Antonio Margheriti Mastino, Quando la morale cattolica diventa una cazzata

Quando la morale cattolica diventa una cazzata

di Antonio Margheriti Mastino

Se stavolta vi sventolo sotto gli occhi un preservativo è solo simbolicamente: prendo il simbolo che è padre di tutti gli psicodrammi clericali e laicisti. Per dirvi dell’affaire “morale cattolica”: dal sesso (prematrimoniale e contronatura), alla contraccezione, all’autoerotismo, alle coppie di fatto e tutte le porcherie massime e immaginabili. E per dirvi anche dell’etica, ossia quella branca della filosofia che ci spiega il “come ci si comporta”. Qua si nascondono insidie e soprattutto equivoci che manco immaginate. Mò provo a spiegarvi. Ma tenete presente che non sono né un profeta né un papa, dunque sono sprovvisto di infallibilità al momento, altrimenti sarei Eugenio Scalfari; semplicemente sono un cattolico che cerca di ragionare sulle cose pratiche della fede, pronto sempre a ritrattarle, qualora mi si dimostrasse che sbaglio. Altrimenti sarei Hans Kung. Non sono neppure un moralista un tanto al chilo: altrimenti sarei mons. Carlo Maria Viganò.

Ogni volta che sento in clericalese blaterare di preservativi, mi sale il sangue al cervello. So’ fatto così: me irrito facilmente. Mi spiego.

QUANDO IL CONDOM ESPLODE IN MANO A PAPA BENEDETTO

Un esempio di sarcasmo laicista che dilaga su google, sulla questione contraccettivi

Sono veramente stufo dei viaggi papali in Africa – devastata da quell’Aids che la stessa sessuomania di massa, imposta dal politicamente corretto radicalchic occidentale e dalla rivoluzione sessuale, ha generato – stufo di viaggi papali dicevo, dove puntualmente spunta fuori la parola “preservativo”. Sapendo che i giornalisti al seguito, apice del cretinismo nichilista, non aspettano altro che sollevare una tempesta artificiale di sabbia. Infilando tutto, papa e papamobile e discorsi papali, dentro un condom, soffiarci dentro, gonfiarlo a dismisura, e farlo esplodere con una manata in gran fragore su tutti i media. Per il pubblico ludibrio dell’intellighenzia liberal.

“Il papa nell’Africa devastata dall’Aids, dice che non si deve usare il condom”: buuu, vergognaaa, scandalooo; richieste internazionali di incriminazione del pontefice per, minimo, “crimini contro l’umanità”, e, in caso, “genocidio”. Poi vai a leggere cosa cazzarola il papa ha detto, e ti rendi conto che le cose stanno diversamente: ossia, in soldoni il papa aveva detto, che la migliore difesa contro le malattie sessuali è proprio l’astinenza o il sesso e la fedeltà coniugali, vale a dire il sesso congiunto all’amore. Neppure una grande scoperta, persino scoperta dell’acqua calda, se vogliamo: ma siccome i “razionalisti” sono per loro stessa natura irrazionali e in malafede, e hanno nella logica una nemica giurata, insistono nella loro ideologia del lattice: meglio scopare tutti con tutti il più possibile, usando il preservativo: totem, panacea, infallibile nume tutelare e santo protettore di tutti i porci ovunque dispersi. Questa la loro ricetta. E siccome si dà il caso che gli africani proprio questa ricetta – e non quella del papa – seguono da decenni, anche con le innumerevoli turbe di finocchi turistici occidentali in cerca di minchione nereggianti autoctone, vera stele sacra e premio alla carriera di ogni sodomita che si rispetti, i risultati li abbiamo sotto gli occhi tutti.

Salvo poi, dinanzi alla realtà che smentisce l’ideologia del meno latte e più lattice per tutti, detta anche del sesso sicuro “anche” per gli africani, dinanzi alle malattie sessualmente trasmissibili che invece che ridursi assumono dimensioni di pandemie, prendersela col papa, che aveva detto, non scopate affatto (e possibilmente non fate manco la guerra), anzi no, fate l’amore fra marito e moglie, e siate fedeli, che è sicuro che così nessuno contagia nessuno. E, per giunta, manco fate peccato. Semmai fate figli. Non tanto per piacer vostro ma per dare un figlio al Dio nostro. Questo, tutto questo, fin poco fa era la normalità. E nessuno ne è morto. Anzi, tutti vissero felici e contenti. Ma poi doveva arrivare la “rivoluzione sessuale”, a ribaltare tutto. E a togliere donne dalle placide capanne africane e buttarle sui marciapiedi dell’Occidente sazio e indifferente. E, naturalmente, “sessualmente evoluto”. E s’è visto in cosa si è evoluto.

