’ANNO DELLA FEDE

NELLA RICORRENZA DEL 50 ANNIVERSARIO

DELL’APERTURA DEL 21 CONCILIO ECUMENICO

VATICANO II

LA FEDE, FUOCO INTELLIGENTE…[1]

La vita di Francesco

VI anniversario morte Mons.Cataldo Naro.

9 ottobre 2012 1 commento

OMELIA 2012 09 29

Mons.CROCIATA x Naro[1]

Antipolitica o superamento della partitocrazia?

2 ottobre 2012 2 commenti

Si terrà lunedì 8 ottobre, alle ore 17.30, presso l’Auditorium dell’ex Fascianella a San Cataldo, un incontro di studio organizzato dal Centro Studi Cammarata per commemorare il sesto anniversario della scomparsa di mons. Cataldo Naro, che fu tra i suoi fondatori e suo direttore per ben 19 anni, prima di diventare arcivescovo di Monreale. Egli fu anche storico del movimento cattolico tra Otto e Novecento e perciò fu sempre sensibile e attento alle numerose metamorfosi che hanno interessato in epoca contemporanea i partiti in Sicilia e in Italia: le loro forme, la loro ispirazione, le loro aspirazioni, i dinamismi interni in forza di cui si sono via via strutturati, i motivi per cui sono entrati di volta in volta in crisi, sino a trasformarsi o a estinguersi. All’iniziativa collabora l’Associazione De Gasperi, attiva ormai da anni a Caltanissetta.

Tema del dibattito sarà l’attuale crisi dei partiti e della politica in Italia, prendendo le mosse dal volume di recente pubblicazione della filosofa francese d’origine ebraica Simone Weil: “Manifesto per la soppressione dei partiti” (Ed. Castelvecchi). È una breve conferenza, uscita postuma (nel 1950, mentre la Weil era morta già nel 1943), accompagnata dalle riflessioni che all’epoca pubblicarono a corredo due estimatori dell’autrice: i filosofi André Breton e Alain. Il titolo è salutarmente provocatorio, anche se dev’essere calibrato dentro la temperie culturale e politica degli anni a cavallo fra i Trenta e i Quaranta del XX sec., quando in Europa imperversavano i totalitarismi d’ogni marca e orientamento.

In realtà gli organizzatori del dibattito vogliono problematizzare l’affermazione formulata nel titolo del libro della Weil, consapevoli peraltro che occorre storicizzare quella sua proposta e riflessione, ormai datata al 1940, anno in cui la filosofa – nel frattempo avvicinatasi al cristianesimo e soprattutto alla figura di Cristo – si poneva in aspra polemica col comunismo stalinista, ormai rassegnandosi a fuoriuscire del tutto dal partito comunista francese di cui pure era stata militante. La Weil intendeva contestare le forme-partito che nell’Europa dell’epoca si lasciavano ipotecare, nel loro strutturarsi ed organizzarsi, da istanze e mire totalitaristiche. Giocavano un ruolo, in questa sua scelta, tanti elementi, non ultimi la sua consapevolezza intellettuale e filosofica, che la faceva anelare alla verità, e la sua sensibilità “cristica” e “cristologica” (se non ancora cristiana, per lei ch’era ebrea), che la faceva “parteggiare” per la giustizia. Verità e giustizia sono gli ideali nel cui nome la Weil polemizzava contro i partiti del suo tempo, scrivendo cose che tuttavia mantengono ancor oggi interesse e persino attualità. Storicizzando quanto basta e quanto necessita questo suo scritto, oggi si potrebbe riflettere sulla crisi dei partiti, sui guasti della partitocrazia, sul bisogno di rinnovare i partiti stessi, magari riprendendo alcune intuizioni della Weil: il “totalitarismo” (o tornacontismo delle poltrone) come “peccato originale” d’ogni tipo di partito; i partiti per la democrazia e la democrazia nei partiti; la necessità che il corpo elettorale esprima una scelta reale sulle persone e non solo sui partiti; la necessità che il corpo elettorale esprima il suo parere e la propria preferenza in ordine ai programmi da realizzare e non solo alle persone da eleggere; l’opportunità di limitare al massimo la faziosità partigiana per lasciare il passo alla cospirazione per il bene comune; il riferimento a valori “trascendenti” le mere dimensioni storiche e i meccanismi di potere che in esse imperano. Come si vede, sono tutte questioni delicate anche oggi e anche per noi.

I relatori saranno l’on. Savino Pezzotta (deputato nazionale, invitato nella sua qualità di presidente della Costituente di Centro, perciò come uomo politico che si sta interrogando sulla possibilità di rinnovare i partiti d’area moderata e centrista o di creare addirittura un qualche nuovo partito); il gesuita Gianni Notari (che fino all’anno scorso dirigeva a Palermo l’Istituto di formazione socio-politica “Pedro Arrupe” e che ora lavora a Catania, occupandosi anche di comitati civici e di realtà affini); il giornalista Paolo Liguori, direttore della testata Mediaset “Tgcom”, attento osservatore dello scenario politico attuale.

La speranza degli organizzatori è che, in questo tempo di diffidenza e di disgusto per la politica manovrata dai partiti, in molti – non solo militanti nei partiti vecchi e nuovi o candidati alle elezioni, ma anche persone animate da una sana passione per il bene comune – accettino l’invito a ragionare insieme più che a protestare rabbiosamente, a confrontarsi con serenità e intelligenza sulla possibilità di impegnarsi in vista di un reale rinnovamento e a distinguere una buona volta tra la sterile antipolitica e l’urgente superamento della partitocrazia.

Massimo Naro

Tre donne una domanda:Hannah Arendt-Simone Weil-Edith Stein.

4 luglio 2012 Lascia un commento

Donne e filosofia,un’accoppiata difficile,forse impossibile.Eppure nel Novecento tre grandi figure  hanno lasciato traccia profonda nella cultura del secolo .Vengono ora rievocate in un vivace saggio della psicanalista lacaniana Giuliana Kantzà.

Tre donne tre passioni:per la giustizia,per la mistica,per la ragione. Tre donne unite dall’ebraismo e pertanto colpite dalla persecuzione nazista. Un’opera assai limpida e gradevole che mescola insieme  le drammatiche vicende delle tre israelite con le loro riflessioni filosofiche.

Simone Weil(1909-1943),comunista e bolscevica,lasciò l’insegnamento della filosofia per lavorare alla Renault.Fù brevemente in Spagna per combattere il regime di Franco.Fuggì negli USA e poi in Inghilterra per sostenere la resistenza di De Gaulle.Frattanto andava maturando il suo rifiuto del comunismo.Ammirava Gesù ma odiava la chiesa,così come odiava gli ebrei “popolo maledetto”.

Edith Stein (1891-1942),testimone e martire di due fedi:quella ebraica e quella cristiana. Vide tra le due religioni una continuità piena e lo mostrò assumendo come giorno del battesimo il 1 gennaio1922,festa insieme ebraica e cristiana. Docente universitaria al seguito di Husserl,la lettura della “Autobiografia” di santa Teresa D’Avila la condusse al cristianesimo e alla clausura del carmelo. Studiosa di san Tommaso D’Aquino ne valorizzò la filosofia,ma mostrò che solo la mistica era definitiva secondo l’insegnamento della “noche obscura de alma”di San Giovanni della Croce.Per sottrarla alle persecuzioni naziste fù mandata da Colonia in Olanda dove venne arrestata e trasferita ad Auschwitz e subito uccisa insieme ad una sua sorella.

Hannah Arendt studiò a Marburgo dove conobbe Martin Heidegger.Si salvò dal nazismo prima in Francia,poi negli Usa.Alcune sue opere hanno segnato la cultura del secolo:anzitutto il “totalitarismo”,acutissima indagine che definisce quella tragica novità del Novecento,che accomunava  comunismo e nazismo.

Un’alterità costitutiva, essere una donna, un’alterità di appartenenza, essere ebree, è la traccia unificante di queste tre donne straordinarie che hanno segnato il percorso speculativo del secolo scorso. Un incrocio di tempi le pone di fronte al nazismo e all’orrore del male: su questo sfondo drammatico si innesta il loro discorso: per Hannah Arendt è la decostruzione di una filosofia separata dalla vita, dal legame sociale; per Simone Weil è l’inquieta e lirica ricerca di una trascendenza; per Edith Stein è la luminosa testimonianza della continuità originaria fra giudaismo e cattolicesimo. La loro opera è inscindibile dalla loro vita: il loro discorso si snoda nel simbolico del linguaggio, ma vibra della loro specificità femminile. È proprio al loro tratto di essere «altra» che Giuliana Kantzà fa riferimento; seguendo l’insegnamento di Jacques Lacan, individua la loro peculiarità di appartenenza sessuale: una donna è «non tutta» nel discorso, è, per struttura, contigua al godimento, aperta alle «vie del desiderio», pronta all’amore.
Hannah Arendt, Simone Weil, Edith Stein sono le voci alte di questa alterità femminile che conserva e trasmette l’irriducibile del desiderio: nella prima con la «natalità», «Puer nobis natus est», nella seconda con l’appassionata ricerca del bello, nella terza nella via della mistica. Voci che nella solitudine e nel silenzio dell’urlo contemporaneo fanno cenno alla donna, baluardo di un desiderio estraneo all’«avere», e ci consegnano la domanda: «Che cosa vuole una donna?». Domanda che si oppone all’invadenza del conformismo, alla massificazione, che resiste all’invadenza dello scientismo «che è l’ideologia della soppressione del soggetto». Domanda che tocca il nodo Legge-desiderio-godimento, domanda che apre all’amore.

G.Kantzà,TRE DONNE UNA DOMANDA.Hannah Arendt,Simone Weil,Edith Stein,Ed.Ares,Milano,2012,pp.328.

Sul crinale del mondo moderno…..

3 giugno 2012 Lascia un commento

Presentazione del volume di Mons.Cataldo Naro:

SUL CRINALE DEL MONDO MODERNO.Scritti brevi su cristianesimo e politica.

locandina per Palermo

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