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Prete e gay. L’identità difficile

Come spiegarsi lo stridente contrasto tra la strenua opposizione della chiesa all’omosessualità, sul piano dottrinale, e la tolleranza da sempre manifestata nei riguardi dell’omosessualità diffusa e praticata tra il clero? E’ opportuno lasciare che persone omosessuali si avviino al sacerdozio?

Solitamente accade, in questo blog, che scriva qualcosa cui seguono i commenti di alcuni lettori che guardano con interesse ai temi prediletti in Terra di Nessuno. Stavolta avviene il contrario. In più parti, sotto vari articoli e saggi che compaiono nel blog, diversi hanno scritto su Chiesa, clero, fede e omosessualità e mi pare opportuno cogliere queste sollecitazioni.
Questo spazio viene appositamente aperto con l’intenzione di fare cosa gradita a quanti vogliono continuare a intervenire sul tema ma non hanno trovato finora trovato in Terra di Nessuno un angolino ad esso specificamente dedicato. Poiché io stesso sono intervenuto qua e là con qualche mio parere e naturalmente interverrò qui con dei commenti, se lo riterrò opportuno, mi riservo di pubblicare in seguito una mia più articolata opinione.

Qui di seguito indico altri punti sparsi in Terra di Nessuno in cui il tema è stato già toccato.

L’orco che c’è nella Chiesa degli angeli

Sull’elezione del nuovo vescovo ausiliare di Palermo

Il Pastore smarrito

Odifreddi: perché non possiamo che essere cretini?

Delle nuove cinque piaghe della Santa Chiesa (palermitana)

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Pedofilia, psicanalisi e psicologia della cura

L’arcivescovo, il gioco del golf e le lavandaie del Vaticano

Due o tre cose che vorrei dire all’Arcivescovo di Monreale

Benvenuti in Terra di Nessuno

  1. 12 gennaio 2010 alle 10:44

    Un documento interessante sul dibattito su “prete e gay” è stato pubblicato oggi sul blog “il paese dei vicerè” di Davide Romano.

    http://blog.libero.it/Vicere/8261734.html

    Un brano qui nel forum “Uomini e no” di Terra di Nessuno, sulla vicenda di don Gigi Stella.

    https://terradinessuno.wordpress.com/2009/01/07/uomini-e-no/#comment-8322

  2. 13 gennaio 2010 alle 15:41

    Che tristezza per queste persone vivere torture nel corpo e nello spirito, come li capisco e quanto dev’essere difficile il rapporto vita e fede. Sarebbe bello poter accostare le situazioni di cui parla la bibbia a quello che sperimentano senza che nessuno gli sbatta in faccia la verità…potessero cercarla questa verità giorno dopo giorno sarebbe meno umiliante e più umano, se si rendessero conto loro stessi si potrebbero evitare traumi.

    • 13 gennaio 2010 alle 19:42

      Scusa RR che vuoi dire esattamente con «potessero cercarla questa verità giorno dopo giorno sarebbe meno umiliante e più umano, se si rendessero conto loro stessi si potrebbero evitare traumi.»?

      Non lo ho proprio capito.

  3. 13 gennaio 2010 alle 22:20

    Partendo dal presupposto che tutti siamo peccatori e nessuno ne è esente e considerando che la bibbia è stata scritta per noi, piuttosto che giudicare faremmo meglio ad applicare a noi stessi le verità che troviamo scritte , la Parola produce sempre nuova vita ti indica la via da percorrere, ti corregge, ti riprende, ti aiuta a valutare bene è potente e guarisce, è amore non sentenza.

    • 14 gennaio 2010 alle 11:54

      Tutte parole condivisibile. Eccetto quella che invita a non giudicare. Il discernimento è l’Uomo.

      Quello che non avevo capito è cosa c’entri il posti i prima e e quello di adesso con i gay in generale e con quello di GP a cui replicavi, in particolare.

  4. 14 gennaio 2010 alle 22:58

    Cal voleva solo essere una considerazione mia sui sacerdoti che si accorgono di essere omossessuali . Cosa potrebbe dire Gesù a loro? a noi e alle famiglie che vivono questo problema e alla chiesa ? Ho letto con grande rispetto la vicenda di Don Gigi , una vita sofferta, se decise di lasciarsi morire si vede che lo amava veramente tanto. Mi dispiace anche per Giampi la sua esistenza è piena di morti se non si è forti di carattere c’è da deprimersi.

