Vittorino Andreoli, La pedofilia come malattia

La pedofilia come malattia 

 

di Vittorino Andreoli

 

L’A. è professore Ordinario di psichiatria nell’Università di Verona. L’articolo qui riprodotto è stato pubblicato per la prima volta in G. CHINNICI (a cura di), Sulle tracce della pedofilia. Aspetti psicologici, criminologici, etici e giuridici, Palermo 2004, 85-92.

 

La pedofilia è una malattia: è questa una affermazione decisa che non vuole condurre ad una semplificazione eccessiva, quanto ad un inquadramento necessario per chiarire il fenomeno e disegnare coerentemente modalità terapeutiche di intervento.

Nel dire che la pedofilia è malattia, tuttavia, non intendo ridurre questo comportamento ad una malattia biologica. Sono ben lontano dal ridurre il problema ad una alterazione di qualche molecola, più o meno “impazzita” dentro il cervello.

La malattia come realtà che induce un comportamento anomalo, sulla base di pulsioni, di funzioni che il soggetto non è in grado di dominare, o comunque non di controllare totalmente. Il concetto di malattia riporta quindi anche all’ambiente sociale, all’agire del singolo nella comunità da cui emergono difficoltà tali da non permettergli una convivenza accettabile, e che anzi lo porta fuori la norma.

 

A questa precisazione occorre aggiungerne un’altra, di estrema importanza, e cioè che non do affatto per scontato che, se la pedofilia e, come io sostengo, una malattia, il comportamento privi di responsabilità chi lo mette in atto.

Insomma, sebbene vi sia negli atti del pedofilo un forte contributo “malato”, ciò non toglie la sua responsabilità, né le conseguenze penali.

Nel nostro sistema, la responsabilità penale è legata all’analisi del soggetto nel momento in cui ha attuato il comportamento che la legge persegue, mediante un accertamento che valuti se in quel preciso istante sussistevano alcune condizioni che il codice penale ritiene necessarie per poterne affermare la responsabilità, e quindi per punirlo.

Quando mi riferisco alla pedofilia come ad una patologia, non intendo attribuirle un contenuto soltanto fisico, causato da un disturbo molecolare né è mia intenzione annullare la responsabilità di chi tenga determinati comportamenti dietro allo schermo della malattia.

Oggi sappiamo che persino un disturbo mentale grave, come la schizofrenia, può benissimo essere compatibile con la capacità di intendere e di volere del soggetto nel momento in cui il fatto è compiuto e quindi compatibile con la punibilità del soggetto.

Insomma la mia posizione non è certamente quella di aprire una via per dare una specie di assoluzione generale ai pedofili, cosa che, peraltro, non rientrerebbe nemmeno nei miei compiti.

Ricordo a questo proposito uno dei grandi casi di cui mi occupai e che aveva colpito particolarmente 1’opinione pubblica italiana su questo tema: il caso Chiatti. Nel 1991, su incarico della magistratura, studiai la personalità di Luigi Chiatti e lo ritenni capace di intendere e di volere al momento del1’omicidio di due bambini, che aveva prima sottoposto ad abuso sessuale. Per questo in primo grado fu condannato a due ergastoli.

Nel parlarvi ora di pedofilia come malattia, tenete presente che ciò non ha nulla a che fare con la non imputabilità.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità include la pedofilia nell’ambito dei disturbi del comportamento sessuale.

È dunque incluso nell’elenco delle malattie. Si tratta di un manuale che viene aggiornato ogni quattro anni e che comprende tutte quelle situazioni e quelle categorie di deviazione del comportamento che sono da definire di interesse sanitario e, pertanto, degne di poter essere curate, distinguendo tra patologia e non patologia.

Oggi la pedofilia è inserita nell’elenco delle malattie, mentre, per esempio, non lo è più 1’omosessualità, che è stata cancellata nel 1992.

Chiunque facesse attualmente una diagnosi di omosessualità, includendola come malattia, sarebbe perseguibile perché non solo commette un errore dal punto di vista sanitario/ ma compirebbe una discriminazione.

Senza addentrarmi in un tema che qui non sono chiamato ad affrontare, tuttavia ritengo necessario che si sappia che si tratta di due capitoli completamente diversi: la malattia clinicamente intesa e la responsabilità secondo il diritto.

Quando 1’Organizzazione Mondiale della Sanità riconosce alla pedofilia lo status di patologia, ne offre anche una definizione che, sebbene possa sembrare convenzionale, e tuttavia molto utile a delineare 1’ambito e le caratteristiche principali del fenomeno con cui siamo costretti a confrontarci.

Pedofilia ha un’etimologia greca e significa “amore per i bambini”. In realtà è un nome inaccettabile, in caso dovrebbe essere “pedofobia”, perché nei comportamenti di cui parliamo non c’e nulla che ricordi neppure vagamente 1’amore. Tuttavia questo è il termine in uso.

Oggi il concetto di pedofilia come malattia, oltre che nell’elenco stilato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, e inserito nel DSM-4, il manuale di riferimento per i disturbi mentali. In esso appare tra le cosiddette parafilie, quelle particolari anomalie del comportamento che si fondano su fantasie, impulsi, eccitazione, legati a situazioni e oggetti del tutto particolari o anomali. Si trova nello stesso gruppo in cui si situano il feticismo il voyeurismo, il masochismo, il sadismo sessuale.

Nel caso della pedofilia 1’oggetto è il bambino.

 

Secondo la classificazione del DSM-4, il pedofilo è prima di tutto un individuo che ha compiuto i 16 anni.

È questa una prima convenzione molto significativa, perché sottolinea come ne sia esclusa tutta la prima adolescenza, un periodo in cui ci sono dei particolari comportamenti net confronti del corpo che muta e della sessualità, che possono coinvolgere anche i bambini. Insomma, per poter fare diagnosi di pedofilia bisogna che il soggetto abbia compiuto 16 anni e, inoltre, che esprima un comportamento di attenzione reiterato nel tempo, continuativo. Il Manuale precisa che debba permanere almeno sei mesi.

Non nascondo che questo tipo di classificazione possa rivelarsi talvolta riduttivo, eppure è molto utile per richiamare 1’attenzione alla cautela e impedire il rischio che avvengano abusi diagnostici.

Bisogna insomma stare attenti a non farsi travolgere da una psicosi di sospetti, per cui un fratello o uno zio affettuoso finiscano facilmente per diventare “mostri”. Secondo la definizione del DSM-4, allora, se un soggetto ha compiuto 16 anni e ha delle fantasie sessuali nei confronti di un bambino, per questo solo fatto non si può definire pedofilo se quell’agire non ha la continuità che richiede un comportamento per essere definite malessere.

Inoltre per configurarsi come pedofilia le fantasie e le attrazioni di tipo sessuale devono essere rivolte ad un bambino, ossia ad un soggetto prepubere. Non è più pedofilia se coinvolge un soggetto che abbia raggiunto la maturità sessuale.

 

Il concetto di pedofilia come malattia entra nell’uso nel 1905, a seguito degli studi del comportamento dello psichiatra svizzero Auguste Forel, che per la prima volta lo distingue e lo descrive come patologia.

Oggi sappiamo che, per configurare un comportamento pedofilico, è necessario 1’insieme di un soggetto che ha fantasie – e lo sottolineo ancora, fantasie, desideri, assai prima di azioni -, e di un altro, che è un bambino prepubere. Ciò significa che esiste un bambino coinvolto in questa relazione. Un bambino che, spessissimo, dopo una prima esperienza ricerca il proprio abusatore. E lo fa esattamente in senso fisico.

Vorrei qui inserire subito un rilievo sul profilo sociale dei bambini a rischio: proviamo a pensare ai bambini che trovano nell’attenzione anomala e orrenda del pedofilo 1’unica modalità per sentirsi “oggetto di amore”. Si tratta spesso di un bambino abbandonato affettivamente, solo dunque all’interno della famiglia o all’interno della comunità, che finisce per aspettare con ansia 1’incontro gia accaduto con il pedofilo, perché in qualche modo è l’unico che gli chiede e gli dà attenzione.

Siamo abituati a pensare alla famiglia in maniera stereotipata, come una protezione, mentre è proprio questo il vero scenario in cut si consumano più spesso i drammi della pedofilia.

Provate ad immaginare una famiglia che è costretta a vivere in un monolocale o un luogo angusto, tenuta insieme più dalle mura domestiche che dall’affettività. Tante solitudini che si sfiorano, e tra esse quella del bambino che si abitua a non avere attenzione e ascolto. Ma quando accade che quel padre, quello zio o quell’amico ricercano in lui qualche aspetto del suo corpo, si sente d’un tratto amato.

È tremendo, tristissimo, ma anche molto importante realizzare che esiste un bambino a rischio, ed è il bambino non amato.

Naturalmente non intendo creare degli stereotipi ma bisogna che nello stesso momento in cui ci occupiamo del pedofilo, cioè di colui che agisce, teniamo conto anche dei bambini i cui comportamenti si indirizzano e che intessono, in qualche modo, una relazione con il pedofilo. Questi bambini spesso si accorgono di essere oggetti esistenti solo quando si tirano giù i pantaloncini e spesso lo fanno ancora prima che gli venga richiesto. Come se ambissero a loro volta attenzione, ma anziché un amore spontaneo accettassero giochi di tipo erotico.

In questo rapporto anomalo (malato) bisogna, pertanto, tenere conto del pedofilo ma anche della situazione dei bambini, soprattutto nella logica dell’intervento sociale che non dovrà limitarsi al pedofilo ma estendersi al1’analisi delle famiglie, a fare in modo che possano essere presenti e dare affetto ai bambini, perché se il bambino trova amore all’interno della famiglia diventa più difficile che cerchi altre attenzioni, o che le accetti. Di sicuro corre un rischio minore.

 

Parlare della pedofilia come malattia significa anche apprestare una terapia, quella possibile in questo momento e che deve tenere conto del fatto che non esiste una ricerca sulla pedofilia come malattia, ed è anche 1’unico modo per evitare di creare 1’equazione per cui il solo sospetto già divenga una condanna.

Allora, pur correndo il rischio della schematizzazione, vorrei ora illustrare i tre trattamenti possibili, nessuno dei quali ha un significato terapeutico se preso isolatamente ma solo nell’interazione con gli altri.

Innanzitutto dobbiamo tener conto della biologia e quindi, per esempio, bisogna valutare qual è, nel pedofilo, 1’assetto ormonale.

Sappiamo che il testosterone ha la forza di incrementare il desiderio e quindi 1’impulso all’azione.

Se riscontriamo che in un soggetto quest’ormone è alterato abbiamo tutti gli strumenti per poterlo affrontare in maniera farmacologia, senza ricorrere a interventi di perversione sociale, come la castrazione che chiamiamo chimica ma che in realtà è una forma di violenza, da Tribunale dell’Inquisizione.

Insomma se gli ormoni non funzionano, ci sono strumenti per poterli regolare.

Questo, tuttavia, non basta a ridurre il rischio sociale prodotto dalla pedofilia né ad aiutare il malato.

A questa forma di intervento, infatti, deve associarsi una attività terapeutica rivolta non all’organismo ma alla ideazione. Prima di agire nel teatro della cronaca, dove si compiono i reati, il pedofilo agisce nello spazio mentale e lo fa ripetutamente.

Luigi Chiatti incontrò la prima vittima, di 4 anni, il 4 ottobre. Me lo disse lui, e quella data rappresentò un elemento importante perché, aggiunse, lui era un devoto di San Francesco, che viene onorato quel giorno. Chiatti lesse quella coincidenza come una specie di dono, perché sosteneva di amare i bambini. Ogni giorno, rammento, usciva in macchina alla ricerca di un bambino su cut riversare quella perversione che chiamava amore e confessò, anche quand’era in carcere, che, se fosse uscito, avrebbe subito ricominciato a farlo.

Questo esempio sottolinea il ruolo cruciale dell’attività d’ideazione nelle azioni di pedofilia. Un’elaborazione della fantasia, che viene sollecitata da gesti che preparano il reato.

Chiatti mi raccontò che spendeva i propri soldi per comperare oggetti da bambini e durante le indagini, nella sua casa, venne rinvenuta una cassa piena di biancheria intima per bambini, perché lui immaginava la propria vita con un bambino.

Sappiamo che ogni attività di tipo sessuale e quindi anche le patologie di questa natura sono vissute prima di tutto dentro la nostra mente.

Dobbiamo allora fare in modo che 1’elaborazione fantastica del pedofilo venga interrotta: solo quando il desiderio verra controllato, avremo la certezza che si potrà evitare anche il comportamento, perché non si tratta, in questi casi, di un gesto impulsivo, nel senso del raptus e automatico, ma invece 1’atto diventa 1’ultima tappa di un percorso ben programmato.

Nel pedofilo il pensiero dell’atto sessuale è ossessivo, come una idea coatta che spinge a immaginare continuamente 1’azione sessuale con un bambino.

Bisogna dunque applicare tutte quelle tecniche che si userebbero di fronte a un ossessivo, sia dal punto di vista farmacologico sia dal punto di vista delle terapie della relazione.

Accanto all’aspetto organico e a quello dell’ideazione, c’è un terzo elemento che va preso in seria considerazione per approntare una terapia che funzioni, ossia 1’affettività. Per raggiungere un risultato sulla patologia del pedofilo, dobbiamo modificare la sua affettività.

Freud sosteneva che un pedofilo è un bambino che cerca un altro bambino. Oggi sappiamo che il 45% di coloro che mettono in atto abusi sessuali su bambini sono stati a loro volta abusati nell’infanzia. E questo dato parla chiaro a tutti coloro che sono ancora restii a considerare la pedofilia una malattia. Insomma, se i pedofili provengono per il 45% dei casi da una storia infantile di abuso, ciò significa che, in qualche modo attraverso questi comportamenti il pedofilo ritorna ad essere un bambino, quasi rivivesse 1’infanzia, quell’infanzia traumatica.

Spessissimo nel pedofilo convivono le due nature di vittima e carnefice, un uomo che si vede contemporaneamente nella sua fantasia come colui che abusa e come colui che vene abusato, cioè come 1’oggetto dell’abuso.

Per affrontare questo aspetto della terapia occorre applicare tutte le tecniche dei relazione e analitiche della personalità che rimuovendo ostacoli alla crescita permettono di portare il pedofilo ad una maturità affettiva.

Per trattare in maniera terapeutica un pedofilo, questi sono gli strumenti che abbiamo oggi a disposizione, sebbene sia auspicabile che si investa nella ricerca e credo che il pedofilo certo è un oggetto della giustizia della repressione e va fatta con tutte le forze, ma oltre alla punizione, bisogna anche cercare un modo per curarli. 

 

Verso un protocollo di intervento 

 

Riportiamo ora in sintesi i criteri curativi del pedofilo in una sorta di protocollo di intervento, a sottolineare in maniera ancor più decisa 1’impegno alla cura, i suoi criteri e naturalmente lo schema operativo deve anche essere la base per ulteriori aggiunte e miglioramenti che si leghino anche alla specifica esperienza.

Il termine malattia indica una sofferenza da alleviare da parte dei medici e altri operatori in virtù di una disciplina scientifica.

Ci sono malattie (come il diabete) di cui è stata scoperta la causa e gli strumenti per correggerla, altre (come l’ipertensione) per le quali sfugge la causa ma sono note alcune correlazioni (colesterolo, trigliceridi, stress) che si possono correggere e così tenere a freno la pressione sanguigna, ci sono quadri patologici di cui si ignorano anche le correlazioni e allora il trattamento non solo non è di grande effetto, ma segue soltanto delle ipotesi: tra questi molti dei disturbi psichiatrici. È evidente che ogni malattia deve essere scientificamente studiata per poterla trasformare da un ignoto ad una conoscenza via via più profonda che permette una cura più efficace. Una medicina senza ricerca medica è destinata a rimanere povera. Occorre affermare che la pedofilia è un comportamento poco studiato: attualmente non si sono destinati fondi per sostenerne la ricerca. Ciò non toglie che il pedofìlo venga curato e che siano molti i pazienti in trattamento. Un intervento che non si allontana da un costume psichiatrico che deve affrontare patologie per molti aspetti ancora sconosciute.

