Home > Dialogo Chiesa-Mondo, Psicologia, Teologia, Zibaldone > Prete e gay. L’identità difficile

Prete e gay. L’identità difficile

Come spiegarsi lo stridente contrasto tra la strenua opposizione della chiesa all’omosessualità, sul piano dottrinale, e la tolleranza da sempre manifestata nei riguardi dell’omosessualità diffusa e praticata tra il clero? E’ opportuno lasciare che persone omosessuali si avviino al sacerdozio?

Solitamente accade, in questo blog, che scriva qualcosa cui seguono i commenti di alcuni lettori che guardano con interesse ai temi prediletti in Terra di Nessuno. Stavolta avviene il contrario. In più parti, sotto vari articoli e saggi che compaiono nel blog, diversi hanno scritto su Chiesa, clero, fede e omosessualità e mi pare opportuno cogliere queste sollecitazioni.
Questo spazio viene appositamente aperto con l’intenzione di fare cosa gradita a quanti vogliono continuare a intervenire sul tema ma non hanno trovato finora trovato in Terra di Nessuno un angolino ad esso specificamente dedicato. Poiché io stesso sono intervenuto qua e là con qualche mio parere e naturalmente interverrò qui con dei commenti, se lo riterrò opportuno, mi riservo di pubblicare in seguito una mia più articolata opinione.

Qui di seguito indico altri punti sparsi in Terra di Nessuno in cui il tema è stato già toccato.

L’orco che c’è nella Chiesa degli angeli

Sull’elezione del nuovo vescovo ausiliare di Palermo

Il Pastore smarrito

Odifreddi: perché non possiamo che essere cretini?

Delle nuove cinque piaghe della Santa Chiesa (palermitana)

Delle nuove cinque piaghe della Santa Chiesa (palermitana)

Pedofilia, psicanalisi e psicologia della cura

L’arcivescovo, il gioco del golf e le lavandaie del Vaticano

Due o tre cose che vorrei dire all’Arcivescovo di Monreale

Benvenuti in Terra di Nessuno

Pubblicità
  1. Sebastian
    21 gennaio 2010 alle 17:41

    Ma va curcati, Calogerooooo!! ah ah ah!
    Se non te ne fossi accorto (ti do una mano!), il tono di questo post è a livello di vecchia checca molto, ma molto, isterica! 🙂
    Altro che mondo della collera! Nel mondo della uallera ti ridurrai così facendo! 😉

    • 21 gennaio 2010 alle 18:53

      Siccome tra i difetti ho quello di essere razzista, non ti rispondo.

      • Sebastian
        21 gennaio 2010 alle 19:09

        okkei!! Ed io non replico.

  2. 22 gennaio 2010 alle 0:54

    @Rosa.
    Vedo che ami la bellezza. Ti lascio qui due delle cose più belle che esistano al mondo su Gesù, fuori dei vangeli. Nessuno dei due autori è un teologo, nessuno dei due è cattolico. Per il resto hanno le caratteristiche che richiedi: veri, brevi e leggeri, come solo la pura poesia sa essere.

    F. M. Dostoevskij, La leggenda del grande inquisitore
    http://wp.me/P25ki-vR

    F. De Andrè, Il testamento di Tito

    Non avrai altro Dio all’infuori di me,
    spesso mi ha fatto pensare:
    genti diverse venute dall’est
    dicevan che in fondo era uguale.

    Credevano a un altro diverso da te
    e non mi hanno fatto del male.
    Credevano a un altro diverso da te
    e non mi hanno fatto del male.

    Non nominare il nome di Dio,
    non nominarlo invano.
    Con un coltello piantato nel fianco
    gridai la mia pena e il suo nome:

    ma forse era stanco, forse troppo occupato,
    e non ascoltò il mio dolore.
    Ma forse era stanco, forse troppo lontano,
    davvero lo nominai invano.

    Onora il padre, onora la madre
    e onora anche il loro bastone,
    bacia la mano che ruppe il tuo naso
    perché le chiedevi un boccone:

    quando a mio padre si fermò il cuore
    non ho provato dolore.
    Quanto a mio padre si fermò il cuore
    non ho provato dolore.

    Ricorda di santificare le feste.
    Facile per noi ladroni
    entrare nei templi che riguargitan salmi
    di schiavi e dei loro padroni

    senza finire legati agli altari
    sgozzati come animali.
    Senza finire legati agli altari
    sgozzati come animali.

    Il quinto dice non devi rubare
    e forse io l’ho rispettato
    vuotando, in silenzio, le tasche già gonfie
    di quelli che avevan rubato:

    ma io, senza legge, rubai in nome mio,
    quegli altri nel nome di Dio.
    Ma io, senza legge, rubai in nome mio,
    quegli altri nel nome di Dio.

