Legge della gradualità

LEGGE DELLA GRADUALITÀ

Giampiero Tre Re

Pubblicato per la prima volta in S. Leone – S. Privitera (edd.), Dizionario di bioetica, Acireale-Bologna 1994.

L’esistenza di leggi dello sviluppo graduale che regolano la crescita nella comprensione ecclesiale dell’immutabile deposito della fede è una dottrina connessa con l’altra, più celebre, del sensus fidei e ritenuta pacificamente fin dall’età patristica, né mai messa in discussione, innanzi tutto perché implicita alla fede nell’attività dello Spirito Santo all’interno dell’organismo vivente dei Misteri quale vero principio formale della Verità rivelata1.

1. La gradualità nella Pacem in Terris e nella Populorum Progressio.

Solo recentemente tuttavia la «legge della gradualità» figura per la prima volta applicata in un contesto non più dottrinale ma pastorale; nella quinta parte, dedicata appunto alle «direttive pastorali», dell’enciclica di Giovanni XXIII Pacem in Terris: «Non si dimentichi che la gradualità è la legge della vita in tutte le sue espressioni»2.
La PT colloca la gradualità proprio nel cuore del gioco di forze determinato dai quattro cardini su cui l’enciclica fa poggiare l’«ordine genuinamente umano»: la verità, la giustizia, l’amore, la libertà3. La gradualità è vista come quel continuum di forze (giustizia, amore) che assume come suo ideale un’istituzione che agevoli in modo ottimale la piena autorealizzazione dell’uomo (verità) e vi si avvicini conseguendo sempre più elevati livelli di approssimazione (libertà) a questo stesso ideale4.
La sinergia tra l’aspirazione naturale alla conoscenza della verità e l’azione di Dio pone l’uomo in assetto di continua ricerca, istituendo nella biografia morale della persona quella che potremmo chiamare una storia di conversione5.
La PT vede dunque una gradualità inscritta nelle stesse strutture naturali della persona. La crescita graduale non è che la manifestazione “fisiologica” del dinamismo essenziale dell’essere umano: in tal senso essa è una “legge”, nel senso cioè di una «necessità» della natura razionale nel suo tendere alla verità. La stessa distinzione tra la verità in quanto si oppone all’errore e la verità in quanto principio che governa il cammino morale della persona è applicabile in generale ai movimenti storici rispetto alle ideologie da cui scaturiscono6; criterio inventivo ma anche criterio del giudizio pratico sulla validità, e quindi di controllo, delle strategie di cooperazione fra credenti e non credenti, essa ne determina modi e gradi7. La legge della gradualità è dunque da considerare come criterio di volta in volta inventivo e valutativo per la sua capacità di mediare tra l’esigenza obbiettiva della verità, la mutevolezza delle situazioni e il dinamismo storico della persona.
L’elemento dinamico viene ripreso ed elaborato nella Populorum Progressio la quale presenta però anche l’elemento nuovo e determinante del personalismo. Alla dimensione maieutica e a quella inventiva la PP aggiunge il carattere obbligatorio della gradualità: «…la crescita umana costituisce come una sintesi dei nostri doveri»8. Per la PP infatti lo sviluppo e la crescita rientrano fra le condizioni esistenziali dell’uomo concreto: la persona si identifica con l’irripetibile vicenda della propria crescita9.
La complessità e la libertà di movimento di un processo di crescita rivela la ricchezza di essere e la densità ontologica dell’esistenza concreta cui esso appartiene. A differenza degli altri enti creati la creatura spirituale attua se stessa non semplicemente perseguendo il proprio vero bene ma rendendosi ad esso appropriata, “crescendo” verso di esso e in esso10. Il valore morale della crescita sta dunque nel fatto che essa si identifica con la scelta del bene supremo e con la tensione spontanea alla verità. La gradualità e la crescita rivestono dunque figura di obbligatorietà in virtù del loro riferirsi al dinamismo ontologico della persona: «Nel disegno di Dio, ogni uomo è chiamato ad uno sviluppo, perché ogni vita è vocazione»11.
Con ciò si intende affermare l’identità personale fondata su un dinamismo e una relazionalità originari. Secondo l’enciclica, infatti, gli attori della dinamica vocazionale, ognuno a suo modo, chi chiamando, chi rispondendo alla chiamata, cooperano liberamente sia al momento di dare attuazione al processo di crescita sia nel determinare lo sviluppo nel suo giusto orientamento. C’è un contesto interpersonale e dialogico che dà al processo di crescita la sua specificità umana.
L’espressione «la crescita è sintesi dei nostri doveri» va intesa soprattutto nel senso che cresciamo, cioè ci autorealizziamo, sintetizzando, integrando tra loro le nostre attitudini temporali e la nostra destinazione soprannaturale12.
Tutto questo ci consente di cogliere la caratteristica fondamentale della crescita: l’oggettività, intesa come stretto intreccio di organicità dei fini e solidarietà. Per la persona umana, si è visto, lo sviluppo è un processo di crescita nell’essere specificamente umano. Questa crescita dev’essere intesa come uno sviluppo “organico” di facoltà individuali virtualmente presenti in un nucleo di potenzialità: al dispiegarsi e al precisarsi delle distinte facoltà in attitudini e caratteristiche della persona corrisponde la convergenza di questi dinamismi verso l’unità specifica del tutto (personale e interpersonale). E’ dunque alla luce del “massimamente umano” che vuole assolutamente compiersi, e tuttavia in certo modo e in certo grado anticipatamente presente nel mondo, che è possibile imprimere la giusta direzione alla crescita: «Non vi è umanesimo vero se non aperto verso l’Assoluto, nel riconoscimento di una vocazione che offre l’idea vera della vita umana […] l’uomo non realizza se stesso che trascendendosi»13.