 

Da un punto di vista terapeutico sono tre gli obiettivi che si devono raggiungere e tre gli strumenti terapeutici usati, per lo più in maniera contemporanea:

1. L’attività ormonale: occorre valutare l’aspetto degli ormoni e particolarmente del testosterone. Se come spesso accade ci sono alterazioni si devono correggere. Quando si nota una iperproduzione di testosterone (a cui si attribuisce il desiderio e la voglia sessuali) si devono usare dei farmaci che ne rallentano o bloccano la produzione. Farmaci disponibili , sviluppati per correggere alcuni tumori che comportano forti secrezioni di testosterone. Come medico mi rifiuto di usare termini che sanno solo di violenza e abbondantemente usati come “castrazione chimica”, accetto e anzi è doveroso controllare una produzione eccessiva di ormoni sessuali, una volta dimostrata.

2. L’attività ideativa : il pedofilo ha una ideazione coatta, meccanica, tutto gira attorno all’idea di trovare un bambino e di usarlo affettivamente e sessualmente. Una ideazione che difficilmente egli riesce a contenere e in ciò richiama l’ideazione dell’ossessivo. Da questo punto di vista il pedofilo è un ossessivo. Esiste uno schema di terapia per questi disturbi e farmaci capaci di allentare la meccanica ideativa che innesta il bisogno di trasformarla in azione. Si impone dunque di trattare il pedofìlo con i mezzi farmacologici usati nell’ideazione ripetitiva e coatta.

3. L’affettività: la pedofilia è un disturbo della sessualità, ma come è noto la sessualità è una espressione dell’affettività e cioè della capacità del singolo di stabilire relazioni sentimentali. Ebbene sulla base di un dato statistico secondo cui il 45 per cento dei pedofili ha subito a propria volta violenza pedofilica, e di una osservazione psicodinamica, che si lega ancora a Freud, secondo cui il pedofilo è un “bambino” che cerca relazioni con un altro bambino, si impone di analizzare la personalità del pedofilo per promuovere la rimozione di quegli ostacoli che ne hanno bloccato lo sviluppo affettivo e dunque anche sessuale. Questo aspetto lo si può affrontare con lo strumento della psicoterapia. Una relazione terapeutica che permette al pedofilo di “vedere” la propria vita infantile e di riuscire a uscirne nel senso della maturità. In diversi casi tra i miei pazienti, essi immaginavano nelle fantasie pedofiliche di essere pedofili e contemporaneamente i bambini abusati. Ecco un segnale di quella identità e fissità al mondo dell’infanzia di cui si è accennato e a cui la psicoterapia deve rivolgersi.

 

Questa terapia è efficace anche se richiede i tempi della psichiatria e io spero che i pedofili decidano di sottoporsi alle cure. La sola maniera razionale perché una malattia non divenga criminalità.

Questa terapia, nel suo insieme, deve anche essere applicata in carcere in chi è stato condannato. Pur non essendo certo il luogo ideale alle cure psichiatriche, il carcere non le rende inutili e certo si ovvia alla prassi per cui si rilasciano pedofili che non hanno partecipato ad alcuna terapia. Si deve non dimenticare che il pedofilo accetta il più delle volte l’aiuto terapeutico correttamente proposto.

Una consapevolezza che fa di questo malato un uomo comunque responsabile del suo comportamento e quindi per questo punibile.

Assieme alla maggiore severità della pena io chiedo anche la garanzia della cura.  

  1. Marco Cosentino
    25 dicembre 2012 alle 10:10

    Desideravo fare gli auguri di buon Natale e felice anno nuovo al professor Tre Re e a Rosa, nonché ad ogni eventuale lettore/rice di questo diario, eccettuati: Maiko, Sebastian e Simone.

    Desideravo pure, Professore, chiarirLe meglio con un’analogia in che senso io parlo di pedofilia gentile e di pedofilia tout court. Quando Lei in una ricetta legge: “Aggiungere un filo d’olio”, di quale olio sta parlando la ricetta, secondo Lei? Ebbene, dell’olio d’oliva commestibile, possibilmente vergine extra. Non è dunque necessario specificare ogni volta pedissequamente: “olio d’oliva”, “olio d’oliva”, “olio d’oliva”. Allo stesso modo faccio io: per me la pedofilia è, di base, quella gentile e rispettosa dell’altro (il bambino/a), quindi non mi sento di specificare sempre “pedofilia gentile”, “pedofilia gentile”, “pedofilia gentile”. Quando lo faccio è giusto per levare ogni equivoco, un po’ come uno scrittore di ricette, parlando di frittura, sentirebbe l’esigenza di specificare: “Friggere in olio d’oliva”, visto che oggigiorno molti friggono (cattiva abitudine culinaria!!) all’olio di semi; proprio come oggiogiorno molti (cattivissimo habitus mentis) considerano la pedofilia come solo abusiva o violenta.

    Desideravo anche segnalare un film danese che ho visto il mese scorso qui in Francia: “Jagten”, tradotto alla lettera in francese (bene!): “La chasse”, cioè: “la caccia”, e tradotto arbitrariamente in italiano (male!): “Il sospetto”; film di quest’anno a Cannes.
    Parla di pedofilia, ma nel senso del linciaggio morale e fisico senza appello che una società può compiere su di un povero innocente sulla sola scorta dei capricci verbali di un bambino/a. Nel film infatti, non c’è alcun atto pedofilo ed il protagonista, Lucas, subisce un sacco d’angherie e offese, anche fisiche pesanti, per la menzogna d’una bambina suggestionata dai commenti osceni di suo fratello adolescente mentre vede, con un suo compagno, immagini porno. Dunque, poiché non c’è, in prima approssimazione (mi spiegherò meglio più sotto), la pedofilia, non c’è nemmeno il pedofilo. Ne deriva che il film si limita ad una requisitoria molto forte e senza appello contro la distruzione sociale, poi fisica, di un individuo supposto essere reo di atti pedofili. Perdippiù, non ci troviamo in qualche paese retrogrado ma nella civilissima Danimarca (se non si è con dei bambini/e, consiglio di vedere il film in versione originale sottotitolata per non perdersi i toni di voce da vichinghi dei maschi… con molte “o” lunghe, profonde ed articolate molto energizzanti). Credo che molti e soprattutto molte antipedofile e proteggi-bambini dovrebbero andarselo a vedere d’ufficio, tale film.
    Tuttavia, il discorso della pedofilia in sé non è completamente lasciato da parte e c’è in effetti un po’ di vera pedofilia… ma pedofilia inversa! La pedofilia del bambino verso l’adulto che io dunque chiamo da anni “adultofilia” (cosa assolutamente naturale e diffusa nei bambini/e): la bambina è infatti innamorata del protagonista del film al punto da dargli un bacio in bocca (benché assai privo di spontaneità, nella pellicola). L’autore vuole con ciò dirci che l’amore erotico d’una bambina verso un adulto è assolutamente possibile, sebbene non si lasci approvarlo: il protagonista richiama la bambina a non nutrire tali sentimenti verso di lui ed è per questo che la bambina si vendicherà poi montandogli contro una storia di falsi approcci genitali dell’adulto, precipitandolo nella miseria sociale malgrado le sue intenzioni di bambina non volessero tanto. Riconoscere che la bambina desidera eroticamente un adulto per me è già un atto di militanza pedofila, a cui si aggiunge la difesa del perseguitato di pedofilia (falsa pedofilia, d’accordo, ma sempre difesa è). Dunque stimo questo film tutto sommato un’opera di discreta e perfettibile iniziazione propedofila; benché certo non pienamente di propedofilia matura, consapevole e rivendicativa come quella che, modestia a parte, difendo da anni ed anni, ormai una quattordicina circa.
    Altra critica di taglia del film contro la caccia al pedofilo (stile staff Alex, per intenderci): il film riconosce che la parola di una bambina può essere fallace e non sempre veritiera quando si tratta di “queste cose”, nonché il fatto che una bambina possa usare la parola persino a fini vendicativi; sebbene il regista lasci giudiziosamente ricadere la più gran colpa all’effetto panna montata che gli e le adulte/i ci faranno sopra: cioè da una mezza frase d’una bambina farne un caso gravissimo e senza dubbi per tutto un villaggio. Altra saggezza dell’autore: la giustizia danese proscioglie subito il poveraccio, perché stupida non è; ma così facendo, il regista fa ricadere questa stupidità sulla gente comune, sui suoi amici e vicine di casa, che continueranno grettamente a vederlo come pedofilo, ad isolarlo e persino a batterlo perché creduto pedofilo praticante malgrado il non luogo a procedere della giustizia.
    Contrariamente alla giuria di Cannes che ha dato il premio come miglior interpretazione maschile al protagonista, io ho trovato più ben fatta e recitata la figura del padre della bambina, nonché amante della bottiglia…. Soprattutto mi domando come il regista abbia avuto il permesso di girare certe scene in cui la bambina, di circa 7 anni nel film, sente comunque parlare di “liquido bianco” che esce dal coso dell’adulto, o in una scena ove Marcus, il figlio adolescente di Lucas, le sputa in faccia (sì, alla bambina!!) gridandole: “Tro…a!!”. Voglio dire: puoi spiegarglielo mille volte alla bambina che è un film, ma certe cose devi pure dirgliele sul liquido bianco o sul perché un bel adolescente nel film ti sputa addosso chiamandoti “Tro…” (l’avesse fatto a me l’avrei pure pagato… mmmmhhh). Mi domando se questa finzione assai realista non possa turbare più la coscienza della bambina rispetto ad una vera carezza pedofila o turbarla in assoluto; ma è giusto una perplessità a cui non saprei dare risposta, così da lontano. Certo degli/delle psicologi/ghe avranno assistito la bambina ampiamente, nel cast, immagino…
    Perché “La caccia” (e non “Il sospetto” della traduzione italiana)? Credo per due motivi, uno figura dell’altro. Nel film Lucas è un cacciatore da diporto (odio la caccia a scopi sportivi o ricreativi!!), che spara ai cervi cogli amici. Ma alla fine del film, formalmente riabilitato dalla sua comunità di villaggio ma scioccato da tutto ciò che ha avuto a subire, non avrà più il coraggio di sparare al povero cervo indifeso, entrando in empatia con lui, forse anche non sentendosi più quell’umano forte di sé fra gli umani, ma indebolito dalla persecuzione e non più sicuro della società umana che gli gira intorno. Sicuramente ha visto nel cervo lo stesso bersaglio di cui lui stesso fu oggetto, provocandone l’immedesimazione. Il regista si spinge oltre: un ragazzo (supporrei il fratello della bambina) gli spara un colpo di fucile mancandolo d’una decina di centimetri dalla testa, non si sa se apposta o no. Qui il parallelo è chiaro: il presunto pedofilo è stato cacciato come un animale e continua, malgrado tutto, ad esserlo anche dopo anni, persino letteralmente: a proiettili veri!! Dunque “caccia” per la presenza della caccia (criticata) nel film (primo motivo), ma anche richiamo diretto (criticato) della caccia al pedofilo. E qui penso ai video Youtube di “Forza Nuova” tipo quello: “Morte al pedofilo!”. Che orrore……. impunito da Youtube e dalla magistratura italiana, vergogna a tutti e due!
    Quando ho saputo che non c’era vera storia di pedofilia vissuta, come per esempio nel recente film pedofilo “Michael”, austriaco del 2011, non son voluto andare a vedere il film. Poi però, vedendone la reclame su Youtube, ho mal interpretato una scena sfuggente pensando che il pedofilo vero invece ci fosse, e che questi fosse nella persona di un adolescente troppo bono, che nel film si rivelerà poi essere il suddetto Marcus (mio caro omonimo, e poiché fa figura di combattente ribelle nel film, me lo sento ancora più vicino, il Marcus). Ecco perché sono andato a vederlo: perché speravo, a torto, che ci fosse veramente un atto pedofilo di mezzo.
    Il film è assolutamente logico e senza buchi logici “ad indovinello” come nei film statunitensi atti a confondere gli animi della gente. In tal senso, è alquanto verista. Da notare che la Danimarca cristiana è ben presente nel film, se si pensa che la scena risolutrice (in parte) del dramma umano della vittima si adempie entro una chiesa, protestante, per Natale.
    Mi sono molto ritrovato nel personaggio vittima: non per un vilipendio pedofilo che, salvo su Youtube, non ho realmente avuto a subire, quanto perché questa persona, assai mite, si ritrova da un giorno all’altro, ovvero nel giro di qualche giorno, letteralmente bandita da tutti e da tutte, ivi compresi i suoi amici di caccia e di vino, salvo due. Ed è esattamente quello che, più diluito nel tempo ma sostanzialmente all’identico spiccicato modo, sto vivendo io dal 2002 a questa parte, cioè da quando la mafia ha intimidito, talora anche fisicamente, le mie conoscenze amicali, in potenza o vecchie di anni: mi son ritrovato bandito senza colpa e senza processo!! E dunque quasi sempre senza appello… Idem il poveraccio danese del film. Sola differenza: a lui persino un supermercato rifiuta di vendere il cibo (cosa altamente illegale denunciata d’altronde nel film) mentre questo, per fortuna, a me non avviene.

    Marco Cosentino

    • Simone
      25 dicembre 2012 alle 11:18

      Faccio i più sentiti auguri a tutti i componenti di questa ormai spenta discussione, anche a te Marco Cosentino, ti auguro tanta felicità e una pronta guarigione da questa tua dipendenza e ossessione. Buon Natale.

  2. Marco Cosentino
    26 dicembre 2012 alle 12:51

    Preciso a tutti i lettori e lettrici,

    che non leggo più ormai da metà agosto nessuno dei commenti del deprecabile e calunniatore utente Simone, quindi una mia non risposta a questi sarà sempre e comunque da imputarsi a tale non-lettura, dal momento che appena ricevo l’email di WordPress indicante che Simone ha scritto, non scendo nemmeno il cursore per gettare anche solo un’occhiata al contenuto. Non è invece il caso dei commenti di tutti gli altri/le altre utenti.

    Marco Cosentino

    • Simone
      26 dicembre 2012 alle 14:00

      A quanto pare quà non scrive più nessuno da 2 anni tranne, te,me, il professore, e il terribile Sebastian…ma probabilmente tu non te ne sei accorto, così come dimostrato dal Professore Tre re in svariate occasioni, perchè hai il prosciuttone negli occhi e negli orecchi da tempo immemorabile.
      Il calunniatore, come tu mi chiami, ha sempre e solo detto la verità, al contrario tuo codardo quale sei. Inoltre dimentichi quanti utenti siano venuti qui a minacciarti e con i quali ho discusso per il rispetto del blog. Ma per te è stato facile e comodo solo rileggere i commenti di Rosa risalenti a due anni orsono dove ti difendeva dal linciaggio verbale, visto che sono appena sotto i nostri.
      Rinnovo i miei auguri di, Buon Natale e, anticipo quelli di Buon Anno, perchè tu penso ne abbia seriamente bisogno.

  3. Marco Cosentino
    1 gennaio 2013 alle 18:33

    Noto con disappunto, Professore,

    che Lei non ha voluto ricambiare i miei auguri di Natale, a cui ora aggiungo, malgrado questa Sua mancanza, quelli di Capodanno.
    La prego, non mi lasci con la terribile e rattristante sola email di WordPress che mi annuncia che solo Simone mi ha scritto. Considererei molto più ravvivante un’email di WordPress m’indicante che Lei mi abbia contraccambiato gli auguri.

    Marco Cosentino

    • 1 gennaio 2013 alle 22:16

      Ricambio cordialmente gli auguri di Natale e di un felice 2013 e li estendo anche a Simone. Ho deciso di prendermi un periodo di distacco dal blog per dedicarmi ad altro. Del resto non credo di aver molto da aggiungere, almeno per un po’ A questo e solo a questo è dovuto il mio ritardo nel risponderle.

  4. Cessna
    9 marzo 2013 alle 18:43

    E per Giampiero: per favore, evitiamo quei ridicoli discorsi sulle pedofiliE.

    La pedofilia è pedofilia, come l’omosessualità è omosessualità.

    Il pedofilo è attratto da bambini impuberi. Punto.

