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Prete e gay. L’identità difficile

Come spiegarsi lo stridente contrasto tra la strenua opposizione della chiesa all’omosessualità, sul piano dottrinale, e la tolleranza da sempre manifestata nei riguardi dell’omosessualità diffusa e praticata tra il clero? E’ opportuno lasciare che persone omosessuali si avviino al sacerdozio?

Solitamente accade, in questo blog, che scriva qualcosa cui seguono i commenti di alcuni lettori che guardano con interesse ai temi prediletti in Terra di Nessuno. Stavolta avviene il contrario. In più parti, sotto vari articoli e saggi che compaiono nel blog, diversi hanno scritto su Chiesa, clero, fede e omosessualità e mi pare opportuno cogliere queste sollecitazioni.
Questo spazio viene appositamente aperto con l’intenzione di fare cosa gradita a quanti vogliono continuare a intervenire sul tema ma non hanno trovato finora trovato in Terra di Nessuno un angolino ad esso specificamente dedicato. Poiché io stesso sono intervenuto qua e là con qualche mio parere e naturalmente interverrò qui con dei commenti, se lo riterrò opportuno, mi riservo di pubblicare in seguito una mia più articolata opinione.

Qui di seguito indico altri punti sparsi in Terra di Nessuno in cui il tema è stato già toccato.

L’orco che c’è nella Chiesa degli angeli

Sull’elezione del nuovo vescovo ausiliare di Palermo

Il Pastore smarrito

Odifreddi: perché non possiamo che essere cretini?

Delle nuove cinque piaghe della Santa Chiesa (palermitana)

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Pedofilia, psicanalisi e psicologia della cura

L’arcivescovo, il gioco del golf e le lavandaie del Vaticano

Due o tre cose che vorrei dire all’Arcivescovo di Monreale

Benvenuti in Terra di Nessuno

  1. 18 gennaio 2010 alle 18:15

    @Rosa

    Volevo precisare che nel mio pensiero la ricerca della felicità non solo non è escatologica (a meno che non attribuiamo a felicità il significato che ha potuto avere per Giobbe davanti al turbine), ma sopratutto per me non è vero che tutto ciò che da felicità sia morlamente lecito e ben venga.
    Metto subito le mani avanti: non vale il contrario.

    @RR
    Contro natura e illeciti?
    Quale natura? Per quanto la cultura sia un fatto naturale dell’uomo, la cultura non è natura.
    Quale norma?
    Quando si codifica la natura, quasi sempre la si strumentalizza.

    “Io non so niente” era riferito al fatto che tu hai attribuito a molti omossessuali (sulla base di queli statistiche) il senso di colpa per il loro essere contronatura.
    Quello che volevo dire è che (oltre me) non lo sai neanche tu, e nessuno lo sa.

    Il senso di colpa degli omosessuali che ne hanno uno omonimo è piuttosto il peccato di chi glie lo ingenera.
    L’omosessualità, come del resto la transessualità, non è una colpa. E manco una malattia.
    Quindi dove sta il peccato, la devianza, la innatutalità, l’illiceità …
    E se non è nè l’una nè l’altra non c’è rispettivamente niente da redimere nè da curare.

    Seb aveva linkato un video (non lo trovo più), crudo e tutto sommato anche abbastanza banale; tuttavia nel riduzionismo cimematografico delle gag ad effetto era però abbastanza eloquente in ordine all’errato rapporto del fedele con certe letture (recte: certi modi di legge e dunque, a seguire, condannare, bollare marchiare definire etc. etc. v. pastore del trailer), senza per questo rendere esatta la contraria osservazione (v. giovane gay del medesimo trailer).
    L’uno e l’altro non potevano trovare argomenti dove li cercavano, tutto qui.

    @Rosa (again)
    C’è qualcosa che non mi quadra nella tua filippica contro l’astinenza a nulla dire di quella sulla separazione di corpo e anima; occidentale? C’è sempre qualcuno a oriente di noi. Platone era un occidentale? (Ho qualche dubbio.)
    Da un pulpito buddista mi sarei aspettato l’esatto contrario: chi sarebbe che separa corpo e anima? Il cristianesimo? E come? Con la resurrezione dei corpi? (!) E non il buddismo con la metempsicosi? Chi è che esalta l’astinenza dai piaceri (tutti della carne)? Il cristianesimo? Non il buddismo con tutte le sua pratiche, anche alimentari, purificatorie?

    Legenda:
    a) Punto interrogativo dopo le affermazioni sul cristianesimo sempre retorico
    b) Punto interrogativo dopo le affermazioni sul buddismo sempre grammaticale
    c) Punti esclamativi, punti esclamativi.

