Bioetica in margine alla legge 40/2004

Note in margine alla legge 40/2004

Testo integrale dell’intervista pubblicata a cura di G. Valmarin col titolo
L’embrione è una persona?, in Finestra aperta, XIV, sett. 2004, n. 9, pp. 8-9.

Nel mondo cristiano le cellule appena fecondate sono già considerate vita, per i laici questa inizia più tardi. Come si può spiegare questa differenza di concezione?

La tesi dell’animazione differita, che non vede alcuna coincidenza tra il valore assoluto della vita umana con l’inizio dei processi biologici del concepimento, è sempre stato un cavallo di battaglia di ogni antropologia spiritualista sin da prima della comparsa del cristianesimo. Secondo il filosofo neoplatonico Porfirio, se l’anima sopraggiunge in un secondo momento rispetto all’inizio della vita biologica, ciò sarebbe la prova che essa ha un’origine completamente diversa dalla materia vivente e che il rispetto dovuto all’essere umano dipende dall’origine trascendente dell’anima. È noto che il maggiore teologo cattolico di tutti i tempi, Tommaso d’Aquino, sosteneva questo argomento. Non può non destare meraviglia, pertanto, il fatto che un’idea analoga ai nostri giorni sia difesa a partire da punti di vista sostanzialmente materialistici, mentre, su questa questione, la dottrina cattolica si trova oggi su posizioni apparentemente opposte a quelle tomiste. Un simile paradosso si può forse spiegare con l’enorme avanzamento dell’embriologia e della genetica a partire dall’800 e soprattutto negli ultimi quant’anni. Da una parte, infatti, è sempre più evidente l’importanza decisiva delle prime ore della vita embrionale per l’organismo adulto e l’utilità di conoscerla ed intervenire su di essa, in vista di una vera e propria rivoluzione terapeutica in medicina. È ovvio che qualora venisse riconosciuta all’embrione la dignità di persona queste possibilità di intervento si troverebbero limitate dal riguardo dovuto ai diritti dell’embrione stesso, specialmente il diritto alla vita ed all’integrità fisica. D’altro canto, proprio grazie a questi stessi progressi scientifici, è sempre più chiaramente percepito che la considerazione dovuta alla vita umana e ai suoi diritti fin dalle primissime fasi del suo sviluppo non è per nulla in contraddizione con l’origine trascendente della dimensione spirituale della persona.

La nuova legge per la fecondazione assistita non permette l’eliminazione dell’embrione malformato per evitare di cadere nel pericolo dell’eugenetica, ma consente alla donna di interrompere la gravidanza al quarto mese se il feto è malato. Che senso ha tutto questo?

Non granché… Penso che l’intenzione del legislatore fosse quella di salvaguardare il maggior numero possibile di embrioni da quanti più abusi possibile, e ciò è sicuramente condivisibile; ma con il divieto di crioconservazione, di congelamento, degli embrioni si compie un errore tattico di base. I divieti di diagnosi pre-impianto e di “ripensamento” sono errori conseguenti.
Il fatto è che non esistono attualmente metodiche di fecondazione artificiale in grado di ridurre a zero la perdita di embrioni. La maggioranza parlamentare ha cercato un compromesso tra questa situazione e i ripetuti pronunciamenti del magistero ecclesiale circa lo statuto personalistico dell’embrione fin dal primo istante del concepimento, evitando accuratamente, nel contempo, di entrare in collisione con la 194, la legge sull’interruzione della gravidanza.
Invece di cercare a tutti i costi di compiacere la gerarchia ecclesiastica, sarebbe stato più saggio tener presente la natura filosoficamente controversa della questione. Che l’embrione sia persona è possibile, forse addirittura più probabile dell’ipotesi contraria, almeno a certi stadi di crescita; tuttavia si sarebbe dovuto accettare il dato di fatto che il processo di graduale maturazione dell’esistenza di diritti dell’embrione non è ancora compiuto nella coscienza civile collettiva e nel senso morale diffuso. In situazioni del genere, data la necessità di legiferare, occorrerebbe seguire i criteri di prudenzialità e di ignoranza.
Da una legge procreatica ci si sarebbe aspettato, per esempio, maggiore impegno nello scoraggiare sempre più qualsiasi forma di commercio di embrioni o di lucro che ne implichi il sacrificio; una maggiore armonizzazione con le normative degli altri Paesi europei, per evitare il cosiddetto turismo procreativo; lo sviluppo di altri strumenti di legge capaci di disseminare gradualmente nella società la percezione del diritto alla vita dell’embrione, come la donazione di embrioni e l’adozione prenatale.
L’errore di fondo di questa legge, in definitiva, è la pretesa di offrire una tutela teoricamente “perfetta” della sopravvivenza e dell’integrità fisica dell’embrione, senza mediarla con le condizioni culturali e la collocazione internazionale del nostro Paese. Proprio questa pretesa finisce con l’esporre gli embrioni e i loro genitori ad altro genere di abusi, come, appunto, lo sfruttamento economico.

Per i cristiani la vita ha lo stesso valore di migliaia di vite. Studiare un embrione può salvare milioni di persone affette da malattie genetiche. Come si potrebbe porre uno scienziato di fronte a questo dramma?

Contrariamente a quanto di solito si dice e si crede, non esistono dogmi religiosi, in nessuna religione, sullo statuto dell’embrione. Se questi sia persona o no non è materia di fede, bensì libera opinione filosofica.
Personalmente ritengo che negare il valore di persona all’embrione umano, in un qualunque stadio del suo sviluppo, possa significare solo due cose: o che esiste un momento della nostra esistenza in cui non fummo esseri umani oppure che esistono esseri umani che non sono persone. Entrambe le alternative sono gravide di minacciose conseguenze e ripugnano intimamente al senso morale diffuso, per l’intuizione che tutti possediamo della permanenza della nostra identità nel tempo e della continuità che ognuno di noi spontaneamente percepisce tra l’identità personale, l’identità di specie e il proprio corpo. Ciò vale, suppongo, anche per lo scienziato.
Occorre abbandonare una visione mitologica, di origine ottocentesca, della scienza e dello scienziato. La scienza partecipa delle contraddizioni, dei conflitti e dei compromessi dell’intera società. Lo scienziato non è più, se mai è stato, l’eroe solitario e disinteressato che affronta con la sola forza del suo genio i misteri della natura; ma un cittadino, come tutti, consapevole della ricaduta politica delle sue ipotesi e delle sue scoperte e condizionato dalle tensioni storiche, ideologiche, economiche della cultura cui appartiene. Per fare solo un esempio, tratto dalla cronaca di queste settimane: la scelta di studiare le proprietà delle staminali partendo da cellule di embrioni, eventualmente clonati, piuttosto che da cellule adulte, non risulta solo da considerazioni puramente “scientifiche” ma anche dalla convergenza tra consenso dell’opinione pubblica, volontà politica e investimenti che rendono quella scelta più agevole rispetto ad altre possibili strade.

Da alcuni ambiti giuridici e filosofici è scaturita la proposta di considerare il feto come persona giuridica: e l’embrione? Se fosse accolta questa tesi, dove andrebbe a finire la ricerca genetica?

La tutela riservata ai diritti inviolabili della persona è la più forte che l’ordinamento giuridico possa apprestare; perciò chi è convinto che sin dall’origine l’embrione sia persona preme in questa direzione. In tal senso, ciò rappresenterebbe un indubbio passo avanti nel cammino di umanizzazione della nostra civiltà giuridica. La ricerca genetica, dal canto suo, sta per cogliere risultati di portata epocale e per raggiungerli ha davanti più d’una via praticabile. Già Aristotele sosteneva che la natura non fa nulla con economia. In altre parole, non c’è mai un solo modo per ottenere un certo risultato. Si pone perciò il problema di vedere quali vie siano compatibili col cammino di umanizzazione della società. La non facile questione non sta dunque nello schierarsi pro o contro la scienza ma nel prendere sul serio i diritti dell’uomo. Insomma, l’interrogativo cruciale qui è: che tipo di umanità vogliamo essere?
Tra gli scopi dell’ordinamento vi è appunto quello di gestire il disagio sociale, non accentuarlo; armonizzare interessi; gestire la conflittualità dei valori in gioco; rispettare il carattere “aperto” del dibattito e la natura probabilistica delle diverse opzioni filosofiche a confronto. Perciò temo che un’affermazione di diritti in capo all’embrione, tipo proclamazione di diritti umani, nelle attuali condizioni storiche, sia prematura e, in fin dei conti, controproducente per gli interessi degli embrioni.
Si veda quanto accade con l’attuale legge procreatica: alla fine, l’obiettivo di salvare il maggior numero possibile di embrioni non verrà colto proprio per aver preteso, al tempo stesso, troppo e troppo poco da una legge dello Stato.

Giampiero Tre Re

  1. 2 aprile 2009 alle 20:40

    Roma, 1.4.09
    La Corte Costituzionale abroga i commi 2 e 3 dell’art. 14 l. 40/2004 “Norme in materia di procreazione medicalmente assistita”. I giudici della Consulta ne hanno infatti dichiarato l’illegittimità costituzionale.

    La Consulta ha dichiarato illegittimo il comma 2 dell’articolo 14 laddove si prescrive in numero “non superiore a tre” gli embrioni da trasferire in “un unico e contemporaneo impianto”.

    Oltre al comma 2 l’Alta Corte ha dichiarato incostituzionale anche il comma 3 dell’articolo 14 della legge in questione “nella parte in cui non prevede che il trasferimento degli embrioni, da realizzare non appena possibile, come previsto dalla norma, debba essere effettuato senza pregiudizio della salute della donna”.

    Ecco come si presentavano i primi tre commi dell’art. 14 della l. 40/2004 prima del pronunciamento della Consulta:

    (CAPO VI
    MISURE DI TUTELA DELL’EMBRIONE
    Limiti all’applicazione delle tecniche sugli embrioni)
    1. È vietata la crioconservazione e la soppressione di embrioni, fermo restando quanto previsto dalla legge 22 maggio 1978, n. 194.

    2. Le tecniche di produzione degli embrioni, tenuto conto dell’evoluzione tecnico-scientifica e di quanto previsto dall’articolo 7, comma 3, non devono creare un numero di embrioni superiore a quello strettamente necessario ad un unico e contemporaneo impianto, comunque non superiore a tre.

    3. Qualora il trasferimento nell’utero degli embrioni non risulti possibile per grave e documentata causa di forza maggiore relativa allo stato di salute della donna non prevedibile al momento della fecondazione è consentita la crioconservazione degli embrioni stessi fino alla data del trasferimento, da realizzare non appena possibile.

  2. 2 aprile 2009 alle 20:42

    Testo integrale della legge 40/2004

    Legge 19 febbraio 2004, n. 40
    “Norme in materia di procreazione medicalmente assistita”

    pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 45 del 24 febbraio 2004

    CAPO I
    PRINCÌPI GENERALI

    ART. 1.
    (Finalità).

    1. Al fine di favorire la soluzione dei problemi riproduttivi derivanti dalla sterilità o dalla infertilità umana è consentito il ricorso alla procreazione medicalmente assistita, alle condizioni e secondo le modalità previste dalla presente legge, che assicura i diritti di tutti i soggetti coinvolti, compreso il concepito.

    2. Il ricorso alla procreazione medicalmente assistita è consentito qualora non vi siano altri metodi terapeutici efficaci per rimuovere le cause di sterilità o infertilità.

    ART. 2.
    (Interventi contro la sterilità e la infertilità).

    1. Il Ministro della salute, sentito il Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, può promuovere ricerche sulle cause patologiche, psicologiche, ambientali e sociali dei fenomeni della sterilità e della infertilità e favorire gli interventi necessari per rimuoverle nonché per ridurne l’incidenza, può incentivare gli studi e le ricerche sulle tecniche di crioconservazione dei gameti e può altresí promuovere campagne di informazione e di prevenzione dei fenomeni della sterilità e della infertilità.