    È naturale che all’interno di ogni orientamento sessuale ci siano individui tra loro diversi che manifestano la propria sessualità in maniera differente, che va dal caso comune, in cui una persona cerca rapporti consensuali con altri persone, passando per coloro che cercano rapporti sessuali costrittivi fino ad arrivare allo stupratore-killer passionale.

    Perché allora non parlare anche dellE eterosessualità?

    • Marco Cosentino
      27 marzo 2013 alle 2:16

      Non so cosa Le risponderà Tre Re, caro/a Cessna,

      ma io una risposta Gliela do comunque. L’omosessualità può al limite essere vista come una sola, sì (benché ci sia quella dell’effeminato che sarà diversa da quella del virilone); ma la pedofilia no, e su questo punto Tre Re ha pienamente ragione: c’è chi è pedofilo verso i bambini, c’è chi verso le bambine, c’è chi verso entrambi; c’è chi è pedofilo verso neonati, chi verso bambini piccoli (3-5 anni) e chi verso bambini più grandi (6-11 anni); per non parlare di chi vada con dodicenni o tredicenni già quasi puberi o pienamente puberi ed impropriamente chiamati pedofili/e: anche questa è un’altra forma di pedofilia: la “falsa pedofilia”.
      Come Lei vede, non si può proprio parlare d’una sola pedofilia per raggruppare una casistica così vasta. Poi, sei Lei vuole, può sempre farlo, perché la classificazione del reale resta pur sempre un atto intellettuale intriso d’una certa arbitrarietà (come lo ha dimostrato la disputa se lasciare o evincere Plutone dalla categoria: pianeta).

      Marco Cosentino

      • Cessna
        30 maggio 2013 alle 12:59

        Io tendo a identificare la pedofilia come l’attrazione verso i bambini non più neonati e non ancora adolescenti.
        E io in questo ci vedo UNA SOLA pedofilia.
        IN quanto alla preferenza tra bambini e bambine… non è così netta la distinzione.
        Molti di noi hanno un’attrazione che copre in diverse gradazioni e sfumature bambini di entrambi i sessi.
        Posso dirti, come partecipante di un forum per pedofili attratti dalle bambine, che il 60% hanno anche attrazione (in varie gradazioni) verso i bambini.

  5. Marco Cosentino
    31 marzo 2013 alle 13:43

    Buona Pasqua, Professore.

    Marco Cosentino

  6. Marco Cosentino
    30 maggio 2013 alle 16:29

    Ma che c’entra, Cessna,

    anche fra tanti maschi a cui piacciono le ragazze adulte ve ne sono a cui piacciono pure certi ragazzi, effeminati, o bellini, o al contrario, per gusto dell’opposto, molto virili. Ciò non significa che una pedofilia eterosessuale non sia possibile rispetto ad una omosessuale e che dunque la pedofilia non sia fondamentalmente solo una e bisessuale come vorresti affermare tu. Forse la tua è bisessuale, tutto rispetto, ma non quella di tutti/e i pedofili/e.
    È vero che nell’infanzia i tratti maschio/femmina tendono a distinguersi poco ed in ogni caso molto meno, in generale, che negli adulti, ma da questa contatazione fisica innegabile non si deve estrapolare che il pedofilo/a non faccia più distinzione eroticamente valida fra corpicino maschile e corpicino femminile, come sembri voler dire tu.
    Ciò detto, le sole testimonianze che ho sono quella dei miei due ex-amici pedofili gay che non hanno mai guardato le bambine. Quindi la pedofilia strettamente omosessuale nel loro caso è una realtà e, deduco, in tanti tanti altri. D’onde si deve (!) parlare di pedofilie al plurale.

    Marco Cosentino

  7. Marco Cosentino
    31 maggio 2013 alle 14:13

    Buon fresco pomeriggio, caro professor Tre Re,

    o almeno spero che sia così magnificamente fresco come lo è qui a Catania, lì da voi a Palermo.
    Due domandi brevi.

    1) Ha intenzione di “coprire”, come dicono i giornalisti, cioè di fare la cronaca o il commento della Gay and Lesbian Pride nazionale che avrà luogo nella Sua città fra tre settimane?
    Ovviamente qui sul Suo diario virtuale.

    2) Ad una distanza di nove mesi dall’aver cancellato inopinatamente tutti i miei commenti per paura, immotivata, della legge dalla Convenzione di Lanzarote, ha infine riflettuto abbastanza e deciso di rimettere in linea tutti i miei commenti, tantoppiù che rappresentano una voce rara dissonante dal coro ufficiale pro-pedofilo, e che per sostenere la quale ho offerto, come mi rimprovera mia mamma, il fianco alla mafia per colpirimi su questo versante fino al punto da avermi essa teso più d’una trappola pedofila, di cui solo due veramente riuscite, ma di cui certo non mi pento, per l’atto in sé?
    La prego, è giusto lasciare sempre libera la voce del dissenso, di chi vada contro la corrente imposta dal potere.
    Lei saprà certo di quell’intellettuale tardo-antico, Celso, che scrisse il “Logos alethés” (“Discorso veritiero”), esponendovi una critica così serrata e spesso motivata contro il cristianesimo da renderlo oggi importantissimo, eppure nessuna copia ci è parvenuta ma solo ampie parti riportate da altri. Oggi, dove essere anticristiani/e è persino di moda (anche troppo e perfino nell’errore), una copia autentica ed integrale di tale libro varrebbe miliardi di euro ed un’incomparabile valore storiografico. Ma la censura dell’oblio e forse anche quella cristiana, non so, ce ne privano del piacere.
    Senza voler apparire immodesto, per me la difesa della pedofilia gentile, non certo quella violenta, così come l’ho dispiegata meglio che altrove sul Suo diario, rappresenta un “Logos alethés perí paidophilias” (“Discorso veritiero sulla pedofilia”). Non vorrei che la Sua censura lo menomi come il tempo, o qualche censura cristiana, fece con l’opera di Celso; per piacere.
    Mi appello ai sentimenti da filologo che percepisco in Lei affinché rimetta in linea il Marco Cosentino dal 2007 a fin dove lo interruppe. Fra l’altro ha cancellato anche tutti quei pochi commenti che c’erano sull’articolo della storia dell’attivismo pedofilo. Perché? Li rimetta, La prego.

    Marco Cosentino

    • Simone
      14 giugno 2013 alle 9:54

      Cosentino, se il tuo intento è provocare per nostalgia delle servere lezioni di moralità che ti sei sempre preso qui dentro, ti avviso, non funziona. Non ti sto considerando, quindi sei pregato, se non vuoi una denuncia, certi aggettivi come “ESSERE IMMONDO” di riservarli a quelle tue gradite compagnie pedofile. Io ho una famiglia, ho ben altro da fare che fingermi qualcun’altro, ho un LAVORO, parola che tu pare conosca ben poco, ho una CASA da pagare per i prossimi 25 anni e da mandare avanti, e la situazione in Italia è talmente grave che probabilmente chiunque di noi sta pensando sicuramente a ben altro. Tu continua pure a perdere tempo con i tuoi discorsi sulla propaganda alla pedofilia, ma non cercarmi, non insultarmi, ricordati che ho sempre delle email per te MOLTO compromettenti, ricordalo, perchè se mi sono lasciato rapire dalla calma e diplomazia del Professore, ora la calma è finita. Intesi?

      Cessna, più tu parli di pedofilia, più questo “signore” con gli ormoni bislacchi si eccita, ma sopratutto cade in paranoia appena l’effetto eccitamento passa. Io vengo insultato perchè gli ho fatto sempre e solo una domanda, sei pedofilo? e sopratutto perchè con lui in passato, su Youtube, parlavo, e ci scambiavamo email…che ho sempre conservato, email le sue molto focose, su bambini di 9-10-11 anni. Questo elemento oltretutto ha un canale su youtube, dove fà apologia di reato, con video dove afferma che la pedofilia è una cosa buona. Fai le tue valutazioni, ma se posso permettermi, lascia perdere, è tempo perso, è un troll, come vedi non lo considera più nessuno, neanche il Professore.

      • 10 luglio 2013 alle 10:49

        Mi scuso con Lei, caro Simone, per l’insulto ricevuto da Marco Cosentino. Mi sono concesso una sorta di anno sabbatico perché seguire ogni cosa costava troppo tempo, ma soprattutto perché quello che andava detto è stato sostanzialmente detto.
        Grazie per il suo contributo.