NON È CHE LA CHIESA È CONTRO IL CONDOM. È CONTRO PROPRIO IL SESSO. PREMATRIMONIALE

A parte il fatto che la questione preservativo è del tutto fittizia: il punto è che per chi è cattolico non è lecito il sesso prematrimoniale. Con o senza preservativo. E nel matrimonio non ha senso perché ci si sposa per procreare non per inibire la vita. Dice: ma io non voglio mettere incinta mia moglie ogni anno, sino ad avere, che so, 20 figli. Giustissimo, a te che parli così ti stimo moltissimo: a tutto c’è un limite. Meno che all’idiozia.

Infatti, le qualità del cattolico devono essere il realismo e la praticità, dunque sarò realista e pratico, brutale perché l’argomento lo richiede (e non sono una suora, notoriamente bigotte e progressiste). Se tu non vuoi 20 figli da tua moglie, non è necessario nel matrimonio che usi il preservativo, che godi pure de meno e ti privi del contatto diretto e tutto sommato inebriante del tuo pene con le pareti della patonza bella umida della consorte. Basta semplicemente che non ti scopi tua moglie in quel brevissimo periodo che segue al 14° giorno dopo la prima mestruazione e che, notoriamente, è il periodo “fertile”. Poi nessuno è mai morto per qualche giorno di astinenza dalla copula coniugale: un piccolo sacrificio non può che migliorare le prestazioni successive, temprate dall’attesa. O se proprio vuoi il congresso carnale, dato che già ci son stati 3-4 giorni di astinenza per via delle mestruazioni e prima ancora dei simulati “mal di testa” di lei… che ti devo dire?… vieni non dentro la patatina ma fuori (ma qui ci sono pareri discordi). Guardate l’aspetto positivo: è l’occasione d’oro anche per la creatività e l’alternatività sessuale in una coppia (sposata): magari succede che cambiate finalmente posizione… e hai visto mai trovate quella giusta, dove per la prima volta gode pure tua moglie, senza simularlo. E poi se pure per “incidente”, per errore di calcolo ci scappa un figlio… e capirai!!… nessuno mai si è pentito, alla fine, di aver messo al mondo un pargolo. Semmai, dopo, quando è troppo tardi, s’è pentito di non averlo fatto. Sono una benedizione i figli, non una maledizione come vogliono darci a credere i santoni del radicalismo, sterili fino in fondo all’anima e impregnati fino alla midollo di morte, morte e ancora morte. Perché hanno smesso di credere nel Cristo della vita e che dà la vita, nel cristianesimo che è la religione della gioia perché ama sino allo scandalo e alla follia la vita e odia con tutto se stesso la morte, sino ad averla cancellata, annientata, vinta, negata, ridotta a vita essa stessa. A vita eterna, persino. Come il Maestro ha fatto: “Morendo ha vinto la morte”. Perchè quei “santoni” sterili e mortiferi negando Cristo si sono inchinati al vitello d’oro, all’idolo, a mammona. A Lucifero trasfigurato in tutte le sue maschere, ma che in ogni caso è sempre lui: il nemico della vita, il principe dell’omicidio maledetto, l’autore della morte. La morte stessa.

SE IL PAPA PARLA DI CONDOM, PERCHE’ S’INCAZZANO I SODOMITI CHE INVECE POSSONO USARLO?

