Anno B, Tempo ordinario, IV domenica


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COMMENTO AL VANGELO DOMENICALE

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La potenza del Male

Anno B, Tempo ordinario, IV domenica
Dt 18,15-20; Sal 94; 1Cor 7,32; Mc 1,29-39
Ascoltate oggi la voce del Signore

Mc 1,21Giunsero a Cafàrnao e subito Gesù, entrato di sabato nella sinagoga, insegnava. 22Ed erano stupiti del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità e non come gli scribi. 23Ed ecco, nella loro sinagoga vi era un uomo, posseduto da uno spirito impuro, e cominciò a gridare: 24″Che vuoi da noi noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci! Io so chi tu sei: il santo di Dio!”. 25E Gesù gli ordinò severamente: “Taci! Esci da lui!”. 26E lo spirito impuro, straziandolo e gridando forte, uscì da lui. 27Tutti furono presi da timore, tanto che si chiedevano a vicenda: “Che è mai questo? Una dottrina nuova insegnata con autorità. Comanda persino agli spiriti impuri e gli obbediscono!”. 28La sua fama si diffuse subito dovunque, in tutta la regione della Galilea.

Vi è un preciso legame narrativo tra la pagina di oggi e la proposizione programmatica di Mc 1,15. Altri illustreranno la potenza dirompente della predicazione galilaica di Gesù riportandocene il contenuto. Marco fa una scelta diversa, che affida alla forza simbolica dei gesti del Maestro. Il significato dell’espressione “avvento del regno di Dio” (basilèia tou Theou, lett. “signoria di Dio”), in particolare è da Marco illustrato con un esorcismo compiuto da Gesù a Cafarnao, all’interno di una sinagoga, in giorno di sabato. Il brano fa parte di un resoconto su una giornata-tipo del ministero pubblico di Gesù in Galilea (Mc 1,21-38). Il retroscena “privato”: Gesù ha incontrato alcuni cafarnei tra i fedeli che si sono recati al battesimo di Giovanni, ha stretto amicizia con loro, ha deciso di tornare in Galilea in loro compagnia, ospite, a quanto il vangelo di Marco lascia supporre, del pescatore Simone di Giovanni (1,29).
Che nelle parole di Gesù agisca personalmente Dio, si coglie oggettivamente nel carattere performativo del kerygma. L’uditorio coglie ed esprime quest’efficacia dell’insegnamento del rabbi di Nazareth attraverso due sue caratteristiche osservabili: l’autorevolezza e la novità (27b). I fedeli si accorgono che, pur rivolgendosi ad un pubblico religioso, con le fonti e le modalità della ritualità sinagogale, Gesù non si serve più delle mediazioni della religione tradizionale. Perciò la risposta dell’uditorio è la meraviglia (22.27a), che non è affatto, al momento, una risposta di fede: tra i presenti nella sinagoga solo lo spirito impuro obbedisce al comando di Gesù, i cittadini di Cafarnao sembrano invece rimanere piuttosto perplessi. E’ anche vero che lo spirito impuro non è tra i destinatari dell’annuncio. A lui solo Gesù si rivolge con minacce (25). L’obbedienza dello spirito impuro non è dunque certo un’obbedienza di fede, anche se egli mostra di conoscere il “nome segreto” di Gesù, “Santo di Dio” (24), la fonte stessa della sua autorità. Questo nome segreto evoca simbolicamente la parte più interna e incontaminata del Tempio di Gerusalemme, santificata, secondo la religione istituzionale sacerdotale, dalla stessa presenza reale di Jahweh.
La scena si svolge in uno spazio che è solo una sinagoga di una regione infestata dai demoni, com’era allora creduta la Galilea, essendo geograficamente esposta al contatto con i pagani; ma lo spirito impuro non sembra avere alcuna remora nel contaminare e profanare quel luogo sacro, sia pure di secondaria importanza. La sinagoga, infatti, è l’ovvia metonimia della comunità che l’abita. Che la scena si svolga di sabato accentua il fatto che il contrasto tra puro e impuro pone in questione l’efficacia delle forme tradizionali di religiosità e delle sue regole di purità rituale. Lo spirito impuro, infatti (pur minacciando di poterlo fare, conoscendone il nome segreto) non osa aggredire Gesù, si arresta davanti a lui, ammutolisce, è sconfitto.
La “signoria di Dio” cos’è dunque per Marco? Anzitutto un evento operato direttamente da Dio, quindi l’annuncio e contemporaneamente la sua realizzazione. Questo evento consiste nella liberazione dal male dell’uomo dissacrato dal male stesso. Nel brano corre anche un filo polemico. L’annuncio del Regno suscita gioia ma anche sconcerto e controversie come ogni novità che irrompa a sconvolgere il ripetersi abitudinario di ritualismi tradizionali, ma soprattutto perché supera la religiosità sinagogale ponendone in evidenza i limiti e l’inefficacia in ordine all’aggressività del male ed alla possibilità di salvezza.

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