Anno B, Tempo ordinario, I domenica (Battesimo del Signore)


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COMMENTO AL VANGELO DOMENICALE

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Il silenzio di Dio

Anno B, Tempo ordinario, I domenica (Battesimo del Signore).
Is 55,1-11; Cant. Is 12,2-6; 1Gv 5,1-9; Mc 1,7-11
Attingono con gioia alle sorgenti della salvezza

Mc 1,7[In quel tempo, Giovanni] predicava: “Viene dopo di me colui che è più forte di me e al quale io non son degno di chinarmi per slegare i legacci dei suoi sandali. 8Io vi ho battezzati con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo”. 9Ed ecco in quei giorni Gesù venne da Nàzaret di Galilea e fu battezzato nel Giordano da Giovanni. 10E subito, uscendo dall’acqua, vide aprirsi i cieli e lo Spirito discendere su di lui come una colomba. 11E si sentì una voce dal cielo: “Tu sei il Figlio mio, l’amato, in te ho posto il mio compiacimento”.

Il ministero di Giovanni è un rito che solo nella sua forma esteriore può esser detto “battesimo”. Secondo Marco è Giovanni stesso che mette in chiaro il concetto, contrapponendo il proprio battesimo (attenzione: non “con l’acqua”, ma “in acqua”, cioè dal basso, a sottolinearne il legame con la terra) con quello di Cristo, (anche qui: “in” spirito, per dire invece l’immersione nel soprannaturale che esso comporta). Assistiamo ad un dinamismo simbolico verticale, ascendente-discendente. Gesù riceve entrambi i battesimi, quello di Giovanni, con il quale sprofonda in un’umanità bisognosa di pentimento, e quello nello Sprito, nel quale raggiunge la piena autocoscienza filiale e riceve il mandato messianico.
La chiave del brano è eiden (“vide” 1,10). Il soggetto sottinteso naturalmente non è Giovanni, ma Gesù di Nazareth: è lui che vede il cielo aprirsi come la tenda del Tempio.
L’attenzione non poggia sulle cose o sui simboli, ma sull’azione, con la sua capacità di mediare significati. Due verbi correlati: anabaino/katabaino (salgo/scendo) racchiudono l’azione in un processo circolare: Gesù “sale” dalle acque del Giordano, una voce “accade” in cielo e lo spirito “scende” (10-11). Gli interlocutori di questo silenzioso dialogo sono rivolti e si muovono l’uno verso l’altro. Nel vangelo di Marco nessun altro sembra accorgersi di nulla, all’infuori di Cristo stesso. L’evangelista afferma più volte che si sta parlando di fatti, seppure su un piano esistenziale-teologale; ma se egeneto (factum est, “avvenne”: cfr. 1,9.11) è il termine che insistentemente esprime l’evenienza dell’autorivelazione divina, la scena centrale sembra piuttosto accadere in uno spazio mistico, nell’intimità della personale visione di Gesù. La colomba si posa su di lui individuandolo e contrassegnandolo come il primo germoglio della nuova creazione emersa dalle acque del diluvio. La voce si rivolge personalmente a Gesù, «tu sei mio figlio, l’amato» in una maniera che delimita esattamente un mandato esclusivo e incondizionato: «in te mi sono compiaciuto». E’ lì che prende forma l’articolarsi trinitario di questa ineffabile relazione filiale, di cui Gesù prende ora pienamente coscienza.
E’ da sottolineare che questa approvazione incondizionata dell’operato di Gesù avviene anticipatamente rispetto alla sua missione. Insieme alla discesa dello spirito, ciò appare come una consegna al Cristo, da parte del Padre, di una pienezza di poteri in ordine alla salvezza ed alla remissione dei peccati mai accordata a nessuno prima di lui. L’evangelista precisa infatti che ci troviamo ancora entro i limiti temporali del mandato di Giovanni. In questa maniera fornisce precise coordinate spazio-temporali, ma anche una sere di allusioni teologiche. Il ministero pubblico di Gesù non è ancora iniziato, anche se entra in una fase, potremmo dire, di preparazione immediata. Dopo che il Padre ha parlato direttamente al Figlio, non più attraverso la mediazione della profezia o delle Scritture, si entra in un circoscritto periodo di assoluto silenzio di Dio, perché la sua parola è ormai totalmente affidata al Figlio. Il brano seguente, d’altra parte, fa appena un accenno alle tentazioni nel deserto, quasi Gesù sentisse l’esigenza di elaborare in solitudine e silenzio l’esperienza di Dio vissuta col battesimo in spirito, e solo successivamente Gesù pronuncerà le sue prime parole nel primo di tutti i vangeli: la formula kerygmatica (Mc 1,15).
Ma su questo dovremo tornare a tempo debito, cioè all’inizio della quaresima.

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