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Un Paese per vecchi

Bardem

«Non temo Berlusconi in sé,
temo Berlusconi in me»
(Giorgio Gaber)

Perché gl’italiani da quindici anni votano soprattutto Berlusconi? Perché il nostro è un Paese vecchio. La popolazione invecchia. I giovani abitano con i vecchi fino a tarda età. Il vecchio convive col vecchio. Il vetusto con l’arcaico. Sono vecchi gli uomini politici; l’età media del governo, all’atto dell’insediamento, era di 50; ma ancora più alta l’età media in Parlamento: 54 anni (contro i 42,5 anni della popolazione italiana, che pure è seconda al mondo solo a quella del Giappone, di un anno più vecchia). La Costituzione italiana è tutt’ora più giovane di buona parte dei nostri parlamentari. Anche i pochi uomini politici “giovani” (under 40), sembrano già vecchi, perché è vecchia la politica. L’economia italiana? Vecchia. L’età media dei top-manager italiani è di 58 anni (56 negli USA). La metà dei quaranta top-manager italiani ha più di 60 anni. Ma nelle attività produttive meglio che altrove è smentito il detto che la vecchiaia è innocua. L’obsolescenza di impianti e attrezzature rappresenta uno dei maggiori fattori di rischio negli incidenti sul lavoro, per i quali l’Italia è tristemente in testa a tutte le classifiche.
Le nostre scuole sono vecchie, crollano. Età media degli edifici scolastici, al nord come al centro e al sud: 70 anni. Gli ospedali appena compiuti sono già vecchi, infatti crollano pure questi, quasi subito. La ricerca è vecchia, l’università è vecchia: in Italia ci si laurea, in media a 27-28 anni. L’età media dei docenti universitari italiani? 51 anni, la più alta d’Europa. I programmi televisivi sono vecchi e per vecchi. La sigla di Porta a Porta, per dire, la trasmissione di Bruno Vespa (65), suona dal 22 gennaio 1996, ed ha finora realizzato circa 1550 puntate, per un totale di oltre 2840 ore di trasmissione. La satira politica è vecchia. Le battute dei politici sono vecchie e anche quelle sui politici. Persino gli scandali, in Italia, sono roba per vecchi nevrotici ossessionati da una falsa immagine di sé.
In altre occasioni ho tuttavia affermato che la vecchiezza del nostro sistema non è in sé un male; che, per dirne una, Mussolini fu, a soli 39 anni, il più giovane primo ministro italiano di tutti i tempi, mentre Berlusconi iniziò la sua carriera politica a ben 58 anni, più o meno la stessa età in cui l’altro la concludeva. La vecchiaia, insomma, può stoicamente esser vista come un sistema di autoregolazione intrinseco all’ordine naturale delle cose…
Il sospetto è, però, che tutta questa obsolescenza celi una scarsa attitudine alla meritocrazia nella selezione delle classi dirigenti, ma soprattutto un basso grado di mobilità sociale, e dunque di uguaglianza sostanziale.
Gl’italiani votano Berlusconi perché si rispecchiano in uno di loro. Perché Berlusconi è uno di noi, povero vecchio!

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  1. Sebastian
    30 maggio 2009 alle 6:49

    L’informazione italiana e la gerontocrazia.
    Tratto dal film di Nanni Loy “Signore e signori buonanotte” del 1976.

  2. Sigfried
    30 maggio 2009 alle 17:33

    Purtroppo ti devo dare ragione, l’Italia soffoca costantemente noi giovani, ci taglia le ali prima ancora che impariamo a volare, e lo dico io che non ho ancora rinunciato ai miei sogni.
    Ma l’evidenza dei fatti mi porta spesso a pensare: “perchè sogno ancora? tanto non realizzerò mai ciò che voglio, basta non ci credo più…”
    ma uccidere i miei sogni sarebbe l’equivalente di uccidere me stesso, quindi continuo a credere nelle fate, perchè se non credi nelle fate esse muoiono, e una volta morte le fate nulla potrà riportarle in vita.

    E’ il sistema che è marcio in Italia. Tutto corrotto, da chi è vecchio e non crede più a nulla se non al dio denaro. Che schifo.
    Mi potete biasimare se ho voglia di fuggire? Possiamo biasimare le centinaia di giovani laureati che hanno guadagnato i loro titoli con fatica e che vanno all’estero per poter realizzare i loro progetti?