2. La legge della gradualità dall’Humanae Vitae alla Familiaris Consortio.

Verso la fine degli anni ’60 la legge della crescita fa la sua improvvisa comparsa all’interno delle indicazioni e degli orientamenti forniti dal magistero agli operatori pastorali; contemporaneamente il discorso sociale lascia il posto all’etica familiare e sessuale come tipico campo applicativo della legge della gradualità. Muta anche il baricentro dell’interesse per la gradualità: dal piano oggettivo della verità morale esso si trasferisce al piano della valutazione della moralità soggettiva. Si cerca di enucleare, insomma, le possibilità pastorali offerte dalla legge della crescita quale elemento di mediazione tra la necessità della norma e la storicità della persona.
L’avvio di questo nuovo corso è da rintracciare fra le pagine dell’Humanae Vitae soprattutto lì dove essa sfuma i toni della valutazione circa la responsabilità del soggetto nella condotta contraccettiva. L’idea di fondo delle direttive pastorali dell’enciclica è che l’ordine dei valori (il “vero” ordine dei valori, la legge naturale) e l’esigenza di oggettività nell’agire morale fanno tutt’uno con le vere finalità soggettive di autocompimento personale. Si deve così riconoscere la graduale appropriazione, da parte della persona, delle esigenze morali contenute nell’indicativo antropologico (valori “oggettivi”)14.
Il mutato atteggiamento della Chiesa, la crescente attenzione con la quale essa guarda ora alle condizioni soggettive di moralità, si accentua ulteriormente nelle dichiarazioni degli episcopati regionali a commento dell’HV15. Con esse i vescovi cercano di ridare equilibrio al dibattito sull’HV concentrandosi sugli aspetti pastorali dell’enciclica. Tra gli altri, valorizzano anche l’invito, implicito nel documento pontificio, ad accantonare, anche nella morale coniugale, una troppo meccanica corrispondenza tra disordine oggettivo e colpevolezza personale approfondendo la riflessione sul ruolo e la funzione della coscienza morale: «Vogliamo richiamare l’attenzione sul fatto che il santo Padre non parla nel suo scritto di peccato mortale. Se qualcuno, dunque, manca contro l’insegnamento dell’Enciclica, non deve sentirsi in ogni singolo caso separato dall’amore di Dio»16. Per meglio ribadire che ci troviamo di fronte ad una reale evoluzione del magistero ecclesiastico diremo che l’importanza del celebre asserto dell’episcopato francese: «la contraccezione è sempre un disordine ma non sempre è colpevole»17, il quale d’altronde non è che un’implicazione dell’HV, non risiede nella tradizionale distinzione tra colpa oggettiva e colpa soggettiva, ma nell’averne estesa l’applicazione all’etica sessuale. Questa impostazione sarà di lì a poco recepita dalla S. Congregazione per il Clero18. Tutto ciò porta naturalmente ad accettare l’idea che all’interno di espressioni ancora perfettibili di comunione coniugale possa essere all’opera un autentico amore e ad ammettere l’esistenza di leggi dello sviluppo morale della persona di cui l’amore stesso -naturale e teologale- sia proprio il principio energetico: «La Chiesa il cui compito è di dichiarare il bene totale e perfetto, non ignora che vi sono leggi di crescita nel bene e che talora si possa procedere per dei gradi ancora imperfetti […] in una tensione costante all’ideale»19. Scaturisce da qui il richiamo ad un profondo recupero di una pastorale della benignità, dell’accopagnamento, della condiscendenza: «I sacerdoti […] manifesteranno una delicatezza benevola e paziente verso tutti […] Tengano conto delle leggi di crescita che presiedono a tutta la vita cristiana e suppongono il passaggio attraverso gradi ancora segnati da imperfezioni e da peccati»20.
