Anno B, Tempo ordinario, XXXIII domenica

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COMMENTO AL VANGELO DOMENICALE

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Il tempo aperto

Anno B, Tempo ordinario, XXXIII domenica
Dn 12,1-3; Sal 15; Eb 10,11-14; Mc 13,24-32
Proteggimi o Dio, in te mi rifugio.

Mc 13,24 In quei giorni, dopo quella tribolazione,
il sole si oscurerà
e la luna non darà più il suo splendore
25 e gli astri si metteranno a cadere dal cielo
e le potenze che sono nei cieli saranno sconvolte.
26 Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nubi con grande potenza e gloria. 27 Ed egli manderà gli angeli e riunirà i suoi eletti dai quattro venti, dall’estremità della terra fino all’estremità del cielo.
28 Dal fico imparate questa parabola: quando già il suo ramo si fa tenero e mette le foglie, voi sapete che l’estate è vicina; 29 così anche voi, quando vedrete accadere queste cose, sappiate che egli è vicino, alle porte. 30 In verità vi dico: non passerà questa generazione prima che tutte queste cose siano avvenute. 31 Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno. 32 Quanto poi a quel giorno o a quell’ora, nessuno li conosce, neanche gli angeli nel cielo, e neppure il Figlio, ma solo il Padre.

Al termine delle polemiche e dei fatti occorsi nei primi tre giorni dell’ultima settimana della sua vita terrena, Gesù affida alla ristretta cerchia dei suoi discepoli il proprio testamento spirituale. Il brano evangelico di questa domenica ne è la prima parte (31) ed è interessante notare il processo d’inclusione che l’uso liturgico di questa pericope suggerisce, perché la sua parte conclusiva era già stata letta nella prima domenica d’avvento (33-37). Se da una parte inizio e fine coincidono nel grande ciclo del tempo liturgico, tuttavia la fine del tempo è in realtà già alle nostre spalle, perché il kairos della salvezza è sempre aperto al futuro assoluto, il tempo di Dio.
Il testamento spirituale di Gesù viene a chiudere il discorso escatologico (13,5-37) . Questo discorso si presenta in due parti, che chiameremo piccola escatologia (5-23) e grande escatologia (24-30), rispettivamente di Israele e della Chiesa, scandite da due citazioni delle apocalissi di Daniele (Dn 9,27 in Mc 13,14; Dn 7,13-14 in Mc 13, 26).
Gesù dice che quella che egli stesso e gli apostoli stanno vivendo in quel momento è solo una fase della prima escatologia, la piccola, che a sua volta non è la fine, ma più esattamente un inizio (7b; 8,b) e soprattutto non è la fine del mondo, ma solo di UN mondo, il mondo cultuale e ritualistico del giudaismo (1-4). La piccola escatologia è legata a fatti e discorsi riportati poco prima dall’evangelista, in cui si vede un Gesù adorato dal popolo minuto (11,18; 12,17.37) e avversato praticamente da tutti gli altri: la parabola dei vignaioli omicidi (12,1-12), gli scontri col presbiterio (11,27-33); le diatribe con sadducei e scribi, farisei ed erodiani (12,13-27), la cacciata dei mercanti dal Tempio di Gerusalemme (11,15-18): tutti atti e parole che rivelano l’atteggiamento critico di Gesù nei confronti del patto sociale tra le élite religiose e le danarose classi mercantili, finanziarie, dei funzionari del Tempio (12,41-44).
Dalle parole di Gesù sembrerebbe che la piccola escatologia sia più dolorosa e distruttiva di quella grande (13,19), di cui rappresenta il modello esemplare e a cui è legata perché ne contrassegna l’inizio storico e la preparazione. Nella prima escatologia Gesù non sembra vedere un evento esclusivamente religioso, però ne sottolinea principalmente l’aspetto di crisi religiosa, individuandone le cause nel carattere aristocratico ormai assunto dal sacerdozio e dallo smarrimento del senso religioso della sua leadership (13,14). Un’altra causa è certamente legata alle persecuzioni che egli stesso dovette subire. La piccola escatologia, infatti, è caratterizzata anche da lotte religiose, in cui i discepoli subiranno le stesse persecuzioni politico-religiose inflitte al loro Maestro. La visione di Gesù rimane tuttavia di tipo provvidenziale. La diaspora dei discepoli, insieme a quella degli altri israeliti, darà la spinta decisiva per la diffusione del vangelo (13,9-10). Ad ogni modo, nel dare la sua lettura religiosa del kairòs, Gesù usa qui un linguaggio storicizzante e demitizzante.
La grande escatologia, o seconda, sconcerta più che altro per il brusco cambiamento di tono, che diventa mitico e apocalittico, un registro che Gesù solitamente non predilige. Infatti, per parlarne, cita due volte il profeta Isaia (13,10; 34,4 in Mc 13,24-25). Di solito Gesù preferisce immagini più domestiche (Mc 11,12-14; 13,28). Caratteristica principale della seconda escatologia è la sua universalità (13,37). Essa riguarda l’intera umanità di tutti i tempi, come un’unica generazione (13,30). Vi è anche la singolare caratteristica dell’ignoranza escatologica (13,32-33) il cui scopo è nel togliere ogni alibi alla faciloneria ed alla pigrizia.
Cristo affida alla responsabilità di ogni discepolo l’intelligenza storico-salvifica del tempo che gli appartiene, offrendo come modello la propria.
Alla fine dell’anno liturgico, esattamente dunque come al suo inizio, una riflessione sul tempo e sulla centralità di Cristo: nella vicenda storico-salvifica universale così come nella piccola storia di ciascuno di noi.

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