Veritatis Splendor (commento)

L’ ENCICLICA VERITATIS SPLENDOR: GENESI LETTERARIA E CONTENUTI.

Analisi quantitativa e formale.

di Giampiero Tre Re

Pubblicato per la prima volta in “Bioetica e Cultura” III (1994) 5, 45-76.

Annunziata dal Sommo Pontefice fin dal 19871 e pubblicata dopo una gestazione particolarmente faticosa, la lettera enciclica Veritatis Splendor, circa alcune questioni fondamentali dell’insegnamento morale della Chiesa, del 6 agosto 1993 (VS)2, appare, già ad una prima lettura, un documento internamente discontinuo, costruito con materiali diversi, seguendo diverse intenzioni. Fin dalle battute introduttive, nell’assegnare le motivazioni all’intero documento, vi si manifesta la volontà di “precisare alcuni aspetti dottrinali” per far fronte a quella che appare “una vera crisi” della riflessione teologico morale contemporanea. L’intento dichiarato, tuttavia, scompare quasi immediatamente dall’orizzonte dell’enciclica nel corso del primo capitolo, ove il filo conduttore sembra essere più mistagogico che dottrinale e la teologia svilupparsi nel senso della teologia spirituale e contemplativa piuttosto che in quello della teologia morale speculativa. Il progetto che era stato prospettato al n. 5 dell’introduzione è riconoscibilissimo invece nel secondo capitolo, dove fa la sua “improvvisa” ricomparsa, giusto al termine della fondazione biblica:

“[La Chiesa] ha sempre custodito fedelmente ciò che la parola di Dio insegna non solo circa le verità da credere, ma anche circa l’agire morale […] realizzando uno sviluppo dottrinale analogo a quello che si è avuto nell’ambito delle verità della fede […] Nell’ambito delle discussioni teologiche postconciliari si sono sviluppate però alcune interpretazioni della morale cristiana che non sono compatibili con la “sana dottrina”ì (28-29, passim).

Anche l’oggetto formale dell’enciclica, così come è accaduto per le motivazioni, sembra subire un certo spostamento nel passaggio dal primo al secondo capitolo. Entrambi si pongono la questione della fondazione dell’esigenza morale; ma mentre il secondo capitolo elabora il tema nella direzione di un discernimento circa la dottrina proposta da alcune tendenze della teologia morale contemporanea; il primo si direbbe si occupi invece della radice religiosa della domanda morale, vale a dire del fenomeno morale in sé e della moralità in generale.

Lo stesso dicasi circa i destinatari cui l’enciclica si rivolge nelle sue varie parti. Il primo capitolo ha certamente un tono più universalistico. Anzi, data l’impostazione kerygmatica e narrativa del capitolo, tutta incentrata sull’incontro con Cristo, se gli autori pensano ad un uditorio privilegiato, questi è certamente rappresentato da chi non è ancora in una condizione di scelta definitiva per Cristo. La fondazione biblica della morale cristiana, proposta nel capitolo iniziale, non interpella mai i biblisti o i moralisti o gli ecclesiastici come suoi interlocutori privilegiati. Il secondo capitolo invece si rivolge quasi immediatamente agli addetti ai lavori del campo teologico morale (29)3 e ai “Confratelli nell’Episcopato” (30; cfr. anche n. 5).

Il nostro lavoro si propone di verificare, sulla base dei dati, la coesione interna dell’enciclica. Si procederà pertanto sul binario di una doppia analisi, quantitativa e formale, al termine della quale dovrebbe risultare una tensione tra le diverse tendenze teologiche che animano la VS e forse anche un’indicazione sugli scopi perseguiti dall’opera redazionale che ci ha consegnato questa enciclica.

1. Analisi quantitativa

L’analisi quantitativa consiste in un semplice approccio statistico alle fonti bibliche, magisteriali e patristiche della VS, per ricavarne alcuni indizi utili circa la storia redazionale del documento.

1.1. Analisi delle fonti scritturistiche

La VS è un documento scritturisticamente davvero ricco. La Bibbia vi è citata più di trecentoventi volte. Ma ciò non avviene in modo omogeneo. Il modo di valersi delle fonti bibliche appare diverso nel secondo capitolo, scritturisticamente assai meno denso, rispetto al primo. Infatti, il secondo capitolo, pur costituendo quasi la metà dell’intero documento (56 paragrafi su 120, il 46%, contro i 20 del primo capitolo, e i 34 del terzo, rispettivamente solo il 17 e il 28%) è quello che contiene meno citazioni dalla Bibbia: 84, tra antico e nuovo testamento, (solo il 25% rispetto all’ammontare di tutte le citazioni bibliche della VS), contro le 120 (38%) del primo capitolo e le 91 (29%) del terzo. C’è inoltre da tenere conto dei brani scritturistici citati più di una volta, che, in qualche modo, diluiscono l’apporto biblico alle varie sezioni dell’enciclica. Pur essendo la parte della VS che attinge di meno alla S. Scrittura, sia in assoluto che in proporzione alla propria ampiezza, ben una citazione neotestamentaria su quattro è, nel corso del secondo capitolo, un doppione; più del 60% dei passi biblici citati più di una volta nell’arco dell’intero documento si trovano nel secondo capitolo (37 su un totale di 61 di citazioni ripetute almeno una volta nella VS). Questo significa anche che quasi la metà di tutte le citazioni bibliche che si trovano nel secondo capitolo ricorrono almeno un’altra volta nel resto del documento. Le punte sono rappresentate da Rm 2,15 (citato 5 volte, di cui 4 nel solo secondo capitolo), e Sir 15,14 (riportato 3 volte sempre nel secondo capitolo). Il dato appare ancor più significativo se confrontato con le statistiche delle citazioni ripetute nei rimanenti capitoli della VS: solo una su citazione su dieci non occorre che una sola volta nel primo capitolo e sono solo 17 (su un totale di 61, ripetiamo) le citazioni bibliche del terzo capitolo che ricorrono anche altrove nella VS. L’antico testamento ricorre, in proporzione alle dimensioni dei due capitoli, assai più spesso nel secondo che non nel precedente. Una certa preferenza si nota, sempre nel secondo capitolo, per il libro della Genesi (mai citato nel primo capitolo). Lo stesso dicasi, e in misura assai maggiore, per S. Paolo. Nel secondo capitolo, su un totale di 62 citazioni dal Nuovo Testamento, gli scritti di S. Paolo ricorrono 46 volte: il 74% del totale; mentre il corpus johannaeum solo 6 volte, il 9%, meno dei soli versetti paolini richiamati, ancora nel secondo capitolo, più di una volta (otto). Il dato risulta ancora più impressionante se confrontato con quelli provenienti dall’analisi quantitativa delle fonti bibliche dei rimanenti capitoli. Per restare all’esempio, il primo capitolo menziona le lettere paoline 36 volte e 28 l’opera di S. Giovanni: rispettivamente 36% e 28% sul totale di 101 citazioni neotestamentarie nel primo capitolo, e così pure il terzo capitolo presenta un panorama biblico più armonico, citando Paolo 24 volte (33%) e Giovanni 19 volte (26%).

1.2. Analisi delle fonti patristiche

Tra le auctoritates della VS, considerata nel suo complesso, spiccano S. Agostino (citato in tutto 17 volte) e S. Tommaso (20). Però, una volta disaggregato, questo dato riserva parecchie sorprese. Infatti, mentre S. Agostino è il solo ad essere citato in tutti e tre i capitoli (10 volte nel primo, 4 nel secondo e 3 nel terzo) la VS ricorre all’Aquinate solo 2 volte nel primo capitolo, 18 nel secondo e mai nel terzo.

Nell’appellarsi alle auctoritates il primo e il terzo capitolo rivelano una certa unità di intenti. Entrambi privilegiano S. Agostino (il 43% delle citazioni patristiche del primo capitolo e il 27% del terzo, sono di provenienza agostiniana); entrambi citano Ambrogio, Giustino, e Ignazio di Antiochia. Il panorama dei nomi e delle opere ci appare vario e animato da molte voci: i padri orientali sono citati in tutto 7 volte, tra primo e terzo capitolo.

Il quadro dei dati muta bruscamente nel secondo capitolo. Qui il maestro indiscusso, dopo S. Paolo, è S. Tommaso. Dall’Aquinate il secondo capitolo della VS preleva il 67% delle proprie citazioni patristiche (18 su 27). La sola Summa Theologiae è citata per ben 13 volte, cioè poco meno dell’intero ammontare delle citazioni neotestamentarie non paoline. Del resto, in linea generale, la biblioteca patristica di questo secondo capitolo è assai più povera rispetto a quella delle altre due parti dell’enciclica. I soli padri orientali citati nel corso dei 56 paragrafi di cui si compone il secondo capitolo sono Cirillo Alessandrino e Gregorio di Nazianzo. Infine, il fatto che, se si escludono Agostino e Tommaso, nessuno degli altri nomi citati ritorni nei rimanenti capitoli della VS, è un’ulteriore conferma della diversa mano redazionale cui dobbiamo questa parte del documento.

1.3. Analisi delle fonti magisteriali

Passiamo infine all’analisi quantitativa delle fonti magisteriali. I documenti ecclesiastici sono citati nella VS centoventisei volte, il 61% delle quali nel solo secondo capitolo. Con un totale di 77 citazioni, il Magistero è dunque citato nel secondo capitolo praticamente quanto l’intera Bibbia e più del Nuovo Testamento preso a solo. Su un totale di 59 citazioni dal Vaticano II, contenute nell’enciclica, 43 (il 73%) si trovano nel secondo capitolo. Ma più che al Magistero conciliare gli estensori di questa sezione si ispirano alla GS, dalla quale attingono per ben 30 volte. Cos”, nell’arco dell’intera enciclica, due citazioni conciliari su tre provengono dalla GS: infatti 39 volte è citata la GS, contro le 20 volte di tutti gli altri documenti del Vaticano II insieme.

Desumiamo qualche altra interessante indicazione dalla disaggregazione di questi ultimi dati. Il secondo capitolo si distingue ancora una volta per la sua attitudine a privilegiare poche fonti per citarle numerose volte. Abbiamo così GS 16 menzionata sei volte; GS 17 cinque volte; GS 36 tre volte; due volte ciascuno DH 1, DH 3, DV 5, GS 10, GS 22, GS 43, GS 62. I non doppioni sono solo in 10 su un totale di 43 rimandi al Vaticano II. Fra le fonti preconciliari il primato spetta al decreto De Just., del Concilio Tridentino, con cinque citazioni, di cui tre del solo can. 19 (DS 1569); mentre fra i pronunziamenti postconciliari prevale Reconc. et Paen. 17, che ritorna sei volte. L’importanza di questo dato risiede nel fatto che esso denuncia uno stile del redattore del secondo capitolo. Solo per dare un’idea, annotiamo che, fuori dalla sezione centrale della VS, troviamo una sola ripetizione, nel primo capitolo, dove compare due volte GS 24, citata poi ancora una volta anche nel terzo capitolo.

Concludendo questo paragrafo dedicato all’analisi quantitativa delle fonti della VS, diremo che il terzo capitolo dell’enciclica e, soprattutto, il primo si distinguono per il loro equilibrio tra S. Scrittura e riflessione ecclesiale e, all’interno di questa, tra magistero e teologia, curando di non privilegiare alcuna scuola. Al contrario, il testo del capitolo centrale preferisce procedere sulla base di pochi punti di riferimento: S. Paolo, S. Tommaso, la GS. A seguito di tutte queste osservazioni, difficilmente gli autori del secondo capitolo potranno dirsi essere le stesse persone a cui dobbiamo gli altri due.