Il documento, detto delle «43 proposizioni» che i padri del V sinodo presentarono a Giovanni Paolo II è il primo atto magisteriale che si occupi ex professo della legge della gradualità. Si trattava di individuare un criterio etico formale del giudizio esistenziale particolare al fine di rivolgersi realisticamente al soggetto morale in situazione senza rinunziare alla necessaria oggettività21.
Secondo l’insegnamento del sinodo la prassi pastorale deve tenere conto della gradualità per un duplice ordine di motivi: da una parte, in considerazione del carattere dinamico proprio del sensus fidei22 («questo “sensus fidei” si manifesta soprattutto quando si osserva la “giusta regola dello sviluppo”, cioè là dove permangono e si illuminano maggiormente la struttura organica, la proporzione e la relazione delle verità tra loro, in connessione con i misteri»23); dall’altra, per l’incidenza sul processo di maturazione del soggetto morale delle strutture mondane che oggettivano talvolta il vissuto di colpevolezza dei singoli e della vita umana associata24; ma che sono anche la condizione imprescindibile del nostro essere come persone nel mondo. Questa maturazione morale è concepita come una fase integrante del processo di conversione, fase sulla quale si irradia e si trasmette l’intimo dinamismo della conversione religiosa: «Di questa conversione di danno gradi diversi. Si tratta infatti di un processo dinamico che partendo dall’amore di Dio, effuso nei nostri cuori ad opera dello Spirito, che conduce a scegliere il Cristo rivelatore del Padre nel mistero pasquale, procede a poco a poco verso l’integrazione dei doni di Dio e delle esigenze del suo amore assoluto e definitivo in tutta la vita personale e sociale degli uomini»25.
Si nota chiaramente il tentativo di fare della gradualità il motivo ispiratore di indicazioni per la vita coniugale meno generiche di quanto non avvenisse nella sezione pastorale dell’HV e nelle successive dichiarazioni degli episcopati regionali26. Ma, sebbene la Familiaris Consortio abbia sostanzialmente accolto la dottrina sinodale sulla gradualità27, il tentativo non può considerarsi del tutto riuscito. Uno dei motivi rimonta proprio all’HV: non è stato finora messo nel debito rilievo il fatto che il personalismo della GS, nonostante Paolo VI ne rivendicasse l’ascendente sulla propria enciclica, non è stato riproposto nell’HV fino ad abbracciarne i fondamenti teologici. All’«Immagine di Dio», quale categoria antropologica portante, l’enciclica paolina sostituisce infatti la «legge naturale». La cosa non fu senza conseguenze perché l’applicazione della gradualità al rapporto tra soggettività e oggettività non potrà essere adeguatamente sviluppata finché non ne saranno profondamente rimodellati i presupposti antropologici28.
In secondo luogo, introducendo il noto contrasto «sì alla legge della gradualità; no alla gradualità della legge»29 (che peraltro nessuno metteva in discussione, visto che i due termini si oppongono per essenza30) la Familiaris Consortio suscita l’impressione di far proprie le preoccupate attenzioni con le quali alcuni moralisti guardavano al gradualismo31 e rischia di sospingere il dibattito verso la deriva di estenuanti contrapposizioni.
Nessuna contrapposizione, ovviamente, può esistere tra la legge della gradualità e la Legge di Dio. La legge della crescita, infatti, è la legge che fa crescere: non è altro che la Legge di Dio considerata sotto l’aspetto della sua efficienza in ordine al progresso morale della persona.