Come è fittizia la questione preservativo-Aids-sodomiti. Il preservativo ha senso solo nel contesto eterosessuale: come innaturale ostacolo alla procreazione. I cari frocetti, dunque, possono usare quanti preservativi gli pare: possono pure infilarseli nelle orecchie. Alla Chiesa non gliene può fregar di meno: due maschi non possono procreare. Ergo, non esiste la questione preservativo per i sodomiti: per loro esiste un’altra questione. Che non devono proprio scopare, ancor meno degli eterosessuali non sposati. I sodomiti sono chiamati, per salvarsi l’anima, a un sacrificio particolare che Dio ha chiesto loro: la castità. A vita. Segno che forse per loro ha un disegno speciale, diverso, che prevede un sacrificio maggiore, speciale appunto. Non esiste, neppure nel Catechismo, una questione contro gli omosessuali in sé; tutt’altro, ci dice il Catechismo cattolico: vanno amati, rispettati, trattati con “delicatezza”. Non è peccatoessere omosessuali, in questo senso (come spiegato, può essere una “grazia speciale”). Per loro esiste solo la questione sesso contronatura, cioè passare dall’essere sodomiti al fare i sodomiti, non importa se col culo loro o degli altri; in ogni caso resta sempre la più condannata delle pratiche sessuali, a chiarissime lettere, dall’Antico Testamento, e che è indicata da sempre come la più sanguinosa delle sfide ai cieli, e che sempre ha meritato castighi divini immani. Caterina da Siena diceva che “neppure li diavoli vogliono li sodomiti che del corpo loro han fatto stalla con gli animali bruti”, e persino i demoni, dunque, li respingono con orrore. Guai a Sodoma! Altro che preservativo…

QUANDO LA CHIESA PARLA DI CONDOM, IL CASINO NASCE DAL PARLARNE AL ROVESCIO

Ma dicevo che mi innervosisce questo parlar di corda in casa dell’impiccato, di preservativi in casa degli africani. Sarebbe tante volte persino evitabile il discorso. Anche se è vero che il papa parlava principalmente ai cattolici; ma mi chiedo se non sia il caso ogni volta di precisarlo. È anche vero che tale discorso casca male perché si va a impalare su un equivoco di fondo. Che moltiplica tutti gli altri equivoci. Perché c’è un ribaltamento logico e cronologico delle ragione, delle cause ed effetti che conducono alla morale sessuale. Mi spiego meglio.

Si tende ad iniziare il discorso (e vale per papi, preti, laici cattolici) al rovescio: 1 malattie sessuali; 2 preservativi; 3 morale sessuale; 4 peccato; 5 Dio. Vale a dire che la ragione ultima – semmai si ricordano di ricordarla, perché a quel punto sono già cominciati i fischi – la ragione ultima dunque, sarebbe, a sentirli, l’essere credenti nel “Dio di Cristo”. E invece no, porcamiseria: è vero il contrario: Dio è la ragione prima e non ultima della lista. Per questo la contraccezione è proibita ed è peccato infernale. È qui che mi cascano gli asini e i preti. Se si vogliono limitare gli equivoci e sortire qualche effetto positivo, il discorso sulla sessualità occorre affrontarlo proprio al rovescio, ossia nel verso giusto: partire da Dio, passare per la morale che ne consegue (che poi sarebbe la Legge Divina), e finire al preservativo. Non il contrario. Dunque: il fondamento della morale sessuale non è la profilassi ma la fede; così come il problema dei disordini sessuali non è tanto problema di morale quanto problema di fede. Che venendo meno questa, cede tutto il resto, perché non ha senso resti in piedi. Senza Cristo, la morale è una grandissima cazzata. È moralismo fine a se stesso: quindi, ancora una volta, una cazzata. Maggiore della prima.

MORALISMO SENZA MORALE DELLA FAVOLA. RENATO FARINA MI DISSE…

Mi fece riflettere quanto un antico dirigente del PCI mi confidò. Dice: “Sai, io negli anni ’60, da ragazzino, stetti nell’istituto dei padri carmelitani. Loro mi educarono”. Allora gli chiedo com’era l’educazione carmelitana, fratesca, dei bambini, proprio in quel momento di passaggio, incastonato tra preconcilio e postconcilio. “Molto schematica”, mi disse il comunista. Io subito pensai al benedetto mnemonicocatechismo di Pio X. No, intendeva proprio un’altra cosa: “Sesso, sesso, sesso: inculcare l’orrore del sesso e al contempo, per logica conseguenza, l’ossessione del sesso”. E mi parve di scorgere in quella frase sibillina un non detto, una allusione raffinata a un qualche rarefatto clima omoerotico, seppure a livello subliminale. No, questa volta non è la malignità pruriginosa tipica di certi vecchi anticlericali militanti del PCI, che, addestrati ad arte dal partito usavano queste facezie per screditare il clero cattolico, loro naturale (all’epoca: poi divennero compagni di strada) nemico. Era la verità quella. Che mi confermò (sebbene in tono diverso), fra gli altri, anche uno molto meno sospetto: Renato Farina, ciellino e giornalista cattolicissimo.

