Anno B, Tempo ordinario, XXX domenica

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COMMENTO AL VANGELO DOMENICALE

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Il movimento di Bartimeo

Anno B, Tempo ordinario, XXX domenica
Ger 31,7ss; Sal 125; Eb 5,1-6; Mc 10,46-52
Grandi cose ha fatto il Signore per noi

Mc 10,46 E giunsero a Gerico. E mentre partiva da Gerico insieme ai discepoli e a molta folla, il figlio di Timèo, Bartimèo, cieco, sedeva lungo la strada a mendicare. 47 Costui, al sentire che c’era Gesù Nazareno, cominciò a gridare e a dire: «Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!». 48 Molti lo sgridavano per farlo tacere, ma egli gridava più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!».
49 Allora Gesù si fermò e disse: «Chiamatelo!». E chiamarono il cieco dicendogli: «Coraggio! Alzati, ti chiama!». 50 Egli, gettato via il mantello, balzò in piedi e venne da Gesù. 51 Allora Gesù gli disse: «Che vuoi che io ti faccia?». E il cieco a lui: «Rabbunì, che io riabbia la vista!». 52 E Gesù gli disse: «Va’, la tua fede ti ha salvato». E subito riacquistò la vista e prese a seguirlo per la strada.

Fermo al margine della strada, il figlio di Timeo vive da sempre un’esistenza marginale. Chiunque entri o esca da Gerico è abituato a vederlo seduto là come un pezzo immutabile del paesaggio della città più vecchia del mondo. Perciò nessuno vi fa più caso, o lo conosce davvero, nessuno lo considera. Nessuno saprebbe dire se sia giovane o vecchio, alto o basso, giudeo o straniero, quell’essere ridotto ad un lamento: “Abbiate pietà di me”. Ma nessuno davvero lo vede, nessuno lo ha mai visto, quel cieco senza neppure un vero nome che sia propriamente suo. Qualcuno persino giurerà, dopo il miracolo che sta per avvenire, che non vi è mai stato nessun mendicante cieco, mai, seduto ai margini della strada di Gerico.
Lui sente la vita passargli vicino senza neppure la misera consolazione di poterla guardare, mentre passa. E il tempo che gli sta davanti, o alle spalle, sarebbe un’unica indistinguibile tenebra, se questa parola avesse un senso, per lui.
Preceduta da un immenso vociare, la vita passò di lì, un giorno, nelle vesti del Rabbi di Nazareth. «Si dice abbia potere sui demoni», «e che sia taumaturgo», «passa facendo del bene», «ha anche risuscitato un morto, una volta». In un istante il cieco capì di aver vissuto una vita per vivere quell’istante, di esser stato lì per un tempo senza tempo per esserci mentre lui passava, di essere stato cieco per vedere il suo volto come prima cosa mai vista, di aver ripetuto innumerevoli volte «abbiate pietà di me», per quell’unica volta in cui fosse stato proprio quell’uomo ad ascoltare. Ma la folla che si affanna attorno al Nazareno, a dimostragli fede, e ne impedisce il passo, è per un povero cieco un muro invalicabile come la rocca del re Davide attorno a Gerusalemme.
Grida allora, il cieco; senza un preciso indirizzo, grida girando su se stesso per terra, come un pazzo, e invoca mille volte pietà e non ha più voce, ormai: come potrà udirlo il Messia in questo frastuono di folla?
Non lo udì, infatti; lo vide. Per la prima volta, qualcuno.
E il primo miracolo fu questo: questa folla (che oltre che cieco lo avrebbe voluto anche sordo e muto) questo muro di corpi, e l’altro, invisibile, della cecità del cuore, che si aprono entrambi e crollano come le mura di Gerico al suono di una voce che è una tromba, che vola sopra le teste, lo raggiunge e lo afferra. Da montagna che era, il mare di folla si fece in un attimo via.
Scatta dunque il cieco all’assalto della sua fortuna, senza lasciarsi prendere per mano da nessuno di loro.
Ed eccolo lì, l’uomo senza nome, il figlio di Timeo, faccia a faccia col Figlio di Davide.
Il resto della storia è Vangelo, ormai. Quello che nessuno sa è che sono l’inventore dell’esicasmo: «Figlio di Dio, Salvatore, abbi pietà di me», perché non ho mai smesso, neanche dopo, di ripetere le cinque parole che valsero la mia salvezza, ad ogni passo, ad ogni respiro, con gli occhi aperti o chiusi, anche quando dormo. Quell’invocazione è ormai parte di me. Sono io quella supplica. Perché so di essere per sempre e per tutti, come tutti, Bartimeo, il mendicante, il cieco di Gerico che riebbe la vista dal Rabbi di Nazareth, e da allora prese a seguirlo e guardò solo avanti, senza mai voltarsi indietro. Neppure una volta sola, neppure per degnare la città in cui nacqui di un primo ed ultimo sguardo, lasciata per sempre alle mie spalle come un logoro e polveroso mantello.

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