Wikipedia, Storia del movimento propedofilo

Da Wikipedia France, “militantisme pédophile”:
http://fr.wikipedia.org/wiki/Militantisme_p%C3%A9dophile
traduzione italiana di Marco Cosentino

“Attivismo pedofilo.
Il termine di attivismo pedofilo [in francese: « militantisme », cioè: militanza, attivismo] è talvolta impiegato per designare gli scritti ed azioni di pedofili che abbiano mirato, individualmente o nel quadro d’organizzazioni, a difendere la loro parafilia e talvolta a farne legalizzare l’applicazione. D’una maniera più larga, certe persone non si dichiarano pubblicamente come pedofili ma hanno potuto sostenere le rivendicazioni di questi ultimi. Questo tipo di discorso e d’azione si è principalmente sviluppato all’epoca della Rivoluzione Sessuale ma non ha mai raggiunto un riconoscimento notevole nonostante, negli anni ’70, qualche sostegno mediatico e politico di limitata portata. La relativa accettazione di cui è stato oggetto durante quel periodo, in taluni ambienti politici o intellettuali, è oggigiorno maggioritariamente considerata come una sorta di eccesso dovuto agli ideali utopici di allora e d’una forma di condiscendenza che è potuta esistere in qualche settore d’opinione. Tuttavia alcuni gruppi assai minoritari continuano a rappresentare dei movimenti pro-pedofila, principalmente per mezzo di Internet.

Comparsa dei movimenti propedofili
I discorsi propedofili sono apparsi specialmente nei Paesi Bassi, attraverso l’attività di Edward Brongersma, dottore in diritto e senatore, e Frits Bernard, psicologo. Questi sono allora memebri del “Cultuur en Ontspanningscentrum” (“Centro di cultura e di ricreazione”, oggi “Coc Nederland”), associazione a difesa dei diritti degli omosessuali. Constatando i pochi lavori consacrati al fenomeno pedofilo e desiderando combattere la disapprovazione sociale di cui sarà ingiustamente oggetto, Brongersma e Bernard hanno scritto dal 1959 al 1964 parecchi articoli presentanti la pedofilia sotto una luce positiva nella rivista del Coc: “Vriendschap” (“Amicizia”), ma non hanno potuto ottenere la creazione d’un gruppo di lavoro interno.
L’Associazione olandese per la riforma sessuale (“Nederlandse Vereniging voor Seksuele Hervorming”, Nvsh), testa di prua del movimento per le libertà sessuali, ha allora, per ammissione dello stesso Frits Bernard, una posizione molto critica verso i pedofili.
Nella stessa epoca, Bernard fonda all’Aja l'”Enclave Kring” (“Circolo dell’Enclave”). Questo gruppo si definisce come un movimento mirante a “infrangere i pregiudizi sulle conseguenze dei contatti e delle relazioni sessuali fra minori ed adulti, fornire informazioni e consigli su questo argomento e mettere in atto un programma d’assistenza diretta”. Una casa editrice con lo stesso nome è fondata nel 1958, al fine di diffondere le idee del gruppo. Tuttavia il pubblico dell’Enclave Kring resta molto ridotto e non supera granché i circoli d’iniziati neerlandesi o tedeschi benché avesse sviluppato, secondo Bernard, contatti in differenti Paesi.
A partire dal 1969, in ragione dell’evoluzione sociale e della radicalizzazione di certi discorsi politici, le posizioni della Nvsh evolvono ed un gruppo di lavoro sulla pedofilia vi viene formato, avente per membri Frits Bernard, Edward Brongersma, Ids Haagsma, Wijnand Sengers e Peter van Eeten. Questo gruppo pubblica nel 1972 “Sex met kinderen” (“Sesso coi bambini”), opera che presenta il bilancio di dieci anni di ricerche sulle relazioni sessuali fra adulti e bambini, nell’ottica propedofila del movimento. L’opera fa parlare di sé nei Paesi Bassi [ed in Germania], ma al di fuori di questi due Paesi poche persone s’interessano alla « difesa della pedofilia » prima della metà degli anni ’70.
I « militanti pedofili » contestano il carattere nocivo delle relazioni sessuali fra bambini ed adulti, auspicano l’integrazione dei pedofili nella società, il declassamento della pedofilia dalle liste delle turbe mentali e l’abolizione delle maggiori età sessuali generalmente fissate a 14 o 15 anni.

L’attivismo pedofilo e la Rivoluzione Sessuale.
Al momento della Rivoluzione Sessuale si sviluppa un attivismo pedofilo rivendicativo che cerca di attirare l’attenzione dei mass-media per far avanzare la propria causa. Raggruppamenti, petizioni, pubblicazioni di ricerche sono i metodi più utilizzati. Certi ambienti intellettuali o militanti politici apportano il proprio sostegno all’idea che i bambini debbano poter vivere la loro sessualità, almeno fra di loro e, talvolta, nel quadro di relazioni intergenerazionali. Queste ultime restano tuttavia pesantemente penalizzate e l’insieme della società, come pure le avanguardie femministe, in generale la condannano. Nei Paesi Bassi, sulla scia delle piste lanciate negli anni ’50 da Bernard, l’attivismo pedofilo tende a coincidere con una riflessione più globale sulla sessualità, sulla famiglia e sul bambino.

Paesi Bassi.
Agli inizi degli anni ’70 è sempre nei Paesi Bassi che si scrive la maggior parte degli articoli in difesa della pedofilia (che in gran parte provano a definire l’impatto a corto e lungo termine dei contatti sessuali tra adulti e bambini su questi ultimi) a partire da punti di vista teorici come pure pratici; [si tratta di articoli scritti] da Bernard, lo psicologo Theo Sandfort, l’avvocato e uomo politico Edward Brogersma o lo psicologo Frans Gieles. I dati utilizzati da questi ricercatori provengono da pedofili in analisi e da colloqui con adulti o giovani che hanno avuto delle relazioni sessuali con adulti nella loro infanzia o adolescenza. Bernard afferma nel 1988 che a quell’epoca, in qualità di psicologo chiamato sovente nelle corti di Giustizia, egli ha parlato a ed analizzato “più d’un centinaio d’adulti pedofili e all’incirca trecento fra bambini ed adolescenti che avevano avuto contatti sessuali con adulti”. In seno all’Associazione neerlandese per la Riforma sessuale, Nvsh, lo “Studiegroep Pedofilie” (“Gruppo di studi sulla pedofilia”) raggruppa specialisti dell’infanzia, psichiatri, giuristi, e fornisce un importante lavoro d’informazione.
Il 22 giugno 1979 la Nvsh ed altre organizzazioni olandesi inviano al parlamento ed al ministro della Giustizia una lettera ed una petizione per chiedere la legalizzazione dei rapporti sessuali consenzienti fra bambini ed adulti. La petizione è firmata in particolare dall’Associazione olandese per l’integrazione degli omosessuali (la Coc, principale organizzazione omosessuale del Paese) dal Partito socialista pacifista e da diverse personalità. I pedopsichiatri della Società di psichiatria neerlandese si oppongono alla decriminalizzazione dei rapporti sessuali bambini-adulti pretendendo che ciò rischierebbe d’indebolire l’autorità dei genitori.
L’anno dopo, la Coc dichiara che la causa dei pedofili è legata a quella degli omosessuali e che la liberazione degli omosessuali non sarà mai completa senza la “liberazione dei bambini e dei pedofili”. Nel 1981 la « Fondazione olandese protestante per uno sviluppo familiare responsabile », Psvg, pubblica e distribuisce nelle scuole elementari neerlandesi decine di migliaia di copie d’un libretto illustrato intitolato “Pedophilia” per informare i bambini su ciò che è la pedofilia. Fino agli inizi degli anni ’80 i difensori della pedofilia si dicono soddisfatti dei progressi del loro discorso nei Paesi Bassi; Edward Brongersma afferma nel 1984: « Nei Paesi Bassi la pedofilia è discussa obiettivamente durante il corso d’istruzione delle accademie di polizia. Lì, proprio come nelle università, ci si sforza di farla finita coi pregiudizi ».