2. Analisi formale

Passiamo adesso all’analisi dei contenuti del documento così come esso è pervenuto a noi. Si tratta di mettere in evidenza la coabitazione, nel medesimo testo, di due opposte fondazioni teologico morali, attraverso il confronto delle loro strutture formali portanti.

2.1. Il primo capitolo della VS

La VS ricalca la graduale ascesa pedagogica verso una vita morale pienamente compiuta, prospettata da Gesù al giovane ricco (Mt 19). L’enciclica assume questo brano del vangelo di Matteo come punto di partenza per ripercorrere tutta l’etica evangelica fino al culmine rappresentato dal Discorso della Montagna. Una prima risposta sintetica generale (“Dio solo è buono”, Mt 19,17) dice un ordine tra esperienza religiosa ed esperienza morale, e riconosce all’interno di quest’ultima una domanda di senso che trascende la stessa etica (nn. 9-10). Lo stesso tipo di ordinazione troviamo nella distinzione tra legge naturale (decalogo) (12-13) e legge dell’amore (14). Siamo al secondo passaggio del cammino pedagogico. L’intenzionalità profonda di questo cammino di crescita morale è orientata verso un senso antropologico e salvifico. L’ordinazione dell’etica all’esperienza religiosa è l’unità inscindibile delle finalità naturali e soprannaturali dell’essere umano, ma trova il suo vertice solo nell’incontro con Cristo (15); l’accesso da parte del discepolo alla sua esperienza del Padre e la piena condivisione della sua missione filiale (“vieni e seguimi”, 19-21):

“Seguire Cristo non è una imitazione esteriore, perché tocca l’uomo nella sua profonda interiorità. Essere discepoli di Cristo significa essere resi conformi a Lui, che si è fatto servo fino al dono di sé sulla croce. Mediante la fede Cristo abita nel cuore del credente, e così il discepolo è assimilato al suo Signore e a Lui configurato” (21).

La figura del Cristo risulta così al centro non solo dell’esperienza religiosa del credente ma anche della sua esperienza morale (15-16). Il passaggio dal decalogo alle beatitudini segna un salto di qualità del proprio compimento umano che integra, nell’unico cammino della sequela Christi, le finalità naturali dell’agire umano e la nostra destinazione soprannaturale:

“Le beatitudini non hanno propriamente come oggetto delle norme particolari di comportamento, ma parlano di atteggiamenti e di disposizioni di fondo dell’esistenza e quindi non coincidono esattamente con i comandamenti. D’altra parte, non c’è separazione o estraneità tra le beatitudini e i comandamenti. Nello stesso tempo tale Discorso mostra l’apertura e l’orientamento dei comandamenti alla prospettiva della perfezione che è propria delle beatitudini. Queste sono, anzitutto, promesse, da cui derivano in forma indiretta anche indicazioni normative per la vita morale. Nella loro profondità originale sono una specie di autoritratto di Cristo e, proprio per questo, sono inviti alla sua sequela e alla comunione di vita con Lui” (16).

L’aspetto forse più interessante di questa fondazione biblica dell’etica cristiana sta nel modo in cui l’enciclica risolve il difficile problema della libertà morale. La questione della libertà morale è prioritaria per la VS, come vedremo anche nel secondo capitolo. Ma mentre lì il problema verrà posto nei termini del rapporto tra verità e libertà, il primo capitolo dell’enciclica sembra assai più interessato al gioco tra la libertà umana e l’amore. In questa sezione della VS, infatti, è messo al centro dell’attenzione uno dei temi capitali della Rivelazione neotestamentaria, vale a dire il rapporto tra la legge naturale (o legge di Mosè) e l’amore (o legge dello Spirito o grazia) (17-18; 22-24).

Già al n. 15 l’enciclica aveva affermato:

“Gesù porta a compimento i comandamenti di Dio, in particolare il comandamento dell’amore del prossimo, interiorizzando e radicalizzando le sue esigenze: l’amore del prossimo scaturisce da un cuore che ama, e che, proprio perché ama, è disposto a vivere le esigenze più alte. Gesù mostra che i comandamenti non devono essere intesi come un limite minimo da non oltrepassare, ma piuttosto come una strada aperta per un cammino morale e spirituale di perfezione, la cui anima è l’amore […] E’ Gesù stesso il “compimento” vivo della Legge in quanto egli ne realizza il significato autentico con il dono totale di sé: diventa Lui stesso Legge vivente e personale”.

Poco oltre aggiunge:

“La perfezione esige quella maturità nel dono di sé, a cui è chiamata la libertà dell’uomo […] La parola di Gesù rivela la particolare dinamica della crescita della libertà verso la sua maturità e, nello stesso tempo, attesta il fondamentale rapporto della libertà con la legge divina […] Chi vive secondo la carne sente la legge di Dio come un peso, anzi come una negazione o comunque una restrizione della propria libertà. Chi, invece, è animato dall’amore e “cammina secondo lo Spirito” (Gal 5,16) e desidera servire gli altri trova nella legge di Dio la via fondamentale e necessaria per praticare l’amore liberamente scelto e vissuto” (17-18 passim).

L’enciclica presenta dunque la libertà umana al centro di una storia salvifica personale; una libertà liberata in Cristo, posta sotto il regime di una Legge Nuova e abilitata dall’energia dello Spirito alle esigenze di un amore responsabile e creativo, la cui perfezione è il dono totale di sé.

“L’apostolo Paolo ci introduce a considerare nella prospettiva della storia della Salvezza che si compie in Cristo il rapporto tra la Legge (antica) e la grazia (Legge nuova) […] L’amore e la vita non possono essere pensati prima di tutto nella forma del precetto, perché ciò che essi domandano va al di là delle forze dell’uomo: essi sono possibili solo come frutto di un dono di Dio che risana e guarisce e trasforma il cuore dell’uomo per mezzo della sua grazia […] Si rivela così il volto autentico e originale del comandamento dell’amore e della perfezione alla quale esso è ordinato: si tratta di una possibilità aperta all’uomo esclusivamente dalla grazia, dal dono di Dio, dal suo amore. D’altra parte, proprio la coscienza di aver ricevuto un dono, di possedere in Gesù Cristo l’amore di Dio, genera e sostiene la risposta responsabile di un amore pieno verso Dio e tra i fratelli […] Questa connessione inscindibile tra la grazia del Signore e la libertà dell’uomo, tra il dono e il compito, è stata espressa da S. Agostino “Da quod jubes et iube quod vis”. Il dono non diminuisce, ma rafforza l’esigenza morale dell’amore […] San Tommaso ha potuto scrivere che la Legge Nuova è la grazia dello Spirito Santo donata mediante la fede in Cristo. I precetti esterni di cui pure il Vangelo parla, dispongono a questa grazia e ne dispiegano gli effetti nella vita. Infatti la Legge Nuova non si contenta di dire ciò che deve fare ma dona anche la forza di “fare la verità”ì (23-24, passim).

2.2. Il secondo capitolo della VS

L’intento fondamentale del secondo capitolo è quello di operare un discernimento della sana dottrina da ciò che le contrario, all’interno delle tendenze attuali della teologia morale (30). Il problema cruciale, anche qui, è quello della libertà umana in senso morale (31-33).

La critica maggiore che il secondo capitolo della VS muove alla teologia morale contemporanea è quella di avere accolto conclusioni estranee al Vangelo, elaborate nel contesto della filosofia kantiana, dell’esistenzialismo e delle cosiddette “scienze umane” (32-33). La radice profonda di questo fenomeno risiede nell’aver disgiunto la libertà umana dalla verità:

“Alcune tendenze della teologia morale odierna, sotto l’influsso delle correnti soggettivistiche ed individualiste […] interpretano in modo nuovo il rapporto della libertà con la legge morale, con la natura umana e con la coscienza, e propongono criteri innovativi di valutazione morale degli atti: sono tendenze che, pur nella loro varietà, si ritrovano nel fatto di indebolire o addirittura di negare la dipendenza della libertà dalla verità” (34).

Le quattro sezioni che costituiscono il corpo del capitolo si conformano ai nodi nevralgici indicati. Esse seguono uno schema piuttosto omogeneo: dopo un primo paragrafo introduttivo, quelli immediatamente successivi fotografano la situazione attuale della teologia morale cattolica. I rimanenti paragrafi espongono la “sana dottrina” del Magistero, allineadosi alle posizioni tradizionali, generalmente più per confermarne le ragioni che per aprire nuovi sbocchi. I paragrafi conclusivi di ciascuna sezione contengono generalmente un richiamo scritturistico; ma, a differenza di quanto accade nel primo capitolo, lo sviluppo del discorso teologico non si sostanzia qui della dottrina biblica. I luoghi scritturistici, lungi dall’orientare e plasmare tutta la riflessione, giungono come una sanzione a suggellare un discorso teologico già assodato per altre vie.

La prima delle quattro sezioni, La libertà e la legge, con i suoi diciannove paragrafi (35-53), è di gran lunga la più consistente. Il bersaglio principale è qui il concetto di autonomia morale. Non ogni autonomia è respinta dall’enciclica come contraria alla dottrina tradizionale né tanto meno ogni concezione della libertà, ma piuttosto quella autonomia che venga ritenuta “creatrice dei valori” e quella libertà concepita come sovranità assoluta del soggetto morale sulle proprie azioni. In modo particolare è respinta la rottura, che verrebbe introdotta da alcune tendenze teologico morali attuali, tra l’ordine salvifico e l’ordine etico, negandone la comune origine divina (37). L'”autonomia” che viene accolta è quella concezione moderata, da alcuni autori denominata “teonomia” o “teonomia partecipata” (41).

La coscienza e la verità è l’argomento della seconda sezione (54-64). Essa prende in esame la contestazione, da parte di alcuni teologi, della visione tradizionale della coscienza come norma prossima dell’agire. Dal modo in cui è riportato il pensiero di questi teologi ci sembra di potervi indovinare le posizioni di coloro che, come K. Rahner, hanno visto la possibilità di elaborare una teologia morale a partire dal presupposto della soggettività trascendentale. Le critiche di questi teologi si appuntano infatti sul riduzionismo soggiacente alla funzione “quasi sillogistica” che la morale tradizionale assegna alla coscienza. Essi sottolineano invece il carattere dinamico della coscienza morale e propongono una visione delle funzioni della coscienza estese, oltre che al giudizio ultimo-pratico, ai presupposti dell’agire, come ad esempio alla funzione interpretativa delle circostanze e della norma, come anche alla percezione del valore nel suo accadere qui-ora. Nei confronti di tali posizioni l’enciclica si limita a riesporre i dati fondamentali della riflessione biblica e magisteriale e a richiamare l’attenzione sulla fallibilità della coscienza morale e dunque a rafforzare l’importanza di un ordine normativo oggettivo.

Le sezioni terza e quarta (65-70; 71-83) possono essere considerate due parti che integrano uno stesso argomento, quello dell’agire morale, cioè l’agire propriamente umano. La prima delle due, infatti, si concentra sul rapporto tra La scelta fondamentale e i comportamenti concreti; l’altra esplicita e prolunga il tema, considerando le strutture de L’atto morale particolare. Per contrastare talune concezioni correnti del teorema dell’opzione fondamentale, le quali stabilirebbero una separazione troppo netta tra l’atteggiamento morale di fondo del soggetto e le sue azioni, la VS rafforza il ruolo unificante dell’oggetto del singolo atto, stabilendo una decisiva prevalenza di questo sugli altri due criteri per la valutazione morale dell’atto (finalità soggettive e circostanze dell’agire):

“La moralità dell’atto umano dipende anzitutto e fondamentalmente dall’oggetto ragionevolmente scelto dalla volontà deliberata”(78).

Queste posizioni toccano da vicino, due questioni-chiave: quella del ruolo degli atti e degli atteggiamenti nello stato personale di peccato (69-70) e la questione del rapporto tra teleologia e deontologia (71-73) che proprio dal teorema dell’opzione fondamentale hanno ricevuto un forte impulso. Rimandiamo a dopo un più dettagliato commento. Per il momento osserviamo che il documento si mostra possibilista su una assunzione mitigata dell’opzione fondamentale. Allo stesso modo non ogni teleologia è respinta ma solo le sue versioni proporzionaliste e consequenzialiste (74).

2.3. Il terzo capitolo della VS

Il terzo capitolo della VS è senza dubbio il più tormentato; in esso l’opera redazionale si trasforma in un lavoro di intarsio. Sulla pagina, che richiama lo stile dell’autore del primo capitolo, vengono inseriti degli incisi che ne chiariscono, esplicitano, precisano puntualmente il pensiero per sbarrare la strada ad ogni interpretazione soggettivistica delle conclusioni pastorali tratte sulle premesse della fondazione biblica. Ve ne sono, a nostro modo di vedere, ai nn. 88, 103 e specialmente al 104. Blocchi più consistenti (es. 94-101), poi, vengono innestati per completare tali conclusioni con quelle tratte dalle premesse poste nel secondo capitolo.

La trama della tessitura originaria può però essere ricostruita lasciandosi guidare dalla coerenza terminologica del suo autore ed anche seguendo il tema portante, reso frammentario dagli inserimenti redazionali, ma sempre riemergente, della grazia nell’esistenza soprannaturale dei cristiani.

Anche gli inserimenti redazionali possono essere individuati, in quanto presentano omogeneità linguistica, tematica e di intenti: l’insistenza sul carattere oggettivo dell’agire morale e sull’esistenza di atti “intrinsecamente cattivi” costituisce per questo scopo un buon punto di riferimento.

Dopo un primo paragrafo (84), che vorrebbe stabilire un ponte con ciò che lo precede, il terzo capitolo ripristina i toni e gli accenti del primo, richiamandone a volte perfino le espressioni letterali:

“Gesù rivela con la sua stessa esistenza […] che la libertà si realizza nell’amore, cioè nel dono di sé” (87).

Lo stesso autore del primo capitolo è riconoscibile qui per il frequente ricorso all’espressione “dono di sé” (cfr. 15, 17, 18, 21 e 85, 87, 89, 107) usata, così come nel primo capitolo, per definire l’amore.

Dopo essere scomparso per tutto il secondo capitolo, il tema dell’amore torna ad essere la categoria portante del discorso teologico. Anche il modo di appellarsi alla verità avviene senza trascurarne mai la dimensione cristologica:

“Gesù è la sintesi vitale e personale della perfetta libertà nell’obbedienza totale alla volontà di Dio. La sua carne crocifissa è la piena Rivelazione del vincolo indissolubile tra verità e libertà” (87).

Lo stesso dicasi del termine “verità” e dell’enfasi di espressioni ricorrenti, come “rapporto indissolubile tra verità e libertà” (99; cfr. 84; 88; 102), i quali costituiscono altrettanti elementi distintivi dell’influenza dell’autore del secondo capitolo sulla parte finale della VS. Questi interviene, ad esempio, con il n. 90, ad interrompere bruscamente il discorso sul martirio, affrontato per esteso ai nn. 91-93 e di cui l’89 è chiaramente il proemio, per affiancarvi un motivo che gli sta particolarmente a cuore, quello dell’intrinsece malum.

Tutte queste tracce e queste considerazioni inducono ad azzardare l’ipotesi dell’esistenza di un documento originario e, forse, primordiale, impiantato su un’etica biblica e completo di una sua “sezione pastorale”. Questa sezione pastorale prevedeva probabilmente il cristocentrismo, espresso nella forma di una theologia crucis, quale suo elemento propulsivo (85, 87); il martirio (89, 91-93) doveva fungere da anello di congiunzione per la trasmissione univoca del dinamismo soprannaturale della grazia (103 e 104 passim) alla prassi morale del credente, provocata dalla sfida della nuova evangelizzazione (107, 108).

Nella stesura finale, la sezione pastorale di quel documento originario andò a costituire il grosso dell’attuale terzo capitolo della VS; mentre la fondazione biblica entrò in blocco nel primo capitolo dell’enciclica. L’inserimento del secondo capitolo nella forma definitiva della VS obbligò, infine, ad una profonda rifusione del terzo, destinato appunto a raccogliere le conclusioni pastorali dell’intera enciclica.

3. Sintesi

Gli aspetti meritori della VS sono da ascrivere al terzo e specialmente al primo capitolo, anzitutto a causa della decisa scelta per l’impostazione cristocentrica della morale e per averci offerto un esempio magistrale di etica teologica narrativa. Dal punto di vista metaetico, poi, il merito più grosso di questa impostazione sta nell’avere chiaramente riferito alla dimensione cristologica, più che all’opera della creazione, il fondamento ultimo dell’originaria esigenza morale che è in ogni uomo e di averne affermato le conseguenze oggettive sul piano del comportamento.

Ancorché richiesto dal Concilio (cfr. OT 16), un cristocentrismo in teologia morale è guardato senza troppo favore da quanti si mostrino preoccupati della scientificità dello statuto epistemologico della teologia morale, che non sarebbe garantito dalla irriducibile singolarità storica dell’evento-Cristo. I tentativi fatti in questo senso prima del Concilio erano parzialmente falliti. Essi si erano distinti per il loro afflato profetico, profondamente teologico e spirituale, ma anche per una scarsa attitudine ad un trasferimento delle loro conclusioni sul piano normativo e pastorale a causa della assunzione acritica dei loro presupposti antropologici e della conseguente labilità teoretica.

Il primo capitolo della VS dimostra che una vera etica come cristologia non solo è possibile, ma risulta anche adeguata alla mentalità dell’uomo contemporaneo.

Le perplessità si concentrano invece prevalentemente sul secondo capitolo: dov’è il collegamento tra questa e le varie parti che la precedono e la seguono? In che modo il serrato “discernimento” della “sana dottrina” si riallaccia alle conclusioni della ricognizione biblica del primo capitolo? Subito dopo aver visto riconosciuta, nella prima parte della VS, la propria funzione di genuino fondamento della libertà umana, l’amore, naturale e teologale, di colpo esce di scena, nel secondo capitolo, ed il ruolo che fu suo verrà giocato, da allora in poi, dal concetto di verità.

Per dare un’idea più precisa di ciò che andiamo dicendo, osserviamo che il paragrafo introduttivo del secondo capitolo, raccogliendo le conclusioni della fondazione biblica che lo precede, afferma correttamente che esse possono sintetizzarsi in quattro punti:

“La subordinazione dell’uomo e del suo agire a Dio […]; il rapporto tra il bene morale degli atti umani e la vita eterna; la sequela di Cristo, che apre all’uomo la prospettiva dell’amore perfetto; ed infine il dono dello Spirito Santo, fonte e risorsa della vita nuova” (28).

Se i primi due punti trovano riscontro nelle varie sezioni del secondo capitolo, gli altri due, che precisano lo specifico dell’agire libero del cristiano, svaniscono nel nulla, senza lasciare traccia. In questo modo non si è forse perso di vista il cristocentrismo quale elemento che avrebbe potuto garantire l’unità interna di tutta l’enciclica, compresa la sua parte “dottrinale”? Inoltre non di rado il dibattito teologico morale figura eccessivamente semplificato, a volte sino alla banalizzazione, nella rassegna che l’enciclica in più punti ne propone.

Il problema centrale tuttavia risiede altrove. Il secondo capitolo, quantitativamente preponderante, un corpo tutto conchiuso nella sua struttura minuziosa e complessa, incuneato proprio nel cuore della VS, fa di essa un documento dalle due anime. Il capitolo 1 e parte 3, da un lato, e tutto il resto dell’enciclica, dall’altro, sono talmente distanti per ispirazione e fondazione da lasciare, alla fine, l’impressione di un documento internamente disunito. Al punto da autorizzare a credere che ciascuna delle due “anime” risalga non solo a persone ma anche epoche di stesura diverse.

3.1. La questione della verità nella VS

Nel corso dell’enciclica si sovrappongono, rimanendo spesso indistinti, due diversi significati di “verità”: da una parte la verità in quanto si oppone all’errore e dall’altra la verità come condizione soprannaturale dell’esistenza redenta e, quindi, come principio ontologico che regola la crescita morale e teologale del credente. Così l’enciclica, in particolare nel passaggio tra il primo e il secondo capitolo, esita tra il concetto evangelico di verità come partecipazione mistica alla vicenda ed alla persona di Gesù Cristo (cfr. n. 87) e la concezione oggettivante di una verità intesa nel senso meramente cognitivo della validità immutabile della norma morale (cfr. n. 51). Ovviamente, i due distinti significati in cui è inteso il concetto di verità non sono privi di un rapporto di analogia, ma l’enciclica certo non aiuta a chiarirlo.

Questo problema centrale emerge in ciascuna delle quattro sezioni del secondo capitolo, riportandoci di continuo ad un quadro formale, in generale statico, che sottace le proprie opzioni epistemologiche e sembra pertanto assumere inconsapevolmente ed assolutizzare il presupposto dentologico.

3.2. Teleologia e deontologia

Dal punto di vista teologico morale la polemica tra “deontologia” e “teleologia” sta tutta qui: se la capacità umana di procurare il bene nostro e del nostro prossimo nasca direttamente da un atto di obbedienza al comandamento di Dio, oppure dall’innata capacità della coscienza di comprendere, e quindi applicare “autonomamente”, le ragioni e le finalità intrinseche al Suo agire divino.

Così come non ogni teleologia è consequenzialismo o proporzionalismo, e dunque da rigettare, l’impostazione deontologica del secondo capitolo della VS è discutibile non perché è deontologia, ma perché lascia troppo sullo sfondo la sola cosa che la legittima: lo slancio mistico della Grazia. La fondazione deontologica funziona solo previo riferimento alla tradizione morale condivisa ed ad una fiducia fondamentale accordata all’autorità etica istituita ed all’élite della cultura morale collettiva. L’impostazione deontologica del discorso etico, pertanto, risulta inseparabile da una visione mistica dell’obbligazione morale.

Nel corso del secondo capitolo è dato trovare di queste interferenze tra teleologia e deontologia. Si prenda, ad esempio, l’inizio del n. 35, che apre la sezione “la libertà e la legge”. Vi si cita Gn 2,16s (il divieto fatto da Dio ad Adamo di mangiare il frutto del bene e del male). L’enciclica afferma: “Con questa immagine, la Rivelazione insegna che il potere di decidere del bene e del male non appartiene all’uomo, ma a Dio”. Se qui si sostiene solo che l’uomo non ha il potere di far diventare bene ciò che è male, non vi è nessuno che possa dissentire. Ma, in questo senso, neppure Dio può “decidere” del bene e del male, cioè egli non può con un atto della sua volontà deliberare di mutare l’essenza del bene e del male, né può comandare il male quasi fosse un bene. Insomma Dio comanda il bene perché è bene, e non, viceversa, è bene perché Dio lo comanda. Altrimenti dovremmo chiederci come concretamente, storicamente, veniamo a conoscenza del volere di Dio qui-ora.

Il fatto è che la parola “decidere” è usata qui in due differenti significati. Nel primo caso significa appunto che l’essenza del bene e del male non dipendono da un arbitrario atto di volontà (né di Dio né tantomeno dell’uomo) e ci troviamo quindi in un argomento di chiaro stampo teleologico; nel secondo, che non è lecito all’uomo disobbedire alla volontà di Dio e dunque che la norma morale dipende da Dio e pertanto trascende l’essere umano, e siamo perciò in piena deontologia. Il prevalente deontologismo del secondo capitolo della VS implica precisamente questa latente mancata soluzione circa il fondamento ultimo del bene. Non è che le due diverse impostazioni, schematicamente, potremmo dire di S. Agostino (deontologica) e di S. Tommaso (teleologica), conducano in genere a normative diverse. Tutt’altro. Conducono però a diverse strategie di scoperta, applicazione e soprattutto comunicazione delle norme morali. Dalle due diverse impostazioni deriva, insomma, la propensione di una norma a rispettare quella naturale gradualità che caratterizza la vita umana in tutte le sue manifestazioni, e dunque l’attitudine di una norma a persuadere.

3.3. Moralità oggettiva e moralità soggettiva

Quest’ultima considerazione sulla storicità e “gradualità” della maturazione morale della persona, ci porta a interrogarci sul rapporto stabilito nella VS tra norma oggettiva della legge naturale e l’eventuale stato di colpa del soggetto morale. Il secondo capitolo non solo, a nostro modo di vedere, instaura, senza un motivo apparente, una troppo rigida corrispondenza fra la trasgressione materiale della norma e la colpevolezza della persona, ma compie qualche passo indietro sulla strada di una visuale più sfumata e complessa, che già da anni il magistero aveva intrapreso su questo punto. La seguente affermazione, contenuta nel n. 81 (cap. II) della VS,

“Le circostanze o le intenzioni non potranno mai trasformare un atto intrinsecamente disonesto per il suo oggetto in un atto “soggettivamente” onesto o difendibile come scelta”,

contraddice quest’altra sentenza, emessa nel 1976 dalla Sacra Congregazione per il Clero:

“Le particolari circostanze, che accompagnano un atto umano oggettivamente cattivo, mentre non possono trasformarlo in atto oggettivamente virtuoso, possono renderlo incolpevole o meno colpevole o soggettivamente giustificabile”4.

Se la considerazione precedente osservava l’oggettività della norma dal punto di vista del soggetto agente, rivelando la presenza, su questo punto, di una tendenza involutiva in atto nel secondo capitolo della VS, altrettanto può esser fatto riguardando la norma della legge naturale nella prospettiva della graduale scoperta da parte di una collettività comunicante. Una esemplificazione della questione possiamo trarla direttamente dal modo in cui nella collettività comunicante ecclesiale sorge dal depositum fidei una consapevolezza morale: una cosa è il deposito della fede, un’altra il modo di pensarlo per trarne indicazioni concrete per l’agire. Un esempio di due approcci creativi e originali del medesimo deposito della fede: Agostino e Tommaso. Il problema qui non è se c’è una verità oggettiva ma piuttosto come dobbiamo pensarne l’oggettività (cfr. n. 51). Analogamente, riguardo alla legge naturale, il problema non si pone più riguardo all’esistenza o meno di questa legge, la quale può dirsi non esser altro che l’innata esigenza umana di razionalità e socialità5, bens”, ancora una volta, sul modo di mettere in evidenza l’intrinseca razionalità delle singole norme che ad essa si appellano. Insomma, una cosa è l’affermazione dell’esistenza della verità assoluta, o di una legge divina, eterna, altra cosa, filosoficamente più impegnativa, indicarne la sussistenza in una interpretazione storicamente e culturalmente determinata (cfr. n. 32).

3.4. La “creatività” della coscienza nella VS

Anche nel modo in cui l’enciclica ripropone la dottrina tradizionale della coscienza come istanza meramente applicativa, quasi sillogistica, della legge naturale, riemerge l’effetto immobilizzante del quadro formale assunto dagli autori del secondo capitolo.

Quando si parla di un’attività “creativa” della coscienza lo si fa certamente non nel senso di una creazione ex nihilo del valore (cfr. nn. 40; 56), bensì nel senso di un dinamismo inventivo di sempre nuove e più umane possibilità dell’agire. Applicando la legge, la coscienza non si limita a contemplarla, ma realizza una traduzione in termini operativi che è al tempo stesso anche un interpretare. Naturalmente tutto ciò va inteso innanzi tutto nella prospettiva della mozione soprannaturale della Legge di Dio, o Legge dello Spirito, che ispira interiormente l’agire della creatura santificata.

3.5. Gli atti umani peccaminosi

La problematicità circa il modo di fondare i presupposti morali dell’agire si ripercuote sul modo di intendere gli atti umani, cioè proprio quelli dotati di specifica rilevanza morale. Per ciò che riguarda gli atti umani peccaminosi, la VS si appella all’insegnamento tradizionale, in special modo del Concilio Tridentino. Più che una obiezione da muovere al secondo capitolo della VS (per esempio circa le liste di peccati “che escludono dal Regno”, che vi si possono leggere in più punti) occorre qui una precisazione circa il portato della dottrina tradizionale sul peccato.

La distinzione tradizionale tra peccato mortale e veniale intende significare semplicemente che vi sono atti, detti “mortali”, nei quali, anche se non formalmente, può essere veramente impegnata l’opzione pro o contro Dio; ma con ciò non si sottintende per nulla che la materia dell’atto in generale non possa avere che due gradi (mortale e veniale). La terminologia della tradizione rileva piuttosto l’esistenza di una analogia all’interno della gravità degli atti, analogia che risulta significativa per la valutazione dell’orientamento fondamentale della persona verso Cristo. La distinzione tradizionale perciò non autorizza affatto ad equiparare, sotto il profilo morale, un rapporto prematrimoniale ad un omicidio per il semplice fatto che entrambi ricadono sotto precetti morali negativi del decalogo e pertanto tutti e due implicherebbero un rifiuto di Dio stesso. Dire che il crimine di genocidio, l’uccisione di un innocente, il torturare, il ridurre in schiavitù, un atto omosessuale o di contraccezione siano tutti atti “intrinsecamente disordinati” non significa dire che meritino tutti la stessa condanna. Esiste una accentuata gradualità nella materia dell’atto, così come esiste anche nella forza del consenso e nella evidenza soggettiva del valore in gioco hic et nunc; ed esiste infine una cospicua reciproca influenza, di cui va tenuto conto nel giudizio, fra questi tre elementi dell’atto.

Per quanto riguarda le liste di peccati che “escludono dal Regno”, tratte dall’epistolario di Paolo, una migliore comprensione del testo paolino si potrà ottenere opportunamente vagliandone il contesto epistemico, che è l”, come anche nella VS, più parenetico che normativo.

3.6. I teoremi dell’opzione fondamentale e dell’intrinsece malum nella VS

Non è da credere tuttavia che l’accentuata gradualità di cui si diceva poco sopra, possa essere adeguatamente colta senza un più attento esame della dottrina dell’opzione fondamentale, sulla quale la VS ha espresso un consenso solo parziale. Su questa dottrina, che ha dato storicamente il via ad un radicale ripensamento delle strutture portanti dell’etica cristiana, si incrociano tutte le difficoltà e le obiezioni sollevate dalla VS alla teologia morale postconciliare: dalla distinzione tra bontà e correttezza nell’atto (di cui si intende sfumare il meccanicismo che ha caratterizzato tanta teologia morale del passato) al rapporto fra intrinsece malum e coscienza.

Dal modo in cui la VS descrive le posizioni di coloro che studiano il delicato rapporto tra la componente soggettiva (bontà) e quella oggettiva (correttezza) dell’atto umano si può probabilmente desumere il timore dell’enciclica che una interpretazione estremistica del teorema dell’opzione fondamentale serva ad indulgere sulla cosiddetta “etica della situazione”:

“I comportamenti concreti sarebbero da qualificarsi come “giusti” o “sbagliati”, senza che per questo sia possibile valutare come moralmente “buona” o “cattiva” la volontà della persona che li sceglie. In questo modo un atto, che ponendosi in contraddizione con una norma universale negativa viola direttamente beni considerati pre-morali, potrebbe essere qualificato come moralmente ammissibile, se l’intenzione del soggetto si concentra, secondo una “responsabile” ponderazione dei beni coinvolti nell’azione concreta, sul valore morale giudicato decisivo nella circostanza” (75).

In realtà nessuno degli autori che si appellano all’opzione fondamentale nega qualsiasi rapporto tra la correttezza/erroneità dell’atto esterno e la bontà/cattiveria della persona. Essi sostengono soltanto che non si può meccanicamente risalire alla bontà/cattiveria della motivazione o dell’atteggiamento personali sulla base della semplice considerazione della maggiore o minore rettitudine dell’atto o della sua più o meno accentuata scorrettezza.

L’intenzione di contrastare un presunto ritorno dell’etica della situazione si rileva inoltre dal tentativo della VS di bilanciare il teorema dell’opzione fondamentale con quello dell’intrinsece malum. Quest’ultimo assume che vi sono atti disordinati in sé, per i quali, cioè, non possono esistere circostanze capaci di mutarne l’essenza in un significato che il soggetto possa scegliere con retta intenzione. Le norme che riguardano questi atti sono le norme negative universali (ad esempio, il decalogo) valide semper et pro semper, senza alcuna eccezione:

“Gli atti il cui oggetto è “non-ordinabile” a Dio e “indegno della persona umana”, si oppongono sempre e in ogni caso a questo bene (il vero bene della persona).

In tal senso il rispetto delle norme che proibiscono tali atti e che obbligano semper et pro semper, ossia senza alcuna eccezione, non solo non limita la buona intenzione, ma costituisce addirittura la sua espressione fondamentale” (82).

Ne deriva che la trasgressione di una di queste norme comporta automaticamente un giudizio negativo sull’atteggiamento morale della persona. Ciò è considerato un valido presidio contro l’etica della situazione perché, mentre si sottraggono alla ponderazione soggettiva almeno gli atti più gravi, diviene irrilevante, per la valutazione morale, l’incidenza delle infinite possibili circostanze dell’agire e l’intenzione del soggetto risulta legata univocamente alla materia oggettiva dell’atto.

Posto in questi termini, il problema, per un verso, è solo quello di una corretta formulazione della norma che riesca a priori ad abbracciare effettivamente la totalità dei casi possibili. Ma, lungi dal ricadere nell’etica della situazione, la questione che sorge dal teorema dell’opzione fondamentale è diversa. Si tratta di rispondere alla domanda se alle norme così formulate, che vietano gli atti intrinsecamente cattivi, corrisponda una capacità speciale della coscienza di percepire univocamente, nel loro accadere qui-ora, i valori che esse tutelano.

4. Conclusioni

Tutto questo ci riporta ancora al conflitto tra le due anime del pensiero morale cattolico e alla loro difficile convivenza, di cui la VS è la documentazione più recente.

Dalle nostre analisi, quantitativa e formale, risulta che, quanto alla genesi letteraria, la VS è il prodotto di una energica opera redazionale che ha portato all’innesto di un documento indipendente su un testo originario; ma dal punto di vista delle teologie che la animano, essa è lo specchio di una tensione irrisolta. Continua il confronto tra le tendenze di pensiero che, come un filo sotterraneo, collegano la VS alle diverse fondazioni teologiche venute allo scoperto col Vaticano II e che puntualmente riemergono ad ogni importante uscita del Magistero.

Prima di concludere ci preme dire qualcosa circa la questione delle strutture della produzione e della trasmissione del sapere teologico emergente qua e là, ma soprattutto nella parte finale dell’enciclica. Aleggia, nella VS, un certo pessimismo sul mondo odierno, sulle sue conquiste, sulle frontiere della ricerca scientifica e teologica (cfr. 84; 88 ecc.); una certa volontà difensiva e un timore del rischio connesso al nuovo, che conduce a condanne troppo generalizzate. Tali condanne generalizzate contraddicono una consolidata prassi tradizionale, da giudicarsi positivamente, di circoscrivere con estremo scrupolo i limiti della censura.

Ma il rammarico più grosso che lascia questa enciclica, esitante tra la decisa volontà di proseguire, anche in campo teologico morale, per la strada del cristocentrismo, indicata dal Concilio, e i passaggi che indugiano su posizioni che apparivano ormai superate, è forse quella dell’occasione perduta per approfondire la riflessione sulla competenza morale universale della Chiesa; cioè sulla competenza circa tutta la questione morale, naturale e teologale, ma anche sulla competenza di tutti i cristiani. Sarebbe stato opportuno, forse, dire qualcosa di più circa i soggetti della morale teologica: il magistero, la tradizione, ma anche circa il senso morale della fede di tutto il popolo di Dio.

Analisi delle fonti

Statistica sulle note in calce e in testo alla Veritatis Splendor

1. Dalla S. Scrittura:

1.1. AT

-Introduzione: Gen 1,26; Sl 4,7; Sl 4,7.

-Capitolo 1: Sl 138,6 (cit.); Es 20, 2-3; Lv 19,2; Es 19,9-24; 20,18-21; Lv 26,12; Dt 6,47; Es 20,2-11; Mic 6,8; Is 6,3; Es 24; Es 19,56; Sap 18,4; Ez 20,41; Ger 31,31-34; Ger 17,1; Ez 36,24-28; Dt 6, 20-25; Es 13,21.

-Capitolo 2: Prov 1,7; Sir 15,14; Gn 2,16s; Sir 15,14; Gn 1,28; Sir 15,14; Gn 2,17; Gn 2,16; Sl 1,1s; Sl 4,6 (cit.); Sap 7,22; 8,11; Dt 4,7s; Sl 1,1s; Sl 18,8s; Ger 31,31ss; Sl 19,13; Es 20,2; Gs 24, 14-25; Es 119,3-8; Mic 6,8.

-Capitolo 3: Gn 3,5; Sl 99; Gn 9,5s; Dn 13,22s; Sap 2,12; Is 5,20; Is 42,3; Dt 25,13-16; 24,14s; Am 8, 4ss; Sl 13,3s; Gn 3,5; Sir 15,19s; Sl 103,29; Gl 2,3; Lv 19,2.

-Conclusioni: Sl 103,30; Sl 85,11.

1.2. NT

Introduzione: Gv 1,9; 1Pt 22; Gv 8, 44; 1Tess 1,9; Rm 1,25; Gv 18, 38; Col 1,15; Eb 1,3; Gv 1,14; Gv 14, 6; Mc 16,15; 2Tm 4,3; Fil 1,27.

-Capitolo 1: Mt 19,16-21; Mc 1,15; Ap 1,8; 21, 6; 22,13; Mc 10,18; Lc 18,19; Mt 22,37; Ef 1,12; 1Cor 11,7 (cit.); Mt 4,10; Mc 10,17; Lc 18,18; Rm 2,15; Mt 19,17; Mt 5-7; Mt 19,29; Rm 13,8ss; Mc 12,31; Lc 10,25ss; Lc 10,28; Lc 10,29; Lc 10,30-37; Mt 22,40; Gv 3,14s; Gv 13,1; 1Gv 4,20; Lc 10,19-37; Mt 25,31-46; Mt 5,17; Gv 5,39; Rm 10,4; Col 3,14; Mt, 5,21s.27s; Gv 13, 34s; Mt 5,3,12; Mt 5,20-48; Gal 5,13; Rm 13,8s; Gal 5,16; Rm 8,21; Mt 5,48; Lc 6,36 Mt 19,21; Gv 16,13; At 6,1; Gv 6,44; Gv 6,45; Gv 8,12; Gv 10,11-16; Gv 14,6; Gv 14,6-10; Col 1,15; Gv 15,12; Gv 13,14s; Gv 13, 34s; Gv 15,12; Gv 13,1; Gv 15,13; Mt 16, 24; Fil 2,5-8; Ef 3,17; 1Cor 12,13.27; Gal 3,27; Rm 6,3-11; Gal 5,16-25; 1Cor 11,23-29; Gv 6, 51-58; 1Cor 11,26; Mt 19,3-10; Mt 19,8.10ss; Gv 15,9; Gal 5,22; Rm 5,5; Rm 8,2; Rm 3,28; Gv 1,17; Ef 1,14; Gv 4,7s.11.19; Gv 3,23; Gv 15,10; Gv 3,21; Mt 28,20; Gv 14,26; Gv 3,5-8; Rm 8,1-13; Lc 10,16; At 18,25; Fil 1,21; Rm 12-15; 1Cor 11-14; Gal 5-6; Ef 4-6; Col 3-4; Gal 5,6; 1Cor 5,9-13; 1Gv 2,3-6; Mt 28,19s; Lc 1,49; 1Tm 13,15; 1 Pt 2,12ss (nota 37).

-Capitolo 2: Tt 2,1; 2Cor 5,17; 1Tess 4,1; Gv 16,13; 2Tm 4,3; Mt 28,19s; 2Tm 4,1-5; Tt 1,10.13s; Gv 8,32; Gv 8,32; Ef 4,6; 2Cor 3,3; 2Cor 3,17; Rm 8,2; Gal 5,6; Rm 8,9; Rm 2,15; 1Cor 6,19; 1Cor 6,9s; Gv 15,13; Mt 19,8; Col 13,14; Mt 19,17s; Mt 19,1-19; Rm 2,14ss; Rm 2,14s; Rm 2,15; Rm 2,16; (1Tm 1,5); Rm 9,1; 2Tm 1,3; 2Cor 4,2; Rm 12, 2; Gv 9, 39ss; Mt 6,22s; Rm 12,2; Gv 3,21, Ef 4,14; Gal 5,13; Rm 16,26; Gal 5,6; Rm 10,10; Mt 12,33ss; Lc 6, 43ss; Rm 8,5-8; Gal 5,22; Mt 19,21; Mc 8,35; Gal 5,13; Gal 5,1; Mt 19,16; Mt 19,17; Rm 8,29; Mt 19,17; 2Cor 5,10; At 4,19; 5,29; Mc 7,20s; Mt 15,19; Rm 3,8; Rm 3,8; 1Cor 6,9s; Gc 1,25.

-Capitolo 3: Rm 12, 2; 1Cor 1,17.23s; Gal 5,1; Gv 8,32; Gv 18,37; Gv 4,23; Gv 15,13; Mt 26,46; Fil 2,6-11; Gv 12,32; Mt 20,28; 1Gv 1,7; Ef 5,8ss.15s; 1Tess 5,4-8; Gv 14,6; Gal 2,20; 1Gv 1,5s; 1Gv2,3-6; Mt 5,14s; Mt 25,31-46; Ef 5,25; Lc 9,23; Ef 5,1s; Mc 6,17-29; At 6,8-7,60; At 12,1s; 1Tm 6,13; Ap 13,7-10; Eb 5,7; Mc 8,36; Gv 3,17; Mt 19, 18; 2Cor 8,9; Gc 5,4; Fm 16; Ap 18,2s.9-24; Rm 7,15.19; Gv 5,3; Mt 11,30; Gv 19,34; Lc 18,9-14; Lc 18,13; Rm 7,24s; Mc 16,15; Mc 1,15; At 2,37-41; 3,17-20); Gv 3,5; Rm 12,1; Fil 3,3; Gal 5,6; Gv 14,16s; 1Gv 2,20.27; 2Tm 1,6; Ef 3,19; 1Pt 3,15; Mt 19,8; Mt 13,52; 2Tm 4,1-5; Col 1,9-12; Ef 1,4ss; Lc 22,32; 1Gv 4,19; Mt 5,48; Lc 6,36; 1Tm 1,10; Mt 19,16; 1Cor 1,17; Mt 19,17; 1Gv 4,8.16; 2Cor 3,5s.17s.

-Conclusioni: Gv 3,16ss; Mt 9,13; Mt 16,16; Gv 14,15; Lc 23,34; Lc 2,19; Lc 11,28; Eb 10,5-10; Gv 2,5; Ef 2,4; Ef 2,10; Ef 1,12.

2. Dal magistero

2.1. Preconciliare:

-Introduzione: 8 (Pio XII, AAS 33, 195-205);

-Capitolo 1:

-Capitolo 2: 49 (Vat. I, Dei Fil., 4); 52 (Pio XII, AAS 37, 14); 58 (Gregorio XVI, Mirari vos; Pio IX, Quanta cura; Leone XIII, Libertas praest.); 62 (Pio XII, HG); 63 (Conc. Trid., De Just., cann. 19-21); 83 (Leone XIII, Libertas praest.); 85 (Conc. Trid., De Just., cap.1); 86 (Conc. Vienn., Fidei Cath., DS 902; Conc. Lat. V, Apostolici Reg., DS 1440); 88 (Conc. Trid., De Just., DS1544); 100 (Vat. I, Dei Filius, cap., 4 DS 3020 e can. 4; DS 3024); 105 (S. Offizio, Contra doctrinam); 112 (Vat. I, Dei Filius, cap. 3, DS 3008); 115 (Conc. Trid., De Just., cap. 15 DS 1544, can. 19 DS 1569); 125 (Conc. Trid., De Just., can. 19 DS 1569).

-Capitolo 3: 155 (Leone XIII, Libertas Praestant.); 162 (Conc. Trid., De Just., can. 18, DS 1568); 174 (Conc. Vat. I, Dei Filius, cap. 4, DS 3016);

2.2. Vaticano II:

-Introduzione: 1 (GS, 22); 2 (LG, 1); 3 (LG, 9); 4 (GS, 4); 6 (GS, 33); 7 (LG, 16); 12 (DV, 10);

-Capitolo 1: 14 (OT, 16); 21 (GS, 24); 39 (DV, 8); 40 (Ibid.); 41 (Ibid., 10);

-Capitolo 2: 43 (DV, 7); 44 (GS, 22); 45 (OT, 16); 46 (GS, 62); 47 (Ibid.); 48 (DV, 10); 50 (N®, 1); 51 (GS, 43-44); 52 (DH, 1); 53 (DH, 1); 55 (GS, 11); 56 (Ibid., 17); 57 (ibid.); 58 (DH, 2); 60 (GS, 40, 43); 64 (GS, 17); 66 (GS, 36); 67 (Ibid.); 68 (Ibid.); 70 (GS, 41); 73 (GS, 47); 75 (GS, 17); 78 (DH, 3); 87 (GS, 14); 89 (GS, 51); 94 (GS, 10); 95 (GS, 29); 96 (Ibid., 16); 97 (Ibid., 10); 101 (GS, 16); 102 (Ibid.); 106 (GS, 16; DH, 3); 107 (GS, 16); 109 (GS, 16); 111 (DH, 14); 112 (DV, 5); 113 (DV, 5); 119 (GS, 17); 123 (GS, 22); 132 (GS, 27); 135 (DH, 7).

-Capitolo 3: 138 (GS, 24); 141 (LG, 36); 144 (GS, 27); 153 (GS, 25); 169 (LG, 12); 178 (LG, 25);

2.3. Giovanni XXIII e Paolo VI:

-Introduzione: 5 (ONU, 1965; PP, 13); 8 (MM);

-Capitolo 1:

-Capitolo 2: 52 (PT, AAS 55, 279, 165); 100 (Discorso apertura Vat. II, 11.10.62); 131 (Allocuzione, settembre 1967); 133 (HV, 14).

-Capitolo 3: 152 (HV, 29); 167 (Ev. Nunt., 75); 175 (HV, 501); 176 (La formazione teologica dei futuri sacerdoti, 95-101)

2.4. Giovanni Paolo II:

-Introduzione: 9 (Spiritus Domini); 10 (Cat., 1692); 11 (Fidei Depositum, 4).

-Capitolo 1: 13 (Parati Semper, 2-8); 15 (RH, 13); 16 (RH 10); 19 (Cat., 1955); 22 (Cat. 2070); 26 (Cat. 1717).

-Capitolo 2: 54 (RH, 17); 72 (Discorso 15.10.88); 77 (Cat., 1955); 88 (Reconc. et Paen., 17); 90 (Donum Vitae, Introd., 3); 91 (FC, 11); 94 (Persona Humana, 4); 104 (Discorso, 17.8.83); 106 (Dominus et Vivif., 43); 113 (Persona Humana, 10); 114 (Reconc. et Paen., 17); 116 (Reconc. et Paen., 17); 117 (Ibid.); 118 (Ibid.); 127 (Cat., 1761); 131 (Reconc. et Paenit., 17); 134 (Cat., 1753-1755).

-Capitolo 3: 136 (Discorso 10.4.1986); 137 (Ibid., 2); 139 (RH, 12); 141 (RH, 21); 149 (FC, 33); 150 (Ibid., 34); 151 (Reconc. et Paenit., 34); 154 (Cent. Annus, 24); 155 (Ibid. 44); 156 (Soll. Rei Soc., 41); 157 (Cat., 2407); 158 (Ibid., 2408-2413); 160 (Christifideles Laici, 42); 161 (Cent. Annus, 46); 164 (Discorso 1.3.84); 166 (Discorso 9.3.83); 170 (Donum Veritatis, 6); 171 (Allocuzione, 15.12.79); 172 (Donum Veritatis, 16); 177 (Donum Veritatis, 11; 32-39);

3. Padri della Chiesa:

-Introduzione:

-Capitolo 1: 17 (Ambrogio, Ex.); 18 (Leone M., Serm. XCII); 19 (Tommaso A., Op. Th.; Summa); 20 (Massimo C., Quaest., 64); 23 (Agostino, In Iohann., 41,10); 24 (Agostino, De Serm. in Monte, I, 1,1); 25 (Agostino, Ps. XCVIII; Cromazio, In Math., XX, I, 1-4); 27 (Agostino, In Iohann., 41,10); 28 (Ibid. 21, 8); 29 (Ibid., 82, 3); 30 (Agostino, De Sp. et Litt., 19,34); 31 (Agostino, Conf., X, 29, 40; De grat. et Lib. Arb., XV); 32 (Agostino, De Sp. et Litt., 21,36; 26,46); 33 (Tommaso, Summa I.II, 106, a.1); Crisostomo, In Matt. hom., I,1); 35 (Ireneo, Adv haer., IV, 26, 2-5); 36 (Giustino, Ap., I, 66); 37 (Didac. II, 2; Clemente A., Paed., I, 10; II, 10; Tertulliano, Apolog., IX, 8) 38 (Ignazio A., Ad Magn., VI, 1-2; Ireneo, Adv. Haer., IV, 33, 1.6.7).

-Capitolo 2: 61 (Tommaso, Summa, I-II, q. 71); 65 (Gregorio N., De Hom. Op., c. 4); 69 Tommaso (Summa I-II, q. 93); 71 (Tommaso, Opuscola, II, 1129); 74 (Agostino (Enarr. in Ps., LXII); 76 (Tommaso, Summa, I-II, q. 91); 79 (Agostino, C. Faust., l. 22, 27); 80 (Tommaso, Summa I-II, q. 93); 81 (Ibid., I-II, q. 90); 82 (Ibid., I-II, q. 91); 84 (Tommaso, In Rom., c. 8, lect. 1); 92 (Agostino, De Trin., XIV, 15,21); 93 (Tommaso, Summa, I-II, q. 94); 98 (Tommaso, Summa I-II, q. 108); 99 (Vincenzo L., Commonitorium, c. 23); 103 (Bonaventura in II Lib. Sent., dist. 39, a. 1, q.3); 108 (Tommaso, De Ver., q. 17, a. 4); 110 (Tommaso, Summa, II-II, q. 45 a. 2); 120 (Tommaso, Summa, I-II, q. 1, a. 3); 121 (Gregorio N., De Vita Moysis, II, 2-3); 122 (Tommaso, Summa, II-II, q. 148); 124 (Cirillo A. In Johann. Ev.,); 126 (Tommaso, Summa, I-II, q.18); 128 (Tommaso, Opuscola, II, 1168); 130 (Tommaso, Summa, I-II, q. 100); 134 (Agostino, Contra mendacium, VII, 18; Tommaso Quaestiones quodlibet., IX, q. 7).

-Capitolo 3: 140 (Agostino, Enarr. in Ps., XCIX, 7); 143 (Beda V., Homeliarum Ev. Libri, II, 23); 145 (Ignazio A. Ad Rom., VI, 2-3); 146 (Gregorio M., Moralia in Job, VII, 21, 24; 148 (Giustino, Apologia, II, 8); 163 (Andrea di Creta, Oratio I); 165 (Ambrogio, De Interp. David, IV, 6, 22); 168 (Agostino, De Trin. XXIX, 9-10); 182 (Agostino, In Iohann. Ev., 26,13); 183 (Ambrogio, De Virg., lib. II, cap. 2, 15); 184 (Ambrogio, ibid., , lib. II, cap. 2, 7).

4. Codice Diritto Canonico:

-Introduzione:

-Capitolo 1: 42 (747, 2).

-Capitolo 2:

-Capitolo 3: 173 (CIC, can. 252, 1; 659,3); 179 (803,3); 180 (808).

5. Altri:

-Introduzione:

-Capitolo 1:

-Capitolo 2: 59 (Newmann, to Duke of Norfolk); 129 (Alfonso De’ Liguori, Pratica di amar Gesù Cristo, VII, 3).

-Capitolo 3: 142 (Missale Romanum, In Passione S. Ioanni Bapt., Collecta); 147 (Giovenale, Satirae, VIII, 83-84); 181 (Missale Romanum In Resurr. D., Praec. pasch.).

Note:

Stando agli autori più frequentemente citati, il terzo capitolo potrebbe dirsi una silloge dell’insegnamento morale di Giovanni Paolo II, così come il secondo lo è di S. Tommaso.

Elenco citazioni scritturistiche della Veritatis Splendor

1 Pt 2,12ss (nota 37).

2 1Cor 1,17

3 1Cor 1,17.23s

4 1Cor 11,23-29

5 1Cor 11,26

6 1Cor 11,7 (cit.)

7 1Cor 11-14

8 1Cor 12,13.27

9 1Cor 5,9-13

10 1Cor 6,19

11 1Cor 6,9s

12 1Cor 6,9s

13 1Gv 1,5s

14 1Gv 1,7

15 1Gv 2,20.27

16 1Gv 2,3-6

17 1Gv 4,19

18 1Gv 4,20

19 1Gv 4,8.16

20 1Gv2,3-6

21 1Pt 22

22 1Pt 3,15

23 1Tess 1,9

24 1Tess 4,1

25 1Tess 5,4-8

26 1Tm 1,10

27 1Tm 1,5

28 1Tm 13,15

29 1Tm 6,13

30 2Cor 3,17

31 2Cor 3,3

32 2Cor 3,5s.17s.

