Nino Lanzetta, Per capire Puglisi

Per capire Puglisi
di Nino Lanzetta

L’Autore, un laico impegnato nella diocesi di Forlì, è stato allievo spirituale, collaboratore e amico personale di Padre Pino Puglisi.

Per capire chi è stato Puglisi, credo si debba partire da molto lontano, da quando era ancora un ragazzo.
Puglisi aveva dei genitori che avevano forte il senso dell’onestà, del senso della giustizia e della dignità dell’uomo anche se povero.
Queste due figure ebbero una grande importanza per il giovane Pino. Il padre, uomo onesto, lavoratore, attento ai bisogni di chi, come lui, era povero e la madre, Giuseppina, una donna sempre sorridente che si immedesimava nei bisogni degli altri.
In questo ambito familiare così pervaso di semplicità, di onestà, di senso della giustizia, di riscatto dei più poveri, Puglisi imparava dai genitori ad amare Dio e a confidare nella Provvidenza.
Spesso don Pino ricorreva alla Provvidenza sicuro (perché così gli era stato insegnato) di avere una risposta, di avere un sostegno.
Questa convinzione, o meglio fede, si sintetizza nelle parole scritte dietro nell’immagine della madre fatta fare per la sua scomparsa “mi sono sempre posto davanti agli occhi del Signore; Egli è alla mia destra, non posso vacillare. Perciò ne gioisce il mio cuore: c’è da saziarsi di gioia alla tua presenza, di delizie senza fine vicino a te” dal Salmo 15(16).
Un’altra figura importante per il giovane Puglisi è stata, per l’esempio di vita sacerdotale, Padre Messina che dedicò tutta la vita ai giovani.
Queste persone ebbero un ruolo importante per la sua scelta alla vita consacrata. A questo proposito ricordo che, tra la miriade di libri accatastati tra gli scaffali, uno mi colpì per il fatto che all’interno non c’era la solita scritta “3P” che ne attestava l’appartenenza, ma una data e una firma con scritto: sacerdote Giuseppe Puglisi; il titolo del libro: San Filippo Neri.
Basta leggere la storia di questo Santo per conoscere chi era Puglisi.
Io credo che il nostro don Pino poco avesse a che fare con un tipo di Chiesa quale fu quella prima del Concilio Vaticano II, se non per il fatto di essere stato ordinato sacerdote proprio in quel tempo e per le mani di un Arcivescovo, il Card. Ruffini, conservatore.
Puglisi è stato un vero testimone del Concilio Vaticano II.
Ci sono tante cose che ci fanno dire così. Si percepiva che il Concilio aveva dato risposte ai suoi tanti interrogativi e lo dimostra il fatto che ne consultò e ne studiò continuamente i documenti. Puglisi fu tra i primi che valorizzò il laicato dandogli un ruolo di grande valore all’interno della Chiesa.
Una Chiesa vicina alla gente e per la gente; una Chiesa voce dei poveri, ai quali non bisognava dare solo il pane ma anche la Parola. E’ nella Sacra scrittura la chiave di lettura della missione di questo Profeta.
La Parola riusciva ad essere elemento di congiunzione nel rapporto con Dio anche attraverso mille povertà e tanta sete di giustizia. E’ la Parola di Dio che ci salva e che ci renderà, un giorno, giustizia.
E la parola non è ad uso esclusivo di una casta, di una cerchia ristretta di uomini, ma è per tutti coloro che la cercano, mafiosi compresi. Sappiamo tutti come lui chiese fortemente un incontro: incontriamoci, parliamoci…
Cosa lo teneva lontano dal “palazzo” se non una visione di Chiesa che stentava, faticava ad accettare un ruolo di primo piano che doveva essere dato, come avevano pronunciato i padri del Concilio, ai laici.
Questa prospettiva, secondo Puglisi, avrebbe dato l’opportunità al popolo di fare conoscenza delle cose di Dio, di fare esperienza di una salvezza che è per tutti.
Quindi, come dicevo prima, Puglisi è stato un’espressione del Concilio Vaticano II.
Un modo di essere sacerdote, calato nei problemi del popolo ma alla luce del Vangelo, vero strumento di salvezza.
E’ la pedagogia della Parola che ha fatto di Puglisi un sacerdote da imitare, un martire della Chiesa, un Profeta che ha alzato la sua voce.

