Anno B, Tempo ordinario, III domenica


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COMMENTO AL VANGELO DOMENICALE

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Kerygma e metanoia

Anno B, Tempo Ordinario, III domenica
Gio 3,1-5; Sal 24; 1Cor 7,29-31; Mc 1,14-20
Fammi conoscere, Signore, le tue vie.

Mc 1,14Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea proclamando il vangelo di Dio e diceva: 15″Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel vangelo”.
16Passando lungo il mare di Galilea, vide Simone e Andrea, fratello di Simone, mentre gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. 17Gesù disse loro: “Venite dietro a me, vi farò diventare pescatori di uomini”. 18E subito, lasciarono le reti e lo seguirono. 19Andando un poco oltre, vide Giacomo di Zebedèo e Giovanni suo fratello mentre anch’essi nella barca riparavano le reti. 20E subito li chiamò. Ed essi, lasciarono il loro padre Zebedèo nella barca con i garzoni e andarono dietro a lui.

Il kèrygma (annuncio) contenuto in Mc 1,15 – ed in particolare il termine “metànoia” – è la chiave della lettera di oggi. Occorre in primo luogo comprendere adeguatamente la metanoia, sgombrando il campo da traduzioni tanto accreditate quanto fuorvianti. Non alla teshuvà veterotestamentaria, alla “conversione”, (termine con cui è generalmente reso nelle traduzioni moderne) fa riferimento “metanoèite“, bensì alla radice ebraica nhm: “pentirsi”, che dal banale uso originario di “cambiare idea”, o “pentirsi di una scelta o un atto”, nel nuovo testamento, quando usato in senso assoluto, assume il valore di un totale cambiamento di vita e di mentalità.
La lettera di oggi dice innanzi tutto che la metanoia è inscindibile dal “confidare” nel Vangelo. L’espressione “en to euangelìo“, infatti, è da intendere riferito tanto a “pistèuete” (imperativo: “confidate!” o “affidatevi”) che a “metanoèite” (“pentitevi”). Prima di credere “nel vangelo” è assolutamente necessario “pentirsi nel vangelo”.
Ma cosa significa “far metanoia nel vangelo?”.
I racconti vocazionali e la giornata-tipo del ministero in Galilea (Mc 1,21-39), inseriti dall’evangelista immediatamente dopo la formula kerygmatica, hanno precisamente lo scopo di illustrare questo significato, mettendo in evidenza la forza performativa del dire di Cristo. Gesù “fa cose con le parole”; egli parla ed accadono osservabili novità nelle storie personali (1,18.20).
La comunicazione di Gesù di Nazareth entra dentro la vita quotidiana e trafigura le biografie delle persone; le relazioni e persino i mestieri che le individuano diventano simboli (17b), rivelano improvvisamente un senso provvidenziale rimasto fino ad allora segreto agli stessi protagonisti. La metanoia, come si vede, non è semplicemente “conversione” perché gli interlocutori di Cristo non sono chiamati ad abbandonare vie di per sé cattive, ma, molto più radicalmente, l’attività e le relazioni su cui “fanno affidamento” per il sostentamento proprio e dei propri cari, il loro abituale modo d’essere e di pensare se stessi.
Metanoia non è un atto, ma semmai un attimo, ed anche un processo, l’inizio di un cammino fisico che ne suppone un altro, interiore. “Metanoeite en to euanghelio“, allora, è Gesù che propone il lavoro del Regno. Non un banale proselitismo (“convertitevi al vangelo”), ma “progettate con me una vita nuova nell’annuncio”, nel duplice senso di aderirvi e di spendere la vita nel farsene a propria volta portatori. E’ dunque un tempo dalla qualità tutta speciale, “kairòs“, l’istante di questa singola esistenza occupato dalla voce di Cristo, che le assegna un preciso mandato individuale.
“Il tuo momento buono è ora!” è perciò il vero senso dell’espressione “peplèrotai o kairòs“, ordinariamente tradotta con uno scialbo “il tempo è compiuto”.
Il kerygma del Regno non è solo un annuncio, ma comincia a realizzare effettivamente (ènghiken, “viene”) la “Signoria di Dio” (basilèia tou Theoù) con l’annuncio stesso. E’ chiaro, infatti, che il Regno non è un’entità territoriale, ma, come dice il valore di superlativo della formula “Regno di Dio“, una realtà di rapporti interpersonali di una qualità nuova e duratura, per iniziativa di Dio.

La prassi di evangelizzazione di Gesù rende il senso vero delle sue parole. Egli non è, come invece il Battista, un predicatore apocalittico della fine dei tempi ma l’iniziatore di una nuova storia di rapporti con Dio, con se stessi e con gli altri:

“Cogli al volo l’occasione
oggi comincia per te l’era dell’azione diretta di Dio:
credici, e decidi di vivere davvero”

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