Anche lui mi stava parlando dei suoi anni ’60 un po’ borderline, a metà strada fra l’incontro fatale con don Giussani e un certo flesciamento per i “preti guerriglieri”. Ormai tutti si erano affacciati al ’68, e al suo solito il clero con più incoscienza di tutti, con infantilismo più che con lo spirito “adulto” che voleva millantare. Ecco, chiesi di questo a Farina: con quale preparazione voi giovani cattolici di allora vi trovaste ad affrontare la rivoluzione sessuale del ’68? E allora mi disse una cosa strana, che mi ci fa riflettere ancora: “Io ho vissuto un momento di grande crisi. Successe che molti parroci, vedendosi assediati e per difendersi da questa fuoriosa politicizzazione, estraniassero la comunità, gli oratori da queste ondate, senza affrontarle con un giudizio. Io mi trovai a disagio, specie a scuola dove mi sentivo trascinato da questa ondata rivoluzionaria. Sai, purtroppo tutti noi avevamo ricevuto una educazione moralistica, per cui il cristianesimo da una parte tendeva a diventare ritualismo festivo, che, messa in italiano o in latino, a prescindere, non dava forma a tutta la vita. Questa educazione moralistica era intesa solo come paragone tra una vita e i comandamenti per vedere che peccati si erano fatti. Dando per scontato che poi, come da tradizione, comunque restasse una civiltà cristiana. Una sottovalutazione enorme della rivoluzione ideologica e dei costumi che stava avvenendo, del resto già preparata negli anni ’40-50 nei licei dai professori laicisti e marxisti…”.

Una educazione moralistica, e ritualismo, dice Farina, dunque. Che poi, in soldoni, vorrebbe dire fare tanto di capoccia ai ragazzi, agli educandi, su ciò che “non si fa”, sul “come non si fa”, e glissare sul “perché”, sulle ragioni profonde e vere, prime e ultime di tali proibizioni. Ragioni che sole potrebbero legittimare e riempire di senso ciò che apparentemente ne è sprovvisto.

CONFESSIONI DELL’UOMO CHE NON DIVENNE PAPA

Stavo leggendo con un sorriso forse il migliore e più velenoso romanzo sulla Chiesa, tale perché è anche il più vero; un ritratto dal vivo da una certa prospettiva, di uno che il cattolicesimo in tutte le sue pompe altoprelatizie lo conosceva davvero: Le Chiavi di San Pietro, autore quella vecchia gloriosa e svergognata checca di Roger Peyrefitte. Dove si racconta della formazione prima francese e poi “romana” di un seminarista francese nel Dopoguerra. Il racconto inizia così: “Se fosse rimasto in Francia la virtù lo avrebbe abbandonato (…) Accusato di tiepidezza e di orgoglio, sospettato di vizi vergognosi, aveva finito col chiedersi se quelle accuse e quei sospetti non fossero in qualche modo giustificati. In collegio, l’impurità dei suoi compagni l’aveva reso puro; al reggimento, l’anticlericalismo del suo capitano aveva rafforzato la sua vocazione; ora in seminario rischiava di perdere queste belle virtù. Per voler reagire a un ambiente in cui gli uomini parlavano solo del sesto e del nono comandamento, speventò con indecenti ammissioni il suo direttore spirituale”.

Ancora più curioso, a proposito di moralismo macchiettistico e pruriginoso, era il racconto presunto autobiografico di un ancora più presunto “anonimo alto prelato vaticano conservatore, carrierista e agnostico” che aveva scelto quella strada al solo scopo di diventare papa, e che, fallito l’obbiettivo, ora lasciava le sue “memorie” in mano al vaticanista di sinistra ed ex prete Carlo Falconi. Che fin troppo somigliava al sedicente “prelato anonimo”. Parlo del suo bel libro L’Uomo che non divenne papa. Dove si racconta degli anni di “formazione romana” nel seminario papale del futuro “prelato”, un ritratto preciso e circostanziato, tanto che il racconto credo sia in parte pura verità, al di là di chi lo abbia vissuto realmente. Ve ne riporto qualche stralcio eloquentissimo, per farvi sorridere:

E quando la contestazione post-conciliare li prese di mira [i seminari], io temetti grandemente per la Chiesa. Certo vi si praticavano, ed io stesso li ho conosciuti, eccessi non solo superflui ma controproducenti. La chiusura sul mondo era totale, la formazione morale deleteriamente pansessualistica (…) A distendermi un po’ fu un inatteso avvenimento che ebbe per protagonista il nostro direttore spirituale. Dai primi di giugno, infatti, egli montò in cattedra ogni mattina per metterci in guardia da un grave pericolo che stava per incombere su di noi: le prossime vacanze.

Avevo sempre considerato le vacanze nient’altro che un periodo di svago e di riposo, ed ecco che egli ne parlava in termini ora polemici ora drammatici come il periodo dell’anno di “più allegra vendemmia del diavolo”, della stagione per antonomasia della perdita dell’innocenza (…) finché egli nelle sue meditazioni parlò di ciò che il “buon chierico” avrebbe dovuto fare, non ne ricavai gran che. Fu quando rivoltò la medaglia per leggervi ciò che “il buon chierico” non doveva fare, che il mistero mi si chiarì (…) è chiaro, i nostri superiori non ci avrebbero abbandonato in mezzo al mondo soli ed inermi ad affrontare tutti i demoni (…)

E che avremmo dovuto trovare nel mondo? Un vero caleidoscopio di tentazioni, una autentica “cornucopia di mali” (…) inviti a divertimenti equivoci, sollecitazioni a spettacoli non adatti al nostro stato, letture malsane, incontri funesti, compagnie corrotte (…) Durante la settimana santa, un vecchio passionista pieno di tic ci aveva sommerso in un mare d’angosce: con le sue prediche sui novissimi, egli aveva toccato un po’ tutte queste “occasioni di peccato”. Quel che era nuovo era la concentrazione di tutto questo arsenale di pericoli, il loro dispiegamento compatto e le dimostrazioni terrificanti che ne dava. In quel nuovo poi c’era un inedito assoluto, che durante l’anno non era mai stato messo in campo o tutt’al più vagamente sfiorato, o confusamente alluso: la tentazione-donna. Sembrava quasi che egli rabbrividisse nel permettersi tale inconsueta evocazione e che con lui rabbrividisse l’atmosfera della cappella e dell’intero seminario (…) Una volta però pronunciata la parola, egli sembrava non riuscir più a liberarsene e l’usava, con irriconoscibile terribilità, come un boomerang, meglio come un esorcismo. In tutte le precedenti prediche più o meno apocalittiche sul peccato impuro, egli aveva battuto in breccia soprattutto il “vizio solitario” e le “amicizie particolari”. Ma per un inspiegabile partito preso, visto quel che accadeva ora, non aveva mai accennato alle donne o tutt’al più solo in qualche direttiva pratica riguardante le passeggiate in città e la necessaria mortificazione degli occhi a proposito di manifesti, vetrine e, per l’appunto, donne, ma in modo così discreto e in sordina, da non poter essere quasi neppure raccolto. Ed ecco ora, a causa o col pretesto delle vacanze, come per un misterioso richiamo, questo arrivo in frotta di donne, inatteso ed enigmatico, come per un giudizio univerale di condanna da cui nessuna si salvava: le estranee perchè tali, le conoscenti perchè “occasioni remote”, le parenti perchè “occasioni prossime”. Con tutte non si doveva sostare per strada o trattenersi in luoghi pubblici, aperti o chiusi, ma soprattutto le si doveva tener lontane da casa durante la propria presenza, evitare a qualsiasi costo di frequentarle da sole. Neppure alla presenza di altri, fosse pure dei genitori, era lecito comunque giocare con loro, studiare in compagnia, suonare insieme strumenti o cantare. Persino le sorelle davano luogo a un capitolo speciale…”.

Persino le “sorelle”, dunque… giudicate un po’ voi. Io, per parte mia, rido.