  8. Marco Cosentino
    15 giugno 2013 alle 14:52

    Mi scusi Professore,

    ma perché non risponde più, almeno brevemente, alle mie (tre) domande? (Se parlerà del Gay Pride, se intende rimettere i miei commenti precendenti l’agosto 2012 e perché mi ha censurato il quartultimo commento).
    Non trovo cortese questo Suo silenzio. Le pressioni che immagino avrà ricevuto negli anni, hanno infine fatto breccia in Lei??
    Per piacere, ripristini il mio commento, eventualmente censurando con delle parentesi quadre quelle frasi che temesse reprensibili legalmente; proprio come fanno le testate giornalistiche quando pubblicano la lettera d’un lettore/rice con degli omissis. Devo dirGliele io, ‘ste cose?
    Distinti saluti.

    Marco Cosentino

  9. Marco Cosentino
    15 giugno 2013 alle 14:55

    Mi scusi Professore, correzione,

    ho visto che il mio commento in questione è ritornato in linea. Grazie.
    Restano dunque le altre due domande.

    Marco Cosentino

  10. Marco Cosentino
    10 luglio 2013 alle 19:27

    Le assicuro, Professore,

    che non sto scrivendo di nuovo qui perché Lei ha stamattina postato un commento, ma perché avevo giù deciso di fare ciò alcune ore fa, prima di leggerLa. Telepatia fra noi due?? Più propriamente mia verso di Lei? Giacché il Suo commento, ho visto nella mia casella email, è arrivato prima che io pensassi e mi decidessi a inviare un post.
    Su cosa verte questo post?
    Sulla condanna di Berlusconi nel processo detto Ruby.
    Ovvio che in quanto propedofilo non posso che essere favorevole all’amore o al sesso (ché è più il caso qui) fra un anziano (Berlusconi) ed una diciassettenne (Ruby). Ma questo anche la legge italiana lo è. Non sarebbe invece automatico che io, in quanto propedofilo, fossi pure favorevole alla prostituzione minorile. Ma lo sono. Sia in virtù di ragionamento puramente dialettico, sia in virtù d’una pratica personale occasionale. Anch’io infatti mi son piegato, come già espresso qui in altro post, alla richiesta di minorenni maschi di farsi pagare (che io rammenti: 20 euro) da me al fine di accettare di farsi succhiare il loro pene; parlo di minorenni sopra i 15 anni, siamo dunque fuori dalla prostituzione infantile, soggetto ben meno placido anche per me.
    Come scrivevo ad un deputato dei 5 Stelle che nel suo blog si scandalizzava che gli arresti domciliari non siano stati abrogati per il reato di prostituzione minorile (che anche i 5 Stelle siano dei bigotti democristiani come quelli/e d’Italia dei Valori? Partito quest’ultimo di cui non auspico affatto una rinascita come, cosa preoccupante, potrebbe annunciare la sua mediatizzata rifondazione; Dio abbia la bontà di liberarcene!!), se la legge riconosce per difetto (troppa grazia Sant’Antonio….) ad un od una minorenne di almeno 14 anni l’autonomia decisionale sulla scelta del proprio partner e delle proprie pratiche sessuali, eccetto i conflitti con la potestà dei genitori o con altre norme, la legge deve pure ammettere che in tale autonomia rientri anche la scelta del/lla minorenne se farsi pagare o meno dal proprio amante, adulto/a o minorenne che sia. Idem per l’atto di pagare qualcuno/a. Non crede Professore? Io sì, e come il ferro, per aver ricevuto tante volte richieste di denaro da minorenni pienamente puberi (sennò di altri beni comparabili a denaro). D’altronde, mi viene un dubbio immantinente: un minorenne può pagare un/a adulto/a per farci sesso, secondo la legge penale italiana? Una prostituta, ad esempio, può accettare come cliente un ragazzo di sedici anni, sovente i più calienti ch’esistano? Se qualcuno/a che ci legge sa la risposta giuridica, Lei compreso, vorrei conoscerla (eccetto che da Simone e Cessna). Grazie.
    Ne deriva che io dissento pienamente sulla condanna di Berlusconi nel processo Ruby per quella parte di tale processo che riguarda l’aver beneficiato della prostituzione minorile della (ben maliziosa) Ruby; dissenso ovviamente espresso sul principio della sentenza e non certo sull’aspetto tecnico perché le giudici avranno applicato la legge con rigore e scrupolo, immagino. Mentre la condanna per aver mentito agli agenti di Polizia, ed averli sviati, lui perdippiù capo del governo che era, è giusta e necessaria come il pane, e l’interdizione dai pubblici uffici la cosa più scontata che Berlusconi meriti. Preciso a scanso di equivoci…. per non passare per berlusconiano.
    Una minorenne deve avere il diritto di poter scegliere se dare o ricevere sesso a pagamento, oppure no! Il sesso non è sempre una prestazione come fare i massaggi (dipende, talora sì), va bene, ma il suo mercimonio non è cosa dannifica su cui debba pesare divieto, anche se svolto da minorenni puberi.
    Resta cosa non affatto nobile né raccomandabile, il mescolare sesso e soldi, ne sono persuaso; ma non a tal punto da vietarlo per legge, per nulla.
    Per il resto, Professore, fa bene a prendersi anni sabatici dal diario per dedicarsi ad altro; continui, sono d’accordo.

    Per puro sbaglio, credendo fossero le Sue parole perché c’era la Sua faccia sopra nell’email inviata in automatico da WordPress, ho letto le prime tre o quattro righe del post di Simone. Poi, visto lo stile acido ed intimidatorio, scevro d’ogni cortesia, mi son detto: “Un attimo, questo non è lo stilo del professor Tre Re, che sta succedendo? Chi sto leggendo mai?” ed ho poi notato: “Ah ma nooo, è quel coso di Simone…..” interrompendo seduta stante la lettura in ossequio all’impegno che ho preso, dall’agoto 2012, di non più leggere un riga di quel sordido individuo. Lei professore potrà scusarsi del mio aggettivo “immondo” rivolto a Simone, in quanto Lei è il padrone di casa qui. Ma io non me scuso affatto! Un tipo che ha sibilato false accuse nei miei confronti, che mi definisce “viziato” senza manco conoscermi, in teoria, ammenoché non sia uno di coloro che spiano la mia vita, merita tranquillamente il mio “immondo” che qui gli replico in faccia senza tema alcuna: immondo! (Ovviamente la di lui replica non sarà letta da me).

    Marco Cosentino

    • 11 luglio 2013 alle 10:48

      La prego Cosentino, per l’ennesima volta, di non usare epiteti sconvenienti nei confronti dei miei ospiti in casa mia.
      Le sarò grato se lei vorrà usare con tutti, in questa sede, la stessa cortesia che lei mi riconosce nei suoi confronti.
      Giampiero Tre Re, Webmaster.

  11. Marco Cosentino
    11 luglio 2013 alle 13:07

    E sia.
    Purché si ricordi che è stato Simone a cominciare con gli epiteti spiacevoli.

    Lei non riesce proprio a far ritornare questa discussione all’ordine che aveva prima, vero? Perché è diventata una casa matta, rinuncio talora persino a cercare i miei stessi post. Ma da dove Le è venuto di cancellare i miei sinceri e sentiti commenti degli anni scorsi, proprio non lo capisco….!

    Marco Cosentino

  12. Simone
    12 luglio 2013 alle 7:15

    Giampiero Tre Re :
    Mi scuso con Lei, caro Simone, per l’insulto ricevuto da Marco Cosentino. Mi sono concesso una sorta di anno sabbatico perché seguire ogni cosa costava troppo tempo, ma
    soprattutto perché quello che andava detto è stato sostanzialmente detto.
    Grazie per il suo contributo.

    Capisco perfettamente Professore, non si preoccupi, sono abituato a difendermi da solo, ma la ringrazio ugualmente del tempo che ha dedicato per rispondere…spero solo che continui il suo anno sabatico, almeno su questi argomenti, perchè come appunto dice, ciò che andava detto, è stato detto. Spero di rileggerla presto su altri argomenti. Buone vacanze.

