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Archive for the ‘ecumenismo’ Category

Buon anno della fede.

10 ottobre 2012 1 commento

DOMANI INIZIA L’ANNO DELLA FEDE

NELLA RICORRENZA DEL 50 ANNIVERSARIO

DELL’APERTURA DEL 21 CONCILIO ECUMENICO

VATICANO II

LA FEDE, FUOCO INTELLIGENTE…[1]

La vita di Francesco

In ricordo del cardinale Carlo Maria Martini.

5 settembre 2012 2 commenti

LE ULTIME ORE DEL CARDINALE MARTINI

Per un’ecclesiologia narrativa

Ho il piacere di presentare la seconda parte del Breve profilo di storia della Chiesa. Per un’ecclesiologia narrativa (secc. XI-XVI). Testi originali con un ricco apparato iconografico e multimediale.

Breve profilo di storia della Chiesa

per un’ecclesiologia narrativa


di Giampiero Tre Re

SECONDA PARTE

Dalla riforma gregoriana alla Riforma protestante (XI-XVI)

Una morale discutibile

 

A Paolo VII

In mezzo secolo di decorso postconciliare, il Vaticano II ha prodotto un richiamo della riflessione sulla Chiesa come soggetto collettivo in cui risiedono le condizioni (antropologiche, storiche, giuridiche, istituzionali) della fede delle singole persone. Occorre però tornare sui nostri passi, anzi andar oltre, e non perdere di vista che anche la Chiesa “società perfetta” non è in realtà che un’astrazione a metà discorso tra teologia e sociologia, in quanto la relazione realmente e originariamente esistente è comunque quella tra persone. Nella fattispecie la relazione ecclesiale originaria è quella tra Gesù e il discepolo. Sono dunque le condizioni di possibilità della Chiesa ad essere in realtà poste nelle strutture personalistiche dell’esistenza cristiana. Leggi tutto…

Atei devoti, beghine di regime e stragi di poveri cristi

8 gennaio 2011 3 commenti

Caro Giorgio,

Dopo gli atei devoti eccoci alle bizzochere gaudenti. Dopo la teologia del natale consumista dei Malvolio de “la bussola quotidiana“, il martirio del Natale di sangue dei cristiani copti.
Trovi in calce un florilegio dell’elogio cattolico del consumismo natalizio tratto dalla suddetta rivista on line, ripreso poi dal Giornale di Feltri. La strage di Natale dei cristiani copti ad Alessandria ha però dato la misura di quanto il cattolicesimo conservatore abbia in realtà perso la bussola, Leggi tutto…

Laudate hominem. Omaggio a Fabrizio De Andrè

1 giugno 2010 5 commenti

Ieri sera, con solo un ritardo latidudinario sull’orario previsto, è andato in scena in una traboccante Sala Scarlatti del Conservatorio Bellini di Palermo «Laudate Hominem. L’Odoimé e la Buona Novella – omaggio a Fabrizio De André». Coro Polifonico del Balzo con l’Orchestra Sinfonica del Conservatorio Vincenzo Bellini di Palermo diretta dal maestro Vincenzo Pillitteri. Voci recitanti Edoardo De Angelis e Luciano Roman. Tra i bassi del coro il nostro caro amico webmaster Giampiero Tre Re.
Sono state eseguite nell’ordine: Popule meus, Venneri e Santu (Bisacquino) Quartina 1, Laudate Dominum, L’infanzia di Maria, Protovangelo di Giacomo IX.3, Il ritorno di Giuseppe, Vangelo dell’infanzia Armeno – VI.2, Vangelo dello pseudo-Matteo, X, Il sogno di Maria, Ave Maria, Viaggiu dulurusu, Venneri e Santu (Bisacquino) Quartina 48, Laudes evageliorum perugine (passi), Maria nella bottega d’un falegname, Venneri e Santu (Bisacquino) Quartine 53-60, Via della Croce, Laudes evageliorum perugine (passi), Tre Madri, Donna del Paradiso, Venneri e Santu (Bisacquino) Quartina 95, duina 99, Il testamento di Tito, Laudate hominem.
Le tre linee portanti del concerto: i versi delle nenie del Venerdì Santo e della novena di Bisacquino, quelli di Jacopone da Todi, quelli – infine ma non da ultimo – di De Andrè, si fondono, con l’orditura intessuta con gli apocrifi e le laudi, in un equilibrio armonico, prima che musicale già epistemologico, che produce, nella ri-costruzione della Buona Novella deandreiana, un risultato olistico e relazionale in cui le nenie del Venerdì Santo fanno da cerniera spazio temporale con l’uditorio.
Si crea un risultato vivo in cui esecutore e spettatore sono parti dell’unica storia che la Buona Novella ci racconta. Un esperimento tanto audace quanto riuscito. L’universalità del linguaggio musicale e la cerniera dialettale, suscettibile di essere riscritta in ogni altro possibile idioma, diventano modello narrativo suscettibile di essere udito e compreso oltre la lingua (italiana) e riprodotto in un numero indefinito di varianti, tante quante sono quelle che coloro che l’ascoltano sono in grado di impersonificare. Un’esperienza gratificante.
Calogero Massimo Cammalleri

Né su questo monte, né in Gerusalemme. Un loghion per

30 gennaio 2009 4 commenti

luzzati-succoth-jpg«”Nel dire nuova, Dio ha reso antiquata la prima alleanza. Ma ciò che diventa antiquato e che invecchia è prossimo alla scomparsa” (Lettera agli ebrei 8, 13). La profezia contenuta in questo testo apostolico tuttora inserito a pieno titolo fra le lettere di Paolo (benché l’attribuzione sia controversa) ha subito la smentita di diciannove secoli di storia.
Sopravvissuti a innumerevoli persecuzioni e tentativi di sterminio, nel Novecento gli ebrei hanno rifondato uno Stato nella loro terra d’origine e sono tornati in milioni a parlare una lingua che pareva morta, a lungo rinchiusa nelle sole funzioni liturgiche.
Un enigma, un miracolo, un accidente fastidioso? Il mondo fatica a rispondere, e con esso la Chiesa che si era concepita come Nuova Israele».

Per quanto non privo di osservazioni accettabili il pezzo di Gad Lerner apparso stamani su Repubblica col titolo “Quel vescovo non è un alieno” è un esempio di come NON vada fatto il dialogo ebraico-cristiano. Leggi tutto…

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