    Non commettere atti che non siano puri
    cioè non disperdere il seme.
    Feconda una donna ogni volta che l’ami
    così sarai uomo di fede:

    Poi la voglia svanisce e il figlio rimane
    e tanti ne uccide la fame.
    Io, forse, ho confuso il piacere e l’amore:
    ma non ho creato dolore.

    Il settimo dice non ammazzare
    se del cielo vuoi essere degno.
    Guardatela oggi, questa legge di Dio,
    tre volte inchiodata nel legno:

    guardate la fine di quel nazzareno
    e un ladro non muore di meno.
    Guardate la fine di quel nazzareno
    e un ladro non muore di meno.

    Non dire falsa testimonianza
    e aiutali a uccidere un uomo.
    Lo sanno a memoria il diritto divino,
    e scordano sempre il perdono:

    ho spergiurato su Dio e sul mio onore
    e no, non ne provo dolore.
    Ho spergiurato su Dio e sul mio onore
    e no, non ne provo dolore.

    Non desiderare la roba degli altri
    non desiderarne la sposa.
    Ditelo a quelli, chiedetelo ai pochi
    che hanno una donna e qualcosa:

    nei letti degli altri già caldi d’amore
    non ho provato dolore.
    L’invidia di ieri non è già finita:
    stasera vi invidio la vita.

    Ma adesso che viene la sera ed il buio
    mi toglie il dolore dagli occhi
    e scivola il sole al di là delle dune
    a violentare altre notti:

    io nel vedere quest’uomo che muore,
    madre, io provo dolore.
    Nella pietà che non cede al rancore,
    madre, ho imparato l’amore

    • Rosa
      26 gennaio 2010 alle 18:21

      Grazie, Giampi.
      Mi sono commossa per Il testamento di Tito e turbata per La leggenda.
      E’ vero, amo la bellezza e la bellezza spesso lascia sgomenti, proprio come le grandi verità.

  3. matilda.
    22 gennaio 2010 alle 1:54

    ..aLLORA?

  4. Rosa
    22 gennaio 2010 alle 14:12

    Caro Kalos,
    sei spesso privo di garbo quando, nel rispondere ai miei post citi pedissequamente ogni parola, ogni frase, ogni concetto, obbligandomi a fare una “tesi di laurea” per ogni affermazione che faccio, anche la più condivisibile. Sebastian dice bene quando ti rimprovera di cercare sempre il pelo nell’uovo.
    Sei sgarbato quando fai quelle citazioni in latino, di cui io non comprendo il significato. Pur avendo fatto il liceo, non ti nascondo di non avere più dimestichezza con questa lingua. Non solo, ma adduci come motivazione il fatto che sono frasi conosciute da tutti. Come vedi non è così. Non sai con chi dialoghi nel blog, quindi se per me tradurre le citazioni, rappresenta un fastidioso sforzo, per qualcun altro sicuramente questo rappresenta la fine della conversazione. Fare quella affermazione sulla facilità di comprensione del latino e naturalmente sul significato nascosto nelle citazioni è umiliare le persone di inferiore erudizione rispetto alla tua. Questo è sgarbato.
    Ti avevo fatto un complimento dicendoti che apprezzavo la tua “luccicanza” nel senso della brillantezza del tua mente. Mi hai risposto in maniera veramente sgarbata, in un modo che sembrava essere “non me ne importa un fico secco”.
    Nonostante questo riconosco la buddità che c’è anche dentro la tua vita e ti rispetto lo stesso.

    • Rosa
      22 gennaio 2010 alle 14:45

      @ Kal

      Inoltre, mi contesti di non avere argomentazioni, ma è chiaro a chiunque legga i miei post, che ho molte argomentazioni,del resto espresse in forma molto pacata, su cui si fondano le mie convinzioni. Al contrario, nei tuoi post non leggo mai argomentazioni…. sei un “bastian contrario” nel ruolo dell'”avvocato del diavolo”, pronto a demolire e contraddire senza portare stimolanti e positive riflessioni.
      Infine, non so assolutamente nulla di Giobbe… o di Giona….

    • 13 agosto 2017 alle 12:57

      Hello!

      My friends just have been discussing that stuff all day long, you may like it too. More information here http://dom2008.ru/blanket.php?5a5b

      Gianpiero Tre Re

  5. Sebastian
    22 gennaio 2010 alle 15:43

    @ Rosa

    Vorrei tranquillizzarti su Calogero, puoi ancora mangiarlo; non è ancora scaduto.

  6. Rosa
    22 gennaio 2010 alle 15:54

    Meno male! …..l’ho appena assaggiato…

  7. 22 gennaio 2010 alle 18:55

    @Rosa (Sono senza parole.)

    Se hai percepito tutti quegli sgarbi, nessuno dei quali era nelle mie intenzioni, non posso che rinnovarti le mie scuse.
    Ciò posto però, non posso fare a meno di rilevare che quanto tu scrivi su di me, a parte due cose su cui tornerò, non corriponde alla lettera, la tono e al contesto di quello che ho detto. E’ come se ti sentissi attaccata. Ti invito a rileggere i post. Solo per esempio: dov’è che io avrei detto che non hai mai argomentazioni? Il riferimento “a chi non ha argomenti”, non può significare quanto mi rimproveri. La luccicanza era un complimento? Averi detto che non me ne frega niente? Sei sicura? Vuoi leggere bene? Te ne sari grato.

    Le due cose vere.
    Il latino.
    Sei tu che sei stata sgrabata tre volte. La prima volta dicendo ex abrupto( direttamente, improvvisamente, senza che fosse pertinete) che era “ridicolo”. Ridicolo cosa è un complimento? La seconda attibundomi intenzioni offensive senza alcun motivo nè reale nè implicito. La terza, sempre senza dire che era gradita la traduzione (dunque senza che essa fosse stata omessa), attribuendo a una verità oggettiva (cioè che si tratti di latinetti di uso comune anche da parte di chi non sa di latino) mi rimproveri tale perniciosa malafede e intenzione di disprezzo verso il prossimo. Si vive bene anche senza latino. E senza greco. Ma si vive meglio con. Io per esempio se conoscessi il greco (e magari anche un poco di ebraico e di sanscrito) vivrei certamente meglio.
    Io ho difeso il latino e lo rifarei. E meno male che non ho scritto, come avevo pensato, a proposito di chi vuole ridicolizzare il latino per sè ex nihilo, nihil(dal nulla, nulla). Da sgarbato a porco immagino.
    La citazione testuale dei tuoi post.
    Come può essere sgrabata? Francamante io non o capisco. Qualcuno mi soccorra.

    Due cose aggiunte.
    Bastian contario? Si molto spesso lo sono; la trovo una cosa divertente e stimolante.
    E’ un peccato che tu non concosca Giobbe. Dovresti conoscerlo!

    PS Io non scado mai. Come tutte le cose pericolose: to be handled with care (da maneggiare con cura).

    • Rosa
      23 gennaio 2010 alle 10:47

      Chiarito l’equivoco, possiamo riprendere.
      Io ho studiato il greco, ma credimi, non è questo che mi fa migliore. Mi è servito di più imparare a pescare.
      …ma poi, nella vita non si butte mai nulla!
      Buon fine settimana.

  8. Sebastian
    15 giugno 2010 alle 12:00

    Credo il 7 Aprile è andato in onda, a cura delle Iene, un servizio abbastanza particolare, che in questi giorni ha avuto sviluppi presso il santuario di Caravaggio (BG): sospensione “cautelare” per un sacerdote. Il filmato inizia con il racconto di un ragazzo (ripreso di spalle e con la voce alterata) il quale dichiarandosi omosessuale, riferisce di essersi rivolto a un sacerdote per avere un colloquio spirituale dopo una delusione amorosa ma, di aver ricevuto…
    Da notare, nella terza parte, la disinvoltura con il quale il religioso affronta l’argomento non tenendo conto di una giustizia terrena vigente e sottoponendo serenamente il tutto, alla misericirdia di Dio.

    Il filmato è suddiviso in 3 parti e contiene qualche scena piccantella. Pubblico solo la prima parte, il resto è semplicissimo trovarlo a seguire.

    • 21 giugno 2010 alle 14:01

      Non che mi scandalizzi ma mi chiedo se stiamo cambiando in peggio senza accorgercene,una volta creavano indignazione fatti come questi adesso siamo così presi dalla sensualità e dalla concupiscenza che crediamo di essere cristiani con un sacco di immondizia nell’anima, sembra veramente che stiamo diventando ciechi sulla nostra reale condizione spirituale.Mi han detto che non siamo la prima generazione ad avere questi problemi e che la natura del peccato è sempre la stessa mi è stato consigliato di leggere (genesi 19) quando Lot invita a casa sua due angeli e gli abitanti di Sodoma volevano abusarne, ne ho concluso che di sto passo ci riduciamo malvagi e pericolosi da trasformare veramente la nostra vita in una città perversa

      • 21 giugno 2010 alle 19:07

        Troppo complicato quello che dici.
        Si tratta semplicemente di prendere atto che la pratica della doppia morale – vizietto inveterato del cattolicesomo specie romano – è tutt’altro che aborrita.

      • 21 giugno 2010 alle 19:21

        @31
        Il cammino della vita cristiana è,in buona sostanza,liberazione dal male,da ogni forma di male:”libera nos a malo”.Anche il male derivante da un abuso del corpo umano è tale,anzi,come ci ricorda San Paolo,i peccati sessuali sono peccati contro il nostro corpo poichè esso,in forza del battesimo,è divenuto “tempio dello Spirito Santo”.Solo la grazia di Dio unitamente ad un cammino di penitenza,mortificazione dei sensi,digiuno,preghiera può liberarci dalle nostre tante piccole o grandi nefandezze.Purtroppo,oggi,in tanti hanno ridotto il cristianesimo o a puro spiritualismo o a percorsi di filantropia.Il primo che definirei “della fuga”è proprio di tutti quei cristiani e di quelle comunità che spiritualizzano la loro fede,convinti che la vita cristiana ha a che fare con un al di là staccato dall’al di qua.Il secondo modello,dell’attivismo sociale,riduce l’impegno cristiano ed ecclesiale a finalità sociali intramondane.Cosicchè la vita cristiana sarebbe una delle tante forme di attivismo sociale.Bisogna avere la forza e il coraggio di mediare i due aspetti,nella consapevolezza che la dimensione teandrica e triunitaria della vita cristiana debba e possa illuminare la “città degli uomini” che,come dice Sant’Agostino,è diversa dalla “città di Dio” anche se esse sono “COMMISCHIATE”.

      • 21 giugno 2010 alle 19:48

        Mi sa che sei di quelli che sono abbastanza sicuri di sapere ciò che è bene e ciò che è male; come Mani!

        Dimmi, Mike, progettare e mettere in pratica l’attentato a Hitler è bene o è male?

        Per il resto sono d’accordo su tutto quanto rimane.

  9. 21 giugno 2010 alle 20:28

    Non ho il bilancino del bene e del male.Ho la certezza che ogni uomo per una questione etica deve,non può,perseguire la via maestra del Bene.Questo non succede a causa della caduta originaria che ha indebolito,ontologicamente ed eticamente,l’uomo di ogni tempo.Dunque il male come assenza di bene, come frutto della fragilità umana che ripudia il progetto salvifico di Dio. L’attentato a Hitler?Secondo te è lecito perseguire fini legittimi con mezzi illegittimi?Oppure lo consideri l’eccezione che conferma la regola?

    • 21 giugno 2010 alle 20:36

      Sono io che ho fatto la domanda. Ma tu non mi hai dato risposta!
      Per evitare il rimpiattino ti rispondo a entrambe le domande; e la risposta e a entrambe no. Giacchè le mie risposte non rispondono alla mia domanda, sicchè le tue domande non sono una risposta, resto sempre in attesa di una tua risposta.

  10. 21 giugno 2010 alle 20:55

    Una tantum ci siamo ritrovati;poichè non è lecito conseguire fine leciti ma con mezzi illeciti,l’attentato è illecito.L’eccezione potrebbe essere,solamente,una questione di natura storica per tutto quello che H.stava facendo,ma l’atto in sè rimane sempre immorale.
    A tal proposito parrebbe che l’operazione “Valchiria”abbia avuto l’approvazione di qualche alto prelato tedesco che avrebbe confessato e comunicato il colonnello prima di deporre la bomba.In tempi di guerra,purtroppo,la follia,la disperazione,la rabbia,la vendetta sono molto più forti dei principi etico-morali:gli schemi saltano!

    • 21 giugno 2010 alle 21:21

      No caro Mike. Sfuggi sapendo di sfuggire. Non mi hai dato nessuna risposta. Si l’operazione Valchiria venne considerata come dire … “etico-moralmente-cristianamente” compatibile. E a ragione. Pur rimanendo l’assassinio, foss’anche dfi Hitler, un male. Ma non è l’eccezione che spiega, giustifica, questo male, nè la guerra che giustufica la devianza (fa saltare gli schemi come dici tu).

      Vedi caro Mike, non basta dire di non avere il bilancino per del bene e del male; bisogna anche crederci.
      Gli è, infatti, che Bene e Male ….
      continua tu.-

    • 22 giugno 2010 alle 10:22

      @Maik e Kalos
      Prendere il pallone con le mani è fallo o no?

      • 22 giugno 2010 alle 11:28

        Non sempre!
        Mai … se si è Maradona!

      • 22 giugno 2010 alle 12:56

        @Kalos, about “non sempre”
        Mi aspettavo una risposta esatta (comunque ti fai perdonare grazie allo spirito di patate).
        Allora: Quale delle due seguenti espressioni è esatta?
        A. 2 / 0 = 0
        B. 2 / 0 = non ha senso.

      • 22 giugno 2010 alle 14:34

        Anche io una eccezione esatta.