    PS Lo so che Gandhi non era buddista; però manco cristiano. E tuttavia fece una scelta di astinenza integrale. Non lo definerei infelice. Ma definirei infelici priapisti e ninfomani.
    Non si possono indurre definizioni assolute da comportamenti umani relativi.

    • 18 gennaio 2010 alle 19:56

      I priapisti sono infelici? Come i “papisti”, allora.
      (Non nel senso di fanatico del “papa-pontefice” ma di seguace del “papi-presidente-del-consiglio”).
      Mah.

      • 18 gennaio 2010 alle 20:07

        E se no perchè papi non si sazia, neanche transitoriamente?
        Ce l’avrà al litio?

    • Rosa
      19 gennaio 2010 alle 11:26

      Caro dottissimo amico, con il quale mi onoro di interloquire,
      hai letto molti libri sul cristianesimo? penso di si.
      Perchè non ti leggi anche qulache libro sul buddismo di Niciren Daishonin, scritto da Daisaku Ikeda, così rininci a fare domande alle quali dovrei rispondere con più di un trattato?
      Esistono, come forse ancora non sai, molte forme di buddismo.

      Sono in grado di darti solo risposte semplici:

      a) non esiste felicità più grande che recitare nam-mioho-renge-kyo
      b) siamo tutti dei budda dall’infinito passato
      c) la pratica buddista sviluppa saggezza, coraggio, compassione
      d) i fenomeni del reale non sono nè positivi, nè negativi, ma esprimono la legge di causa-effetto
      e) per arrivare alla buddità non è richiesta alcuna privazione nè sofferenza, ma solo un percorso di consapevolezza
      f) la felicità = libertà = assenza di paure, illusioni, dipendenze

      Lo sai, anche tu sei un Budda e i Budda parlano tra di loro!

      • 19 gennaio 2010 alle 17:48

        Dotto? A chi?!
        Non a me che non concosco nemmene un trattato, altro che molti. Io mi accontento delle garzantine.

        Una volta, qualcuno, disse che: per esprimere una concezione dell’Universo bastano cinque minuti. Il che è bne diverso ovviamente dal “brevi cenni sull’universo”.

        Quello che io chiedevo non era la seconda proposizione ed era ben meno della prima.
        Risposte chiare a domande chiare, in cui chiare, sebbene in forma retorica, erano le premesse; naturalmente sempre nell’economia della conversazione.

        Certo che ho letto sul cristianesimo, ma non solo. Non saprei se tanto o poco o moderatamete. Ho letto anche qualcosa sul buddismo, naturalmente, se non non mi avventurerei nemmeno in ingenue domande. Sebbene sappia abbastanza poco, del buddismo, ne so abbastanza per distinguere i diversi periodi storici e conoscere l’esistenza di diverse pratiche. Tuttavia, anche il cristianesimo, rimane cristianesimo nei suoi nuclei fondanti in tutte le chiese. (A parte solo i TdG).

        Quindi alle mie domande puoi rispondere più specificamente, se ti va.

  2. Sebastian
    18 gennaio 2010 alle 18:39

    @ Calogero

    Argomentavamo sul rapporto castità=astinenza sessuale che alberga nell’immaginario collettivo rifacendoci a ciò che avevamo detto precedentemente.

    Mi sembra di capire che citi il sacerdozio per via della promessa di “celibato” anzichè del voto castità. Ma che io sappia sono facce della stessa medaglia. Il celibato, non implica una castità comprensiva di astinenza sessuale? Mi pare sia così.

    • 18 gennaio 2010 alle 19:35

      Due facce della stessa medaglia dici? Come il Diavolo e l’Acqauasanta, forse!

      Una cosa è una sovrastruttura dell’organizzazione dei chierici, tutta romana, per altro. (Diavolo)
      Un’altra cosa è una una promessa al Padreterno nel foro interno. (Acquasanta)

      Meglio due medaglie diverse, ammesso che la prima sia una medaglia!

      • Sebastian
        18 gennaio 2010 alle 20:35

        Non vorrei sbagliarmi ma non mi pare che siamo distanti da ciò che abbiamo detto fino ad adesso in ambito di chiesa latina. In latinia siamo! Non abbiamo approfondito i dettagli, ma di fatto la sostanza è quella. Preti, monaci e suore, col sesso non appattano a prescindere da dove si attingano le norme e la gente comune ha capito bene. Naturalmente adesso sappiamo che in oriente è diverso ma, i Vescovi, in oriente, possono sposarsi? Che io sappia no.

      • 18 gennaio 2010 alle 21:08

        Si, i vescovi copti non si sposano e mi pare pure quelli ortodossi. Sempre come regola del mondo, però.

        I Tim 3, 1-2

        fidelis sermo si quis episcopatum desiderat bonum opus desiderat 2oportet ergo episcopum inreprehensibilem esse unius uxoris virum sobrium prudentem ornatum hospitalem doctorem

  3. 18 gennaio 2010 alle 19:34

    1. L’ultima domanda di Kal è estremamente pertinente. L’identificazione, e diciamo pure la confusione, tra monachesimo e sacerdozio, c’è solo nella chiesa latina post-tridentina proprio per via dell’introduzione e dell’affermarsi del celibato ecclesiastico obbligatorio. In oriente, invece, obbligatoriamente celibe è il monaco, ma la scelta monastica (e dunque anche quella celibataria) è rigorosamente laicale. Questo consente alle Chiese orientali di scavalcare d’un balzo tutti i problemi legati agli stili sessuali, che invece troviamo nella Chiesa latina. I vescovi orientali, infatti, possono scegliere i loro presbiteri tra i laici, indipendentemente dal fatto che siano monaci (celibi) o uxorati (maritati). La chiesa latina, invece, in pratica sceglie i presbiteri solo tra i “monaci”.

    2. Celibato e castità. Altra confusione. Il celibe deve essere implicitamente anche “casto”, perché l’unico modo di consumare rapporti sessuali casti, nella morale cattolica, è nel matrimonio. Esclusi i quali, con la scelta celibataria, non resta che la castità c. d. “perfetta”, cioè in totale astinenza sessuale.
    Possiamo dire, con altre parole, che il celibato ecclesiastico ha un’implicazione morale, che è la castità: il celibato ecclesiastico è una norma disciplinare (un fatto giuridico-canonico), la castità invece una virtù (un fatto interiore, mentale, spirituale, morale).
    L’identificazione pratica tra castità e celibato ecclesiastico, in definitiva, esiste solo nella chiesa latina, per i motivi già detti in 1.

  4. 18 gennaio 2010 alle 21:18

    @webmaster
    E’ arrivato per e.mail un commento di Rosa, che però non figura nel blog

    • Sebastian
      18 gennaio 2010 alle 21:43

      Ah! Perchè, i post arrivano anche a te via e-mail? 😉
      Ecco scoperto l’arcano! eh eh eh!

      • 19 gennaio 2010 alle 17:27

        Nessun arcano caro diffidente Seb.
        Arrivano a tutti quelli che mettono il flag qui in basso,«Avvisami via e-mail della presenza di nuovi commenti a questo articolo»

        Diverso è il caso del creatofre della pagina.

  5. matilda
    19 gennaio 2010 alle 9:28

    ..Barck

  6. Rosa
    19 gennaio 2010 alle 10:18

    Ho un familiare che sta per prendere i voti. Non potrei mettere la mano sul fuoco, ma ha atteggiamenti moto effeminati.
    Comunque, impedire ai gay di diventare preti, anche questa, sarebbe una forma di discriminazione.
    Penso semplicemente che l’organizzazione cattolica ha perso completamente di vista la preziosità dell’individuo e le sue naturali aspirazioni alla felicità.
    Se avesse lavorato veramente per la creazione di valori nella società, oggi il mondo e l’Italia in particolare, poichè sede della Santa Sede, sarebbe il luogo del “nuovo umanesimo”.
    La chiesa cattolica ha fallito.
    Nonostante i suoi preti, che dall’asilo al liceo impartiscono da secoli alle nuove speranze, le loro perle di saggezza spirituale, guardate il nostro paese cos’è, quali valori ha saputo radicare!
    intolleranza, corruzione, ignoranza, consumismo….
    Anch’io sono, per così dire “carne battezzata”, ma solo oggi, attraverso il buddismo, posso dire di credere veramente nella possibilità di essere felice e libera e con una vita ricca di successi, perchè creo costantemente valori e gioia per me e per gli altri.
    La prima volta che scrissi su questo blog citai il principio della non dualità tra noi e il nostro ambiente. Lo ribadisco in altro modo, poichè applicabile ad ogni aspetto della realtà:
    Se l’organizzazione cattolica è corrotta, la società è corrotta, il mondo cattolico è corrotto, la politica è corrotta, i rapporti tra le persone sono corrotti…..
    Basta mettere un’azione positiva all’inizio di questa catena e tutto procede in positivo.
    Lodo chi questa azione la mette tutti i giorni, a prescindere dal suo credo religioso.

    • 19 gennaio 2010 alle 17:52

      Perchè la missione della chiesa è il nuovo umanesimo?

      • Rosa
        19 gennaio 2010 alle 22:46

        non ho scritto che la missione della chiesa è il nuovo umanesimo, ho semplicemente espresso la convinzione che la chiesa avrebbe potuto mettere la dignità dell’uomo al centro, invece di calpestarla con pregiudizi e falsi moralismi, tutto quì.

  7. 19 gennaio 2010 alle 13:57

    Ti ringrazio, Rosa, per il fatto che mi accrediti la buona fede.
    I numeri. È difficile quantificare con esattezza scientifica, perché, ovviamente, c’è molto numero oscuro. Che l’impatto dell’omofilia sulla popolazione clericale sia significativamente più alto che presso quella laicale è certo, perché sono gli stessi preti gay a certificarlo. La mia personale impressione è che sia in aumento, qui da noi.
    Ma non è qui il busillis della questione, non in una presunta differenza qualitativa o morale dell’omosessuale che lo renda più o meno adatto al sacerdozio.
    Il prete gay non è mai stato un problema per la Chiesa passata: è divenuto un problema solo di recente perché segue la rottura del quadro tradizionale dei valori, ed in particolare l’evolversi della considerazione sociale della sessualità come valore a se stante. Di fronte a questa evoluzione, l’organizzazione ecclesiastica romana, interamente basata sulla disciplina celibataria, è rimasta ferma.
    Come ho già avuto modo di dire, non esiste una teologia omosessuale o dell’omosessualità (al limite, una teologia di omosessuali) paragonabile, tanto per fare un esempio, alle varie teologie “al femminile”.
    Per tutte queste ragioni le uniche risposte si sono avute sul piano morale e pastorale e vanno in controtendenza con le dinamiche del problema reale dentro ai presbitèri (quelle, almeno, che mi sembra di percepire). Uno strabismo crescente.

    .

    • Sebastian
      19 gennaio 2010 alle 16:49

      Diciamo che c’è molto numero oscuro da ambo le parti. Persino l’OMS ha difficoltà a fare una stima precisa. Qualcosa sta venendo fuori grazie alle organizzazioni ed associazioni omosessuali che di “operai” della vigna ne stanno togliendo parecchio, mostrando un’alternativa valida a quella di chiudersi in convento. E questo, sarebbe in controtendenza alla tua ipotesi.

      E’ probabile che si notino più omo tra i preti perchè in realtà diminuiscono gli etero che non sono particolarmente attratti da una vita in solitudine; cosa assolutamente plausibile. E magari, se il celibato obbligatorio venisse abolito le cose si riassesterebbero.

      E’ probabile che Dio chiami più omo che etero. Qualcuno potrebbe impedirlo? Chi lo sa.

      E’ probabile che tu, Giampiero, ti ci apprechi troppo. Non ne vedo il motivo o, forse un pò.

  8. Rosa
    20 gennaio 2010 alle 11:34

    @Kal

    Va bene, va bene,
    certò che risponderò e lo farò con piacere.
    Per un buddista, la ragione per la quale siamo in questo mondo è la felicità. La vita è un’opportunità di felicità. Sta a noi coglierla. purtroppo, però, spesso non riusciamo a farlo perchè lottiamo con quelle che possiamo definire “oscurità fondamentali”. Cosa sono? PAURE, ILLUSIONI che oscurano la nostra vera natura di Budda. Scoprendo tale natura, raggiungiamo la perfetta felicità che consiste nel sentire “simultaneamente” tutti i “tremila mondi della realtà” come un’estasi, pervasa da un’immensa saggezza e consapevolezza (non so spiegarlo meglio).
    Tu mi dici: – a volte non sempre ciò che ci da felicità è moralmente lecito-
    Infatti.
    Certamente esistono due tipi di felicità: una effimera, che proviamo dall’ottenimento di qualcosa che desideriamo (una ragazza che esce con te, trovare il posteggio sotto casa, una promozione in ufficio….) e una stabile che deriva dalla consapevolezza di essere un budda.
    Quì però la cosa si complica, perchè nella visione buddista dei fenomeni, non ci sono accezioni positive o negative e quindi il problema della morale non è affatto sentito.
    Se mi da soddisfazione (ad esempio) prostituirmi, nessuno mi dirà mai che non dovrei farlo perchè è una cosa brutta, ma sicuramente la mia felicità è una felicità parziale.
    Anche da prostituta, posso comunque ottenere la buddità.
    Certamente, però, se mi illuminerò alla buddità, farò sempre scelte di vita sagge e quindi la mia vita sarà splendente.
    Andiamo alla illeicità della felicità effimera: immaginiamo che provi piacere ad uccidere le prostitute.
    Be, quì entrano in gioco due aspetti molto importanti: la Legge di causa-effetto e il karma.
    Spero adesso di non farti rabbrividire.
    Per tutto ciò che accade nella nostra vita, noi non possiamo sottrarci alle nostre responsabilità.
    Significa che, se una prostituta si fa uccidere dal serial killer, certamente anche lei si è messa nelle condizioni di incapparci. Inoltre, nel senso del karma, il serial killer, farà molto meglio a risolvere la sofferenza che provoca la sua tendenza, e diventare anche lui un Budda, se no, in tutte le altre vite future, non riuscirà a sfuggire al desiderio di uccidere.
    Mi rendo conto che per un cattolico questo discorso può sembrare una follia.
    La vera felicità non è quella generata dalle paure e dalle illusioni (avere soldi, ricchezze, sesso, potere….) ; la felicità è recitare nam-mioho-renghe-kio.
    Questa pratica è un’allenamento dello spirito che permette di desiderare solo di essere dei Budda e manifestare la buddità, trasformando il karma negativo che da sofferenza e trovare, quindi, ………la FELICITA’

    ce l’ho fatta in 5 minuti?

    poi volevo dirti che apprezzo molto la tua “luccicanza”

    • Rosa
      20 gennaio 2010 alle 12:29

      @ Kal

      Una postilla:

      Se la prostituta si illumina alla buddità, anche lei forse potrebbe scoprire che il suo desiderio di prostituzione deriva da un odio (che so io) verso la propria madre. L’altissimo stato vitale che produce il mondo di buddità, fa si che ogni sofferenza si trasformi e lei, trasformando quindi la sua percezione del reale, trasformerà il suo karma e otterrà la vera FELICITA’ (e forse non troverà più interesse alla prostituzione).

      …appena 12 secondi!

  9. Sebastian
    20 gennaio 2010 alle 17:03

    A me mette una tristezza ed un senso di delusione sentir dire che si è in cerca della felicità. Sigh! Non sarebbe meglio optare per la ricerca della VERITA’, bella o brutta che sia? Trovo la cosa più esaltante!

    • Rosa
      20 gennaio 2010 alle 19:18

      Ciao Sebastian,
      mi sembra che le due cose coincidano. Verità e felicità esprimono indifferentemente lo stato della buddità.
      Ma poi, perchè” la VERITA’ bella o brutta che sia”?
      Questo mi da un senso di tristezza e sgomento!
      Perchè la verità della vita dovrebbe essere brutta? Davvero pensi che siamo nati per soffrire?
      Sai che ti dico? se soffriamo…peggio per noi!

      • Sebastian
        20 gennaio 2010 alle 19:49

        Naturalmente facevo riferimento ad una VERITA’ alta, trascendente e non ad una verità parente di una felicità fine a se stessa. Personalmente non so che farmene.
        Perchè siamo nati non lo so. A noi credenti cristiani è stata fatta una promessa di vita nuova ed eterna. Io ci credo, voglio fidarmi, ma non per questo vado appresso ad un desiderio di felicità. Vedremo cosa sarà, nessuno lo sa.

  10. 20 gennaio 2010 alle 19:21

    @Rosa (about felicità).
    Dal trattato, anzi vari trattati, al post, la sintesi è notevole!
    Però hai risposto solo alla questione della felicità, che il linea schematica aveva una già risposta nella visione di Dio (per Giobbe).
    Ma non hai risposto a nessuno degli interrogativi su cui si fondavano le mie obiezioni/osservazioni/interrogazioni.

    Sono un cattolico che non inorridisce nè rabbrividisce di nessun pensiero; al più sorride.
    Se poi il pensiero è “eretico” vi si incuriosisce affatto.

    Che dire della “luccicanza”? Dovrei sapere prima cosa è, ammesso che voglia dire qualcosa di diverso di budda in progress; perchè in questo ultimo caso, non vorrei sembrare scortese, la cosa mi lascia – secondo la mia prospettiva escatologica – del tutto indifferente.

    PS Anche l’adolescente in minigonna o la bambina stuprata si sono messe nella condizione di farsi stuprare?
    (E’ una domanda vera e seria).

    • Rosa
      20 gennaio 2010 alle 20:33

      Sulla “luccicanza” il budda non c’entra. E’ un termine che ho preso in prestito dal film “Shining” di kubrik. Volevo dire semplicemente che hai una mente brillante.

      Sulla bambina stuprata, devo dirti che secondo la visione buddista, in perfetta coerenza con la legge di causa-effetto, se pure la bambina non ha una colpa, ha comunque una responsabilità.
      Per il buddismo non esiste il caso, il destino o la sfortuna. Quella bambina ha senza dubbio messo una causa che ha prodotto quell’effetto, solo che non sappiamo quando l’ha messa. In un vicino, lontano o lontanissimo passato. Intendo in un’altra vita. Il karma è insondabile, ma inesorabile, nella visione buddista. Questo non significa che la bambina non meriti una immensa compassione o che il fatto in sè non debba agitare gli animi.Tuttaltro. E’ una cosa orribile.

      In merito invece al discorso sul corpo e l’anima, devo ammettere di avere studiato Platone tanti anni fa…troppi anni fa!
      Ma posso comunque darti una risposta in totale semplicità.
      Sicuramente hai letto la storia di Siddharta. Egli dopo molti anni di pratiche ascetiche, digiuni al limite della sopravvivenza, si immerge in un fiume e lì vede delle fanciulle fare il bagno.
      In quel momento comprende che bisogna avere per la mente e per il corpo la stessa cura e privilegiando soltanto lo spirito non si può arrivare all’illuminazione. Da quel momento decide di lasciare la foresta e non digiunare più.

      Nel buddismo, bisogna fuggire ogni forma di attaccamento, per diventare dei Budda.
      L’attaccamento cioè le dipendenze rendono schiavo luomo, quindi il corpo va curato in una maniera sana, alimentato sufficientemente, e rispettato per quelle che sono le sue esigenze.
      Il rapporto tra corpo e mente è in perfetto bilanciamento, in armonia con l’universo.
      Il mio buddismo non esalta l’astinenza dai piaceri. Non mi è mai stato chiesto un digiuno alimentare o sessuale. So però che se mi abbuffassi tutti i giorni, graviterei nel mondo di “avidità”: un mondo molto basso, assai lontano da quello della “buddità”

      Il contrario avviene per i cattolici, sempre pronti a castigare il corpo, a volte anche a flagellarlo…. ne convieni?

      • 21 gennaio 2010 alle 18:52

        «… i cattolici, sempre pronti a castigare il corpo, a volte anche a flagellarlo…. ne convieni?»

        Non non ne convengo affatto.
        Che tra i cattolici ci siano dei masochisti non signfica che cattolico significa masochista. Che le gerarchie siano abbastanza sessuofobiche non significa che il Cristiano sia sessuofobico.

        Il dolorismo, come altrove chiosava GP, è roba aliena.

  11. 20 gennaio 2010 alle 20:13

    @Rosa
    about
    «non ho scritto che la missione della chiesa è il nuovo umanesimo, ho semplicemente espresso la convinzione che la chiesa avrebbe potuto mettere la dignità dell’uomo al centro, invece di calpestarla con pregiudizi e falsi moralismi, tutto quì.»

    Hai scritto
    «Penso semplicemente che l’organizzazione cattolica ha perso completamente di vista la preziosità dell’individuo e le sue naturali aspirazioni alla felicità.
    Se avesse lavorato veramente per la creazione di valori nella società, oggi il mondo e l’Italia in particolare, poichè sede della Santa Sede, sarebbe il luogo del “nuovo umanesimo”.
    La chiesa cattolica ha fallito.
    Nonostante i suoi preti, che dall’asilo al liceo impartiscono da secoli alle nuove speranze, le loro perle di saggezza spirituale, guardate il nostro paese cos’è, quali valori ha saputo radicare!
    intolleranza, corruzione, ignoranza, consumismo….»

    Che altro significa?

    La Santa Sede è un Stato. Non è la Chiesa.
    Hai mai visto una Stato che metta al centro l’uomo?

    La chiesa ha fallito? Probabilmente, anche se sono restio a ogni giudizio definitivo e sempificatorio.

    Ma la Chiesa ha fallito? Non mi pare che sia stato addotto alcun argomento per dirlo!

    • Rosa
      20 gennaio 2010 alle 20:51

      Adesso stai proprio esagerando!

      Sai che ti dico? mi riprendo la “luccicanza” e ti rimando immediatamente nel mondo di “collera”

      • 21 gennaio 2010 alle 12:51

        prenditi quello che vuoi e mandami dove ti pare. 😀
        Hic manebimus optime!

    • Rosa
      20 gennaio 2010 alle 21:35

      Senti Calogero,
      non mi ricorderò benissimo il mondo delle idee di Platone, ma qualcosa sulla “Città di Dio” di Sant’agostino, si.

      Sei proprio sicuro di non comprendere in che cosa la Chiesa ha fallito?

      • 21 gennaio 2010 alle 12:54

        Prima di discedere nel mondo della collera osserva la differenza tra chiesa e Chiesa.
        Please

      • 21 gennaio 2010 alle 12:58

        Mi piacerebbe proprio saperlo

      • 21 gennaio 2010 alle 13:09

        adde:
        Si parva licet componere magnis, te lo dici da sola?!
        Quale qualcosa, esattamente?

    • matilda.
      20 gennaio 2010 alle 23:22

      No Cal
      Non Tutte Le Chiese
      QualKuna La Chiese Quakaltra LaDiede

      • 21 gennaio 2010 alle 12:55

        La Chiesa è una. Le chiese, molte. Delle ultime non mi importa un gran che.

  12. Sebastian
    20 gennaio 2010 alle 20:21

    Ricominciamo a cercare i peli nell’uovo…

    • matilda.
      20 gennaio 2010 alle 23:20

      No ci stavano già Pos

      • maria stella
        20 gennaio 2010 alle 23:29

        ,Matylda
        Io Franca.mente nn ricordo di averla maai Data.
        OForse n lho data Mai Abbastanza,
        E ke questo nn suoni comeGiudizio di Condanna

      • matilda.
        20 gennaio 2010 alle 23:32

        ,,Applausi Per X Fibra

    • 21 gennaio 2010 alle 12:55

      L’uovo dev’essere senza peli.

  13. maria stella
    21 gennaio 2010 alle 0:47

    Marco
    _Smettila di Sminkiarti ,_Sei Sterile

  14. matilda.
    21 gennaio 2010 alle 0:51

    @ °
    Davvero?
    IO nn me ne ero Accorta

    • matilda.
      21 gennaio 2010 alle 0:52

      MarI?
      Sei un amica Eccezzzionale

  15. maria stella
    21 gennaio 2010 alle 0:56

    Ok Visto Ke Nn _Senti
    Resuttano GambaLunga

    • maria stella
      21 gennaio 2010 alle 0:57

      Vai Col Risotto
      Alla Pescatora

  16. maria stella
    21 gennaio 2010 alle 1:07

    Dunque,

    Mettiti un pò più a destra

  17. matilda.
    21 gennaio 2010 alle 1:19

    _wow
    Complimenti Per Il Campionario

    E _Adesso Ki lo Dice aDiPietro e Berlusconi
    Ci Lasci _Di _Stucco
    Anke LAgELMINI ètUTTA uNA N FIFa

    Nn Per sapere i tuoi Inkazzi
    Ma ki Ti Paga?
    Fai Da SDola?
    MarI?
    _Stai Ankora Da _Sola?

    Nn _So Vuoi Una Candida Alla Santità
    In _Un Mondo Di Minkiate?

    Bisogna _Essere PIù Bastardi
    La Sincerità NN PaGA
    sdDEI fORTUNATA SE ANkoRA sdTAI SUI tuOI pIEDI
    mA pER qUANTO ?

  18. Rosa
    21 gennaio 2010 alle 13:53

    @Kal

    ma perchè non ti rilassi? Te lo consiglio con tutto il mio cuore. Lo stress da prestazione mentale non fa bene alla salute, nè del corpo, nè dello spirito. Ma veramente ti piace così tanto “esibirti”?
    Non ti offendere e perdonami se involontariamente lo faccio, ma sei sempre così arrabbiato…e vuoi avere sempre l’ultima parola!
    E poi, evita le citazioni in latino, sono ridicole!
    Ma per caso fai l’avvocato?
    Guarda che non puoi portare l’aula del tribunale anche quì, intendo in questa Terra di Nessuno. Proprio perchè è di nessuno, ti invito a usare più garbo nelle conversazioni virtuali.

  19. 21 gennaio 2010 alle 14:18

    @Rosa

    –ma perchè non ti rilassi?
    Sono rilassatissimo
    –Te lo consiglio con tutto il mio cuore.
    Grazie
    –Lo stress da prestazione mentale non fa bene alla salute, nè del corpo, nè dello spirito.
    faccio altre cinque cose metre scrivo qui, e scrivo qui per rilassarmi.
    –Ma veramente ti piace così tanto “esibirti”?
    Mi viene da solo!
    –Non ti offendere
    non lo faccio mai, semmai mi incazzo; ma non ricorre adesso
    e perdonami se involontariamente lo faccio,
    –non sono il Padreterno
    –ma sei sempre così arrabbiato
    è una illazione ingiustificata, simile a quella dei toni sbagliati; tipica – spesso – quando non si hanno argomenti
    –…e vuoi avere sempre l’ultima parola!
    Sempre!
    –E poi, evita le citazioni in latino,
    faccio solo quelle che che si autoesplicano o che sono note a tutti.
    –sono ridicole!
    il Latino non è mai ridicolo. Non esiste un’altra lingua che abbia la sua icastica sinteticità. Quindi non lo sono nenache le citazioni. Casomai sarei il ridicolo sarei io che ne uso. Dici?
    –Ma per caso fai l’avvocato?
    Non per caso. Ma il riferimento all’avvocato non c’entra niente. Lo “avvocato” di che tratti è uno stereotipo lontano mille miglia dalla realtà.
    Tutto quello che “faccio” è pubblico. Il mio nome è cliccabile.
    Tu piuttosto, di’ chiaramente chi sei, perchè ti predichi buddista ma il tuo dire ti fa assomigliare molto a una dei Soka Gakkai.
    –Guarda che non puoi portare l’aula del tribunale anche quì, intendo in questa Terra di Nessuno.
    La dialettica non è appannaggio dei tribunali. Anzi, oramai colà è morta. E qui posso portare (io come chiunque) quello che mi pare. A meno di diverse indicazioni del wemaster.
    –Proprio perchè è di nessuno, ti invito a usare più garbo nelle conversazioni virtuali.
    Laddove io sia stato s-garbato, chiedo immediatamente scusa.
    Tuttavia se, di grazia, volessi indicarmi dove ho mancato di garbo, sarei ben lieto di reiterare le mie scuse con cognizione di causa e dovizia di particolari.

    • Rosa
      21 gennaio 2010 alle 16:20

      Si, sono una buddista e appartengo alla Soka Gakkai, la quale è un’associazione laica fondata, nei primi del 900 da un grande pedagogo, che si chiamava Tsunesaburu Makiguchi. La parola Soka Gakkai significa “associazione per la creazione di valori” . E’ un’organizzazione laica che diffonde gli insegnamenti buddisti di Nichiren, un monaco vissuto in Giappone nel XIII secolo.
      La Soka Gakkai Internazionale coordina l’attività buddista in 192 paesi del mondo e il suo attuale Presidente Daisaku Ikeda tra le infinite lauree Honoris causa ed onorificenze attribuite nella sua lunga vita, non più di tre anni fa ha ricevuto la laurea ad honorem in Scienze della comunicazione dall’ateneo palermitano. Sono molto onorata di partecipare alla propagazione del buddismo di Nichiren.
      Per tutto il resto, non desidero controbattere.

      • 21 gennaio 2010 alle 18:43

        Non si tratta di controbattere, ma di dirmi dove e quando e come sarei stato sgarbato, visto che ti ho pure chiesto scusa alla cieca.

  20. 21 gennaio 2010 alle 16:28

    Cara Rosa,
    L’argomento della sofferenza dei bambini è molto forte, un muro; per qualsiasi religione e filosofia. La sua migliore esposizione la troviamo non in qualche trattato filosofico, ma nei “Karamazov” di Dostoevskji.
    In campo cattolico troviamo argomenti che cercano di razionalizzare il problema col ricorso ad una forma radicale di teoria retributiva analoga a quella che tu espliciti, per esempio in S. Agostino (naturalmente senza ricorrere a nessuna forma di reincarnazione).
    Siamo tutti colpevoli, si sa. Compresi i bambini. Ma il peccato originale, nella dottrina cattolica, è peccato in senso analogico, solo per la sua natura e i suoi effetti (la colpa) ma non é un peccato personale. Un pilastro della morale biblica, poi passato pari pari alla nostra civiltà giuridica dice che la responsabilità è personale, e i figli non pagano per le colpe dei padri. Insomma, almeno nel caso dei bimbi la sofferenza non è e non può essere espiazione di responsabilità che non sono loro. E dunque la sofferenza dei bambini, specie quelle inflitte da altri, rimarrebbe senza senso, se Dio non la considerasse sofferenza di Cristo, dunque utile alla salvezza.
    Ma c’è almeno un caso, contemplato nel cristianesimo, in cui chi soffre non patisce l’effetto di una propria responsabilità , insomma: è innocente da ogni colpa in qualsiasi senso, personale o corporativo, e questo è il caso di Gesù che muore in croce.

    .

    • Rosa
      21 gennaio 2010 alle 16:52

      Caro Giampiero,
      tutto quello che dici è molto interessante e mi auguro di avere modo di approfondirlo con delle letture specifiche, purchè non siano troppo difficili da comprendere.
      Ti ringrazio se vorrai segnalarmi qualche testo.

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