33 2Cor 4,2

34 2Cor 5,10

35 2Cor 5,17

36 2Cor 8,9

37 2Tm 1,3

38 2Tm 1,6

39 2Tm 4,1-5

40 2Tm 4,1-5

41 2Tm 4,3

42 2Tm 4,3

43 Am 8, 4ss

44 Ap 1,8

45 Ap 13,7-10

46 Ap 18,2s.9-24

47 Ap 21, 6

48 Ap22,13

49 At 12,1s

50 At 18,25

51 At 2,37-41

52 At 4,19

53 At 6,1

54 At 6,8-7,60

55 Col 1,15

56 Col 1,15

57 Col 1,9-12

58 Col 13,14

59 Col 3,14

60 Col 3-4

61 Dn 13,22s

62 Dt 25,13-16; 24,14s

63 Dt 4,7s

64 Dt 6, 20-25

65 Dt 6,47

66 Eb 1,3

67 Eb 10,5-10

68 Eb 5,7

69 Ef 1,12

70 Ef 1,12.

71 Ef 1,14

72 Ef 1,4ss

73 Ef 2,10

74 Ef 2,4

75 Ef 3,17

76 Ef 3,19

77 Ef 4,14

78 Ef 4,6

79 Ef 4-6

80 Ef 5,1s

81 Ef 5,25

82 Ef 5,8ss.15s

83 Es 119,3-8

84 Es 13,21.

85 Es 19,56

86 Es 19,9-24

87 Es 20, 2-3

88 Es 20,2

89 Es 20,2-11

90 Es 24

91 Ez 20,41

92 Ez 36,24-28

93 Fil 1,21

94 Fil 1,27.

95 Fil 2,5-8

96 Fil 2,6-11

97 Fil 3,3

98 Fm 16

99 Gal 2,20

100 Gal 3,27

101 Gal 5,1

102 Gal 5,1

103 Gal 5,13

104 Gal 5,13

105 Gal 5,13

106 Gal 5,16

107 Gal 5,16-25

108 Gal 5,22

109 Gal 5,22

110 Gal 5,6

111 Gal 5,6

112 Gal 5,6

113 Gal 5,6

114 Gal 5-6

115 Gc 1,25.

116 Gc 5,4

117 Gen 1,26

118 Ger 17,1

119 Ger 31,31-34

120 Ger 31,31ss

121 Gl 2,3

122 Gn 1,28

123 Gn 2,16

124 Gn 2,16s

125 Gn 2,17

126 Gn 3,5

127 Gn 3,5

128 Gn 9,5s

129 Gs 24, 14-25

130 Gv 1,14

131 Gv 1,17

132 Gv 1,9

133 Gv 10,11-16

134 Gv 12,32

135 Gv 13, 34s

136 Gv 13, 34s

137 Gv 13,1

138 Gv 13,1

139 Gv 13,14s

140 Gv 14, 6

141 Gv 14,15

142 Gv 14,16s

143 Gv 14,26

144 Gv 14,6

145 Gv 14,6

146 Gv 14,6-10

147 Gv 15,10

148 Gv 15,12

149 Gv 15,12

150 Gv 15,13

151 Gv 15,13

152 Gv 15,13

153 Gv 15,9

154 Gv 16,13

155 Gv 16,13

156 Gv 18, 38

157 Gv 18,37

158 Gv 19,34

159 Gv 2,5

160 Gv 3,14s

161 Gv 3,16ss

162 Gv 3,17

163 Gv 3,21

164 Gv 3,21

165 Gv 3,23

166 Gv 3,5

167 Gv 3,5-8

168 Gv 4,23

169 Gv 4,7s.11.19

170 Gv 5,3

171 Gv 5,39

172 Gv 6, 51-58

173 Gv 6,44

174 Gv 6,45

175 Gv 8, 44

176 Gv 8,12

177 Gv 8,32

178 Gv 8,32

179 Gv 8,32

180 Gv 9, 39ss

181 Is 42,3

182 Is 5,20

183 Is 6,3

184 Lc 1,49

185 Lc 10,16

186 Lc 10,19-37

187 Lc 10,25ss

188 Lc 10,28

189 Lc 10,29

190 Lc 10,30-37

191 Lc 11,28

192 Lc 18,13

193 Lc 18,18

194 Lc 18,19

195 Lc 18,9-14

196 Lc 2,19

197 Lc 22,32

198 Lc 23,34

199 Lc 6, 43ss

200 Lc 6,36

201 Lc 6,36

202 Lc 9,23

203 Lv 19,2

204 Lv 19,2.

205 Lv 26,12

206 Mc 1,15

207 Mc 1,15

208 Mc 10,17

209 Mc 10,18

210 Mc 12,31

211 Mc 16,15

212 Mc 16,15

213 Mc 6,17-29

214 Mc 7,20s

215 Mc 8,35

216 Mc 8,36

217 Mic 6,8

218 Mic 6,8.

219 Mt 11,30

220 Mt 12,33ss

221 Mt 13,52

222 Mt 15,19

223 Mt 16, 24

224 Mt 16,16

225 Mt 19, 18

226 Mt 19,1-19

227 Mt 19,16

228 Mt 19,16

229 Mt 19,16-21

230 Mt 19,17

231 Mt 19,17

232 Mt 19,17

233 Mt 19,17

234 Mt 19,17s

235 Mt 19,21

236 Mt 19,21

237 Mt 19,29

238 Mt 19,3-10

239 Mt 19,8

240 Mt 19,8

241 Mt 19,8.10ss

242 Mt 20,28

243 Mt 22,37

244 Mt 22,40

245 Mt 25,31-46

246 Mt 25,31-46

247 Mt 26,46

248 Mt 28,19s

249 Mt 28,19s

250 Mt 28,20

251 Mt 4,10

252 Mt 5,14s

253 Mt 5,17

254 Mt 5,20-48

255 Mt 5,3,12

256 Mt 5,48

257 Mt 5,48

258 Mt 5-7

259 Mt 6,22s

260 Mt 9,13

261 Mt, 5,21s.27s

262 Prov 1,7

263 Rm 1,25

264 Rm 10,10

265 Rm 10,4

266 Rm 12, 2

267 Rm 12, 2

268 Rm 12,1

269 Rm 12,2

270 Rm 12-15

271 Rm 13,8s

272 Rm 13,8ss

273 Rm 16,26

274 Rm 2,14s

275 Rm 2,14ss

276 Rm 2,15

277 Rm 2,15

278 Rm 2,15

279 Rm 2,16

280 Rm 3,28

281 Rm 3,8

282 Rm 3,8

283 Rm 5,5

284 Rm 6,3-11

285 Rm 7,15.19

286 Rm 7,24s

287 Rm 8,1-13

288 Rm 8,2

289 Rm 8,2

290 Rm 8,21

291 Rm 8,29

292 Rm 8,5-8

293 Rm 8,9

294 Rm 9,1

295 Sap 18,4

296 Sap 2,12

297 Sap 7,22

298 Sir 15,14

299 Sir 15,14

300 Sir 15,14

301 Sir 15,19s

302 Sl 1,1s

303 Sl 1,1s

304 Sl 103,29

305 Sl 103,30

306 Sl 13,3s

307 Sl 138,6 (cit.)

308 Sl 18,8s

309 Sl 19,13

310 Sl 4,6 (cit.)

311 Sl 4,7

312 Sl 4,7.

313 Sl 85,11.

314 Sl 99

315 Tt 1,10.13s

316 Tt 2,1

Elenco delle citazioni dal nuovo testamento

Introduzione:

1 1Pt 22

2 1Tess 1,9

3 2Tm 4,3

4 Col 1,15

5 Eb 1,3

6 Fil 1,27.

7 Gv 1,14

8 Gv 1,9

9 Gv 14, 6

10 Gv 18, 38

11 Gv 8, 44

12 Mc 16,15

13 Rm 1,25

-Capitolo 1:

1 Pt 2,12ss (nota 37).

2 1Cor 11,23-29

3 1Cor 11,26

4 1Cor 11,7 (cit.)

5 1Cor 11-14

6 1Cor 12,13.27

7 1Cor 5,9-13

8 1Gv 2,3-6

9 1Gv 4,20

10 1Tm 13,15

11 Ap 1,8

12 Ap 21, 6

13 Ap22,13

14 At 18,25

15 At 6,1

16 Col 1,15

17 Col 3,14

18 Col 3-4

19 Ef 1,12

20 Ef 1,14

21 Ef 3,17

22 Ef 4-6

23 Fil 1,21

24 Fil 2,5-8

25 Gal 3,27

26 Gal 5,13

27 Gal 5,16

28 Gal 5,16-25

29 Gal 5,22

30 Gal 5,6

31 Gal 5-6

32 Gv 1,17

33 Gv 10,11-16

34 Gv 13, 34s

35 Gv 13, 34s

36 Gv 13,1

37 Gv 13,1

38 Gv 13,14s

39 Gv 14,26

40 Gv 14,6

41 Gv 14,6-10

42 Gv 15,10

43 Gv 15,12

44 Gv 15,12

45 Gv 15,13

46 Gv 15,9

47 Gv 16,13

48 Gv 3,14s

49 Gv 3,21

50 Gv 3,23

51 Gv 3,5-8

52 Gv 4,7s.11.19

53 Gv 5,39

54 Gv 6, 51-58

55 Gv 6,44

56 Gv 6,45

57 Gv 8,12

58 Lc 1,49

59 Lc 10,16

60 Lc 10,19-37

61 Lc 10,25ss

62 Lc 10,28

63 Lc 10,29

64 Lc 10,30-37

65 Lc 18,18

66 Lc 18,19

67 Lc 6,36

68 Mc 1,15

69 Mc 10,17

70 Mc 10,18

71 Mc 12,31

72 Mt 16, 24

73 Mt 19,16-21

74 Mt 19,17

75 Mt 19,21

76 Mt 19,29

77 Mt 19,3-10

78 Mt 19,8.10ss

79 Mt 22,37

80 Mt 22,40

81 Mt 25,31-46

82 Mt 28,19s

83 Mt 28,20

84 Mt 4,10

85 Mt 5,17

86 Mt 5,20-48

87 Mt 5,3,12

88 Mt 5,48

89 Mt 5-7

90 Mt, 5,21s.27s

91 Rm 10,4

92 Rm 12-15

93 Rm 13,8s

94 Rm 13,8ss

95 Rm 2,15

96 Rm 3,28

97 Rm 5,5

98 Rm 6,3-11

99 Rm 8,1-13

100 Rm 8,2

101 Rm 8,21

-Capitolo 2:

1 (1Tm 1,5)

2 1Cor 6,19

3 1Cor 6,9s

4 1Cor 6,9s

5 1Tess 4,1

6 2Cor 3,17

7 2Cor 3,3

8 2Cor 4,2

9 2Cor 5,10

10 2Cor 5,17

11 2Tm 1,3

12 2Tm 4,1-5

13 2Tm 4,3

14 At 4,19

15 Col 13,14

16 Ef 4,14

17 Ef 4,6

18 Gal 5,1

19 Gal 5,13

20 Gal 5,13

21 Gal 5,22

22 Gal 5,6

23 Gal 5,6

24 Gc 1,25

25 Gv 15,13

26 Gv 16,13

27 Gv 3,21

28 Gv 8,32

29 Gv 8,32

30 Gv 9, 39ss

31 Lc 6, 43ss

32 Mc 7,20s

33 Mc 8,35

34 Mt 12,33ss

35 Mt 15,19

36 Mt 19,1-19

37 Mt 19,16

38 Mt 19,17

39 Mt 19,17

40 Mt 19,17s

41 Mt 19,21

42 Mt 19,8

43 Mt 28,19s

44 Mt 6,22s

45 Rm 10,10

46 Rm 12, 2

47 Rm 12,2

48 Rm 16,26

49 Rm 2,14s

50 Rm 2,14ss

51 Rm 2,15

52 Rm 2,15

53 Rm 2,16

54 Rm 3,8

55 Rm 3,8

56 Rm 8,2

57 Rm 8,29

58 Rm 8,5-8

59 Rm 8,9

60 Rm 9,1

61 Tt 1,10.13s

62 Tt 2,1

-Capitolo 3:

1 1Cor 1,17

2 1Cor 1,17.23s

3 1Gv 1,5s

4 1Gv 1,7

5 1Gv 2,20.27

6 1Gv 4,19

7 1Gv 4,8.16

8 1Gv2,3-6

9 1Pt 3,15

10 1Tess 5,4-8

11 1Tm 1,10

12 1Tm 6,13

13 2Cor 3,5s.17s.

14 2Cor 8,9

15 2Tm 1,6

16 2Tm 4,1-5

17 Ap 13,7-10

18 Ap 18,2s.9-24

19 At 12,1s

20 At 2,37-41

21 At 3,17-20

22 At 6,8-7,60

23 Col 1,9-12

24 Eb 5,7

25 Ef 1,4ss

26 Ef 3,19

27 Ef 5,1s

28 Ef 5,25

29 Ef 5,8ss.15s

30 Fil 2,6-11

31 Fil 3,3

32 Fm 16

33 Gal 2,20

34 Gal 5,1

35 Gal 5,6

36 Gc 5,4

37 Gv 12,32

38 Gv 14,16s

39 Gv 14,6

40 Gv 15,13

41 Gv 18,37

42 Gv 19,34

43 Gv 3,17

44 Gv 3,5

45 Gv 4,23

46 Gv 5,3

47 Gv 8,32

48 Lc 18,13

49 Lc 18,9-14

50 Lc 22,32

51 Lc 6,36

52 Lc 9,23

53 Mc 1,15

54 Mc 16,15

55 Mc 6,17-29

56 Mc 8,36

57 Mt 11,30

58 Mt 13,52

59 Mt 19, 18

60 Mt 19,16

61 Mt 19,17

62 Mt 19,8

63 Mt 20,28

64 Mt 25,31-46

65 Mt 26,46

66 Mt 5,14s

67 Mt 5,48

68 Rm 12, 2

69 Rm 12,1

70 Rm 7,15.19

71 Rm 7,24s

-Conclusioni:

1 Eb 10,5-10

2 Ef 1,12

3 Ef 2,10

4 Ef 2,4

5 Gv 14,15

6 Gv 2,5

7 Gv 3,16ss

8 Lc 11,28

9 Lc 2,19

10 Lc 23,34

11 Mt 16,16

12 Mt 9,13

Elenco citazioni dall’antico testamento (distinte per capitoli)

-Introduzione:

1. Gen 1,26

2. Sl 4,7

3. Sl 4,7

-Capitolo 1:

1. Dt 6, 20-25

2. Dt 6,47

3. Es 13,21

4. Es 19,56

5. Es 19,9-24

6. Es 20, 2-3

7. Es 20,18-21

8. Es 20,2-11

9. Es 24

10. Ez 20,41

11. Ez 36,24-28

12. Ger 17,1

13. Ger 31,31-34

14. Is 6,3

15. Lv 19,2

16. Lv 26,12

17. Mic 6,8

18. Sap 18,4

19. Sl 138,6 (cit.)

-Capitolo 2:

1 Dt 4,7s

2 Es 119,3-8

3 Es 20,2

4 Ger 31,31ss

5 Gn 1,28

6 Gn 2,16

7 Gn 2,16s

8 Gn 2,17

9 Gs 24, 14-25

10 Mic 6,8

11 Prov 1,7

12 Sap 7,22

13 Sap 8,11

14 Sir 15,14

15 Sir 15,14

16 Sir 15,14

17 Sl 1,1s

18 Sl 1,1s

19 Sl 18,8s

20 Sl 19,13

21 Sl 4,6 (cit.)

-Capitolo 3:

1 Am 8, 4ss

2 Dn 13,22s

3 Dt 24,14s

4 Dt 25,13-16

5 Gl 2,3

6 Gn 3,5

7 Gn 3,5

8 Gn 9,5s

9 Is 42,3

10 Is 5,20

11 Lv 19,2.

12 Sap 2,12

13 Sir 15,19s

14 Sl 103,29

15 Sl 13,3s

16 Sl 99

-Conclusioni:

1 Sl 85,11

2 Sl 103, 30

Elenco fonti magisteriali preconciliari (distinte per capitoli)

-Introduzione:

1 (Pio XII, AAS 33, 195-205);

-Capitolo 1:

-Capitolo 2:

1 (Conc. Trid., De Just., can. 19 DS 1569).