        La risposta esatta tra A e B è: “dipende”.

        Nella matematica razionale è B.
        In quella inifitesimanle è limite di 0 tentende a infinito.
        In quella informatica è A e designa varie fattispecie di errore nell’esecuzione di codice: una trap (eccezione) a livello di kernel, o un’interruzione dell’esecuzione nei linguaggi interpretrati.

        Prendere il pallone con le mani non è fallo nel basket, nella pallavolo, nella pallamano, nella pallanuoto, perfino nel calcio se si è il portiere o se è per difesa personale.

        E poi quello che prende la palla con le mani è Maik, io mi limito a farglielo notare, anche se a modo mio.

      • 22 giugno 2010 alle 14:44

        adde:
        Nell’insiemistica rappresenta il continuum degli infiniti ∞

      • 22 giugno 2010 alle 15:36

        Bene.
        Adde: prendere la palla con le mani non è necessariamente fallo neppure per giocatori diversi dal portiere nella propria area, per esempio nella rimessa laterale, o se a farlo è l’arbitro o il guardalinee, oppure fuori di certi tempi, per esempio a gioco fermo, o fuori di certi spazi, come il perimetro di gioco, per esempio negli spogliatoi…
        Per farla breve: la proposizione “toccare la palla con le mani è fallo”, nonostante la sua apparenza normativa, non è capace di vincolare, perché, ancor prima, non può significare nulla fino a quando non chiariamo a che gioco stiamo giocando. Una proposizione, specie se normativa – ma anche fattuale – può esser vera o falsa, cioè avere un senso, solo entro esplicite condizioni di senso, entro un campo di possibilità che, nel caso delle proposizioni deontologiche, è a sua volta un sistema di riferimento normativo.
        Maik ha preso la palla con le mani? E allora? Se prima non chiariamo con quale gioco normativo vogliamo divertirci come faremo ad affermare se la sua condotta in campo sia illegittima e non lo sia piuttosto prendere a calci il pallone (a certe condizioni) come nella pallavolo?
        “Bene”, “male”, “morale”, “non morale”, “uccisione giusta” (quella del tiranno, ad esempio, ma anche quella del nemico in guerra, del condannato alla pena capitale, o quella inflitta per legittima difesa, per omicidio pietoso, del suicidio morale di Catone, di Jan Palach, o del monaco birmano, o quella del suicidio medicalmente assistito) sono termini che richiedono questa pregiudiziale delimitazione del campo.

      • 22 giugno 2010 alle 15:55

        E no che non è vero!
        Guardati bene il post di Maik e vedi se non ha dato definizioni.
        Azz. Se non le ha date.

        Maschio e femmina li creò e tutto l’implicito necessario antecedente che l’uso nella situazione data del tale espressione comporta.
        Male come assenza di bene derivante dalla caduta.

        Non solo a preso la palla con le mani (fatto il calcio il suo sistema), ma pure nell’area di rigore.

      • 22 giugno 2010 alle 16:56

        E magari Maik gioca in porta e pensa a difendersi con le mani e coi piedi nella propria area di rigore, con tutti ‘sti palloni che arrivano da tutte le parti (morale deontologica del permesso).

      • 22 giugno 2010 alle 17:20

        Veramente stava facendo il coach.
        Però come Domenech! 😆
        (Questa è una cattiviveria. Desculpe.)

      • 22 giugno 2010 alle 18:00

        Può darsi.
        Però è chiaro che non ci si capisce se si sottintendono sistemi normativi diversi. Il tuo può inclinare al non cognitivismo; quello cui s’ispira l’autore del «maschio e femmina li creò» citato da Maik è deontologico, e di quel particolare deontologismo che fa della natura, in quanto creata, ordinata da un’intelligenza divina secondo un preciso disegno, il disposto autoritativo che sancisce i limiti e le possibilità di ciò che è consentito all’agire umano. Si può dialogare, per carità. Ma bisogna essere consapevoli dei propri presupposti epistemologici.

      • 22 giugno 2010 alle 18:45

        Come lo devo interpretare? Come un bluff?
        O come il fatto che postulare l’ipotesi di vite extraterrestri, per dire, si pone fuori dal medesimo impianto deontologico?
        O come il fatto che gay non è maschio nè femmina, sempre in quel sistema? Cos’è, allora, tertium come dice il coach? E il fondamento della terzietà dov’è? Forse nella non inclusione in maschio e femmina?

        Sarei io in non-cognitivista? E che sarei? Comportamentista?!

        (Provare a) Fare entrare l’asino per la coda è un esercizio stimolante.
        Se poi uno è bastian contrario come è addirittura eccitante.
        Però l’asino non entra lo stesso.
        E qui, per il momento, almeno, l’asino sono io. !!!!!

