Giulia E. Nawratinawska, Ore miniate

di Giulia E. Nawratinawska

 

bianco e vermiglio

Tu che mi accarezzi l’anima,
il mio abbraccio contro
il tuo.
Le tue dita di ghiaccio
e di rubino.
Onda e tempesta in me.

divina metamorfosi

Indulge la mia mano
sul tuo viso, la tua
pelle bianca e
purissima. Ha il
gusto della neve
ogni tuo bacio, in
questo giardino
interiore
cielo e terra
si incontrano.

il tempo

Vorrei fermare il tempo
sul tuo sguardo distratto
Nell’attenzione di
questo istante dirti
tutta la tenerezza
che c’è al mondo.

immagine

La tua lingua
tagliente nella mia
bocca.
Il tuo respiro amaro
sulle mie labbra.
ll gioco dei tuoi occhi.

l’attenzione

E’ sterile il fico,
io qui accoccolata,
nella distesa desolata di sassi
dove non nasce il grano.
Tu mi racconti
la storia immaginaria
della primavera e dell’estate,
tra il verde dei cespugli
il giallo delle foglie morte.
Rosso e vermiglio scrivo
sulla corrente linea, meandri,
angoli, arabeschi, ondulazioni,
azzurri e verdi, orgoglioso amore erotico.
Il formicolio delle cose,
qui dove il cielo è d’oro,
il suolo è celeste.

xenia

come se non avessi mai alzato
lo sguardo dal mio tavolino di mogano
la verità riaffiora.
bianco e vermiglio,
il tuo rossetto, il lino intatto.
che cosa allontana tanto il mattino
dell’altro ieri dalla sera di oggi?

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  1. 10 settembre 2011 alle 15:34

    grazie Giulia

  2. 10 settembre 2011 alle 15:39

    grazie caro Giampiero per lo spazio che hai voluto, saputo darmi, sto cercando un editore che voglia pubblicare le mie poesie che sono già una raccolta, e i miei racconti.
    se qualche autore volesse aggiungersi vorrei pubblicare un testo in collaborazione. magari duettando le nostre produzioni.
    chi vuole collaborare,
    ancora un caro saluto e un grazie di cuore

  3. 11 settembre 2011 alle 7:45

    Molto interessanti queste poesie. Complimenti.

  4. 11 settembre 2011 alle 18:19

    “Ore miniate” diventa un forum permanente di poesia. Chiunque lo desideri può condividere qui i propri versi o segnalare quelli di altri autori, meglio se inediti.

    settembre con te

    filtra un filo di luce
    e ti disegna il viso
    l’azzurro di questo mare
    è il colore chiaro di un’estate
    il cielo, dunque, è d’oro?

    clandestino del tuo letto ospitale
    ma il tuo sguardo preciso su di me
    è la costellazione amica dei miei pensieri

    apro gli occhi a interminati mondi
    in questo letto d’amore e di malattia

    • 11 settembre 2011 alle 20:58

      tortura e prigione ancora?
      questa stanza e i nostri
      sogni labili…

      è intatto il mio pensiero
      verso il tuo

      ti trattengo mentre tu indugi
      traluce il giorno
      e infuoca questo sole nuovo
      che ci promette ancora tempo
      di settembre e noi.

      .si caro Giampiero è vero ciascuno di noi ha almeno una poesia una dentro o da raccontare. ho aggiunto queste righe alla tua che infondo era già piena per raccontare una storia chi vuole potrebbe provare a leggerle insieme come fossero una sola. spero comunque non ti dispiaccia.
      alla prossima. e al prossimo viandante

      • 12 settembre 2011 alle 8:08

        Non mi dispiace, affatto, cara Giulia.
        Come dice Mario Ruoppolo-Troisi, il protagonista del “Postino”, a Pablo Neruda-Noiret: “La poesia non è di chi la scrive, è di chi gli serve”

  5. 12 settembre 2011 alle 10:04

    E brava Giulia!!! A noi “combattenti” servono la poesia e l’amore ora più che mai!

  6. 28 novembre 2011 alle 22:28

    Oscillazioni

    -Respira. Si può.- Ricordo. Quella sera durante una pubblica lettura la rividi, e capii subito che era cristiana. Una piccola croce al collo, la castità negli abiti. Forse fu soprattutto quell’urto a provocare i miei sentimenti. Non parlo semplicemente di quella sera. Perché la materia è fatta di atomi, le molecole compongono le cellule, la luce consiste di fotoni. Era lo spessore della luna, il passo rapido di altri convenuti, il silenzio. Nulla era forte come il silenzio, scagliati come eravamo lì in mezzo alle parole. Quella confusione così sensuale e violenta. Ricordo.
    C’era un albero, un albero alto in cui maturavano caldi frutti felici. Un albero carico senza una naturale stagione, non… ecco, ricordo… delle arance lì in alto; quell’albero era il prima e il dopo, era il poi divenuto una sola cosa con noi e lo dico con grande persuasione dentro di me infinitamente confermato dagli eventi. E quell’incomprensibile felicità destata nell’abbraccio che ci scambiammo, in quella sensazione ovunque e senza nome, bambina ovunque.
    Ricordo. Era stato sul finire dell’estate. L’avevo incontrata. Sulla riva vedevo solo sabbia bianca e dietro a una barca a remi rovesciata, le onde del mare. Era lì che avevo distolto lo sguardo, su di lei che nell’ora più tarda del pomeriggio scendeva in acqua. E la mia mente aveva sussurrato qualcosa… Come un tappeto orientale, e un nodo che non tiene, un garbuglio di fili: un difetto, come a farlo apposta… Out of time. You put me in such a awful spin, in a spin. Avevo socchiuso gli occhi, no, il suo sguardo era lontano e non avevo come raggiungerlo. -Respira.-
    Respira. -Qui da tre giorni. In un pub.- La città è inghiottita dal cielo cupo, il grigio dei palazzi, barocco e lavica, la scogliera plumbea spigolosa. Bevo sorsi veloci di una birra, da solo, tra la folla di ragazze slanciate truccate con acconciature complicate, traballanti su tacchi alti: le sfioro con uno sguardo. E ancora Caos, quella tendenza ineluttabile e irreversibile di qualsiasi cosa: dall’atomo alla molecola, dai pianeti alle galassie, dall’infinitamente piccolo all’infinitamente grande a restare fermo o a vacillare in un impensato movimento. L’Entropia assorbe solo l’energia che impieghi nello sforzo…
    Per strada c’è caldo. Respira. Adesso. Respira.
    Di nuovo equilibrio di tacchi equilibrio seducente, cosa sta dietro le parole degli altri, i ti voglio bene, le promesse dell’amore, tanta vita per gli altri…
    -Qualcosa sta cambiando Giulio?- Mi ha detto prima la partenza.
    Fermati e scrollati di dosso le abitudini. I tuoi desideri da tempo in attesa.
    Quello che speravi non c’è.
    Mi vedo ancora fermo. Fermo per pensare. -Respira.-

    Respiro. -Questo mio cuore il suono dell’ultimo verso deve diventare diario.- Non si pubblicano i veri diari? -Respira. Si può.-
    Ora dal balcone del mio alloggio al quinto piano della periferia osservo i tetti delle case antiche, i palazzi moderni, la cupola madrice, quella del Monastero, il lungo braccio del porto, la sabbia bianca alla playa, un aeroplano appena decollato, la nera scogliera… l’azzurro intenso del mare increspato.
    La radio gracida, l’odore acre del riscaldamento delle auto. Una sera difficile nel traffico della città. Come tutte le sere, come tutte le città. E anche la mia stanchezza è la stanchezza di ogni sera… Cerco l’ombra di cose ormai irreparabilmente scomparse, ma anche l’acqua del fiume trascina via i cocci della vita.
    Una ragazza cammina lungo il corso, una passeggiata, una gonna attillata appena sotto il ginocchio, si è truccata e indossa una giacchetta sulle spalle. Ferma all’ingresso di un locale notturno aspira il fumo della sigaretta. Da fuori, di tanto in tanto lancia sguardi indiscreti il telefonino in mano. Apre le labbra fatte di rossetto. Accende un’altra sigaretta. Due quando le passano accanto, l’ammirano dal basso verso l’alto, le dicono: -Mi chiami stasera?-.
    Se per strada si compie questo rito strano, in camera libero una melodia. -Ain’t no sunshine when she gone.- Respiro. Nadjma?
    Scendo allora… Mi avvicino solo per incontrarla e questo la fa stare bene. Qualcosa oscilla come una culla.
    Nadjma. Queste ciglia mi hanno rapito… Il tuo viso tremava alla luce di candelieri improvvisati nel giardino. Il pensiero mi emoziona ancora. Sorridi con gli occhi al racconto di un’amica. Ricordo. Sarebbe stato semplice entrare in quel piccolo gruppo, penetrare il tuo sguardo leggero e distratto con un gesto preciso con parole azzeccate. Lasciai il gruppo di amici che mi aveva condotto. E afferrai la scusa più sciocca, con un libro nelle mani. -Respira. Si può.- Nadjma? -Questi occhi mi hanno rapito…-
    L’amore sono piccoli dettagli. Una valigia nella mia testa, mi allontano a passi lenti. Di parole ne conosco, me le rigiro dentro, le sento, le ascolto. Mi restano impresse per tanto tempo tutto il tempo. Mi limito a rispondere alle domande -Come ti chiami? Di dove sei, bello lo spettacolo stasera.- E tu Nadjma. Come un miracolo tu mi hai seguito. Non voglio perderti adesso, fortuna e caso… una notte d’agosto.
    Parole fra di noi. Mi tengo per me il resto, tutte le frasi che mi si formano dentro, le cose che capisco di una persona e tutto quanto. Quello che non esce me lo tengo per me. Ma, al momento che devono uscire fuori, attraversare la bocca e dirigersi verso il mondo non si perdono per strada. Le mie le tue parole. Questa parola e questo corpo attenti. -Respira.
    In strada incontro la ragazza. Ne ha di cose da raccontare Rosa Maria?
    Scriverebbe la storia di tutti gli uomini che le hanno confessato cosa sarebbero voluti diventare. Di ferite aperte, di parole ancora sempre uguali, parole… parole uguali, le stesse. Cicatrici e ustioni ancora percettibili in ogni dettaglio nascosto sulla carne. Lei possiede tutti i sogni degli altri. Notti insonni di storie.
    Poi quando si muove si sente addosso come una fredda occhiata ritorta, rigida come se qualcuno le strappasse le interiora dallo stomaco. La sensazione indelebile di vuoto morsicato e feroce. Oltre la banalità del quotidiano, le storie sono inafferrabili. Ognuno ha qualche verità da raccontare.
    Sguardi. Dimmelo ancora. Rosa Maria… Ci allontaniamo verso il lungomare. Fortuna e caso… in un abbraccio. E’ quasi alba. Grigio. Le imbarcazioni precarie affondano da qualche parte. Approdano, mentre i resti annodati dalle reti non sono a buon mercato…
    Cerchi, cerchi e ancora cerchi, cerchi che si allargano adesso come nell’acqua. -Respira.- Unplugged.

    -Rosa Maria.- Il cuore è un guerriero, senza dolcezza, senza regole? E’ questo ricordo oceano mare dentro il respiro. To be in love. Sciogli la treccia. Rifacciamolo il mondo, quando metti uno sguardo dentro uno sguardo, una mano al posto di una mano. Restiamo ancora Rosa Maria. Non è più maschio, non è più femmina.

    Respira. -Perché questi occhi mi hanno rapito – La radio che gracida, il cielo d’alba grigia, l’odore acre del riscaldamento dell’auto. Una mattina come tutte le mattine. Come ogni mattina. Singing loud to heaven. A million scream. Il mondo è alle mie spalle. Il resto è solo un blues. Oltre la nebbia chiara di questa città. E i miei sogni sono ancora per poco degli sconosciuti. Semplicemente sono quello che vuoi. Se tu sei qui adesso. Just another crash. I’m ready to go.
    Nadjma?… Come un battito. Questi occhi mi hanno rapito. Promettono felicità. Nadjma. Rosa Maria. E ricordi come una valigia nella mia testa. Passi lenti per andare. Rosa Maria. Nadjma. Ancora io Giulio. Questa storia noi, come un legame doppio attorto. Come un DNA. E memoria. Memoria impressa nei polmoni, il sangue, nelle ossa nel cuore.
    Disegno la tua immagine. Il pensiero fatto per pensare. Il gesto già perfetto dove inizia tutto quanto. -Sono. Come tu mi vuoi.- Respiro. Ricordi.
    Un appartamento in centro, la domenica mattina, ogni mattina, i miei figli… – Rosa Maria Nadima?- La mia canzone stasera. E non è un abitudine, ma una coincidenza. – Non voglio andarmene, voglio restare ancora, non si avvolgono le farfalle notturne intorno alla luce?- Dove finisci tu comincio io. -Non voglio addormentarmi stanotte. E’ di te che ho bisogno davvero.- Respira.
    Love is a noise in over my head. Respira. Luky day.
    Piove intorno, fuori, e tu non vuoi svegliarti adesso. Parlami… La nostra voce nel mondo. Singing above the world. Raccontiamola la nostra storia. E quello che non è importante lasciamocelo alle spalle. -Respira-
    La casa è vuota, adesso. E dunque… Lascia che sia.
    I set fire to the rain. Fire over the wind and rain.
    Piccoli elementi estremamente concreti, questo corpo, lo spazio e il tempo. Il nostro vocabolario di movimenti, gesti e relazioni, e il mio cuore che si schianta, ancora ne odo il fragore. Nadjma? -Nadjma?-Rosa Maria. Il nostro destino a spasso fra le dita… Oscillazioni.

    Giustificare oggi la propria presenza dentro l’assenza di un altro, memoria e amore. Respira. Così nello scrivere ho pensato alle mie donne, tutte le mie donne, nella consapevolezza che da questa storia non ne esce nessuno se non ci incontriamo.
    Respira. Si può. -Come on… Let there be love.-

  7. 21 marzo 2013 alle 18:08

    costellazione stella cometa
    ex tramis in terribus
    siamo molto più pessimisti che sempre
    così spesso
    io ti vorrei
    Ho imparato il mondo
    e mi sono risvegliato un’altra volta vivo
    Costellazione stella amica
    L’uomo più semplice e non è più importante

    Sei solo qui come sei
    mentre canto adesso
    Usignolo del mo cielo
    Un giro di bicicletta
    per uscire di casa
    Mentre canto adesso qui
    Resti, non vai più via.

  8. 23 marzo 2013 alle 17:40

    Leggero cammini per strada
    cosaa succede se
    rossi di sera
    come le onde di un Tevere
    esplodono, si spandono
    Cosa hai chiesto tu ancora al tempo, al futuro
    o a questo spazio stretto?
    La gente non pensa o non lo sa ormai
    E le parole non accendono più sigari in una taverna.

  9. 24 marzo 2013 alle 10:48

    a pavese

    Immamgina
    un giro di bicicletta
    per uscire di casa
    Tutto si allontana da un punto
    tre, due, uno, zero
    chance
    Vuoi chiudere i tuoi occhi ribelle ai tuoi sensi?

    Rumori,malumori, parole,suoni,giochi,segni.
    Guardiano incerto di tempi e stagioni
    Quanndo il rivo di uni stagno è tutto quello che so
    Chi ha ancora da imparare…

  10. 25 marzo 2013 alle 9:00

    il senso sparso
    di queste paure e noie,
    le gioie? Dirne i segni.
    amato e perfetto, franco e non altro che
    angelo sin dal primo nome.
    e se lasci che sia, non è ancora Paradiso.
    allora… chiedendo e desiderando, essere più saggi
    della storia che raccontiamo?
    dai ogni traccia al mio corpo, carne o numero
    e ogni numero è un numero uno,
    labbra, dita, mani, cuore e mente
    se sono la tua scapola che si frange,
    non lasciarmi cadere.
    sotto lo stesso segno, mai più attese..
    matilda bergami

  11. 26 marzo 2013 alle 15:53

    Spazi fisico

    Ricordiamo le passioni
    la città che ti resta dentro
    dovrebbbe farti pensare ancora a noi
    JU-Jungle
    quando non parliamo fra noi dove resta
    una possibilità razionale…
    JU-jungle
    non c’è vicinanza se tu non sei con me,
    resto da sola un punto incerto, in questo spazio
    e nemmeno un ascensore
    JU.jungle
    ma ho ancora angeli e, musica e parole per te
    JU-jungle
    di nuovo resta o non dimenticare la mia passione
    JUjungle.
    Siamo spazi fisico

  12. 26 marzo 2013 alle 16:04

    ma uqando lotti ogni giorno con l’unica voglia di amare,
    se sono paure,gioie,noie come la girandola di un gioco di pagliaccio
    Quando suona il tuo campanello solo per
    un giro di bici,che sia ancora la strada o il palco
    Guardati adesso , perchè lo fai…
    non hai niente da realizzare
    niente da dimostrare, se vuoi…
    solo un uragano, un battitto d’ali

    • 27 marzo 2013 alle 8:35

      e in volo noi
      Sprigiona come una
      rosa in boccio.
      Ma se questo è proprio il senso,
      sono io a dartene la mia parola

  13. 30 marzo 2013 alle 19:27

    nell’ansia del respiro, respiro le tue parole
    stanotte ti raggiungo
    e senza pretese sei già mia.
    come sul mio tavolino di mogano
    come sul lino intatto.
    voglio proclamarti accanto.
    ti annuncio e oso perchè
    mentre ero in cammino, sei verso di me.
    sono stato creduto.
    non ci innamoriamo semplicemente,
    questa volta siamo stati creati. Allora…perchè mi dici ‘Addio’
    non cedere nei sogni.possiamo averne abbastanza

  14. 4 aprile 2013 alle 13:47

    canto note per te, il diaframma
    squarciato e madido in fiamme
    se sei indicibile e ridirti trino
    Apri le doppie girandole del mio
    cuore
    … Luce tu sei. Rifletti sui lidi, ancora l’amore
    sapore di turgore
    L’arte è manifestazione di dio
    Se scrivo l’amore
    il dolore si pente
    Litolari infiniti, Pentecoste

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