    • 15 gennaio 2010 alle 8:43

      No, RR. Continuo a non capire.
      Perchè è un problema essere omosessuale? A parte ovviamente perchè sono circondati da omofobici di varia specie natura e grado? Pensi che l’omosessualità sia una malattia?

      • 15 gennaio 2010 alle 16:41

        Non lo è ma potrebbe esserlo quando cercano di integrare la propria vera identità e a causa di pregiudizi vengono ostacolati ad intraprendere un cammino che vada oltre l’omosessualità.Più che una malattia è una realtà che può essere cambiata attraverso il buon Dio e la preghiera, sempre che lo si voglia perchè c’è chi vive benissimo così senza nessun senso di colpa. Vuoi sapere se ho avuto esperienze omosessuali? Non non le ho avute però attraverso l’accettazione di questa realtà, attraverso la comprensione , la disponibilità e l’amore che Gesù elargisce una mia carissima amica è cambiata e si è sposata .

  5. 15 gennaio 2010 alle 0:00

    @RosaRossa
    La mia vita, “piena di morti”?
    Detto così, potrebbe quasi sembrare colpa mia.

  6. calogero massimo cammalleri
    15 gennaio 2010 alle 17:03

    @RR
    Non mi interessa affatto conoscere nè le tendenze nè le esperienze sessuali di alcuno. Nè per converso mi scandalizzerei di un “et” se qualcheduno di mia conoscenza volesse raccontarmele.

    Una realtà che può essere cambiata dici? Allora è una malattia. E se non lo è cambiarla è uno stupro dell’anima di quella persona.

    C’è un’enorme quantità di omosessuali sposata.
    Le cose sono due: o non era omosessuale o inganna perfino sè stessa.
    Ma se “non è più” omosessuale, significa o che non lo era o che l’omosessualità è una malattia.

    Il che oramai ha la tenacia di sostenerlo solo una parte delle gerarchie clericali. Oppure il catechismo, cioè il juke box del bene e del male; manco a prendersi la briga di pensare.

    • 15 gennaio 2010 alle 17:27

      Non direi stupro dell’anima , li chiamerei passaggi , cambiamenti, evoluzioni , maturità , grazia perchè vuoi farmi dire forzatamente che è una malattia ? Solo perchè penso che si possa uscirne? guarda che la amica è felicissima non sta ingannando nessuno è consapevole ed intimamente convinta.Che timidone sei ! basta poco a scandalizzarti 🙂

      • calogero massimo cammalleri
        15 gennaio 2010 alle 18:33

        Io non voglio farti dire nulla, ovviamente. Mi limito a dare un nome concettualmente, morfologicamente, lealmente corretto alle tue lunghe perifrasi.

        Evoluzione, poi! L’omosessuale apparterrebbe dunque all’ordine dei primanti, un essere inferiore. Il rimedio mi pare peggiore del male. Uscirne! Ci manca solo l’espressione “tunnel dell’omo” e siamo a posto. Perchè dovrebbe uscirne? Uscrine da che? Non mi pare che tu abbia detto che allora anche l’etero potrebbe uscirne dalla sua condizione?!

        Che io sia timido, non v’ha da essere l’ombra del menomo dubbio.
        Che esista o esisterà qualcosa che mi possa scandalizzare è un evento probabile tanto quanto lo sarebbere congetturare che domani il sole non sorgerà.

      • Sebastian
        15 gennaio 2010 alle 18:42

        Considererei anche la BI adesività (bisessualità).
        Molti individui aderiscono ad una forma non puramente omo ma bi.

        E, la maturità (e ci metterei anche la grazia) non ci entra niente. Inoltre la sessualità può essere mutevole nel tempo. Omo che “diventano” etero, etero che “diventano” omo e, mogli per la procreazione e cura dei figli, amico per amore e passione e, chi più ne ha più ne metta.

        Ergo, non c’è nulla di certo e, ognuno a casa sua ha il diritto di porsi le regole che vuole nell’ambito dell’accordo reciproco e dell’età del consenso.

      • 18 agosto 2017 alle 16:32

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  7. 15 gennaio 2010 alle 17:12

    Giampi mi sono espressa male intendevo dire che metabolizzare queste perdite che la vita mette davanti non è sempre semplice,non tutti riescono a smaltire i dispiaceri , non è colpa tua di certo anzi ti consiglio proprio di spostare l’attenzione sugli aspetti positivi, sulle cose belle che Dio ti ha donato.

  8. 15 gennaio 2010 alle 19:12

    @RR
    Ti ringrazio, mi sei molto cara, anche se ti conosco da poco.
    Nel post precedente stavo solo scherzando, avevo afferrato il senso delle tue parole 🙂
    “Il primo passo per la sapienza è il timore del Signore”; il secondo è l’autoironia.

  9. 15 gennaio 2010 alle 23:14

    Calogero tu sai meglio di me che molti omosessuali vivono con un tremendo senso di colpa , in coscenza capiscono di andare contro natura e chiedono aiuto,tutti noi siamo tenuti a non scandalizzarci e a porgere una mano. All’etero quali debolezze spirituali si possono attribuire? tutte! tutte quelle che portano lontano da Dio come all’omo e allora siamo tutti nella stessa barca deboli spiritualmente questa è la nostra malattia.

    Giampi grazie per un attimo ho temuto non avessi capito non è facile quando non si sa scrivere , non ho studi ed è difficile esprimere tutto quello che vorrei!

    Sebino ma dove sei stato questi giorni?

    • Sebastian
      16 gennaio 2010 alle 8:09

      @ RR

      Sono stato occupato.

    • 16 gennaio 2010 alle 17:10

      No, cata RR.
      Io non so niente.
      So però che il senso di colpa do che dici è una sovrastruttura sociale e non una consguenza naturale del c.d. andare contro natura.
      Contro natura. Contro quale natura? Non certo contro la loro. La natura è una giustificazione censoria inventata dai …fobici e dai dittatori.
      Chi si sacndalizza è chi lo consudera dei poveretti contronatura dilaniati da una presunta incapacità di scalta.
      Per me sono prsone con tendenze sessuali diversae dalle mie. Punto. Non devo aiutare e curare nulla.
      Il paragone con l’etero non riguarda una presunta debolezza spirituale, perchè quella non passa pae i gusti sessuali.

      Insomma quello che voglio dire è che gli omosessuali sono normali al 100%. Punto.
      Ancorchè diversi da me. Stop.

      • Rosa
        16 gennaio 2010 alle 21:15

        Sono assolutamente d’accordo.
        Omosessuali, etero, bisex, trans…. l’importante e che siamo tutti felici!
        Del resto, una vita sessuale felice, rende felice anche la nostra società e appagata l’intera umanità. L’amore è sempre di serie “A”.
        Com’è difficile, alle volte, resistere alle attraenti, infinite e sublimi forme della bellezza…. Nella mia vita ho sempre assecondato il mio desiderio. Tutte le mie sperienze, oggi fanno di me una persona veramente ricca.

      • 17 gennaio 2010 alle 0:27

        @Cal mi fa piacere che tu non ne sappia niente vuol dire che la ragione per non rerderti schiavo del corpo ancora ce l’hai e non è mai successo di farti dominare dagli istinti e usare orefizi” illeciti” quelli non fanno parte dell’amore sono contronatura, la sodomia è sesso vizioso, viziato e contorto , non ha niente di naturale e spesso niente a che fare con l’omosessuale che ama veramente e questo molti di loro non lo sanno , non sono affatto felici nel praticarla .
        @Rosa
        ciao piacere di fare la tua conoscenza è bello leggerti scrivi bene!

  10. Sebastian
    17 gennaio 2010 alle 8:32

    L’argomento contro natura che io sappia, è utilizzato solo dalla Chiesa sulla base delle Sacre Scritture. Osservazioni meccaniciste che riducono la sessualità umana prettamente a riproduzione o considerazioni sull’uso e abuso “innaturale” del sedere umano non orientandosi verso una sfera affettiva ed anche evolutiva, contemplata dalla scienza, che le attribuirebbe un valore positivo ai fini della continuazione della specie; le donne imparentate con omosessuali sarebbero indotte a maggior fertilità.

    Ma la castità, è secondo natura? Non è anch’esso un disvalore?

    P.S.

    In fondo, basterebbe esclusivamente la desacralizzazione del pene…

  11. Sebastian
    17 gennaio 2010 alle 8:35

    Riscrivo il post precedente alla luce del fatto che mi è saltato un pezzo che ne falsa il senso, sorry. :

    L’argomento contro natura che io sappia, è utilizzato solo dalla Chiesa sulla base delle Sacre Scritture. Osservazioni meccaniciste che riducono la sessualità umana prettamente a riproduzione o considerazioni sull’uso e abuso “innaturale” del sedere umano non orientandosi verso una sfera affettiva ed anche evolutiva, contemplata dalla scienza, che attribuirebbe invece, all’omosessualità, un valore positivo ai fini della continuazione della specie; le donne imparentate con omosessuali sarebbero indotte a maggior fertilità.

    Ma la castità, è secondo natura? Non è anch’esso un disvalore?

    P.S.

    In fondo, basterebbe esclusivamente la desacralizzazione del pene…

  12. Rosa
    17 gennaio 2010 alle 10:39

    Che eresia volere sondare la natura usando le convenzioni della cultura!
    E che atto di estrema arroganza!
    In molte culture l’omosessualità è un “dono divino” come per gli indiani d’America, i quali trattavano la diversità con estremo rispetto.
    Persino la prostituzione, oggi diffusamente condannata, nell’antichità era praticata da sacerdotesse; e allora, come la mettiamo?
    Non non avete mai visto animali attratti dal proprio stesso sesso? Io tante volte e non mi scandalizzo.
    Chi tra di voi, non è mai rimasto rapito dalla bellezza selvatica e delicata della giovinezza, a tal punto da provare desiderio?
    Dovrei forse preoccuparmi per questo?
    Purchè non ci sia violenza, ammetto ogni percorso animato da “spirito ndi ricerca”.
    In merito alla sessualità dei preti, anche lì, è un problema esclusivamente di convenzione. Basta cambiare le regole, tutto quì.
    Il problema vero è legato ad un particolare atteggiamento occidentale: pensare separati i due aspetti del CORPO e dello SPIRITO.
    Il piacere fisico non è peccato, è un espediente per gioire della vita.
    Quello che fa veramente male all’uomo è la paura, l’illusione e la dipendenza (ogni forma di paura, illusione e dipendenza).

  13. Rosa
    17 gennaio 2010 alle 12:31

    @31luglio,
    anche per me è un piacere e un privilegio conoscerti.

  14. 17 gennaio 2010 alle 12:38

    Mi fa piacere avere nuovamente l’occasione di leggerti, Rosa.
    Sono d’accordo quando affermi che il tema dell’omosessualità dei preti è questione di regole: ho precedentemente espresso diverse volte questo parere, anche se con altre parole, in questo stesso forum. Vorrei però capire una cosa. Tu parli di felicità e di violenza: l’importante, dici, è esser felici e non violenti. Ma cosa sono felicità e violenza? Non sono anch’essi prodotti culturali? Cosa sia esser felici o violenti non lo stabilisce anche questo, di volta in volta, la cultura?

    .

    • Rosa
      17 gennaio 2010 alle 13:32

      Ciao Giampiero,
      essendo buddista, come forse ricordi, per me, non c’è felicità più grande che recitare nam-mio-ho-renghe-kyo, cioè comprendere la mia vera natura di Budda.
      Relativamente alla violenza che si consuma nella sfera sessuale (e intendo anche all’interno della coppia etero), questa è un’offesa alla dignità della vita, poichè chiunque dovrebbe essere libero di scegliere (sempre).
      Penso che qualunque tipo di relazione sessuale tra persone consenzenti merita ogni rispetto, e non parlo solo di relazioni profonde amorose, ma anche di quelle occasionali e per così dire”insolite”. Nella vita non si butta mai niente! Ogni esperienza è una preziosa opportunità.
      La felicità….. esistono due forme di felicità: una effimera e relativa, che deriva dall’ottenimento di qualcosa che desideriamo e che, purtroppo, dura poco e un’altra assoluta, che esprime ciò che per me è “l’illuminazione” (per te…Dio?).
      Il monaco giapponese Niciren Daishonin affermava che “i desideri terreni sono illuminazione”.
      Questo sta a significare che il desiderio (anche quello sessuale) è prezioso perchè alimenta lo spirito di ricerca, che porta alla buddità.

  15. Sebastian
    17 gennaio 2010 alle 12:38

    Aggiungerei che anche la giovinezza=bellezza è anche uno stereotipo troppo istituzionalizzato. La gerontofilia sia omo che etero (attrazione verso persone d’età matura) è anch’essa abbastanza diffusa. Basta fare un giro in internet per rendersi conto della vastità del fenomeno.

    La differenza tra omosessualità e castità dei preti sta nela fatto che la prima non la scegli, ci sei, la seconda te la imponi. Tiriamo ad indovinare cos’è più orientato verso il “contro natura”!

    • Rosa
      17 gennaio 2010 alle 14:39

      La castità, secondo me, è una vera abberrazione.
      Manderei i casti tutti dallo psicologo….. ma…..de gustibus……

      • Rosa
        17 gennaio 2010 alle 14:47

        Mi correggo: li porterei tutti ad una riunione buddista!

      • Sebastian
        17 gennaio 2010 alle 17:45

        No, la castità non è in assoluto cibo per psicologi.
        La castità può essere praticata e vissuta serenamente e, senza particolari problematiche, quando è un’azione che proviene dalla spontaneità della persona, esattamente come l’opposto: la pulsione sessuale. Ciò avviene in particolari momenti più o meno lunghi della vita, negli uomini dalle esperienze trascendentali frequenti e, profonde che in linea di massima, distaccano da ciò che caratterizza l’aspetto puramente umano-terreno come, appunto, il desiderio proveniente dalla sessualità. Ripeto, deve essere un comportamento che deve affondare le radici nella spontaneità e va ben compreso e, non credo sia frequente. Altrimenti, il ricorso allo psicologo è d’obbligo.
        Chi non la pratica la castità, non ha nulla di meno di chi la pratica; è altro uomo.

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  16. Rosa
    17 gennaio 2010 alle 19:58

    Certamente, ma a condizione che sia vissuta, come dici tu, in maniera serena. Non credo che la castità, come pure la verginità, siano un valore.
    Sono semplicemente fasi della vita, tutto quì.
    Nel caso dei preti, la castità è un obbligo; direi quasi una “professione” e ciò mi inquieta!
    Privando un un uomo del diritto alla sessualità perchè considerata non in linea con la missione pastorale, si offende la sua stessa vita. E’ poi inevitabile che l’effetto di tale “punizione” degeneri in omosessualità.
    Infatti, i giovani seminaristi, che vengono educati sin da subito ad allontanare le donne, perchè indurrebbero alla “tentazione”, imparano a provare desiderio per ciò che è a loro più vicino, cioè: il loro stesso sesso.
    Inoltre, a mio avviso, il senso di colpa che questi giovani provano, alimenta un circolo vizioso dell’anima e un attaccamento ancora più morboso alle istituzioni della chiesa.
    Questa è la mia personale idea. Non desidero mancare di rispetto a nessuno e mi farà piacere conoscere altre opinioni.

    • Sebastian
      17 gennaio 2010 alle 20:34

      Si, ognuno ha il diritto di dare valore o meno alla propria castità o verginità. Su questo mi pare ci sia ampio consenso.

      Beh, l’omosessualità non è una degenerazione conseguenza della castità, perchè non ne vedo la ragione. Se un prete viola la castità in senso omosessuale lo fa perchè è omosessuale, altrimenti la violerebbe con una donna in verso etero. Non gliene mancano intorno di donne, stanne certa!
      Semmai, come ben ha espresso tempo fa Giampiero, per una persona omo, spesso la scelta di entrare in seminario sarebbe una via di fuga, un rifugio, dove poter fare una ragione alla propria condizione sessuale in una società italiana cattolica per nulla tollerante nei confronti di tale condizione.

      • Rosa
        17 gennaio 2010 alle 20:59

        Si, credo che Giampiero abbia detto una grande verità, ma non è un problema italiano quello dell’omosessualità dei preti.
        Mi sembra che sia largamente diffuso anche in paesi nei quali la libertà sessuale è molto rispettata.
        Il vero problema, mi pare, risieda quindi, nell’atteggiamento del mondo cattolico, da sempre ostile e censore, rispetto all’intera sfera della sessualità.
        Ma riesci a percepire il controllo del territorio che il potere cattolico esercita da secoli nel mondo, grazie alla strategia del “senso di colpa”? Mi si accappona la pelle! Mamma mia!

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  17. 18 gennaio 2010 alle 0:48

    Credo sia il caso di distinguere la castità dall’astinenza sessuale. Le due cose non necessariamente coincidono. La persona casta può anche esercitare la propria sessualità, così come chi si astiene dai rapporti sessuali può non essere casto nel proprio cuore, come dice Gesù. Forse è quest’ultimo tipo di soggetto che avrebbe bisogno delle attenzioni dello psicologo 🙂
    La castità non riguarda i comportamenti sessuali ma la mente, il desiderio, l’amore.
    Vorrei capire una cosa, Rosa: i monaci buddisti non osservano la castità perfetta (cioè accompagnata dall’astinenza sessuale)?

    • Rosa
      18 gennaio 2010 alle 10:07

      Buongiorno Giampiero,
      si, è vero, i monaci buddisti osservano la castità, ma esistono molte forme di buddismo e quello che io pratico è di tipo laico.
      Si ritiene erroneamente che l’espressione “maestro della Legge” si riferisca a un monaco. Il suo significato, tuttavia, è semplicemente “colui che insegna la Legge” (ovvero la Legge Mistica), un termine che può riferirsi indifferentemente ai monaci come ai laici.
      Nel Sutra del Loto il Budda si rivolge a questi “maestri della Legge” come a “uomini e donne dalla fede pura”.
      Anche se in generale si tende a credere che nel buddismo vi sia una netta distinzione tra preti e laici, nel buddismo che io pratico, la presenza dei preti non è affatto necessaria.

      Se si osservano i principi buddisti, le cause e le condizioni per beneficare tutti gli esseri viventi, non è richiesta la loro presenza.
      I preti non possono pregare al posto dei fedeli per implorare la felicità e allontanare le disgrazie, nè possono assumere il ruolo di perdonare i peccati….

      Si può affermare, in termini buddisti, che ogni saggezza che migliora le persone e contribuisce alla loro felicità è la saggezza del Sutra del Loto.
      Che cosa può fare ognuno di noi, in quanto comune essere umano, per gli altri, per la società?
      La religione deve essere una fonte inesauribile di consapevolezza e di energia per le persone.
      Questo è il messaggio che il Sutra del Loto rivolge a tutti gli individui.

      • Rosa
        18 gennaio 2010 alle 13:03

        Desidero fare alcune precisazioni.

        Anche nel buddismo che io pratico, fino a circa dieci anni fa, esisteva il clero.
        Tali monaci vivevano nei monasteri giapponesi delle offerte dei fedeli. Le loro esistenze erano basate sulla semplicità e la frugalità.

        Con la diffusione sempre più vasta del buddismo nel mondo, ad opera della Soka Gakkai, e dei tre presidenti fondatori, tali offerte in denaro diventarono sempre più rilevanti.
        All’inizio servirono per costruire templi e monasteri, ma col tempo, cominciarioro a finanziare le alte cariche del clero, che arricchendosi, cambiarono completamente stile di vita, attribuendosi privilegi e potere sociale, contrario alla parola del Budda.
        Per questa ragione, in Oriente e in Occidente , si ebbe uno scisma, che ha allontanato per sempre parte dei fedeli laici, come me.

        Del resto, nella “Cerimonia dell’aria” (quella parte del Sutra del Loto in cui il Budda manifesta, per la prima volta, il principio della Legge Mistica) , si racconta che , prima che egli iniziasse la sua esposizione, cinquemila preti arroganti si alzarono e se ne andarono….

        Ribadisco quanto prima esposto. La figura dei monaci è irrilevante. Nel mio buddismo non esistono privilegi di casta.
        Siamo tutti “maestri della Legge” e ci sforziamo con gioia di portare noi e gli altri all’illuminazione.
        In un certo senso, siamo tutti……. “monaci laici”.

  18. Sebastian
    18 gennaio 2010 alle 13:19

    Non credo che nell’immaginario collettivo e nel pensare comune ci sia distinzione tra castità ed astinenza sessuale. Questo perché sicuramente ci si rifà al voto di “castità” dei monaci che, com’è noto, si astengono dall’esercizio della sessualità “genitale”. Ed in questo verso abbiamo parlato, infatti, visto che questo si percepisce nelle prediche domenicali a tema. Poi, non parliamo della sessualità espressa nei confessionali. I fatti questi sono.

  19. 18 gennaio 2010 alle 15:17

    L’immaginario comune è confuso e ingenera continui malintesi.

    • Rosa
      18 gennaio 2010 alle 17:09

      Scusa Giampiero,
      mi sembra di capire che la Chiesa cattolica ha solo da trarre vantaggi dalle inclinazioni omosessuali che porterebbero nuovi giovani a diventare preti più per espiare il senso di colpa, dalla Chiesa stessa alimentato , che per un reale senso di missione.
      Se l’atteggiamento verso le differenze si facesse più sereno, gli omosessuali cattolici, non vivendo più con disagio la loro natura, sarebbero meno proclivi ad entrare in seminario e i preti comincerebbero a scarseggiare….
      E’ questa la conclusione?
      Questo spiegherebbe una certa silenziosa accettazione da parte delle ….alte sfere.

    • Sebastian
      18 gennaio 2010 alle 18:07

      Ok, ma la castità=astinenza sessuale dei monaci non genera alcun malinteso. E’ chiara.

  20. 18 gennaio 2010 alle 17:54

    Sì, Rosa.
    In linea di massima hai espresso bene l’opinione che sostengo in questo forum “prete e gay”. Aggiungerei solo che rimane da mettere meglio a fuoco le conseguenze effettivamente prodotte su questo problema da due istituzioni, il celibato obbligatorio e il seminario, quali, rispettivamente, criterio per la selezione dei candidati al sacerdozio e sistema di formazione e trasmissione della leadership istituzionale nella chiesa.

    • Rosa
      18 gennaio 2010 alle 21:11

      Beh, se io fossi un prete gay, mi interesserebbe ben poco risolvere il problema del celibato obbligatorio, è evidente, nè quello della contraccezione, del divorzio, o che so altro…
      Inoltre, considererei il seminario un luogo di tipo “massonico” dove si rafforzano certe identità e si costruiscono sovrastrutture che sostengano particolari lobby culturali.
      Mi sembra non poco inquietante. La mistura è esplosiva e il quadro raccapricciante: conosco molti gay che vivono costantemente in un mondo che un buddista definirebbe “di collera”.
      Odiano tutto ciò che non è gay come loro. Persone spesso isteriche, con un grande senso del “se” ma poco inclini al dialogo, proprio il contrario di quello che dovrebbe essere un sacerdote.

      Ovviamente parlo soltanto di persone con forti problemi ad accettare tranquillamente la propria sessualità.
      Ho per loro una grande, immensa compassione, perchè ne percepisco la sofferenza.
      Non credo comunque che persone con questa inclinazione alla collera siano adatte alle funzioni sacerdotali, meno che meno ad assolvere i peccati degli altri, quando non riescono, prima, ad assolvere i propri!

      • Sebastian
        18 gennaio 2010 alle 21:59

        Conosco tanti etero sposati con figli che anch’essi vivono in un mondo “di collera”. Madri isteriche e padri alcolizzati. Basta aprire un giornale ogni tanto e leggere, per altro. Penso che il problema debba cercarsi altrove.
        La vita di una persona omosessuale è straordinariamente più difficile di una persona etero e, una coltellata per strada, è sempre dietro l’angolo. Un omosessuale fortunato è uno che ha gambe; per scappare velocemente ed in fretta!
        Non considerando poi il mondo del lavoro, della famiglia e dei diriti delle coppie gay. E la religione che ci mette pure la sua, in nome dell’amore, con l’inferno alle porte! Una valanga in fase adolescenziale, momento in cui spesso si prende coscienza della propria condizione sessuale mentre gli amichetti etero, se la vivono serenamente con le loro prime storie amorose.

        Ma per favore…

    • Rosa
      18 gennaio 2010 alle 22:27

      Infatti, il problema non è essere gay!
      Mi è abbastanza indifferente il gusto sessuale della gente che incontro e , alla fine, non mi va di pubblicizzare il mio.
      Quello che accade nella mia intimità non credo che interessi poi così tanto…
      Il problema è legato all’ignoranza della gente mediocre che non capisce che le diversità sono ricchezze e non devono fare paura.
      La teoria di Giampiero è tutta un’altra storia. Sono certa che non sia sua intenzione discriminare le persone, che meritano molto rispetto. L’organizzazione cattolica è vecchia! Ma lo sai quanti buddisti ci sono in Sicilia? moltissime migliaia!(anche se non li vedi vestiti da bonzi) e musulmani? scintoisti? Vedrai che se i cattolici non imparano a dialogare VERAMENTE con la gente e a smetterla di aggrapparsi a quei quattro luoghi comuni , perderanno ogni consenso.

      • Sebastian
        18 gennaio 2010 alle 22:46

        Il discorso di Giampiero ha senso se porta numeri. Se, è capace di dimostrare coi numeri, quello che sostiene e, cioè, troppi gay nel versante preteria rispetto al resto della società. Sarà vero?

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