        I miei presupposti epistemologici (che non sono comportamentisti) non mi impediscono di … vedere. Tanto per tornare al bluff.
        Non mi puoi – anzi non mi potete – passare così e bellamente in silenzio dalla struttura alla funzione. Dall’ordine definitorio alla funzione inclusiva o esclusiva dell’azione o dell’essere nella liceità data dall’ordine stesso.
        Ma quell’ambito deontologico non umano, non può che essere veicolato da una sovrastruttura umana, cosicché la sussumibilità, della condotta nel concetto astratto di ordine divino è solo una finzione che sostituisce al proprio ordine l’autorità del divino.

        La coincidenza dell’ordine umano e di quello divino non può che essere provvisoria, fino a quando una nuova relazione non sia data.
        Quel deontologismo mi dice che non tutto è lecito, mi autorizza a porre limiti (provvisori) all’agire, a cercarne di nuovi e a postulare la inesistenza dell’assenza dei limiti, o a rigettare il limite del “bene dell’uomo” (pure talvolta maldestramente agitato, fortunatemente non qui) come criterio ordinatore.
        Ma da li a dire che l’omosessualità è una devianza dall’ordine divino a fondamento biblico ne corre.
        Ma da li ha dire che una manifestazione di f r o c i per la pubblica via è una violenza al casto sentire è una bigottata che tradisce l’equiparazione aprioristica del giusto con la tradizione e l’ordine dato dall’autorità costituita. Per carità non si deve essere sempre all’opposizione chiunque governi (come me). Si può cercare la stabilità esterna per non turbarsi e interrogarsi troppo.
        Ma il rischio di brunovespismo è assai assai alto, come quello pure di darsi un Dio puparo.
        Aargh! La malattia è talmente grave che per fuggirla potrei anche darmi del non-cognitivista. 😛 😆

        Non l’ho riletto (quasi come sempre!)

        A stasera. Credo.

      • 23 giugno 2010 alle 13:32

        Guarda, Kal: io non ho praticamente nulla da obiettare al tuo post qui sopra, tranne il fatto, che come sai, non gioco a poker, forse proprio perché non so bluffare. In parole povere non ho affatto la dissimulata intenzione che mi attribuisci di scambiare “bellamente” struttura e funzione. Quando dicevo che occorre esser consapevoli che dietro ogni proposizione normativa c’è sempre un sistema di fondazione della norma, ma che per far questo è necessario rendersi conto che c’è sempre un sistema di fondazione della norma anche quando a formulare queste norme siamo noi stessi, parlavo di strutture formali e basta. Nella fattispecie di Maik si tratta della fondazione deontologica, sottospecie: deontologia “del permesso”; nel tuo caso mi è sembrato che tu assumessi una fondazione non-cognitivista, o consequenzialista. Ma se mi sono sbagliato, mi fa davvero piacere (rimane da stabilire “cosa” sei 😀 ). Comunque si voglia dire, “deontologismo”, “teleologismo”, “consequenzialismo” si tratta solo di classificazioni, di strumenti concettuali.
        Scrivi: «l’ambito deontologico non umano, non può che essere veicolato da una sovrastruttura umana, cosicché la sussumibilità, della condotta nel concetto astratto di ordine divino è solo una finzione che sostituisce al proprio ordine l’autorità del divino».
        Sì.
        E’ però pure vero che di fatto è stato possibile appellarsi a questo ambito deontologico anche per esercitare un diritto divino di riserva critica contro il potere costituito, perfino religioso (principio petrino: «è più giusto obbedire a Dio che agli uomini») com’è vero anche che pure fondazioni della norma alternative al deontologismo sono state asservite a progetti autoritari di assoggettamento delle coscienze. Ciò accade appunto perché non ci si oppone mai al potere costituito in nome di una determinata fondazione della norma, ma solo in nome della propria coscienza.
        Quello che mi preme sottolineare qui è soltanto che, in generale, c’è una fase della discussione che non conviene trascurare, che è quella del chiarimento, innnanzi tutto a se stessi, dei propri presupposti epistemologici. Faccio un esempio. Chiedere a Maik se un gay rappresenti il terzo sesso è per lui (dentro i suoi presupposti epistemologici) una domanda irricevibile, ancorché retorica. E’ come chiedergli se prendere il pallone con le mani sia fallo o no, senza domandargli prima a che gioco intende giocare. Non è che dentro quel sistema normativo, che egli ha assunto, l’omosessualità sia immorale, ma che non è proprio contemplata una morale o una teologia dell’omosessualità. Sulla base di quella fondazione non si può condurre sull’omosessualità nessun tipo di discorso. E’ così che si può intendere la formula “intrinsece malum”, o “intrinsecamente disordinato”, con cui si bolla in certi ambienti ecclesiastici l’omosessualità (e che non a caso all’interlocutore suona come un intollerabile insulto): sull’omosessualità non si può neppure discutere, non può essere neppure compresa, da un certo punto di vista, se non negativamente: in rapporto al bene che quel possibile spazio di discussione lasciato vuoto e oscuro ha occupato col proprio fantasma.
        Ergo, se se ne vuole discutere, entrambi pensano, occorre cambiare discorso. Se si vuole discutere di omosessualità occorre farlo trasferendosi fuori della Chiesa o addirittura fuori del discorso di fede. Io credo invece sia sufficiente cambiare sistema di produzione della norma, giacché più di uno è compatibile con la fede.

