Filocalia 1 (prima parte)

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FILOCALIA 1 (PRIMA PARTE)

Testi di ascetica e mistica della chiesa orientale
a cura di Giovani Vannucci
libreria editrice fiorentina

Al P. Raffaello Taucci che nello smarrimento dei tempi ha conservato l’immagine del monaco vero

1989
Libreria Editrice Fiorentina – 50132 Firenze

INTRODUZIONE

Il libro «Relazioni di un Pellegrino» pubblicato dalla nostra casa, mise a conoscenza dei lettori il libro della Filocalia, quale guida incomparabile della preghiera ininterrotta. In questo primo volume presentiamo la traduzione di alcuni testi della Filocalia che parlano della preghiera ininterrotta in modo più generale; ci promettiamo di tradurre, in un secondo volume, quei testi che ne descrivono la tecnica.

Filocalia significa «amore della Bellezza»; non della bellezza – calia – intesa esteticamente ma religiosamente, nel significato del risveglio della coscienza nella pienezza dell’Essere. La «Bellezza» infinita di Dio si rivela al cuore dell’uomo che perviene al culmine dell’esperienza orante, come ardente pienezza dell’Essere; beatitudine armoniosa; amore e pace; annullamento dei limiti della creatura nel mistero divino; vita, gioia, libertà. «Ch’io sia ammaliato dalla tua Bellezza, ch’io sia attratto vicino a te, che l’incandescenza dell’amore puro, penetrando nella roccia del mio essere, lo trasformi in un puro rubino». (Y. Rumi).

Il fuoco centrale che guida i monaci, la cui esperienza è riportata nella Filocalia, è la ricerca del Centro Vivente, del Cuore che, unificando ed esaltando tutte le energie dell’uomo, lo pone al di fuori del disordine e dello smarrimento. Il Centro vivente, sperimentato dai monaci, nella loro realtà personale e in quella cosmica, è la Parola eterna discesa nella carne e porta un Nome, superiore ad ogni altro nome: Gesù il Signore. Nella vivente realtà di Gesù Cristo, la creatura umana, pur immersa nelle scomposte forze oscure della carne, ritrova l’ordine e la bellezza armoniosa dell’uomo creato a somiglianza di Dio. Bellezza armoniosa che, una volta raggiunta, riunisce gli elementi spirituali e carnali dell’uomo in una forma perfetta che è l’epifania della Bellezza divina. a L’uomo nella Bellezza armoniosa diviene incandescente d’amore verso l’intero creato, ama gli uomini, gli uccelli, le bestie,- i demoni. Prega per i rettili con pietà sconfinata. Pur condannato dieci volte al giorno al rogo, vive nell’amore degli altri, e non dice mai: basta!». (Isacco di Siria).

L’uomo non è soltanto terra e fango, ma cielo e luce; non solo carne e pesantezza, ma coscienza segnata dalla vocazione di un’incomparabile ascesa. «Ospitiamo in noi delle bestie selvagge; ma ogni creatura ragionevole, uomo o donna che sia, possiede la capacità di amare Dio e gli esseri» (S. Antonio).

La via che i monaci della Filocalia propongono è quella che parte dall’affermazione del contrasto tra la carne e lo spirito e per mezzo di un’ascesi di rinuncia, termina nella conoscenza sperimentale di Dio in un corpo glorificato. «Al corpo tieni ben chiusa la porta
della tua cella; conserva sigillate le labbra al vano parlare; chiudi il segreto introito del cuore agli spiriti del male. Purifica la carne da ogni macchia, distacca la mente da ogni legame con le creature e sottometti la tua sensibilità, tieni la tua anima, vincendo ogni limite naturale, sempre davanti a Dio. Quando sarai del tutto unito all’amore divino, allora esteriormente nella tua carne apparirà, come in uno specchio, l’interiore chiarità della tua anima». (S. Giovanni Climaco).

Il cammino d’interiorizzazione seguito dai monaci può apparire alla nostra coscienza moderna, affannata nel compimento di azioni esteriori, inutile o per lo meno rinunciatario di ciò che chiamiamo, con termine solenne, gli impegni storici. Se, con uno sforzo notevole di mente, cerchiamo di immaginare il giudizio che un monaco potrebbe dire della nostra affannosa ricerca dell’azione, esso potrebbe esser formulato così: a gli uomini moderni, religiosi o no, cercano di ricoprire con lo stordimento del fare e del discorrere – discorrere è perseguire un sentiero che porta alla distruzione – il proprio interiore vuoto». L’inversione delle energie dall’esteriorità verso l’interiorità, conduce ad una rottura del livello ordinario di coscienza. Le realtà esteriori non appaiono più – come oggetto di opposizioni o di conquista, ma stimolatrici di un rapporto inconsueto d’amore-comunione. Il pensiero umano ha tre differenti connotazioni: la connotazione angelica che è la scoperta del significato spirituale delle creature; quella umana che è la considerazione oggettiva e spassionata delle creature; infine
quella demoniaca che non cerca la conoscenza ma il possesso delle creature». (Evagrio).
«L’uomo interiore si sveglia all’opera dello spirito e, di giorno in giorno, avvicina l’anima sua alla perfetta mondezza del cuore. Quando uno vede tutti gli uomini essere buoni, e nessun uomo gli appare immondo o contaminato; allora è mondo di cuore». (Isacco di Siria).

Il mondo cui il santo monaco rinuncia non e la storia travagliata degli uomini, «ma l’insieme degli istinti passionali, la vita che segue i dettami della carne» (Isacco di Siria) per raggiungere la perfetta libertà personale. La storia non cessa di esistere per il monaco, anche se gli appare come un confuso intreccio d’istinti indomiti, diviene anzi il campo ove si svolge l’azione creatrice del suo spirito pacificato. Attorno alla sua pacificata persona si risveglia la nostalgia dell’assoluto nelle coscienze, che vengono contagiate dalla Verità che in lui è vivente.

Nel 1793 la Filocalia fu pubblicata in paleoslavo a Pietroburgo, la traduzione fu fatta dal grande staretz Paissy Velitchkovski. Nel 1877 apparve la traduzione in russo, opera di Teofano il Recluso che modificò il testo greco togliendo alcuni scritti ed aggiungedovene altri. Il successo della Filocalia in Russia fu grande e profondo, così da diventare, nella prima metà del secolo scorso, insieme alla Bibbia e alle vite dei santi di Demetrio di Rostov, l’alimento spirituale dei monaci russi. Negli anni 1951, 1954, fu pubblicata a Londra una traduzione di una scelta degli scritti della Filocalia «Writings from the Philokalia and Early
Fathers from the Philokalia », ed. Faber e Faber. Nel 1956 apparve una scelta traduzione tedesca Kleine Philokalie, ed. Benziger. Di questa la traduzione italiana edita nel 1960 da Edizioni Esperienza, Fossano (Cuneo).
1. Goullard per le edizioni Cahiers du Sud, ha rielaborato il piano non molto organico della Filocalia ed ha composto un manuale ottimo della preghiera del cuore nella Pìtite Philocalie, 1953.

Giovanni Vannucci

S. ANTONIO ABATE

Nota biografica

Nacque verso il 250 a Coma, villaggio
dell’alto Egitto. A diciotto anni, desideroso di imitare gli Apostoli che avevano abbandonato tutto per seguire Cristo, rinunciò a tutti i suoi possedimenti e iniziò una vita di silenzio e di preghiera ai margini del villaggio nativo. Nella povertà e nel raccoglimento, attese all’opera del risveglio dell’io cosciente e cristiano in se stesso. Raggiunto il calmo dominio di tutto il suo essere, Antonio s’inoltrò in una località solitaria per affrontare e superare le forze oscure che ancora portava in sé . Dopo venti anni di solitaria lotta, dietro invito di S. Atanasio, tornò in mezzo agli uomini. «Antonio, racconta il suo biografo, usci come un iniziato ai misteri Templi, come un iniziato ai misteri nel segreto dei templi, come ispirato da un soffio divino.
Spiritualmente puro non si era rattrappito nelle austerità, né divenuto tronfio per il miracolo della pacificazione raggiunta; in lui né riso, né tristezza…. sempre eguale a sé stesso, naturale e sorretto da una mente calma (Vita, 14). Il Vescovo d’Alessandria, S. Atanasio, ne scrisse la vita verso il 357, qualche anno dopo la morte del santo.
La tradizione manoscritta ci ha tramandato due raccolte di lettere attribuite a S. Antonio: una che comprende sette lettere – che possono dirsi scritte, con certezza morale, dal santo – l’altra di tredici che devono attribuirsi ad Ammonas, discepolo di Antonio e vescovo di Oxyrhynchos. Sono pubblicate nel Vol. 40 della patrologia greca del Migne. Nello stesso volume sono raccolti altri scritti attribuiti al Santo: un discorso sulla vanità del mondo e la resurrezione dei morti; venti discorsi ai monaci; vari ammonimenti e risposte date dal Santo.

I brani dai 170 testi sono tradotti dalla versione inglese Early Fathers from the Philocalia, pag. 21-38.

I brani delle lettere sono tradotti dall’edizione del Migne.

S. ANTONIO ABATE

1. Dal 170 Testi sulla vita santa.

2. L’uomo saggio ha una sola preoccupazione: obbedire con tutto il cuore a Dio Onnipotente ed esserGli oggetto di benevolenza. La unica e sola cosa che insegna all’anima sua è il modo di compiere ciò che piace a Dio, ringraziando la Provvidenza misericordiosa per qualunque vicenda della sua esistenza. Siamo grati al medico anche per il medicamento doloroso; di fronte al patire dobbiamo esser grati a Dio; qualunque cosa ci accada è per il nostro bene. Questa conoscenza che viene dalla fede, dona salvezza e pace all’anima.

3. Il dominio di sé , la mitezza, la castità, la solidità di carattere, la pazienza insieme alle altre virtù sono le armi date da Dio per resistere alle prove ed aiutarci nel combattimento spirituale. Addestrandoci in esse e mantenendoci pronti alla pugna, nessun contrasto, per quanto aspro, grave, devastatore e intollerabile ci apparirà invincibile. Chi non possiede saggezza, mai pensa che ogni vicissitudine è per condurci al bene; la prova, manifesta le nostre virtù e ci rende degni di essere coronati da Dio.

4. Rifletti sulla vanità breve ed illusoria della giocondità dei ricchi, acquisterai la conoscenza di quanto è migliore la vita virtuosa,
amata da Dio. Questa conoscenza ti permetterà di vedere uomini non interiormente liberi applauditi per l’eloquenza, l’erudizione e i beni posseduti, e non avrai più amarezza o rimpianto o risentimento per nulla. Comprenderai che il pessimo male dell’anima sono i desideri insaziabili di ricchezze e piaceri, uniti all’ignoranza della verità.

6. La pace è a prezzo della moderazione dei desideri. La ricerca di aver sotto di sé schiavi, braccianti, o di possedere armenti, per esempio, ci rende vincolati alle preoccupazioni che queste cose producono e con facilità siamo portati a lamentarci con Dio. Il nostro desiderare continuo ci riempie di agitazione, ci fa muovere nell’oscurità di una vita peccaminosa e ci impedisce la conoscenza di noi stessi.

7. Guardiamoci dal dichiarare impossibile una vita pura, essa è solamente non facile. Non tutti raggiungono la stessa purezza di vita. La vita pura è possibile a chi ricerca la sapienza pura ed ha la mente fertile per l’amore di Dio. La mente ordinaria dell’uomo è legata alle effimere realtà esteriori ed è incostante; invasa da pensieri di bene e di male; mutevole ed incline a seguire le suggestioni delle realtà materiali. La mente fertile per l’amore di Dio, tronca decisamente il male che sale dalla neghittosità propria della volontà egocentrica.

13. Soltanto chi ha raggiunto la sapienza pura o, nella ricerca di essa, si apparta in silenzio per purificarsi dal male, è degno del nome di uomo. L’uomo schiavo delle forze dell’esteriorità non è uomo; la schiavitù non è qualità umana. Tali esseri devono essere evitati. Chi convive tranquillamente col male, non raggiungerà la vera vita.

14. L’uso della facoltà di raggiungere la sapienza pura ci rende degni del nome di uomini. Trascurandola, siamo differenti dai bruti solo per la disposizione delle nostre membra e il dono della loquela. L’uomo vero si renda consapevole della sua immortalità, sarà distaccato da quelle tendenze ignobili che conducono a morte.

18. Reputa liberi quelli che lo sono per una maturata disposizione di vita interiore, non quelli che si dichiaran tali per condizioni esterne. Per esemplificare, non è libero chi ha un nome illustre o vasti possessi, se poi è schiavo di sensualità o intemperanza. La libertà e l’intimo gaudio dell’anima, sono il frutto di purità autentica e di distacco dalle realtà legate al tempo.

20. L’anima in possesso della sapienza pura e della vita autentica si manifesta nel modo di guardare, di comportarsi, di parlare, di sorridere, di conversare e di agire della parte fisica. Tutto in lei è trasformato e positivamente buono. La sua parte mentale, fertile per l’amore divino, è simile ad un vigilante guardiano che non permette l’ingresso a pensieri di male e di passionalità.

25. Chiunque si adopri a condurre una esistenza libera dal male e illuminata dall’amore di Dio, abbandoni ogni stima di se stesso
ed ogni ricerca di gloria effimera, vigili a riformare le sue forze vitali interiori ed esteriori. Una mente, fertile per l’amore di Dio e salda nella fede delle realtà invisibili, è guida e cammino verso Dio.

29. Chi non ha conoscenza sufficiente per separare il bene dal male, non può erigersi a giudice di ciò che è bene o male tra gli uomini. L’uomo che ha conoscenza sperimentale di Dio, è buono; quando uno non è buono vuol dire che non ha la pienezza della conoscenza e non è partecipe della conoscenza che viene da Dio. Conoscere Dio significa possedere la bontà essenziale.

31. Nessuna volgarità deve essere tollerata nelle conversazioni; la modestia e la purezza sono più gli attributi dell’uomo intelligente che dell’uomo casto. La mente fertile per l’amore di Dio, è luce per le anime come il sole lo è per i corpi.

40. La bontà e la sapienza non si acquistano in un istante. Sono il frutto di oculati propositi, esercizi, esperienze, diuturno lavoro e di robusto desiderio del bene. L’uomo puro che ama Dio ed ha vera conoscenza di Lui, non si da requie nel fare senza restrizioni ciò che a Lui piace. Tali uomini sono rari.

41. Non devono venire scoraggiati o spinti a disperare quelli che non hanno inclinazione al bene. Cerchino, invece, di raggiungere la vita puri e gradita a Dio, anche se appare inaccessibile e irraggiungibile. Pensino che devono vigilare su loro stessi nel modo migliore che possono. Anche se non raggiungeranno la
pienezza della vita pura, vigilando attentamente su sé stessi, o miglioreranno, o almeno non diverranno peggiori, e questo è un non piccolo bene per l’anima.

44. Se ti imbatti in uno che ama le discussioni e comincia a disputare con te su ciò che è vero ed ovvio, tronca il discorso e allontanati da lui.

49. La morte, per chi sa comprenderla, è immortalità; ma per gli ignoranti, che non comprendono, essa è solo la morte. Non e questa morte che dobbiamo temere, ma la perdita dell’anima che è la non conoscenza di Dio. Questo è cosa tremenda per l’anima !

52. L’anima che ha raggiunto l’integrità prima, per la sua sottile essenza, è resa santa e luminosa da Dio, così la mente pensa ciò che è giusto e partorisce buone intenzioni e azioni rette. Ma quando è dissacrata dal peccato, Dio fugge da casa, o per meglio dire è l’anima che precipita lungi da Dio e i mali spiriti prendendo possesso del suo pensiero suggeriscono cose inverosimili: adulteri, delitti, rapine e simili terribili opere.

53. Chi ama Dio ha solo pensieri puri, desideri di cielo e distacco dalle sollecitazioni esteriori. Raramente incontrerà il plauso del l’uomo legato al folle stordimento dei sensi, costui preferirà perseguirlo con odio, derisione e oltraggi.
L’uomo dai pensieri puri è pronto a patire aspra penuria, sapendo che ciò che ad altri appare come male è bene. Contento nei suoi pensieri di cielo, ha fede in Dio e sa che ogni creatura è il frutto di un particolare volere divino. Chi non ha pensieri puri, mai riuscirà a sentire l’universo come creatura di Dio e che è offerto all’uomo perché possa raggiungere la salvezza.

55. …La mente che attraverso l’amore diviene una sola realtà con Dio, è una benedizione invisibile per tutti gli esseri, offerta da Dio stesso per condurre alla vita pura chi ne è degno.

72. Sappi che il male fisico è inevitabile al corpo, essendo materiale e corruttibile. In casi di malattia, l’anima che ha raggiunto la conoscenza, invece di lamentarsi con Dio perché ha siffattamente costruito il corpo, mostra graziosamente coraggio e pazienza.

73. … Chiunque desidera raggiungere la pienezza della perfezione in Dio, insegni la purità alla sua anima, non soltanto in relazione alle passionalità carnali, ma tenendosi lontano dall’avidità di guadagni, dalle brame di possedere ciò che non gli appartiene, dal l’invidia, dall’amore dei piaceri, dalla vana gloria; sappia rimanere distaccato davanti alle dicerie sul suo conto e imperturbabile nei rischi mortali.

80. Nel corso di un viaggio, alcuni si fermano all’osteria e passano la notte nel letto; altri sostano all’addiaccio e dormono gagliardamente come i primi. Al mattino, quando la notte è passata, gli uni e gli altri riprendono la via, lasciando l’osteria e portandosi dietro ciò che loro veramente appartiene. Cosi quelli che percorrono i sentieri dell’esistenza: tanto chi ha condotto una vita tapina, quanto chi è vissuto nella ricchezza e negli onori, lasceranno la terra come un’osteria, non portandosi dietro i conforti e i beni avuti, ma solo il frutto delle loro opere buone o cattive.

84. Non parlare con chiunque della religiosità e della vita conforme a verità. Non dico ciò per gelosia, ma perché agli occhi dello stolto appariresti ridicolo. Esiste concordanza tra le cose simili, pochi sono quelli che possono ascoltare tali cose, forse è più giusto dire che sono rari. Meglio è non parlare, Dio non domanda che si parli per giungere alla salvezza.

86. La presenza di Dio nella tua mente deve renderti libero da ogni profanità e da pensieri d’invidia, buono, puro, non violento, generoso secondo le tue possibilità, amico di tutti, non amante di dispute e così via. L’esser graditi a Dio per queste qualità costituisce la ricchezza inalienabile dell’anima. Inoltre, la presenza di Dio, deve renderti incapace di condannare chiunque, o di dire ciò che non è bene di chiunque, o di affermare che uno ha peccato. La via buona è esaminare la propria vita e considerare se può essere gradita a Dio. Cosa puoi farci se qualcuno non è buono ?

87. L’uomo vero cerca di esser libero da ogni profanità, ed è tale quando è sovranamente indipendente dalle sollecitazioni che salgono dalle creature. Il distacco dalle creature lo aiuta a scoprire in sé l’immagine di Dio che viene alla luce quando, mediante una vita pura e gradita a Dio, rimuove ogni impulso determinato dalle passioni. La mente che ama Dio, è vigile nel compiere ciò che
conduce l’anima alla liberazione ed in ogni atto che la pone in uno stato di perenne offerta a Dio. Quando la creatura umana è illuminata dall’amore di Dio, non ha pensieri di biasimo per nessuno, conoscendo bene le sue deficienze. Questo è il segno che un’anima è sulla via della liberazione.

94. La mente non è l’anima, ma un dono di Dio che conduce l’anima alla liberazione. Quando la mente è in una comunione di vita con Dio trascina volando l’anima, e le consegna quelle parole che la mantengono intatta da ciò che è corruttibile e pesante nel tempo; facendo fluire in lei l’amore per le realtà non` legate all’esistenza, al disfacimento ed alla gravezza della materia, l’introduce nella sfera della santità, dove l’uomo diviene creatura di benedizione. L’anima continuando a vivere nella carne, entra in un rapporto di conoscenza contemplante con le realtà dell’Alto e divine; per questo la mente trasfigurata dall’amore di Dio è un dono di pace e di salvezza alla coscienza umana.

97. L’infermità più grave dell’anima, la sventura più disastrosa è il non conoscere Dio che ha creato tutto per l’uomo e gli ha dato la mente e la parola, con le quali, ascendendo verso l’alto, può entrare in comunione con Lui e vivere nella chiara contemplazione del suo Volto.

100. L’uomo da Dio riceve il bene, essendo Dio tutto il Bene. Quando l’uomo si sottomette al male, riceve il male da sé stesso, dalle bramosie, dall’insensibilità che sono in lui e dagli spiriti del male.

102. Dio è buono e l’uomo è legato al male. Nei cieli non esiste il male, come sulla terra non esiste il bene puro. L’uomo che ha la conoscenza sceglie il meglio: impara a conoscere Dio Onnipotente, Lo ringrazia e canta lodi in suo onore; non ha considerazione per il corpo neppure quando è davanti alla morte e non permette che i suoi pessimi sentimenti siano soddisfatti, conoscendone bene la perniciosità e la malefica azione.

103. L’uomo che ama il peccato, ama anche i vasti possessi, trascura la rettitudine e non ha pensieri per l’incertezza, precarietà e rapidità della vita, mai ricorda l’inesorabilità della morte. Quando uno dimostra tale vergognosa mancanza di sensibilità fino agli ultimi anni della sua vita, è come un albero fracido, inutile a qualunque uso.

105. La parola è la serva della mente, ciò che la mente comanda la parola l’esprime.

106. La mente vede tutte le cose, anche quelle che sono in cielo, nulla la può ottenebrare all’infuori del peccato. La mente pura nulla trova incomprensibile, né la sua parola trova alcunché arduo ad essere espresso.

107. … La mente inizia il suo risveglio quando attorno a lei le voci dell’esteriorità fanno silenzio, e soltanto la voce interiore parla. Nel silenzio nasce nella mente quella parola essenziale che è offerta accettevole a Dio e dono di salvezza all’uomo.

109. La parola, carica di sapienza pura, è un dono di Dio e fa dilatare l’anima nella vita vera. La parola, non fecondata dal germe che scende dall’alto, solamente curiosa di misurare e definire l’esteriore ciclo e la terra sensibile, di conoscere le distanze e le dimensioni del sole e delle stelle, è un ritrovato dell’uomo, dell’uomo che lavora a vuoto e, per inutile vanto, cerca le cose che non hanno importanza. Tali uomini si perdono nell’inutile fatica di tirar l’acqua dal pozzo con un vaglio; il mistero delle creature rimarrà sempre velato per loro.

114. Quando il corpo nel seno materno ha raggiunto la sua formazione esce alla luce del mondo; quando l’anima, nel corpo che le è toccato in sorte, raggiunge la sua perfetta età, abbandona le sue spoglie fisiche.

117. L’anima unendosi al corpo lo fa emergere dalle tenebre del seno materno verso la luce; il corpo invece è per l’anima un involucro pesante e tenebroso. Per questo non dobbiamo avere per il corpo alcuna accondiscendente debolezza, ma fronteggiarlo come un gagliardo avversarlo. Il lasciarsi andare ai piaceri della mensa risveglia in noi le male passioni, mentre uno stomaco moderato placa gli istinti ed aiuta l’anima a non contaminarsi.

118. Gli occhi sono l’organo della visione fisica, la mente è la capacità visiva dell’anima. Il corpo è cieco senza gli occhi, non vede il sole che inonda di luce la terra e il mare, e non prova gioia della chiarità solare. Quando la mente è spenta e la sapienza pura non esiste, l’anima è cieca; non avendo là gustosa conoscenza di Dio, non riflette la natura luminosa del Creatore e dell’Amante di tutti gli esseri e il gaudio dell’essere incorruttibile e della benedizione senza fine, le è precluso.

119. La mancanza di sensibilità e di coscienza partorisce l’ignoranza della realtà di Dio; dall’ignoranza nasce il male. La conoscenza della realtà di Dio porta il bene all’uomo e dona la salvezza all’anima. Se persisti nella vigilanza del tuo fisico e nella ricerca della conoscenza di Dio, e se cerchi di non soddisfare le tue bramosie, vedrai la tua mente volgersi verso ciò che è bene. Ma se, affetto dall’ignoranza delle realtà divine, trovi diletto nel saziare le tue voglie, farai la fine dell’animale privo di parola, dimentico del giudizio che dopo la morte ti aspetta.

126. Dio ha voluto che insieme allo sviluppo fisico, l’uomo acquisisse la facoltà mentale per scegliere tra il bene e il male. L’anima che non sceglie il bene, non possiede la mente. Così, tutti i corpi hanno un’anima, ma non tutte le anime hanno una mente. La mente resa fertile da Dio si trova tra gli uomini casti, giusti, retti, buoni, puri, misericordiosi e devoti. La mente è il ponte della comunione tra l’uomo e Dio.

128. L’occhio vede le creature sensibili, la mente apprende l’invisibile. La mente resa fertile da Dio è la luce dell’anima. L’uomo che possiede una mente innamorata di Dio ha una luce nel cuore e può vedere l’Invisibile.

150. Dio è la pienezza del bene, immune da passione e da mutamento. Se accettiamo come verità giusta l’immutabilità divina, rimaniamo perplessi di fronte alle raffigurazioni umane di Dio che Lo presentano gioioso del bene compiuto dall’uomo, sdegnoso col malvagio, irritato con i peccatori e misericordioso con chi si pente. La risposta a tali perplessità la troviamo nel pensiero che Dio non gioisce e non si irrita; gioia e ira sono passioni e quindi mutamenti.
Dio è la pienezza del bene, e le sue opere non sono che bene, non reca male a nessuno ed è sempre sé stesso. Quando noi riusciamo ad esser buoni entriamo in comunione con Lui attraverso la somiglianza nel bene; ‘quando siamo malvagi, ci separiamo da Lui, perdendo la somiglianza nel bene. Vivendo con purità di vita siamo uniti a Lui, vivendo malvagiamente ci stacchiamo da Lui. Non possiamo dire, in quest’ultimo caso, propriamente che Dio è irritato con noi, ma piuttosto che i nostri peccati non lasciano passare in noi la chiarità luminosa di Dio. Sono i peccati che ci sottomettono alle fustigazioni dei demoni. Quando mediante la preghiera e le azioni pure, otteniamo il perdono, non è Dio che cambia, ma noi. Col pentimento e la purificazione curiamo il male nel nostro essere ,e ritroviamo la partecipazione alla bontà perfetta di Dio. Dire che Dio volge la sua faccia altrove di fronte al peccatore, equivale all’assurda pretesa che il sole si nasconda da chi chiude gli occhi per non vederlo.

170. Quando riposi nel tuo letticciolo, ricorda con gratitudine le benedizioni e la Provvidenza di Dio. Perché, confortato da questi soavi pensieri, possa avere gioia nello spirito e il tuo sonno fisico mantenga l’anima nella sobria vigilanza. Il chiudersi delle tue palpebre e il tuo silenzio, inondati da sentimenti di bene, renderanno gloria a Dio con tutto il cuore e con tutte le forze, e dal tuo intimo salirà verso l’alto un canto di lode. Il ringraziamento dell’uomo innocente è più gradito del penoso sacrificio. A Dio sia gloria in ogni età. Amen.

DIRETTIVE DEL SANTO PADRE ANTONIO

per condurre la vita in Cristo estratte dalle sue venti lettere
1. Penso essere tre le vie con le quali la grazia di Dio risveglia l’anima dei figli del l’uomo. Alcuni mossi dalle promesse divine e dall’istinto connaturale del bene, non conoscono indugio nel seguire l’appello di Dio e sono imitatori del patriarca Abramo cui per primo fu indicata tale via mediante le parole: «Esci dalla tua tribù, dalla tua patria e dalla casa paterna e va verso la terra che ti indicherò » (Gen 12, 1 ) …L’anima disposta a tanta prontezza con facilità acquisterà le virtù, avendo il cuore pronto ad accogliere la pienezza dello Spirito Santo.
La seconda via è di quelli che leggendo nelle Scritture sacre i supplizi riservati ai peccatori e le sante promesse fatte ai giusti, con volontà sobria accordano la loro vita con l’appello di Dio…
La terza via è quella dei patimenti che Dio benignamente dona per correggere chi ha il cuore indurito nel vizio e nel peccato; affinché si risveglino sotto la sferza del patire e pentiti, raggiungano il bene operare (Lettera I).

2. Non perdiamo tempo dietro ai nomi della nostra parte fisica, sono cose destinate a perire. Ognuno cerchi di comprendere il suo vero nome. Giacobbe durante la lotta notturna con l’Angelo, conservò il suo nome di Giacobbe; al sorgere del sole gli fu rivelato il suo vero nome d’Israele, che significa: «mente che contempla Dio » (Gen. 32, 2428). (Lettera 6).

3. Quante miriadi sono i demoni e come innumerevoli le loro volontà cangianti! Ci urgono a dir male gli uni degli altri; a nascondere il veleno del cuore con parole dolci; a criticare l’esteriore apparenza del nostro fratello, mentre ospitiamo in noi bestie selvagge; a litigare e a contrastarci reciprocamente, suggestionandoci col pensiero di avere una via personale e superiore (Lettera 6, 2- collezione).

4. Prego che vi sia concesso il grande Spirito di fuoco che è stato donato a me. Se avete il desiderio di riceverlo ed ospitarlo, cominciate con l’offerta dell’impegno ascetico e dell’umiltà del cuore, poi dischiudendo, giorno e notte, il vostro pensiero alle realtà celesti, cercate con cuore puro questo Spirito; vi sarà concesso… Quando lo Spirito scenderà in voi, vi dischiuderà i misteri più alti, dissiperà dal vostro cuore la paura per qualunque essere, uomo o belva, e la gioia celeste sarà vostro possesso inalienabile, giorno e notte (Lett. 8).

5. Ogni creatura ragionevole, uomo o donna che sia, possiede la capacità di amare Dio e gli esseri umani. L’uomo di Dio ama ciò che viene da Dio; l’uomo carnale ama ciò che appartiene alla carne. Amando le cose di Dio, l’uomo cerca la purificazione da tutte le sollecitazioni del mondo esteriore; non ama le realtà effimere, né i suoi impulsi naturali; prende la sua croce e seguendo il Signore compie sempre la volontà dell’Altissimo. Dio scende nel cuore di queste creature e, prendendovi dimora, le ricolma di gioia e di dolcezza che sono l’alimento che nutre e porta a maturazione l’anima. L’albero non cresce se non riceve l’acqua del cielo, l’anima non sviluppa se è priva del nutrimento di dolcezza che viene dall’alto. Lo Spirito e la mite irrorazione della dolcezza celeste conducono l’anima dell’uomo alla maturità (Lettera 13).

6. Quando in una creatura umana il regno del peccato perde ogni potere, Dio appare portando una luce pura all’anima e al corpo. La sensibile presenza di Dio non si rivela dove ancora è forte il potere del peccato. Finché l’anima rimane incollata ai sensi, non è nella disposizione di accogliere la luce divina (Lettera 17).

ABBA EVAGRIO IL MONACO

Breve nota biografica

Evagrio, monaco e abate, vissuto nella solitudine egiziana di Schete, nacque verso la metà del IV secolo sulle rive del Ponto Eusino nella città di Ibora. Sotto la guida dei grandi teologi della Cappadocia, Basilio, Gregorio di Nissa e Gregorio di Nazianzo, fu iniziato alla conoscenza dei misteri della fede cristiana.
Verso il 381, dopo un breve soggiorno a Gerusalemme, si ritirò nella solitudine di Schete in Egitto, dove ebbe maestro e amico S. Macario. La sua attività di scrittore fu grande. Predilesse il genere letterario gnomologico, brevi e concise massime.
I suoi scritti sono giunti a noi alcuni nell’originale greco, altri nelle traduzioni latina, siriaca, armena, ed altri sotto nomi differenti, «Sull’Orazione» col nome di Nilo l’ottava lettera dell’Epistolario di S. Basilio e di Evagrio.
La sorte toccata agli scritti di Evagrio si deve alla condanna, pronunciata dal V concilio ecumenico, dell’Origenismo nella quale fu coinvolto.
La Lettera ad Anatolio, le istruzioni ai cenobiti, e riflessioni sulle otto radici, sono nella Patrologia greca del Migne Vol. XV.
I detti dai vari testi «Early Fathers from the Philokalia » p. 109 ss e da L. Bouyer «La Spiritualitì… des Pères» pag. 456-472.
Il cammino spirituale nel pensiero di Evagrio è contrassegnato da tre tappe: l’ascesi pratica – osservanza dei comandamenti ed esercizio delle virtù – conduce al perfetto dominio degli istinti passionali. Questo dischiude la prima forma della conoscenza: la contemplazione, non colorata da passionalità, delle creature corporee ed incorporee, e la comprensione della parola divina che è la ragione di essere di ciascuna creatura. Superata questa forma di conoscenza, si raggiunge la contemplazione di Dio al di là di tutte le forme e di tutti i concetti distinti e separati.

ABBA EVAGRIO IL MONACO

1. Ad Anatolio: Testi sulla vita ascetica.

1. Il cristianesimo è la conoscenza normativa che ha la sua scaturigine in Gesù Cristo, e comprende: il perfetto dominio di se stessi, raggiunto mediante la pratica dei comandamenti; la conoscenza della parola divina sepolta in ogni creatura materiale e immateriale; la conoscenza della pienezza del mistero dell’essere, creato ed increato, senza la mediazione delle immagini della molteplicità.

2. Il regno dei cieli è lo stato dell’anima libera dagli impulsi passionali, accompagnato dalla conoscenza oggettiva delle realtà create.

3. Il regno dei cieli è la conoscenza della Santissima Trinità. La latitudine di questa conoscenza è proporzionata allo sviluppo essenziale della mente singola, ed è segnata dalla vita eterna che le conferisce un senso di perfetta beatitudine.

6. Le divagazioni mentali son placate dalla lettura dei libri sacri, dal non indulgere alla sonnolenza fisica, dalla preghiera.
La lussuria bruciante è domata dalla fame, dal lavoro manuale, e dal vivere solitario.
L’agitata inquietudine è calmata dal canto dei salmi, dalla magnanimità e dal cuore misericordioso.
Ciascun rimedio produce il suo effetto se usato tempestivamente e con discrezione. Il rimedio inopportuno e indiscreto è di breve durata; ciò che dura poco è dannoso, non utile.

7. Quando l’istinto si mostra bramoso di varietà di cibi, confinalo a pane e acqua; diverrà grato anche di una sottile fetta di pane. La sazietà porta al desiderio di cibi raffinati; la fame considera benedizione un po’ di pane.

9. Contro il corso ordinario della natura è la coesistenza della vita e della morte; ugualmente non è possibile che l’amore possa coesistere con la ricchezza. L’amore cristiano non solo distrugge l’avidità del possesso, ma la stessa nostra vita legata al tempo.

10. Chi riesce a fuggire i piaceri esteriori, è una torre inespugnabile al demone del risentimento; esso nasce dalla privazione di un piacere, attuale o atteso. Rimanendo attaccati a qualche bene esteriore, il nemico è sempre in vantaggio e su noi getta i suoi lacci per provocare in noi il risentimento, dove sa che il nostro cuore è ancora attaccato.

11. L’ira e la perfidia agitano il cuore; la misericordia e la non violenza lo placano.

13. Quando l’agitazione turba il nostro animo, il demonio ci presenta la solitudine come unico scampo, dove, lontane le occasioni dell’inquietudine, saremo liberi dalla disposizione al turbamento. Se invece in noi si accende l’incontinenza, il demone ci riempie di amore per la convivenza umana, sussurrandoci le parole di crudele e selvaggio se ne rimaniamo fuori. La tentazione è sottile, bramando il tuo istinto dei contatti fisici, ti suggerisce di cercare rapporti fisici. Nel primo e nel secondo caso agisci sempre nel senso contrario.

15. La passione dell’ira, secondo il suo valore originale, ci è stata data per condurre una lotta senza quartiere contro i demoni, e combattere ogni forma di piacere peccaminoso.
Gli Angeli, risvegliando in noi il gaudio spirituale e facendolo pregustare, ci aiutano a rivolgere le forze del nostro centro irascibile contro gli spiriti del male. Questi ultimi, affatturandoci con l’incantesimo delle bramosie sensibili, ci spingono ad usare le energie dell’irascibile per combattere gli uomini, e ciò è contro natura. La mente, in questo caso, rimane stordita e ottenebrata, e tradisce le energie sante che sono in noi.

16. Sii vigilante, durante l’ira, a non respingere un fratello da te; sarai perseguitato dal demone della tristezza e nell’ora della preghiera il ricordo ti sarà d’inciampo.

18. Quando il demone dello scoramento ci assale, dividiamo in due la nostra anima; ad una parte attribuiamo il compito del consolatore, all’altra quello di chi viene consolato. Gettiamo il germe della speranza in noi, cantando il salmo di David: «Perché sei triste anima mia? Perché mi dai turbamento? Spera in Dio, lo voglio ringraziare, è il Salvatore del mio volto » (Sal. 41, 5).

19. Durante la tentazione non uscire dalla tua cella, inventando speciosi pretesti. Rimani in essa e sopporta affrontando coraggiosamente gli assalitori, in particolar modo il demone dello scoramento, il più gravoso di tutti, ma che, in compenso, più di ogni altro rende l’anima esperta. Se fuggi od eviti la pugna, rimarrai immaturo, pavido e sempre pronto alla fuga.

20. Difficile è fuggire la suggestione della vanagloria, ogni superamento di essa è l’abbrivo di un nuovo impulso di vanagloria. Tanto più che lo spirito del male non si mette contro ogni pensiero retto che possiamo avere, ma, alle volte, li favorisce approvandoli, nella speranza di ingannarci.

21. Chi ha raggiunto la saggezza e ne ha gustato il dolce sapore, non crede più al demone della vanagloria, anche se gli offrisse le delizie mondane. Qual dono più grande può esistere della contemplazione? Finché non abbiamo raggiunta la saggezza, siamo tenaci nel l’impegno ascetico per testimoniare a Dio il nostro intento di far tutto il necessario al raggiungimento della conoscenza di Lui.

24. Gli impulsi passionali dell’anima sono provocati dalle persone con cui veniamo a contatto; quelli carnali nascono dalla carne. Il movimento degli impulsi carnali è controllato dal dominio di sé stessi, quello delle forze del l’anima dall’amore che nasce nello spirito.

25. Non è sempre possibile l’adempiere i compiti ordinari della vita; ciascuno deve tener conto delle circostanze, e fare ciò che gli è possibile, nella misura in cui è capace. Gli spiriti del male son ben consapevoli di questa legge. Per impedirci di fare quanto ci è possibile, ci spingono a compiere l’impossibile. Cosi, per esempio, dissuadono l’infermo dal ringraziare Dio e dal sopportare, con cuore lieto, ciò che è per lui un bene. Spingono il debole ad affrontare dure astinenze, e quelli che sono gravati dall’età o dalle fatiche, a cantare i salmi rimanendo in piedi.

28. Non sempre ci è concesso di seguire le consuetudini stabilite; non sempre la regola combacia con l’opportunità; la linea da seguire è questa: cercare di adempiere con tutte le forze le prescrizioni possibili. Anche i demoni non ignorano le regole dell’opportunità; per questo ci spingono a non fare le cose possibili e a compiere quelle impossibili. Tentano i malati a non ringraziare Dio nell’infermità e a non tollerare con pazienza coloro che li aiutano nei loro impedimenti fisici. Suggeriscono l’austerità, a chi ha una salute fragile e di cantare i salmi stando in piedi a quelli che sono stanchi.

36. Il segno della liberazione dalle passioni si ha quando la mente comincia a vedere la sua propria luce, quando uno non è turbato nel sogno e comprende le realtà create senza difficoltà e secondo verità.

37. Quando, durante la preghiera, uno è libero da ogni raffigurazione sensibile, vuol dire che ha raggiunto il cosciente pensare.

38. La mente che, con l’aiuto di Dio, è giunta al termine della via dell’ascesi e ha raggiunto quella della conoscenza, reagisce poco o nulla alle istigazioni della parte irrazionale dell’anima. La via della conoscenza l’innalza e la separa da tutte le realtà sensibili.

39. L’anima libera dagli impulsi passionali, non solo non è più schiava delle cose esteriori, ma rimane imperturbata anche al loro ricordo.

41. Gran cosa è la preghiera senza distrazioni, più grande è il canto dei salmi senza divagazioni.

42. Chi ha ben radicate in se stesso le energie del bene e ne è del tutto posseduto,
non rievoca più la legge, i comandamenti e le punizioni, ma le sue parole e le sue azioni sono il frutto naturale della sua trasmutazione interiore.

51. L’adempimento dei precetti non basta
a purificare le potenze dell’anima, deve esser completato da una corrispondente contemplazione.

52. L’operazione degli angeli produce in noi uno stato di pace; quella dei demoni l’agitazione.

53. La liberazione dagli impulsi passionali è figlia dell’amore; la liberazione dagli impulsi passionali è il fiore della vita ascetica, che a sua volta consiste nel compimento dei comandamenti. Il custode vigile dell’osservanza dei comandamenti è il timor di Dio, frutto del giusto credere. Il credere è l’intimo tesoro dell’anima, ed è frequente anche in coloro che non son giunti alla fede cristiana in Dio.

55. La mente che si apparecchia alla pugna con passionalità, rischia di non vedere i piani del nemico; è simile al guerriero che
combatte al buio. Dopo aver raggiunto l’impassibilità, è facile conoscere le mire dell’avversario.

56. Il termine della via ascetica è l’amore; il compimento della conoscenza è la partecipazione consapevole alla pienezza del mistero dell’Essere. Il punto di partenza di ambedue è la fede e la contemplazione delle realtà create. Gli spiriti del male che assalgono la sfera passionale dell’anima, sono i nemici della via ascetica: quelli che attaccano le potenze della mente, Sono gli avversari di ogni verità e della contemplazione.

59. L’avanzare nella via ascetica, porta la diminuzione degli istinti passionali; l’avanzare nella via della contemplazione, abolisce l’ignoranza. Le passioni possono col tempo esser distrutte, ma l’ignoranza solo parzialmente scomparirà.

60. Il bene ed il male che incontriamo nella vita possono aiutare le buone o le cattive energie in noi. ‘ l’opera del giusto discernimento l’usare il bene e il male per accrescere le prime e vanificare le seconde.

61. Il nostro saggio maestro, Gregorio Nisseno, insegna che l’anima è tripartita. Quando le buone energie si sviluppano nella sfera mentale si ha il giusto discernimento, la sagacia e la saggezza. Quando si sviluppano nella parte concupiscibile, si ha la castità, l’amore vero, la padronanza di sé . Quando nella sfera irascibile, si ha il coraggio e la pazienza. Quando si sviluppano in tutta l’anima, si ha la rettitudine. Compito del giusto discernimento è il combattere le forze ostili, vigilare sulle virtù, sradicare i vizi e il trattare opportunamente le cose indifferenti; la sagacia ordina con rettitudine tutto ciò che serve al nostro scopo; la saggezza contempla, in tutti i loro aspetti, le creature corporee ed incorporee. La castità guarda con occhio puro le creature, specialmente quelle che ci agitano con raffigurazioni contro la ragione; l’amore ci manifesta l’immagine divina, conforme all’Archetipo, in ogni essere umano, anche quando lo spirito del male cerca di degradare qualcuno davanti a noi; la padronanza di sé ci fa rifiutare con gioia ogni delizia del palato. La pazienza e il coraggio allontanano il timore dei nemici e fanno sopportare volenterosamente le afflizioni. La rettitudine custodisce l’armonia e la concordia di tutte le parti dell’anima.

65. Tre forme di pensiero si oppongono a quelle suggerite dai demoni, e le debellano quando cercano di stabilirsi nella mente. Il pensiero angelico; il pensiero umano diretto verso il raggiungimento di ciò che è meglio; il naturale pensiero umano che cerca il compimento delle opere di amore e di rispetto.
Il pensiero retto è contrastato da due forme di pensiero: quella che viene dagli spiriti del male e l’altra che nasce dalla nostra volontà orientata verso il male.
C’è stato un tempo nel quale non esisteva il male, e verrà un tempo in cui il male sarà consumato. Il germe delle energie buone è inestinguibile. Son convinto di questo dal ricco Epulone del Vangelo (Luc; 16, 28), il quale, pur essendo condannato all’inferno, ebbe pensieri di misericordia verso i suoi fratelli: e la misericordia è il più squisito germe delle energie del bene.

70. Quando la mente depone il vecchio uomo e si riveste del nuovo che è la grazia, vede la sua realtà durante la preghiera simile a zaffiro o al colore del cielo azzurro che nella Sacra Scrittura è chiamato la Dimora di Dio e che fu veduto dagli Anziani sul monte Sion (Esodo 14, 10).

71. La mente non vede la Dimora di Dio in sé stesso finché non riesce a sorpassare tutte le raffigurazioni delle realtà materiali e create. Il potere di andare oltre ad esse le è dato dalla liberazione raggiunta da ogni istinto passionale che la tenga avvinta agli oggetti sensibili ed ai pensieri che da essi scaturiscono. La liberazione suddetta si ottiene mediante le energie di bene che sono in noi, e attraverso la semplificazione dei pensieri ottenuta con la contemplazione. Anche tutto questo deve essere superato quando appare la luce che, durante la preghiera, contrassegna la Dimora di Dio.

2. – Ad Anatolio:
sulle otto radici dell’agitato pensare

1. Otto sono le radici dalle quali nascono tutte le altre forme del pensare agitato. Esse sono la golosità, la sensualità, l’avidità del denaro, il risentimento, l’iracondia, lo scoraggiamento, la vanagloria, l’orgoglio. Non dipende da noi se queste radici ci tormentano oppure no; da noi dipende il permetterne o l’ostacolarne la crescita e l’azione suscitatrice di passioni.

2. La golosità suggerisce al monaco di fare qualche pausa nel suo impegno ascetico, gli mette davanti i malesseri dello stomaco, del fegato e della bile, l’idropisia ed altre eventuali gravi infermità, la mancanza di medici e di rimedi. Poi gli ricorda quei monaci che hanno contratto tali mali. Altre volte, questo nemico, suggerisce a quei monaci che hanno avuto quelle malattie, di andare a far visita ai frati che stanno digiunando per parlare dei loro disturbi e additarli come la conseguenza di astinenze austere.

3. Il demone della sensualità stimola le bramosie carnali, e con astute insidie muove all’assalto degli astinenti, cercando di dissuaderli dalla loro austerità, presentandola come sterile per loro stessi. Con queste suggestioni inquina la loro anima, per spingerli a compiere azioni sensuali, e li mette nell’occasione di dire ed ascoltare quelle parole solite a chi commette atti di lussuria.

4. Il demone dell’avidità di denaro suggerisce pensieri di prudenza per l’età avanzata, per quando le forze verranno meno ed il solitario non potrà più lavorare con le sue mani, gli rappresenta la fame, la malattia, l’asprezza del bisogno, il peso di dover accettare dagli altri il necessario per il sostentamento fisico.

5. La mancata soddisfazione di un desiderio o, alle volte, l’irascibilità stimolano le suggestioni del risentimento. Quando c’è la mancata soddisfazione di desideri, tutto il lavorio dei pensieri del risentimento si svolge così: tornano prima i ricordi dei conforti che il solitario aveva avanti di abbracciare la vita dell’ascesi. Quando l’anima comincia a fermarsi con piacere su queste memorie, il risentimento ghermisce il solitario, sottolineando che quei conforti sono ormai passati e che, proprio per esser monaco, non potrà più averli. Quanto più volentieri accoglie i primi ricordi con piacere, tanto più, la povera anima, ne resta colpita e invasata.

6. L’iracondia è il più vivace di tutti gli istinti passionali. Sorge e s’infiamma contro chi ci ha fatto, o sembra averci fatto una qualche offesa. Rende l’anima sempre più inflessibile; il suo tempo preferito è quello della preghiera; in quel momento presenta vividamente la figura di chi ha recato l’offesa. Alle volte si radica nell’anima e diventa inimicizia, produce notturni incubi ed immagini di torture, di morte orrenda, di assalti eseguiti da velenosi serpenti e mostri bestiali. Questi quattro fenomeni sono il segno che nell’anima nasce l’inimicizia, che è attorniata da numerosi pensieri tormentosi; chi osserva se stesso può capire che dico il vero.

7. Il demone dello scoramento detto il demone meridiano, è il più opprimente di tutti. Assale ordinariamente il monaco verso le dieci del mattino, lo assedia fino alle quattordici. Comincia col far notare, in modo deprimente, il lento girare del sole, tanto lento da sembrare immoto, il giorno appare di cinquanta ore. Dopo spinge il monacò a occhieggiare spesso dalla finestra, o ad uscire dalla cella ed osservare il sole per fare il computo del tempo che manca ad arrivare alle quindici; contemporaneamente lo fa guardare a destra e a sinistra per vedere se qualche frate venga a trovarlo. Quindi lo assale con il disgusto del posto, del genere di vita e di impegno scelti, suggerendogli considerazioni come queste: tra
i frati non c’è amore, nessuno è pronto a darti un conforto. Se nei giorni di prova, qualche frate gli ha recato offesa, il demone glielo ricorda e lo vessa con tale pensiero. Da queste suggestioni, lo spirito del male, provoca nel solitario il desiderio di vivere in altro luogo, dove più agevole sia trovare il necessario, e dove l’impegno ascetico sia più lieve e proficuo. I pensieri malvagi sussurrano che il piacere a Dio non dipende dal posto ove uno è, perché Dio può esser venerato ovunque. Insieme a questi pensieri, unisce il ricordo del benessere goduto prima della solitudine; e prospetta il lungo tempo che ancora dovrà vivere nell’asprezza dell’ascesi; si serve, in una parola, di tutte le sue astuzie per spingere il monaco ad abbandonare la sua cella, e interrompere il suo impegno.
Questo demone è seguito da un altro, ma non subito; perché se il solitario supera lo scoramento, si trova immerso in uno stato di pace interiore, colma d’ineffabile gioia.

8. Il demone che segue lo scoramento, è il più sottilmente malizioso di tutti, è quello della vanagloria. Svolge la sua opera nel cuore di chi ha raggiunto il giusto dominio delle forze vitali. L’assalto comincia con il compiacimento dello sforzo ascetico compiuto e con gli elogi mossi dagli altri uomini. Il solitario vede sorgere, per l’incantesimo della fantasia, le urla dei demoni fugati dalla sua presenza, la guarigione delle donne ammalate, la turba degli infermi che l’attornia per esser guarita dal solo contatto delle sue vesti. Sente profetizzarsi la dignità sacerdotale, vede schiere di uomini alla sua porta per ricercarlo e consacrarlo prete, immagina di rifiutare e si scorge legato e costretto ad accettare il sacerdozio contro la sua volontà. Una volta accese queste speranze, lo spirito del male se ne va lasciando il campo ad altre tentazioni, quelle del demone della superbia o del risentimento che suggerisce pensieri opposti alle speranze nutrite. Può anche succedere che a questo punto il demone impuro vinca il solitario che poco prima immaginava di essere un santo e venerato sacerdote.

9. Lo spirito malo della superbia causa le più gravi rovine nell’anima. Suggerisce all’anima di non riconoscere Dio come l’unico soccorritore, attribuendo solo al proprio sforzo ogni progresso nella bontà; di collocarsi al di sopra degli altri frati, reputandoli ignoranti non avendo essi pensieri sublimi come lui. La superbia ha sempre l’irrequietezza e il malcontento, al suo seguito. L’ultimo stadio del superbo è la frenesia mentale e la visione degli spiriti del male.

10. Cinque occupazioni attirano la compiacenza divina: la preghiera pura; il canto dei salmi; la lettura delle scritture sacre; il pensiero doloroso dei peccati commessi, della morte e dell’estremo giudizio; il lavoro manuale.

11. Se desideri, pur rimanendo nel tuo corpo carnale, servire Dio imitando le creature incorporee, cerca di alimentare nel cuore la silenziosa incessante preghiera. La tua anima giungerà ad assomigliare da vicino agli angeli, anche prima di separarsi dal corpo.

12. Il tuo corpo separato dall’anima diventa morto e fetido, così l’anima è, quando la preghiera non vive in lei. Il non poter pregare è cosa più acerba della morte, il profeta Daniele preferì la morte, piuttosto che esser privato della preghiera un solo istante. Ognuno di noi dovrebbe ricordare Dio più frequentemente del respiro.

13. Unisci ad ogni tuo respiro una sobria invocazione al nome di Gesù insieme al pensiero della morte, con umiltà. Questi due esercizi aiutano molto l’anima.

15. L’uomo maggiormente è simile a Dio quando compie l’altrui bene. Però nel fare l’altrui bene, ognuno deve guardarsi dal trasformare ciò che compie in una teoria astratta.

16. Alla fine diventerai degno della santità di Dio, con l’evitare qualunque cosa indegna di Lui.

17. Dio di nessuno ha bisogno; L’uomo saggio ha sempre bisogno di Dio.

18. Il tuo omaggio luminoso a Dio, sarà quando, mediante le energie di bene che possiedi, avrai impresso in te la sua Somiglianza.

19. Tanto è migliore l’uomo quanto è più vicino a Dio.

20. L’uomo saggio che offre a Dio onore e adorazione è conosciuto da Lui. Non è per niente turbato se rimane ignoto agli uomini. Il compito del giusto discernimento è di indirizzare il centro, dove risiede l’irascibilità, a impegnare la guerra interiore. Il compito della sapienza è di spingere la mente ad una vigilanza ininterrotta e attenta. La rettitudine indirizza il centro emotivo dell’essere umano verso il raggiungimento della bontà e di Dio.
Il coraggio aiuta al dominio dei cinque sensi perché l’uomo interiore, lo spirito, e l’uomo esteriore, il corpo, non siano, tramite essi, inquinati.

21. L’anima è una sostanza vivente, semplice, immateriale, invisibile, immortale e dotata di una parte mentale e di una razionale. Ciò che l’occhio e per il corpo, la mente lo è per l’anima.

23. Il male non è una sostanza esistente in atto, è l’assenza del bene; come la tenebra e mancanza di luce.

24. La pura semplicità non conosce accorgimenti o cautele, l’uomo innocente è incapace di sospetti maligni.

31. Veglia la notte compiendo il tuo lavoro d’ascesi, la pace scenderà presto nella tua anima. I

32. Leggi le Scritture Sacre con animo calmo, la tua mente verrà guidata a penetrare il mistero delle meravigliose opere di Dio.

33. Il dormire durante il giorno è segno o di debolezza fisica, o di turbamento d’anima, o di pigrizia, o di inettitudine.

34. Ogni anima, per la grazia dello Spirito Santo e per le sue azioni diligenti, può raggiungere ed assimilare queste qualità: la parola controllata dalla mente; l’azione che nasce dalla contemplazione; la bontà unita alla scienza delle realtà esteriori; la fede insieme ad una conoscenza immune da dimenticanza; e le può possedere tutte in maniera perfetta, cosicché nessuna sia maggiore o minore
delle altre. La ragione è che attraverso esse, l’anima aderisce a Dio e solo a Lui, e Dio è il Bene e la Verità.

35. Otto sono le forme di pensiero che conducono al male; per i solitari: lo scoramento, la vanagloria, la superbia, l’avarizia, la tristezza; per chi vive insieme agli altri: la gola, l’ira e l’impurità.

3. – Istruzioni ai Cenobiti e agli altri

2. La fede è il primo passo verso l’amore; il termine dell’amore è la conoscenza di Dio.

4. La speranza è la figlia della pazienza; a speranza vera conduce l’uomo alla luce gloriosa di Dio.

5. Il controllo severo dei propri istinti fisici, conduce l’uomo alla purificazione delle passioni. Chi invece li accarezza, dovrà soffrire danno da essi.

7. La solitudine accompagnata dall’amore conduce il cuore alla purificazione. Chi per intolleranza inquieta si separa dagli altri, rimarrà sempre agitato.

8. Meglio rimanere in mezzo a mille persone con amore, che ritirarsi nella solitudine delle grotte con l’odio nel cuore.

10. Non dare al tuo corpo troppo cibo altrimenti avrai nel sonno fantasie malefiche, come l’acqua estingue il fuoco, così l’inedia placa i turpi fantasmi.

11. L’uomo violento è soggetto alla paura; il mite è sempre intrepido.

18. Il Signore dimora nell’abitazione dell’umile; nelle case dei superbi prolifica la maledizione.

20. Dove entra il peccato vi penetra anche l’ignoranza; il cuore dell’uomo giusto colmo di sapienza.

21. Meglio la vita tapina con sapienza, che le ricchezze con ignoranza.

22. L’ornamento più nobile del capo è la corona; l’ornamento più prezioso del cuore è la conoscenza di Dio.

31. Non dire: Oggi è giorno di festa beviamo! Domani è il giorno di Pentecoste, mangiamo ! Per i monaci le feste non sono occasioni per riempire il ventre! La Pasqua cristiana è il passaggio dalla malizia all’ingenuità; la Pentecoste è il risveglio dell’anima. La Pentecoste del Signore è l’alba dell’amore; chi odia il suo prossimo, traversa giorni di sciagura. I giorni festivi del Signore sono quando riusciamo a cancellare anche il ricordo del peccato…

50. Il nutrimento del bambino è il latte; la libertà dagli impulsi passionali rende robusto il cuore.

51. La libertà dagli impulsi passionali, precede la nascita dell’amore; la conoscenza pura, nasce dall’amore.

75. Presta a Dio il dovuto onore e conoscerai la realtà incorporea; sii il servo di Dio, Egli ti dischiuderà la conoscenza del mistero, dei cicli delle esistenze.

76. Il Corpo di Cristo è energia vivificante; chi Lo gusta sarà libero dalle passioni.

77. Il Sangue di Cristo è energia discriminatrice delle azioni; chi Lo beve raggiungerà l’illuminazione.

78. Il petto del Signore è la conoscenza di Dio; chi ha il dono di riposarvi diverrà teologo.

79. Quando uno che è pieno di conoscenza accoglie uno che pratica il bene, il Signore è con loro.

4. – Detti tratti da vari testi

1. Inferno è la tenebra dell’ignoranza che avvolge le creature sensibili, quando hanno perduto la contemplazione di Dio.

3. Vuoi conoscere Dio? Impara a conoscere te stesso.

5. La considerazione che ciascuno ha di sé stesso impedisce la vera conoscenza di sé .

6. Religioso è colui che in sé stesso non ha mutamento.

7. L’anima pura in Dio è Dio.

8. Se vuoi esser libero dal malcontento, cerca di piacere a Dio.

9. Se vuoi conoscere ciò che sei, non guardare quello che sei stato, ma l’immagine che Dio aveva nel crearti.

10. L’anima orgogliosa è una spelonca di ladri; non può sopportare la voce della vera conoscenza.

12. Prega senza interruzione e tieni presente Cristo, Egli ti ha generato di nuovo.

13. Allontanare la mente dalle realtà terrene e condurla alla conoscenza generale del tutto, è un dono della diretta contemplazione di Dio.

14. Beato chi raggiunge l’ignoranza infinita.

15. La mente nuda – priva di ciò che non è la sua santità originale – è quella che consumata nella visione di sé stessa merita di partecipare alla contemplazione della Santa Trinità.

16. Quando la mente è resa partecipe della conoscenza della Santa Trinità, è chiamata Dio, essendo giunta alla perfetta immagine del suo creatore.

5. Sui pensieri malvagi

1. Tra gli spiriti del male che contrastano la vita ascetica, ce ne sono alcuni che assalgono frontalmente e sono i collaboratori dell’incontinenza e delle bramosie della gola quelli che piantano in noi l’amore del denaro e stimolano l’ambizione. Tutti gli altri vizi vengono dopo e invadono chi è già stato ferito dai tre sunnominati. ‘ impossibile divenir preda dell’incontinenza se prima non si è commesso peccato di gola; ugualmente non è vittima dell’ira chi non è avido di cibo, di denaro e di gloria mondana. Il demone della tristezza non abiterà nel cuore di chi mai è stato ferito dai suddetti peccati. L’uomo che ha sradicato da sé stesso l’amore del denaro – radice di tutti i peccati – sarà libero dall’orgoglio, come dice il saggio Salomone «la povertà mantiene l’uomo nell’umiltà » (Prov. 10, 4)…
In tentatore suggerì al Signore quei suddetti tre malvagi pensieri; il primo quando lo istigò a trasformare le pietre in pani; il secondo con la promessa di darGli tutti i reami della Terra, purché lo adorasse; il terzo dicendoGli che non avrebbe patito ingiuria e avrebbe avuto gran plauso se si fosse gettato giù dal pinnacolo del Tempio.
Il Signore, che è al di sopra di tutte queste cose, ingiunse al demonio di andarsene, mostrando chiaramente a noi che è impossibile mettere al bando il peccato se non disprezziamo questi tre pensieri.

2. Ogni pensiero che viene dai demoni porta nell’anima delle immagini di oggetti sensibili, la mente una volta ricevutele, le rumina. Così dall’oggetto predominante nei pensieri possiamo sapere se il demone si è introdotto in noi. Per esempio, il ripetersi dell’immagine di qualcuno che mi ha amareggiato o offeso indica che il demone del risentimento mi ha sfiorato; se il pensiero del denaro o di qualche ghiottoneria torna di frequente, so subito chi è che mi importuna… Non voglio dire con questo che ogni ricordo di tali cose venga dal demonio, la mente stessa riproduce a volontà le immagini di eventi passati. Dagli spiriti del male vengono solo quei ricordi che provocano eccitazione e desiderio. Sotto il potere di tali turbamenti la mente commette adulteri e risse, e perde la capacità di conservare in sé stessa il pensiero di Dio che è il suo legislatore. La chiarità della mente è ferma nel pensiero costante di Dio, appare quando, nella preghiera, i pensieri che nascono dalle realtà esteriori sono aboliti.

5. Gli intenti e le abili astuzie degli spiriti del male sono aiutati dalla nostra recettività, quando diviene sensibile in un modo non conforme a natura. Per questo non si lasciano sfuggire un’occasione di provocarla sia di giorno che di notte. Quando si accorgono che essa è moderata dalla dolcezza, cercano di scatenarla servendosi di speciosi pretesti, così, una volta eccitata, diventa docile ai loro bestiali pensieri. Per questo motivo non dobbiamo mai lasciarla agire non controllata, sia per buoni o non buoni propositi – altrimenti mettiamo nelle mani di chi ci spinge al male una arma pericolosa.
So bene che molti fanno questo per ragioni molto meschine e si accaniscono ben oltre il richiesto. Sai dirmi perché prendi così presto un atteggiamento combattivo, tu che hai rinunciato al cibo, al denaro e alla fama mondana? Perché, dopo aver fatto il voto di rinunciare a tutto, allevi il cane? Se abbaia e assale la gente, è segno che tu hai qualcosa da difendere. Un simile uomo, son certo, è ben lontano dalla pura preghiera, apprenderà che
la collera uccide la preghiera… L’antica usanza di mettere fuori di casa i cani durante la preghiera, c’insegna, in una forma allegorica, la stessa cosa: chi prega deve esser libero dal l’ira…

7. Una lunga osservazione mi ha mostrato la differenza tra il pensiero che viene dagli Angeli, quello che nasce dall’uomo e quello che è stimolato dagli spiriti demoniaci. Il pensiero angelico è la scoperta del mistero e del significato spirituale delle creature: per esempio, come mai l’oro fu creato e disperso sulla terra come sabbia e scoperto con faticoso lavoro. Come mai, quando vien trovato, è sottoposto a lavaggi e a purificazioni nel fuoco e infine consegnato agli artisti perché ci facciano degli utensili per la casa del Signore (2 Cron. 4, 1921) che non possono essere usati dal re di Babilonia (Dan. 5, 3)… Il pensiero demoniaco non conosce e non comprende ciò, ma vergognosamente istiga al possesso dell’oro indicando i piaceri e la gloria mondana che può procurare. Il pensiero umano né cerca di impadronirsi dell’oro, né tenta di capirne il significato riposto; si forma soltanto l’immagine dell’oro senza passione o cupidigia. Se uno applica la sua mente seguendo la linea di questo esempio, scoprirà che simile ragionamento può essere applicato ad altri oggetti.

8. Esiste una specie di pensiero che potrebbe esser chiamato, con piena verità, il pensiero girovago. Ordinariamente si presenta ai monaci sulle ultime ore della notte e conduce la mente da una città all’altra, da paese a paese, da casa a casa. Da principio la mente conversa soltanto, poi, tratta à più lungo parlare con vecchie conoscenze, inquina il suo stato iniziale con le qualità delle persone con cui si intrattiene. Lentamente perde il contatto cosciente con Dio e dimentica la sua vocazione e i suoi impegni sacri.
Il solitario deve esser ben accorto con questo demone, osservando dande viene e dove mira giungere; certo non per niente intraprende il suo lungo periplo. Vuol turbare lo stato interiore del monaco eccitando la mente e, intossicandola con le vecchie conversazioni, tentare di renderlo preda del demone impuro, di quello iracondo o di quello melanconico, che sono, secondo lui, i più rovinosi.
Se vogliamo conoscer bene le mire di questo demone, non dobbiamo subito contrastarlo e nel pure dobbiamo manifestare all’anziano che ha cura di noi le sue sottili astuzie… altrimenti, vedendosi scoperto, cosa che lui non ama, fuggirebbe immediatamente, lasciando noi privi di quelle conoscenze che dal combattimento dobbiamo imparare. Piuttosto lasciamogli recitare fino in fondo la commedia che si concluderà o il giorno dopo il suo apparire o il terzo giorno, impareremo le sue abili astuzie e apprenderemo quelle parole che lo metteranno in fuga.
Siccome, durante la tentazione, la mente, essendo turbata, non sempre riuscirà a veder chiaro ciò che sta succedendole, al momento in cui il demone si ritira agisci così: siedi in luogo solitario e richiama quello che ti è capitato. Da dove è cominciato il tuo vagabondaggio mentale, quali posti hai visitato, in che luoghi lo spirito impuro, quello iracondo o quello malinconico ti sono venuti incontro, e tutto quello che può esserti successo. Osserva con cura e affida alla memoria tutto, in modo da poter fare un chiaro resoconto al demone, quando tornerà all’assalto. Nota anche il luogo recondito dove vuol condurti e che cerca tener nascosto, e non lo seguire più oltre. Fatto questo, se lo vuoi fare andare in collera, appena si presenta esponigli, nominandoli verbalmente, il primo luogo dove ti condusse, il secondo e il terzo; non sopporta l’esser preso in giro e vedrai che rimarrà molto umiliato. Vedrai allontanarsi da te un tale pensiero non buono, e ciò sarà il segno della bontà del trattamento che ti ho consigliato, questo demone odia di esser riconosciuto apertamente.
La vittoria ti lascerà una grande sonnolenza, una pesantezza alle palpebre, un senso di freddo, sbadigli e languore fisico, con la diligente preghiera allo Spirito Santo, disperderai queste penose tracce.

16. Il Signore ha affidato, nell’era presente, all’uomo le energie del pensiero come pecorelle a un buon pastore; come aiuti, gli ha dato l’appetito concupiscibile e quello irascibile. Con l’irascibile l’uomo può debellare i pensieri dei lupi, cioè degli spiriti del male; con il concupiscibile può amare con tutto il cuore le pecorelle, i buoni pensieri, e condurli al pascolo, affrontando le non rare piogge e venti che gli si fanno incontro. Inoltre gli ha dato la legge come meta cui condurre il gregge, e prati verdeggianti ed acque di quiete, il salterio e la cetra, il bastone e il pastorale, cosicché da questo gregge egli può trarre nutrimento e vesti e raccogliere il fieno della montagna. Poiché il Signore dice: «Chi curando il gregge non si nutre del latte delle pecorelle ? » (I Cor., 9, 7).

Il solitario vegli, giorno e notte, sul suo gregge, perché alcun agnello non gli Venga rapito dalle belve o rubato dai ladri. Se ciò accadesse, in qualche luogo selvaggio, deve subito estrarlo dalle fauci del leone o dell’orsa. Bestie da preda sono: l’odio alimentato contro un fratello; l’impura bramosia di donne; il pensiero avido del denaro e dell’oro; anche il pensiero di donazioni sacre, se alimentate nella mente per vanagloria. La stessa cosa vale per ogni altro pensiero che sia devastato dalle passioni…

20. Quando uno spirito del male viene e ti ferisce con le sue suggestioni e tu persisti nel volere che la spada della Parola di Dio si pianti nel tuo cuore per annientarlo, agisci come sto per dirti. Analizza la suggestione diabolica, domandandoti cosa è in sé stessa, quali le sue componenti, in che cosa influisce sulla tua mente. Supponi che ti abbia suggestionato col pensiero dell’oro, nella mente separa il pensiero dell’oro, l’oro in se stesso, dalla passione che propende verso l’oro. Domandati ora: Quale di queste cose è peccato ? La mente forse ? Ma come può essere se essa è l’immagine di Dio ? Il pensiero dell’oro ? Chi essendo sano di mente può asserire ciò ? ‘ l’oro in se stesso, peccato ? Allora perché fu creato ? Non resta che la quarta possibilità: la passione avida dell’oro. Essa non è né una cosa concreta a sé stante, né l’apprensione di un dato oggetto, ma l’avidità indegna dell’uomo, nata dal libero arbitrio e che urge la mente ad abusare della creazione di Dio… Se la tua discriminazione sarà del tutto perfetta, il pensiero malefico, scomposto nelle sue parti, si dileguerà; e il demone fuggirà via non appena il tuo pensiero volerà alto sulle ali di questa conoscenza.
Se, invece di trafiggerlo con la spada della parola, desideri colpirlo con la fionda prendi un sasso dalla tua borsa di pastore e comincia a pensare così: come mai gli spiriti buoni o quelli malefici possono influire nel mondo presente, mentre a poi non è concesso di agire in nessun modo su di loro ? Non possiamo portare nessun angelo più vicino a Dio, né rendere più impuro un demone. Pensa anche alle
parole della Scrittura: «Come sei caduto Lucifero, figlio dell’aurora, come sei caduto dal cielo ! » (Isaia 14, 12). «Dio fa’ bollire il fondo del mare, come una caldaia, lo agita come un vaso pieno di essenze odorose, trascina le parti più profonde dell’abisso come prigioniero di guerra, ritiene l’abisso come suo sentiero… (Giob. 41; 22-23) .

Il pensiero accurato su queste cose, ferisce molto lo spirito del male e finisce col debellare tutte le sue schiere. Questa operazione è concessa solo a quelli che hanno raggiunto un considerevole grado di purezza interiore, ed hanno conoscimento delle cause di ciò che loro sta succedendo. L’uomo non purificato non sa pensare con cura a questi fatti; anche se viene istruito sul modo di esorcizzare gli spiriti del male, non ascolterà, essendo il suo interiore tutto in tumulto e ricoperto dalla polvere sollevata dalle passioni. In questo secondo modo di affrontare il nemico è essenziale che tutta la schiera degli spiriti del male sia tenuta immobile, e solo il loro campione venga affrontato dal nostro eroe. Finché in noi il pensiero non sarà purificato, usiamo il primo metodo di analisi; raggiunta la purificazione, possiamo servirci dell’attacco diretto contro l’avversario.

22. I pensieri non puri prendono radice in noi a motivo delle passioni che spingono la mente verso la perdizione. Il pensiero del pane si attarda nella mente dell’affamato, causa la fame che ha; il pensiero dell’acqua nella mente dell’assetato, a motivo della sete; così i pensieri di possesso o di impurità, generati da ricco e abbondante cibo, si attardano in noi, esistendo in noi le corrispettive passioni.

La mente, abitata da tali pensieri, non può comparire davanti a Dio per ricevere la corona della rettitudine. In questi pensieri era occupata la mente, tre volte maledetta, quando, secondo la parabola del Vangelo, si scusò di non poter partecipare al banchetto della conoscenza di Dio (Luc. 14, 18-20). L’uomo che venne gettato, legato mani e piedi, nelle tenebre esteriori aveva una veste intessuta di tali pensieri, e l’Ospite 1O ritenne indegno del banchetto nuziale (Mat. 22, 11-13). La veste nuziale è la libertà dalle passioni, raggiunta dall’intelligenza che ha respinto la concupiscenza terrena.

27. Gli spiriti del male non conoscono il nostro cuore, come qualcuno è portato a pensare. Il nostro cuore è compreso solo da Colui che capisce «la mente dell’uomo » (Giob. 7, 20) e ne «formò il cuore » (Salmo 32, 15).
Però sia dalle parole, sia dai movimenti del corpo, gli spiriti del male intuiscono i sentimenti del nostro cuore. Supponiamo ché, conversando, qualcuno dica male di uno che ha sparlato di noi; il demonio da questo deduce l’ostilità che abbiamo verso questo tale; così cadiamo sotto il giogo del malo spirito del risentimento che ci spinge a pensieri di vendetta. Per questo lo Spirito Santo ci accusa con le parole: «Ti sei assiso ed hai parlato contro tuo fratello, ed hai diffamato il figlio di tua madre » (Salmo, 49, 20). Cioè, tu hai aperto l’uscio ai pensieri di risentimento e la tua mente è confusa durante la preghiera, immaginando costantemente il viso del tuo avversario e così fai di lui il tuo dio. Perché l’oggetto che la mente ha di continuo presente durante la preghiera può essere considerato giustamente come il suo dio.
Evitando il male dei discorsi maligni, non avremo il ricordo di ostilità con nessuno, né un ostile ricordo dei fratelli.
Gli spiriti del male accuratamente spiano ogni nostro movimento e non si lasciano sfuggire nulla che possa venir usato contro di noi, sia il nostro riposo, come il nostro alzarci; il nostro cammino, come la nostra sosta; le nostre parole, come i nostri sguardi. Son sempre attenti con il desiderio di nuocerci in ogni tempo, per tendere tranelli durante la preghiera alla mente umile ed estinguere la benefica luce.

S. NILO DEL SINAI

Nota biografica

Nilo è un nome diffuso in Oriente. Si contano ventun scrittori con questo nome. I copisti li hanno confusi, ed è difficile stabilire quali scritti appartengano al più celebre di essi, S. Nilo del Sinai. Fu prima un dignitario della corte di Teodorico II (sec. V), si consacrò eremita, insieme a suo figlio Teodulo, sul monte Sinai.
Molti scritti di S. Nilo non riflettono la esperienza della vita eremitica, ma quella monastico-comunitaria; essi proverrebbero da un cenobita superiore di un monastero presso Ancira nella Galazia e morto verso il 430.
La critica più recente inclina a rivendicare ad Evagrio il Pontico vari scritti riportati col nome di Nilo nel Vol. 79 della patrologia greca del Migne. Così il celebre Trattato della preghiera, Migne 79, 1165-1200, dal quale prendiamo i testi, è da attribuirsi ad Evagrio (P. Hauscherr).

153 Testi sulla preghiera

2. Purificata dal compimento dei comandamenti, l’anima conquista una calma capacità di contemplare, atta a raggiungere lo stato necessario alla preghiera.

3. La preghiera è il colloquio della facoltà mentale con Dio; quale stato le è necessario per tendere, senza divagazioni, verso il Signore, e parlare con Lui senza intermediari ?

4. A Mosì fu impedito di accostarsi al roveto ardente, finché non tolse i calzari dai suoi piedi (Esodo 3, 5). Se non libererai il tuo intimo io da ogni forma passionale di pensiero, non potrai vedere e parlare con Colui che è oltre i sentimenti e i pensieri.

5. Prima di qualunque altra cosa domanda, nella preghiera, il dono delle lacrime, perché il piangere ammollisca l’aridità dell’anima tua, e riconoscendo il tuo peccato davanti al Signore, possa da Lui ottenere il perdono.

9. Sii pazientemente fedele, e prega senza stancarti mai; respingi l’assalto delle preoccupazioni mondane e degli altri pensieri; essi ti turbano e agitano cercando di smorzare lo slancio della tua preghiera.

11. Sforzati di mantenere, durante la preghiera, la tua mente muta e sorda; così potrai pregare come devi.

14. La preghiera è il virgulto della mitezza e della libertà dall’ira.

15. La preghiera è il frutto della gioia e della gratitudine.

16. La preghiera è la medicina della tristezza e dello scoramento.

17. Va’, vendi ciò che possiedi e dallo ai poveri (Mat. 19, 21). Prendi la tua croce, rinnega il tuo io (Mat. 16, 24). Potrai in tal modo pregare senza distrazione.

19. Di ogni pena, accolta con saggezza, troverai il frutto nell’ora della preghiera.

20. Se vuoi pregare veramente, non contristare alcun essere vivente; altrimenti inutilmente corri.

21. Il Signore dice: «Lascia il tuo dono davanti all’altare, e va’ prima a riconciliarti col fratello» e quando tornerai riuscirai a pregare senza turbamento. Perché il rancore acceca la facoltà mentale di colui che prega e avvolge di tenebre la sua preghiera.

22. Chi s’impegna nella pratica della preghiera e conserva in sé delle ansietà e dei risentimenti, è come se volesse tirar acqua dal pozzo con un secchio bucato.

31. Non domandare, nella preghiera, che le cose vadano come vuoi tu, non sempre il tuo desiderio è in accordo col volere divino. La preghiera migliore, come ti è stato insegnato, è «la tua volontà sia fatta » in me…

33. Cos’è il bene se non Dio stesso ? Affidiamo a Lui tutto ciò che ci riguarda, e in noi farà scendere il giusto volere. Egli che è il Bene è anche l’Elargitore di ogni dono di bene.

36. La preghiera è l’elevarsi della mente a Dio.

37. Se desideri la vera preghiera, rinuncia a tutto per avere in eredità il Tutto.

38. Domanda d’essere purificato dalle passioni, poi di venir liberato dall’ignoranza, infine di essere immune dalle tentazioni e dall’essere lasciato alla deriva.

40. ‘ giusto domandare nella preghiera la purificazione per se stessi e per tutti gli uomini. Tale è la preghiera degli angeli.

45. Quando preghi, tieni ben aperti gli occhi sulla tua memoria, perché invece di suggerirti i suoi ricordi, ti conservi alla presenza del tuo esercizio. La mente, infatti, tende a lasciarsi saccheggiare dalla memoria quando è in orazione.

47. Il demonio è grandemente invidioso di colui che prega, usa molteplici astuzie per disturbarlo dal suo intento. Agita la memoria e il pensiero delle più svariate cose; mette in azione tutte le passioni fisiche. Il suo scopo è di corrompere il vero progresso che l’uomo compie ascendendo, con la preghiera silenziosa, a Dio.

48. Quando il demonio scaltro non riesce ad alterare la preghiera dell’orante attento, desiste per breve spazio di tempo. Terminata la preghiera, tenta la rivincita, provocando in lui l’irascibilità, cerca di distruggere la pace mentale raggiunta, oppure scatenandone la concupiscenza, si fa beffe del suo puro pensare.

49. Quando ti accingi a pregare veramente, aspettati il peggio dal demonio; tu resta saldo e proteggi il frutto della preghiera. Fin dai primordi, il compito dell’uomo fu di coltivare e custodire (Gen. 2, 15). Perciò dopo avere atteso, con la preghiera, all’opera di coltivazione, non lasciare indifesi i frutti del tuo lavoro, altrimenti la tua preghiera sarà stata vana.

51. I demoni risvegliano in noi la gola, la sensualità, la cupidigia, l’ira, il risentimento e le altre passioni, perché la mente, sotto il loro peso, non riesca a pregare veramente. Quando predomina l’attività delle passioni della nostra parte irrazionale, la mente è ostacolata dal l’agire razionalmente.

53. Lo stato della preghiera è puro da ogni passionalità; in esso l’amore supremo trasporta verso l’alto la mente spirituale ed amante della sapienza.

56. Quando avrai raggiunto il distacco dagli impulsi passionali, non possederai ancora la preghiera pura. La tua mente rimane ancora occupata da pensieri e distratta dalle loro rappresentazioni, e quindi lontana da Dio.

57. Anche se la mente non si sofferma su semplici pensieri concernenti le realtà esteriori, non vuol dire che abbia raggiunto ancora la dimora della preghiera, se è occupata nelle speculazioni attorno ad esse e nel misurare i loro rapporti casuali. Anche in questo modo le realtà esteriori imprimono la loro immagine nella mente e la tengono lontana da Dio.

58. Quando la mente riesce ad andare oltre le speculazioni attorno alle creature materiali, se rimane ferma nelle creature immateriali, non ha trovato ancora Dio, perché è colma di immagini estranee.

59. Cercando la vera preghiera, cerca di capire prima di tutto che tu hai bisogno di Dio, il quale dà lo stato di preghiera a chi prega. Invocalo nella preghiera dicendo: sia santificato il tuo Nome. Il tuo Regno venga. Cioè, venga lo Spirito Santo e il tuo Unigenito Figlio. Il Signore ci ha cosi insegnato: «Dio è Spirito, e chi Gli presta culto, lo deve fare nello spirito e nella verità». (Gio. 4, 24).

60. Chi prega nello spirito e nella verità non attinga dalle creature pensieri per render gloria a Dio, ma dal Creatore stesso prenda pensieri contemplativi a sua lode.

61. Se sei teologo, devi pregare nella verità; se preghi nella verità, sei teologo.

62. Quando la tua mente, in un ardente amore di Dio, esce, per così dire, a poco a poco dalla tua carne, e abbandona tutti i pensieri che vengono dai sensi, dalla memoria e dal temperamento, e si trova ricolma di sentimenti di adorazione e di gioia, allora puoi dire di essere giunto al confine della preghiera.

63. Lo Spirito Santo, compassionevole per le nostre insufficienze, viene in noi anche quando siamo tuttora impuri. ‘ contento di trovare la nostra mente sinceramente aperta verso di Lui, per stabilire in noi la sua dimora ed allontanare tutto il turbinio dei pensieri e delle immagini che ci avvolge, preparandoci così al desiderio della preghiera spirituale.

66. Se desideri raggiungere la realtà della preghiera, non compiere nulla che le sia contrario. Dio verrà a te e accompagnerà il tuo cammino.

67. Nella preghiera non voler dare una figura alla divinità, né permettere alla tua mente di ricevere l’impronta di qualsiasi immagine: avvicina Colui che è immateriale liberandoti dalla materia; e potrai con Lui comunicare.

71. Non ti è possibile arrivare alla preghiera pura se rimani impigliato nelle cose e nei traffici esteriori, ed agitato da preoccupazioni insistenti. La preghiera è la deposizione di ogni pensiero.

72. Chi è legato non può correre; la mente asservita a turbamenti passionali non potrà raggiungere lo spazio della preghiera spirituale. Venendo tratta qua e là dai pensieri passionali, non può avere l’immobilità della preghiera vera.

73. Quando la mente è giunta, finalmente, alla realtà della preghiera pura e serena, il demonio l’assale con immagini che attinge non dalla parte tenebrosa, ma da quella luminosa dell’essere. Le presenta delle apparenze della chiarità divina, e delle immagini gradevoli alla sensibilità, come se avesse di già raggiunto la completezza dello stato di preghiera. Un saggio asserisce che la scaturigine di queste suggestioni è la vanagloria, unita all’azione dello spirito del male che opera, sovreccitandola, su una particolare sezione del cervello.

74. Penso che, operando su questa sezione del cervello, lo spirito del male, a suo arbitrio, riesca a trasmutare la luce che è attorno alla mente di colui che prega. In seguito a questa azione demoniaca, la vanagloria invade ogni pensiero, forzando la mente ad attribuire a se stessa la conoscenza sostanziale propria di Dio. In tal modo l’orante, non sentendosi esposto a turbamenti impuri e inferiori, anzi, consapevole del grado raggiunto nella purezza della preghiera, mai immagina di esser sotto l’azione del nemico. Stima l’effetto dell’opera demoniaca, che trasmuta la luce della sua mente, essere qualcosa che proviene da Dio.

75. Giunte a questo punto le cose, solo un atto di misericordia divina può liberare l’orante dall’illusione. Se vicino a lui accorre l’angelo di Dio che, con la sua parola, tronca l’azione del nemico e riporta l’energia illuminata della mente ad operare senza illusione.

82. Prega nella pace e nella serenità, canta con intelligenza e con capacità sarai come aquila che volteggia nell’alto dei cieli.

83. Il canto dei salmi è utile a quietare il turbamento delle passioni, e attutisce gli impulsi dell’intemperanza fisica. L’elevazione dell’anima a Dio, nella preghiera, permette alla mente di fare ciò che le è connaturale.

84. La preghiera è un’attività propria della dignità della mente, o meglio costituisce il vero uso della mente.

85. Il canto dei salmi appartiene alla conoscenza tuttora legata alla varietà delle immagini; la preghiera pura è il preludio alla conoscenza libera dalla materia e dalla varietà delle immagini.

95. ‘ necessario che tu conosca anche questa astuzia demoniaca: alle volte gli spiriti del male si dividono i compiti. Alcuni si presentano con la tentazione, quando implori il soccorso, vengono gli altri travestiti da angeli e mettono in fuga i primi. Vogliono farti credere che sono dei veri angeli per lasciarti in preda alla vanagloria.

96. Abbi cura di te con l’essere umile e fiducioso, la violenta guerra degli spiriti del male non ti prostrerà, ed il flagello dei demoni non cadrà sul tuo corpo, perché Dio ha affidato ai suoi Angeli la cura di te; vigilano su te in ogni circostanza…

98. Durante l’assalto dei demoni ripeti incessantemente una preghiera breve e intensa.

101. Il pane è l’alimento del corpo, la virtù dell’anima, la preghiera spirituale lo è della mente.

105. Quando preghi trascura le necessità corporali, altrimenti la puntura di una pulce, o di una zanzara o di una mosca, ti priveranno del frutto della preghiera.

108. Avrai sicuramente letto la vita dei monaci di Tabenne, dove è riferito che mentre l’Abate Teodoro teneva un’istruzione ai suoi frati, due vipere si rifugiarono ai suoi piedi. Non si scompose; curvò le piante dei piedi in modo da offrire un riparo ai due rettili, e proseguì il suo sermone. Solo al termine mostrò le bestiole ai frati e riferì l’accaduto.

112. Ad un monaco, pieno d’amore di Dio, mentre percorreva il deserto intento alla preghiera interiore, apparvero due angeli che accanto a lui fecero un buon tratto di cammino. Ma lui non prestò la minima attenzione alla loro presenza, per non perdere ciò che era migliore. Ricordò le parole dell’Apostolo: «Nì gli Angeli, né i Principati, né le Potenze potranno separarci dall’amore di Dio, che è in Gesù Signore nostro» (Rom. 8, 38, 39).

114. Non desiderare nì, tanto meno, cercare, durante la preghiera, forme e immagini che ti facilitino il compito.

115. Non desiderare neppure la sensibile visione degli Angeli o delle potenze celesti, neppure quella di Cristo. Correresti il rischio di esser preda dell’illusione, di confondere il lupo con il pastore e di prestare il culto ai demoni invece che a Dio.

116. La superbia è il primo passo verso l’inganno della mente, essa spinge l’intelligenza a cercare di dare una forma al Sacro.

117. Torno a ripetere ciò che dissi ai monaci giovani: beata la mente che custodisce il silenzio perfetto durante la preghiera.

118. Beata la mente che, durante la preghiera senza distrazioni, acquista un desiderio crescente di Dio.

119. Beata la mente che, nella preghiera, non porta i richiami delle cose esteriori e dei possessi.

120. Beata la mente che, durante la preghiera, è morta alle realtà esteriori.

121. Perfetto è il monaco che in ogni essere umano vede Dio.

122. Perfetto è il monaco che pensa al progresso e alla salvezza di tutti gli uomini come si trattasse di lui stesso.

123. Perfetto è il monaco che sente se stesso, il più inquinato degli esseri.

124. Il vero monaco è chi, pur separato da tutti, vive in comunione con ogni creatura.

125. Vero monaco è chi si sente in unione vitale con tutti e se stesso vede in ogni essere umano.

126. Prega veramente chi non cessa di far fruttificare per Iddio la sorgente prima di ogni pensiero.

141. Finché non sarai del tutto libero dagli impulsi passionali e la tua mente resisterà alla virtù e alla verità, non sentirai salire dal tuo profondo il soave incenso della preghiera.

151. La bontà della preghiera non è nel]a quantità, ma nella qualità. Ne testimoniano quei due che salirono al tempio a pregare (Luca 18, 10) e anche le parole: «non moltiplicate le parole nelle vostre preghiere » (Matt. 6, 7).

152. Finché metterai attenzione soltanto alla posizione del corpo e la tua mente sarà fissa sulla bellezza esteriore del tabernacolo, sappi che ancora non hai veduto il luogo della preghiera e che sei lontano dalla via benedetta che ad esso conduce.

S. MARCO L’EREMITA

Nota biografica

S. Marco l’Eremita è uno dei più famosi monaci egiziani. Poco si sa della sua vita. Palladio, che lo conobbe personalmente, afferma di lui che il suo comportamento pacifico e dolce era unico, e che fin dalla prima gioventù si era dedicato allo studio della sacra scrittura sicché conosceva a memoria il Vecchio e il Nuovo Testamento.
La sua vita austera e la purità del suo cuore, lo condussero ad un grado elevato di perfezione spirituale.
Visse più di cento anni; morì probabilmente all’inizio del quinto secolo.
La grazia divina, l’esperienza della vita, lo studio della parola di Dio, gli conferirono una conoscenza profonda dei misteri della vita spirituale. Non tenne nascosto questo talento; insegnò e scrisse molto; solo pochi dei suoi scritti sono giunti a noi. (Early Fathers from the Philokalia p. 59).

I brani scelti da noi sono dalla lettera a Nicola, dalle Massime e dalle 226 sentenze, riportate in Migne P. G. 65.

Lettera al monaco Nicola

Amato figlio Nicola…

22. Se vuoi, carissimo, acquistare e possedere la lampada della illuminazione mentale e della sapienza spirituale che ti permetta di camminare senza inciampi nel buio profondo di questo tempo e di esser condotto per mano dal Signore, abbi un forte desiderio di seguire la via del Vangelo… Per ottenere questo, voglio indicarti un metodo prodigioso che consiste nel raggiungere un interiore stato spirituale, non mediante sforzi fisici, ma con l’impegno laborioso delle facoltà interiori per conquistare il perfetto dominio della mente: il pensare calmo insieme al timore e all’amore di Dio. Conseguito questo dominio delle forze interiori, potrai mettere in fuga le orde demoniache, confidando e credendo in Dio…

23. I tre poderosi avversari dell’anima che dirigono tutte le forze ostili che ci turbano interiormente sono l’ignoranza, di tutti i mali madre; l’incoscienza, figlia, collaboratrice ed istigatrice della prima; la pigrizia che dalle tenebre tesse una lugubre veste per l’anima…

24. Se vuoi Vincere in te le orde della confusione interiore, raccogliti interiormente e, con l’aiuto della preghiera e di Dio, discendi nelle profondità del tuo cuore, e lì affronta i tre poderosi avversari: l’ignoranza, l’incoscienza e la pigrizia. Da esse traggono nutrimento e forza tutte le male tendenze che germogliano nei cuori indulgenti con se stessi e nelle anime dissipate. Affronta queste male tendenze con l’esser presente a te stesso, la mente calma e l’aiuto divino. Opponi loro le armi contrarie: la cosciente presenza di ciò che è bene, sorgente di ogni benedizione; la sapienza illuminata che conserva l’anima nella sobrietà, allontanando le tenebre dell’ignoranza e sollecitando quelle sante passioni che risvegliano l’anima e la guidano a salvezza.

2. Massime di San Marco estratte dai suoi sermoni

l. Per esser partecipi della fede non basta l’aver ricevuto il battesimo nel nome di Cristo, è necessario adempiere i comandamenti. Il santo battesimo, in se stesso, è perfetto e ci comunica la perfezione, non come stato, ma come possibilità per chi adempie i comandamenti.

5. Il santo battesimo ci dà la totale liberazione dal male; è lasciata alla libera volontà di ciascuno la scelta di rimanere imprigionato dalle passioni o di rendersene libero…

6. Se, dopo aver ricevuto col battesimo, il potere di adempiere i comandamenti, non lo usiamo, diventiamo, anche senza volerlo, possesso del peccato. Ciò durerà finché, pentendoci, non muoviamo Dio ad aver misericordia. In questo caso, mentre lottiamo per compiere i suoi comandamenti, Egli cancella il peccato delle nostre volontà egocentriche.

9. Quando una forza nuova sale nel tuo cuore, sappi che essa non viene dall’esterno, ma è il misterioso dono del battesimo reso attivo dal tuo fuggire i pensieri malvagi.

11. Le onde di pensieri cupidi e violenti, sono anelli concentrici di una catena malefica.
Se cedi alla prima, dovrai aprire, anche non volendo, la tua anima a quella che viene dopo, e così via di seguito. Se cedi alla vanagloria, come ti libererai dall’orgoglio ? Se ti abbandoni alla vita oziosa e piacevole, sarai sopraffatto da immaginazioni lussuriose. Se fai delle angherie, il tuo cuore diventa spietato. Se riponi la tua gioia nel compiere queste cose malvagie, come potrai pretendere di non essere esposto all’irritazione e alla collera?

12. Anche dopo aver ricevuto il dono della grazia, rimaniamo perfettamente liberi di fronte alle due vie della carne e dello spirito. Chiunque ami il plauso umano e sia indulgente con la sua parte fisica, non potrà percorrere la via dello spirito. Chi invece dà preferenza alle realtà future non curando le presenti, non vivrà mai secondo i dettami della carne. Per questo non dobbiamo amare il plauso umano e l’indulgenza con la nostra parte fisica, da essi viene il non puro pensare anche contro la nostra volontà…

13. II battesimo della Chiesa misteriosamente innesta nell’anima l’energia della grazia; quando il cristiano eseguisce i comandamenti del Signore e conserva nel cuore la speranza, l’energia seminale della grazia cresce e manifesta la verità della parola di Gesù: «Dal seno di chi crede in me saliranno onde di acqua viva, cioè lo Spirito Santo ricevuto da chi ha fede ». (Giov. 7, 38-39).

17. Quando sarai persuaso che Cristo è il tuo Ospite intimo, dal momento del battesimo, rinuncerai a tutte le realtà effimere della esteriorità e troverai la tua dimora nell’interiorità, sulla cui purezza vigilerai attento…

18. La mente di ogni uomo riceve prima, dal riposto sacrario del cuore, i suggerimenti giusti e fertili di benedizioni dell’ospite intimo, Gesù; quindi li segue attuandoli in una vita incontaminata, che è la risposta data alla segreta voce del Signore.

21. Satana può agire in noi suggestionandoci con immaginazioni di cose non buone; è la nostra mancanza di fede che gli dà la possibilità di penetrare nella nostra mente. Perché se, dopo aver ricevuto il comando di mantenerci estranei ad ogni turbamento, di vigilare con ogni cura sulle nostre forze interiori e di cercare il regno di Dio che è dentro di noi, lasciamo divagare la mente nell’esteriorità e deviamo dalla ricerca interiore del Regno di Dio, siamo immediatamente esposti alle tentazioni di Satana ed ai suoi consigli di male. Satana non ha il potere di dirigere i nostri pensieri, altrimenti sarebbe spietato con noi; può però introdurre in noi ogni sorta di pensieri malvagi ed ostacolare quelli buoni. Il suo potere è limitato ad influire con le sue suggestioni il pensiero sul suo primo nascere, per provare verso quale direzione è inclinata la nostra disposizione interiore, cioè se è orientata verso i comandamenti divini o verso i suggerimenti del male.

22. Quando l’irruzione di qualche pensiero malefico persiste nel nostro interiore e vi si ferma, ciò non è segno di un cambiamento di disposizione in noi. La permanenza del pensiero non buono è dovuta all’immagine che ha suscitato in noi. L’irruzione di tali pensieri, quando il cuore è saldo nel giusto orientamento, rimane circoscritta, e non può eccitare la mente, di chi è vigilante su se stesso, a disperdersi nella molteplicità dei pensieri. Ciò avviene solo quando il cuore accoglie con piacere l’irruzione dei pensieri non retti. Se sei distaccato da essi, il loro apparire e il loro persistere non porta alcun pregiudizio alla tua coscienza, rimangono soltanto pensieri penosi.

24. Solo l’Immutabile non ha esperienza di irruzione di pensieri non retti, l’umana natura non ha questo privilegio. Adamo stesso era esposto alle suggestioni di Satana. Aveva però il potere di ascoltarle o di respingerle. L’irruzione di un pensiero non retto non è né male né bene, è la prova della nostra volontà libera. Quelli che sono interiormente orientati verso l’adempimento dei comandamenti del Signore, riceveranno la ricompensa della loro fedeltà; quelli che piegano verso l’indulgenza di loro stessi, si mostrano degni di riprovazione per la loro infedeltà.

34. … Secondo il mio parere l’opera del pentimento è compiuta mediante le seguenti virtù: la purificazione dei pensieri, la preghiera incessante, la sopportazione delle avversità che ci capitano. Queste tre cose devono attuarsi non solo esteriormente, ma anche con il nostro intimo essere, chi riesce in quest’opera risulta invulnerabile alle passioni…

38. Un cuore può essere definito puro quando si presenta a Dio con una memoria interamente sgombra da forme e immagini, e disposta a non ricevere se non l’impronta di Dio, che la ricolma di luce.

82. … Chi, per evitare gli spiriti del male, tiene sigillate le porte dei sensi e vive sicuro nella terra della rivelazione, sulle alture della
contemplazione riceverà la Parola di Dio. Questa venendo in maniera inattesa si manifesta, senza il concorso dei sensi con l’annuncio di pace, il dono della invulnerabilità al male, la comunicazione dei doni dello Spirito Santo, il potere sugli spiriti del male, la comprensione dei segni del mistero del Signore.

Dalle 226 sentenze, per quelli che pensano
di avere la giustificazione dalle opere.

3. Lo schiavo non domanda la libertà come qualcosa che gli è dovuto, ma cerca di pagare come un debitore e attende la libertà come un dono.

12. La conoscenza, anche se esatta, senza la corrispondente pratica rimane incerta, tutto è reso saldo dalla pratica.

18. ‘ fuori della verità tanto chi avendo la giusta fede non compie i comandamenti, come chi compiendo i comandamenti attende una ricompensa.

19. La ricompensa allo schiavo non è un obbligo per il padrone. D’altra parte, chi non compie bene il suo servizio, non raggiunge la libertà.

25. Il temperante fugge la ghiottoneria; chi non ha desideri, la cupidigia; il taciturno, le parole inutili; il continente, la ricerca di piaceri sensuali; il casto, la fornicazione; chi è contento del poco, l’amore del denaro; il mite, l’agitazione; l’umile, la vanità; l’obbediente, la ribellione; il sincero con se stesso, l’ipocrisia.
Egualmente, chi prega si tiene lontano dalla disperazione; il povero volontario dall’avidità; chi professa la fede da]l’apostasia; il martire dall’idolatria. Così ogni virtù perseguita fino alla morte, non è altro che un tenersi lontani dal peccato; lo star lontano dal peccato è una azione soltanto, non un’azione che deve esser ricompensata nel Regno.

50. Non perderai niente di ciò che hai abbandonato per amore del Signore, a suo tempo con abbondanza ne sarai ricompensato.

153. Se vuoi fare a Dio una confessione senza biasimo, non richiamare dettagliatamente le tue colpe passate alla memoria, con coraggio sopportane le conseguenze.

204. Ogni sofferenza rivela lo stato della nostra volontà, se cioè è orientata verso destra o verso sinistra. La sofferenza imprevista è chiamata tentazione, perché sottopone l’uomo alla prova delle sue segrete inclinazioni.

212. Le vicende ordinarie della vita sono come un mercato: il mercante sagace guadagna, l’inetto perde.

S. MASSIMO IL CONFESSORE

Breve nota biografica

Nacque a Costantinopoli nel 580. Dopo aver trascorso parte della sua vita nella corte imperiale, dove raggiunse il grado di primo segretario dell’imperatore Eraclio, a trentatrì anni entrò nel monastero di Crisopoli. Verso la fine del 646 prese parte, contro il monofisimo, al concilio Lateranense sotto il papa Martino I. Arrestato dall’imperatore di Costantinopoli, morì nel 662 vicino a Batum nella Transcaucasia.
E’ uno dei più grandi maestri spirituali della Chiesa Greca; il fondo del suo insegnamento dipende da Evagrio. La vita cristiana è nell’unione con Cristo, raggiunta attraverso la rinuncia della propria volontà egoistica e la adesione alla volontà di Dio. Il cammino cristiano si consuma nelle due direzioni dell’amore: Dio e il prossimo. “Giunto a Dio, lo spirito umano si libera da ogni forma e rappresentazione sensibile, contemplando Colui che è semplice, divenuta a sua volta semplice e luminoso” (3 centuria 97).
«L’uomo la cui volontà è divenuta buona e libera da passionalità, ha un amore uguale per tutti gli uomini; ama i giusti per la loro natura e buona volontà; ama i peccatori per la loro natura, avendo per essi quella compassionevole pietà che suscita un folle che, senza custode, cammina nella notte » (Centuria 25).
Per le quattro centurie sull’amore abbiamo usato il Testo di Migne, Patrologia Greca 90, tenendo presente la traduzione inglese in Early Fathers from the Philokalia, e quella francese di Pìgon, Paris, 1945.
I testi di ascesi e di contemplazione li abbiamo tradotti da Early Fathers from the Philokalia, p. 347-384.

S. MASSIMO IL CONFESSORE

Quattro centurie sull’amore

Prologo ad Elpidio.

Invio, come supplemento al mio scritto sul la vita ascetica, alla tua onorevole persona, o Elpidio, un lavoro sull’amore diviso in quattro centurie corrispondenti ai quattro Vangeli. Forse non soddisferà del tutto la tua attesa, ma esso contiene il meglio di ciò che posso. Non è il frutto della mia sola intelligenza, avendo letto gli scritti dei padri e raccolto ciò che serviva al mio argomento, lo ho condensato nella forma di brevi detti, perché servano alla memoria ed alla riflessione. Invio questo lavoro alla tua onorevole persona, pregandoti di leggerlo con buona disposizione d’animo, cercandovi ciò che è utile, non dando attenzione alla rozzezza dello stile; prega per la mia indegnità; son privo di ogni frutto spirituale. Inoltre ti prego di non considerare il mio scritto come un peso, inviandotelo compio il comandamento dell’obbedienza.
Dico questo perché nei nostri giorni molti di noi sovraccaricano la mente di parole edificanti, mentre troppo pochi sono quelli che insegnano con le opere e imparano attraverso le opere. Ti prego di leggere con attenzione ciascun testo, mi sembra che tutti non siano evidenti ad ogni lettore. Molti troveranno che gran parte delle sentenze domandano un’ulteriore accurata ricerca, mentre a prima vista appaiono piane ed ovvie. Forse le cose che verranno scoperte con questo ripensamento, saranno trovate utili. Naturalmente ciò sarà possibile, col concorso della grazia di Dio, se uno legge non con uno spirito critico soltanto, ma con timore di Dio e con amore. Perché se uno legge il mio scritto o quello di altri non per imparare qualcosa che aiuti, ma per trovare dei passi da rimproverare allo scrittore, per dimostrarsi vanagloriosamente più intelligente di lui, costui non potrà mai scoprire alcunché di veramente utile.

Prima centuria sull’amore

1. L’amore è quella giusta disposizione dell’anima per la quale essa preferisce la conoscenza di Dio a tutto ciò che esiste. Nessuno giunge a tale stato di amore, se ha degli attaccamenti per le creature.

2. L’amore è generato dall’invulnerabilità dalle passioni; l’invulnerabilità dalle passioni, dalla speranza in Dio; la speranza, dalla pazienza e dalla latitudine dell’anima queste due dal perfetto dominio di se stessi in tutte le cose; il dominio di sé dal timore di Dio; il timore, dalla fede nel Signore.

3. Quando, spinta dall’amore, la mente vola a Dio, non è più consapevole né di se stessa, né di altra creatura esistente. Illuminata dalla infinita luce divina, è insensibile a tutto ciò
che appartiene al mondo creato, ed è come la pupilla che si accende nella luce del sole.

4. Ciascuna virtù aiuta ad amare Dio, nessuna però quanto la preghiera pura. Condotta dalle sue ali nel cielo di Dio, la mente si allontana da tutto ciò che è creato.

5. Quando la mente, per l’operazione dell’amore, vien rapita alla conoscenza di Dio ponendosi al di fuori dell’universo creato, fa l’esperienza, dell’immensità divina; allora in uno stato di rapimento conosce il suo nulla e ripete con tutta sincerità le parole. di Isaia: «Ahimè ! sono perduto; perché essendo uomo dalle labbra impure, vivo con gente che ha le labbra impure; mentre i miei occhi hanno veduto il Re, il Signore delle schiere ! » (Isaia 6, 5).

17. Beato l’uomo che ama tutti gli altri con eguale intensità.

29. Quando qualcuno ti insulta o ti umilia, guardati dai pensieri di risentimento; ti allontanerebbero dalla regione dell’amore per condurti in quella dell’odio.

33. La mente è pura quando si è liberata dall’ignoranza ed è illuminata dalla luce di Dio.

47. Chi ancora non ha raggiunto la conoscenza di Dio nell’amore, ha alta stima di ciò che egli compie di gradito a Dio. L’uomo che ha raggiunto la conoscenza nell’amore ripete nel cuore le parole del patriarca Abramo, quando gli apparve Dio: “Io sono polvere e cenere” (Gen. 18, 27).

49. Non inquinare la mente trattenendo pensieri di ira e di lussuria, altrimenti, cadendo dallo stato della pura preghiera, sprofonderai nello spirito dello scoramento.

52. Nel tempo della tentazione, non lasciare il tuo monastero; sopporta l’agitazione dei pensieri con coraggio in particolar modo quelli che danno tristezza e scoramento. Le afflizioni sono provvidenziali stimoli che aiutano a raggiungere una ferma speranza in Dio.

58. Non prestare orecchio alla lingua del calunniatore; né metterti a servizio dell’orecchio di chi volentieri ascolta il parlare malizioso, dicendo o ascoltando con piacere chiacchiere contro il tuo prossimo; se non fai così decadrai dall’amore di Dio e ti troverai esiliato dalla vita eterna.

64. Un genere di passioni appartiene al corpo, un altro all’anima. Le cause delle passioni corporali sono nel corpo, le cause delle passioni dell’anima sono le realtà esteriori. L’amore e il dominio di sé espellono le une e le altre: l’amore quelle dell’anima, il dominio di sé quelle del corpo.

67. Tutte le altre passioni infettano solo una parte dell’anima, sia la parte irascibile o quella concupiscibile, oppure il pensiero, come per esempio la noncuranza e l’ignoranza. Lo scoramento invece si estende a tutte le potenze dell’anima e subito, in un attimo, mette in movimento tutte quante le passioni, per questo il suo peso è più oneroso di tutte le altre. Esatte sono, a questo proposito, le parole del Signore che additano il rimedio: «Nella pazienza raggiungerete il possesso della vostra anima ». (Luca 21, 19).

70. Non ha raggiunto l’amore perfetto chi, nelle sue disposizioni verso gli altri, segue il sentimento del piacevole e dello spiacevole; amando l’uno e non amando l’altro per questo e quel motivo; oppure ora amando e ora non amando la stessa persona per le stesse ragioni.

71. L’amore perfetto non divide mai l’umana natura che è in sé una, conformemente ai vari caratteri degli uomini. Ma, avendo sempre presente la natura umana, ama egualmente tutti. Ama i buoni come amici, i cattivi come nemici, facendo ad essi ciò che è bene, con l’essere paziente e longanime nel sopportare le cose da loro compiute, non mai ripagando il male col male, sopportando per rendere, se possibile, amici anche loro. Quando questo non appare possibile, mantiene verso di essi le sue buone disposizioni, mostrando a tutti gli uomini indistintamente i frutti dell’amore. Così il Signore Gesù, mostrando a noi il suo amore, patì per tutto l’umano genere e donò a tutti indistintamente la speranza della resurrezione.

85. L’uccello legato ad una zampa quando tenta di spiccare il volo è tratto a terra dal legaccio; la mente che non ha raggiunto l’invulnerabilità dalle passioni, per quanto s’innalzi alla conoscenza delle realtà celesti, è spinta indietro verso la terra dalle passioni.

86. L’anima purificata dalle passioni avanza senza impedimenti verso la contemplazione delle realtà ultime, ed il suo progredire è diretto alla conoscenza della Santa Trinità.

87. Quando la mente è pura, le impressioni che riceve dalle cose l’incitano a contemplare spiritualmente. Quando, per pigrizia, diventa impura, le rappresentazioni che essa ha delle cose sono semplici; ma quando pensa di dover fare qualcosa insieme ad altri, allora tutto si trasforma in pensieri di cattiveria disonorevole.

88. Se nessun pensiero mondano penetra nella tua mente durante la preghiera, sappi che sei nella regione della liberazione dalle passioni.

89. Quando l’anima comincia a sentirsi in buono stato, i suoi sogni diventano puri e sereni.

91. Grande cosa è l’esser distaccati dalle cose, più grande il rimanere impassibili davanti alle loro immagini. La guerra che gli spiriti del male ci muovono attraverso i pensieri, è più ardua di quella che ci vien fatta dalle cose.

94. Coll’osservare i comandamenti, l’anima diventa monda dalle passioni; con la contemplazione spirituale delle realtà visibili, vien liberata dalle raffigurazioni passionali delle cose; con la conoscenza dell’invisibile, viene allontanata dall’incantesimo delle cose sensibili; finalmente con la conoscenza della Santa Trinità, va oltre la conoscenza delle realtà invisibili.

95. Come il sole, quando sorge e diffonde la sua luce sull’universo, mostra se stesso e gli oggetti che illumina; così il sole della verità, illuminando una mente pura, rivela se stesso e il significato di tutto ciò che esiste ed ha avuto da Lui l’esistenza.

Seconda centuria sull’amore

2. La mente che indugia a lungo in qualche oggetto sensibile, può esser certa che rimarrà presa da un movimento passionale nei suoi riguardi, o desiderio, o rimpianto, o inquietudine, o rancore. Non sarà libera da passioni finché non lo contemplerà con distacco, come di niuna importanza.

3. La passione, prendendo possesso della mente, la fa aderire alle realtà materiali, separandola da Dio, la costringe ad occuparsi di esse. Quando l’amore di Dio s’impossessa della mente, tronca tutti i legami con le creature esteriori, convincendola del nullo valore di esse e della loro dipendenza dal tempo.

4. L’operazione dei comandamenti è di rendere semplice la rappresentazione delle cose materiali; l’operazione della lettura sacra e della contemplazione, è di liberare la mente dalla materia e dalla forma; il resultato di esse operazioni è la preghiera senza distrazione.

5. L’operazione della via ascetica, non è sufficiente a liberare in maniera tale la mente dalle forze passionali cosicché possa pregare senza distrazione; è necessario il compimento della contemplazione spirituale. La prima via, libera la mente dall’intemperanza e dalla perfidia, la seconda dalla dissipazione e dall’ignoranza; in questo modo l’uomo raggiunge il potere della preghiera vera.

6. Due sono gli stati supremi della preghiera pura: uno proprio degli uomini impegnati nella via ascetica, l’altro appartiene ai contemplativi. Il primo nasce nell’anima dal timore di Dio e dalla santa speranza; l’altro dall’amore di Dio e dalla perfetta mondezza del cuore. I segni del primo stato sono: l’unificazione della mente mediante la liberazione da tutti i pensieri mondani, la preghiera libera da distrazioni e da turbamenti mediante la sensazione della presenza effettiva, com’è in realtà, di Dio. I segni del secondo stato sono: il rapimento in spirito nell’infinita luce divina durante l’elevazione della preghiera, e la perdita di ogni sensazione sia di se stessi come di ogni altra creatura nell’immersione cosciente in Dio che, mediante l’amore, opera questa illuminazione. In questo stato, sollecitato l’orante a comprendere le parole che concernono Dio, riceve una conoscenza pura e luminosa di Lui.

8. Chi respinge da se stesso l’egoismo, padre di tutte le passioni, con l’aiuto di Dio potrà facilmente vincere tutti gli impulsi passionali: l’ira, la tristezza, il rancore e gli altri. Chi è ancora schiavo dell’egoismo, soffrirà del pungiglione delle passioni, anche contro il suo volere. L’egoismo, in ultimo, non è che l’amore appassionato del proprio corpo.

9. L’uomo ama gli altri, siano essi giusti o ingiusti, per queste cinque ragioni: per amore di Dio, come l’uomo virtuoso ama tutti gli uomini ed è riamato anche da chi non è virtuoso; per istinto naturale, come i genitori amano i figli e ne sono riamati; per vanità, come chi e lodato ama chi l’applaude; per interesse, come il ricco e amato dai suoi clienti; per sensualità, chi serve il ventre ama l’imbanditore di festini.
Il primo amore è degno d’encomio, il secondo è amore intermedio, gli altri sono il frutto di movimenti passionali.

10. Se tu hai odio per qualcuno, né amore né odio per altri, e amore moderato per qualcuno e intenso per altri, questa ineguaglianza – t’insegna che sei ancora lontano dall’amore perfetto che accoglie tutti gli esseri con eguale calore.

15. La mente che si volge verso il sensibile apprende le cose attraverso i sensi. né la mente, né l’apprensione naturale delle cose, né le cose stesse, né i sensi sono il male, tutto viene da Dio. Cos’è allora il male ? Ovviamente è la passione che viene aggiunta all’apprensione naturale delle cose. Quando la mente è in
stato di vigilanza, la passione non entra nella apprensione naturale delle cose.

16. La passione è un movimento non conforme alla natura dell’anima; essa nasce dall’amore insensato, o dalla contrarietà irrazionale verso qualcosa di sensibile, o a motivo di ,qualcosa di sensibile; l’amore insensato del
cibo, della donna, del possesso, della gloria
effimera, o di qualcos’altro di sensibile; oppure
dalla contrarietà irrazionale delle stesse cose
ora menzionate, o a motivo di esse.

17. Il male è il giudizio errato sulle cose
apprese e l’uso non giusto di esse
Così negli scambi commerciali, per esempio, il giusto discernimento ne vede chiaramente lo scopo fin da principio. Se uno non vede in essi altro che un piacere voluttuoso,
erra nel suo giudizio, prendendo il male come
bene, e commette abuso…

26. La via ascetica affina la mente nel giusto discernimento; la via contemplativa accresce la conoscenza spirituale. La prima termina nella capacità di distinguere la virtù dal vizio; la seconda introduce l’uomo nella conoscenza delle proprietà degli esseri visibili ed invisibili. La mente ottiene il dono della parola di Dio quando sorpassa tutto sulle ali dell’amore e fissa la sua dimora in Dio. Allora la mente, nella misura concessa alle possibilità umane, contempla gli attributi divini.

27. Se vuoi possedere la parola di Dio, non cercare cosa sia Dio in se stesso, ciò non è concesso né a mente umana né a mente angelica. Indica per quanto ti è possibile i suoi attributi: la presenza eterna, l’infinità, l’indescrivibilità, la bontà, la sapienza, e la sua potenza nella creazione, la sua Provvidenza e il suo aspetto di Giudice di tutti. ‘ già un gran teologo chi scopre qualcosa, anche limitata, di questi attributi divini.

30. L’uomo che ha raggiunto l’amore perfetto e la sommità della liberazione dalle passioni non fa più distinzione tra connazionali e stranieri, credenti e non credenti, schiavi e liberi, uomo e donna. Essendo emerso dalla tirannia delle passioni e vedendo solo l’umana natura osserva con imparzialità gli uomini ed ha le stesse disposizioni verso tutti. In lui «non c’è più né giudeo né greco, né schiavo o libero, né maschio o femmina, ma tutto in tutti c’è Cristo » (Gal. 3, 23).

32. Tre energie ci muovono verso il bene: i germi di bontà che sono nella nostra natura, i Poteri sacri, la nostra determinazione volontaria al bene. I germi sono, per esempio,
il trattare gli altri come vogliamo esser trattati noi; la naturale compassione per chi è nel bisogno o nella sofferenza. I Poteri sacri, sono quelle presenze che assistono il sorgere e l’attuarsi dei nostri impulsi verso il bene. La volontaria determinazione al bene, quando vedendo il bene ed il male scegliamo il bene.

33. Tre forze ci spingono al male: le passioni, i demoni, la determinazione volontaria al male. Le passioni, quando desideriamo qualcosa contro la ragione, come il cibo fuori del tempo dovuto o senza averne necessità; quando desideriamo la donna senza intenzione di procreare figli, oppure contro la legge; quando siamo irritati o amari ingiustamente con qualcuno…I demoni, quando, in un momento di scarsa vigilanza da parte. nostra, scelgono l’opportunità di assalirci e provocano in noi le sopraddette passioni o altre simili. Infine la determinazione volontaria al male, quando conoscendo il bene scegliamo il male.

36. In ogni nostra azione Dio guarda le intenzioni, cioè se essa è compiuta per vero amore o per altro motivo.

42. Se in modo inaspettato ti piomba addosso una prova, non te la prendere con chi ne è la causa immediata, cerca ]a ragione per cui ti è capitata, e ne avrai un bene. Perché, nonostante sia tramite questa persona o un’altra, tu devi bere l’amaro calice dei giudizi di Dio.

6l . Lo stato perfetto della preghiera, dicono, è quando nell’orazione l’anima abbandona la carne e il mondo e si trova liberata da ogni forma materiale. Chi mantiene intatto tale stato è sicuramente giunto alla preghiera senza interruzione.

68. La mente dell’uomo che ha fame, sogna il cibo; quella dell’assetato, la bevanda; la mente del ghiottone, visualizza vari generi di vivande; quella dell’uomo sensuale, figure di donne; quella del vanitoso, plausi umani; dell’avaro, il profitto; dell’uomo maligno, la vendetta per chi l’ha offeso; dell’invidioso, sciagure per chi è oggetto dell’invidia. La stessa cosa capita per le altre passioni; la mente agitata dalle passioni forma immagini passionali, sia in stato di veglia che nel sonno.

69. Quando le onde del desiderio crescono, la mente nel sonno vede le cose che le danno soddisfazione; quando invece cresce la irascibilità vede le cose che le danno timore. Le passioni sono irrobustite dagli spiriti dissacrati che, aiutati dalla nostra negligenza, le stimolano. Le passioni perdono la forza di attacco per l’intervento dei santi Angeli che ci spingono a superarle.

70. Lo stimolo ripetuto del pungiglione del desiderio produce nell’anima un’abitudine invincibile ai piaceri sensuali, e la frequente eccitazione del potere irascibile, rende timida e priva di coraggio la mente. La prima abitudine si vince con il lungo esercizio del digiuno, della vigilia e della preghiera; la seconda con la
gentilezza, la comprensione, l’amore e la misericordia.

72. Siccome è più facile peccare col pensiero che con le azioni, così è più difficile combattere contro le rappresentazioni che contro le cose stesse.

73. Le cose sono al di fuori della mente, mentre le loro rappresentazioni sono interiori. Così appartiene alla mente l’uso giusto o errato di esse. L’uso errato delle rappresentazioni è seguito dall’uso sbagliato delle cose.

74. Tre sono le vie attraverso le quali le rappresentazioni passionali delle cose entrano nella mente: i sensi, le condizioni del fisico, la memoria. Attraverso i sensi, quando una data cosa risveglia la nostra passionalità, impressionando i sensi risveglia i pensieri passionali nella mente. Mediante le condizioni del corpo, quando per l’intemperanza nel cibo, o per l’azione dei demoni, o per qualche infermità la nostra parte fisica cambia e ci induce a pensieri passionali o alla ribellione contro la Provvidenza. Attraverso la memoria quando la memoria rivivendo le rappresentazioni delle cose che in noi hanno prodotto sentimenti passionali, produce pensieri morbosi nella mente.

78. Non far cattivo uso dei pensieri, altrimenti sarai costretto ad abusare delle cose; perché se prima non commetti peccato col pensiero non lo potrai commettere con l’azione.

79. L’immagine dell’uomo terreno comprende i vizi principali: leggerezza, viltà, intemperanza, ingiustizia. L’immagine dell’uomo celeste esprime le virtù migliori: giusto discernimento, coraggio, castità, giustizia. «Noi che abbiamo portato la prima immagine dobbiamo assimilare anche quella celeste» (I Cor. 15, 49)

82. Alcuni affermano che non esisterebbe il male nelle creature, se un potere estraneo ad esse non le allettasse al peccato. A ben considerare le cose, questo potere non è altro che la nostra . negligenza nell’uso conforme a natura dell’attività mentale. Chi ha cura di questa attività, sempre compie il bene e mai il male. Se tu vuoi fare altrettanto, liberati da ogni negligenza e sarai libero dal male che è l’uso errato del pensiero, seguito dall’uso errato delle cose.

83. Secondo la natura l’ordine è questo: la nostra mente obbedisca alla parola di Dio, la parte irrazionale del nostro essere sia controllata dalla mente. Se sempre questo ordine verrà eseguito, non ci sarà nelle creature il male, e nulla esisterà per trascinarle al male.

84. Alcune forme di pensiero sono semplici, altre complesse. La forma semplice è immune da passionalità, quella complessa è passionale risultando essa composta da una semplice rappresentazione e da un movimento passionale…

75. Le cose che Dio ha concesso a noi uomini sono alcune nell’anima, altre nel corpo, altre attorno al corpo. Nell’anima sono le potenze; nel corpo i sensi e le membra; attorno al corpo, il cibo, le possessioni, il denaro ecc. L’uso giusto o errato di queste cose, e gli effetti che ne derivano, mostrano se siamo virtuosi o no.

76. Alcuni dei sopraddetti effetti si producono nell’anima, altri nel corpo, altri attorno al corpo. Nell’anima, la conoscenza e l’ignoranza, la memoria e la dimenticanza l’amore e l’odio, la paura e il coraggio, la gioia e la tristezza. Nel corpo, il sollievo e la stanchezza, i sensi vigili e torbidi, la salute e l’infermità e così via. In ciò che è attorno al corpo, l’onore e il disonore, la fecondità e la sterilità, le ricchezze e la povertà, e così via. Alcune di queste cose son reputate un male dagli uomini, altre un bene, in realtà nessuna di esse è male, ma diventa male o bene secondo l’uso diverso che ne fa l’uomo.

77. La scienza in se stessa è buona come la salute. Per molti è dimostrato esser più utile il suo contrario. La scienza conduce al male l’uomo incosciente, quantunque in se stessa sia cosa buona. Cosi la salute, la ricchezza, la gioia non condurranno a nulla di buono il malvagio. Per tali esseri è molto più utile che abbiano il contrario di queste cose, nota che anche i contrari non sono un male in se stessi, quantunque appaiano tali.

92. ‘ opinione comune che quattro siano le cause che cambiano lo stato del corpo e producono nella mente pensieri passionali o liberi da passionalità: gli angeli, i demoni, l’aria e il cibo. Gli Angeli cambiano lo stato del corpo con la parola; i demoni con il contatto; l’aria con le sue variazioni; il cibo con la qualità di ciò che vien mangiato o bevuto, il suo eccesso o la sua insufficienza. Inoltre, la memoria può provocare dei cambiamenti, ciò avviene quando l’anima mediante l’udito e la vista fa esperienza di gioia o di dolore. Il ricordo delle reazioni spiacevoli o piacevoli produce un cambiamento nella temperie del corpo, e nella mente sorgono pensieri corrispettivi.

97. La mente pura vede le creature nella loro realtà; la parola evocata dall’esperienza sensibile comunica agli altri ciò che la mente vede; l’orecchio libero da passione riceve la parola nella sua purezza. Chi è manchevole di queste tre cose non può fare altro che biasimare chi parla.
100. L’anima purificata dalle passioni e illuminata dalla contemplazione delle cose ultime, dimora in Dio e la sua preghiera è vera.

Terza centuria sull’amore

1. L’uso delle rappresentazioni e delle cose conforme alla ragione illuminata da Dio, porta con sé la castità, l’amore e la conoscenza spirituale; l’uso non conforme alla ragione, conduce alla perdita del dominio di sé , all’odio e all’ignoranza.

2. Il salmo dice: «Tu mi hai preparato la mensa imbandita… unto di olio il mio capo, ed una coppa del miglior vino, la tua misericordia m’accompagna,… la mia dimora sarà nella tua casa per sempre (salmo 225, 6). «La mensa» indica la virtù dell’ascesi preparata da Cristo per vincere chi ci opprime. «L’olio » col quale unge la mente è la contemplazione delle creature; «la coppa » di Dio è la conoscenza di Dio; «la sua misericordia » è la Parola che è Dio, che dall’Incarnazione accompagna tutti quelli che giungono a salvezza. «La Casa » significa il Regno dove abiteranno tutti i santi, per sempre.

3. Il cattivo uso dei poteri dell’anima, cioè della parte concupiscibile ed irascibile e dei pensieri, ci porta al peccato. Il cattivo uso del potere del pensiero produce ignoranza e follia; il cattivo uso del potere concupiscibile ed irascibile fa nascere l’odio e l’incapacità di controllo. Il retto uso di essi si chiama sapienza spirituale, giusto discernimento, amore e castità. Se le cose stanno così, nulla di ciò che ha ricevuto l’esistenza da Dio è male.

4. Il cibo non è male, ma la ghiottoneria; non il generare figli, ma l’impurità; non il denaro, ma la cupidigia; non la gloria, ma la vanagloria. Così il male non e nelle cose ma nell’abuso di esse; questo nasce dalla nostra mente che è negligente nel seguire con amore la natura, cioè le potenze dell’anima e la loro retta direzione.

5. Secondo il beato Dionisio, il male nasce nel demonio per queste cause: irragionevole suscettibilità, desideri confusi e fantasia sconsiderata. L’irrazionalità, la confusione e la sconsideratezza negli esseri ragionevoli indica perdita di intelletto, di mente e di circospezione. Ogni perdita segue il possesso. Perciò c’è stato un tempo in cui il demonio aveva intelletto, mente e rispettosa circospezione, se è così anche i demoni non sono radicalmente malvagi, ma son divenuti tali per il non giusto uso delle loro naturali potenze.

7. L’impurità nasce dal copioso e raffinato mangiare; la cupidigia e la vanagloria partoriscono l’odio; padre delle une e delle altre è l’egoismo.

8. L’egoismo è l’amore appassionato e irragionevole per il proprio corpo. Il suo contrario sono l’amore e il dominio di sé .
chiaro che l’egoista ha tutte le passioni.

11. Le opere gradite a Dio sono l’amore, la castità, la contemplazione e la preghiera; le opere gradite alla carne sono la ghiottoneria, la perdita del controllo di sé , e tutto ciò che le può favorire.

14. Non prendere la misura della tua bontà confrontandoti con chi è meschino, dilatati nella misura del comandamento dell’amore. Se prendi gli uomini come termine di paragone finirai nell’arroganza; spingendoti al largo nella regione dell’amore raggiungerai la cima dell’umiltà.

15. Se vigili sull’osservanza del comandamento dell’amore per il tuo prossimo, come potrai impiantare in te l’amarezza della intolleranza nei suoi riguardi? In questo caso è evidente che tu preferisci l’effimero, e per proteggerlo muovi guerra al fratello.

17. L’amore per le ricchezze è figlio di una di queste tre cose: bramosia di piaceri sensibili, vanagloria e perdita della fede. La perdita della fede è più grave delle altre due.

18. L’uomo che corre dietro ai piaceri, ama il denaro per poter godere; l’ambizioso, per raggiungere la fama; L’uomo che ha perduto la fede per tenerlo avidamente, mosso dalla paura della fame, della vecchiaia, della malattia, dell’esilio, così ha più fede nella ricchezza che in Dio, Creatore provvido per ogni creatura anche per l’ultimo e insignificante essere.

19. Quattro tipi di uomini ammassano le ricchezze: i tre menzionati e il quarto che è il vero amministratore. Solo quest’ultimo custodisce i beni secondo la verità, e la sua mano non rimarrà mai chiusa davanti a qualunque penuria.

20. Tutti i pensieri passionali o stimolano la parte concupiscibile dell’anima, o provocano quella irascibile, o oscurano il pensiero; per questo la mente diviene cieca alla contemplazione spirituale e all’elevazione della preghiera. Il monaco, specialmente se è consacrato al silenzio, deve esser vigilante sui suoi pensieri, riconoscerne e trovarne le cause. Il modo di esaminare i pensieri è questo: supponiamo che la parte concupiscibile dell’anima sia stimolata da un ricordo passionale di donna, esaminandoci scopriamo che la causa è nella mancanza di sobrietà nel cibo e nelle bevande e nel conversare imprudente e troppo frequente con donne. La cura in questo caso sarà il digiuno, l’astinenza da bevande, la limitazione del sonno e la solitudine.
Supponiamo ora che la parte irascibile sia provocata dal ricordo passionale di qualcuno che ci ha offeso, o che la causa del turbamento sia l’amore alla vita facile, la vanità e l’attaccamento alle cose; l’amarezza deriva dal fatto di non esser riusciti ad ottenerle o dall’averle perdute. Il rimedio è nel disprezzare tutte queste cose come prive di valore cercando di amare Dio.

25. Dio chiamando all’esistenza la natura dotata di ragione e di intelletto, nella sua Bontà infinita, l’ornò di quattro qualità, onde proteggerla e preservarla: dell’essere, dell’essere senza fine, della bontà e della sapienza. Le prime due concesse alla natura, le ultime due alla facoltà morale. Alla natura, l’essere e l’essere senza fine; alla facoltà morale, la bontà e la sapienza, perché la creatura fosse per partecipazione quello che Dio è per essenza. La Scrittura dice che l’uomo fu creato ad immagine e somiglianza di Dio, cioè creato ad immagine di Colui che è l’Essere, e così per quanto la creatura non sia senza principio è pertanto senza fine. Dandogli la bontà lo rese simile a Sè che è per essenza buono, con la sapienza lo rese simile a Sè che è sapiente, l’uomo per grazia è divenuto ciò che Dio è per natura. Ogni creatura razionale è creata ad immagine di Dio, la somiglianza appartiene solo a chi possiede la bontà e la sapienza.

34. L’impurità della mente è, prima di tutto, nella scienza spirituale non giusta, poi nell’ignoranza di qualcosa in generale, quindi nei pensieri passionali, infine nel consenso dato al peccato.

35. L’impurità dell’anima è nel non operare conformemente alla natura ricevuta da Dio; da questo fatto nascono i pensieri passionali nella mente. L’anima opera in conformità della sua natura quando le sue potenze passionali, la concupiscibile e l’irascibile, rimangono libere dalle passioni che nascono dall’impulso delle cose o dalle rappresentazioni che da esse derivano.

36. L’impurità del corpo è l’atto peccaminoso.

37. Ama il silenzio chi è invulnerabile al fascino delle realtà esteriori. Ama tutti gli uomini chi non ama nulla che sia umano…

38. Grande cosa è non avere attaccamenti appassionati alle cose, molto più grande il rimanere distaccati dalle loro rappresentazioni mentali.

39. L’amore e il controllo di sé conservano libera da passioni la mente, sia riguardo alle cose, sia di fronte alle loro rappresentazioni.

40. La mente di chi ama Dio non prende posizione di difesa davanti alle cose o alle loro rappresentazioni, ma di fronte alle passioni connesse colle rappresentazioni. In altre parole non insorge contro la donna, né contro chi l’ha ingiuriato, né contro le loro immagini, ma contro le passioni connesse con dette immagini.

41. L’essenza della pugna che il monaco sostiene contro i demoni consiste nel separare le passioni dalle immagini delle cose; altrimenti non riuscirà a vedere le cose senza passionalità.

42. Una cosa è l’oggetto esterno, un’altra la sua immagine, e un’altra la passione. L’oggetto può essere un uomo, una donna, l’oro ecc.; l’immagine è la semplice memoria di uno di tali oggetti; la passione è o l’amore irragionevole, o l’odio cieco verso uno di questi oggetti Il monaco deve armarsi contro tali
passioni.

43. L’immagine passionale è il pensiero composto dalla passione e dalla rappresentazione mentale dell’oggetto; separando la rappresentazione dalla passione rimane in noi il pensiero puro. Separiamo l’uno dall’altro, se vogliamo, per mezzo dell’amore spirituale e del controllo di noi stessi.

44. Le virtù liberano la mente dalle passioni; la contemplazione spirituale libera la
mente dalle semplici rappresentazioni; la preghiera pura presenta la mente a Dio stesso.

46. …Dio ha chiamato le creature dal non essere all’essere, non perché Egli abbia bisogno di qualcosa, ma perché, esse, partecipando alla sua beatitudine nella misura dell’essere loro concesso, avessero gioia, e Lui stesso ne avesse gaudio vedendo la loro felicità e saziandole alla sua sorgente inesauribile.

47. Molti poveri ha il mondo, ma non nel senso evangelico; molti che fanno cordoglio, ma solo per la perdita di beni o di parenti; molti sono miti, ma nei confronti delle passioni impure; molti hanno fame e sete, ma per usurpare ingiustamente ciò che non è loro o per raccogliere disonesti profitti; molti sono misericordiosi, ma per il loro corpo e ciò che lo concerne; molti sono puri di cuore, ma per vanagloria; molti sono i portatori di pace, ma sottomettono l’anima alla carne; molti sono i perseguitati, ma per le loro malefatte; molti sono ingiuriati, ma per i loro vergognosi peccati. Beati sono soltanto quelli che soffrono con Cristo e ad imitazione di Cristo.. .

52. Quando vedi l’anima tua agire con rettitudine e con giustizia in mezzo ai pensieri mondani, sappi che il tuo corpo si conserva puro e libero dal peccato. Se però vedi la tua mente occupata da pensieri di peccato e sottomessa ad essi, sappi che il tuo corpo presto soccomberà.

54. Non saremo invasi. da terrore, tremore e quasi storditi sentendo che «Dio non giudica nessuno, avendo rimesso nelle mani del
Figlio ogni giudizio », (Giov. 5, 22)? Ed il Figlio che grida: «Non giudicate e non sarete giudicati » (Luc. 6, 37); e l’Apostolo: «Non giudicate prima del tempo, finché il Signore venga » (I Cor. 4, 5) e, «Quando giudichi un altro, condanni te stesso » (Rom. 2, 1)?
Nonostante queste gravi parole, l’uomo dimentica di piangere i suoi peccati e, togliendo il potere giudiziario dalle mani del Figlio, giudica gli altri e condanna, come se fosse senza peccato. I cieli son pieni di orrore e la terra trema, e l’uomo, tanto insensibile, non prova vergogna!

57. L’egoismo è il genitore di tutte le passioni, l’orgoglio ne è l’ultimo figlio. L’egoismo è l’amore irragionevole del proprio corpo. Chi lo estirpa, sradica anche tutte le passioni che nascono da lui.

59. Quando riesci a superare una passione volgare come la ghiottoneria, l’impurità, l’ira, l’avidità del possesso, immediatamente sarai assalito da pensieri vanagloriosi; quando avrai sorpassato il loro girone, diventi l’oggetto degli assalti della superbia.

60. Quando le passioni volgari signoreggiano l’anima, tengono lontano il pensiero della vanità, quando stanno per sgombrare il terreno gli aprono le porte dell’anima.

61. La vanità partorisce la superbia, sia essa bandita o no dal territorio dell’anima. Quando vi è bandita vi genera un’alta stima di se stessi, quando vi resta vi genera l’arroganza.

62. La vanità è vinta dall’operare segretamente il bene, e l’orgoglio con l’attribuire a Dio tutto il bene fatto.

63. Chi ha avuto il dono della conoscenza di Dio e ne ha gustato veramente la soavità, trascura gli allettamenti che vengono dal desiderio del potere.

64. Chi è governato dalle bramosie della terra ha questi desideri: cibo raffinato, soddisfazione dei movimenti al di sotto del ventre, plauso dagli uomini, ricchezze e simili cose. Se la sua mente non scopre mai qualcosa di meglio di queste cose, sulle quali trasferisce il suo desiderio, non riuscirà mai, fino al termine dei suoi giorni, ad abbandonarli. Ciò che è infinitamente migliore è la conoscenza di Dio e delle realtà divine.

65. Quelli che trascurano i piaceri della vita lo fanno, o per la paura, o per la speranza o per realizzare il loro nulla, o per amore di Dio.

66. La conoscenza delle cose divine, priva di impegno devoto, non conduce la mente alla noncuranza completa delle realtà terrene. La sua azione assomiglia alla rappresentazione semplice di un oggetto sensibile.
per questo che s’incontrano molti che possedendo una grande conoscenza spirituale, si svoltolano nella passione carnale come scrofe nella melma (2 Pet. 2, 22). Avendo essi raggiunto un certo grado di purificazione, quando ricercavano il bene con impegno, in seguito son divenuti preda della pigrizia… ed hanno cominciato a condurre una vita non degna.

68. Nessuno che abbia superato le passioni e reso semplici i suoi pensieri può affermare di essere, per questo solo fatto, orientato del tutto verso il sacro. Non è più attaccato alle cose umane ma non lo è ancora alle cose divine; questo succede all’uomo la cui vita è consacrata soltanto agli esercizi ascetici, e che, per essere unicamente legato ad essi, non ha ancora raggiunto la conoscenza spirituale; e che frena le passioni per questi motivi: paura dell’inferno, speranza del paradiso.

69. Noi camminiamo nella luce della fede, non in quella della perfetta visione del mistero di Dio. Per questo la conoscenza spirituale è per noi come se guardassimo attraverso uno schermo, ancora tenebroso. Dobbiamo esercitarci a lungo su questa conoscenza, cosicché il lungo studio e la diuturna applicazione ci renda saldamente esperti nella contemplazione ininterrotta.

70. Se, riuscendo per un po’ di tempo a far tacere le passioni, ci diamo all’esercizio della contemplazione e non consacriamo ad essa tutto il nostro tempo facendone l’unica nostra occupazione, senza difficoltà torneremo verso le nostre passioni carnali; e se saremo riusciti a cogliere soltanto il frutto della semplice conoscenza mescolato alla stima di noi stessi, finiremo con l’oscurare la stessa conoscenza raggiunta e col ritornare alle realtà materiali.

72. Dio creò il mondo visibile c quello invisibile, l’anima e il corpo. Se il mondo visibile è così meraviglioso, quanto più lo sarà quello invisibile ! E se questo è tanto più splendido del primo, quanto di più sarà Dio, il Creatore di entrambi ! Se il Creatore di tutto ciò che è bello supera in bellezza tutto il creato, come mai la mente ha abbandonato il meglio e per occuparsi del peggio, le passioni carnali? Non è forse perché si è abituata ad esse, vincolata com’è fin dalla nascita al male e non avendo mai sperimentato ciò che è il vero bene? Ma quando, attraverso una lunga astinenza dal piacere dei sensi, lentamente si spoglia dell’abitudine al male e, avanzando, si orienta sempre più verso il sacro, scoprirà la sua vera dignità e infine farà omaggio a Dio di tutte le sue capacità di offerta.

73. Chi parla, senza passionalità, del peccato di uno dei fratelli lo fa solo per queste due ragioni per correggerlo o per istruire un altro. Se ne parla per diverso motivo, o allo stesso che è caduto in peccato o ad altri, lo fa per biasimare o per denigrare il suo fratello. Un tale uomo non potrà evitare l’abbandono di Dio e infallibilmente cadrà nel peccato del fratello o in un altro; così verrà additato e condannato dagli altri, con grande sua confusione.

76. La passione della cupidigia si rivela quando uno accetta con gioia e dona con tristezza. Un tale uomo non potrà essere un buon amministratore.

78. Una cosa è l’esser liberi dalle immagini, un’altra esser liberi da passioni. Spesso l’uomo è libero dalle immagini quando l’oggetto delle passioni non è davanti ai suoi occhi, ma le passioni rimangono nascoste nella anima e insorgono all’apparire del loro oggetto. ‘ bene osservare la mente quando sono presenti gli oggetti ed apprendere quali passioni essi risvegliano.

81. Se vuoi essere insieme saggio e umile
ed evitare la schiavitù della stima di te stesso
cerca sempre quello che la tua ragione ignora.
Scoprendo quante e quali cose non conosci,
ti stupirai della tua ignoranza e sarai umile
nelle tue pretese. Conoscendo il tuo nulla imparerai molte e meravigliose cose. L’illusione
sulla tua conoscenza è impedimento ad apprendere nuove cose.

82. Può sinceramente attendere la guarigione chi non rifugge i medicamenti; nella via
spirituale i medicamenti sono i patimenti e le
tribolazioni che accompagnano le avversità.
Chi cerca di schivare le avversità, non conosce
la natura del commercio che svolge sulla terra, né sa quali profitti potrebbe ricavarne.

84. La vanità di un monaco si manifesta
nel vantarsi che fa delle sue virtù; la sua superbia appare nell’orgoglio di sentirsi perfetto, nel disprezzo degli altri, nell’attribuire il successo a se stesso e non agli altri. Per l’uomo di mondo, oggetto di vanagloria e superbia
è la bellezza, la ricchezza, il potere, l’astuzia,
il buon senso mondano.

85. Il successo dell’uomo mondano è fallimento per il monaco, e viceversa il successo del monaco è fallimento per l’uomo di mondo. Per quest’ultimo il successo è la ricchezza la fama, il potere, il piacere, il benessere fisico, figli numerosi e simili altre cose; un monaco coinvolto in esse fallisce. Il successo del monaco è la povertà, l’essere ignorato, la mancanza del potere, l’astinenza, la mortificazione, la privazione del necessario e cose simili la involontaria sottomissione a queste cose è una grave sciagura per chi ama il mondo, infatti quando le subisce è spesso tentato di suicidio, come molti hanno fatto.

86. Il cibo serve come nutrimento e come rimedio. Chi ne usa per altri scopi, al di fuori di questi, vien condannato come amante del piacere. In tutte le cose l’abuso è peccato.

87. L’umiltà è figlia della preghiera pura, accompagnata da lacrime e da pentimento. La preghiera che è la continua invocazione dell’aiuto di Dio, non deve stoltamente vincolarsi alla nostra forza e sapienza, né esaltare noi al di sopra degli altri, queste due cose sono le tremende malattie della passione dell’orgoglio.

90. Se provi del rancore contro qualcuno, prega per lui; con la preghiera puoi superare l’amarezza derivante dal torto ricevuto e in questo modo fermare il movimento della passione. Quando riuscirai a far sorgere in te un sentimento di amicizia e di affetto verso chi ti ha offeso, potrai bandire del tutto la passione dal cuore. Se qualcuno ti tratta con perfidia, opponigli gentilezza e umiltà, vivi in pace con lui e lo libererai dalla sua passione maligna.

91. Ardua cosa è liberare uno dalle afflizioni dell’invidia, perché riguarda come una disgrazia capitatagli ciò che invidia in te. Forse l’unico modo per renderlo calmo, è il nascondere a lui la cosa che può muoverlo ad invidia. Però se questa cosa è utile a molti e causa tristezza ad uno, come dobbiamo comportarci ? Bisogna prendere la via dell’utilità dei molti. Per quanto è possibile non bisogna trascurare quell’uomo perché non sia preso nei trabocchetti della passione, tu devi aiutare non la passione ma l’uomo che ne soffre. Sii umile e consideralo al di sopra di te stesso, dagli la preferenza in tutte le circostanze, in tutti i posti e negli affari…

97. Quando la mente è in vera comunione con Dio rimane del tutto priva di immagini e di forma. Contemplando l’Immutabile diventa, essa stessa, immutabile e tutta luminosa.

98. L’anima è perfetta quando tutte le sue capacità di desiderare sono dirette verso Dio.

100. Il tempo è diviso in tre parti. L’amore si estende su tutte e tre, la speranza su una, la fede su due. La fede e la speranza hanno dei limiti, ma l’amore che unisce ciò che è oltre ogni fine e sempre in espansione, rimane attraverso le ere illimitate. Per questo la più grande realtà è l’amore.

Quarta centuria sull’amore

2. Come non sarà pieno di stupore chi contempla l’inaccessibile e tremenda causa del bene? Come non sarà trasportato all’estasi chi medita su come e da dove è venuta la natura dotata di mente e di parola e sui quattro elementi che compongono i corpi, quando non c’era materia preesistente alla loro nascita ? Che cos’è questo potere che, passando all’azione, ha dato loro l’essere ? Ma i figli dei Greci, non accettando questo, ignorano la sua onnipotente bontà e la sua saggezza e intelligenza che superano ogni comprensibile e danno vita a tutte le cose.

3. Dio creatore dall’eternità, nella sua bontà infinita, crea quando vuole per mezzo del suo consustanziale Spirito e Verbo. Non domandate: K Come accade che, pure essendo sempre stato buono, Egli si è manifestato solo ora come Creatore? Perché vi dico che l’inscrutabile saggezza dell’Essere Infinito sfugge alla comprensione umana.

5. Riguardo al motivo perché Dio ha creato una cosa o l’altra, cerca di scoprirlo, perché può essere conosciuto. Ma, come e perché ora e non prima, non lo investigare ciò supera la tua comprensione. Infatti alcune cose divine sono comprensibili, altre non lo sono; la speculazione, se non è tenuta a freno, può farti cadere in un precipizio, come disse uno dei santi (Gregorio il Teologo).

7. La divinità è conoscibile in un certo senso e in un altro inconoscibile. Conoscibile per mezzo della contemplazione dei suoi attributi, inconoscibile in sè stessa.

11. Dio solo comunica, la creatura riceve e comunica; riceve l’essere e l’essere secondo verità e comunica solamente l’essere secondo verità; la natura corporea in un modo e quella incorporea in un altro.

12. La natura incorporea comunica l’essere secondo verità per mezzo della parola, per mezzo dell’azione e con il venire contemplata; la natura corporea solo con il venire contemplata.

14. Non si deve vedere il male nella natura delle creature, ma nei loro impulsi errati e irrazionali.

15. L’anima si muove razionalmente quando la sua capacità di desiderio ha acquistato il dominio di sè; la potenza irascibile ricerca l’amore allontanandosi dall’odio, e quella mentale si placa in Dio con la preghiera e la contemplazione spirituale.

16. Non ha raggiunto ancora l’amore perfetto e la profonda conoscenza della Divina Provvidenza colui che, nell’ora della prova, quando è colpito dall’ambizione, non ha il cuore virile, ma si allontana dall’amore dei suoi fratelli spirituali.

17. Il disegno della Divina Provvidenza è di riunire, per mezzo della giusta fede, coloro che sono stati separati e dispersi dal male. Il Salvatore ha sofferto perché «tutti i figli di Dio che sono dispersi si raccogliessero in unità» (Giov. 11, 52). Così colui che rifiuta di portare il peso delle circostanze avverse, di tollerare i dispiaceri e soffrire il dolore, si allontana dall’amore di Dio e dai disegni della Provvidenza.

18 Se «l’amore tutto sopporta ed è longanime » (I Cor. 13, 4), chi si scoraggia nelle circostanze avverse, prova rancore contro coloro che lo hanno offeso o si allontana dall’amore per loro, non viene forse meno al conformarsi ai disegni della Divina Provvidenza?

19. Vigilate affinché non sia in voi piuttosto che nel vostro fratello l’abisso che vi separa da lui; ed affrettatevi a pacificarvi con lui, per non tradire il comandamento dell’amore.

21. L’amore fra amici viene distrutto se tu sei invidioso, o oggetto di invidia, se causi o soffri perdite; se ingiuri o vieni ingiuriato; e, infine, se nutri pensieri sospettosi contro il fratello. Non hai mai fatto o sofferto qualcosa di simile per cui hai abbandonato l’amore per gli amici?

24. «L’uomo lento all’ira abbonda in saggezza » (Prov. 14, 29), perché egli mette ogni avvenimento in rapporto al fine ultimo e, in attesa di questo, sopporta ogni afflizione. ‘ «il fine», dice l’Apostolo, «è la vita eterna» (Rom. 6, 22) «la vita eterna e che essi conoscano te solo Dio vero, e Gesù Cristo che tu hai mandato» (Giov. 17, 3).

33. Esamina la tua coscienza con la massima cura per vedere se è colpa tua se tuo fratello non fa la pace con te, e non respingere l’accusa con false argomentazioni, perché la coscienza sa quello che è nascosto e ti accuserà al momento in cui lascerai questo mondo, e ti sarà di impedimento durante la preghiera.

36. L’inesprimibile pace degli Angeli Santi, riposa su queste due disposizioni: l’amore di Dio e l’amore degli uni per gli altri; e lo stesso è vero della pace dei santi di tutti i tempi. Così eccellenti sono le parole del Salvatore: «su questi due comandamenti hanno fondamento la legge e i profeti » (Matt. 22, 40).

42. Quando non farai e non dirai più qual cosa di cui ti debba vergognare; quando non nutrirai più rancore contro chi ti ha recato danno o ti ha calunniato; quando la tua mente all’ora della preghiera sarà costantemente libera dalla materia e dalla forma; sappi che hai raggiunto la misura dell’amore perfetto e libero da passioni.

43. Non è piccola cosa il liberarsi dalla vanagloria. L’uomo se ne libera praticando la virtù in segreto e con la preghiera frequente; segno di libertà è il non avere rancore verso chi parla o ha parlato male di te.

44. Se vuoi essere buono, dai a ciascuna parte di te stesso, all’anima e al corpo, quello che le è di giovamento: alla parte pensosa dell’anima, letture, contemplazioni spirituali e preghiera; a quella irascibile, amore spirituale contrapposto all’odio; a quella concupiscibile, castità e dominio di sè; al corpo, cibo e vesti solo nella necessaria misura.

45. La mente opera in armonia con la sua natura quando tiene a freno le passioni, contempla il significato di tutto ciò che è e si affida a Dio.

52. Molte passioni stanno in agguato nelle nostre anime e si mostrano quando appare il loro oggetto.

53. L’uomo può non essere turbato dalle passioni quando il loro oggetto è assente, se ha raggiunto un discreto grado di impassibilità; ma non appena questa appare, le passioni subito cominciano ad attrarre a sè la mente.

54. Quando l’oggetto della passione è assente, non credere di possedere la perfetta impassibilità. Ma quando l’oggetto appare e non resti toccato nè da esso nè dal suo ricordo, sappi che ti sei avvicinato ad essa. Anche in questo caso non interrompere la vigilanza, perchè sebbene la lunga pratica della virtù uccida le passioni, se trascuri la vigilanza si risveglieranno di nuovo.

60. L’amore edifica perchè non invidia e non è amaro con chi lo invidia, nè ostenta pubblicamente ciò che in lui può essere oggetto d’invidia. Non si illude di avere già raggiunto la perfezione, e, se ignora qualcosa, non si vergogna di ammettere la sua ignoranza. In questo modo protegge la mente dalla vanagloria e la incoraggia a progredire nel sapere.

61. Il sapere è abitualmente seguito dalla presunzione e dall’invidia, specialmente da principio. La presunzione si manifesta solo interiormente e l’invidia tanto interiormente che esteriormente: interiormente (in modo attivo) verso coloro che posseggono il sapere, esteriormente (in modo passivo) da parte di coloro che sono ignoranti. L’amore protegge da questi tre difetti: dalla presunzione «perchè non si gonfia »; dall’invidia interiore perchè «non invidia »; dall’invidia esteriore perchè «tutto sopporta ed è longanime » (I Cor. 13, 4). Così chi possiede il sapere, dovrebbe acquistare anche l’amore, affinchè protegga la mente da ogni male.

62. Chi ha ricevuto il dono del sapere e pur tuttavia nutre risentimento, rancore e odio verso gli altri è come uno che si buca gli occhi con spine e cardi. Così il sapere necessariamente ha bisogno dell’amore.

66. Le Scritture non ci privano di nessuna cosa dataci da Dio per nostro uso, ma piegano l’immoderatezza e correggono la mancanza di discernimento. In altre parole non ci proibiscono di mangiare, di generare figli o di avere denaro e spenderlo giustamente, ma proibiscono la gola, l’adulterio e così via. Non ci proibiscono nemmeno di pensare a queste cose – esse sono fatte perchè vi si pensi – ma ci proibiscono di pensarvi con passione.

67. Alcune cose che facciamo per amore di Dio sono fatte per obbedire ai Comandamenti, altre non ci sono ordinate dai Comandamenti, ma le compiamo come un’offerta volontaria. ‘ in obbedienza ai Comandamenti che amiamo Dio e il nostro prossimo, amiamo i nostri nemici, non commettiamo adulterio, non uccidiamo e così via, perchè disobbedire a questi conduce alla condanna. Non è per obbedienza ai Comandamenti che serbiamo la verginità e osserviamo il celibato, rinunziamo a ogni possesso, e viviamo in solitudine e così via. Queste azioni hanno il valore di offerta cosicché se per debolezza ci accadesse di trasgredire qualche comandamento, ci sia possibile indurre il Signore a misericordia.

75. L’amore di Dio si contrappone alla sensualità, perchè spinge la mente ad allontanarsi dai piaceri dei sensi; l’amore del prossimo si contrappone all’ira, perchè fa disprezzare fama e ricchezze. Esse sono le due monete che il Signore ha dato all’oste (Luca 10, 35) perchè si prendesse cura di voi. Ma non mostratevi ingrati unendovi ai ladri, per non esser nuovamente feriti e lasciati non semivivi, ma morti.

81. Le cause che distruggono l’amore sono le seguenti: il disonore; le perdite subite; le calunnie sia contro la fede che il modo di vita; i maltrattamenti; i colpi; le ferite e cose
simili, sia che accadano a noi stessi o a parenti o ad amici. Coloro che abbandonano l’amore per una qualsiasi di queste ragioni, non hanno ancora capito il senso dei Comandamenti di Cristo.

83. Se qualcuno ti ha ingiuriato, non odiarlo; odia l’ingiuria e il demonio che lo ha istigato a farlo. Se hai in odio chi ti ha ingiuriato, non ami e così trasgredisci il Comandamento. Se osservi il Comandamento, agisci Verso di lui con atti di amore e aiutalo, se puoi, ad allontanarsi dal male.

86. L’amore e la padronanza di sè liberano l’anima dalle passioni; la lettura e la meditazione, liberano la mente dall’ignoranza; e il raccogliersi in preghiera, mette l’uomo davanti a Dio stesso.

88. Nessuna sofferenza è più dura da sopportare della calunnia, sia contro la fede che contro il modo di vivere. Nessuno può rimanervi indifferente a meno che, come Susanna, non tenga gli occhi rivolti a Dio, che solo ha il potere di liberare gli uomini dalle afflizioni, come liberò lei, per mostrare agli uomini una convincente verità, e confortare l’anima con la speranza.

89. Nella misura in cui pregherai per chi ti ha calunniato, Dio rivelerà convincentemente la verità sul tuo conto a coloro che hanno aperto la strada alla tentazione.

90. Dio solo è essenzialmente buono, e solo chi imita Dio è buono nelle disposizioni della sua anima; perchè il suo volere è di unire i cattivi a sè, che è, essenzialmente
buono e renderli di conseguenza buoni. A questo fine, quando è oltraggiato, benedice; quando è perseguitato, sopporta; quando è infamato, conforta; e quando viene trucidato, prega per gli uccisori (I Cor. 4, 12-13). Egli fa tutto questo per non allontanarsi dal Suo fine principale: l’amore.

93. Niente può sostituire un amico fedele (Eccles. 6, 15); egli considera come sua la disgrazia dell’amico e la prende su di sè, soffrendo anche fino alla morte.

96. Ci sono quattro maniere principali nelle quali Dio si allontana da noi: una è provvidenziale quando l’iniziativa è del Signore stesso affinché l’apparente allontanamento salvi coloro che sono così abbandonati un’altra è una prova, come accade a Giobbe e a Giuseppe, per far rifulgere l’uno come una colonna di forza e l’altro come una colonna di castità; e un’altra ancora ha lo scopo di ammaestramento spirituale, come per l’Apostolo Pietro, per conservare in lui, mediante l’umiltà, l’abbondanza della grazia. In ultimo c’è l’allontanamento sperimentato dagli Ebrei, per condurli al pentimento con la punizione. Tutte queste specie di allontanamento sono salutari e piene di grazia Divina e di amorosa sollecitudine.

97. Solo chi osserva fedelmente i Comandamenti e il vero iniziato ai disegni di Dio, non abbandonano i loro amici quando, con il permesso di Dio, vengono sottoposti a delle prove. Ma coloro che trascurano la pratica dei Comandamenti e non sono iniziati ai misteri dei disegni di Dio, si rallegrano con i loro
amici nel tempo della buona fortuna e li abbandonano nell’ora della prova. Qualche volta si alleano perfino con i loro avversari.

100. Molti hanno detto molto sull’amore, ma pure, se lo cercate, lo troverete solamente fra i discepoli di Cristo. Perchè essi soli imparano dal vero Amore quell’Amore del quale è detto: «anche se ho il dono della profezia e capisco tutti i misteri e possiedo tutta la scienza… se non ho l’amore… non mi servirà a nulla» (I Cor. 13, 2-3). Perchè chi possiede l’amore, possiede Dio stesso, perchè «Dio è amore» (1 Giov. 4, 16).
A Lui sia gloria nei secoli dei secoli. Amen.

Testi scelti dalle sette centurie

1. C’è un Dio, senza principio, al di là di ogni comprensione, che possiede la pienezza dell’essere, ed esclude del tutto ogni domanda sul quando e sul come Egli sia, essendo inaccessibile nella Sua essenza e inconoscibile ad ogni creatura.

6. ‘ scritto, Dio è il sole della giustizia (Mal. 4, 12) che sparge i raggi della sua bontà su tutti, in egual misura. Ma l’anima, a seconda delle sue disposizioni, è come la cera, se ama Dio, o come fango. se ama la materia. Come è nella natura del fango di essere prosciugato dal sole, e in quella della cera di esserne ammorbidita, così l’anima, attaccata alla materia e al mondo, se, nel ricevere le parole di Dio che la guidano alla scoperta della ragione, le respinge a causa del suo disordine, diventa dura come il fango e, come Faraone, va alla perdizione. L’anima che ama Dio, in un caso simile, si ammorbidisce come la cera, e, ricevendo l’impronta delle immagini delle realtà divine diventa nello spirito l’abitazione di Dio.

10. Chi ha fede teme Dio; chi teme Dio è umile; l’umile diviene mite e acquista una disposizione che lo tien lontano dagli innaturali moti dell’ira e della lussuria; colui che è mite osserva i comandamenti; chi osserva i comandamenti raggiunge la purificazione – chi è purificato raggiunge l’illuminazione; l’uomo illuminato è giudicato degno di dimorare con lo sposo – il Verbo – nel santuario dei misteri.

11. Come un contadino, che saggi la natura di un terreno per coltivarvi delle piante, inattesamente trova un tesoro; così ogni lavoratore spirituale, umile e sincero, la cui disposizione d’animo è pronta e libera dalle erbacce delle passioni terrene, quando viene interrogato sui suoi progressi, come il beato Giacobbe «Che cosa è quello che tu hai rapidamente trovato? » può rispondere: «Ciò che il Signore tuo Dio ha posto davanti a me » (Gen. 27, 20). Perchè, quando Dio ci concede una chiara conoscenza della sua saggezza, senza sforzo o aspettativa da parte nostra, comprendiamo di avere acquistato un tesoro spirituale. Un lavoratore spirituale è un agricoltore abile ed esperto che trapianta nella regione dello spirito, quali piante selvatiche ciò che ha visto nelle realtà visibili; nel fare questo sa di aver trovato un tesoro, cioè la visione della misericordiosa sapienza di Dio, che si rende manifesta nelle cose create.

13. Coloro che, con spirito di verità, con intenzione devota, senza ambizione alcuna, ricercano la comprensione del mistero delle creature troveranno la luminosa conoscenza di sè stessi. A questi dice la legge: «Quando sarete entrati nella terra promessa erediterete grandi e belle città che non avete costruito; case piene di ogni bene, che non vi siete procurate; pozzi che non avete scavati, vigne e oliveti che non avete piantato (Deuteronomio 6, 10-11). Perchè colui che non vive per sè stesso, ma per Dio, è ricolmo di doni divini che non sono sempre manifesti a causa della minaccia di un attacco da parte delle passioni.

19. I doni di grazia ricevuti dalla benevolenza di Dio si devono trasmettere senza gelosia agli altri secondo la parola del Signore: «Gratuitamente avete ricevuto e gratuitamente date ». (Mat., 10, 8). Chi nasconde il dono, ingiustamente accusa il donatore di durezza (Mat. 25, 24), e respinge la virtù per favorire la carne. Ma chi vende la verità ai nemici ne è condannato e, non potendo solo portare la sventura, perchè vanaglorioso, si impicca.

20. Chi ancora teme la battaglia contro le passioni ed è in apprensione per gli attacchi dei nemici invisibili, custodisca il silenzio; cioè, nella lotta per giungere alla virtù non usi la discussione, ma ricorra alla preghiera, rimettendosi a Dio chè abbia cura di lui e lo protegga.

21: Un’anima non giunge alla conoscenza di Dio, se Dio stesso non lo permette e non: la prende per sollevarla fino a se. La mente umana non potrebbe mai ascendere alla luce divina, se Dio stesso non la sollevasse, fin dove la mente umana può essere sollevata, e non la infiammasse con la sua chiarità.

22. Un uomo, solo che abbia fede, allontana la montagna del peccato, secondo il Vangelo (Mat. 17, 19-20), con una vita attivamente buona, respingendo da sè i precedenti legami con le realtà dei sensi, incostanti e variabili. Chi è riuscito a divenire un discepolo riceve dalle mani del Verbo frammenti di pani di conoscenza spirituale, ne riempie migliaia di persone e manifesta così con i fatti il potere del Verbo di moltiplicare (Mat. 15, 32-33). Chi è stato capace di divenire un apostolo, risana «ogni genere di malattia e di infermità » e scaccia gli spiriti immondi (Mat. 10, 1); bandisce l’attività delle passioni; guarisce le malattie; cioè per mezzo della speranza conduce a rette disposizioni coloro che le avevano perdute; cura ogni specie di infermità, cioè scuote e rinforza coloro che sono deboli per pigrizia, ricordando loro il giudizio supremo. Ma chi ha ricevuto «il potere di camminare su serpenti e scorpioni » (Luc. 10, 19) distrugge il principio e la fine del peccato.

24. Ciò che è emerso nel tempo e si svolge secondo l’ordine temporale, giunge al termine quando raggiunge la completezza, essendo la sua crescita naturale terminata. Ma ciò che è suscitato dalla grazia di Dio, conformemente all’ordine della vita virtuosa, ; quando è arrivato a compimento, comincia a crescere di nuovo, perchè in questo caso il termine di uno stato è il principio di un altro. Colui, che per mezzo degli esercizi ascetici, ha posto un fine alle passioni corruttibili, ha iniziato altre trasformazioni divine «di gloria in gloria » (2 Cor. 3, 18); poichè Dio, operando in Lui, non cessa mai, come non ha mai cominciato, di produrre il bene. Per questo, secondo la Legge che corrisponde alla condizione temporale del nascere e morire, la festa è santificata per mezzo del riposo dal lavoro; ma secondo i Vangeli, che corrispondono allo stato delle cose mentali e spirituali, è santificata quando si compie un bene attivo, benché di questo si indignino coloro che non capiscono che il Sabato è fatto per l’uomo e non l’uomo per il Sabato, e che il Figlio dell’uomo e anche Signore del Sabato (Mr. 2, 27-28).

25. Perchè l’anima possa gustare le gioie spirituali non è sufficiente che abbia solo superato le passioni, se non acquista anche virtù osservando i comandamenti. «Non ti rallegrare », dice il Signore a che gli spiriti ti siano sottomessi », cioè l’attività delle passioni, ma rallegrati piuttosto perchè attraverso la grazia di essere figlio di Dio, come ricompensa della virtù, il tuo nome è annoverato fra quelli che sono liberi dalle passioni.

26. Finchè non avremo liberato del tutto la mente dalla nostra natura e da tutto ciò che è al di sotto di Dio, non potremo dire di aver acquistato una permanente qualità virtuosa. Infatti, solamente quando l’amore rende in noi salda questa qualità, possiamo sperimentare l’efficacia della promessa di Dio; la perfetta immutabilità di chi e giunto si ha quando la mente, per mezzo dell’amore, è nutrita dal potere dello Spirito. Chi non si è liberato da se stesso e da tutto quanto può
essere oggetto di pensiero, e non è radicato nel silenzio che supera ogni pensiero (l’annullamento di tutti i moti della mente), non può in nessun modo essere immune da mutamenti.

27. Mosè cominciò ad adorare Dio, solo dopo aver innalzato il suo tabernacolo lontano dall’accampamento cioè dopo aver stabilito fermamente il cuore e la mente al di fuori di tutte le cose visibili. Dopo esser entrato nell’oscurità, cioè nella regione della conoscenza senza materia e senza forma, vi dimorò compiendo i più sacri misteri (Es. 33, 7, 20, 21).

32. L’attività dei sensi o la percezione delle immagini sensibili, è propria dell’uomo impegnato nell’esercizio ascetico che fatica per raggiungere la virtù. La pace dei sensi o l’indipendenza dalle immagini sensibili, è propria del contemplativo che concentra la sua mente in Dio, liberandola dal mondo e dalla carne. Nello sforzo di liberare l’anima dai legami naturali dell’attrattiva della carne, mediante una attiva ascesi rettamente indirizzata, uno si sente spesso stanco e la sua buona disposizione si affievolisce; ma il contemplativo, avendo allontanato le spine dell’attrattiva carnale col praticare la contemplazione, non può più essere allettato o trattenuto da nulla, essendo purificato dalle cose con cui le passioni, che cercavano d’impossessarsi di lui, erano solite ferirlo e avvincerlo.

34. Se, dopo aver interrotto l’impegno ascetico per aver peccato, uno desidera riprenderlo, prima di tutto deve liberarsi dalle passioni, quindi dai pensieri passionali, poi dalla natura e da tutto quanto le appartiene (cioè dal mondo materiale ), quindi dalle realtà mentali e dalla loro conoscenza (cioè dal mondo spirituale); finalmente attraversata la molteplicità delle manifestazioni della Provvidenza (il corso degli eventi), andrà avvicinandosi in modo incomprensibile all’Unità stessa, dove solamente egli vede la sua propria immutabilità e si rallegra «con gioia indicibile» (Pietro 1, 8), poichè ha ricevuto «la pace di Dio», che «supera ogni comprensione» (Fil. 4, 7), e che protegge sempre dalla cadute chi la possiede.

35. Il timore della Geenna aiuta chi si inoltra per questa via (i principianti) ad evitare il peccato; il desiderio della beatitudine futura, dà a chi progredisce la facilità nel praticare la virtù; il mistero dell’amore innalza la mente al di sopra di tutto il creato, rendendola cieca a tutto quanto è al di fuori di Dio. Perchè solo a chi è diventato cieco a ciò che non è Dio, il Signore concede la saggezza, mostrando le cose più sante. (Sal. 145, 8).

37. Chi si consacra alla saggezza, rivolga i passi della sua anima costantemente davanti al Signore, poichè Dio disse a Mosè «tu mi aspetterai là» (Es. 34, 2). Invocando la sapienza, legga attentamente quanto segue: «Vi sono alcuni fra i presenti, i quali non sapranno che significa morte fino a quando non vedranno arrivare con potenza il Regno di Dio » (Mar. 9, 1), per rendersi conto che esistono differenze anche tra coloro che vivono davanti a Dio. Non a tutti quelli che vivono davanti al Signore, Egli appare sempre nella gloria; a quelli che iniziano il loro cammino verso di Lui (i principianti), si rivela nella figura di servo; a coloro che sono abbastanza forti per seguirlo nella sua ascesa verso l’alta montagna della trasfigurazione appare nella figura di Dio, come era prima della creazione del mondo. Così è possibile che un solo ed unico Signore appaia sotto aspetti diversi a chi lo avvicina; a qualcuno in uno, ad altri in un altro, variando la sua forma a seconda della fede di ciascuno.

38. Di chi è impegnato nella vita ascetica si dice che abita temporaneamente nella carne come uno straniero, il cui fine è, per mezzo dell’esercizio delle virtù, l’abolire nella sua anima ogni simpatia per la carne e il distoglierla dalle attrattive esteriori. Del contemplativo si dice che è estraneo anche alla virtù stessa, come uno che vede la verità attraverso uno schermo, confusamente; non avendo ancora visto, per esperienza quasi faccia a faccia il vero aspetto delle gioie sperate nella loro realtà ! Ogni Santo, in relazione alle gioie future, «cammina nell’ombra» gridando: sono uno straniero sulla terra ed estraneo, come lo furono tutti i miei padri » (Salmo 38, 6, 12).

41. Colui che tuttora soddisfa i passionali desideri della carne, vive nella terra dei Caldei come un servo e un costruttore di idoli. Ma quando, dopo profonda riflessione, giunge a una certa comprensione del modo di vita che per natura gli si adatta (ed è spinto verso di essa), allora, lasciando la terra dei Caldei, va a Charrhan in Mesopotamia (Gen. 11, 28-31); cioè in uno stato prossimo tanto alla virtù quanto al peccato, non ancora libero dall’inganno dei sensi. – Ma quando valica i confini della comprensione del bene mediata dai sensi, raggiunge la buona terra, cioè lo stato libero da ogni peccato e ignoranza, che Dio
mostra e promette in ricompensa della virtù di chi lo ama.

43. Gabaon è la mente più elevata e la valle è la carne, che soggiace alla morte. Il sole è il Verbo che illumina la mente e le dà il potere di contemplazione, liberandola da ogni ignoranza; la luna è la legge naturale, che obbliga legalmente la carne a sottomettersi al giogo dei Comandamenti,. la luna è intesa come simbolo del naturale a causa della sua variabilità, tuttavia nei santi la natura non è mutevole a causa della loro costante abitudine alla virtù.

45. Quando riflettiamo all’altezza dell’infinità di Dio non dovremmo neanche disperare della sua amorosa misericordia, come se da tali altezze questa non ci potesse raggiungere; e neppure, quando ricordiamo la smisurata profondità della nostra caduta, in seguito al peccato, dovremmo dubitare che la virtù, una volta morta in noi, non abbia la possibilità di risorgere. Tutte e due le cose sono possibili a Dio: scendere per illuminare la nostra mente con la conoscenza, o risuscitare in noi la virtù elevandoci fino a lui per mezzo di opere giuste. «Non dire nel tuo cuore» dice l’Apostolo, «chi salirà al cielo (cioè chi farà discendere Cristo dall’alto), oppure: chi scenderà nel profondo (cioè farà risalire di nuovo Cristo dai morti) » (Rom. 10, 6-7).

47. Coloro che ascoltano solo la lettera delle Sacre Scritture e che contaminano la dignità della loro anima servendo la legge con il corpo, credono di propiziare Dio con il sacrificio di animali muti. Essi si curano molto del corpo e della sua purificazione esteriore, ma non si curano della bellezza dell’anima, sfigurata dalle ferite delle passioni. In verità è per amore dell’anima che tutta la varietà delle cose visibili è stata creata e la legge e la parola di Dio è stata data.

50. La terra dei Caldei è la vita delle passioni dove si costruiscono e si adorano idoli. La Mesopotamia è quel modo di vita che tende ora verso una parte, ora verso la parte contraria. ‘ la terra promessa è uno stato (dello spirito) colmo di ogni gioia (spirituale). Chiunque, come l’antico Israele, non si cura di questa buona disposizione, cade di nuovo nella schiavitù delle passioni ed è privato della libertà che gli era stata concessa.

51. Si dovrebbe notare che nessun santo è mai andato volontariamente a Babilonia; sarebbe infatti stolto e sconveniente, per coloro che amano Dio, scegliere il male in luogo del bene. Se alcuni di essi vi furono condotti involontariamente, insieme agli altri, essi devono essere considerati come coloro che, non per volontà propria, ma per circostanze particolari, per salvare chi ha bisogno di guida, lasciano il mondo elevato della conoscenza e si dedicano a dare insegnamenti sul modo di combattere le passioni. Per la stessa ragione, il grande Apostolo reputò più necessario rimanere nella carne, cioè continuare a dare insegnamenti morali ai suoi discepoli, mentre il suo unico desiderio era di abbandonare l’insegnamento morale e di unirsi a Cristo per mezzo della pura contemplazione spirituale, che è al di sopra del mondo. (Fil. I, 23-24).

54. Chi prega per ottenere il pane soprannaturale, non ottiene naturalmente il pane intero come è in se stesso, ma tanto quanto ne può ricevere. Il Pane della Vita (Giov. 6, 35) dona se stesso a tutti quelli che chiedono, poiché ama gli uomini, ma non a tutti ugualmente: a coloro che hanno compiuto grandi azioni di rettitudine Egli dà di più, e a coloro che sono poveri di simili azioni, meno; a ciascuno tanto quanto lo sviluppo (o buona disposizione) della mente gli permette di ricevere.

56. Agli inizi della formazione alla vita virtuosa sembra, di solito, che questa riguardi unicamente la parte fisica. Nel primo avvicinarsi al vero culto di Dio, la nostra vita di preghiera si svolge più secondo la lettera che secondo lo spirito. Più tardi, giungendo gradualmente più vicini allo spirito ed elevando gli insegnamenti riguardanti il fisico per mezzo della contemplazione spirituale, arriviamo ad abitare in purezza nel Cristo vero, fin dove questo è possibile all’uomo; così che possiamo dire con l’Apostolo «‘ se anche abbiamo conosciuto Cristo secondo la carne, ora (nella sua gloria) non lo conosciamo più così (2 Cor. 5, 16) ». Questo è dovuto al semplice avvicinarsi della mente al Verbo, libero dai veli che lo avvolgono, avendo già compiuto l’ascesa che va dalla conoscenza di Cristo secondo la carne, alla contemplazione della sua gloria, la gloria propria dell’Unigenito del Padre (Giov. 1, 14).

57. Chi ha cominciato a vivere la sua vita in Cristo, ha superato tanto la giustizia conforme alla legge quanto la giustizia naturale; questo è il significato delle parole dell’Apostolo quando dice: «poichè in Cristo nè la circoncisione ha valore, nè l’essere incirconciso » (Gal. 6, 15). Intendendo con la parola circoncisione la santità conforme alla legge e con la parola incirconcisione la santità secondo la legge naturale.

59. «Io sono la porta » (Giov. 10, 9) disse il Signore. Coloro che hanno percorso bene il sentiero della virtù nel corso della vita ascetica senza peccato, sono infatti condotti da lui nel regno della conoscenza, dove, come la luce, Egli mostra loro gli splendidi tesori della saggezza. Egli è al tempo stesso la via e la porta, la chiave e il Regno; via in quanto conduce; chiave perchè dischiude ai degni l’ingresso ai tesori divini; porta in quanto fa entrare; Regno perchè Lui e l’eredità che, per la partecipazione all’Essere, e presente in tutte le creature.

60. Il Signore è chiamato «luce», «vita », «resurrezione », «verità ». «Luce », in quanto illumina le anime e disperde l’oscurità dell’ignoranza, rischiara la mente con la comprensione delle cose oltre la portata della mente, e rivela misteri accessibili solo ai puri; «vita », in quanto dona alle anime che lo amano i movimenti vitali, propri della regione delle realtà divine; «resurrezione », perchè innalza la mente dal mortificante attaccamento alle cose esteriori e la purifica da ogni corruzione e morte; «verità », perchè dà a coloro che ne sono degni una invariabile disposizione verso il bene operare.

61. Uno glorifica Dio in se stesso, non quando gli tributa un riverente omaggio solo a parole, ma quando, per amor di Dio e dei suoi comandamenti, sopporta, con pazienza sofferenze e dolori. Un uomo simile riceve in cambio la gloria che è in Dio, portando in sé , essendone partecipe, la benedizione della libertà dalle passioni, come ricompensa per la virtù. Poichè ogni uomo, che glorifica Dio in se stesso per mezzo di tollerate sofferenze, per virtù del suo impegno ascetico, è lui stesso glorificato in Dio, attraverso una serena illuminazione divina nello stato di contemplazione. Il Signore, andando verso la sua volontaria sofferenza, dice «Ora il Figlio dell’uomo è glorificato, e Dio è glorificato in Lui. Se Dio è glorificato in lui, Dio, a sua volta, glorificherà lui in se stesso e lo glorificherà ben presto ». (Giov. 13, 31-32). ‘ chiaro da questo che le sofferenze per amore della virtù sono seguite dal dono della grazia.

66. La mente di Cristo che i Santi ricevono conforme alle parole: «Noi abbiamo la mente di Cristo» (1 Cor. 2, 16) non c’è data perchè perdiamo il potere mentale e nemmeno perchè egli entri essenzialmente e personalmente nella nostra mente; ma per accordare con le sue qualità, la potenza e la sua azione armoniosamente con essa. Sono d’opinione che un uomo abbia la mente di Cristo se pensa tutte le cose nello spirito di Cristo ed è portato in tutte le cose a contemplarlo.

69. Alcuni chiedono, quale sarà la condizione dei ritenuti degni di perfezione nel regno di Dio ? Vi sarà progresso e movimento (di meglio in meglio) o vi sarà una condizione statica, fissa e invariabile ? Come saranno allora i corpi e le anime e come il pensare ? Dopo aver riflettuto, qualcuno può replicare a questo che nella vita della carne il cibo ha un doppio significato: serve per crescere e per sostenere coloro che si nutrono; cioè, finche non abbiamo raggiunto il perfetto sviluppo

della statura corporea ci nutriamo per crescere, ma quando il corpo cessa di crescere, non ci si nutre per crescere, ma per sostenerci. Similmente il nutrimento ha un doppio significato in relazione all’anima. Questa è nutrita dalla virtù e dalle contemplazioni, mentre si sviluppa, finchè, superato tutto ciò che esiste, giunge alla misura della statura della pienezza del Cristo. Raggiunta questa misura, cessa di progredire e di aumentare la sua crescita con metodi prestabiliti, e, dato che si nutriva direttamente di cibo incorruttibile con mezzi che superano ogni comprensione, e che, forse proprio per questo, sono estranei ad ogni crescita, riceve ora il cibo unicamente per mantenere la divina perfezione che gli è stata concessa e per testimoniare delle incommensurabili gioie procurate da questo cibo. Ricevendo attraverso questo cibo quel benessere, che ora non varia mai e mai abbandona, diventa simile a Dio attraverso la partecipazione alla grazia divina, poichè si è distaccata da tutte le azioni generate dalla mente e dai sensi, e, allo stesso tempo, ha pacificato i naturali moti del corpo che diviene simile a Dio nella misura concessagli. Allora Dio solo risplende attraverso il corpo e l’anima, superando la loro naturale pesantezza con una luminosità inconcepibile.

72. Chi è riuscito a mortificare «le membra che sono sulla terra» (Col. 3, 5) sforzandosi di praticare il bene, e ha conquistato il mondo che era in lui adempiendo ai comandamenti del Verbo, non avrà tribolazioni, poichè ha già abbandonato il mondo delle passioni ed ha cominciato ad abitare in Cristo: Cristo che ha superato il mondo delle passioni ed è il dispensatore di ogni pace. Infatti, chi non ha rotto i legami con il mondo esteriore è destinato ad avere tribolazioni, poichè i suoi sentimenti variano con il variare di ciò che è mutevole per natura. Ma chi ha cominciato ad abitare in Cristo, per nessuna ragione sarà toccato dai mutamenti esteriori. Perciò il Signore dice: «Queste cose vi dico perchè abbiate pace in me. Nel mondo avrete patimenti, ma coraggio ! Io ho vinto il mondo » (Giov. 16, 33). In altre parole, in Me, il Verbo, voi avrete pace, essendovi liberati dalle vicissitudini e dalle tempeste delle cose e delle passioni terrene; mentre nel mondo, legato al le cose esteriori, avrete patimenti perchè in esso tutte le cose variano continuamente.
Le tribolazioni affliggeranno tanto l’uomo che esercita la virtù, a causa dello sforzo che questa gli costa, quanto l’uomo amante del mondo, a causa delle perdite e delle privazioni materiali. Ma nell’uno le tribolazioni sono salutari, nell’altro sono distruttive e dannose. Per ambedue la pace è nel Signore: per il primo perchè, dopo le fatiche di una vita virtuosa, Egli concede loro la pace dell’assenza delle passioni nello stato di contemplazione; per il secondo perchè, attraverso il pentimento, Egli allontana da lui l’usato attaccamento alle cose corruttibili.

80. Contempliamo con fede il mistero dell’Incarnazione e contempliamolo senza cercare di più e senza esigere niente da Colui che si è abbassato per noi. Chi, infatti, fidandosi del potere della sua capacità di investigare, può dire come Dio, il Verbo è stato concepito ? Come si è formata la sua carne senza seme ? Come è nato senza corruzione ? Come può essere Madre Colei che è rimasta vergine perfino dopo averGli dato la vita ? Come è possibile che Egli che è al di sopra di ogni perfezione, cresca di statura ? (Luc. 2, 52). Come ricevette il battesimo essendo Lui senza macchia ? Come ha saziato gli altri, Lui che era soggetto alla fame ? Come ha dato forza essendo soggetto alla stanchezza ? Come poteva guarire gli altri essendo soggetto alla malattia ? ‘ come, essendo mortale, richiamò gli altri alla vita ? ‘ per ricordare per ultima la cosa più importante, come è possibile che Dio sia uomo e, ciò che è ancora più misterioso, come può il Verbo essere in ipostasi sostanzialmente nella carne, mentre in natura rimane ipostaticamente nel Padre ? Come accade che lo stesso sia Dio in natura e sia diventato uomo per natura, non rinunziando in nessun modo nè all’una nè all’altra delle due nature, nè alla Divina, secondo la quale Egli è Dio, nè alla nostra, secondo la quale divenne uomo ? La fede sola può abbracciare tutti questi misteri poichè proclama l’esistenza di cose che sono al di sopra della parola e della ragione (Eb. 2, 1).

85. Come i medici, curando il corpo, non prescrivono lo stesso rimedio a tutti, cosi anche Dio, nel curare l’infermità dell’anima ha più di un mezzo di cura, e, somministrando a ogni anima quello di cui ha bisogno, la risana. Ringraziamolo dunque quando riacquistiamo la salute anche se ciò che ci accade procura sofferenze, perchè il fine ultimo è la gioia.

91. Il termine di ogni bene è l’amore, il bene conduce e guida tutti quanti vicini a Dio che è il più alto bene e la sorgente di ogni bene; infatti l’amore è sempre fedele, non Viene mai meno ed è immutabile. La fede è il fondamento della speranza e dell’amore che ne sono il frutto poichè essa stabilisce fermamente la verità. La speranza è la forza dell’amore e della fede che le stanno ai lati a destra e a sinistra, poichè mostra loro di per se stessa, come è degno di fede (l’oggetto della fede), come è degno di amore (l’oggetto dell’amore) e insegna come giungervi. L’amore è il loro completamento, perchè abbraccia ogni cosa desiderabile che procede da esso e in esso si placa. Poichè, in luogo della fede in ciò che è, e della speranza di ciò che sarà, conduce l’uomo al possesso e al godimento.

94. Quando ci liberiamo dall’amore di noi stessi, origine e padre di ogni male, allora tutto ciò che da lui nasce, cadrà con esso. Perchè quando l’amore di noi stessi non è più in noi, non possiamo ospitare nessuna specie e nessuna traccia di male.

99. Dio ci ha creato perchè diventassimo «partecipi della natura divina» (2 Pietro, 1, 4) e della Sua immortalità e divenissimo simili a Lui (Giov. 3, 2) attraverso una deificazione per mezzo della grazia; per questo, ogni cosa è creata ed esiste e le cose che ancora non sono, nascono e vengono all’esistenza.

101. L’amore di sè e l’importanza che gli uomini danno alla carne hanno separato gli uomini uno dall’altro e, avendo deformato la legge, hanno spezzato l’unità della natura in molte parti. Da qui l’origine di quella durezza di cuore che ora possiede tutti e che ha posto la natura contro se stessa, Perciò ogni uomo che, con il buon senso e il retto pensiero, riesce a
distruggere questa disarmonia della natura, mostra il vero amore verso se stesso, e tempra il suo cuore in quella forma che dovrebbe avere per natura. Inoltre questa disciplina lo porta naturalmente più vicino ab Dio e mostra in lui ciò che: è conforme all’immagine di Dio.
Dio nel principio creò la nostra natura a sua somiglianza, cioè essa rifletteva chiaramente la bontà di Dio, nell’essere uguale a se stessa in tutto, mite, pacifica, non ribelle, strettamente legata all’amore di Dio e di se stessa. Una natura attraverso la quale noi abbracciamo Dio con il desiderio e le altre creature con simpatia reciproca, (come esseri dotati della stessa natura).

108. Per l’anima razionale, il male è la dimenticanza del suo bene naturale, a motivo della passionale inclinazione verso la carne e il mondo. Quando la mente diventa padrona, abolisce questa tendenza con la conoscenza dell’ordine spirituale delle creature, interpretando secondo la verità l’origine e la natura del mondo e della carne, conducendo l’anima nella regione, a lei consona, dello spirito, dove la legge del peccato non entra, perchè non esiste nessun senso che possa servire da ponte al peccato per trasmetterlo alla mente. Quando ciò avviene, la mente rompe ogni dipendenza dai sensi e da tutte le immagini sensibili; cosicchè la mente non le percepisce più, essendo estranea ad esse, tanto per natura che per disposizione.

116. Anche le passioni sono utili in mano di chi conduce una vita buona e giusta, se saggiamente le strappiamo dal carnale e le usiamo per acquistare il divino; cioè quando facciamo del desiderio, un impetuoso anelito verso le gioie divine; dell’amore del piacere, una gioia vivificante prodotta dal rapimento della mente davanti ai doni divini; del timore, una cura prudente di non essere condannati ai futuri tormenti a causa del peccato; della tristezza, il pentimento con l’intenzione di correggere il male presente. In breve, se usiamo delle passioni per distruggere o prevenire i mali già esistenti o futuri, per acquistare e conservare virtù e conoscenza, saremo simili a saggi medici che aboliscono e prevedono il male prodotto dal veleno, usando la vipera stessa.

117. La legge del primo Testamento purifica la nostra natura da ogni inquinamento con l’attivo amore per la saggezza; ma la legge del Nuovo Testamento guidandoci silenziosamente alla contemplazione, libera la mente dalle forme materiali delle cose verso quelle immateriali che le sono consone.

118. Le Sacre Scritture chiamano timorosi coloro che sono agli inizi e non hanno raggiunto che la soglia della divina aula delle virtù. Quelli che hanno acquistato una appropriata esperienza nel capire e nel metodo di praticare le virtù, sono generalmente chiamati proficienti. Quelli che, per mezzo della comprensione spirituali, hanno raggiunto il vertice della giusta conoscenza, sono chiamati perfetti. Così chi ha rinunziato al vecchio legame con le passioni e, sotto l’azione del timore, ha volto tutta la sua disposizione verso i Comandamenti Divini, non manca di nessuna delle gioie elargite ai principianti, benchè non abbia ancora guadagnato esperienza nella virtù e non abbia partecipato alla saggezza di cui si parla «fra coloro che sono perfetti» (I Cor. 2, 6). Nello stesso modo chi progredisce non manca di nessuna gioia conveniente al suo grado, anche se non ha ancora raggiunto quella altezza nella conoscenza delle cose divine che appartiene ai perfetti. I perfetti che hanno già misteriosamente ricevuto una conoscenza contemplativa di Dio e hanno purificato la loro mente da ogni immagine materiale, si rivelano radicati nell’amore di Dio, per questo hanno una completa e perfetta somiglianza dell’immagine della luminosità divina.

119. Il timore è di due specie: puro e impuro. Impuro è il timore che nasce dall’attesa di un tormento come punizione del peccato, esso è causato dalla consapevolezza della propria colpa; non è duraturo perchè scompare quando il peccato è cancellato dal pentimento. Ma il timore che, indipendentemente da questa ansietà apprensiva prodotta dal peccato, è sempre nell’anima, è puro e non cesserà mai; esso è, in un certo senso, dovuto a Dio come un tributo delle creature che mostrano una naturale riverenza davanti alla sua grandezza, superiore ad ogni regno e ad ogni potere.

135. Tre sono le potenze dell’anima: il pensiero, l’irascibile e il concupiscibile. Con il pensiero cerchiamo di capire ciò che è buono, con il concupiscibile desideriamo il bene che abbiamo capito, con l’irascibile lottiamo e ci sforziamo per raggiungerlo. Coloro che amano Dio, si sforzano con queste tre potenze di giungere alla virtù e alla conoscenza divina e, cercando con l’una, desiderando con l’altra e sforzandosi con la terza, ricevono il cibo incorruttibile e la conoscenza delle cose divine che arricchiscono la mente.

137. Facendo una discriminazione sensoriale delle cose, separandole in piacevoli o spiacevoli, si compie la discriminazione propria dei sensi fisici, quindi, in contrasto col comandamento Divino, si gusta il frutto dell’albero della conoscenza del bene e del male. In altre parole, in base alla irrazionalità e stoltezza dei sensi, si può distinguere chiaramente solo una cosa: ciò che serve a conservare sano il corpo e perciò si accettano le cose piacevoli come buone e si sfuggono quelle spiacevoli come cattive. Ma se ci si affida completamente alla discriminazione mentale, che distingue chiaramente le cose temporali da quelle eterne, allora, adempiendo il comandamento Divino, si mangia il frutto dell’albero della vita, cioè della saggezza che nasce nella mente e che chiaramente distingue quello che serve alla salvezza dell’anima e di conseguenza accoglie le gioie eterne che sono il bene e rifiuta le gioie temporali e corruttibili che sono il male.

160. I desideri e i piaceri naturali non rendono colpevoli coloro che li sperimentano, essendo la necessaria conseguenza della natura. Le cose naturali, infatti, ci recano piacere anche indipendentemente dalla nostra volontà, sia che si tratti del cibo preso per soddisfare la fame, o della bevanda che placa la sete che ci tormenta, o del sonno che rinnova la nostra forza indebolita dalla veglia, o di qualunque altra cosa che possa servire a soddisfare i nostri bisogni naturali, necessaria al benessere della natura e di aiuto a coloro che
si dedicano con zelo ad acquistare la virtù. Tutto questo è giovevole anche a chi tenta di liberarsi dalle inclinazioni al peccato. Naturalmente entro limiti ragionevoli, che non permettano all’uomo di divenire schiavo di quelle deprecabili e innaturali passioni che sorgono in noi, spontaneamente, e senz’altra. origine se non gli impulsi dei desideri e delle necessità non controllate dalla ragione. Quantunque siano inerenti in noi, non sono tuttavia destinati ad accompagnarci nella vita eterna.

161. .Opera della più alta bontà è, non solo di aver creato la natura divina e incorporea delle creature dotate di mente, quale riflesso dell’ineffabile Luce divina, rendendole capaci, secondo le loro forze ricettive di afferrare tutto l’impensabile splendore della bellezza inaccessibile; ma anche di aver impresso chiare tracce della sua grandezza nelle creature sensibili, che sono in molti aspetti inferiori agli esseri dotati di mente, affinchè queste tracce possano indirizzare direttamente a Dio la mente umana che medita profondamente su di esse, elevandola al di sopra di tutte le cose visibili e conducendola nel regno della felicità più alta.

163. Chi unisce l’azione alla conoscenza, innalza un trono a Dio e serve da piedistallo ai suoi piedi; il trono per mezzo della conoscenza e il piedistallo per mezzo dell’azione. Secondo la mia opinione, non andrebbe oltre i limiti della verità chi chiamasse paradiso una simile mente umana, purificata da ogni immagine materiale e sempre occupata, o piuttosto adornata, dal distaccato pensare divino.

169. Chi è persuaso di essere al vertice della virtù, non è più in comunione con la sorgente della benedizione divina, attribuendo il merito di progredire solo a se stesso. Così si priva di ciò che può rendere la sua salvezza ferma e sicura: di Dio. Ma chi è consapevole della propria insufficienza nel bene, non interrompe l’urgente ricerca di Colui che può far scaturire un bene da ogni insufficienza.

177. Benedetto è colui che ha veramente compreso come Dio susciti in noi, quasi fossimo degli strumenti, ogni azione e contemplazione, virtù e conoscenza, vittoria e saggezza, bontà e verità, così che non vi mettiamo assolutamente nulla di nostro, eccetto una certa disposizione a desiderare il bene. Possedendo questa disposizione il grande Zorobabel disse, rivolgendosi a Dio: «Benedetto sei tu che mi hai dato saggezza, a Te siano rese grazie, o Signore dei nostri padri. Da Te viene la vittoria, da Te viene la saggezza e Tua è la gloria. Io sono il Tuo servo» (I Esdra 4, 59 60).

178. Tutte le perfezioni dei santi furono chiaramente un dono di Dio. Così nessuno ha mai posseduto nulla eccetto la benedizione concessagli da Dio stesso come Signore di ogni cosa, conforme alla gratitudine e alla buona disposizione di chi la riceve, e non possiede nulla di suo se non quanto ha offerto a Dio.

179. Ognuno di noi, in misura della fede, riceve una manifestazione dello Spirito, così che ciascuno diventa donatore di grazia. Di conseguenza, nessun uomo che pensa rettamente invidierà mai un altro che abbondi di doni di grazia, perchè dipende da lui acquistare quella disposizione necessaria per ricevere i doni divini.

180. La causa della differenza nella distribuzione dei doni divini c la diversità della fede in ciascuno (Rom. 12, 6). In proporzione di come crediamo, abbiamo anche una zelante prontezza ad agire nello spirito della fede. Così un uomo attivo (nello spirito della fede), dalla misura della sua attività mostra la misura della sua fede e contemporaneamente riceve grazia in misura di quanto ha creduto. Chi non agisce così, mostra dalla misura della sua inattività la misura della sua poca fede ed è privato della grazia nella stessa misura in cui è venuto meno alla fede. Chi invidia gli uomini che agiscono rettamente, agisce male, poichè dipende chiaramente da lui solo e non dagli altri di accrescere la sua fede e le sue opere, e in seguito di ricevere la grazia che viene in proporzione alla fede.

182. Il dono del timore di Dio, è l’astenersi dalle cattive azioni; il dono della fortezza, è il diligente sforzo e impulso verso un solerte adempimento dei comandamenti; il dono del consiglio, è l’esperienza nella scelta (fra bene e male), mediante la quale adempiamo i comandamenti con comprensione, separando il peggio dal meglio; il dono della pietà, è la visione sicura delle forme necessarie per la pratica della virtù, sotto la cui guida non ci allontaniamo mai dal sano giudizio della ragione; il dono della conoscenza, è una vera comprensione dei comandamenti e dei loro principi sui quali sono basate le forme esteriori della virtù; il dono dell’intelletto, è l’unione con le forme e i principi della virtù (risoluzione di osservare le prime e agire conformemente ai secondi), o piuttosto la trasformazione (di noi stessi in loro conformità) che crea una fusione delle potenze naturali con le forme e i principi della virtù; il dono della saggezza, è il rapimento verso la causa del più profondo significato spirituale dei comandamenti e l’unione con essa. Per questo dono veniamo misteriosamente iniziati al senso delle cose che è in Dio, fin dove è possibile agli uomini e lo comunichiamo agli altri, con parole che sgorgano dal cuore come da una sorgiva.

185. La conoscenza non accompagnata dal timore di Dio, produce l’arroganza che fa considerare suo all’uomo ciò che è un dono. La azione che progredisce con l’amore di Dio, senza ricevere una conoscenza di ciò che uno dovrebbe fare, rende umile chi opera.

189. Il principio e il compimento della salvezza d’ognuno è la saggezza che nasce dal timore; in seguito diventa più perfetta e finisce col portare l’amore. O piuttosto, da principio, la saggezza stessa è un prudente timore che trattiene chi la ama dal male; più tardi, verso il compimento dimostra spontaneamente e naturalmente di essere l’amore, riempiendo di gioia chi l’ha scelto come compagno invece del possesso del gaudio sensibile.

209. Perfetto è chi combatte contro le tentazioni volontarie con la padronanza di sè e sopporta quelle involontarie con pazienza; integro è colui che nelle sue azioni agisce con sapienza e non lascia sterile la contemplazione.

218. Dio, con un unico e infinitamente potente atto della sua volontà, con la sua bontà abbraccia e conserva tutto: gli angeli e gli uomini, buoni o cattivi. Ma benchè Dio penetri liberamente attraverso tutti, non tutti partecipano di Lui in maniera uguale, ma a seconda di ciò che sono.

224. Chi rende in sè visibile la conoscenza acquistata per mezzo della attività ascetica e le operazioni che nascono nell’anima per mezzo della conoscenza, ha trovato il metodo con il quale Dio agisce in noi in verità. Ma se uno ha una di queste qualità distinte dall’altra, egli od ha fatto della conoscenza una vuota fantasia, od ha trasformato l’attività ascetica in un idolo senz’anima. Per gli inattivi la conoscenza non differisce in nessun modo dai sogni della fantasia, poiché non è confermata dall’attività; e l’attività, non fecondata dalla conoscenza, è uguale a un idolo, poichè non possiede la conoscenza per darle un’anima.

229. Dio ordinò di santificare il Sabato, i mesi e le feste, non perchè voleva che questi giorni fossero onorati come giorni, ciò significherebbe servire «la creatura più del creatore» (Rom. 1, 25), implicando ciò che questi giorni sono naturalmente degni d’onore e perciò d’adorazione in se stessi. Ma, con il comando d’onorare i giorni, Egli simbolicamente ordinò di onorare se stesso. Perchè Egli è il Sabato, in quanto riposo dalle cure e dagli affanni della vita e dalle fatiche sopportate per giungere alla via della rettitudine. Egli è anche la Pasqua, come Liberatore di coloro che si trovano nell’amara servitù del peccato; ed Egli è la Pentecoste, come principio e fine di tutto.

235. Penso che la fine della vita presente sia ingiustamente chiamata morte; è piuttosto la liberazione dalla morte; la fuga dal regno della corruzione; la libertà dalla schiavitù; la cessazione delle tribolazioni; la fine delle lotte; la via che conduce fuori dalle tenebre il riposo dalle fatiche; il calmarsi delle agitazioni; la protezione dalla vergogna; il superamento delle passioni e, parlando in generale, la fine di ogni male. I santi guadagnarono tutte queste cose, diventando stranieri e pellegrini sulla terra, ricostruendo se stessi per mezzo di una morte liberamente scelta. Perchè essi combatterono valorosamente contro il mondo, la carne e le loro ribellioni, e, avendo superato in ambedue l’attrazione nata dalla simpatia dei sensi per gli oggetti dei sensi, preservarono dalla schiavitù la dignità delle loro anime.

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