PAPA GIOVANNI NON ACCETTAVA DONNE A TAVOLA. NEPPURE LA SORELLA

A proposito di “sorelle”. Voglio lusingarvi con qualche altro esempio di moralismo senza “perché”. Non poco mi ha fatto sorridere anche il cardinale più politicamente scorretto della chiesa postconciliare, dalla lingua ruvida ma simpatica: quel gran vecchio conservatore del cardinale Silvio Oddi, morto da un decennio. Il quale nelle sue belle e critiche memorie-intervista, intitolate significativamente Il Tenero mastino di Dio, così racconta di un colloquio con Giovanni XXIII sugli esiti del famoso sinodo romano che precedette il concilio Vaticano II:

“Prima ancora che cominciasse il Concilio, nel 1961, fui ricevuto in udienza da Giovanni XXII. Mi ero procurato una copia degli atti del Sinodo romano, appena conclusosi. Dissi al papa: “Santità, per favore si adoperi perchè il Concilio non abbia lo stesso esito del Sinodo”.

“Ma cosa vuoi dire?” mi domanda oscurandosi un po’ in volto. “Che farebbe ridere tutti” dico io, un po’ brutalmente. E lui, risentito: “Ma che dici! E’ stato un successo…”. E io: “Santità, mi scusi, ma si è risolto in una bolla di sapone”. “Ma hanno venduto migliaia di esemplari degli atti del Sinodo”, ribatte lui sempre più irritato. “Ne avessero venduti anche centomila esemplari, resta il fatto che ha fatto ridere tutti, ed è rimasto inattuato” concludo. Ed era vero. Il Sinodo si era limitato a prescrivere disposizioni rigidissime per i preti: non solo erano obbligati a portare sempre la talare ma anche il soprabito (…) non dovevano mai comparire in pubblico alla guida di un’automobile con a bordo una donna, fosse pure una parente. Né andare a teatro, al cinema, allo stadio. La verità era che Roncalli era il conservatore più incallito che Dio abbia mai creato sulla faccia della terra (…) Per rispettare le convenzioni ecclesiastiche non pranzava mai con sua sorella, perchè stava male che un prete sedesse a tavola con una donna. La lasciava mangiare con i domestici, in cucina. Tranne la domenica”.

CERTO CLERO PARLANDO DI CONDOM LA BUTTA IN EPIDEMIOLOGIA PERCHÈ SI VERGOGNA A PARLAR DI “PECCATO”

Ormai è una consuetudine oziosa. Ogni santa volta che un giornalista, specie laico, intervista un ecclesiastico, la domanda canonica è: “Il preservativo?”. E l’ecclesiastico, se ancora è un minimo cattolico, a ripetere: “No, non si può usare, nel matrimonio men che meno”. E il più delle volte scende indecorosamente, con vero accanimento medico, in particolari tecnici, spesso a dimostrare che “dopotutto il condom non sembra affatto sicuro come dicono”. Ma che te frega a te… perchè non te fai l’affari tua? “Forse non è sicuro”… dice… e che c’entri tu, prete, cattolico, con la “sicurezza sessuale”, con la “resistenza” dei condom? Ma perché non ve state zitti preti, dico io, che me sembrate tanti chimici di una fabbrica di profilattici addetti alla scannerizzazione dei cappucci? Che c’entra la “sicurezza” del condom con l’essere cattolici e peggio ancora col divieto di usarli? Va da sé che per la milionesima volta uscirà sul giornale, al solito laicista, di magari una lunga intervista con brevi cenni sull’universo, un articolo a senso unico che già nel titolo a caratteri cubitali annuncia solo la riscoperta dell’acqua calda: “IL VATICANO RIBADISCE IL NO AL CONDOM”. Poi ci hanno ragione a ridere del Vaticano e dei preti, poiché oggettivamente la cosa, messa così, fa ridere; e dopo fa pure irritare assai se leggi la spiegazione che l’ecclesiastico adduce al “No”.