    Di chi è la colpa se l’ignoranza pervade le camere delle nostre case (soprattutto quelle che contengono una tv)?
    La cultura è disprezzata, l’intellettualismo considerato da sfigati… ci si entusiasma per uomini e donne e per grande fratello.

    Che modelli vengono dati ai giovani d’oggi?
    Il modello che vogliono i vecchi al potere ovvero ragazzi imbecilli e ragazze sgualdrine.
    Perchè chi vuole pensare con la sua testa è allontanato dal gruppo e giudicato sfigato? Perchè un ragazzo di 14 anni che si interessa alla letteratura è costretto ad avere 2 o 3 amici al massimo?
    Perchè accade tutto questo in un paese che è stato la culla della poesia e dell’arte?
    Cosa ci ha fatto cambiare così radicalmente opinione?
    Può un paese che ha partorito Dante, Leopardi e Boccaccio abbassarsi ad un simile livello?
    Perchè quando i giovani tentano di farsi sentire ci vengono mandate incontro le forze dell’ordine? Le squadre speciali, la polizia nei nostri atenei.

    L’ateneo di lettere e filosofia, l’unico posto dove abbia mai trovato miei “simili” invaso da tizi con i manganelli, un posto dove la violenza è disprezzata, invaso da persone che portano le loro armi e le loro leggi. Lì nel nostro sancta sanctorum.
    Di chi è la colpa di tutto questo?

    Che schifo.

  3. Rosalia
    31 maggio 2009 alle 9:38

    Sapete cosa è triste? Ke non ci sia di fatto, neanche dall’altra parte niente di meglio e tutto ciò presto o tardi porterà il paese alla deriva!In realtà siamo in mano a dei burattinai che giocano a fare gli avversari, ma che sottobanco si spartiscono la pagnotta! E noi poveri “celebrolesi” continuiamo a farglielo fare!
    L’Italia è una nazione assurda, fatta del “tiriamo a campà”, “conosco l’amico dell’amico, che ti può aiutare”, “voglio essere bono/a, ricco/a, ma non ho molta voglia di impegnarmi” e poi ci sono “i cuori di mamma”, che non fanno nulla di buono dalla mattina alla sera, ma hanno un piatto pronto e uan madre sempre pronta a difenderli ad ogni costo…anche quando sparano ad altre persone o sono pronti a far a botte x una partita di calcio!
    L’Italia del cuore grande, ma che se ne fotte di chi muore ogni giorno pur di portare un pezzo di pane a casa,siamo tutti pronti a criticarla questa Italia, ma realmente pochi fanno qualcosa x cambiare realmente le cose e sono chissà xkè, quelli che vengono + osteggiati!
    L’immondizia a Napoli non c’è +, ma nessuno si è kiesto dove sia andata.Viviamo come gli struzzi, xkè il nostro comportamento è da str….!
    E allora oltre a denunciare xkè non cerchiamo di fare?Su youtube ci sono quintali di materiale, che se le forze dell’ordine prendessero seriamente in considerazione, sarebbero frutto di denuncie…tutto questo altrove accade, xkè da noi non è possibile?