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  1. anna
    17 dicembre 2008 alle 15:03

    Caro Giampiero,
    Il limite del gruppo, nel senso che tu hai giustamente rintracciato, ha prodotto gli esiti che conosciamo ma forse, in qualche maniera, ha reso possibile lo sganciamento naturale che è sotteso a tutte le età adulte. Chi di noi ha scelto altre strade senza abbandonare la Strada è stato facilitato, seppur in alcuni casi con dolore, dall’aver come parte del proprio patrimonio prezioso l’esperienza di CI, luogo in cui abbiamo fatto davvero l’esperienza di Comunione. Mi sembra di non sbagliare dicendo che è questa che non si esaurisce anche quando la realtà comunitaria dovesse terminare. E’ fin troppo evidente il mio debito di riconoscenza? Ti abbraccio con affetto. Anna

  2. Linda
    17 dicembre 2008 alle 20:27

    Per Jò
    ciao Jò, so benissimo chi sei, solo che non ricordo il bigliettino…, scusa. Sono comunque contenta che ti ricordi di me; chiederò a Giampi un tuo recapito telefonico, così parliamo un po’, ti abbraccio forte anch’io!

    Per Giampi
    grazie per il “benvenuto”, ma ricorda che la casualità non esiste… credo proprio che ci sia un disegno. Mi dispiace solo di avere poco tempo fra lavoro e corso, non appena posso vorrei dire la mia sul gruppo, solo che adesso devo proprio andare, mia sorella mi aspetta – bacilli per tutti

  3. p.Cesare di C.I.
    18 dicembre 2008 alle 21:12

    Cari amici,
    mi fa dovere morale rispondervi : a Nino, ad Anna, a Gabriella, ad Adele e a Giampi, chi vi scrive da Giampi e da alcuni di voi fu battezzato con il nome di “ Nivurunciò” per il colore olivastro della mia pelle, ma se perr i primi tempi me la prendevo, poi capii, che chi si appellava a me mi voleva veramente bene, grazie! Perché questo mi faceva essere soggetto del vostro amore e della vostra amicizia, conservo questo come qualcosa di veramente sacro ed eterno. Vi saluto caramente e con affetto immenso perché preziosi alla mia vita.

    Cara Gabriella,
    tu scrivi poiché è riportato da Nino: “C.I. solamente come una esperienza umana che prevede anche un fine, un compimento”, siccome anche altri di voi scrivono parlando di una esperienza umana in C.I., spero solo che non vogliate intenderlo ad litteram ma solo un modo d’esprimersi. Perché, se così fosse, non sono d’accordo, poiché per me C. I. è stata non solo una esperienza umana, ma fortemente una esperienza ricca d’umanità incarnata nella fede in Cristo, sempre così ho visto la mia esperienza in C.I.. prova ne è che solo con alcuni non siamo rimasti in contatto, ma con tanti siamo rimasti amici, ricchi dell’amalgama che ci ha tenuti vivi e stretti, perché i legami di profonda ed autentica comunione che si sono instaurati con la preghiera, neanche la bomba atomica può spezzare. Il valore umano per C.I. non è, non era e non sarà mai disgiunto dalla ricchezza spirituale, ecco l’oro, che nonostante passano gli anni rimane sempre, poiché ho visto tante realtà impregnate solo del valore umano ma sono finite come la ruggine.
    Sai Gabri, ancora oggi il gruppo famiglia C. I. esiste, dopo un cammino di più di trentacinque anni, mi chiedo cosa lo fa vivere? Perché tanti hanno ricevuto e si sono realizzati. Tanti vi sono ancora e a tanti altri farà la sua proposta C. I.. Interessante è sapere quali dinamiche esso segue? credo che sia quello d’ essere uno strumento e non Lo strumento nelle mani di Dio per aiutare la crescita e la realizzazione di tanti. Ciao a presto.

