Anno B, Avvento, I domenica

litterae-testata

Attenzione, attenzione. Attenzione!

Anno B
Tempo d’Avvento
I domenica (Signore, fa splendere il tuo volto e noi saremo salvi)
Is 63, 16b-17.19b; 64,2-7; Sal 79; 1Cor 1,3-9; Mc 13,33-37

«State attenti, vegliate, perché non sapete quando sarà il momento preciso. È come uno che è partito per un viaggio dopo aver lasciato la propria casa e dato il potere ai servi, a ciascuno il suo compito, e ha ordinato al portiere di vigilare. Vigilate dunque, poiché non sapete quando il padrone di casa ritornerà, se alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattino, perché non giunga all’improvviso, trovandovi addormentati. Quello che dico a voi, lo dico a tutti: Vegliate!».

Il brano evangelico di questa domenica è la parte finale di una sorta di testamento di Gesù affidato alla più ristretta cerchia dei discepoli al termine delle polemiche e dei fatti occorsi nei primi tre giorni dell’ultima settimana di vita terrena del Cristo (Mc 13,5-37). Questo discorso si presenta in due parti, che chiameremo piccola escatologia (5-23) e grande escatologia (24-30), rispettivamente di Israele e della Chiesa, scandite da due citazioni delle apocalissi di Daniele (Dn 9,27 in Mc 13,14; Dn 7,13-14 in Mc 13, 26).
Gesù dice che quella che egli stesso e gli apostoli stanno vivendo in quel momento è solo una fase della prima escatologia, la piccola, che a sua volta non è la fine, ma più esattamente un inizio (7b; 8,b) e soprattutto non è la fine del mondo, ma solo di UN mondo, il mondo cultuale e ritualistico del giudaismo (1-4). La piccola escatologia è legata a fatti e discorsi riportati poco prima dall’evangelista, in cui si vede un Gesù adorato dal popolo minuto (11,18; 12,17.37) e avversato praticamente da tutti gli altri: la parabola dei vignaioli omicidi (12,1-12), gli scontri col presbiterio (11,27-33); le diatribe con sadducei e scribi, farisei ed erodiani (12,13-27), la cacciata dei mercanti dal Tempio di Gerusalemme (11,15-18): tutti atti e parole che rivelano l’atteggiamento critico di Gesù nei confronti del patto sociale tra le élite religiose e le danarose classi mercantili, finanziarie, dei funzionari del Tempio (12,41-44).
Dalle parole di Gesù sembrerebbe che la piccola escatologia sia più dolorosa e distruttiva di quella grande (13,19), di cui rappresenta il modello esemplare e a cui è legata perché ne contrassegna l’inizio storico e la preparazione. Nella prima escatologia Gesù non sembra vedere un evento esclusivamente religioso, però ne sottolinea principalmente l’aspetto di crisi religiosa, individuandone le cause nel carattere aristocratico ormai assunto dal sacerdozio e dallo smarrimento del senso religioso della sua leadership (13,14). Un’altra causa è certamente legata alle persecuzioni che egli stesso dovette subire. La piccola escatologia, infatti, è caratterizzata anche da lotte religiose, in cui i discepoli subiranno le stesse persecuzioni politico-religiose inflitte al loro Maestro. La visione di Gesù rimane tuttavia di tipo provvidenziale. La diaspora dei discepoli, insieme a quella degli altri israeliti, darà la spinta decisiva per la diffusione del vangelo (13,9-10). Ad ogni modo, nel dare la sua lettura religiosa del kairòs, Gesù usa qui un linguaggio storicizzante e demitizzante.
La grande escatologia, o seconda, sconcerta più che altro per il brusco cambiamento di tono, che diventa mitico e apocalittico, un registro che Gesù solitamente non predilige. Infatti, per parlarne, cita due volte il profeta Isaia (13,10; 34,4 in Mc 13,24-25). Di solito Gesù preferisce immagini più domestiche (Mc 11,12-14; 13,28). Caratteristica principale della seconda escatologia è la sua universalità (13,37). Essa riguarda l’intera umanità di tutti i tempi, come un’unica generazione (13,30). Vi è anche la singolare caratteristica dell’ignoranza escatologica (13,32-33) il cui scopo è nel togliere ogni alibi alla faciloneria ed alla pigrizia.
Cristo affida alla responsabilità di ogni discepolo l’intelligenza storico-salvifica del tempo che gli appartiene, offrendo come modello la propria. Non a caso entrambe le escatologie cominciano con un “state attenti!” e culminano con un “vegliate, vegliate, vegliate”, scandito ben tre volte, all’inizio al centro ed alla fine del brano liturgico di oggi.
All’inizio dell’anno liturgico, dunque, una riflessione sul tempo e sulla centralità di Cristo, nella piccola storia personale come nella vicenda storico-salvifica universale: qualsiasi cosa succeda, sia pure la fine del mondo, fate attenzione a ciò che accade, non fate affidamento sul potere, occhi aperti, badate a voi stessi, guardate avanti (blépete) e rimanete concentrati sulla missione.

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