    2. Per le finalità di cui al comma 1 è autorizzata la spesa massima di 2 milioni di euro a decorrere dal 2004.

    3. All’onere derivante dall’attuazione del comma 2 si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento iscritto, ai fini del bilancio triennale 2004-2006, nell’ambito dell’unità previsionale di base di parte corrente “Fondo speciale” dello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze per l’anno 2004, allo scopo parzialmente utilizzando l’accantonamento relativo al Ministero della salute. Il Ministro dell’economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.

    ART. 3.
    (Modifica alla legge 29 luglio 1975, n. 405).

    1. Al primo comma dell’articolo 1 della legge 29 luglio 1975, n. 405, sono aggiunte, in fine, le seguenti lettere:

    “d-bis) l’informazione e l’assistenza riguardo ai problemi della sterilità e della infertilità umana, nonché alle tecniche di procreazione medicalmente assistita;

    d-ter) l’informazione sulle procedure per l’adozione e l’affidamento familiare”.

    2. Dall’attuazione del presente articolo non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.

    CAPO II
    ACCESSO ALLE TECNICHE

    ART. 4.
    (Accesso alle tecniche).

    1. Il ricorso alle tecniche di procreazione medicalmente assistita è consentito solo quando sia accertata l’impossibilità di rimuovere altrimenti le cause impeditive della procreazione ed è comunque circoscritto ai casi di sterilità o di infertilità inspiegate documentate da atto medico nonché ai casi di sterilità o di infertilità da causa accertata e certificata da atto medico.
    2. Le tecniche di procreazione medicalmente assistita sono applicate in base ai seguenti princípi:

    a) gradualità, al fine di evitare il ricorso ad interventi aventi un grado di invasività tecnico e psicologico più gravoso per i destinatari, ispirandosi al principio della minore invasività;

    b) consenso informato, da realizzare ai sensi dell’articolo 6.

    3. È vietato il ricorso a tecniche di procreazione medicalmente assistita di tipo eterologo.

    ART. 5.
    (Requisiti soggettivi).

    1. Fermo restando quanto stabilito dall’articolo 4, comma 1, possono accedere alle tecniche di procreazione medicalmente assistita coppie di maggiorenni di sesso diverso, coniugate o conviventi, in età potenzialmente fertile, entrambi viventi.

    ART. 6.
    (Consenso informato).

    1. Per le finalità indicate dal comma 3, prima del ricorso ed in ogni fase di applicazione delle tecniche di procreazione medicalmente assistita il medico informa in maniera dettagliata i soggetti di cui all’articolo 5 sui metodi, sui problemi bioetici e sui possibili effetti collaterali sanitari e psicologici conseguenti all’applicazione delle tecniche stesse, sulle probabilità di successo e sui rischi dalle stesse derivanti, nonché sulle relative conseguenze giuridiche per la donna, per l’uomo e per il nascituro. Alla coppia deve essere prospettata la possibilità di ricorrere a procedure di adozione o di affidamento ai sensi della legge 4 maggio 1983, n. 184, e successive modificazioni, come alternativa alla procreazione medicalmente assistita. Le informazioni di cui al presente comma e quelle concernenti il grado di invasività delle tecniche nei confronti della donna e dell’uomo devono essere fornite per ciascuna delle tecniche applicate e in modo tale da garantire il formarsi di una volontà consapevole e consapevolmente espressa.

    2. Alla coppia devono essere prospettati con chiarezza i costi economici dell’intera procedura qualora si tratti di strutture private autorizzate.

    3. La volontà di entrambi i soggetti di accedere alle tecniche di procreazione medicalmente assistita è espressa per iscritto congiuntamente al medico responsabile della struttura, secondo modalità definite con decreto dei Ministri della giustizia e della salute, adottato ai sensi dell’articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge. Tra la manifestazione della volontà e l’applicazione della tecnica deve intercorrere un termine non inferiore a sette giorni. La volontà può essere revocata da ciascuno dei soggetti indicati dal presente comma fino al momento della fecondazione dell’ovulo.

