Atei devoti, beghine di regime e stragi di poveri cristi

Caro Giorgio,

Dopo gli atei devoti eccoci alle bizzochere gaudenti. Dopo la teologia del natale consumista dei Malvolio de “la bussola quotidiana“, il martirio del Natale di sangue dei cristiani copti.
Trovi in calce un florilegio dell’elogio cattolico del consumismo natalizio tratto dalla suddetta rivista on line, ripreso poi dal Giornale di Feltri. La strage di Natale dei cristiani copti ad Alessandria ha però dato la misura di quanto il cattolicesimo conservatore abbia in realtà perso la bussola, smascherando tutta la miseria intellettuale e morale delle ciance teologiche dei finti anticonformisti, neoapologisti bastian contrari di professione cattolica quali Socci, Messori e compagnia cantante.
Nessuna paura, però, per i cristiani occidentali iconoduli del nuovo vangelo cattocrapulista: questi non fanno nessuna paura a Bin Laden e non gli arrecano nessun disturbo. I cristiani vengono trucidati ovunque; ma solo se poveri e in minoranza.

Vittorio Messori, Natale: tempo di prediche anticonsumistiche

Vittorio Messori, Natale con realismo

Antonio Socci, Elogio del Natale consumistico

Massimo Introvigne, “La luce e la festa riflesso dell’Incarnazione”

Nicola Bux, Ha ragione Messori: il lusso è cristiano

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  1. 9 gennaio 2011 alle 20:24