    Caro Nino,
    Tu scrivi che C.I. esiste: “per dare risposta ai giovani” questa è una delle sue peculiarità, ma non la sola. Ancora scrivi: “ a quanto detto, va aggiunto che il gruppo si è limitato all’aspetto formativo, trascurando quello di tipo attivo” . Vedi che sulla formazione tutti i camminaristi concordino. Invece vedo che non tutti concordino sul fatto del come C.I. abbia visto in passato il suo impegno nel sociale e non solo, spero che un po’ Adele Rizzi ti abbia chiarito, ma che forse la formazione ricevuta in C.I. non doveva portare il camminarista ad impegnarsi in tanti ambiti della vita ecclesiale e civile? Tanti trovavano in noi C.I. un aiuto diverso dai propri ambienti di provenienza, anzi il nostro gruppo li spronava a testimoniare. Mi ricordo che tanti erano lavoratori e il loro vivere da lavoratori in un determinato ambiente, dopo aver incontrato C.I., li cambiava e a loro volta essi aiutavano i propri colleghi. Ricordo come tanti si impegnarono nella vita ecclesiale diocesana e parrocchiale, come Catechisti, ministri straordinari ect.., da dove scaturiva tutto questo? Credo che P. Luigi non si volesse impegnare in qualcosa di concreto, poiché non gli mancavano le occasione, ma egli riteneva che in C. I. ognuno ricevesse tutto quello che gli servisse, per poi calarlo nel concreto. I Camminaristi venivano da tante parti con pecularità diverse, eppure all’interno di C.I. si raggiunse una unitarietà che era dato dalla varietà e dalla ricchezza dell’apporto di tutti. Anche se P. Luigi aveva una sua visione delle cose, e poi in un certo qual modo ci imponeva la sua, però mai, lui, ci proibì di dialogare, di confrontarci, di prendere decisioni sofferte ed univoche. Al di là del fatto che lui cercasse di formare una comunità di consacrati principalmente, cioè era lodevole. Però nella formazione ricordo benissimo che non ci proibì mai che si affrontassero argomenti specifici per la realizzazione della vocazione al matrimonio, invitando dei relatori competenti, se no, lui mai sarebbe stato presente alle celebrazione dei matrimoni dei camminaristi. Anzi, non va dimenticato il suo stile, poiché proponeva di vivere quel giorno con intensità di fede, con preparazione adeguata, senza sprechi e con grande stile di sobrietà.
    Ancora scrivi: “ Il rapporto con la fede aveva dinamiche e visioni ben differenti. In C.I. più parlata e ascoltata, in Puglisi anche più concreta.” È bello avere incontrato delle persone che con la loro vita hanno contribuito alla nostra vita, ma certamente non si può mettere in discussione la loro specificità e la loro complementarietà che erano ben diverse. Vedi, per esempio Nino, una cosa in cui lui ci spronò fu il Recital “ Gesù chi sei?” dove in particolar modo Giampi profuse energie incredibili, ma fu collaborato poi da tanti di noi, questo per un tempo fu il modo concreto di proporre un Cristo calato nella vita quotidiana, divenne un mezzo per evangelizzazione, i giovani amano la musica e lo spettacolo, noi siamo stati una risposta che certamente contribuì ad arricchire la vita di tanti. Forlì, Bologna, Palermo, Mezzojuso e tanti altri luoghi dove lo portammo o poi altri lo realizzarono.
    Comunque e pur vero che non sempre ciò si poté realizzare per alcuni d’impegnarsi in realtà concrete, ma la sensibilità e la realizzazione in tal senso c’era.
    Tra l’altro, nella tua lettera che scrivi ad Anna, le dicevi “(Forse aggiungo io) di non avere avuto il coraggio di osare di più?” , ma tu stesso riferisci che concretamente come membro di C.I. sei entrato a rappresentarlo nella consulta giovanile laicale della diocesi di Palermo, aggiungendo anche di essere stato rappresentante di C.I. alla Caritas Diocesana. Ricordo che nella consulta diocesana demmo un forte contributo, divenendo per un tempo un punto di riferimento. Se il tuo riferirti all’osare di più sia nel senso che potevamo continuare a fare ancora di più sono d’accordo con te. Ciao a presto.

    Cara Anna,
    sono ben lieto di aver sentito la tua presenza attraverso la preghiera che hai inviato e che è stata fatta ai funerali di P. Luigi, durante la preghiera dei fedeli. Ma mi devi permettere con tutto l’affetto che conosci e per il quale ti voglio bene, adesso debbo ricordarti un fatto, ma non per essere scortese, ne per rimproverarti, che tu spero ti ricorderai alla fine dei funerali della mamma di Linda Santoro nella chiesa dello Spirito Santo a Palermo, vedendoti ti accennai che stavo dando un aiuto a P. Luigi per il gruppo C.I. Chiedendoti cosa ne pensassi e se potevamo vederci, allora alzasti le braccia scuotendo le mani e dicendomi: “ per me C.I. è un argomento chiuso”. Credimi, allora me ne andai bacchettato, ma dai veri amici le bacchettate si possono accettare, quindi ora capitolo chiuso. La tua preghiera mi ha creato stupore. Ora andiamo al fatto che con Nino e con altri parlate di C.I., perché mi trovo ad essere d’accordo con te quando scrivi: “Non credo che sia stato un limite del gruppo in quanto tale, quanto piuttosto di chi non è riuscito tra noi a compiere il salto all’interno della propria scelta vocazionale…il nostro significato all’interno della compagine ecclesiale è stato anche (per me, Nivurunciò, questo anche è importante perché non fu solo un aspetto che C.I. portò avanti come nel proseguo della tua lettera dici.) comprendere e far comprendere che la formazione gioca un ruolo fondamentale nella costruzione della identità cristiana che non si può sottovalutare.” La teoria attraverso la formazione era tanta e non venne mai meno, però tanto fu pure il tentativo di calare in concreto la teoria nella prassi. Ricordo che oltre l’impegno personale di ognuno nel proprio ambito. Tanti altri tentativi di meritevoli di considerazione furono fatti e di grande rischio, credibili e possibili, il recital che ho già menzionato, il canto, la preghiera, le Missioni popolari nella Diocesi di Palermo, le testimonianze date comunitariamente in tante parti d’Italia, la comunità maschile di San Mamolo in Bologna, la comunità femminile di Forlì a casa Santa Maria in via Lucchese, il lavoro fatto comunitariamente in estate, Casa Santa Maria in Senigallia, la Casa di via Aquilea a Palermo di Nivurunciò, e poi in via P. Mascagni dove pregavamo, ci radunavamo e facevamo gli incontri, impaginavamo il giornalino, ospitavamo gli altri amici da tutta Italia. Poi in ultimo voi affittaste a Palermo una casa vicino all’ospedale policlinico per vivere ancora l’esperienza di stare insieme e chi sà quante altre cose mi sfuggono. Ecco dei passaggi che possono aiutare a ricordare, ciao a presto.

    Cara Adele di Barletta,
    mi fa molto piacere che con gli altri vecchi amici state parlando di C.I.
    Nella tua risposta a Nino dici: “che progetto abbiamo presentato nelle nostre Diocesi? Dove andavamo? Cosa facevamo di concreto nelle nostre realtà locali, come abbiamo sentito, aiutato le nostre comunità parrocchiali in qualità di camminaristi? Avevamo una rotta , avevamo un obbiettivo?” Come hai potuto leggere nella lettera che scrivo a Nino e ad Anna, C.I. ha portato avanti tante realtà. Ma non pensi che il Documento di Base sia il nostro progetto con i suoi relativi orientamenti, forse non tutti ne avevano consapevolezza. Non sempre ai vari vescovi veniva presentato, ma a Palermo certamente come in altre Diocesi, Barletta, Senigallia, Forlì, Bologna, Alessandria e Bergamo fu presentato. C.I. come dicevo a Gabriella esiste da 35 anni ed è andato avanti nonostante in questi ultimi tre anni la salute di P. Luigi fosse precaria. Si è spostata la sede da Senigallia a Barletta, abbiamo fatto gli incontri Generali a Nocera Umbria 2006 e 2007 e a Folgarida in Trentino 2008, dove P. Luigi per la prima volta non vi ha preso parte. Ci siamo costituiti in associazione laicale con atto notarile, no per avere i bolli ma per dare continuità e vitalità al nostro cammino. Ciao a presto.

    Caro Giampi,
    sono a scrivere sul tuo blog per gli eventi successi in C.I..
    Condivido il tuo pensiero che dai come risposta a Nino ed Anna, poiché entrambi dicono cose vere, ma concordo con te sul fatto che in passato sia stato un po’ un limite, ma penso non rimediabile quando qualcuno scelga qualche forma di impegno pratico fuori dal gruppo. impegno che non sia in contrasto con gli ideali del gruppo. Ciao a presto.
    Sono ben lieto di aver potuto rispondere a tutti e a tutti voi auguro sempre più d’incarnare nella vostra vita Gesù Emanuele, Buon Natale e Buon Anno. PS per gli sposati: salutatemi le vostre rispettive spose o sposi e i vostri amati figli, benedicendovi di cuore P. Cesare

  4. anna
    19 dicembre 2008 alle 9:01

    Caro Cesare,
    con molta probabilità se mi avessi mostrato in quella sede che tu citi, La Chiesa dello Spirito Santo, il tuo dispiacere o anche in seguito nelle altre occasioni nelle quali ci siamo sentiti o visti, avrei potuto meglio confortarti! L’affermazione che per me CI è parte del passato è assolutamente vera. Non potrei infatti immaginare un ritorno all’interno del gruppo adesso. Stai sereno comunque in ordine alla mia vita cristiana che invece fa parte del mio presente! Credo che non dovresti stupirti, invece, in merito ai sentimenti che ho desiderato esternare attraverso il mio intervento che poi avete letto durante la preghiera dei fedeli. Chi mi conosce sa bene quale è stato il mio posto all’interno del gruppo e il mio rapporto, a volte travagliato per varie circostanze, con Gigi. Ma nella vita, tu me lo insegni, ci sono eventi che trascendono anche le incompresioni e, soprattutto, per onestà intellettuale e “amorosa” ci sono debiti grandi di riconoscenza. Questi, nel mio caso, sono certamente dovuti a Gigi, a Camminare Insieme e a quelle persone che mi hanno insegnato ad amare il Signore attraverso l’approfondimento della Parola e la Comunione. Spero di essere riuscita ad esprimere bene quello in cui credo e ti auguro un Santo Natale del Signore. Anna

    • 19 dicembre 2008 alle 11:50

      Credo di non scandalizzare nessuno se (ri)dico che P. Luigi era un pessimo conoscitore di uomini: si sbagliava facilmente nel giudizio sulle persone. Quando dicevo che è stato un errore ricorrente emarginare chi faceva scelte d’impegno fuori di CI avevo in mente persone come Milvia o Lucia F., che hanno fatto una scelta di consacrazione, nel caso di Lucia addirittura claustrale, e dunque hanno scelto la parte migliore. Eppure ho avuto la ventura di sentir dire a Gigi di una ragazza che si era consacrata in una realtà diversa dalla comunità di Casa S. Maria che “aveva tradito il gruppo”, quasi avesse apostatato la fede… È successo anche questo, purtroppo. Ma questo è solo un esempio, magari più eclatante, delle decine di persone che il gruppo si è lasciato indietro per una scarsa voglia di accogliere tutti e gestire i conflitti. Non è coerente dire: lasciamo l’impegno pratico del gruppo alla libera scelta dei singoli nelle realtà locali e poi rompere i ponti con quelli che ti prendono in parola, perché speri che tutti investano le proprie energie nelle varie forme di vita ma comunque DENTRO al gruppo. Vedi Cesare, questo per me è sempre stato uno dei punti più dolenti del rapporto tra P. Luigi e il gruppo. Concepiva le scelte nel gruppo come una fedeltà coniugale, finché morte non vi separi, e ciò lo portava ad assolutizzare le sue relazioni anche riguardo ad altre legittime e rispettabili scelte nella Chiesa.
      Un abbraccio.

  5. 19 dicembre 2008 alle 13:29

    Già, condivido il pensiero di Giampiero circa i limiti di Padre Luigi.
    Gigi smise di inviarmi il giornalino di C.I. quando decisi di impegnarmi fuori dal gruppo, fuori da casa Santa Maria…fuori dalla vita consacrata…e dire che ho lavorato per buona parte della mia vita con gli emarginati e dunque…non mi sembra che il mio impegno ecclesiale sia stato “minimo”…
    Quando partecipai all’ incontro del 1992 (dopo parecchi anni di assenza) giusto perché era ad Oulx e non potevo farvi un affronto simile…inoltre avevo voglia di rivedere un pò tutti quanti; lui mi accolse come se fossi stata una pecorella smarrita che ritornava all’ovile…ma quando gli chiarii che non era mia intenzione rientrare in camminare insieme poiché il mio impegno era ormai consolidato nella realtà ecclesiale torinese e “per me” non aveva più senso che fosse in seno al gruppo, per tanti motivi: apriti cielo!
    Ciò non toglie che nessuno potrà mai togliergli il merito di aver creato un gruppo come c.i. che ci ha fatti crescere nella fede, permettendoci, da adulti, di tuffarci nelle varie scelte di vita come se il gruppo idealmente fosse “un trampolino di lancio” per l’impegno di ciascuno di noi, come ben dice Anna.
    Ed ora, la sua morte, ci aiuta a ritrovarci nell’amicizia cristiana. Questo è molto bello a mio avviso; é come se fosse un dono per tutti noi da parte sua!
    Anche perchè io credo che ora, essendo Padre Luigi giunto “dall’altra parte della barricata”…tante cose riuscirà a vederle in modo differente, riuscirà a comprendere le nostre scelte di vita nella “verità” oggettiva delle stesse, e non nella sua limitatissima visione soggettiva…
    Un abbraccio a tutti quanti, anche a Padre Cesare che non si ricorda di me… – ma come può essere possibile??? 🙂 – a Rosi V. e a Franca e Valter, che parlano il mio stesso dialetto…
    Buon Natale di cuore a tutte/i.
    Vorrei chiedere a tutti gli ex-camminaristi di Palermo, che si ritroveranno insieme per una Messa, di ricordarci tutti quanti, ok? Grazie.

  6. gabriella
    19 dicembre 2008 alle 13:33

    Caro Giampiero,
    la tua ultima frase riesce a tradurre bene quanto volevo dire quando affermavo che C.I. , come ogni esperienza umana, può finire, sia nella vita di un singolo, sia come realtà oggettiva, senza sminuire il significato che ha avuto nella vita di ciascuno di noi.
    Non è infatti un caso che molte realtà ecclesiali post-conciliari si siano oggi esaurite, ma ciò non toglie loro senso, sia come evento storico, sia come esperienza fondante nella vita di chi ha avuto la possibiltà di fare questi importanti incontri.
    Detto ciò sono contenta perchè la mia fede negli anni è cresciuta, maturata e si è arricchita di nuove esperienze.
    Un abbraccio forte.
    Colgo l’occasione per augurare a tutti quanti leggono Buon Natale.
    Gabriella

  7. Rosi V
    19 dicembre 2008 alle 17:08

    A Nino e Daniela, a Jo, Franca, Walter e Cesare
    vi abbraccio con affetto tutti quanti.
    Santo Natale .Rosi

  8. anna
    19 dicembre 2008 alle 17:31

    Grazie, cara Daniela, per la tua bellissima testimonianza. Anna

  9. nino
    19 dicembre 2008 alle 18:55

    Caro Cesare, quando affermavo che C.I. era nato per dare risposte ai giovani, pensavo al suo originale carisma che, secondo un mio modesto modo di vedere, è andato nel tempo scemando per dare spazio alle nuove realtà emergenti nel gruppo (vedi famiglie di nuova formazione o già da tempo formate, vedi una spiccata presenza di adulti, ecc.) e forse anche per mantenere viva questa esperienza.
    Ritengo che ad un certo punto (dovendo riscrivere una nuova storia perché gli adolescenti erano diventati adulti) si sia “tradita” l’originaria vocazione di C.I. e ci sia stata, pur se in buona fede, una forzatura.
    Questa nuova situazione ha determinato limiti alla creatività e alla voglia di essere protagonisti, tipica di chi è giovane. Ci ricordiamo gli accesi confronti su tematiche teologiche, sociali, antropologiche, ma anche alla grande produzione sul versante dell’arte e della musica in genere.
    E’ probabile che, pur nel rispetto delle libere scelte personali e all’esigenza di alcuni di confrontarsi con nuove esperienze, se avessimo lasciato vivere ai giovani l’esperienza nel gruppo alla stessa maniera in cui l’abbiamo vissuta noi, oggi non saremmo qui a cercare di dare risposte.
    Quale poteva essere il ruolo di noi adulti? Quello di essere testimoni di un modo diverso di essere Chiesa? Quello di proporci come educatori? Chissà! Mi sforzo di dare una lettura di gruppo e non penso certamente al singolo e all’impegno che ognuno di noi ha dato o non ha dato.
    Per rispondere poi alla tue osservazioni, quando affermi che: “il recital è stato un mezzo attraverso il quale si è proposto un Cristo calato nella quotidianità”, ti dico che è stato uno dei mezzi, importante quanto vuoi, ma pur sempre uno.
    Desidero infine precisare che quando dico di non avere avuto coraggio di osare di più, do una lettura d’insieme, una lettura di gruppo discutibile quanto vuoi.
    Ad ogni modo credo che tu concordi con me quando ritengo che una cosa è agire singolarmente e altra cosa è agire come gruppo. Questa metodologia, se applicata, avrebbe forse potuto aiutare chi era “più indietro”, chi era più timoroso, chi era più pigro…

  10. P. Cesare
    20 dicembre 2008 alle 0:24

    Jò, non ti ho dimenticato. sei nella mia memoria auguri per la tua famiglia, auguri per il Santo Natale.

    Auguri a Rosi, a Walter, a Franca e a Valeria B. per un santo natale e un felice 2009 nel Signore, li faccio anche a tutti quelli che mi coscono e non Buon Natale di cuore Benedicendovi P. Cesare

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