La prima biografia di Puglisi

Lettura di: Francesco Anfossi, Puglisi, Un piccolo prete fra i grandi boss, prima biografia di Padre Pino Puglisi

Giampiero Tre Re

Recensione pubblicata per la prima volta su Segno-mensile, (XX), n. 153-154, Marzo-Aprile 1994, 121-123, col titolo: Un libro su Padre Puglisi

Francesco Anfossi, Puglisi, Un piccolo prete fra i grandi boss, Edizioni Paoline, Milano 1994, pagg. 149, L. 18.000, ISBN 88-315-0896-2.

Il primo libro sulla vita e l’opera di Padre Pino Puglisi, il parroco del quartiere palermitano di Brancaccio, assassinato dalla mafia il 15 settembre dello scorso anno, è un agile instant book dovuto alla scrittura accattivante di un giovane cronista del settimanale Famiglia Cristiana. Questo lavoro di Francesco Anfossi si snoda come un pellegrinaggio attraverso le stazioni di una Via Crucis tutta palermitana e la biografia pastorale e di fede di un piccolo prete di queste parti. Scorrono le tappe che segnano il suo cammino, i luoghi e le cose che attestano il suo passaggio: il suo primo mandato pastorale nella parrocchia “missionaria” di Godrano, il liceo classico Vittorio Emanuele, il centro sociale ‘Padre Nostro’, fino all’ultima stazione, la piazza Anita Garibaldi, ove si consumò il delitto. I giovani preti che lo hanno avuto come preziosa guida spirituale potrebbero lamentare forse l’assenza di accenni ad un aspetto importante della vita di Puglisi: l’impegno vocazionale. Forse nel tentativo di dare maggiore risalto all’opera sociale di Puglisi si è tenuta in ombra la sua intelligenza pedagogica, che è senz’altro un aspetto peculiare della sua personalità. Ciò nonostante il libro di Anfossi offre un ritratto abbastanza aderente alla figura di Padre Puglisi e ai ricordi che di lui conserva chi lo ha conosciuto: la cultura sobria e asciutta, il linguaggio semplice, il metodo educativo personalissimo, ma soprattutto, come sottolinea l’introduzione di Antonio Riboldi, vescovo di Acerra, una straordinaria interpretazione del sacerdozio cristiano. Il libro è completato da foto e appunti di conferenze di Don Pino. Opportunamente, diremmo, perché ci sono cose, vividissime nel ricordo di chi ebbe la fortuna di incontrarlo, che non possono essere affidate alla narrazione: una luce serena nei suoi occhi, il tono pacato della sua lezione.

Ciò che non emerge con sufficiente chiarezza, forse per il taglio giornalistico imposto da Anfossi alla propria fatica, sono invece le idee-forza, implicite nell’opera di Puglisi: la responsabilità collettiva per le condizioni morali e civili della città terrena e la cultura della solidarietà ecclesiale come grimaldello per scardinare l’insediamento sociale del potere mafioso. Per avere colto questo rapporto di idee, così come avvenne per Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, Puglisi rappresenta un passo avanti della rivoluzione morale in atto a Palermo e un primo superamento del ritardo culturale accumulato dalla chiesa siciliana sul tema della mafia.

Su un lavoro, quello di Anfossi, nel complesso non privo di pregi, spicca però un neo, per la verità di non trascurabili proporzioni. In un libro dedicato quasi per intero al prete caduto per mano della mafia, appaiono troppo esigui i tentativi di estendere lo sguardo al contesto civile ed ecclesiale nel quale matura il martirio di Puglisi. Ciò avviene soltanto in un paio degli undici capitoli nei quali si articola il libro: nelle pagine dedicate all’esperienza dei “centri sociali” palermitani, ai quali Puglisi si ispirò per fondare quello di Brancaccio, e nel capitolo su ‘Chiesa e mafia’. Soprattutto quest’ultimo finisce col mostrare tutti i limiti di una certa superficialità d’impianto dell’opera. Per esempio, a pag. 98 si cade nel luogo comune che vuole il card. E. Ruffini strenuo sostenitore della non esistenza della mafia, ad onta del fatto che gli ampi brani tratti da documenti dell’epoca, fedelmente riportati da Anfossi (lettera dell’11 agosto 1963, Ruffini al card. Dell’Acqua e lettera pastorale ‘Il vero volto della Sicilia’, 1964), dimostrino proprio l’esatto contrario. Poco oltre, le insinuazioni non risparmiano il mite e intelligente card. Carpino, autore di quello che é probabilmente il miglior piano pastorale postconciliare della chiesa palermitana.

Insomma, l’A. trova modo di prolungare ed inserire in un contesto sostanzialmente estraneo una tradizione di giudizi sommari, emessi soprattutto a carico di Ruffini, e sprovvisti della necessaria prospettiva storica. Questi giudizi infondati risalgono ai dissensi che il porporato mantovano si guadagnò con la sua politica tutta costruita su una pregiudiziale filosofica anticomunista che non conobbe tentennamenti. Egli, infatti, concepiva la politica quasi esclusivamente come confronto ideologico. L’episcopato di Ruffini inoltre incrocia quella fase di svolta strategica, il centro-sinistra, consumatasi in quegli anni proprio a partire dalla Sicilia, che contrassegna storicamente il processo di secolarizzazione della politica democristiana. Tale processo, ovviamente osteggiato da Ruffini, invece di accentuare la trasparenza, all’insegna di una corretta laicità dell’azione politica, ebbe nella DC di allora, come unico effetto, quello di potersi scrollare di dosso la sola forma di controllo, sebbene confessionale, ancora accessibile all’opinione pubblica.

Quanto al card. Carpino, delle sue dimissioni dalla sede palermitana a pochi mesi dalla sua elezione, come correttamente afferma Anfossi, non si conobbero mai i veri motivi. Ma Carpino probabilmente dovette rassegnarle con l’animo di chi ha subìto un torto, come lasciano credere i sinceri attestati di stima e le insistenze di Paolo VI perché l’Arcivescovo restasse al suo posto.

A parte questo, una prima raccolta, “a caldo”, di materiali e di idee su Puglisi e il significato della sua vita, come ripetiamo, è certamente utilissima. Servirà a tanti cattolici ancora troppo esitanti a dare un più deciso contributo al movimento antimafia. Ma ci sia consentito avvertire che, senza una analisi sufficientemente approfondita, diviene inevitabilmente pi˘ alto il rischio di fare, su personaggi come Puglisi e gli altri testimoni della coscienza morale nella lotta alla mafia, null’altro che agiografia. Una osservazione questa che, fatte le debite distinzioni, potrebbe estendersi al respiro culturale, generalmente corto, di tanta parte della letteratura fiorita ai margini del movimento antimafia. La figura di Padre Puglisi e la sua eredità spirituale, d’altro canto, non mancheranno certo di ispirare lavori dalla consistenza culturale adeguata. Attendiamo con fiducia.

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  1. 28 febbraio 2009 alle 12:17

    Ti invio le rifessioni e il cammino tracciato da don Puglisi nei campi scuola ordinato fedelmente. Tale materiale molti autori da te citati lo hanno utilizzato a loro piacere. Ma nessuno sembra interessato a riproporlo per intero senza interpolazioni, forse è destino che illustri sconosciti diventino visibili a cavallo di statue mute?

    Sì, ma verso dove?

    Itinerario vocazionale, tracciato da don Puglisi, con temi e riflessioni proposti durante campi-scuola o a gruppi in formazione.

    Premessa

    E’ necessario che il lettore sappia da dove provengono le riflessioni di P.Puglisi raccolte in queste pagine. Si tratta di relazioni rivolte a gruppi di ragazzi che, dal 1983 al 1990, hanno seguito un cammino di fede in chiave vocazionale, partecipando da 1 a 8/10 campi scuola, realizzando così un itinerario vocazionale, descritto e tracciato da padre Puglisi nella relazione ai direttori dei CDV, nel settembre del 1989, di seguito riportata.
    L’itinerario vocazionale proposto ad adolescenti prevedeva sette campi- scuola con tematiche differenti, e tanti gruppi di giovani iniziarono queste tappe vocazionali partecipando a 1 o più campi scuola.
    La preoccupazione di P.Puglisi era quella di esporre in modo chiaro la fede, cercando di adattarsi alla mentalità e alle categorie dei giovani . Spesso, dialogando, utilizzava un umorismo semplice, sia verso di sé, che verso altri che metteva subito a proprio agio chiunque ascoltava. Sapeva per carattere essere molto socievole e attento verso le persone, a volte persino intrattenitore brillante, ma quando i discorsi diventavano rilevant,i era molto meticoloso anche nello scegliere le parole, e serio, tanto da far pensare che non parlava di cose lette, ma di se stesso, sembrava che desse una testimonianza.
    I gruppi vocazionali voluti da P.Puglisi prevedevano un itinerario vocazionale, che aveva un inizio e terminava con una scelta di vita impegnata che rispecchiava la propria vocazione. Dunque i gruppi di solito si scioglievano quando i giovani chiarivano la propria scelta di vita.
    Essi sono esempio di come i giovani possono fare un cammino di fede in chiave vocazionale, un esempio da proporre all’intera diocesi, sia alle parrocchie, che ai gruppi e movimenti giovanili.
    Il termine “vocazione” doveva diventare per ogni giovane la certezza di essere destinatario certo dell’ amore paterno-materno di Dio, e dunque egli nel cammino tracciato da Padre Puglisi prendeva consapevolezza della responsabilità di essere alla sequela del Cristo.
    Queste riflessioni sono solo alcune delle tante che P.Puglisi propose ai partecipanti dei campi scuola del CDV. In particolare esse sono tratte dall’esperienza con un gruppo di ragazzi dell’età compresa fra i 14 e i 18 anni. In alcuni campi scuola i ragazzi stessi prepararono le relazioni sui temi guida tracciati da P. Puglisi, per cui non vi sono trascrizioni, però al termine della presentazione del tema sempre venivano fornite delle domande da don Puglisi per favorire la riflessione personale. A volte tramite gli appunti dei ragazzi è possibile indicare le domande guida, o alcuni passi delle Scritture citate.
    La maggior parte di riflessioni da lui fatte durante i campi scuola, sono state registrate e poi trascritte dagli stessi ragazzi nei quaderni del campo.

    NOTA DEL WEBMASTER:
    Sto esaminado i documenti che qui sopra vengono annunziati, con l’aiuto di persone che reputo competenti. Mi riservo quindi di pubblicare su TdN il materiale in tempi ragionevolmente brevi, non appena sarà possibile confermarne l’autenticità.
    Giampiero Tre Re, webmaster.

    • 28 febbraio 2009 alle 15:34

      Caro Alfonso,
      ti ringrazio per il prezioso materiale che hai inviato. Come vedi qui sopra, ho dovuto rinviare la pubblicazione, per i motivi che espongo di seguito.
      -Vista la lunghezza, non ho avuto ancora il tempo di leggere tutto.
      -Devo chiederti inoltre se sei sicuro che il documento che mi hai inviato on sia mutilo, perché temina in maniera brusca, interrompendo una frase, senza neppure il punto. Magari si tratta solo di banale un inconveniente nel taglia-incolla.
      -In alcuni punti il testo è corrotto (compaiono dei caratteri-macchina al posto delle lettere). Se vuoi posso farti pervenire la mia mail così potresti mandarmi il documento in allegato in formato word.
      -Per accertare l’autenticità del documento ho bisogno di conoscere le tue fonti: sei in grado di fornirle?
      -Devo confrontare il tuo documento con l’archivio di Puglisi custodito da Agostina Aiello, per vedere se si tratta dello stesso materiale o di cose non comprese in quello e quindi per me nuove.
      In attesa di un tuo cenno ti porgo il benvenuto su TdN.
      Giampiero Tre Re. Webmaster.

  2. 28 febbraio 2009 alle 16:35

    Il documento è mutilo, qual è la tua e-mail?

    • 28 febbraio 2009 alle 19:04

      Purtroppo l’indirizzo email con cui ti sei registrato qui su Terra di Nessuno risulta non funzionante. Fai così: registrati di nuovo con un indirizzo email attivo e mi lasci un nuovo commento qualsiasi, magari, se vuoi, anche con un numero di cellulare a cui mandare il mio indirizzo. Non ti preoccupare ché potrò vederli solo io e nessun altro, in tutta sicurezza.
      Attendo risposta.

  3. 1 marzo 2009 alle 22:20

    Il materiale è autentico.

  4. Alfonso Pecorella
    4 marzo 2009 alle 20:35

    Se puoi, contattami stasera. Grazie!

  1. 22 dicembre 2007 alle 14:38
  2. 13 ottobre 2008 alle 22:07

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