BIBLIOGRAFIA

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L. ROSSI, Morale sessuale in evoluzione, Torino 19693.
1Cfr. Ef 4,15; VINCENZO DI LÉRINS, I Commonitorium, cap. 23, PL 50, 667-668; J. H. NEWMAN, An Essay on the Developpement of Doctrine, 1845; tr. it., Lo sviluppo della dottrina cristiana, Bologna 1967; CONC. VAT. I, Const. dogm. de fide catholica, cap. 4 de fide et ratione: Denz. 1800 (3020); CONC. VAT. II, Const. dogm. Dei Verbum de divina revelatione, 8; V SINODO DEI VESCOVI SULLA FAMIGLIA (1980), 43 proposizioni, in Il Regno, documentazione cattolica, 1981, 386-397; prop. 3.
2PT, 162.
3Cfr. 35; 37; 80; 149; 163.
4Cfr. PT, 146. Vedi anche: Le riflessioni del Card. Maurice Roy nel decimo anniversario della «Pacem in Terris», in L’Osservatore Romano, 11.4 1973; qui in Orientamenti sociali 29 (1973) 268-269.
5Cfr. PT , 158.
6Cfr. PT , 159.
7Cfr. PT, 162; 160.
8PP, 16.
9PP, 15.
10PP, 15-16.
11PP, 15.
12Cfr B. SORGE, Teologia e storia nell’enciclica «Populorum Progressio», op. cit. 12; J. JOBLIN, Vision chrétienne du développement, in Lo sviluppo dei popoli è il nuovo nome della pace, Atti del convegno organizzato dall’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, Piacenza-Salsomaggiore T., 7-9.4.1983, Milano 1984, 45.
13PP, 42.
14«Soltanto a poco a poco l’essere umano giunge a gerarchizzare e ad integrare le sue tendenze molteplici, fino ad ordinarle armoniosamente in quella virtù di castità coniugale in cui la coppia trova il suo pieno compimento umano e cristiano». PAOLO VI, Discorso alle Equipes Notre Dame sulla famiglia scuola di santità (4.5.1970), 14, in P. BARBERI-D. TETTAMANZI, Matrimonio e famiglia nel magistero della Chiesa, i documenti dal concilio di Firenze a Giovanni Paolo II, Milano 1986, 294. Il corsivo non si trova nell’originale.
15Nel giro di sei mesi, dalla promulgazione dell’HV si succedettero trentotto dichiarazioni di episcopati di trentasei paesi. Non era mai accaduto prima né accadde più successivamente. Il motivo fu l’opposizione all’enciclica che si sviluppò su un duplice fronte: da una parte critiche teoriche all’impianto argomentativo dell’HV; dall’altra il vissuto delle coppie convinte della insicurezza delle metodiche “naturali”. L. LORENZETTI, «Humanae Vitae» e dichiarazioni degli episcopati, in Rivista di Teologia morale 11 (1979) 499. Per comodità trarremo le citazioni dall’opera di L. SANDRI (a cura di), Humanae Vitae e magistero episcopale, Bologna 1969, che raccoglie trentaquattro di queste dichiarazioni, cui rimandiamo anche per la traduzione e le fonti.
16Dichiarazione dell’episcopato austriaco, 3, in L. SANDRI, 122-123, n. 127. Vedi anche: Dichiarazioni dell’episcopato belga, 5, in L. SANDRI, 105, n.84; Dichiarazione dell’episcopato scandinavo: «colui che dopo un esame di coscienza, si crede in diritto di non accettare un insegnamento deve rispondere davanti a Dio del suo atteggiamento» in L. SANDRI, 156, n.214 e 158-159, n.224
17L’episcopato statunitense ripete lo stesso concetto esprimendolo in forma concessiva: «benché le circostanze possano ridurre la colpa morale, nessuno […] può negare il male oggettivo della contraccezione artificiale» in L. SANDRI, 262, n.462.
18S. Congr. Clero, Istruzione, 26.4.1971; Ench. Vat., IV, 698ss.
