SCUOLA di PREGHIERA

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  1. Sebastian
    5 giugno 2011 alle 8:13

    Oggi per i cristiani ricorre l’Ascensione al cielo di Gesù Cristo.

    Mia madre mi ha raccontato che ai suoi tempi, era tradizione popolare, la sera prima della ricorrenza, mettere nei balconi o sulle finestre, praticamente fuori dalle case, una bacinella piena d’acqua con petali di rosa. Questo perchè si credeva che la notte prima dell’Ascensione, Gesù Cristo, prima di ascendere, passasse e benedicesse quell’acqua.
    La mattina dell’Ascensione, con quell’acqua “benedetta”, ci si lavava il viso tutti quanti perchè si pensava portasse bene. Poi, l’acqua si buttava nelle piante.

    • 5 giugno 2011 alle 11:12

      magari direi abbeverare le piante!!

      • Sebastian
        5 giugno 2011 alle 11:38

        Si, hai ragione, Kalos! Il mio termine non è del tutto azzeccato! Anzi, è del tutto inoppurtuno.

    • Rosa
      6 giugno 2011 alle 20:12

      Non ti preoccupare Seb. In fondo, questo modo di dire non è del tutto inopportuno. Anticamente, l’acqua delle bacinelle, utilizzata per i lavori domestici, veniva buttata nel cortile, o in strada. Era un’abitudine di tutte le donne che abitavano ai piani bassi. Chi stava ai piani più alti, invece, evitava di “arruciare” qualche passante, buttando l’acqua nei vasi posti in balcone. Quando abitavo in corso vittorio emanuela, molti anni fa, la mamma dopo avere lavato i balconi con acqua senza detersivo, buttava la rimanente nelle graste di pomelia. Non era solo amore di giardinaggio, ma abitando in una casa antica e per di più immensa, lo scarico più vicino era ad almeno trenta metri di distanza… Dare acqua alle piante era un’ottima sbrigativa soluzione!

      • 6 giugno 2011 alle 22:21

        Tutta una questione di sensibilità.
        C’è chi la butta.. l’acqua “benedetta” con cui ha fatto le abluzioni
        e c’è chi dà da bere alle piante.
        Il gesto è uguale, non l’azione.
        E le parole sono sempre importanti.

  2. Sebastian
    7 giugno 2011 alle 5:06

    Si, la questione gira sulla particolarità di quell’acqua che in questo caso avrebbe peculiarità differente dalla normalità. E cioè “benedetta”.
    Perchè allora ho usato quel termine non perfettamente calzante alla circostanza?
    Perchè ho creduto inconsciamente che in realtà quell’acqua non avesse un bel niente di benedetto. Ho creduto che si trattasse di semplice superstizione, e quell’acqua fosse come tutte le altre.
    Nonostante questo il rispetto della sensibilità altrui che crede alla situazione è comunque dovuto. Lo riconosco.

  3. 8 giugno 2011 alle 19:02

    Non è una questione di sensibilità, ma di metodo.
    Se la bacinella la metti, e fai le abluzioni, poi l’acqua la dai da bere alla pianta, non la butti nella pianta.
    Se no che le metti a fare la bacinella, se è tutta superstizione?
    Che poi sia stata benedetta o no, nessuno lo può sapere e del resto sarebbe irrilevante saperlo. E’ certamente benedetta se uno ci crede e in quel caso l’acqua non la butta. E’ certamente non benedetta se uno non ci crede e in quel caso non mette la bacinelle, quindi non ha nulla da buttare.
    Ergo buttare non va usato in ogni caso.

    Se poi mi chiedi se io pensi che si trattasi di credenze popolari io dico che si lo credo.
    E semi chiedi se credo che questa sia fede cristiano ti dico che credo che non lo sia affatto.
    E infine dico che nutro profondo rispetto per queste manifestazione antropologicamente significative e per quelle persone che non provviste o attrezzate compiono queste pratiche pagane con devozione; quindi anche in questo caso quell’acqua non si dice che si butta.

    Tanto per fare un po’ di polemica che mi mancava.

  4. Rosa
    8 giugno 2011 alle 19:30

    L’acqua della bacinella non serve per innaffiare. Essa va buttata. La ragione è molto semplice e ha il suo perché nella ritualità della magia popolare. Se avessi partecipato agli antichi rituali siciliani utilizzati dalle donne iniziate per togliere il malocchio, sapresti che l’acqua, nell’immaginario collettivo, assorbe le aure di negatività. Il famoso “piattu” che si regge sulla testa delle persone afflitte da malattie da “scantu”, dopo il rituale (io lo conosco perchè mi è stato tramandato nella notte di Natale quando ero ragazza e l’ho praticato anche), va immediatamente svuotato, perchè l’acqua che ha reso possibile l’esorcismo è impura. Nel caso descritto dalla mamma di Seb, la pulizia del viso è pari alla purificazione esorcistica e quindi, l’acqua va correttamente BUTTATA e non utilizzata per innaffiare. Solo che, quando c’erano i giardini davanti casa, l’acqua veniva buttata sulla terra, quando invece cortili, veniva buttata dentro i vasi, dal momento che avere acqua corrente non era sempre facile…..e non lo è neanche adesso….
    La morte della pianta sarebbe stata attribuita al successo dell’esorcismo.

    • 8 giugno 2011 alle 19:36

      Mi hai anticipato… ma il concetto mi sembra simile al mio.

  5. 8 giugno 2011 alle 19:34

    Beh, si potrebbe considerare che l’acqua benedetta dopo “l’uso” perderebbe quel carattere di genuinità e purezza che da “vergine” aveva. Pertanto si buttava via. Ma, approfittando del fatto che, di per se, resti un bene utile e riciclabile, si desse alle piante per un utilizzo produttivo. Un pò come i resti del caffè che concimano la terra, comunemente chiamato “tufo”. Ergo, in realtà si buttava via.

    • Rosa
      8 giugno 2011 alle 19:48

      Esatto!

  6. 16 luglio 2011 alle 7:37

    L’ombra del demonio si aggira nei meandri di Monte Pellegrino nel tentativo di seminar inganno tra i devoti della Santuzza… oltre che sviare i credenti cristiani dallo spirito debole, verso sentieri distanti dalla pura verità.

    Non capisco come mai tra gli addetti ai lavori nessuno ne parli. Più tardi spiegherò cosa ho scoperto, facendo proprio ieri, una timida escursione nella grotta della Santa!

    • Rosa
      16 luglio 2011 alle 9:53

      Sputa l’osso!

  7. 16 luglio 2011 alle 16:48

    Ma quella fontanella ai piedi della statua della Santuzza dalla quale sgorgherebbe “acqua proveniente dall’incanalazione della grotta” (quindi presumo piovana), come scritto in un cartello adiacente, inoltre, “non potabile” perchè proveniente dal pozzo della grotta, che cavolo ci fa?? Chi ha avuto la brillante idea di mettercela??

    Le mie perplessità nascono da ciò che ho visto proprio ieri e, che si evince in piccola parte nelle 2 foto che ho pubblicato. La gente, molti visitatori, visto l’associazione diretta della fontanella alla statua ed agli oggetti ex voto, considera istintivamente (e pertanto adorna di alone di santità) l’acqua che vien fuori da quella fontanella. Una sorta di acqua santa con probabili qualità taumaturgiche, è ovvio! E magari pure contro il malocchio!

    Il bello è che ho visto gente che si riempie di quest’acqua bottigliette di plastica, pure per portarsele via. Sicuramente, per usarla al pari dell’ acqua benedetta. Poi, gente che la usava esattamente alla stregua di quella contenuta nelle acquasantiere, toccarla e farsi il segno della croce, bagnare i propri bambini sulla testa ed altre parti del corpo! Tutto pubblicamente. Insomma, mica siamo a Lourdes!! O qualcuno un giorno magari ci vuole speculare facendoci pure il business previo miracolazzo attribuito a quell’acqua???
    E’ ACQUA PIOVANA DI POZZO! C’è pure scritto!
    Vogliamo tirarci fuori anche qualche miracoluccio per i periodi di magra, forse???

    QUELLA FONTANELLA VA RIMOSSA! E’ un offesa alla Santa! ma scherziamo? Tutto ciò è fuorviante per chi non forte e saldo nella fede per i motivi che ben conosciamo. Incredibile…

    Ecco le 2 semplici foto che in qualche modo documentano:

    http://www.fluidr.com/photos/44618608@N02

    • 18 luglio 2011 alle 14:43

      Calma, calma: nessun diavolo. Piuttosto un esempio di quella tipica emergenza del sacro che è il “numinoso” (cfr. R. Otto, Il sacro, 1917). L’antro di Rosalia Sinibaldi è stato fin dal neolitico, passando per il culto fenicio di Ishtar, un ipogeo sacro dedicato al culto di divinità femminili, uso giunto fino a noi attraverso moduli di espressività cristiane; la devozione alla Santuzza, appunto. Nel sito s’intreccia una potente combinazione di simboli di purificazione e di rivelazione: il monte, la grotta e l’acqua, appunto. Riletta attraverso il patrimonio dell’immaginario cristiano, l’acqua è… “battezzata”, come simbolo della grazia e della vita soprannaturale. Rosalia stessa, in un certo senso, non è più una persona ma un simbolo dell’origine battesimale dell’anima cristiana, rinata nella grazia: vive in una grotta, simbolo dell’origine misteriosa della vita nel grembo materno, ma la sua scelta verginale ed eremitica la fanno piuttosto appartenere alla dimensione celeste, della trascendenza (il monte). Rosalia diviene così essa stessa epifana, apparizione, simbolo salvifico della città degli uomini.
      Il diavolo non si annida nelle cose, ma nei linguaggi. La cultura urbana contemporanea tende utilitaristicamente a riempire di valori secolarizzati e a monetizzare il vuoto dovuto allo smarrimento dei termini e della capacità di decodifica delle espressioni della cultura popolare tradizionalmente cristiana. La comunità cristiana europea si trova, nelle società secolarizzate, in un’imbarazzante situazione di guado. Si tratta di capire se vale ancora la pena di tenersi l’acqua sporca di linguaggi religiosi ormai alienati, per non rischiare di buttare anche la fede insieme al solo modo storicamente conosciuto di esprimerla.

      Per approfondire:
      http://www.filosofico.net/rudolfotto.htm

  8. 18 luglio 2011 alle 20:57

    Ok, vuoi addolcire la bevanda e, ci può anche stare. Ma secondo me, nel nostro caso, sforiamo il semplice e puro simbolismo religioso verso la mistificazione del simbolo stesso. E’ palese il tentativo, la tendenza, a trovare significato nel simbolo. Ad attribuirgli proprietà che non gli appartengono. Una molteplicità di sensi che non convergono esclusivamente nell’evocazione pura del culto della Santa.

    • 19 luglio 2011 alle 8:59

      Trattandosi di acqua del rubinetto, e pure non potabile, “addolcire la bevanda” è la metafora appropriata. Da un certo punto di vista è come dici tu: si cerca di riempire un vuoto di senso con qualcosa che nulla a che vedere col culto della Santa. Ma chiediamoci: perché questo c’è questo vuoto? C’è sempre stato, o ha una storia? Attraverso quali processi e per quali cause si è determinato? Quali nuovi culti e nuove mitologie stanno dietro questo fenomeno?

  9. 19 luglio 2011 alle 7:44

  10. 19 luglio 2011 alle 9:44

    Vabbè, sarò un pò antico pure io, ma non è che posso sapere tutte quelle cose! Il discorso è, che a vedere quelle scene, se da un punto di vista colora particolarmente il luogo e, lo riveste di un ampio alone di mistero accattivante se vuoi, specialmente per i cultori del tema, di fatto siamo di fronte ad una sbandata bella e buona.
    In più, si ci sono messi pure gli extracomunitari, tamil credo, che in questi termini ci hanno sorpassati in curva. L’avissi a vidiri (dovresti vederli)!! Una gestualità e ritualistica molto rigorosa e meticolosa che quasi commuove. Adulti e bambini! Evidentemente i giovani sono educati ad ottemperare ai lo “doveri” religiosi sin dalla più tenera età dalle famiglie. Un futuro più che roseo per la Chiesa di Sicilia!

  11. 20 luglio 2011 alle 19:52

    Quest’osservazione sui tamil è interessante: sanno maneggiare i codici giusti per decifrare i simboli religiosi di altre tradizioni. Il linguaggio religioso è universale. Oltrepassa le differenze culturali ed attinge ad una sfera staminale profonda della famiglia umana, più primitiva di ogni differenziazione. Esistono gesti e modalità espressive che le persone comuni appartenenti a culture diverse classificano spontaneamente come “religiose”: pregare, digiunare, fare voti o sacrifici, benedire/maledire, consacrare/consacrarsi ecc. Ma non solo. Ho anche potuto constatare che esistono fedeli musulmani devoti a Santa Rosalia, come a Sant’Antonio da Padova o alla Vergine. E’ risaputo che Gesù sia universalmente considerato dai più autorevoli capi spirituali di tutte le religioni il più grande maestro di ogni tempo.
    Il nocciolo problematico della questione sta in gran parte qui, in questa potenza del simbolo religioso, che è in ultima analisi il motivo della sua ambiguità. A proposito della propria filosofia del linguaggio Wittgenstein diceva che con essa aveva cercato di tracciare il profilo dell’isola, non potendosi abbracciare col linguaggio stesso l’ineffabile vastità dell’oceano. La religione è questa frontiera estrema dello spirito umano, il quale, mentre si riconosce stabilito, come un sé sospeso tra il nulla e un’alterità totalmente trascendente, da questa medesima alterità ignota e inesprimibile, stabilisce in tal modo nel contempo anche l’intero dominio dello scibile e del dicibile. Perciò la fede ha a che fare con la religione, e con la sua simbolica, in una singolare maniera. Da una parte, quello della religione è il linguaggio più naturale per il dirsi della fede agli uomini, d’altra parte questa non può radicalmente esprimersi nel simbolo religioso, ma semmai, dirigendosi verso un suo oltrepassamento, nella sua abolizione.

  12. 23 settembre 2011 alle 15:54

    Gentile Stefano Carta,
    Le confesso di essermi sentito, dopo aver letto il suo commento improvvisamente proiettato all’indietro, alla Dieta di Smalcalda.
    Non mi piace lo stile controversistico, qui si dialoga; in questa Terra di Nessuno, nessuno ritiene propria competenza mandare all’inferno nessuno.
    Però non voglio lasciare senza risposta certe sue proposizioni e quindi scrivo qui di seguito alcune mie note.

    1. “Siamo tutti ritenuti, giustamente, colpevoli e degni di essere condannati all’inferno. So che questo non piace, ma è la cruda realtà […] Gesù ha detto che “chi non crede è già giudicato”. “

    -Non è una “cruda realtà” ma una dottrina teologica cattolica (agostiniana), nota col nome di “Peccato originale”. Ma Gesù ha anche detto “quando sarò elevato da terra attirerò tutti a me”.

    2. “Non è assolutamente vero, secondo la Bibbia, che anche Lucifero sarà salvato. E non è vero quello che insegna il cattolicesimo su una salvezza universale. Ciò che è scritto è: “Chi crede nel Figlio, ha vita eterna. Ma chi rifiuta di credere al Figlio, non vedrà la vita, ma l’ira di Dio rimane su di lui”!”

    -Lucifero non è neppure nominato nella Bibbia. Per essere precisi: l’esistenza di demoni non è oggetto di fede cristiana.
    La fede cattolica sull’universalità della salvezza è invece dottrina fondatissima nelle Scritture: Per mezzo di Cristo Dio ha voluto riconciliare a sé il mondo (2Cor 5,19) e come nulla di ciò che esiste fu creato da altri che Dio, tutto ciò che esiste sarà restaurato in Cristo (Ef 1,10). Lasciamo dunque che sia Cristo a giudicare i vivi e i morti.

    3. “E non crediamo nemmeno alla falsità della salvezza per opere buone! Quante opere buone dovresti fare per essere sicuro di essere salvato? Efesini 2:8-10 afferma chiaramente che siamo salvati per grazia, mediante la fede, e ciò non viene da noi, ma è il dono di Dio”.

    -“Chiunque avrà dato un solo bicchiere di acqua fresca ad uno di questi piccoli vi garantisco che non rimarrà senza ricompensa”. Quante opere buone per essere salvati, dice? Ne basta una, come vede. Ma si direbbe che quella sia necessaria.

    4. “Cosa succederà quando Dio ti chiamerà in giudizio? Pensi che accamperai scuse e dirai: “Io non ho mai fatto del male a nessuno”? No. Non avrai la possibilità di stare in piedi a ribattere a Dio. Ecco perchè Gesù è venuto ed è morto sulla croce ed è risorto: per darci una nuova vita che ci rende atti ad essere chiamati “figli di Dio”.

    -La lettura luterana della dottrina paolina della salvezza mediante la sola fede è troppo unilaterale. Matteo, ad esempio, ci dice che il giudizio avverrà sulla carità, non sulla fede (25,31-46). Lo stesso Paolo sostiene che “pure se avessi una fede da spostare le montagne, senza la carità non sarei nulla”. Certo, le opere buone non servono a salvare, ma a testimoniare la fede (Gv 13,35).
    Non sono dunque le opere a salvare, ma a rigore neppure la fede, proprio perché (come lei dice bene) “è Cristo morto e risorto a darci una nuova vita”. E’ Dio, che ha già salvato il mondo, mediante la croce di Cristo, il solo autore della salvezza.

    5. L’inferno e il paradiso sono gli unici due luoghi di cui parla la Bibbia (niente purgatorio); e questi due luoghi diranno chi ha creduto e operato giustamente.

    -La grazia è dunque un’iniziativa divina che precede non solo le opere ma anche la stessa fede, creando le condizioni naturali e soprannaturali della fede, della speranza e della carità. Queste sono, al netto di simboli e metafora, il vero Paradiso. E solo queste tre resteranno per sempre (1Cor 13,13; l’inferno? Quale inferno? Paolo non cita nessun inferno tra le cose che resteranno per sempre). Ma più grande di tutte è la carità.

    Caro Stefano, vorrei infine chiederle un’ultima cosa: se, come lei dice bene, la salvezza “è un dono”, è “certa” e dipende “solo dalla grazia”, perché lei si accalora tanto sulla condanna dell’inferno? Oppure crede che oltre alla fede non occorra altro per essere salvati se non credere anche che esista l’inferno?
    Il tempo delle guerre di religione è finito da un pezzo. Come ha detto il Papa oggi a Erfurt, il monastero in cui Lutero formulò le sue tesi, è tempo di una riflessione comune tra cattolici ed evangelici sulla comune fede cristiana.

    Fraternamente,
    Giampiero Tre Re

  13. 15 gennaio 2012 alle 12:19

    Questa mattina è morto Padre Matteo La Grua…

    http://www.rns-palermo.it

    • 15 gennaio 2012 alle 12:33

      Fu un uomo davvero spirituale. Gli sono particolarmente legato perché fu lui a curare l’istruttoria della mia riduzione allo stato laicale. Cosa che fece con estremo garbo e sollecitudine e anche con sincera e paterna partecipazione.
      Riposi in Cristo.

  14. 15 gennaio 2012 alle 12:43

    Chissà che funerali e quanta genete ci sarà. Non è stato di certo una persona comune! Proverò ad andarci. Intanto la notizia sta facendo il giro del mondo.

  15. 16 gennaio 2012 alle 8:53

    Ieri sera, intorno alle 17.30 sono andato alla Noce, nel salone dove è stata allestita la camera ardente con Padre La Grua. Non mi sono certamente stupito di vedere un via vai di gente di tutte le estrazioni sociali e di tutte le età, indotte spontaneamente come me, a dare l’ultimo saluto ad un sacerdote che ha fatto storia nella nostra città. Mi aspettavo tanta partecipazione.

    Padre La Grua era adagiato al suo solito posto, di fronte all’assemblea, al posto dei tavoli dal quale dirigeva solitamente la preghiera comunitaria. Alle sue spalle un enorme crocifisso, ed intorno tanti fiori. Alcuni “fratelli” improvvisarono un discreto servizio d’ordine al fine di evitare che la gente si avvicinasse troppo. L’assemblea intanto recitava il rosario mentre un velo di tristezza mista a commozione traspariva dal volto dei presenti. Si, insomma, come quando si saluta per sempre un parente stretto.

    Personalmente sono rimasto alcuni minuti, tanto quanto bastava per vedere il volto del povero Padre, e sono andato via….

  16. Sebastian
    31 agosto 2012 alle 17:28

    R.I.P.

  17. Sebastian
    16 ottobre 2012 alle 10:17

    O r E m U $ ….

    Piccola nota di colore. Beppe Provenzale faceva musica punk-new wave d’avanguardia (cantava) negli anni 80 a Palermo. Sempre in forma, eh? Non sapevo di questo suo attaccamento alla fede cattolica.

  18. Sebastian
    19 dicembre 2012 alle 19:11

  19. Sebastian
    7 ottobre 2013 alle 8:54

    Bello!

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