Ho la certezza ormai, che certi ecclesiastici, blaterando di morale sessuale, per giustificarla preferiscano parlare di “malattie” perché si vergognano a parlare di peccato. Gettano in sociologia e in epidemiologia, quello che invece andrebbe risolto sul piano della teologia e della fede. Se la fede c’è, naturalmente. Che quando non c’è te ne esci fuori con un trattato di mille pagine sulla morale ed etica “sessuale” che nessuno leggerà perché nulla dice e a nulla serve, come ne scriveva a getto continuo l’allora non ancora cardinale ma già “esperto” del tema, Tettamanzi, “consulente” del Vaticano… “Consulente”: manco fosse una multinazionale farmaceutica. Un altro segno del clericalismo che ha ceduto al documentarismo, all’espertismo, al peritismo, al burocratismo, al trattatismo, alla logorrea e, va da sé, alla mancanza di efficacia per totale mancanza di senso pratico e della realtà. Dove si cede a tutto questo superfluo per non dover cedere all’essenziale nudo e crudo delle Scritture, che proprio su tutto ciò han parlato sinteticamente ma diffusamente, soprattutto in modo duro e incisivo. Scandaloso. E a giustificazione di quegli imperativi morali rispondono:Perché così vuole la Legge divina; perché così Dio vuole; e all’una e all’altro rispondono le leggi del creato.

Ho qui davanti il Perché credo di Messori, e leggo una cosa significativa, che non è moralistica ma di duro realismo, come nel costume di quell’apologeta: “La rivolta attuale contro il cristianesimo si traveste nobilmente da ideologica, da culturale, da storica, ma spesso al fondo c’è l’insofferenza verso le sue esigenze morali, soprattutto sessuali. Come dicono, crudamente, i Padri della Chiesa nascente: Chi rifiuta la croce del Cristo per fedeltà all’Olimpo, è colui che desidera impunità per i suoi vizi”. Ma poi spiega meglio: “Nella prospettiva cattolica, la colpa vera non è la caduta, tanto prevedibile e scontata che per essa ci sono appositi segni efficaci, i sacramenti, che ti assicurano del perdono di Cristo. Colpa, nella prospettiva di fede, è presentare come lecito, irrilevante o addirittura auspicabile ciò che per il Vangelo non lo è. Il peggio non è il cattolico incoerente – tutti più o meno lo siamo – il peggio è il radicale di ogni risma, per cui il bene e il male sono o capovolti o negati”.

Aveva detto a proposito Pio XII in un’enciclica: “Il maggior peccato della modernità è negare che il peccato esista”. Cosa molto familiare al clero e al laicato clericalizzato liberal. Come anche a quei cattolici ortodossi della domenica, che invece di negare il peccato, preferiscono non nominarlo affatto. Due facce della stessa medaglia: un’operazione, non sai quanto inconscia o programmata, di semantofobia, dove si rifiuta di pronunciare parole che evocano “fantasmi” sostituendole con termini più politicamente corretti, asettici, tranquillizzanti. Laici magari. Meglio se medici. Dove la salvezza dell’anima, diventa profilassi sessuale. Cos’è questa se non rimozione (piuttosto che negazione) del peccato?

  1. Rosa
    1 agosto 2012 alle 16:56

    Signor Mastino, sono veramente disgustata da quello che ho appena letto.
    La volgarità con la quale si esprime mi ripugna. Solo una persona veramente sofferente può parlare di sessualità in questo modo.

  2. 1 agosto 2012 alle 21:55

    Canto@ControCanto

    ma si usa ancora il condom? questa prodigiosa invenzione per consegnare in modo asettico un esame a un medico?

    ma si usa ancora il condom? quella volta che ho deciso di dormire in strada con il mio fedelissimo sacco a pelo, col cauto consiglio, ne ho fatto scorta.. rivenderli, naa, proporli a occasionali imprevisti stupratori, bha, sono un ottimo decongestionante efficace sulla pelle secca, eccezionali per chi ha problemi di baffetto

    ma si usa ancora il condom? non militando per nessuna associazione umanitaria, ma tuttavia, sempre attenta, al vivere civile, ricordo con chiarezza di averli regalati a una coppia di clochard, ma in verità nemmeno il mio in quel momento era uno dei miei tempi migliori

    ma si usa ancora il condom? non so se si usa ma in italiano fa preservativo… e al tuo paese?

    viva le mamme e i papà

  3. Rosa
    2 agosto 2012 alle 11:17

    Sono veramente stufa di sentire tutte quelle idiozie sulle cause della diffusione dell’AIDS. Al solito, i più restano vittime del pressing mediatico, veicolo ignominoso di menzogne. L’AIDS non si trasmette sessualmente e neanche ematicamente. E’ veramente schifoso tutto l’apparato della “cura” (che poi è il vero responsabile della diffusione dell’AIDS), costruito dalle case farmaceutiche esclusivamente per arricchirsi sulla pelle della gente.Non si muore di AIDS. Si muore di “cura” per l’AIDS. E’ bene che la gente si informi e non è difficile anche su internet conoscere, dalla bocca di luminari della medicina (almeno di quelli non “imbavagliati” dalle case farmaceutiche) la VERITA’ sull’AIDS e sull’HIV.