    4. Fatti salvi i requisiti previsti dalla presente legge, il medico responsabile della struttura può decidere di non procedere alla procreazione medicalmente assistita, esclusivamente per motivi di ordine medico-sanitario. In tale caso deve fornire alla coppia motivazione scritta di tale decisione.

    5. Ai richiedenti, al momento di accedere alle tecniche di procreazione medicalmente assistita, devono essere esplicitate con chiarezza e mediante sottoscrizione le conseguenze giuridiche di cui all’articolo 8 e all’articolo 9 della presente legge.

    ART. 7.
    (Linee guida).

    1. Il Ministro della salute, avvalendosi dell’Istituto superiore di sanità, e previo parere del Consiglio superiore di sanità, definisce, con proprio decreto, da emanare entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, linee guida contenenti l’indicazione delle procedure e delle tecniche di procreazione medicalmente assistita.

    2. Le linee guida di cui al comma 1 sono vincolanti per tutte le strutture autorizzate.

    3. Le linee guida sono aggiornate periodicamente, almeno ogni tre anni, in rapporto all’evoluzione tecnico-scientifica, con le medesime procedure di cui al comma 1.

    CAPO III
    DISPOSIZIONI CONCERNENTI LA TUTELA DEL NASCITURO

    ART. 8.
    (Stato giuridico del nato).

    1. I nati a seguito dell’applicazione delle tecniche di procreazione medicalmente assistita hanno lo stato di figli legittimi o di figli riconosciuti della coppia che ha espresso la volontà di ricorrere alle tecniche medesime ai sensi dell’articolo 6.

    ART. 9.
    (Divieto del disconoscimento della paternità e dell’anonimato della madre).

    1. Qualora si ricorra a tecniche di procreazione medicalmente assistita di tipo eterologo in violazione del divieto di cui all’articolo 4, comma 3, il coniuge o il convivente il cui consenso è ricavabile da atti concludenti non può esercitare l’azione di disconoscimento della paternità nei casi previsti dall’articolo 235, primo comma, numeri 1) e 2), del codice civile, né l’impugnazione di cui all’articolo 263 dello stesso codice.

    2. La madre del nato a seguito dell’applicazione di tecniche di procreazione medicalmente assistita non può dichiarare la volontà di non essere nominata, ai sensi dell’articolo 30, comma 1, del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 3 novembre 2000, n. 396.

    3. In caso di applicazione di tecniche di tipo eterologo in violazione del divieto di cui all’articolo 4, comma 3, il donatore di gameti non acquisisce alcuna relazione giuridica parentale con il nato e non può far valere nei suoi confronti alcun diritto né essere titolare di obblighi.

    CAPO IV
    REGOLAMENTAZIONE DELLE STRUTTURE AUTORIZZATE ALL’APPLICAZIONE DELLE TECNICHE DI PROCREAZIONE MEDICALMENTE ASSISTITA

    ART. 10.
    (Strutture autorizzate).

    1. Gli interventi di procreazione medicalmente assistita sono realizzati nelle strutture pubbliche e private autorizzate dalle regioni e iscritte al registro di cui all’articolo 11.

    2. Le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano definiscono con proprio atto, entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge:

    a) i requisiti tecnico-scientifici e organizzativi delle strutture;

    b) le caratteristiche del personale delle strutture;

    c) i criteri per la determinazione della durata delle autorizzazioni e dei casi di revoca delle stesse;

    d) i criteri per lo svolgimento dei controlli sul rispetto delle disposizioni della presente legge e sul permanere dei requisiti tecnico-scientifici e organizzativi delle strutture.

    ART. 11.
    (Registro).

    1. È istituito, con decreto del Ministro della salute, presso l’Istituto superiore di sanità, il registro nazionale delle strutture autorizzate all’applicazione delle tecniche di procreazione medicalmente assistita, degli embrioni formati e dei nati a seguito dell’applicazione delle tecniche medesime.

    2. L’iscrizione al registro di cui al comma 1 è obbligatoria.

    3. L’Istituto superiore di sanità raccoglie e diffonde, in collaborazione con gli osservatori epidemiologici regionali, le informazioni necessarie al fine di consentire la trasparenza e la pubblicità delle tecniche di procreazione medicalmente assistita adottate e dei risultati conseguiti.

    4. L’Istituto superiore di sanità raccoglie le istanze, le informazioni, i suggerimenti, le proposte delle società scientifiche e degli utenti riguardanti la procreazione medicalmente assistita.

    5. Le strutture di cui al presente articolo sono tenute a fornire agli osservatori epidemiologici regionali e all’Istituto superiore di sanità i dati necessari per le finalità indicate dall’articolo 15 nonché ogni altra informazione necessaria allo svolgimento delle funzioni di controllo e di ispezione da parte delle autorità competenti.

    6. All’onere derivante dall’attuazione del presente articolo, determinato nella misura massima di 154.937 euro a decorrere dall’anno 2004, si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento iscritto, ai fini del bilancio triennale 2004-2006, nell’ambito dell’unità previsionale di base di parte corrente “Fondo speciale” dello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze per l’anno 2004, allo scopo parzialmente utilizzando l’accantonamento relativo al Ministero della salute. Il Ministro dell’economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.

    CAPO V
    DIVIETI E SANZIONI

    ART. 12.
    (Divieti generali e sanzioni).

    1. Chiunque a qualsiasi titolo utilizza a fini procreativi gameti di soggetti estranei alla coppia richiedente, in violazione di quanto previsto dall’articolo 4, comma 3, è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da 300.000 a 600.000 euro.

    2. Chiunque a qualsiasi titolo, in violazione dell’articolo 5, applica tecniche di procreazione medicalmente assistita a coppie i cui componenti non siano entrambi viventi o uno dei cui componenti sia minorenne ovvero che siano composte da soggetti dello stesso sesso o non coniugati o non conviventi è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da 200.000 a 400.000 euro.

    3. Per l’accertamento dei requisiti di cui al comma 2 il medico si avvale di una dichiarazione sottoscritta dai soggetti richiedenti. In caso di dichiarazioni mendaci si applica l’articolo 76, commi 1 e 2, del testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di documentazione amministrativa, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445.

    4. Chiunque applica tecniche di procreazione medicalmente assistita senza avere raccolto il consenso secondo le modalità di cui all’articolo 6 è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da 5.000 a 50.000 euro.

    5. Chiunque a qualsiasi titolo applica tecniche di procreazione medicalmente assistita in strutture diverse da quelle di cui all’articolo 10 è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da 100.000 a 300.000 euro.

    6. Chiunque, in qualsiasi forma, realizza, organizza o pubblicizza la commercializzazione di gameti o di embrioni o la surrogazione di maternità è punito con la reclusione da tre mesi a due anni e con la multa da 600.000 a un milione di euro.

    7. Chiunque realizza un processo volto ad ottenere un essere umano discendente da un’unica cellula di partenza, eventualmente identico, quanto al patrimonio genetico nucleare, ad un altro essere umano in vita o morto, è punito con la reclusione da dieci a venti anni e con la multa da 600.000 a un milione di euro. Il medico è punito, altresí, con l’interdizione perpetua dall’esercizio della professione.

    8. Non sono punibili l’uomo o la donna ai quali sono applicate le tecniche nei casi di cui ai commi 1, 2, 4 e 5.

    9. È disposta la sospensione da uno a tre anni dall’esercizio professionale nei confronti dell’esercente una professione sanitaria condannato per uno degli illeciti di cui al presente articolo, salvo quanto previsto dal comma 7.

    10. L’autorizzazione concessa ai sensi dell’articolo 10 alla struttura al cui interno è eseguita una delle pratiche vietate ai sensi del presente articolo è sospesa per un anno. Nell’ipotesi di più violazioni dei divieti di cui al presente articolo o di recidiva l’autorizzazione può essere revocata.

    CAPO VI
    MISURE DI TUTELA DELL’EMBRIONE

    ART. 13.
    (Sperimentazione sugli embrioni umani).

    1. È vietata qualsiasi sperimentazione su ciascun embrione umano.

    2. La ricerca clinica e sperimentale su ciascun embrione umano è consentita a condizione che si perseguano finalità esclusivamente terapeutiche e diagnostiche ad essa collegate volte alla tutela della salute e allo sviluppo dell’embrione stesso, e qualora non siano disponibili metodologie alternative.

    3. Sono, comunque, vietati:

    a) la produzione di embrioni umani a fini di ricerca o di sperimentazione o comunque a fini diversi da quello previsto dalla presente legge;

    b) ogni forma di selezione a scopo eugenetico degli embrioni e dei gameti ovvero interventi che, attraverso tecniche di selezione, di manipolazione o comunque tramite procedimenti artificiali, siano diretti ad alterare il patrimonio genetico dell’embrione o del gamete ovvero a predeterminarne caratteristiche genetiche, ad eccezione degli interventi aventi finalità diagnostiche e terapeutiche, di cui al comma 2 del presente articolo;

    c) interventi di clonazione mediante trasferimento di nucleo o di scissione precoce dell’embrione o di ectogenesi sia a fini procreativi sia di ricerca;

    d) la fecondazione di un gamete umano con un gamete di specie diversa e la produzione di ibridi o di chimere.

    4. La violazione dei divieti di cui al comma 1 è punita con la reclusione da due a sei anni e con la multa da 50.000 a 150.000 euro. In caso di violazione di uno dei divieti di cui al comma 3 la pena è aumentata. Le circostanze attenuanti concorrenti con le circostanze aggravanti previste dal comma 3 non possono essere ritenute equivalenti o prevalenti rispetto a queste.

    5. È disposta la sospensione da uno a tre anni dall’esercizio professionale nei confronti dell’esercente una professione sanitaria condannato per uno degli illeciti di cui al presente articolo.

    ART. 14.
    (Limiti all’applicazione delle tecniche sugli embrioni).

    1. È vietata la crioconservazione e la soppressione di embrioni, fermo restando quanto previsto dalla legge 22 maggio 1978, n. 194.

    2. Le tecniche di produzione degli embrioni, tenuto conto dell’evoluzione tecnico-scientifica e di quanto previsto dall’articolo 7, comma 3, non devono creare un numero di embrioni superiore a quello strettamente necessario ad un unico e contemporaneo impianto, comunque non superiore a tre.

    3. Qualora il trasferimento nell’utero degli embrioni non risulti possibile per grave e documentata causa di forza maggiore relativa allo stato di salute della donna non prevedibile al momento della fecondazione è consentita la crioconservazione degli embrioni stessi fino alla data del trasferimento, da realizzare non appena possibile.

    4. Ai fini della presente legge sulla procreazione medicalmente assistita è vietata la riduzione embrionaria di gravidanze plurime, salvo nei casi previsti dalla legge 22 maggio 1978, n. 194.

    5. I soggetti di cui all’articolo 5 sono informati sul numero e, su loro richiesta, sullo stato di salute degli embrioni prodotti e da trasferire nell’utero.

    6. La violazione di uno dei divieti e degli obblighi di cui ai commi precedenti è punita con la reclusione fino a tre anni e con la multa da 50.000 a 150.000 euro.

    7. È disposta la sospensione fino ad un anno dall’esercizio professionale nei confronti dell’esercente una professione sanitaria condannato per uno dei reati di cui al presente articolo.

    8. È consentita la crioconservazione dei gameti maschile e femminile, previo consenso informato e scritto.

    9. La violazione delle disposizioni di cui al comma 8 è punita con la sanzione amministrativa pecuniaria da 5.000 a 50.000 euro.

    CAPO VII
    DISPOSIZIONI FINALI E TRANSITORIE

    ART. 15.
    (Relazione al Parlamento).

    1. L’Istituto superiore di sanità predispone, entro il 28 febbraio di ciascun anno, una relazione annuale per il Ministro della salute in base ai dati raccolti ai sensi dell’articolo 11, comma 5, sull’attività delle strutture autorizzate, con particolare riferimento alla valutazione epidemiologica delle tecniche e degli interventi effettuati.

    2. Il Ministro della salute, sulla base dei dati indicati al comma 1, presenta entro il 30 giugno di ogni anno una relazione al Parlamento sull’attuazione della presente legge.

    ART. 16.
    (Obiezione di coscienza).

    1. Il personale sanitario ed esercente le attività sanitarie ausiliarie non è tenuto a prendere parte alle procedure per l’applicazione delle tecniche di procreazione medicalmente assistita disciplinate dalla presente legge quando sollevi obiezione di coscienza con preventiva dichiarazione. La dichiarazione dell’obiettore deve essere comunicata entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge al direttore dell’azienda unità sanitaria locale o dell’azienda ospedaliera, nel caso di personale dipendente, al direttore sanitario, nel caso di personale dipendente da strutture private autorizzate o accreditate.

    2. L’obiezione può essere sempre revocata o venire proposta anche al di fuori dei termini di cui al comma 1, ma in tale caso la dichiarazione produce effetto dopo un mese dalla sua presentazione agli organismi di cui al comma 1.

    3. L’obiezione di coscienza esonera il personale sanitario ed esercente le attività sanitarie ausiliarie dal compimento delle procedure e delle attività specificatamente e necessariamente dirette a determinare l’intervento di procreazione medicalmente assistita e non dall’assistenza antecedente e conseguente l’intervento.

    ART. 17.
    (Disposizioni transitorie).

    1. Le strutture e i centri iscritti nell’elenco predisposto presso l’Istituto superiore di sanità ai sensi dell’ordinanza del Ministro della sanità del 5 marzo 1997, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 55 del 7 marzo 1997, sono autorizzati ad applicare le tecniche di procreazione medicalmente assistita, nel rispetto delle disposizioni della presente legge, fino al nono mese successivo alla data di entrata in vigore della presente legge.

    2. Entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, le strutture e i centri di cui al comma 1 trasmettono al Ministero della salute un elenco contenente l’indicazione numerica degli embrioni prodotti a seguito dell’applicazione di tecniche di procreazione medicalmente assistita nel periodo precedente la data di entrata in vigore della presente legge, nonché, nel rispetto delle vigenti disposizioni sulla tutela della riservatezza dei dati personali, l’indicazione nominativa di coloro che hanno fatto ricorso alle tecniche medesime a seguito delle quali sono stati formati gli embrioni. La violazione della disposizione del presente comma è punita con la sanzione amministrativa pecuniaria da 25.000 a 50.000 euro.

    3. Entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge il Ministro della salute, avvalendosi dell’Istituto superiore di sanità, definisce, con proprio decreto, le modalità e i termini di conservazione degli embrioni di cui al comma 2.

    ART. 18.
    (Fondo per le tecniche di procreazione medicalmente assistita).

    1. Al fine di favorire l’accesso alle tecniche di procreazione medicalmente assistita da parte dei soggetti di cui all’articolo 5, presso il Ministero della salute è istituito il Fondo per le tecniche di procreazione medicalmente assistita. Il Fondo è ripartito tra le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano sulla base di criteri determinati con decreto del Ministro della salute, da emanare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano.

    2. Per la dotazione del Fondo di cui al comma 1 è autorizzata la spesa di 6,8 milioni di euro a decorrere dall’anno 2004.

    3. All’onere derivante dall’attuazione del presente articolo si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento iscritto, ai fini del bilancio triennale 2004-2006, nell’ambito dell’unità previsionale di base di parte corrente “Fondo speciale” dello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze per l’anno 2004, allo scopo parzialmente utilizzando l’accantonamento relativo al Ministero medesimo. Il Ministro dell’economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.

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