2 (Conc. Trid., De Just., cann. 19-21)

3 (Conc. Trid., De Just., cap. 15 DS 1544, can. 19 DS 1569)

4 (Conc. Trid., De Just., cap.1)

5 (Conc. Trid., De Just., DS1544)

6 (Conc. Vienn., Fidei Cath., DS 902 Conc. Lat. V, Apostolici Reg., DS 1440)

7 (Gregorio XVI, Mirari vos

8 (Leone XIII, Libertas praest.)

9 (Pio IX, Quanta cura; Leone XIII, Libertas praest.);

10 (Pio XII, AAS 37, 14)

11 (Pio XII, HG)

12 (Vat. I, Dei Filius, cap. 3, DS 3008)

13 (Vat. I, Dei Filius, cap., 4 DS 3020 e can. 4 DS 3024); 105 (S. Offizio, Contra doctrinam)

14 (Vat. I, Dei Fil., 4)

-Capitolo 3:

1 (Conc. Trid., De Just., can. 18, DS 1568)

2 (Conc. Vat. I, Dei Filius, cap. 4, DS 3016)

3 (Leone XIII, Libertas Praestant.)

Elenco citazioni dal vaticano II distinte per capitoli

-Introduzione:

(1, (GS, 22)

(2, (GS, 33)

(3, (GS, 4)

(4, (LG, 1)

(5, (LG, 16)

(6, (LG, 9)

-Capitolo 1:

(1, (GS, 10)

(2, (GS, 24)

(3, (GS, 24)

(4, (OT, 16)

-Capitolo 2:

(1, (DH, 1)

(2, (DH, 1)

(3, (DH, 14)

(4, (DH, 2)

(5, (DH, 3)

(6, (DH, 3)

(7, (DH, 7)

(8, (DV, 10)

(9, (DV, 5)

(10, (DV, 5)

(11, (DV, 7)

(12, (GS, 10)

(13, (GS, 10)

(14, (GS, 11)

(15, (GS, 14)

(16, (GS, 16)

(17, (GS, 16)

(18, (GS, 16)

(19, (GS, 16)

(20, (GS, 16)

(21, (GS, 16)

(22, (GS, 17)

(23, (GS, 17)

(24, (GS, 17)

(25, (GS, 17)

(26, (GS, 17)

(27, (GS, 22)

(28, (GS, 22)

(29, (GS, 27)

(30, (GS, 29)

(31, (GS, 36)

(32, (GS, 36)

(33, (GS, 36)

(34, (GS, 40)

(35, (GS, 41)

(36, (GS, 43)

(37, (GS, 43-44)

(38, (GS, 47)

(39, (GS, 51)

(40, (GS, 62)

(41, (GS, 62)

(42, (N®, 1)

(43, (OT, 16)

-Capitolo 3:

(1, (GS, 24)

(2, (LG, 36)

(3, (GS, 27)

(4, (GS, 25)

(5, (LG, 12)

(6, (LG, 25)

Elenco citazioni patristiche (distinte per capitoli)

-Capitolo 1:

1. (Agostino, Conf., X, 29, 40;

2. . (Agostino, De grat. et Lib. Arb., XV)

3. (Agostino, De Serm. in Monte, I, 1,1)

4. (Agostino, De Sp. et Litt., 19,34)

5. (Agostino, De Sp. et Litt., 21,36; 26,46)

6. (Agostino, In Iohann., 21, 8)

7. (Agostino, In Iohann., 41,10)

8. (Agostino, In Iohann., 41,10)

9. (Agostino, In Iohann., 82, 3)

10. (Agostino, Ps. XCVIII

11. (Ambrogio, Ex.)

12. (Clemente A., Paed., I, 10; II, 10)

13. . (Cromazio, In Math., XX, I, 1-4)

14. (Didac. II, 2)

15. (Giustino, Ap., I, 66)

16. (Ignazio A., Ad Magn., VI, 1-2; Ireneo, Adv. Haer., IV, 33, 1.6.7).

17. (Ireneo, Adv haer., IV, 26, 2-5)

18. (Leone M., Serm. XCII)

19. (Massimo C., Quaest., 64)

20. (Tertulliano, Apolog., IX, 8)

21. (Tommaso A., Op. Th. Summa)

22. (Tommaso, Summa I.II, 106, a.1)

23. (Crisostomo, In Matt. hom., I,1)

-Capitolo 2:

1 (Agostino Enarr. in Ps., LXII)

2 (Agostino, C. Faust., l. 22, 27)

3 (Agostino, Contra mendacium, VII, 18)

4 (Agostino, De Trin., XIV, 15,21)

5 (Bonaventura in II Lib. Sent., dist. 39, a. 1, q.3)

6 (Cirillo A. In Johann. Ev.,)

7 (Gregorio N., De Hom. Op., c. 4)

8 (Gregorio N., De Vita Moysis, II, 2-3)

9 (Tommaso Quaestiones quodlibet., IX, q. 7).

10 (Tommaso, De Ver., q. 17, a. 4)

11 (Tommaso, In Rom., c. 8, lect. 1)

12 (Tommaso, Opuscola, II, 1129)

13 (Tommaso, Opuscola, II, 1168)

14 (Tommaso, Summa I-II, q. 108)

15 (Tommaso, Summa I-II, q. 93)

16 (Tommaso, Summa, I-II, q. 1, a. 3)

17 (Tommaso, Summa, I-II, q. 100)

18 (Tommaso, Summa, I-II, q. 71)

19 (Tommaso, Summa, I-II, q. 90)

20 (Tommaso, Summa, I-II, q. 91)

21 (Tommaso, Summa, I-II, q. 91)

22 (Tommaso, Summa, I-II, q. 94)

23 (Tommaso, Summa, I-II, q.18)

24 (Tommaso, Summa, II-II, q. 148)

25 (Tommaso, Summa, II-II, q. 45 a. 2)

26 (Tommaso, Summa I-II, q. 93)

27 (Vincenzo L., Commonitorium, c. 23)

-Capitolo 3:

1 (Agostino, De Trin. XXIX, 9-10)

2 (Agostino, Enarr. in Ps., XCIX, 7)

3 (Agostino, In Iohann. Ev., 26,13)

4 (Ambrogio, De Interp. David, IV, 6, 22)

5 (Ambrogio, De Virg., lib. II, cap. 2, 15)

6 (Ambrogio, ibid., , lib. II, cap. 2, 7).

7 (Andrea di Creta, Oratio I)

8 (Beda V., Homeliarum Ev. Libri, II, 23)

9 (Giustino, Apologia, II, 8)

10 (Gregorio M., Moralia in Job, VII, 21, 24

11 (Ignazio A. Ad Rom., VI, 2-3)

Elenco dei documenti magisteriali emanati sotto G. P. II citati dalla VS

(distinti per capitoli)

-Introduzione:

1 (Cat., 1692)

2 (Fidei Depositum, 4).

3 (Spiritus Domini)

-Capitolo 1:

1 (Cat. 1717).

2 (Cat. 2070)

3 (Cat., 1955)

4 (Parati Semper, 2-8)

5 (RH 10)

6 (RH, 13)

-Capitolo 2:

1 (Cat., 1753-1755).

2 (Cat., 1761)

3 (Cat., 1955)

4 (Discorso 15.10.88)

5 (Discorso, 17.8.83)

6 (Dominus et Vivif., 43)

7 (Donum Vitae, Introd., 3)

8 (FC, 11)

9 (Persona Humana, 10)

10 (Persona Humana, 4)

11 (Reconc. et Paen., 17)

12 (Reconc. et Paen., 17)

13 (Reconc. et Paen., 17)

14 (Reconc. et Paen., 17)

15 (Reconc. et Paen., 17)

16 (Reconc. et Paenit., 17)

17 (RH, 17)

-Capitolo 3:

1 (Allocuzione, 15.12.79)

2 (Cat., 2407)

3 (Cat., 2408-2413)

4 (Cent. Annus, 24)

5 (Cent. Annus, 44)

6 (Cent. Annus, 46)

7 (Christifideles Laici, 42)

8 (Discorso 1.3.84)

9 (Discorso 10.4.1986)

10 (Discorso 10.4.1986, 2)

11 (Discorso 9.3.83)

12 (Donum Veritatis, 11; 32-39);

13 (Donum Veritatis, 16)

14 (Donum Veritatis, 6)

15 (FC, 33)

16 (FC, 34)

17 (Reconc. et Paenit., 34)

18 (RH, 12)

19 (RH, 21)

20 (Soll. Rei Soc., 41)

VERITATIS SPLENDOR: STATISTICHE E GRAFICI

sopra: proporzione percentuale delle quattro parti dell’enciclica

sotto: citazioni bibliche; dato disaggregato

sopra: citazioni dal NT. Dato disaggregato per capitoli della VS e autori neotestamentari

sopra: citazioni da bibbia, magistero e padri della chiesa in numeri assoluti, distinte per capitoli

sopra: dato disaggregato delle citazioni del magistero nel secondo capitolo

sotto: stesso dato per la restante parte del documento

1Cfr. Lettera apostolica Spiritus Domini, 1 agosto 1987.

2Citeremo qui dalla versione ufficiale italiana, cfr. Lettera Enciclica di S.S. Papa Giovanni Paolo II, Veritatis Splendor I fondamenti dell’insegnamento morale della Chiesa. Testo integrale con introduzione e guida alla lettura di S. E. Mons. Dionigi Tettamanzi, Segretario Generale della Conferenza Episcopale Italiana, Casale Monferrato, 1993.

3Si veda specialmente la citazione alla nota 47 della VS, tratta da Gaudium et Spes, 62: “I fedeli dunque vivano in strettissima unione con gli uomini del loro tempo…”, che, pur rivolgendosi chiaramente a tutti i cristiani, viene dalla VS riferita, senza apparente ragione, “in particolare ai teologi”.

4Istruzione, 26.4.1971; Ench. Vat. IV 698ss.

5Cfr. S. TOMMASO D’AQUINO, In duo praecepta caritatis et in decem legis praecepta. Prologus: Opuscula theologica, II, n. 1129, Ed Taurinensis, (1954), 245; cit. in VS, 40.

G. Tre Re, L’enciclica Veritatis Splendor / 38

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