19Comunicato della conferenza episcopale italiana, in L. SANDRI, 115, n. 103; cfr. anche: «Per tutto il corso della vita coniugale gli sposi sono chiamati a far crescere il loro amore […] L’enciclica provoca ad un cammino. L’uomo avanza solo pazientemente con cadute e riprese, sulla via della santità […] L’essenziale è che […] il senso della vita e dell’amore progredisca, in una fedeltà leale alla verità», Nota pastorale dell’episcopato francese, 11-12, in L. SANDRI, 170, nn. 257-258; e L’impegno per l’evangelizzazione del sacramento del matrimonio. Deliberazioni conclusive della XII assemblea generale della C.E.I.. 20 giugno 1975, I, 5, in Enchiridion della Conferenza Episcopale Italiana, Vol. II..
20Nota pastorale dell’episcopato francese, 20, in L. SANDRI, 175-176, n.274. Così i vescovi italiani: «Questa evangelica benignità si manifesti specialmente nei confronti di quei coniugi le cui mancanze non derivano da un rifiuto egoistico della fecondità, bensì piuttosto dalla difficoltà […] di conciliare le esigenze della paternità responsabile con quelle del loro amore reciproco». Consiglio di presidenza della Conferenza episcopale italiana, in L. SANDRI, 114, n. 102.
21Cfr. Relazione del gruppo di lingua inglese C; Relazione del gruppo di lingua francese, entrambi in G. CONCETTI (a cura di) I compiti della famiglia cristiana nel mondo contemporaneo. Documenti ufficiali della quinta assemblea generale del sinodo dei vescovi. Sintesi originali degli interventi dei padri, Roma 1980, 194-195.
22Cfr. C. M. MARTINI, La famiglia e il fine ultimo dell’uomo, intervento alla IX Congr. Gen. 2 ottobre 1980; Relazione di Mons. Carlo Maria Martini, Arcivescovo di Milano, per il Circolo Minore di lingua italiana, entrambi in G. CONCETTI, op. cit., rispett. 143 e 206-207.
23V SINODO DEI VESCOVI SULLA FAMIGLIA (1980), 43 proposizioni, cit., prop. 3.
24Cfr. Relazione del gruppo di lingua spagnola-portoghese A, in G. CONCETTI, op. cit., 199.
25V SINODO DEI VESCOVI…, op. cit., prop. 7.
26Cfr. l’intera prop. 24; cfr. anche P. ARRUPE, Umanità e gradualità nell’azione pastorale, intervento alla IV Congr. Gen. 30 settembre 1980, in G. CONCETTI, op. cit., 95; C. M. MARTINI, La famiglia soggetto di evangelizzazione. I lavori del sinodo dei vescovi, in Vita e pensiero, 64 (1981) 2, 12-23.
27Cfr. FC 5a; 9; 34; 65-66a.
28M. CÈ, La mediazione educativa della famiglia cristiana. intervento alla VI Congr. Gen. 1 ottobre 1980; Relazione del gruppo di lingua inglese A, entrambi in G. CONCETTI, op. cit., rispett. 137 e 190.
29FC, 34a; cfr. anche: GIOVANNI PAOLO II, I doveri della famiglia cristiana. Discorso di chiusura del V Sinodo dei vescovi. 25 ottobre 1980, 8; ID., Se tu conoscessi il dono di Dio. Discorso ai Foyers des Equipes Notre Dame. 23 settembre 1982, 7; ID. Mostrare le ragioni profonde dell’etica sessuale. Discorso ad un seminario di studio sulla procreazione responsabile. 17 settembre 1983, 3; tutti riportati in P. BARBERI-D. TETTAMANZI, Matrimonio e famiglia nel magistero della Chiesa, i documenti dal concilio di Firenze a Giovanni Paolo II, Milano 1986.
30Cfr. S. PRIVITERA, Il volto morale dell’uomo. Avvio allo studio dell’etica filosofica e teologica, Palermo 1992, 123 nota 20.
31Cfr. D. TETTAMANZI, Verità ed ethos, in L’Osservatore Romano, 28.9.1983, 1-2 e la risposta di J. FUCHS, Il Verbo si fa carne. Teologia morale, trad. it., Casale Monferrato 1989, 55-58.
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