    “Sono veramente stufo dei viaggi papali in Africa – devastata da quell’Aids che la stessa sessuomania di massa, imposta dal politicamente corretto radicalchic occidentale e dalla rivoluzione sessuale, ha generato ”

    Mastino sei un ignorante presuntuoso. Prima di parlare dovresti forse un pò pregare!?

  4. Rosa
    2 agosto 2012 alle 11:52

    Mastino, devo chiederti scusa. Ho letto alcuni articoli che scrivi su internet e ho capito che non sei cattivo, sei solo gravemente malato. Provo tanta sofferenza per te e compassione. Siccome vorrei aiutarti a trasformare la tua collera patologica, ti invito a leggere “Felicità in questo mondo” breve introduzione al buddismo di Nichiren Daishonin. Sono sicura che ti aiuterà a guarire. Almeno sarà un piccolo passo verso la guarigione che ti auguro di vero cuore.

  5. Sebastian
    2 agosto 2012 alle 13:34

    Riconosco la sindrome di Antonio Margheriti Mastino, perchè è anche la mia.
    E’ generata dallo sco*pare poco, e male.

    Coraggio fratello….

  6. Sebastian
    3 agosto 2012 alle 16:18

    “cari frocetti”

  7. Sebastian
    4 agosto 2012 alle 5:06

    “Se tu non vuoi 20 figli da tua moglie, non è necessario nel matrimonio che usi il preservativo, che godi pure de meno e ti privi del contatto diretto e tutto sommato inebriante del tuo pene con le pareti della patonza bella umida della consorte. Basta semplicemente che non ti scopi tua moglie in quel brevissimo periodo che segue al 14° giorno dopo la prima mestruazione e che, notoriamente, è il periodo “fertile”. ”

    Niente di più insicuro… Un’emerita, gigantesca, ca*zzata…. Auguri e figli maschi!

  8. Sebastian
    4 agosto 2012 alle 5:13

    “Come è fittizia la questione preservativo-Aids-sodomiti. Il preservativo ha senso solo nel contesto eterosessuale: come innaturale ostacolo alla procreazione.”

    I preservativi sono un presidio sanitario. Non sono solo un anticoncezionale ma prevengono malattie sessualmente trasmissibili. E non c’è solo l’AIDS, che notoriamente sta coinvolgendo più la fascia etero che omo.

  9. 6 agosto 2012 alle 21:47

    L’impasto linguistico pirotecnico e un po’ cialtrone di Margheriti Mastino serve solo da richiamo. Neppure la morale sessuale è il vero e proprio oggetto di quest’articolo. Letto insieme all’altro, che ne vuole essere il logico completamento, https://terradinessuno.wordpress.com/biblioteca-di-terra-di-nessuno/antonio-margheriti-mastino-quando-la-morale-cattolica-smette-di-essere-una-cazzata/ si vede che il vero oggetto è il rapporto tra morale cristiana e morale tout-court.
    Mastino chiede di essere confutato. Ci provo.
    – Da una parte Margheriti Mastino critica – a mio parere, in buona misura, non senza ragioni – il pansessualismo dell’Antico Testamento e di buona parte della catechesi, dell’omiletica e della morale magisteriale contemporanea. Poi egli medesimo cade in questo stesso errore, identificando “morale” con “morale sessuale”, ignorando tutto il resto della materia che ricade sotto il titolo “morale”: dalla morale sociale, per fare un esempio, alla bioetica.
    – La morale “naturale” (per dir cosi’) senza morale teologica è una cazzata: questa, la sua tesi. Che non ha fondamento nel Magistero e neppure nelle Scritture. E’ sufficiente citare il celeberrimo episodio del sacrificio di Isacco per rendersene conto, episodio in cui si afferma nello stesso tempo il primato della morale teologica (che impone di obbedire alla singolare comandamento divino) e il carattere imprescindibile e propedeutico della morale “naturale” (che vieta in assoluto l’uccisione dell’innocente).

  1. 31 luglio 2012 alle 14:54

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