Profetismo

Contributi a un dizionario di bioetica: ‘Profetismo’

Giampiero Tre Re

Pubblicato per la prima volta in S. LEONE – S. PRIVITERA (edd.), Dizionario di bioetica, Acireale-Bologna 1994, 762-766.

I. Il profetismo biblico.

1. Il profetismo nell’Antico Testamento.

Il profetismo non è un fenomeno esclusivo della religione ebraica. Al contrario, troviamo la figura del nabi (veggente) anche presso le popolazioni stanziali di Canaan (1Re 18,19) già prima della conquista israelitica. La nascita del profetismo in Israele è legata alla crisi religiosa e alle tentazioni sincretistiche del periodo dell’insediamento (Dt 6,10-15; 7,1-26). Le linee di pensiero del primitivo movimento profetico si sviluppano nel senso della difesa del monoteismo e della legge mosaica (1Sam 7,3; 1Re 18,18.21s.36s).
Il carattere del profetismo di ispirazione jahvista quale interpretazione dell’attualità delle esigenze di ordine morale e religioso poste con l’Alleanza del Sinai è proprio ciò che lo distingue dall’altro, di ambiente cananeo, che è funzionale all’ideologia di continuità del potere e dei cicli biologici, tipica di una società agricola e del suo assetto economico, e ne riflette l’organizzazione e i valori.
Con l’avvento della monarchia la leadership carismatica in Israele si trasferisce dai giudici al profeta, la cui figura si precisa sempre più entro i limiti di un ruolo esclusivamente religioso. Da qui i frequenti conflitti dei profeti, convinti della validità universale del precetto di Jahweh, con il potere cultuale-istituzionale e politico di Israele, essendo quest’ultimo intezionato a gestire la trasformazione culturale, anche in materia di religione, in chiave di assimilazione alle genti circonvicine (1Re 11,1-8; 12,25-13,34; 21,25s; 16,29-33).
Anche per i ‘profeti posteriori’, la cui predicazione fu raccolta e fissata per iscritto da discepoli o da scuole formatesi al loro insegnamento, l’obiettivo fondamentale è la lotta all’idolatria (Ger 10,1-6). Essi avversano anche la politica religiosa dei sovrani ebrei, volta a secolarizzare l’esperienza del Sinai (Os 8,1-6; 12,4-11; Ger 2,4-8; 7,8s; 19,4s; 23,13-27; 36-38). Di fatto, le strumentalizzazioni ideologiche, l’integralismo religioso e il formalismo cultualistico (Am 6,1ss; Os 5,1s; Ger 6,20; Ml 2,1-3; Ez 8,7-18) finiscono per trasformare le mirabilia Dei in una sorta di garanzia dell’immutabilità del favore divino per Israele, riducendole a pretesto per nutrire speranze mondane di salvezza (Ger  7,4.10). In relazione a queste manifestazioni idolatriche la lotta dei profeti prende forma nella impostazione ‘etica’ e demitizzante della loro predicazione (Am 2,6; 4,1; 5,3.11-15.21-27; 8,5; Is 1,11-16; 5,8; 10,1s; 29,13; Ger 5,28; 7,21ss; 22,13-19; Mi 2,1s; Ez 22,29).
Nonostante i profeti siano sempre più sfiduciati sulla reale disponibilità del popolo alla conversione, il caposaldo dottrinale della fedeltà di Jahweh imprime sempre più alla teologia del profetismo una connotazione storico-salvifica, di cui la stessa vicenda personale del profeta diviene a volte paradigma e premonizione (Os 1-3; Ger 20,7-11; Is 6).
La presa di Gerusalemme (2Re 25,8-11) segna l’ultima fondamentale tappa del profetismo veterotestamentario. Il trauma della perdita della Terra Promessa e della distruzione del tempio di Gerusalemme ha definitivamente seppellito l’ideologia ad essi legata (Esd 9,6-15; Nee 1,4-11;Gb 2,3-10; Tb 3,11-16; Gdt 9,2-14; Est 4,17). Si afferma un processo di interiorizzazione e personalizzazione della religiosità (Is 41,1-4; 45,1-6; Ger 27; Ez 28,1-19).
Il monoteismo si impone ormai come chiave di lettura della storia: le vicende della deportazione e del ritorno hanno rafforzato l’idea profetica della signoria di Jahweh su di essa (Esd 1,1-5; Is 49,14; Ez 11,15; 37,11). L’irruzione di popoli e culture straniere, interpretata in funzione di un intervento provvidenziale di Dio (2Cro 36,15-23; Ez 16,38; Is 40-55), pone le basi di una ermeneutica teologica estesa alla storia universale come storia della salvezza. Nascono alcuni nuovi itinerari di pensiero, che troveranno pieno compimento nella letteratura sapienziale: l’idea dell’universalismo salvifico e il ruolo di Israele in esso; la riflessione sull’individuo e la responsabilità personale (Is 42,6; 45,14; 49,6; Dt 24,16; Ez 14,12-20; 18,10-20).