  4. Gaetano Scarfia
    3 giugno 2009 alle 20:16

    Provo ad esporre anche il mio pensiero in proposito.
    Perché l’articolo, mi sembra visto solo in ottica antiberlusconiana, questo atteggiamento ottiene la contrapposizione, delle parti, dando ulteriore linfa al berlusconismo..
    Che è quell’atteggiamento tipico, di chi non vedendo altre altrenative si stringe ulteriormente attorno a lui, invece di lasciarlo nell’indifferenza che merita.
    Il berlusconismo e con lui il centro destra, gode dei vantaggi del dissolvimento completo della sinistra, per colpa del suicidio politico.
    La sinistra aveva da tempo smarrito, completamente l’orientamento, si è trovata incapace di scrollarsi di dosso le vecchie ideologie del passato, e soprattutto di formarne di nuove, in pratica ci troviamo di fronte a due partiti liberali, uno di ex fascisti l’altro di ex comunisti.
    Questa ultima campagna elettorale è stata caratterizzata, da una solo parola “papi” basta questa parola per racchiudere sia le idee del centro destra sia quelle del centro sinistra.
    Se dovessi definire l’attuale scenario politico, lo farei descrivendo una scena vista ad un film, dove cercando un volontario, tutti fanno un passo indietro, e lo sprovveduto rimane davanti a tutti.
    Tutta la nostra classe politica, si sta dimostrando incapace di stare al passo con i tempi, arranca dietro ai cambiamenti, repentini di questa società.
    Si continua ancora a credere all’ideologia della crescita, pensando che la nostra economia non funziona se non cresce, e l’unica cosa a crescere sono le bocche da sfamare, a fronte di ricchezze sempre meno disponibili.
    Addirittura si pensa alla pazzia del nucleare, andando in controtendenza mondiale.
    La conclusione a questo mio ragionamento, è che la gente vota Berlusconi perché attorno c’è il vuoto totale, direi meglio, lui è indubbiamente il niente con il vuoto attorno.
    Questo vuoto ha origini lontane, 1968, questi vecchi erano i giovani di allora, che sotto il vento della passione sono riusciti a cambiare il mondo.
    I miei figli ascoltano oggi, la musica di quei giovani, le idee di allora sono ancora valide, “fate l’amore non la guerra”, “i figli dei fiori”, la minigonna, il femminismo.
    Adesso il potere è detenuto da quei giovani, difficile che lascino spazio a idee nuove, visti i risultati che hanno avuto le loro idee.
    Ma se non si cambiano radicalmente, queste idee, saremmo costretti a cambiare il modo traumatico, vedendo migliaia di persone morire di fame, guerre per il dominio dell’acqua, sempre meno risorse sfruttabili e l’effetto serra che ogni giorno richiede un tributo sempre più alto.
    A questo punto, il berlusconismo, sembra perfino più piccolo del proprio lider.

    Cosa fare?, visto che la discussione è a livello politico, e sono andato leggermente fuori tema.

    Beh alle ultime elezioni comunali, ho messo la croce sul mio nome e cognome sopra ad una lista civica indipendente.
    Lo scopo è entrare nella stanza dei bottoni comunale, erodere il potere quasi assoluto che detengono questi venditori di niente, sia di destra sia di sinistra.
    Un piccolissimo risultato, andrà sicuramente meglio alle prossime elezioni, mettersi a fare politica, interessarsi, andare ai consigli comunali, portarci i ragazzi, i propri figli, perché la democrazia è partecipazione, dare a loro una speranza di cambiamento.
    Altrimenti saranno inevitabilmente sempre i vecchi a dominare, ma non perché le loro idee sono migliori, ma solo perché non vi è nessun confronto.

  5. Rosalba
    3 giugno 2009 alle 21:52

    Perchè, come dici tu, cara Rosalia, siamo il paese degli struzzi e mettere la testa sotto la sabbia ci piace da matti. Sarà un fatto culturale, una pigrizia innata che è con noi da quando questa Italia è nata, permettondoci (?) di destreggiarci tra guerre grandi e piccole; sarà che abbiamo paura delle novità, del metterci di fronte alla realtà delle cose (che spesso non ci piacciono). Sarà che… la realtà (una spiacevole realtà) è questa e noi siamo messi cosi: vecchi ancor prima di nascere e questo ci porta ad una inconcludente voglia di esserci, che in realtà si tramuta spesso in un gioco a nascondino, un gioco pericoloso che non ci fa essere veri e non ci permette di fare realmente qualcosa per migliorare la situazione in generale. La domanda è: vogliamo veramente fare qualcosa o le nostre sono come al solito parole al vento? Tanto, domani è un altro giorno!

  6. 5 giugno 2009 alle 2:53

    Cari Gaetano, Rosalia e Rosalba, grazie di avere animato questo dibattito. Sono sostanzialmente d’accordo col nocciolo argomentativo del vostro discorso: uscire dal giovanilismo di ritorno della politica delle due destre (però sento nell’aria sempre più spesso “giovinezza, giovinezza”, caro Gaetano, altro che Beatles e Beach Boys!). Il Berlusconismo è fortemente radicato ormai nel Paese perché ha tirato su a calcio e televisione un’intera generazione d’italiani, la generazione della “vita bassa”.
    L’opposizione che non c’è non è scomparsa solo perché come si dice non sa più parlare al suo popolo. In tempi di crisi, ormai si sa, non si verifica affatto uno spostamento a sinistra ma una polarizzazione e comunque una prevalenza del desiderio di stabilità e sicurezza, non certo di rischio e innovazione. Ma L’opposizione democratica non ha saputo diventare modello educativo, non ha saputo elaborare e indicare ai giovani italiani un modello di politica non di destra e nello stesso tempo di buona qualità. Ormai è troppo tardi, con buona pace del volenteroso Franceschini, perché la base del PD è zeppa di vecchi arnesi della politica. In questo io vedo la maggiore responsabilità del recente cattolicesimo italiano in politica.

