Antonio Margheriti Mastino, Quando la morale cattolica smette di essere una cazzata

Quando la morale cattolica smette di essere una cazzata

di Antonio Margheriti Mastino

IL NOCCIOLO È L’ESCATOLOGIA NON LA MORALE

Preservativi, malattie sessuali, contraccezioni, sesso coniugale, prematrimoniale, contronatura e via via. Sono domande spesso oziose alle quali si danno risposte altrettanto oziose. Moralistiche. Quando non tecnicistiche. E il solo moralismo altro non è che un cattolicesimo amputato tanto quanto lo è quello dei cattocomunisti, che ne han fatto solo sindacalismo. Due facce di uno stesso materialismo. Che riduce la fede a un’immanentismo. A una prassi. Un’etica. Tutta orizzontale. E tutta dipendente dalle prime pagine dei giornali, dalle priorità della cronaca, dalle vulgate e dai riduzionismi giornalistici.

Ma il cristianesimo è altro, almeno non è solo quelle cose lì. Cristo è venuto non per dare preminenza ai rapporti sociali e morali, ma a lanciare, dalla stalla di Betlemme sino al Golgota della croce, un grido scandaloso e dirompente: “Io ho vinto la morte”. “Io risusciterò dopo tre giorni”. E quanto a voi, a noi, a me, ci dice: la morte non è cancellata, ma è trasfigurata: neppure voi morirete in eterno, ma risorgerete. In spirito appena morti. In carne e ossa il giorno dell’Armagheddon. L’escatologia, la morte, il superamento della morte, la vita eterna, sono il nocciolo della Rivelazione. E del cristianesimo. La morale ne è solo un pallido riflesso. Quando uno è concentrato sull’essenziale del cristianesimo, cioè l’escatologia, tutto il resto, tutto ciò che comporta, l’etica e la morale che ne derivano, sarà tutto riempito di senso. E tutto sarà più facile da capire, accettare, vivere. A rimanere immobili nella nostra fedeltà, mentre il mondo alla rovescia come in un quadro di Bosch gira sulla giostra della sua follia, irresistibile all’inizio, ma che ti dà il voltastomaco subito dopo. Chi riconosce il “molto”, cioè il Cristo della vita e della morte, della resurrezione e distruttore della morte, riconoscerà e sarà fedele naturaliter anche al “poco”: la morale cristiana, la sessuale.

NON SAPPIAMO CHE FARCENE DEL GESÙ MAESTRO DI VITA SOCIALE

E’ il tentativo di tutta la carriera apologetica di Messori, che taluno ha accusato di dare scarso spazio alle questioni morali, magari moralistiche. Ma egli spiega: “Ho sempre considerato indispensabile lo sforzo quotidiano del credente per adeguarsi all’etica evangelica… Ma ho sempre cercato di focalizzare l’attenzione di chi volesse leggermi sul dato di fede, su ciò che viene prima della morale, sul gancio indispensabile cui attaccare l’impegno etico che, altrimenti, sarebbe ingiustificato”. E riporta dunque la sua testimonianza di convertito: “La resurrezione del Cristo come primizia della nostra, la sconfitta totale di quella ultima nemica, come la chiama Paolo, che è la morte, promettendoci non la salvezza dell’anima soltanto ma di noi stessi, in spirito ma anche in carne. Gesù non viene per darci innanzitutto dei buoni consigli, delle edificanti norme morali o magari – com’era di moda fin poco fa – un programma sociale, regole per rivoluzioni sociali o per sindacalisti engagés. Viene, con la sua morte stessa, a spezzare le catene del peccato, aprendoci la libertà e la gioia senza fine, dopo aver superato tutte le prove della militanza terrena. Che cos’è il cristianesimo amputato – così voleva la mentalità cattocomunista del tempo – della dimensione escatologica, cioè dell’annuncio del nostro destino totale? Da buon convertito, sentivo che non avrei saputo che farmene di Gesù, se davvero era stato solo un maestro di vita sociale”.

SE CRISTO NON FOSSE RISORTO, LA MORALE SAREBBE UNA GRANDISSIMA CAZZATA

Il cristianesimo non è una filosofia, non è una cultura. Tutto sommato, come voleva Baget Bozzo, non è neanche una religione. A maggior ragione non è esattamente né un’etica né una morale. È un incontro. Con un uomo, in carne e ossa, che è anche Dio. Che perciò è morto come tutti, epperò è risorto come nessuno fino ad allora. Il Gesù nato a Nazareth: il Cristo. Per questo il cristianesimo è anzitutto un Fatto, incredibile quanto si vuole ma un fatto, raccontato a noi da gente degna di fede: discepoli di Gesù e gli evangelisti, che furono testimoni quasi sempre di tutte le sue tappe umane e divine, mirabili e tremende. E dunque il cristianesimo è una storia: la Storia della Salvezza. E questo nome, “Salvezza”, dice tutto della sua sostanza eminentemente escatologica.

È dalla fede nella divinità di quest’uomo realmente vissuto che si definisce l’essere cristiani, dai novissimi: la divinità del Nazareno e la sua sconfitta della morte – e dunque anche la sua permanenza in mezzo a noi, anche in questo momento, sotto la specie di Presenza Reale nell’eucarestia: “Non vi lascio orfani”, aveva promesso – sconfitta della morte dicevo, come riflesso della nostra promessa di vita eterna, è questo il primo, ultimo e solo “Perché” del cristianesimo. Da qui tutto secerne e si dirama. E su questo tutto regge o cade.

Il resto è moltiplicazione di pani e pesci e spesso di chiacchiere. O più semplicemente è il “come”… si vive cristianamente per ottenere la vita eterna. Ancora una volta il “perché” è la fede, la morale è “come” si vive da cristiani. Senza la fede, ovvero senza il “perché” primordiale, il “come” è solo una grandissima cazzata. La più grande cazzata mai inventata da mente umana. Senza Cristo, e senza la sua resurrezione e sconfitta della morte, la morale cattolica, il preservativo, annessi e connessi, sono una boiata pazzesca. Purtroppo, vittime del troppo sbandierato e alla fine dannoso quando non falsato “Cristo dei filosofi”, ci siamo scordati del Cristo della storia, ed è per questo che i chierici si riducono a blaterare senza senso di preservativi dimenticando di spiegare “perché” i preservativi non si usano e “perché” non si deve fare sesso prematrimoniale. Scaricando sugli accessori, sul “come”, il valore che dovrebbero avere i fatti; riducendo così in automatismo ozioso e stracco quel che dovrebbe essere logica e spontanea conseguenza della fede.

NEL VECCHIO TESTAMENTO “TUTTO È SESSO”

Giuseppe Prezzolini scriveva che nel Veterotestamento “tutto è sesso”: si parla di sessualità spessissimo e spesso e volentieri contronatura, tanto che, diceva questo antico ateo estimatore della Chiesa, sentiva “puzzo di caprone”. Ebbene, anche nel Decalogo che in questo libro così duramente semitico è rivelato, noterete che i comandamenti più a sfondo “sessuale” – non commettere atti impurinon desiderare la donna d’altri – sono nella seconda parte, alla fine della lista delle prescrizioni divine. Ai primi posti ci sono: Io sono il Signore Dio tuo non avrai altro Dio;Non nominare il nome di Dio invanoRicordati di santificare le feste. Il penultimo – in alcune varianti ultimo – comandamento è: “non desiderare la donna altrui”. Niente è a caso.

Che le prescrizioni contro i peccati della carne non fossero una novità nella storia cattolica, è risaputo. Ma vivaddio una volta erano un aspetto dell’essere cattolico, uno fra tanti della propaganda della fede, del vivere cristiano. Non c’era tutto questo “buttare nel preservativo” la Chiesa, immiserendone e decontestualizzandone da tutto il resto la sapienza dottrinale. Vero è pure che nel bel mezzo c’è stata una rivoluzione sessuale, nel ’68, e ancora ne siamo in pieno scompiglio – partita come rivoluzione della parità fra sessi, divenne poi femminista; oggi, sbocco finale, è diventata omosessualista… e siamo all’ideologia di genere, e già si sentono le prime avvisaglie del “superamento dei sessi” e dunque non saremo più “niente”, né carne né pesce –, c’è stata la rivoluzione sessuale dicevo, e le tematiche sessuali dalla periferia e dal sussurrato hanno guadagnato urlanti il centro della mondanità. Ergo, una reazione adeguata della Chiesa ci voleva. Ma tuttavia se l’intenzione è buona è sbagliato il metodo, il punto marginale su cui si sposta l’attenzione allontanandola dall’essenziale.

POTENZA TERRIFICANTE DEL SESSO. DA SODOMA AL BASSO IMPERO A OGGI

Badate che non era sessuofobia quella della Chiesa: era realismo, consapevolezza della potenza micidiale della sessualità. Che può essere creatrice qualora è ben domata; ma può essere anche devastatrice, origine di ogni tentazione e corruzione, rottura di ogni argine di decenza e vincoli sociali, distruttiva e autodistruttiva, qualora sia lasciata alla licenza e all’anarchia. E in effetti oggi ci troviamo in piena anarchia sessuale, alla sessuomania di massa imposta come obbligatoria da ogni megafono pubblicitario, politico e istituzionale, a seguito della rivoluzione in atto. Nella sua antica sapienza la Chiesa aveva sempre saputo dove avrebbe condotto una simile perdita dei limiti sessuali: al pervertimento generale, alla distruzione dell’individio, delle famiglie, di tutti i pilastri su cui ogni gruppo umano secondo natura si regge; alle pandemie ancora, agli squlibri mentali, alla distruzione di tutto e all’autodistuzione di tutti, allo sfiguramento di ogni società, a uomini che si accoppiano con uomini, femmine con femmine, adulti con bambini, tutti con tutti. E alla fine, alla “sterilità” intrinseca in tutto questo, e al cupio dissolvi, al desiderio e volontà di morte che aleggia su questo scenario che già si era visto a Sodoma e Gomorra nei tempi che precedettero la sua distruzione. Mentre tutto questo concorre alla generale ribellione a Dio. Che prelude all’immane castigo divino che precipitò Lucifero negli inferi, Adamo ed Eva nella morte, Sodoma nella fiamme, Noè in mezzo alle acque, Tiro nella rovina e in fondo agli abissi. Tutti quanti avevano il comune la sensualità che è il primo sintomo dell’orgoglio, che precede sempre, dicevamo, la ribellione a Dio abbassandolo a nostro pari per innalzarci a suoi giudici. Cosa fu il dramma della “peste del XX secolo”, l’Aids, che falciò in pochissimo tempo di netto l’intera sodoma moderna nel cuore dell’impero che con la licenza e il pervertimento aveva sfidato i cieli?

Come non accorgersi che questo clima di sottosopra sembra richiamare alla memoria la stessa atmosfera che, dicono tutte le fonti, si respirava alla fine del glorioso impero romano: il cosidetto Basso Impero. Quel periodo lì vide licenze sensuali assai simili alle attuali. In quel clima festaiolo, licenzioso, pervertito, “libero” credevano, molti si illusero di intravvedere una fine della fase di decadenza, e una riviviscenza dei fasti dell’Impero degli anni migliori. E non si accorgevano invece che quello era l’ultimo canto del cigno, un’allucinazione collettiva mortifera che annunciava il crollo imminente e definitivo. La croce di Cristo, piantata nel cuore di Roma, stava per trafiggere a morte e spazzare via riducendolo in polvere il più grande e duraturo impero mai apparso sulla faccia della terra: polvere era e polvere era tornato.

L’ILLUSIONE DI CREDERE CHE SI POSSANO ESERCITARE PUBBLICHE VIRTÙ MANTENENDO VIZI PRIVATI

Veniamo alla parte costruens, dunque.

Mi perdonerete certamente se ricorro ancora una volta aMessori, ma la sua concretezza sul tema, contro le fumisterie non di rado ecclesiastiche, ritornano utili come unbignamino. Scrive infatti il giornalista cattolico (non è un ossimoro: può succedere) che devono stare accorti tanti cattolici e no a credere che la Chiesa si occupi troppo di morale quasi in una “sorta di ossessione sessuofobica, nel sadico piacere di una casta di celibi nel vietare o almeno contrastare il piacere degli altri”.

E spiega le cose come stanno: “Ci sono stati certamente degli eccessi, degli slittamenti dalla morale al moralismo. Non so quanto sia ancora sostenibile l’affermazione della vecchia etica cattolica che in materia sessuale non vi sia colpa lieve,ogni violazione della norma religiosa essendo qui peccato mortale. Maggiori distinzioni sembrano auspicabili”. Ma poi aggiunge: “Anche se è singolare che coloro (e non mancano preti e suore liberati) che denunciano un’esagerazione del Magistero sono poi gli stessi che prendono sul serio la psicoanalisi, per la quale l’onnipotenza e la forza della sessualità è la chiave unica per spiegare l’uomo, la storia, il mondo. Per Freud tutto è eros: ma allora, se davvero è così, come potrebbe la Chiesa non dare una risposta adeguata a una simile, invasiva potenza?”. Conclude: “Eccessi o no, c’è sempre stata nella Chiesa la consapevolezza che, qui, c’è un Mistero che non è possibile rimuovere; che, qui, c’è dinamite, per maneggiare la quale occorrono le cautele di artificieri esperti (…) che occorre tenere il polso fermo del domatore per confrontarsi con una forza meravigliosa e terribile, dove la vita e la morte, dove Dio e il Diavolo si toccano: solo qui lo stesso atto, a seconda delle condizioni, può essere meritorio o peccaminoso, sublime o ignobile, degno del paradiso o dell’inferno”. A questo punto aggiunge un’altro particolare che col suo realismo smonta interi castelli di illusorii distinguo, non di rado autoassolutori e ipocriti suI peccati de sextu e sul troppo incoscientemente sbandierato vizi privati & pubbliche virtù, usato talvolta per sbeffeggiare tal altra per assolvere: “Chi sa davvero quale sia la forza anche metafisica del sesso, sa pure che è illusorio pensare che, se ci sono vizi privati, si possono però esercitare le pubbliche virtù. È la dissociazione che la società laicizzata ha pensato di poter fare, ma che rappresenta una delle tante contraddizioni insolubili delle nostre società”.

SE NON VUOI BRUCIARE, SPOSATI. PER NON FARE DEL MONDO UN BORDELLO

Scrive sempre Prezzolini nel suo Dio è un rischio, che ripropose alle stampe quando ormai aveva quasi 100 anni: “Soltanto la Chiesa (…) predica la continuità nelle unioni seguendo il consiglio di san Paolo: Se non vuoi bruciare, sposati, moderando l’impeto che potrebbe trasformare il mondo in un bordello”.

Detto questo, è difficile non chiedersi se questa moda intellettualistica della Chiesa postconciliare di tornare indietro verso un cristianesimo “primitivo” – che vive soltanto nella fantasia malata degli intellettuali clericalizzati, dalle molte letture e dalle poche preghiere, dalla molta superbia e dalla scarsa fede – idealizzato e cervellotico ossia più greco ma soprattutto più semitico, invece che latino e romano, se questa semitizzazione non sia all’origine di questa sessuofobia-mania, di questo fallocentrismo clericale che in origine è così tipico dei semiti, di questo scaricare sulle evitazioni, sulle norme comportamentali, così importanti nel Vecchio Testamento degli ebrei, il valore centrale che dovrebbe invece avere l’Essenziale, ossia il Fatto cristiano, la fede nell’Unico che quell’antico Libro ha superato completandolo nel Nuovo Testamento. A tal proposito mi torna in mente il mio parroco, negli anni ’80-’90. Al quale era venuta la formidabile idea di circoncidere i battezzandi nel periodo precedente la pasqua. Come se la pasqua cattolica poi fosse la stessa cosa della pasqua ebraica.

E L’ATEO PREZZOLINI DIFESE LA CHIESA, PAOLO E LA HUMANAE VITAE. DALL’ATTACCO CLERICALE

A tal proposito e a proposito di Prezzolini, non vi voglio privare della soddisfazione di farvi leggere quanto il Nostro scrisse sul Resto del Carlino nel 1968, unico al mondo, navigando senz’olio e controvento, lui ateo, in difesa dell’Humanae Vitae, “l’enciclica incompresa” di Paolo VI. Articolo che Messori quasi per intero ha poi riportato ne La Sfida della fede. E che illustra bene la situazione della sessualità nel Vecchio e Nuovo Testamento. Il vecchissimo giornalista (morì a 101 anni), era reduce da discussioni con clero e religiosi americani, completamente flesciati e scapocciati dopo la contestazione postconciliare, tanto da far dire a Prezzolini: “molti cattolici d’oggi non sanno più che cosa sia davvero la Tradizione cristiana e cattolica”. E allora aggiunge in difesa di Paolo VI: “Si rimprovera al papa di avere proibito ai coniugi di evitare di far figli che non possono nutrire o educare in modo degno. Di avere così contribuito al crescere di una popolazione [orrore e ossessione sociologica quella del “mondo troppo pieno” -la chiama Messori- cavallo di battaglia dei radical-chic e diffusissima negli anni ’60-70 e assai chic e all’avanguardia; e in parte lo è anche oggi; ndr] che starebbe sorpassando in parecchie parti del mondo i limiti dei beni a disposizione”. E l’equivoco madornale starebbe proprio qui: “Ma questo non ha detto il papa e non volle mai la Chiesa”, e proprio questo non capire cosa volesse dire Paolo “mostra che si è perso un po’ dappertutto il senso di cosa sia stato il cristianesimo”. Ossia, scrive il grande pessimista, “una dottrina del soprannaturale che chiede agli uomini dei sacrifici ottenibili soltanto per la grazia di Dio”. E prosegue con la constatazione terribile perchè vera: “Coloro ai quali questi sacrifici sembrano impossibili, oppure non fondati sulla ragione, e che credono che la ragione sola debba dominare l’uomo, non hanno altro da fare che riconoscere che non sono o non sono più cristiani”.

IL NUOVO TESTAMENTO PONE FINE ALLA SESSUOMANIA DEL VECCHIO. LA FOLLIA DEL CRISTIANESIMO È QUI: LA RINUNCIA AL SESSO

Poi il grande giornalista allievo di Papini si sofferma sul sesso nella Bibbia, e ne trae una conclusione apparentemente originale, sostenendo che la principale novità del Nuovo Testamento rispetto al Vecchio, sta nella sua richiesta agli uomini di dominare i propri sensi, il sesso specialmente. “Aprite il Vecchio Testamento e non ci trovate l’elogio o la raccomandazione della verginità e della castità. È pieno di storie di amori, di concupiscenze, di figliolanze. I patriarchi sono tutti sposati a parecchie mogli e quando queste non bastano hanno delle concubine: tutto va bene, pur di esercitare il sesso”. Ecco dunque quel sentore di “puzzo di caprone” che dicevamo.

Poi spiega: “Il vangelo è invece l’opposto. Quando mai Gesù ha raccomandato di fare molti figli? Quando mai ha vantato l’amore sessuale e il suo sfogo libero? In san Paolo si trova il fondamento della dottrina cattolica sul matrimonio. Chi se ne ricorda? Se non vuoi bruciare, sposati. Ossia, se proprio non ne puoi fare a meno e finiresti col peccare, prenditi una moglie. Il matrimonio è considerato, evidentemente, come uno stato secondario rispetto all’ideale cristiano, che è quello della verginità e della castità. Ossia, del dominio dei sensi”. E perciò nel vangelo egli sentiva “odor di neve non tocca ancor dal sole”, un elogio della purezza.

E continua: “Il povero Paolo VI non ha fatto altro che ricordare l’astinenza dei sensi, con altri termini dai miei che non sono un papa, che non sono nemmeno un credente. Ma, qualche volta, mi sento uno storico e un logico”.

Messori ne trae le conclusioni: l’epicentro dell’enciclica più contestata della storia “non sarebbe il problema del come esercitare la libido coniugale” se con o senza metodi contraccettivi (onde le accuse ideologiche al papa di irresponsabilità per il rischio di sovrappopolazione). Nocciolo dell’ammonimento è “il richiamo alla radicalità cristiana, all’impegno ascetico della rinuncia (quando necessario) ad esercitare il sesso, pur se legittimo”. E continua: “Stando a Prezzolini, il coraggio del papa non sarebbe consistito nel dire no a pillole, preservativi, spirali; ma nel ricordare le esigenze terribili (praticabili cioè solo con l’aiuto misterioso della Grazia) richieste a chi voglia dirsi cristiano. Dunque, i critici del papa all’interno della Chiesa non parlerebbero a nome di un cristianesimo più umano ma di un cristianesimo che avrebbe perso di vista la sua prospettiva di scandalo e follia per la ragione del mondo”.

Difficile? Impossibile? Ma perchè se già il profeta Ezechiele annunciando il Dio di Cristo, aveva messo sulle sue labbra queste parole: “Vi darò un cuore nuovo e metterò dentro di voi uno spirito nuovo; toglierò dal vostro corpo il cuore di pietra, e vi darò un cuore di carne. Metterò dentro di voi il mio Spirito e farò in modo che camminerete secondo le mie leggi, e osserverete e metterete in pratica le mie prescrizioni”? E scrive ancora il profeta: “Vi aspergerò con acqua pura: e io vi purificherò e voi sarete purificati. Io vi libererò da tutti i vostri peccati, da tutti i vostri idoli. Porrò il mio spirito dentro di voi”?

E non è stato lo stesso Cristo a dire: “Ecco, io faccio tutte le cose nuove”? Ma allora, se non siamo soli a sorreggere il peso della nostra carne, perchè dare tutto per perduto, disperare? Basta solo che la conversione della testa sia seguita anche dalla conversione del cuore: semmai è questo il difficile.

SE MI PROVASSERO CHE CRISTO NON È MAI RISORTO, MI DAREI ALLE ORGE…

Non ha senso parlare di morale sessuale a chi cattolico non è, a questo punto. Non ha senso l’affaire preservativo per uomini e donne che non sono credenti (sebbene i danni che derivano dal fare il contrario li abbiamo detti. Ma qui parliamo ai “cattolici” contestatori della mazza). La morale sessuale ha un senso soltanto nella fede in Gesù Cristo. Dalla quale deriva la speranza cristiana della vita ultraterrena. E il senso del peccato, peccato che proprio quella speranza compromette, anche da questo discende. E così il conseguente timor di Dio. Che porta al rispetto delle sue Leggi. Leggi che nella dottrina morale cattolica sono spiegate e illustrate per come “tecnicamente” si rispettano: la morale cattolica questo è… spiegazione pratica delle Leggi di Dio. Ancora una volta, dunque, il problema è la fede non la morale. La quale fede da sola ti porta, se non a smettere di peccare contro la morale, a percepire almeno la tua infrazione come errore e peccato, come senso di colpa; consapevolezza che ha in sé in nuce il potenziale pentimento. Che prelude alla redenzione. Gesù riempie di senso la morale sessuale. Il “Perché” giustifica e rende praticabile il “come”, dunque. Privando il “come” di quel “Perché”, tutto cade, diventa assurdo. Ozioso. Inutile. Farsesco. Cretino, in definitiva.

Diceva un mio antico professore liceale comunista e ateo, ma attento malignamente al mondo religioso: “Non uccido perché ci sono i carabinieri. Ahh se non ci fossero!”. Parlo onestamente: se io non avessi fede nell’Unico, il Cristo della storia, mi sentirei finalmente liberato dalla zavorra della morale cattolica. Se in questo preciso momento, mentre scrivo, avessi la consapevolezza che il Cristo della storia non è mai esistito e che quindi non è mai risorto e che tutto allora è vano, diventando pure non solo vana ma disumana la morale cattolica, sarei il primo a tornare a fare con grande soddisfazione quel che prima, nel periodo agnostico e liberal, facevo: sesso senza limiti, con chiunque, in ogni contesto, ogni sera; mi darei a ogni orgia, piacere; avido di corpi, libererei dalle catene il macellaio di carne che fu umana che in me c’è. Senza freni, senza pietà, senza decenza.

E non basterebbero a frenarmi discorsi altrettanto inutili e oziosi circa la sussistenza della morale sessuale senza fede del tipo “però c’è la lagge naturale, che precede pure Cristo”. Sì, certo, ed era anche dei pagani, e non fu di alcun aiuto mai a nessuno, né rappresenta un limite a niente senza l’idea di Dio e della vita ultraterrena come “premio”. La legge naturale è applicabile solo al diritto alla vita, ma abbiamo visto, con l’aborto, che non serve a nulla neppure quello.

LA “LEGGE NATURALE” NON SERVE A NIENTE. È PIÙ UTILE LA “TEOLOGIA DEL TORTELLINO”

Chi mi frena è Cristo, la sua divinoumanità, non la legge naturale “buona per tutti”. La qual legge naturale non vede laddove Dio invece vede: nella coscienza, nel profondo del cuore e delle viscere dell’uomo. E inoltre la suddetta e tanto sbandierata “legge naturale” non mi garantisce alcuna vita oltre la vita, nessun premio: perché mai dovrei rispettarla se mai nessuno “saprà” né alcuno potrà “giudicare”?

Bisogna spiegare alle persone che la rinuncia agli eccessi mondani, ai piacere della carne disordinati, non ti toglie niente. Se paragonato alla gioia che il convertito conosce dell’incontro col Cristo. Che quando ti volti indietro, verso ciò che sei stato prima, prima dell’Incontro, solo allora ti rendi conto della pesantezza dell’aria che respiravi, del clima cupo, di quell’assenza della gioia. Far capire che chi si avvia al cattolicesimo non va verso il macello, la lacerazione; ma piuttosto verso un pregustare la vita con raffinatezza e senso del limite, e perciò con pace profonda. In questo aveva ragione il cardinale Biffi nella sua Teologia del tortellino, dove il pastore dei bolognesi spiegava che se mangi i tortellini in brodo con la prospettiva del paradiso e della vita eterna dopo la morte, anche “il tortellino diventa migliore”, te lo gusti di più, con più gioia, che non mangiarlo con la prospettiva “di andare a finire tutti nel nulla”, pensando che tu e il tortellino pari siete, materia destinata alla dissoluzione. L’aveva capito benissimo quel santo pragmatico e realista di Escrivà de Balaguer, il quale ammoniva: “Quando ti lanci nell’apostolato, convinciti che si tratta sempre di rendere felice, molto felice la gente. La verità è inseparabile dalla gioia”. E nota Messori che è il contrario di quanto solitamente si afferma, che cioè “la verità fa male” o addirittura genera odio. “Non è così per il kerigma, l’annuncio di quella verità che è l’eu-anghelion, l’evangelo, e che porta con sé non solo la libertà, ma anche la gioia”.

CAPIRE, INFINE, CHE LA MORALE ALTRO NON È CHE IL VANGELO

La risposta a tutto non sta né nella medicina, né nella farmaceutica, né nella filosofia, né nell’antropologia, né nella sociologia, né nella legge naturale; e neppure nella dottrina morale, e forse nemmeno interamente nella teologia. E’ nell’incontro di persona con Cristo. Che è sempre uno scontro con i significati assoluti non con le chiacchiere superficiali. Al “come” si è anche cristiani si deve far sempre precedere il “Perché”: che è Cristo. E proprio questo “perché” i moralisti sessualisti cattolici tacciono. Qualcuno dirà che tutte queste cose “sono la base”, che “è chiaro” che sono date per scontate. Scontate una cippa! Leggo su facebook il commento di un giovane sedicente cattolico, al catechismo del papa al mercoledì, dove il pontefice ha sostenuto che contraccezione e coppie di fatto minano alla radice la famiglia. Il ragazzo, incosciente e ignorante della sua fede come ogni cattolico medio, ha commentato: “Quando si tornerà a parlare, dico io, di Vangelo?”. Da una parte la prima cosa che constatiamo è che non ha capito una mazza prima che del catechismo del papa, del Vangelo stesso, se non riesce a percepire che quel discorso sulla morale sessuale e famigliare, proprio dal Vangelo secerne. Ma constatiamo pure un’altra cosa: che a questo ragazzo qui, incosciente e ignorante quanto si vuole, nessuno ha spiegato che la morale altro non è che il riflesso pratico e terreno di un Fatto: la nascita morte e resurrezione del Messia. Come era stato annunciato dalle Scritture. Le quali Scritture ci consegnano anche le chiavi per accedere alla vita eterna vincendo la morte, come l’Unico: il rispetto della Legge Divina. In una parola: il Decalogo. La morale altro non è che il Decalogo applicato a tutte le situazioni della vita. E la Chiesa te lo ricorda perché fedele al mandato di Cristo stesso, ha il compito di consegnare a lui la tua anima. E non alla morte eterna, a Lucifero. Poi non ti piace la morale della Chiesa? Liberissimo! Ma al contempo non hai diritto di dirti cristiano, perché ne hai rimosso un pilastro portante e l’edificio ti è crollato addosso. Se non ti “piace” l’insegnamento della Chiesa, scarsa è la tua fede, grande il tuo peccato: non esiste un insegnamento della Chiesa autonomo da quello del Vangelo, di Cristo. E poi Cristo non ha mai preteso ci piacesse quel che diceva, sapendo benissimo quanto è scandalosa e scomoda la sua parola: ci ha chiesto di accettarla. “Chi crederà i me e farà la volontà del Padre mio, non morrà in eterno”. Stop! Se qualcosa ti va storto, ti è indigesto, non sono Cristo e la sua Chiesa ad essere “sbagliati”: sei sbagliato tu, perché è il tuo peccato che ti fa ragionare così… Eppoi: puoi sempre cedere “all’autoerotismo” del buddismo.

Oppure vedila da una prospettiva diversa. La morale cattolica non ti piace ed è dura? Pazienza: avrà più senso il tuo maggiore sacrificio nel praticarla: tutta Grazia che cola! Certamente la Chiesa non potrà cambiarla per farti un piacere: perché non le appartiene la Dottrina; appartiene al Cristo, è Sua. La Chiesa pur comprendendo il tuo disagio, desolata, “allarga le braccia” e dice: “Mi spiace tanto, amico, ma non posso farci niente, non è mia la Verità, è Sua: io ne sono solo l’amministratrice non la proprietaria”. Arrangiati: o ti prendi tutto il menù, dove il primo piatto è Cristo, la frutta è la morale, l’amaro è il niet al preservativo, il dolce è il paradiso, o ti cerchi un altro ristorante.

STULTITIA CRUCIS: “L’IDIOZIA” DELLA FEDE CRISTIANA

Ma siamo giusti, al di là di tutto, bisogna ammetterlo: un po’ tutti hanno ragione. Non solo la morale cattolica, ma il cristianesimo in sé è scandaloso, ed è contro ogni apparente ragionevolezza, alternativo a qualsiasi “sapienza umana” che a sua volta, dicono le scritture, “è follia agli occhi di Dio”… e non a caso le cose immense della scienza di Dio sono “rivelate ai piccoli” e agli ignoranti e nascoste ai “grandi e ai sapienti” secondo il mondo, per confonderli. Come la giri giri, eccotela, è sempre lei: la follia della croce, lastultitia crucis, il Dio che sposta sempre gli ostacoli, che rifiuta persino di essere “un’evidenza” come Allah optando per il “chiaroscuro”, per il Deus absconditus. Scrive Messori in Ipotesi su Gesù parlando di Paolo:

<<Del resto, “chi biasimerà i cristiani del non sapere dare ragione della loro fede, visto che dichiarano, esponendola al mondo, che quella fede è assurda, è un’idiozia”?.

Idiozia, stultitia è infatti, per Paolo di Tarso, l’annuncio che in un misero operaio ebreo Dio stesso si sarebbe manifestato; che quel proletario [qui il linguaggio del Messori risente molto del clima anni ’70; al contrario, la famiglia di Gesù non era né “misera” né “proletaria”] sconfitto avrebbe vinto la morte rovesciando la pietra del sepolcro. Un’idiozia, per la sapienza del mondo.

Ma, avendo udito parlare di resurrezione dai morti, alcuni (ateniesi) presero a deriderlo (…) Così Paolo uscì di mezzo a loro”>>. È sempre Messori a ricordarci in quel libro quanto la mistica aveva sempre detto della scientia sanctorum,“l’arte di essere santi”, ovvero l’arte “di essere radicalmente cristiani”, che consiste “nel credere contro ogni apparenza; contro ogni speranza e verosomiglianza umane”. Così il nostro Messori.

Per questo mi fa tremare dai nervi quando sento certo clero, certi laici clericalizzati fare tante chiacchiere, persino “scientifiche”, persino chimiche, epistemologiche e epidemiologiche, financo appellandosi alla stra-abusata e sopravvalutata “legge naturale”, parlando di morale sessuale, contraccezione, preservativi, a tentare di giustificare tutto ciò “razionalmente”. Cioè secondo le categorie umane e scientifiche. Come se tutti questi argomenti e queste proibizioni non fossero in se stesse assurde, senza ragione, se staccate dal Fatto primo: Gesù. È una tesi cara fin dall’inizio a Messori, che nel Dio “imbrigliato”, e tutto sommato sfigurato, “dai filosofi” a tutto danno del Dio della storia. Scrive infatti: “Se arrivassimo a convincerci che ha un qualche fondamento ragionevole la pretesa scandalosa di un certo Gesù di parlare a nome di Dio, a quel punto l’unico modo di parlare di Dio può consistere solo nel lasciare parlare Dio. Nelle Scritture, nei vangeli appunto, senza tentare di sostituirli con le speculazioni della ragione naturale”. E cita a proposito il luterano Karl Barth: “E’ la rivelazione che giudica la ragione. Chi crede in filosofie o in religioni umane parla. Chi crede in Gesù come parola di Dio ascolta”.

Ahhhh l’ho detto! Che peso dallo stomaco mi sono tolto finalmente!

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