2. Il profetismo nel Nuovo Testamento.

Tra le più radicate convinzioni degli autori neotestamentari vi è quella che l’evento-Cristo risulta inseparabile dalla una sua storia antecedente (At 2,14-20). Per questo motivo il nucleo originario del kerygma viene da essi proposto facendolo precedere da citazioni profetiche quale evocazione di un contesto di senso comune (At 22b-24a; 32; 36). Alle profezie è infatti affidato il compito di interpretare il significato soggiacente ad eventi dei quali l’uditorio del kerygma ha esperienza diretta o mediata dalla testimonianza oculare degli apostoli. Le profezie ed il kerygma si trovano in una situazione di circolarità emeneutica: s’illuminano reciprocamente.
La tradizione apostolica, dunque, volentieri riconosce il ministero profetico alla comunità ecclesiale nel suo complesso (At 2,17)  e nella persona di figure eminenti all’interno di essa (At 13,1; 1Cor 14,1-5). Ma se, da una parte, lo stesso ritratto teologico di Gesù emergente dalla narrazione sinottica non è scevro di elementi riconducibili al profetismo (la polemica antifarisaica, la denunzia del carattere “sociologico” del formalismo legalistico (Lc 11,37-44; 12,1; 18,9-14) e dunque della scarsa rilevanza religiosa di questa spiritualità), dall’altra, la predicazione di Cristo supera il profetismo ponendo ogni questione nei termini più appropriati e radicali del rapporto tra Regno di Dio e torah. La predicazione del Vangelo ‘compie’ le Scritture inserendovi un elemento di ulteriorità, in questo modo ponendo in luce la provvisorietà della legge mosaica (Mt 5,21s.31-34.38s; 19,3-9; Mc 10,2-12). Ciò che Gesù mette in questione è proprio l’assunzione astratta, oggettivistica, avulsa dalla storia della salvezza e chiusa all’ulteriorità della Rivelazione in Cristo, operata nei confronti di questa “limitatezza” della torah (Mc 2,18-28; 7,9-13; 12,18-40; 12,13-17). Questa problematizzazione si esprime nelle scelte qualificanti la novità della prassi inaugurata e richiesta da Gesù nel ‘Discorso della Montagna’: la riserva critica nei confronti del potere temporale (Mt 19,23s; Lc 22,24-27), la scelta dei poveri (Mt 8,20), l’interiorizzazione e radicalizzazione delle istanze etiche (Mt 5,48; 6,1), l’assunzione della dimensione “politica” delle responsabilità morali (Mt 5,13-16), il modello dell’infanzia spirituale (Mt 18,1-5), l’invito alla sequela (Lc 9,23).
Anche secondo gli autori neotestamentari che prediligono l’impostazione cristologico-riflessiva Gesù è qualcosa di più che un profeta (Gv 8,53.58; 10,30.33; Eb 1,1-3). Egli ha una esperienza di Dio ineguagliabile che gli proviene dalla sua esclusiva figliolanza divina (Gv 1,1.18). Di fronte alla parola di Gesù il credente non è un semplice destinatario del volere divino, ma un chiamato ad essere partecipe di questa condizione filiale ed esperienza unica del Padre (Gv 20.24ss; 1Gv 1,ss; Ef 1,9ss). Questa esperienza del Padre, essendo di per sé incomunicabile, assume forma sacramentale (Gv 12,45; 13,20; 14,6-11; Ef 3,5s): ad essa il discepolo accede solo lasciandosi immettere nel dinamismo kenotico del Figlio (Fil 2,6ss; Gv 8,28; 10,7.9; 12,32; 15,12s), intimamente comunicando alla sua vicenda umana di morte e resurrezione (Gv 6,44.51; Rm 6,1-11; Col 1,18ss; 3,1ss). Conforme alla sua nuova dignità filiale l’esistenza redenta si distingue così per una qualità radicalmente nuova di atteggiamenti interiori, la teologalità, la ‘vita nello Spirito’ (Gv 15,26; 16,13; 20,22; Rm 8,1-17; Ef 1,11ss; 1Gv 3,3-9), che si traducono progressivamente in una radicale novità della prassi (Rm 12,1s; Ef 17,31).
In conclusione: il profetismo neotestamentario ed ecclesiale mantiene il carattere prolettico della rivelazione profetica veterotestamentaria, la sua, per così dire, anima escatologica, ma con il contenuto nuovo della definitività della rivelazione cristologica.