    .

  7. Sebastian
    5 giugno 2009 alle 5:56

    Direi, forse non esagerando, clericalismo cattolico, più che cattolicesimo cattolico. Ho l’impressione che un certo orientamento e, varie scelte politiche di questi ultimi anni sembrerebbero ispirate ad interessi clericali fra l’altro, notoriamente espressione di una gerontocrazia maschilista che inevitabilmente non può che proiettarsi sui modelli educativi adottati nel nostro paese. Della serie “Lattanti per sempre”.

  8. Sigfried
    5 giugno 2009 alle 15:17

    Mah, io penso sempre cose strane, per la mia testa ne passano tante di robe insensate o assurde, però ho sempre sostenuto che la politica sia una fetta marcia di qualsiasi stato.
    Sarò anche disilluso, ma non esiste in politica una persona che non pensi al proprio tornaconto personale, si va lì a candidarsi pensado più che altro allo stipendio.
    Ne ho vista troppa di gente che infiamma il popolo con promesse improbabili e poi non conclude un bel niente se non rimpinguarsi il portafogli.
    Per questo sono contrario alla politica, una cosa troppo corrotta perchè io mi ci possa mettere in mezzo.
    Daltrocanto tutti siamo abituati ad interessarci alla politica, anche se personalmente ne farei volentieri a meno, perchè poi non sai cosa succede nel tuo paese, non sai che combina quel figlio di ***** di Berlusconi e così via…

    Per quanto riguarda il fatto “generazione di ex-giovani al comando” cosa hanno fatto di buono i giovani degli anni 60-70? Ci hanno lasciato un’Italia che sta andando letteralmente a p*****e… bello eh? pretendete anche che vi ringraziamo? La buona idea di fondo c’era…peccato che si è persa per strada poi, o semplicemente è stata dimenticata grazie alle mazzette di qualcuno.
    Bha sono troppo schifato per continuare a scrivere, scusatemi l’uso di parole poco fini, ma servono a rendere l’idea di quanto sia arrabbiato con i politici.

  9. Gaetano Scarfia
    6 giugno 2009 alle 9:47

    La partitica.
    Da non confondere con la politica, che vuol dire l’arte di governare le società.
    La parola non esiste, ma esiste il modo comportamentale, e allora dovrebbe essere coniata una nuova parola, se partitica non va bene si accettano proposte.
    Il nostro regime politico è basato sulla democrazia, etimologicamente demos = popolo e cratos = potere, la comunione di queste parole vuol dire “governo del popolo”.
    Se ne deduce che, noi, dovremmo avere delle idee e poi eleggere i nostri rappresentanti, ma, di fatto, funziona cosi “dammi il tuo voto che io so che cosa ci vuole per te”.
    Quindi l’etimologia non va bene tutti i giorni, il governo della “cosa pubblica” è di fatto nelle mani degli uomini di partito, e tutte le loro diramazioni, sono i partiti che eleggono i vari cda, asl, comunità montane, grandi aziende parastatali, giornali, televisioni, di fatto le istituzioni sono saldamente in mano ai partiti, fino ad arrivare alle cose semplici, la doccia è di sinistra e il bagno è di destra.
    Il popolo tramite le elezioni demanda a pochi uomini il “governo del popolo” In questi giorni ci sono stati molti libri che riportano chiaramente questo stato di cose “La casta” su tutte, ma anche un libro piccolo “L’Italia degli sprechi” una vera piaga che costa al contribuente l’equivalente di due finanziarie l’anno.
    Il contribuente, parola che deve essere indice di rispetto, che invece è stato trasformato in “utente” parola che vuol dire in pratica “povero pirla”, loro ci hanno messo, ma anche noi ci mettiamo da soli in questa categoria.
    La nostra incapacità di definire i ruoli, di fatto fa sì che noi perdiamo l’autocoscienza, quindi perdiamo la capacità di capire cosa sia giusto e cosa sia sbagliato, nella gestione della cosa pubblica.
    Di fatto la coscienza pubblica, invece di essere “nostra” è stata demandata alle istituzioni e quindi ai partiti, il cerchio si chiude.
    Da pochi anni è notizia di tutti i giorni, che molte amministrazioni comunali, di fatto approfittano della poca chiarezza di alcune leggi per fare cassa.

    Faccio solo un piccolo esempio, sono state installate telecamere per il rilievo di infrazioni, se entrate in una via dove vi è traffico limitato, e siete inquadrati da una telecamera, vi prendete una multa, ma se siete particolarmente sfortunati ed entrate contemporaneamente, nell’inquadratura di un’altra telecamera, vi prendete due multe in contemporanea per la stessa infrazione, se avete soldi e tempo da perdere un avvocato ve ne farà togliere una poiché la legge è chiara “una sola multa per infrazione”.
    Spero abbiate notato che qualcosa non funziona, il comune tramite la “polizia locale” di fatto opera costantemente in regime di illegalità, senza che nessun giudice o altra istituzione faccia smettere, questo stato di cose, perché è automatico, l’illegalità del comune scatta quando vi emette la seconda multa per la stessa infrazione.
    Anche qui, se non interviene il gabibbo, le cose difficilmente cambiano, perché diciamola tutta difficilmente vi costituite in un comitato e portate il sindaco o il capo della polizia locale davanti ad un giudice per fargli “rimettere i suoi peccati”.
    Perché di fatto abbiamo tacitato la nostra coscienza civica nel momento in cui abbiamo messo una croce su un simbolo di partito, passando in questo modo da contribuenti ad utenti.
    SIAMO NOI, CHE DOBBIAMO CONTROLLARE CHE LE ISTITUZIONI, FACCIANO IL LORO DOVERE.

    Quante volte avete osservato un ausiliario del traffico, mentre esercita il suo lavoro, e se nel caso notate che fa solo una multa ad un’auto si e ad un’altra no, siete pronti per andarlo a denunciare per omissioni d’atti di ufficio, perché per noi la sanzione scatta quando siamo in divieto di sosta, per lui scatta quando non eleva questa contravvenzione.

    Ho citato l’ausiliario, perché rappresenta forse il livello istituzionale più basso, il parallelismo mi sembra ovvio, se non siamo capaci di controllare lui figuratevi chì può andare a fare il presidente del consiglio.
    Per questo sono intervenuto in questa discussione, vorrei espanderla, andare oltre, spero per lo meno che abbiate capito che non sono di né di destra, né di sinistra, perché con demando a questa catechizzazione la mia coscienza, a questo gioco non voglio giocare.

    Ragiono con la mia testa e sono TUTTI sotto osservazione.

  10. Rosalba
    6 giugno 2009 alle 12:55

    Concordo con Gaetano. Siamo noi… che dobbiamo, abbiamo il dovere, di controllare che tutto sia fatto secondo giustizia. Dove sono finiti i veri italiani? Quelli che, appena finita la guerra, si rimboccavano le maniche e colmavano i vuoti a perdere? Quelli che, pur di fare un diritto anche un dovere, sfidavano intemperie e temporali per portare anche un solo spirito, una sola frase, una sola opera giusta, dinanzi al cospetto di chi aveva il potere – nonchè il dovere – che quella cosa giusta fosse messa in atto? Dove sono oggi? Tutti abbarbicati tra un partitino e l’altro, con la speranza di una briciola che caschi giù dalla tavola del ricco. E la dignità, la sobrietà, la particolarità che ci distingueva dal maligno, dov’è? Siamo tutti uguali davanti all’uomo di potere… uomini senza attributi che si vendono per niente. Lo sfogo serve per dare vita alla rinascita, se l’uomo vorrà che essa sia. Grazie, Giampi, di accogliere il nostro dire… sarà vuoto pensare?

  11. 8 giugno 2009 alle 2:52

    Spero di no, cara Rosalba, spero di no. Tutto ciò (TdN, dico) è anche un progetto politico che passa per l’autoformazione.
    La politica deve riprendersi il suo ruolo di funzione critica nei confronti della società, non inseguirla in questa folle corsa al ribasso. Non è che i partiti siano la causa di tutti i mali, caro Gaetano, al contrario sono indispensabili in ogni democrazia rappresentativa, vale a dire la sola che può esistere. È che i partiti, che dovrebbero essere la mediazione tra società e politica, essendo per un lato fatti sociali e per l’altro progetti politici, hanno smarrito questa fondamentale distinzione tra politica e società, a favore di quest’ultima. Quando è la società a dire alla politica cosa deve fare allora si è già innescato il giro perverso tra manipolazione e consenso.

    • Rosa
      16 ottobre 2009 alle 9:31

      Secondo il principio della non dualità tra noi e il nostro ambiente, la situazione politica e sociale italiana rispecchia pienamente la nostra tendenza collettiva. La trasformazione del karma individuale, spesso deve fare i conti con il karma collettivo (e sicuramente quello italiano non è tra i peggiori). Il nostro paese ha da scontare alcune grandi colpe, da cui deriva una retribuzione di sofferenza. La legge mistica di causa-effetto è infallibile, questo vale per ogni manifestazione della realtà. E’ per questo che ognuno di noi, per la felicità personale e degli altri, può iniziare un percorso di trasformazione , che potrei chiamare “rivoluzione umana”. Addossare la colpe agli altri, o piangersi addosso è inutile e dannoso, poichè fa della nostra sofferenza un oggetto di culto. E’ invece necessario sviluppare saggezza, coraggio e compassione: le tre caratteristiche dell’uomo necessarie a realizzare una vita illuminata. Lavorare sulla propria trasformazione porta inevitabilmente alla trasformazione del nostro ambiente. Di questo sono certa e ogni giorno ne ho prova concreta. Ogni giorno, ogni istante facciamo scelte, facciamo sì che queste siano sempre rivolte alla creazione di valore…. il resto va da sé. Grazie dell’opportunità di dire anche la mia.

  12. 17 ottobre 2009 alle 22:05

    Grazie di essere intervenuta, cara Rosa.
    “Piangersi addosso è inutile perché fa della nostra sofferenza un oggetto di culto”. Ecco una bella frase con cui essere d’accordo. Ed eccone un’altra: “E’ necessario sviluppare saggezza, coraggio e compassione”.
    Beh, però è un po’ ovvio: chi vorrebbe sviluppare ignoranza, viltà e cinismo, ad onta del fatto che il mondo ne sia pieno?
    Poi non sono affatto persuaso della necessità di ricorrere a simboliche esotiche: perché il Karma? Non è sufficiente constatare l’inefficacia delle mitologie nostrane, per provarci con quelle altrui? Non è che voglia negare l’utilità dei simboli, magari per riabituarsi ad una maggiore riflessione… ma allora perché scimmiottare la scienza rincorrendola sul terreno del determinismo causa-effetto? Non è una causa persa in partenza?
    “Il nostro paese ha da scontare alcune grandi colpe, da cui deriva una retribuzione di sofferenza”. Non ti pare un po’ troppo generico? Quali colpe? Quali sofferenze? Chi stabilisce il collegamento necessario (moralmente, suppongo) tra colpe e sofferenze e la misura della sanzione? Dio? Il destino? Le banche? Il governo degli Stati Uniti? Il consiglio di sicurezza dell’ONU?
    Sai qual è il rischio che vedo? Che a furia di guardare al karma mandiamo in soffitta il principio di responsabilità individuale e assolti i responsabili del disastro.

  13. rosa
    18 ottobre 2009 alle 20:08

    Ricorrere alla legge “mistica” di causa-effetto non significa scimmiottare la scienza, ma semplicemente prendere coscienza del fatto che ogni cosa avviene non per caso o per destino, ma perché siamo stati noi a produrre quelle condizioni favorevoli perchè quella data cosa si manifestasse. Se lascio i miei figli per troppe ore soli davanti la tv, è evidente che ho messo cause negative per la loro crescita, dal momento che la televisione in questo momento storico ha perso ogni fine educativo, ma istiga al totale disimpegno. Questo è solo un esempio, ma tutta la nostra vita, secondo la mia visione, è in continua “simultaneità di cause ed effetti”. Parlo di simultaneità perchè, anche se non ci è possibile conoscere quando quel dato effetto si manifesterà nella nostra vita, nella causa che mettiamo, l’effetto è comunque gia insito.
    Faccio un esempio, per maggiore chiarezza: mio padre era un accanito fumatore. Nella vecchiaia decise di smettere. Nonostante questo, dopo parecchi anni, sviluppò il cancro ai polmoni che lo portò alla morte. Aveva smesso di fumare, ma la causa della sua malattia era da ricercare molto indietro nel tempo. Il Karma… è vero: il karma è insondabile. Nonostante questo, so che ognuno di noi ha delle forti tendenze comportamentali che sono difficili da sdradicare, ma non impossibili. La difficoltà sta nell’abbattere alcune paure, illusioni e dipendenze che fanno l’uomo codardo e non gli permettono di progredire. Davvero pensi che tutti desiderano essere coraggiosi, come ti sembra scontato che sia? La saggezza senza in coraggio non serve a nessuno, neanche a se stessi. A cosa serve poi avere coraggio se non si è sviluppata saggezza?Soltanto a fare danni! Ora, andiamo per gradi. Il coraggio serve per mettere azioni ed è quindi uno strumento di libertà. La domanda è: pensi davvero che tutti vogliamo essere liberi? Apparentemente si, ma purtroppo, non è così e sai perchè? per paura della solitudine! Un uomo che vuole essere libero non può e non deve avere paura della solitudine e non tutti sono disposti a rischiare di rimanere soli! Secondo te, perchè gli Italiani hanno eletto persone indegne? perchè la gente che ha paura della libertà spesso si aggrega con quelli che reputa più forti, cercando una sorta di protezione e deresponsabilizzandosi delle scelte politiche e sociali. Questo è l’inizio dei regimi autoritari. Se non fosse così, avremmo già da tempo debellato la mafia e invece, la lasciamo uccidere persone meravigliose come Padre Puglisi. Ci indignamo, facciamo anche dei bei cortei, ma non indugiamo a chiedere una raccomandazione per traovare “un posto”… Padre puglisi, che non ho mai conosciuto, non aveva paura della libertà di agire secondo saggezza nè della solitudine. Per questo è stato ucciso: per intimidire tutte le persone che nel suo esempio di vita avrebbero trovato il coraggio di mettere finalmente “buone cause” nella loro vita!
    Nessuno ammetterà mai di volere sviluppare ignoranza, viltà e cinismo, è ovvio, ma credi che tutti siano pronti ad abbandonare il loro piccolo IO per abbracciare un grande IO? Questo non significa forse vivere in maniera ignorante, vile e cinica?
    “a furia di guardare al karma mandiamo in soffitta il principio di responsabilità individuale e assolti i responsabili del disastro”.
    Mi dispiace che tu abbia compreso proprio il contrario di quello che volevo esprimere e cioè che siamo fortemente responsabili di ogni cosa, sia sul piano personale, che collettivo. Infatti, erroneamente il karma è tradotto con la parola destino. Esso è invece un “cassetto” della nostra coscienza dove vengono immagazzinate tutte le azioni della nostra esistenza, azioni che inconsciamente divengono ripetitive. Parlerò, se preferisci, di “tendenze karmiche” ok?
    Per quello che invece riguarda le considerazioni “generiche” delle sofferenze degli italiani, mi pare evidente che il cattivo governo è il prodotto delle nostre scarse attitudini all’etica e alla morale. Su questo forse troviamo accordo. Comunque, sono molto ottimista. Proprio per quel principio di “simultaneita”che prima, con vera convinzione ho esposto, ogni qual volta persone come te e come noi si impegnano per creare valori, anche se non vediamo immediatamente i frutti, essi aspettano solo di manifestarsi. Sono assolutamente sicura che, prima o poi, riusciremo a vederli.
    Ti ringrazio tanto e mi scuso per essere, alle volte, un pò veemente. Ciao.

    • 20 ottobre 2009 alle 23:02

      Sono io che ringrazio te cara Rosa, di questo tuo contributo. Purtroppo… non mi hai persuaso. Ma non fa nulla, davvero. A mio sommesso parere siamo personalmente (cioè moralmente) responsabili solo delle conseguenze consapevolmente accettate delle nostre azioni deliberate. Sono queste le sole condizioni entro le quali un’azione qualunque può essere propriamente detta “nostra”, ossia propriamente umana. C’è una quantità di azioni sbagliate, erronee o anche cattive che tuttavia non sono moralmente imputabili a nessuno perché fuori delle condizioni essenziali della moralità, per esempio compiute per ignoranza o in regime soggettivo di incompetenza. Il Karma è troppo genericamente definito, per via di metafore sempre troppo poco precise per poter stabilire quei nessi di causa ed effetto della moralità tra l’atto e il cuore.
      Come non puoi prevedere ciò che accadrà ad un bambino troppo esposto alla TV, una volta divenuto adulto; così come non sarà mai possibile collegare con precisione a posteriori un determinato atto morale (positivo o negativo) tramite una catena di deduzioni necessarie ad una e una sola causa storicamente remota, posta poniamo nell’età infantile. Se non si accetta questo, se non c’è modo di definire con maggiore precisione cosa intendiamo con i termini che usiamo allora dire Kharma, o dire destino o Provvidenza o fortuna o caso o influssi astrali vale esattamente tanto quanto.

      • Rosa
        21 ottobre 2009 alle 8:32

        Originariamente, nell’India antica, la parola “karma” indicava le azioni, commesse nel passato, che determinano la felicità o l’infelicità di una persona in questa vita, concetto che fu adottato dal Buddismo. Il termine “karma” comprende sia il buono che il cattivo karma, ma viene più spesso usato per spiegare come un particolare karma negativo produca effetti negativi nella vita presente.
        Poiché il principio del karma afferma che tutte le cause di felicità o infelicità risiedono nelle vite passate, ha il risvolto negativo di indurre nelle persone un atteggiamento passivo nei confronti della propria esistenza, che appare predestinata e impossibile da cambiare.
        Il Buddismo invece, pur ammettendo che sono le cause poste nel passato a creare il presente, insegna che è possibile nel presente determinare il proprio futuro, attraverso i pensieri, le parole e le azioni basate sul libero arbitrio individuale. Ero certa di non convincerti parlandoti del karma, perchè essendo cattolico, credi in Dio e non credi nelle infinite esistenze da cui proveniamo, nè in quelle future verso cui ci incamminiamo. Ma per me, che professo il buddismo, questo principio è invece un atto di fede che rende gioiosa e grandiosa la mia vita. Per il buddismo cercare risposte fuori da noi, è una grande inutilità. Le risposte alla nostra esistenza sono già dentro la nostra vita, basta farle affiorare, e noi lo facciamo attraverso una semplice pratica che è la recitazione del nam-mioho-renghe-chio. Questa pratica fa emergere le tre caratteristiche del budda: saggezza, coraggio e compassione (ma già lo sai). Prima però, non ho spiegato (e lo farò con parole semplicisseme) il senso della “compassione buddista” che non è pietà, nè commiserazione, ne tanto meno tolleranza. E’ semplicemente la comprensione della sofferenza e della dignità dell’altro. Per i buddisti ogni essere umano è un budda che aspetta solo di “illuminarsi”. Sei un insegnante di filosofia, quindi conosci bene questi principi fondamentali, anche se puoi non condividerli. Io voglio semplicemente dirti che ho la prova concreta che il buddismo rende la vita veramente felice, perchè ci spoglia di quegli orribili sensi di colpa del cattolicesimo e ci mette tutti i giorni al comando della nave della nostra esistenza. In ogni momento siamo padroni di invertire il corso degli eventi, mettendo “cause” in controtendenza. Se pensi che io sia una fanatica, mi dispiace davvero, ma pensare al buon Padre (o addirittura alla Madonna) al quale ricorrere per avere conforto nelle nostre sofferenze o per chiedere perdono ogni volta che facciamo un peccatuccio (nel buddismo non esiste il peccato e gli “effetti” della vita non hanno di per sè alcuna valenza positiva o negativa, poichè sono semplicemente fenomeni, cioè manifestazioni), oggi mi fa venire l’orticaria! Non te ne avere a male. Ho grande rispetto per tutte le religioni e penso che sono infinite le starde che portano all’illuminazione, nonostante questo, ti consiglio di leggere qualcosa sul buddismo, in particolare quello del monaco giapponese Nichiren Daishonin, vissuto nel XIII sec. , capostipite della religione che pratico e che si fonda sull’ultimo insegnamento di Siddartha: il Sutra del Loto. Grazie anche al buddismo, oggi sono una donna assolutamente realizzata nella famiglia, nella sociatà e nel mio lavoro e conduco una vita splendente, attorniata da persone che mi amano e mi stimano tanto. Non dico di non avere problemi, ma mi rialzo sempre con il sorriso, certa che la cosa più importante al mondo è aprirsi agli altri e creare armonia. Credo nell’uomo e nelle sue infinite potenzialità. Quando parlo con una persona (anche con te in questo momento), davanti a me c’è un Budda, e i Budda parlano tra di loro.
        Ti auguro una giornata felice.

  14. Rosa
    21 ottobre 2009 alle 8:35

    Scusami Giampiero,
    mi sono accorta che scrivo troppo…. se vuoi puoi anche non rispondermi più.

  15. 21 ottobre 2009 alle 17:45

    Al contrario, cara Rosa. La tua conversazione è molto gradevole e istruttiva e t’invito a restare, se vuoi.
    Visto il tipo di dialogo che proponi è meglio spostare la discussione in un forum più adatto, qui su TdN: “Scuola di preghiera”. Dai un’occhiata cliccando sul link qui sotto:
    http://wp.me/P25ki-8z
    Altrimenti, se preferisci, rimaniamo in questo forum. A presto.

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