  13. Marco Cosentino
    27 luglio 2013 alle 14:28

    Desidero segnalare che sul numero di Focus (rivista mensile) di questo mese di luglio 2013, a pagina 69, vi è un’intervista a quell’Andreoli sul cui (deprecabile) scritto si fonda questa lunghissima e quasi avventurosa pagina di Terra di Nessuno. Si ha pure l’occasione di vedere una sua foto (ma si può anche vederne su Internet).
    In questa breve intervista sull’evoluzione del concetto di “perversi/e” dal positivista germanico Krafft-Ebing allo psicanalista austriaco Freud (sul cui solco Andreoli s’iscrive), Andreoli parla, in un primo punto, di condanna della pedofilia, in maniera che io trovo pertinente alla domanda che aveva ricevuto dall’intervistatore/trice; ma poi, come condotto da un’ossessione antipedofila irresistibile, lo psichiatra ripropone una seconda volta la condanna antipedofila, per giunta in modo più esteso e con affondo più grave, benché in un contesto stavolta completamente fuori tema, poiché egli stava rispondendo alla domanda: “Ma perché una persona [adulta e consenziente] desidera essere umiliata o frustata?”, domanda che non ha nulla a che vedere direttamente con la pedofilia bensì con il sadomasochismo fra adulti consenzienti. È dunque evidente che per Vittorino Andreoli la sua requisitoria contro la povera pedofilia deve entrarci sempre, di dritto o di traverso, e così egli cita, ad esempio di un caso di pedofilia, quello del “mostro di Foligno” che uccise due bambini. Ma diamine!! Che c’entra quel caso di “pedocidio” con la pedofilia d’un rapporto complice ed eccitante fra adulto e bambino?! Niente! Peraltro Andreoli continua a veicolare in quell’intervista il concetto fuorviante, perché non è affatto determinante dei desideri pedofili, per cui il pedofilo sarebbe l’abusato di ieri che si trasforma nell’abusatore di oggi; discorso peraltro anche semplicistico, perché non tiene conto della forse complessa e fino ad oggi inspiegata ideazione dell’oggetto/i del desiderio nella fantasia umana, l’eziologia proposta da Andreoli essendo sicuramente limitata a solo una parte dei casi di pedofili. Il mio amico pedofilo Fausto non mi disse mai esser stato abusato da piccolo, né l’altro mio amico pedofilo Tobias; anche se non posso escluderlo non avendoglielo chiesto (peccato!). Vedi caso, questa eziologia dell’abuso che semina altro abuso lungo le generazioni viene utilizzata come jolly sia per spiegare il pedofilo sia per spiegare il bambino che nutra voglie “precoci” non in linea colla mentalità puritano-borghese che sta invadendo i codici penali occidentali ormai da quasi un ventennio (vedi le nauseanti prediche bigotte della Boldrini, odiatissima da me e antipatica a tutta la mia famiglia, sicuramente catapultata alla presidenza della Camera dal think tank della repressione sessuale sopra il comune cittadino). Perché si fa risalire stoltamente il desiderio pedofilo e pure quello adultofilo ad un precedente atto di abuso vissuto? Non per dovizia scientifica, ma per assunto, peraltro discutibile, d’una certa filosofia morale che ragiona per deduzione: un pensiero/desiderio è tanto più facilmente classificabile come immorale o corrotto quanto più si dimostri ch’esso fu cagionato da un atto acclaratamente immorale o corrotto: l’abuso del primo abusatore. Se invece si spiegasse il desiderio del pedofilo o del bambino adultofilo come una libera espressione del desiderio erotico umano ed animale (vedi bonobo), in una delle sue tante combinazioni possibili, allora gente come Andreoli avrebbe più difficoltà a tacciare di immorale e morboso il desiderio pedofilo. Eppure è proprio così, ed Andreoli si sbaglia e fuorvia l’opinione pubblica, al riguardo di buona parte dei casi di pedofili.
    Io fui percosso da mio padre e così mio fratello, da piccoli, ma non per questo amiamo percuotere ora gli altri.
    Finché gente come Andreoli sarà spalleggiata da potenti lobby di pensiero repressivo (le stesse che ora soffiano il vento sulle vele della lagnosa, ed a mio avviso ipocrita, Boldrini), tale gente sarà sempre una sciagura intellettuale per il popolo ed il suo buon senso, a contrastare la quale le voci di singoli come me, sprovvisti di opportuni amplificatori (se si eccettua il clan dello Staff Alex famigerato di Youtube nel 2009 e 2010), non credo saranno sufficienti.
    Vi assicuro che ho trovato molto più buon senso ed equilibrio nei tre poliziotti francesi che m’interrogarono nella primavera del 2011 a Lione che non nel logos andreoliano, sulla questione pedofila. Infatti uno dei poliziotti, Monsieur Michaut, quando gli dissi ch’era bello immaginare un bambino che facesse sesso con uno come lui (perché era bonetto), mi rispose duro: “Ma non con uno come te!”, aprendo quindi tacitamente le porte alla pedofilia (già ampia concessione!) fra bambini e uomini più belli e/o palestrati di me. Quando poi gli ripetei che appunto mi riferivo a uomini come lui (palestrato), si sentì forse uscito allo scoperto e mi minacciò: “Se lei continua le spiaccico un processo verbale per oltraggio”… come se immaginarsi lui ed un bambino in tenero abbraccio erotico-amoroso fosse un oltraggio… mah, che mondo! L’altro poliziotto, il più stimabile di tutti e tre e di tanti altri che ho incontrato in Francia, Monsieur Cartet, invece fu ben contento, almeno nel tono, di proclamarmi: “militante per la libertà d’amore fra adulti e bambini”. Decisamente l’apertura e la giustezza di quei due ufficiali di polizia giudiziaria francesi, ancorché assai incomplete, superano di mille anni luce la grettezza ed il veleno antipedofilo sputato a mitraglia dal “luminare” Andreoli.

    Desidererei che rimettesse in linea i miei commenti fino all’estate 2012, Professore. La prego, per piacere. Non rischia nulla legalmente.

    Marco Cosentino

  14. Marco Cosentino
    13 agosto 2013 alle 19:40

    Desideravo precisare sulla Boldrini,

    visto che l’ho citata e che la seguente precisazione s’inserisce perfettamente nel discorso contro l’anti-pedofilia politica e contro l’infame think-tank massonico-cristiano (qui insieme) che vi sta dietro.