    CATALDO NARO

    SORPRESI DALL’AMORE DI DIO

    ll Natale del Signore torna ogni anno a risvegliare il nostro ricordo di Dio, a ridirci che Dio ha tanto amato il mondo da darci il suo Figlio. Fin dall’ infanzia abbiamo sentito queste
    parole del Vangelo di Giovanni. Si porrebbe dire che esse fanno parte ,in qualche modo,della cultura diffusa. Abbiamo le orecchie piene di parole cristiane e quindi non misuriamo più la loro importanza,il loro valore straordinario e,direi,anche dirompente,quale indubbiamente essere ebbero all’inizio dell’evangelizzazione,quando vennero a contatto con la tradizione religiosa mediterranea pagana e con la cultura greco-romana e,prima ancora,con la tradizione religiosa ebraica.
    Per noi le parole cristiane non sono nuove, non sono fonte di stupore. Forse sono talmente antiche e sono diventare talmente usuali da essere ormai banali, prive di spessore di pensiero. E comunque e’ vero che oggi, pur vivendo in una cultura costruita sull’influsso plurisecolare del cristianesimo, non sembra esserci una diffusa capacità di comprensione delle grandi parole della tradizione cristiana. C’ è indubbiamente una memoria del cristianesimo. Ma questo non significa che la cultura dominante possa dirsi cristiana. E’ piuttosto postcristiana. Vive dell’eredità del cristianesimo.Le parole cristiane attraversano tranquillamente i nostri discorsi,non sono contestate,non suscitano scandalo,ma neanche quella meraviglia che attrasse quanti,nel mondo antico,accolsero l’annuncio del Vangelo e vi aderirono con fede. Come già diceva Aristotele,la meraviglia è la base della conoscenza. Per conoscere è necessario meravigliarsi. Le parole della tradizione cristiana,per essere comprese,devono poter suscitare la meraviglia. Una meraviglia che può condurre alla fede o,al contrario,produrre il rifiuto. C’è,insomma,una meraviglia credente e c’è una meraviglia incredula,come ha giustamente osservato il teologo milanese don Giovanni Moioli. Ma la meraviglia è necessaria per comprendere. Così è anche per la parola del Vangelo di Giovanni sull’amore di Dio che si manifesta nel darci il suo stesso Figlio. Bisogna prenderla sul serio.Farsene meravigliare.
    Bisogna chiedersi:è davvero possibile dire che Dio ama il mondo?Dio,se è Dio,se cioè è il Tutto,l’Infinito che sostiene ogni cosa,può davvero amare il mondo? Può l’Assoluto avere rapporto con qualcosa di diverso da sé? L’amore non è un’esperienza propriamente umana? Non è esso “figlio del bisogno”,come diceva già Platone,cioè non nasce dall’esperienza del limite e dal desiderio di un completamento? Ma Dio ,che è Assoluto non ha bisogno di niente,non sopporta alcun completamento. Non hanno ragione allora quanti,sul piano della storia delle religioni,sostengono che la tradizione ebraico-cristiana parla di Dio in maniera antropomorfica,cioè attribuendogli sentimenti e reazioni umane,mentre le grandi religioni orientali,soprattutto il buddismo,hanno un concetto più puro di Dio,perché riconoscono l’inidicibilità di Dio? Le forme storicamente più alte più alte della religione sembrano giungere ad un’idea in cui egli appare davvero inafferrabile,in qualche modo il nulla insondabile. E’ possibile,dunque,dire,con qualche coerenza logica che Dio ama il mondo?Sembrerebbe proprio di no. Ed io credo che la questione non sia affatto banale. Storicamente è stata posta al cristianesimo,già nel secondo secolo,dal filosofo Celso nella sua opera “Discorso veritiero”,cui rispose ,da parte cristiana,dopo alcuni decenni,il grande Origene col suo “Contra Celsum”. L’obiezione sull’impossibilità di attribuire a Dio un sentimento come l’amore,un movimento di uscita da se stesso, è più che fondata sul piano razionale. E l’idea di un Dio che ama il mondo è possibile accettarla,anche logicamente,solo sulla base della rivelazione cristiana che parla di un Dio che per amore e,dunque,per comunicare se stesso non ha bisogno di uscire da se stesso,perché il Dio di cui parla la rivelazione cristiana è il Padre che si dà interamente al Figlio nello Spirito santo,cioè è una comunione di divine persone e l’identità di ciascuna di esse consiste proprio nell’essere una pura relazione all’altra.Anche per amare il mondo Dio non esce da se stesso,perché-come proclama il Vangelo di Giovanni- il Figlio eterno,che da sempre è una sola cosa con il Padre,si è fatto uomo,è “mondo”,ed anzi il mondo è stato fatto per mezzo di lui e niente di ciò esiste è stato fatto senza di lui. Dio può amare il mondo perché di fatto il mondo è in Dio. E’ questo l’annuncio cristiano. Ogni uomo,chiamato ad essere una sola cosa col Figlio eterno fattosi uomo,può partecipare della comunione divina,può vivere della vita di Dio. Dio si è fatto uomo affinchè l’uomo diventasse Dio,partecipasse ala vita divina. E’ questo l’insegnamento dei Padri della chiesa ed è questo il senso dell’affermazione del Vangelo di Giovanni:Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio. Forse è un’affermazione che non ci stupisce più,ma essa è davvero il cuore dell’annuncio cristiano. Ed è solo quest’annuncio che permette di comprendere quel che una volta sentii dire,in maniera molto pensosa,ad una persona che pure si diceva non cristiana,cioè che non possiamo credere nell’amore senza credere in Dio,non possiamo sperimentare un amore che sia di effettiva donazione e non di ricerca di possesso dell’altro senza,di fatto,vivere un rapporto con Dio,senza partecipare dell’amore di Dio,del suo darci il suo stesso Figlio.

    C.Naro,Sorpresi dall’amore di Dio,in Sorpreso dal Signore.Linee spirituali emergenti dalla vicenda e dagli scritti di Cataldo Naro.Studi del centro “A.Cammarata”,Salvatore Sciascia Editore,2010,pp.389-391.

  2. torietoreri
    12 gennaio 2011 alle 12:02

    Molti cattolici, vescovi, preti e laici, oggi tendono a contrabbandare il cristianesimo con “regolette” banali da seguire; se comprare o non comprare; se tenere il crocifisso o meno; se consentire l’educazione sessuale “statale” o “cattolica”; etc.
    Se impiegassimo maggiore tempo a proclamare l’annunzio cristiano, il cui nocciolo è quello presentato dal commento precedente, con la testimonianza delle parole e della vita, dopo un po’ di tempo ci sarebbero più persone che vivono Cristo (più che la “cultura cristiana”); e anche se fosse messo in discussione l’otto per mille ce ne sarebbe il cinquanta da parte dei fedeli per sostenere i sacerdoti e i poveri.
    L’arroccarsi in difesa di privilegi esita sempre nel goal dell’avversario. Il coraggio del Vangelo esita nella rinunzia ai privilegi e nel carico della croce.

  3. 30 aprile 2011 alle 11:42

    “Da questo governo mai una legge anticristiana!”
    (Silvio Berlusconi, ieri)

    E il reato di clandestinità chi l’ha introdotto nell’ordinamento penale italiano, mio nonno?

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