  11. 22 giugno 2010 alle 14:43

    prova

    • 22 giugno 2010 alle 14:43

      Funziona!

      • 22 giugno 2010 alle 16:51

        E certo che funziona. Un po’ macchinoso, il sistema con &# ecc., ma funziona.

      • 22 giugno 2010 alle 17:16

        Codifica UTF-8.
        Non è detto che tutti lo vedano

  12. 22 giugno 2010 alle 18:47

    Mi hanno mandato questo messaggio

    Oggetto: Da “Hagakure” di Yamamoto Tsunetomo
    «Quando si esamina un cuore con il proprio cuore, si scoprono infiniti ed innumerevoli aspetti per i quali nessuno dei due può ritenersi buono.»

    Si ci può pensare?

  13. 23 giugno 2010 alle 15:15

    Maiko7
    Me lo auguro si possa arrivare a commischiare le due città, si sta sviluppando un forte desiderio per le cose di questo mondo e siamo facilmente influenzabili ,abbiamo l’anima sterile e vuota (scusa la visione pessimistica) guardati intorno e vedi sempre più un incalzante sensualità

    • 23 giugno 2010 alle 18:47

      Oggi la città degli uomini sovrasta quella di Dio!Noi cristiani,dice la Didachè,viviamo in questo mondo ma non siamo di questo mondo.E san Paolo ci ricorda di non conformarci alla mentalità del secolo.L’anima è sterile quando è priva dei valori spirituali e del rapporto con Dio.La sensualità in se stessa non è cattiva,fa parte della nostra umanità.Io direi che siamo incalzati da un materialismo terrificante,da un erotismo esagerato ed esasperato,da una cultura intrisa di relativismo(assenza di valori non negoziabili)e di un atroce nichilismo che porta tanto ma tanto vuoto nella vita degli esseri umani al punto tale da cercare tanti surrogati:droga,alcool,gioco d’azzardo,sessualità sfrenata,ruberie di ogni genere ecc.ecc.
      Solo la croce di Cristo,o per meglio dire,Cristo crocifisso può salvarci da tutto ciò se a Lui ci affidiamo e in Lui confidiamo.

      • 23 giugno 2010 alle 19:17

        Ohh, Madre Santa!!!
        Sarà vicina la fine del mondo?

  14. 23 giugno 2010 alle 21:32

    Cal questa è una battutina ironica o sei impedito veramente di vedere la realtà profonda delle cose?

    • 24 giugno 2010 alle 9:30

      Nessuna ironia nelle mia parole. Solo un’esplicita presa per il c u l o .
      E’ da mille anni (o forse da sempre) che predicatori di questa fatta annunciano il corrompinento dei costumi.
      Eppure nessuno sarebbe disposto a tornare indietro.

      “la realtà profonda delle cose” suona come il “tunnel della droga” o come “il pericolo comunista”.
      Frasi vuote e stucchevoli.

  15. 23 giugno 2010 alle 21:47

    Maiko7
    solo Cristo crocifisso può salvarci è vero ma dobbiamo riconoscerci peccatori e bisogna ammettere che ci troviamo in una crisi disperata prima. Non è sufficente essere consapevoli che Dio ci ama, il mondo sta di fronte solido e inattaccabile nella sua struttura di egoismo e di ingiustizia e noi non ne riconosciamo la superficialità e la menzogna.

  16. Sebastian
    24 giugno 2010 alle 7:47

    Michele, fatti una canna ogni tanto e, datti una botta di vita che, ti spetta!
    Non nascondo che appena letto il tuo post mi sono “toccato” di istinto!

    • 24 giugno 2010 alle 9:31

      Ma una tisanina, no!

      Ci manca solo il 2012 e siamo al completo.

  17. 24 giugno 2010 alle 11:18

    Non sono un millenarista,nè ho bisogno di canne o di tisane.La realtà è nuda e cruda:il male c’è e imperversa e la fede cristiana,non le chiacchiere inutili di qualcuno colorite di qualunquismo e di sfottò che rimando al mittente,ci dice che Cristo morto e risorto è la nostra salvezza:prendere o lasciare.Se si lascia, si trovi altrove la soluzione al male e ai tanti mali storici in cui il MALE METAFISICO si concretizza.Droga e COMUNISMO?Certo che si!Ma non sono i soli,ho parlato di gioco d’azzardo,di corruzione,di famiglie che si sfasciano,di tradimenti,di erotismo sfrenato ed insano,di mala politica ecc.ecc.
    Se poi Qualcuno pensa di risolvere il tutto con una “toccatina”,faccia pure……!!!!

    • 24 giugno 2010 alle 11:59

      Caro Michele
      E se fosse tutta una questione di comunicazione, cioè un conflitto non proprio tra bene e male ma tra diverse possibili (buone e meno buone) rappresentazioni della realtà?
      Se l’interrogativo andasse posto non sul bene e male metafisico ma sulla bontà dei nostri strumenti linguistici, cioè sull’adeguatezza al raggiungimento dei suoi scopi di quella particolare rappresentazione simbolico-concettuale della realtà che è il discorso teologico?
      Se c’interrogassimo sulla scarsa cura e considerazione con cui maneggiamo il nostro specifico linguaggio di fede?

  18. 24 giugno 2010 alle 11:50

    Seb e Cal
    Invece di toccarsi o farsi una tisanina o paragonare la situazione attuale al 2012 perchè non si ammette di essere entrati in tempi in cui le coscenze vengono messe a tacere dai messaggi della cultura moderna e peggio ancora per soddisfare le proprie voglie personali tanto da diventare aggressivi e violenti verso se stessi e gli altri.

    • 24 giugno 2010 alle 13:01

      Perchè non sono d’accordo con voi.
      Altra manifestazione della prossima fine dei tempi!

      @Mike
      Metti dentro troppe cose e ti arroghi, abbastanza arbitrariamente, di stabilire una lunga lista di cose cattive a liberarci dalle quali e salvarci è venuto Cristo.

      Non che dopo Socci anche tu è anche spunti con un n+1 segreto di Fatima?

      • 24 giugno 2010 alle 16:16

        🙂 Cal ci sei o ci fai?

    • 24 giugno 2010 alle 14:01

      @31
      Perché è un mestiere che riesce meglio ai Testimoni di Geova.

  19. Sebastian
    24 giugno 2010 alle 13:47

    Michele scusa, il male c’è praticamente, sempre stato. Ma considerarlo in tutto ciò che non è confacente alle nostre infrastrutture culturali e, pertanto, giudicarle abominevoli, mi sembra eccessivo. Mettere tutto nel calderone in un minestrone multigusto dove per eccesso di ingredienti muta in una sbobba disgustosa, non è per nulla saggio.
    Se pensi che in nome del Crocifisso hai la petente per sparare ciò che tipare al fine di tirar acqua al tuo mulino sbagli di grosso e, offendi il Crocifisso stesso. Penso che bisogna considerare le cose ed i fatti con parsimonia e poco alla volta in profonda riflessione.

    La “toccatina”, l’ho fatta perchè si dice porta bene e, per scaramanzia, dopo l’attasso che emana il tuo post di prima. Pertanto non pretendo assolutamente che risolva nulla. Aggiungo che con quel gesto ne approfitto per benedire madre natura per i gioielli che mi ha generosamente donato senza meritarmeli nonostante lo spreco che ne faccio, ed inoltre, mi ricorda di essere nato maschio visto che ogni tanto la mia mente mi conduce in meandri metafici e soprannaturali. Per intederci, la pa*lle, mi tengono coi piedi per terra! Siano benedette!

  20. 24 giugno 2010 alle 16:10

    penso che un pò di responsabilità su ciò che si è e ciò che si sta per diventare non faccia male a nessuno, troppo facile dire Gesù ci ha salvato tutti è come dire facciamo ciò che vogliamo , scusate ma ce ne fossero di persone ad esortare la verità e a non tacere quella brutta frattura morale che minaccia le nostra fondamenta

    • 24 giugno 2010 alle 17:14

      “Troppo facile”…?
      Gv 3,16s; 16,33
      Il problema dell’evangelizzazione (di sempre) non è “cosa” dire ma “come” comunicarlo.

      • 25 giugno 2010 alle 14:35

        penso piuttosto che sia ancora più grave perdere la passione di testimoniare,non so cosa intendi dire ma alle parole di Maiko non ho notato reazioni insofferenti e negative a parte le solite e ormai conosciute provocazioni di Cal. Cosa vogliamo evangelizzare? la libertà paradossale di poter peccare tanto il nostro destino è la salvezza?Non capisco

Comment pages
  1. No trackbacks yet.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: