Scherza coi santi

E’ polemica in Germania sulla diffida del Vaticano al settimanale satirico “Titanic” a pubblicare le immagini del Papa con la talare macchiata

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Ridendo castigare mores è da sempre il ruolo che si assume la satira; una funzione preziosa nel dialogo pubblico: esercizio della libertà di pensiero in regime di diritto, diviene affermazione del primato della coscienza e della persona di fronte ad ogni tentazione autoritaria ed esercizio dispotico del potere.
La satira è pensiero paradossale: a ciò è legato il suo effetto comico, la sua peculiare capacità di giungere, a suo modo, alla verità. La satira è, insomma, un ragionamento, ma un ragionamento di tipo particolare, un ragionamento etico, che segue la logica propria della ragion pratica. Così come esistono leggi universali del giudizio, che altro non sono che le leggi di funzionamento della ragione umana (ad esempio, un asserto non può essere contemporaneamente vero e falso sotto il medesimo aspetto) esistono anche leggi universali del funzionamento della ragione pratica. Ad esempio, una determinata azione non può essere ad un tempo giusta e sbagliata nelle medesime circostanze e in vista dei medesimi fini.
Anche in un’arena secolare, quale quella in cui viviamo, se ha senso parlare di pluralismo etico e di una molteplicità di voci in capitolo anche in materia morale, ciò avviene paradossalmente proprio perché, nella prospettiva del giudizio sulla validità di un determinato comportamento non vi può essere che una sola etica, quella “giusta” per definizione: l’etica razionale. Quest’unica etica razionale, infatti, con le sue leggi di funzionamento, non esiste galleggiante nell’aria, ma sussistente nelle varie “etiche” (cristiana, laica, ecc.) quasi impressa nelle rispettive capacità di concretizzarla in una prassi e di incidere così sulla storia. Lo scontro dialettico tra queste diverse “famiglie morali” è importantissimo per liberare (attraverso l’argomentazione, la prassi politica, la forza testimoniale) il contenuto razionale delle rispettive prassi.
E’ proprio qui, nel conflitto critico tra le diverse tradizioni di pensiero etico, che il ruolo della satira, in quanto ragionamento etico, come si diceva, si rivela particolarmente importante.
Anche in Italia si è discusso molto recentemente sulla legittimità della satira di argomento, diciamo così, religioso e su come distinguere tra satira “legittima” dal puro e semplice insulto. Preme sottolineare, a questo proposito, la rilevanza del ruolo maieutico svolto dall’argomentazione tra le regole del gioco nel dialogo etico.Ciò che qui si vuole dire in margine alle recenti polemiche circa la satira su personaggi e cose appartenenti al mondo religioso (cristiano e non) è che censure e cacce alle streghe sono inutili e controproducenti, poiché la vera satira, in quanto ragionamento etico sui generis, possiede un suo criterio interno di autenticità ed una sua capacità di autoregolamentazione: la vera satira si riconosce dai suoi argomenti. E’ appena il caso di osservare che l’insulto e il sarcasmo non sono argomenti; così come l’argomentazione ad hominem possono esser definiti una fallacia di irrilevanza.

  1. 11 luglio 2012 alle 22:11

    Santa satira/ Germania, il mensile satirico “Titanic” diffidato dal Vaticano: non dovrà pubblicare la copertina scandalo contro Benedetto XVI. Eccola.
    http://affaritaliani.libero.it/culturaspettacoli/santa-satira-germania-il-mensile-satirico-titanic-diffidato-dal-vaticano.html
    Mercoledì, 11 luglio 2012 – 16:46:00
    di Antonino D’Anna

    È la prima volta che un Papa si muove contro un giornale satirico. In questo caso si tratta di “Titanic”, mensile tedesco di satira nato in Germania negli anni ’70 che ha ricevuto una diffida, un invito a non pubblicare la copertina di luglio che raffigura papa Benedetto XVI con una macchia gialla (il doppiosenso è molto chiaro) sulla veste al di sotto della cintola. Titolo della didascalia: “Halleluja in Vaticano – La fuga è stata trovata”, un’evidente ironia nei confronti del caso Vatileaks che sta imperversando in questi mesi Oltretevere.

    IN AZIONE LA SEGRETERIA DI STATO- Come lo stesso “Titanic” ha annunciato sul suo sito internet, la citazione è arrivata a causa della “violazione dei diritti della personalità” di Joseph Ratzinger. È stato il “ministro degli esteri” vaticano, monsignor Angelo Becciu a incaricare lo studio legale Bonner Kanzlei Redeker/Sellner/Dahs (studio con sedi a Berlino, Bonn, Lipsia e Londra) a procedere nei confronti del giornale. Il tutto è stato confermato anche dal portavoce della Conferenza Episcopale tedesca, Matthias Kopp.

    “IL PAPA CI HA FRAINTESO”- La difesa della redazione non si è fatta attendere. Il direttore responsabile Leo Fischer ha dichiarato “Benedetto XVI deve averci capito male”. E sul sito del mensile spiegano: i titoli mostrano un Papa che, dopo aver scoperto la verità sulla vicenda di Vatileaks festeggia ma, nel corso dei festeggiamenti un bicchiere di limonata gli finisce sulla talare, imbrattandolo. Per Fischer: “Tutti sanno che il Papa è un grande estimatore della Fanta” e spera di avere “un colloquio personale con il Papa per discutere dell’equivoco”.

    I COMMENTI DEI LETTORI- Non mancano i commenti da parte dei lettori: c’è chi parla di un’azione “incredibile”, Andreas K. Da Facebook scrive: “Non sono cattolico, ma questo è uno sporco giornale”. Una frequentatrice del portale cattolico kath.net, scrive: “Sono così triste! Andate via dalla Germania! Santità, ci perdoni”. Interviene anche il deputato della CSU Thomas Goppel, che scrive: “Non si prende in giro una persona come il Papa. Fischer non sa che cos’è corretto. A uno che si comporta così toglierei il tesserino di giornalista”.

    LO SBERLEFFO CONTINUA- Intanto il giornale continua lo sfottò verso il Papa. Adesso ha lanciato i “casting” per i “nuovi Amici del Papa”: “Il cameriere è un traditore, i Cardinali mormorano contro di lui, la governante è una strega – e tutto questo solo per il nostro Papa”, scrive il sito. E aggiunge: “Adesso il Papa ha bisogno di gete affidabile, simpatica con clui parlare. Hai i requisiti per BPFE, Best Papal Friend Ever (Miglior amico papale di sempre, parodia del Paris Hilton Best Friend, N.d.R.)? Come ti comporteresti e il Papa fosse amico tuo? Indovinalo col test!”. E un test, le cui domande sono su questo tono: “Trovi una Guardia Svizzera morta nello sgabuzzino, con l’alabarda che gli sporge dalle spalle. Che fai?”.

  2. 11 luglio 2012 alle 22:39

    Reblogged this on terra di nessuno.

    • Rosa
      12 luglio 2012 alle 18:28

      Il papa è un uomo di potere. Come tutti gli uomini di potere, capace di decidere per le masse, è giustissimo che sia deriso dalla satira. Quello che mi preoccupa è un’altra cosa. La satira ha sempre un atteggiamento benevolo verso l’oggetto della sua attenzione; ne sottolineA L’umanità. Può quindi essere in un certo senso “deresponsabilizzante”. Di questi tempi,in cui la voce della gente è incapace di farsi sentire, la satira può diventare complice del potere sociale, economico e politico. Oltre alla critica satirica, la gente non in lineA con il pensiero corrente è spesso incapace di esprimere esplicitamente i dissensi e fare consapevoli scelte. Ad esempio: quante persone, pur desiderandolo, hanno il coraggio o la voglia di sbattezzarsi? chi non lo fa, è spesso per paura di ritorsioni o solo per il quieto vivere. Per la convinzione, alimentata dallo stesso potere sociale, che non si è in grado di cambiare le cose del mondo.

      • 13 luglio 2012 alle 13:42

        Dunque: aldilà della satira, dell’ironia, della derisione, dell’irrisione, della presa in giro, della canzonatura, dello scherno, del sarcasmo, della critica, della sferzata, della caricatura e della parodia: lo sbattezzo!
        Ma sorge un dubbio: con quale rito celebrare lo sbattesimo? Post-cattolico semplice o tridentino di Pio VI? Post-ortodosso d’osservanza moscovita o costantinopolitana? Post-evangelico, anasbattista, post-maronita, post-mozarabico, post-copto-melchita-nestoriano? Altro dubbio: a chi chiedere di essere sbattezzati, chi ne sarà il ministro legittimo? La massima autorità (il papa) l’ordinario del luogo o anche un semplice parroco? Non sarà mica una conferma implicita di quell’autorità che si vuole negare? Oppure anche un rabbino, un brahmino, un monaco buddista possono andar bene, come officianti di sbattesimo, o un ministro accreditato dall’UAAR? In tal caso, se ex-cristiano, anche quest’ultimo dovrà essere a sua volta validamente sbattezzato… La faccenda si fa complicata.
        Mi viene da pensare che chi non si sbattezza non lo fa “per paura di ritorsioni o per quieto vivere”, ma forse perché ad ogni persona con un minimo di sale in zucca (sia che questa zucca sia credente che non) lo sbattezzo appare con ogni evidenza una colossale stronzata in sé.

      • 16 luglio 2012 alle 18:19

        Rosa, rosa, ma non è che per caso non volevi che il parroco un tanto ne facesse troppa pubblicità

    • Rosa
      13 luglio 2012 alle 15:23

      Lo sbattezzo non è affatto una stronzata. E’ una cosa, invece, molto importante. Quando il mondo cattolico parla di numeri, cioè di cattolici nel mondo, conta anche me, che non lo sono più da anni. Chi è stato battezzato alla nascita, cioè senza che lo sapesse, oggi va ad ingrassare la schiera dei cattolici, senza saperlo. Lo sbattezzo è un modo per uscire dalla scena cattolica e rimanerne fuori o incrementare altre “liste”. Conosco dei docenti universitari che, buddisti come me, siccome insegnano in strutture di stampo cattolico, come ad esempio la facoltà di scienze della formazione, non hanno il coraggio di esporsi e tanto meno di farlo così apertamente. Se si sapesse che desiderano uscire dal numero dei cattolici, avrebbero non poche difficoltà nel lavoro.
      Caro Giampiero, è la somma che fa il totale, come direbbe Totò. Tutte quelle persone che nel mondo si sono convertite ad altre religioni, senza lo sbattezzo continuano ad essere nelle schiere del Papa. Il potere del Papa continuerà ad essere virtualmewnte fortissimo, anche quando si troverà da solo con quattro compagni di merenda.
      Come fa il povero Papa a capire dove sbaglia se non ci si avvale di uno strumento che permetta di dire: io non ci sto?

      Baci

      • Rosa
        13 luglio 2012 alle 15:31

        10 ragioni per sbattezzarsi

      • Rosa
        13 luglio 2012 alle 15:34

        Raccomandata A/R

        Al Parroco della parrocchia di: _________________________________________

        indirizzo: __________________________________________________________

        data:

        OGGETTO : istanza ai sensi dell’art. 7 del Decreto Legislativo n. 196/2003.

        Io sottoscritto ____________________________, nato a ____________________ il _________

        e residente a ______________________ in via____________________________ n._______

        Provincia_____________________________________________ CAP________

        con la presente istanza, presentata ai sensi dell’art. 7, comma 3, del Decreto Legislativo n. 196/2003, mi rivolgo a Lei in quanto responsabile dei registri parrocchiali.

        Essendo stato sottoposto a battesimo nella Sua parrocchia, in una data a me non nota ma presumibilmente di poco successiva alla mia nascita, desidero che venga rettificato il dato in Suo possesso, tramite annotazione sul registro dei battezzati, riconoscendo la mia inequivocabile volontà di non essere più considerato aderente alla confessione religiosa denominata “Chiesa cattolica apostolica romana”.

        Chiedo inoltre che dell’avvenuta annotazione mi sia data conferma per lettera, debitamente sottoscritta.

        Si segnala che, in caso di mancato o inidoneo riscontro alla presente istanza entro 15 giorni, il sottoscritto si riserva, ai sensi dell’art. 145 del Decreto Legislativo n. 196/2003, di rivolgersi all’autorità giudiziaria o di presentare ricorso al Garante per la protezione dei dati personali.

        Ciò, in ottemperanza del Decreto Legislativo n. 196/2003 (che ha sostituito, a decorrere dall’1/1/2004, la previgente Legge n. 675/1996), in ossequio al pronunciamento del Garante per la protezione dei dati personali del 9/9/1999 e alla sentenza del Tribunale di Padova depositata il 29/5/2000.

        Si allega fotocopia del documento d’identità.

        Distintamente.

        Firma

        __________________________

      • 13 luglio 2012 alle 19:06

        Adesso ho capito, Rosa! Tu vuoi fare della satira sull’UAAR, non sulla Chiesa cattolica!
        La satira, dico più o meno nell’articolo qui sopra, è importantissima per liberare il contenuto razionale delle prassi delle diverse famiglie morali. Ed ecco che con il cosiddetto “sbattezzo” tu stessa fornisci un esempio di ciò che intendevo. Definire “stronzata”, e pure di non indifferenti proporzioni, lo sbattezzo fu cosa fatta a ragion veduta, perché trattasi di atto filosoficamente contraddittorio, in quanto chi lo compie riconosce implicitamente quell’autorità che proprio con quell’atto intende negare; logicamente assurdo, perché chi lo chiede pretende che si considerino come mai avvenuti fatti accertati; e giuridicamente inesistente, non essendo previsto in nessun codice civile o canonico, ma solo nella mente e nelle goliardiche ritualità dei sacerdoti dell’UAAR.

        In effetti nel modulo qui sopra non leggo, e nemmeno nell’art. 7 della 196/2003, per quanto mi sia sforzato di trovarla, la parola “sbattezzo”, che invece abbonda nel video da te apposto. Il modulo qui sopra non è un atto di sbattezzo ma una semplice richiesta di annotazione in margine della registrazione dell’avvenuto battesimo.
        Tali annotazioni (per esempio, cresima, ordinazione sacerdotale, professione perpetua, cambio di rito) sono previste e addirittura obbligatorie nella modulistica dell’anagrafe battesimale e il curatore degli archivi parrocchiali è tenuto ad aggiornarli, ai sensi del can. 535, par. 1, CJC.
        Ma come si deve comportare il parroco che ricevesse tale modulo? Vediamo un po’ più approfonditamente partendo proprio dal tuo modulo.
        L’istante qui si guarda bene dal chiedere al parroco la cancellazione dai registri parrocchiali, domanda che non solo il Garante per la protezione dei dati personali logicamente respinse, ma neppure l’Onnipotente – anche qualora il richiedente si sbagliasse, come credo, circa la sua esistenza – potrebbe accogliere, ossia, ripeto, fare in modo che qualcosa di effettivamente accaduto non sia mai stato. A rigore non c’è neppure nulla da “rettificare” (nel senso di correggere) dal momento che il richiedente stesso non contesta la correttezza di nessun dato, dichiarando bensì tali dati a lui ignoti. Con questo modulo in realtà il richiedente fa istanza di annotare nel registro di battesimo la propria volontà di rinuncia alla fede, atto che non rappresenta una novità e che va, in corretta lingua italiana, sotto il nome di apostasia (cioè “actus formalis defectionis ab Ecclesia catholica” cfr. http://www.vatican.va/roman_curia/pontifical_councils/intrptxt/documents/rc_pc_intrptxt_doc_20060313_actus-formalis_it.html).
        In accoglienza di quanto previsto dalla già citata Dichiarazione del garante della privacy del 13.9.1999, oggi i competenti uffici delle curie diocesane (cancellerie) si regolano così: recepita l’istanza, si accertano dell’identità del richiedente che deve recarsi fisicamente presso i suddetti uffici (qui c’è una difformità rispetto a quanto stabilito dal Garante, che ritiene sufficiente il semplice invio di fotocopia della carta d’identità). L’Ordinario del luogo (in genere il vescovo) emette un decreto col quale autorizza il parroco ad annotare nel registro di battesimo la seguente dicitura, o simile: “si annota che NN nato a… il… ha manifestato la volontà di non far più parte della Chiesa cattolica”.
        E’ nell’interesse della Chiesa farlo, per via degli effetti canonici dell’apostasia, previsti nei cann. 1086, § 1, 1117 e 1124 CJC, e soprattutto per salvaguardare il realismo delle affermazioni ecclesiali sugli effetti spirituali del sacramento del battesimo.

        http://www.garanteprivacy.it/garante/doc.jsp?ID=1090502

        Qui c’è il punto cruciale: per l’UAAR il battesimo è un fatto statistico e burocratico, per la fede il battesimo è anzitutto l’incorporazione a Cristo. A parte che le statistiche sui cattolici non si fanno con i registri di battesimo, ma semmai con quelli del matrimonio, la Chiesa ha tutto da guadagnare da una maggiore chiarezza e distinzione tra la purezza degli ideali battesimali e un cattolicesimo puramente anagrafico.
        Ma tu, cara Rosa? L’UAAR è un’associazione che sotto le mentite spoglie di un fiero razionalismo anticlericale cela un ateismo becero e grossolano, contrario a tutte le religioni. Che ci sta a fare un’illuminata dalla buddità, come te, in simile compagnia?

  3. Rosa
    17 luglio 2012 alle 16:06

    @Giampiero

    Con l’UAAR non ho assolutamente nulla a che fare. Questo non toglie, però, che mi dia l’orticaria sapere che il mio nome è nel gregge dei credenti cattolici.
    Devi sapere che, nonostante il buddismo, se mi capita, non mi dispiace ascoltare il vangelo in chiesa. Come la scorsa domenica. Si parlava delle indicazioni che fece Gesù ai suoi discepoli, invitandoli alla povertà: non portare denaro, nè più di una veste….
    Quanto è lontano questo monito dal reale comportamento del clero! almeno di una certo clero. Appena pochi minuti prima, il sacerdote mi raccontava degli appartamenti che aveva costruiti e degli affitti che percepiva perfino dai suoi stessi parenti (dalla sorella e dalla nipote). Quando è arrivato il momento della spiegazione del Vangelo, non una parola è stata proferita a supporto della necessità di combattere gli attaccamenti e le illusioni del denaro, per concentrarsi sulla propagazione di un’idea, diciamo….di una….verità. Sono sicura che in tanti, perfino quelle quattro vecchie beghine messe in prima fila, pensavano alle ricchiezze del vaticano e delle sue comarche traendo le loro amare ed “inconfessabili” conclusioni….

    • 18 luglio 2012 alle 15:57

      Il vero ateo, come il vero credente, non ha bisogno che le sue convinzioni siano scritte su un pezzo di carta.
      Si è battezzati nel Nome del Padre, non del parroco: sarebbe facile rispondere come rispondono tutti; facile ma non onesto. In realtà chi dice: “Cazzi loro, io vado per la mia strada”, ha una irrealistica, sproporzionata fiducia sul proprio stato di perfezione. La persona veramente capace di cambiare mentalità è quella che abbraccia e impara dalla propria storia senza fingersela diversa da quella che è, compresa l’enormità dei suoi errori.

  4. Fabio
    18 luglio 2012 alle 8:20

    Stanotte non ho dormito bene. Sarà stato il caldo. O forse la zanzara che mi ronzava attorno aspettando il mio sonno con lo stesso sguardo che ho io quando in pizzeria ho fatto l’ordine e attendo la mia capricciosa fumante.
    No, la vera causa della mia insonnia è stato il rovello generato nella mia mente dal tema dello sbattezzo. Un pensiero che mi si è conficcato in testa per aver letto imprudentemente qui su TdN i vostri post sul tema.
    Da modesto laureato in legge mi sono fatto prendere da una questione giuridica che, credo, il legislatore dovrà porsi se deciderà di disciplinare la materia. Ecco la questione. L’istituto dello “sbattezzo”, di cui ciascun individuo probabilmente avrà il potere di avvalersi una volta compiuti i 18 anni, produrrà effetti esclusivamente in capo all’interessato? Oppure le conseguenze giuridiche dovranno estendersi ad altri soggetti, trattandosi di evento pubblico partecipato da numerose persone, tra cui i genitori, il padrino e la madrina, gli amici e i parenti? Per non parlare di prete, chierichetti, sacrestani e beghine varie…
    La cosa è molto importante sul piano giuridico perché, nel caso in cui il legislatore dovesse propendere per l’estensione degli effetti ai partecipanti, potrebbero verificarsi conseguenze di non poco conto. La durata dell’evento, contando dal momento in cui ciascun invitato o familiare mette piede fuori casa per recarsi in chiesa fino al rientro, presumibilmente dopo una festa, potrebbe aggirarsi tra le 4 e le 7 ore.
    Un esempio su tutti. Tutti gli intervenuti, convocati dal giudice in eventuale giudizio come sospettati per un reato di sangue, non potrebbero opporre validamente di essere stati al battesimo e alla conseguente festa perché attraverso lo sbattezzo il loro alibi sarebbe cancellato nei fatti e nel diritto. Sarebbe ingiusto però esporre tanta gente innocente al rischio di una condanna penale gravissima solo per aver partecipato ad un battesimo. Il legislatore – ne sono certo – propenderà per una disciplina restrittiva che limiti ai soli battezzati gli effetti del nuovo istituto.
    Certo, resterà da spiegare il fenomeno di isteria collettiva che vede decine, qualche volta centinaia, di persone riunirsi – e poi festeggiare – per un rito che consiste nel semplice rimescolamento di un po’ d’acqua, ancorché benedetta. Ma questa sarebbe materia per uno psichiatra e, come ho già detto, io all’università ho fatto legge.

    Di una cosa sono certo. Stasera andrò a dormire senza TdN perché domani devo viaggiare e voglio arrivare a Palermo riposato.

  5. 18 luglio 2012 alle 15:33

    L’Ordinamento civile non prevede ancora l’istituto dello “sbattezzo”; quello canonico sì. Naturalmente non si chiama “sbattezzo” (solo per Alice nel Paese delle meraviglie può accadere che «ciò che è non sia» e il significato delle parole non denota stati di fatto della realtà ma modi d’essere del potere) ma “atto formale di defezione dalla Chiesa”. La Chiesa non oppone nessuna resistenza a richieste in tal senso, al punto che si limita ad informare il richiedente degli effetti canonici di tale atto.

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