    Qualcuno mi spiega che c’entrava chiudere il concorso di Miss Italia solo perché sua insopportabile altezza la presidentessa della Camera della XVII legislatura aveva molto bigottamente criticato le donnine svestite in televisione?
    Qualcuno mi spiega qual è il legame logico fra “donne in bikini” in televisione ed “aumento di femminicidi”, legame istituito e denunciato da sua insopportabile altezza? Certamente nessuno reale, bensì uno immaginario ma potente: quello voluto dalla lobby reazionaria che ha propulso Boldrini sul seggio più alto della Camera.
    No perché a mia nonna carissima piaceva un sacco Miss Italia e non era certo una stupratrice di donne…..
    Io chiedo solennemente qui alla Rai il ripristino del concorso di Miss Italia, lode e non rischio per il corpo femminile giovane, e al parlamento la cacciata immediata della Boldrini.
    Senza dubbio giusti sono i pannelli pubblicitari contro il femminicidio; ma quello che non sopporto è strumentalizzare questa cronaca nerissima per opprimere e reprimere ciò che non ne è la causa, per opprimere e reprimere la sessualità e la nudità in un’ottica di ritorno all’ordine morale d’un tempo. La colpa dei femminicidi è, in parte, semmai di certi video pornografici ove la violenza esagerata è di ruolo, ma non delle pubblicità o di Miss Italia! E gli italiani/e che ascoltano senza reagire….
    Proprio come per la pedofilia, la tecnica rodata è la stessa: si prendono alcuni scandali recenti di omicidio (il vero grande crimine), li si amplificano a dovere nei telegiornali più che di solito, benché fossero avvenuti già in passato, forse persino con identica frequenza, e poi, cavalcando la scia d’un’indignazione così pompata, escono fuori rimedi giuridici censori che nulla hanno a che vedere con la sostanza del crimine in questione ma che hanno in comune solo certi elementi formali (non sostanziali!): le donne e l’erotismo, e basta. Ma anche la storia di Giulietta e Romeo ha in comune con tali fatti di cronaca nera una donna e dell’erotismo, per non parlare delle novelle del buon Boccaccio nostro. È per questo forse che vadano censurate d’ora in avanti le rappresentazioni di Giulietta e Romeo o delle novelle del Boccaccio? No! Allora perché far fuori oggi Miss Italia e le pubblicità con modelle succinte, e domani chissà quale film commedia sul tipo Sandrelli o quale spiaggia nudista (ma certo! “Si sa” che il nudismo pure contribuisce a seminare Jack gli Squartatori in Italia, com’è che sua altezza la piagnucolante non ci ha pensato a chiedere ai suoi servitori di far chiudere ogni fazzoletto di sabbia nudista??).
    Per prova che si tratti d’un disegno di lobby architettato a tavolino, e non solo d’una bigotteria italiana, ecco la Convenzione di Istanbul… del novembre 2011. Convenzione che, come quelle anti-pedofile dal 1996 ad oggi, rischia, potenzialmente, di far dare più peso penale alla donna che sporga denuncia contro l’uomo che non viceversa, sotto il pretesto della comunque presente fragilità femminile; proprio come nell’anti-pedofilia si presume che il bambino sia sempre innocente e scevro da voglie sessuali, e sempre fragile e sempre dinnanzi ad un adulto pronto ad abusare di tale fragilità, se pedofilo.
    È lo stesso meccanismo fuorviante (benché contro la pedofilia sia più grave di mille volte): gli scandali di pedocidio o di pedostupro, ma non di vera pedofilia, vengono amplificati dalla grancassa mediatica per poi costruirvi sopra leggi repressive su pedofili e pedofile gentili che non ci sono mai entrati un bel nulla nelle questioni “pedocidio” e “pedostupro”. Ma allora perché privarli della loro libera sessualità pedofila? Sempre col solito pretesto: ci sono due elementi formali (ma non sostanziali!) in comune fra un pedocidio ed un pedofilo amorevole: il bambino/a e l’erotismo! Proprio come nel femminicidio ci sono donne ed erotismo in comune con le pubblicità di donne svestite e, per giunta di sbieco quanto ad erotismo, con in Miss Italia.
    Ed ecco come, sulla scorta ieri d’un pedocidio oggi d’un femminicidio, le lobby reazionarie hanno propinato due velenifere pillole (perché uccide le libertà individuali) ai popoli: ieri la pillolaccia delle leggi proscriventi l’erotismo consensuale fra adulto e bambino, oggi la pillolaccia del divieto crescente di donne svestite in tivvù (effetto Boldrini), nonché: a) la potenziale disparità legale uomo-donna (a svantaggio implicito per l’uomo) nella constatazione e condanna d’un identico fatto criminoso di violenza qualora si volesse abusivamente leggere, nella Convenzione di Istanbul peraltro ben redatta, la parola “persona” quale “donna” (spero di no), visto che si reclama di convenzione a difesa delle donne e non delle persone; b) una disparità legale di fatto fra uomo e donna: le mutilazioni genitali femminili sono vietate (bene!) ma non quelle maschili della circoncisione (Convenzione Instanbul, art. 38); c) l’equiparazione (Convenzione Istanbul, art. 3, a) fra discriminazione e violenza (cosa errata medio-grave: son due concetti distinti con apprezzamenti diversi); d) l’equiparazione (Convenzione Istanbul, art. 3, a) fra atti provocanti effettivamente danni psicologici reali ed atti che possano presumibilmente creare danni psicologici (cosa errata medio-grave: se si va con le supposizioni di fatti psicologici assai poco deterministi, si apre la porta a valutazioni arbitrarie).

    Non sono il solo a pensare queste cose; infatti, benché il rigetto per la Boldrini sia nato in me per riflessione autonoma, ho poi appreso dal seguente interessante video Youtube dell’esistenza della Convenzione di Istanbul
    di cui ho incorporato, in parte e con riserva, la critica sulla disparità di trattamento legale uomo-donna, mentre le altre due riflessioni (sull’equiparazione della discriminazione alla violenza e del danno reale al danno possibile) sono mie. Video Youtube: http://www.youtube.com/watch?v=jZWbgaJrnoc .

    No alla femminocrazia legale! No alla Boldrini! Sì ai nudi femminili e maschili in tivvù e per strada! Sì ad una parità di oppurtunità uomo-donna ma non ad una disparità legale uomo-donna! Ed ovviamente… sì alla pedofilia consensuale e gentile!

    Marco Cosentino

  15. Marco Cosentino
    7 febbraio 2014 alle 2:28

    Buona notte Professore,

    giacché sono le due meno quattro di notte, al momento in cui inizio a vergare queste linee; desideravo aggiornare e rinfrescare questa discussione segnalando che due eminenti psicologi, i dottori Vernon Quinsey e Hubert Van Gijseghem, hanno riferito al parlamento canadese che la pedofilia debba, ad ogni fine psicoteraputico, considerarsi un orientamento sessuale alla stregua dell’omosessualità e dell’eterosessualità, in quanto è impossibile da sradicare o modificare dal paziente che sia nato con tale propensione, proprio come non lo sarebbe il cambiare un etero od un gay (beh, io di etero divenuti bisex ne ho sentito parlare però… a fronte di un solo gay divenuto ufficialmente bisex ma a cui non credetti).

    http://www.lifesitenews.com/news/pedophilia-a-sexual-orientation-experts-tell-parliament

    Con ciò i due studiosi, entrambi cattedratici, non concludono (managgia!!) che la pedofilia debba essere depenalizzata, affatto, e Van Gijseghem lo dice esplicitamente nel suo sito Web (doppia mannaggia!): http://www.hubertvangijseghem.com/nouvelles/173-pedophilie.html . Voglion solo chiarire ai parlamentari del Canadà che è inutile prevedere una psicoterapia di mutazione dei gusti sessuali pei pedofili, i quali possono tuttavia decidere di restare astinenti (tripla mannaggia!).
    Ovvio che il sottoscritto non è d’accordo che su un solo punto: pedofili ci si resta! Sugli altri punti sono in disaccordo, e comunque preferirei vedere la pedofilia classificata come un sotto-orientamento sessuale.

    Marco Cosentino

  16. Marco Cosentino
    10 febbraio 2014 alle 1:43

    Strepitoso professor Tre Re,

    che non mi risponde più non sia perché.
    Ho scoperto anche che un sondaggio Ipsos del 2014, commisionato dalla (certamente antipedofila) “Save the children” ed intitolato: “Internet e le relazioni sessuali tra adulti e adolescenti”, è arrivato alla seguente conclusione interrogando 1001 italiani ed italiane dal Mezzogiorno alla Mezzanotte d’Italia fra i 25 ed i 65 anni d’età: il 30% è di fatto d’accordo alla relazioni sessuali consenzienti fra un adulto ed un adolescente; l’8% è favorevole sotto riserva ed il 62% vi è contrario.
    Peccato che lo studio non affronti anche il sesso di adulti coi bambini e che all’interno del vasto termine di “adolescenti”, che include ragazzi/e dai 12 ai 18 o 19 anni, l’Ipsos non abbia perlomeno distinto due fasce: 12-15 e 16-17 anni, o meglio tre fasce: 12-13, 14-15 e 16-17 anni.
    Comunque: quasi un terzo degl’italiani/e è favorevole al sesso adulto-adolescente, yppiiii!!!!
    Meditate!

    Marco Cosentino

  17. Marco Cosentino
    12 aprile 2014 alle 15:52

    Buongiorno Professore!

    Importantissimo contributo per quest’articolo in un blog cattolicissimo: due salesiani olandesi sono ufficialmente ed apertamente pro-pedofili, più uno che il secondo.
    Prego leggere con attenzione:

    http://blog.messainlatino.it/2011/05/pedofili-salesiani-e-fieri-di-esserlo.html

    Com’è stato bello vedere finalmente due veri!! cristiani assolvere l’amore pedofilo! Mi si è aperto il cuore. Viva i salesiani!!!

    Marco Cosentino

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  1. 24 marzo 2013 alle 3:08

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