II. Abbozzo per uno sviluppo tematico.

1. Ruolo del profetismo nella cultura etica diffusa di una collettività comunicante.

Non è possibile qui fare molto più che additare, tra i molteplici aspetti di quel caso tipico del profetismo che è il profetismo biblico, quelli che illustrano come la forza testimoniale della presenza profetica in una determinata collettività morale svolga un ruolo insostituibile.

Infatti, la validità o evidenza razionale di una norma contenutistica è condizione necessaria ma non sufficiente a definire la verità morale. Quest’ultima si dà non semplicemente con la proclamazione della norma all’intelletto, ma piuttosto quando si verifica l’evento dell’obbligazione della coscienza. Verso l’epifania del valore nella coscienza lavorano di concerto, oltre all’evidenza razionale, altre componenti dell’agire morale, quali la forza della libertà; il bagaglio di evidenze della cultura etica diffusa; l’istinto morale, o senso comune della fede e/o della ragion pratica1. Situazioni soggettive come ad esempio l’azione degli abiti morali) condizionano il grado di forza della libertà di cui è capace il soggetto morale, così come circostanze storiche possono indebolire o rafforzare, nella cultura etica diffusa, singole evidenze rispetto ad altre; in ogni epoca di rapide trasformazioni l’istinto morale è in grado di approntare valide risposte a singoli casi etici in attesa di una meglio argomentata conclusione della retta ragione2; di fronte ad una situazione etica, infine, specialmente se inedita, normalmente il comportamento si presenta non come il risultato della mera applicazione quasi sillogistica di una regola generale al caso particolare o come semplice adeguamento della condotta ad una norma, ma si può descrivere piuttosto come una strategia elaborata sul confronto tra quelle determinate circostanze e la globalità di senso scaturente dai propri modelli esistenziali3.

La comprensione dello sviluppo e del pensiero del profetismo biblico getta luce precisamente sul complesso dei rapporti tra genesi e validità in campo morale, cioè su come il modo in cui giungiamo storicamente alla percezione del valore influisca sulla verità morale. L’essenza carismatica del profetismo, posta nell’indisponibilità per il singolo profeta della propria singolarissima vocazione, il mandatum concretissimum4 cui quest’ultima dà luogo, ma anche quel tratto caratteristico della figura profetica che è il richiamo ad una costante riserva critica verso qualsiasi pretesa di assolutezza da parte di realtà mondane, offrono occasioni di riflessione circa quella ´indeducibilità creativa´ sotto la quale si presenta talvolta l’agire morale e dunque su una reale possibilità di progresso della legge morale.

Accettare che questa possibilità si verifichi non dovrebbe sollevare problemi al teologo moralista, giacché la verità della Legge di Dio, che è l’attività dello Spirito Santo nella sfera intima dell’esistenza teologale, non è diminuita affatto dalla creatività morale dello spirito umano neppure se ammettiamo che la verità di questa Legge può essere colta dallo spirito umano solo nella sua modalità escatologica, vale a dire nella capacità che tale Legge possiede di ispirare risposte ogni volta nuove ai sempre nuovi interrogativi della coscienza morale5.

2. Quale profetismo in campo bioetico?

In quanto attività storicamente situata, l’impegno per la tutela della qualità etica della vita umana nel mondo occidentale si trova spesso a doversi esercitare in strutture culturali, sanitarie o di protezione civile condizionate da concezioni meramente igieniste o salutiste della qualità della vita o che addirittura oggettivano, in qualche loro parte, quella che è stata definita una diffusa anti-life mentality.

Il soggetto morale inserito in una organizzazione di tale complessità, nell’arena di un sempre crescente pluralismo etico fitto di questioni che sfuggono alla sua competenza, può sentirsi privato di una parte della sua autonomia di scelta o combattuto tra valori che gli appaiono in continua competizione. Può anche accadere forse che egli si domandi se l’extrema ratio del sottrarsi alla cooperazione mediante l’obiezione di coscienza non sia in certi casi di particolare urgenza più che un gesto profetico una fuga dalle proprie responsabilità.

Non è tuttavia da sottovalutare la forza utopica racchiusa nella testimonianza profetica. Come si è già detto, il punto di vista escatologico in cui si pone la profezia è il punto di vista, potremmo dire, del “futuro assoluto”, cioè un modo di riformulare il problema del presente alla luce di un interesse generale dell’umanità per la sensatezza di ogni singola esistenza personale. Dunque l’efficacia testimoniale dell’agire profetico vuole essere valutata in quanto agire simbolico, in quanto, cioè, questo agire si mostra capace di esibire una superiore e più profonda razionalità6.

NOTE

1Cfr. K. Demmer, Interpretare e Agire. Fondamenti della morale cristiana, tr. it., Cinisello Balsamo 1989, 43-45.

2Cfr. A. Roeper, Morale oggettiva e soggettiva. Una conversazione con K. Rahner, tr. it., Roma 1972.

3Cfr. K. Rahner, La manipolazione genetica, tr. it., in Nuovi saggi, vol. III, Roma 1969, 360-369. E’ quanto, ai nostri giorni, accade di sovente proprio in campo bioetico. Si veda, ad esempio, come lo sviluppo della medicina, della genetica, delle tecnologie riproduttive agli occhi dell’opinione pubblica sembri in grado di dare competitività a valori come la possibilità “tecnica” di intervento biomedico rispetto alle evidenze morali consolidate nella nostra cultura intorno alla dignità di persona dell’embrione umano.

4Cfr. K. Rahner, Il problema di un’etica esistenziale soprannaturale, tr. it., in Nuovi saggi, vol. I, Roma 1968, 689-745.
Cfr. K. Demmer, op. cit., 66-69; B. Sch¸ller, L’uomo veramente uomo. La dimensione teologica dell’etica nella dimensione etica dell’uomo, tr. it., Palermo 1987.
Cfr. K. Barth, Rˆmerbrief, cit. in G. Angelini, Singolarità di Cristo e universalità della norma morale, in La Scuola Cattolica, 103 (1975) 806-810.

5K. Rahner, Visione teologica del profetismo, in Sacramentum Mundi, tr. it., Vol. VIII, 653. Nella comunità teologica vi è chi si oppone strenuamente a questa prospettiva. Cfr., a puro titolo di esempio, C. Caffarra, ´Humanae Vitae´: venti anni dopo;  Pontificio Istituto Giovanni Paolo II per Studi su Matrimonio e Famiglia, Università Lateranense – Centro accademico Romano della Santa Croce, Università di Navarra, ´Humanae Vitae´: 20 anni dopo. Atti del II Congresso Internazionale di Teologia Morale (Roma, 9-12 novembre 1988), 194.

6Cfr. E. Schillebeeckx, Fede cristiana e aspettative dell’uomo, in La Chiesa nel mondo contemporaneo. Commento alla Costituzione pastorale ´Gaudium et Spes´, tr. it. a cura di E. Giammancheri, Brescia 19672, 126-127.

BIBLIOGRAFIA

Aa.Vv., Cristologia e morale. IX congresso dei teologi moralisti. Nemi, 20-23 aprile 1981, Bologna 1982.

R. Cavedo, Morale dell’Antico Testamento e del Giudaismo, in F. Compagnoni – G. Piana – S. Privitera (edd.),  Nuovo dizionario di teologia morale, Cinisello Balsamo, 19902, 770-786

K. Demmer – B. Sch¸ller, (edd.) Fede cristiana e agire morale, tr. it., Assisi 1980.

J. Dupont, Le beatitudini, tr. it., voll. I-II, Roma 19794.

R. Fabris, Morale del Nuovo Testamento, in F. Compagnoni – G. Piana – S. Privitera (edd.),  Nuovo dizionario di teologia morale, Cinisello Balsamo, 19902, 786-800.

J. Garcia Trapiello, Il problema morale nell’antico testamento, tr. it., Milano 1983.

S. Lyonnet, La carità pienezza della legge secondo S. Paolo, Roma 19692.

S. A. Panimolle, Il discorso della montagna (Mt 5-7). Esegesi e vita, Cinisello Balsamo, 1986.

R. Schnackemburg, Il messaggio morale del Nuovo Testamento, Voll. I-II, tr. it., Brescia 1989-1990.

E. Testa, La morale dell’antico testamento, Brescia 1981.

Annunci
  1. Non c'è ancora nessun commento.
  1. 15 dicembre 2007 alle 18:23

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: