Anno C, Avvento, IV domenica

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COMMENTO AL VANGELO DOMENICALE

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Lo spazio della rivelazione e l’approssimarsi di Dio

Anno C, Avvento, IV domenica
Mi 5,1-4a; Sal 79; Eb 10,5-10; Luca 1,39-45
Signore, fa’ splendere il tuo volto e noi saremo salvi

Lc 1,39 In quei giorni Maria si mise in viaggio verso la montagna e raggiunse in fretta una città di Giuda. 40 Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta. 41 Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino le sussultò nel grembo. Elisabetta fu piena di Spirito Santo 42 ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! 43 A che debbo che la madre del mio Signore venga a me? 44 Ecco, appena la voce del tuo saluto è giunta ai miei orecchi, il bambino ha esultato di gioia nel mio grembo. 45 E beata colei che ha creduto nell’adempimento delle parole del Signore».


Si direbbe che nella cristologia di Luca spazio e movimento non abbiano meno importanza simbolica del tempo. Si direbbe che per Luca i luoghi in cui si svolgono le storie di cui ci parla siano divenuti Terra Santa in ragione del fatto che Cristo li ha attraversati. Com’è noto, fatti e parole del terzo Vangelo sono distribuiti secondo uno schema geografico che va dalla predicazione in Galilea (4,14-9,50) al “Grande Viaggio” (9,51-19,27) fino a Gerusalemme; ma questo “grande viaggio” di Gesù non è l’unico narrato da Luca, ma solo l’ultimo. Ve ne sono, infatti, almeno altri tre, tutti nel suo Vangelo dell’infanzia.
Il primo viaggio compiuto da Gesù (trasportato dalla madre, quasi egli si trovasse dentro l’arca dell’Alleanza) è proprio quello di cui si dice nel brano odierno. Questo primo viaggio di Gesù dalla Galilea alla Giudea è il primo movimento in assoluto compiuto dal Salvatore nel creato ed istituisce un processo di deuterosi o raddoppiamento narrativo (cioè il ripetersi di uno schema di eventi futuri in un’anticipazione esemplare) che puntualmente ritroveremo a contrassegnare ogni svolta del racconto lucano. Attraverso un sistema di strette corrispondenze letterarie tra le coppie di quadri del polittico dell’Annunciazione e della Natività (cfr. 1,8-20; 26-38 e 1,57-66; 2,1-20) si stabilisce tra i due bambini annunciati una speciale relazione teologica nell’economia della Rivelazione. La Visitazione, che è al centro di questo sistema, andrà messa in rapporto con la scena di Gesù, ormai adulto, che si reca da Giovanni a farsi battezzare (3,21s). In altre parole, ciò che è destinato ad accadere nell’intreccio delle biografie vocazionali dei due candidati alla consacrazione messianica (cfr. 3,15) è già accaduto nell’incontro tra le rispettive madri. Chi dei due è chiamato ad essere Messia e chi Precursore è già possibile stabilirlo sulla base di precisi criteri.
L’elemento teologico centrale è qui l’approssimarsi di Dio al suo popolo. E’ Dio a muoversi e ad avvicinarsi alla creatura, non viceversa. Questo movimento scaturisce da un’iniziativa divina, previene non solo l’aspettativa ma persino la speranza del popolo; mentre demarca le latitudini materiali della rivelazione ne definisce anche il territorio interiore, quello della spiritualità veterotestamentaria (cfr. 1,46-56.68-79; 2,29-32; 3,4bss).
La deuterosi narrativa non serve dunque solo a tracciare il campo dello sviluppo storico dei fatti. Nel pensiero di Luca essa è una vera e propria forma del dispiegarsi della Rivelazione, un modello che potrà di nuovo applicarsi all’intera vicenda dei rapporti tra Gesù di Nazareth e Israele (qui riassunto nella persona del più grande di tutti i suoi profeti, Giovanni Battista, appunto) come profezia destinata ad aprirsi universalisticamente fino ad abbracciare tutti i popoli e ciascun figlio di donna venga a questo mondo.

  1. Rosa
    18 marzo 2010 alle 8:31

    Fino a poco tempo fa, pensavo che mettere al mondo un figlio fosse, in questo momento storico, un grande errore. Quale mondo gli avremmo lasciato in eredita? Quale orribile sorpresa avremmo riservato a quel povero piccolo inconsapevole? una natura stravolta, guerre, ogni forma di odio e sofferenza… ho fatto assolutamente di tutto per non avere figli e purtroppo, ci sono riuscita.
    Solo recentemente il mio pensiero si sta modificando, comincio a pensare in modo molto diverso.
    La vita può essere un’occasione di sofferenza o un’opportunità di felicità. Dipende solo da noi. Oggi, nonostante le tragedie che affliggono il pianeta, ho fiducia nell’uomo e nella sua immensa capacità di salvarlo. Ogni bambino che nasce è un Messia. Nelle sue mani l’umanità affida un grande progetto, quello di liberare il mondo dal dolore. Ogni madre questo lo percepisce da subito. Il proprio figlio è la fonte di tutte le gioie, è il Salvtore.
    Voglio fare qualcosa per i giovani. Voglio avere fiducia in loro, sostenerli con la mia esperienza, con la capacità, se ne ho, di educarli al dialogo e alla ricerca della vera illuminazione.
    Anch’io voglio salvare il mondo e voglio cominciare dalla mia città.

  2. rosarossadgl9
    18 marzo 2010 alle 12:34

    Ciao Rosa ho capito bene? sei in attesa?

    • Rosa
      18 marzo 2010 alle 13:05

      Cara Rosarossa,
      purtroppo no, ma non importa che i figli siano miei o di altri, anzi, ho sempre cresciuto figli di altri, per paura di avene di miei. che vuoi farci, è il karma!
      Quello che voglio dire è che è necessario credere fortemente nella possibilità di cambiare il mondo, per cambiarlo!
      Non farci scoraggiare dalle brutture create dagli uomini. Proprio perchè sono state generate da noi, possono essere, da noi, trasformate.
      L’inverno si trasforma sempre in primavera. Spesso ci assale un senso di scoraggiamento e di solitudine, o ci convinciamo che sia troppo tardi per invertire la rotta, nei destini dell’umanità. E’ un grande errore. E’ una mera illusione. La realtà è che anche un bambino, uno qualunque, può cambiare il mondo.
      Io quel bambino lo voglio aiutare a “scegliere” di cambiare il mondo, voglio educarlo al bello, all’armonia, al pensiero divergente, alla ricerca del sé, perchè so con certezza che ogni bambino è il Messia.
      Cosa potrei fare di più per me stessa e per tutti gli altri?

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