Francia
Lo statuto particolare degli intellettuali in Francia che aveva permesso, in un’epoca dove la maggiore età sessuale era fissata a 13 anni, a certi scrittori come Henry de Montherlant o André Gide di incarnare apertamente i propri gusti per i ragazzini senza essere infastiditi, o come Roger Peyrefitte d’incassarne un successo a scandalo, consente anche a molti scrittori, dalla fine degli anni ’60, di fare discorsi presentanti la pedofilia in maniera positiva. Tony Duvert che pubblica il suo primo romanzo « Recidive » [« Recidivo »] nel 1967 ed ottiene il Premio Medici nel 1973, si dice apertamente pedofilo sempre rimanendo regolarmente pubblicato dalle « Éditions de Minuit ». Gabriel Matzneff parla abondantemente nei propri libri del suo gusto per i giovani adolescenti dei due sessi (« Les moins de seize ans ») [« I meno di sedici anni »] senza essere attaccato dai media, assicurando persino delle cronache in diversi giornali, fra cui il quotidiano « Le Monde » [« Il Mondo »]. I due autori pubblicano nel 1974; Duvert: “Le bon sexe illustré” [“Il buon sesso illustrato”], saggio che stigmatizza i metodi dell’educazione sessuale in Francia e più globalmente dell’educazione; e Matzneff: « Les moins de seize ans », pamphlet che esalta l’amore dei giovani adolescenti, fino ad evocare degli amori vissuti con ragazzini di dodici anni. Il filosofo René Schérer, professore al Centro universitario sperimentale di Vicennes, pubblica l’anno stesso: “Émile perverti” [“Emilio pervertito”] saggio contestante il carattere nocivo della sessualità per i bambini e deplorando che l’educazione contemporanea nega ed esclude i « rapporti pederastici fra maestri ed allievi ».
Tali pubblicazioni, sostenute dagli editori che s’iscrivono spesso in una prospettiva rivoluzionaria più che nella giustificazione d’un gusto particolare, sono di breve durata. Secondo i termini della storiografa Anne-Claude Ambroise-Rendu il discorso secondo il quale « i bambini hanno anche diritto alla sessualità » trova una nicchia « all’ombra dei movimenti alternativi, dell’antipsichiatria e della militanza omosessuale. Dal « Front homosexuel d’action révolutionnaire » (« Fhar ») [« Fronte omosessuale d’azione rivoluzionaria »] creato nel 1971 alla rivista « Gai Pied » pubblicata per la prima volta ne febbraio del ’79, tutti reclamano, assieme a Michel Foucault, il riconoscimento delle « sessualità periferiche ». ». Nel 1976 René Schérer e Guy Hocquenghem dirigono un numero della rivista « Recherches » [« Ricerche »] sull’infanzia e l’educazione, « sostenuto in particolare da Michel Foucault e François Châtelet [e che] segna senza dubbio l’apogeo di un tal tipo di discorso » intellettuale sulla pedofilia e l’ebefilia. Nell’aprile 1978, invitato assieme a Guy Hocquenghem dell’emissione « Dialogues » [« Dialoghi »] su France Culture, Michel Foucault denuncia il quadro giuridico che « mira a proteggere i bambini confidandoli al sapere psicanalitico », a negare l’esistenza de loro desiderio sessuale ed a postulare la sessualità con gli adulti come pericolosa per loro.
« Le Monde » e « Libération » [« Liberazione »], giornali orientati a sinistra, contribuiscono alla diffusione di queste idee, pubblicando petizioni legate al tema, lettere o interviste di pedofili che riportano la loro esperienza. La petizione più celebre pubblicata all’epoca fu quella de « Le Monde » del 26 gennaio 1977, rilanciata egualmente da « Liberazione » e relativa al Caso di Versailles, allorché tre uomini compaiono davanti alla Corte d’assise di Versailles per « attentati al pudore senza violenza su minori di meno di 15 anni » et per aver fotografato i loro « partner ». I loro tre anni di detenzione preventiva suscitano una petizione, firmata da diverse personalità pubbliche, che afferma che i bambini non hanno subito « alcuna violenza » et ch’essi erano « consenzienti », aggiungendo inoltre: « Se una ragazza di 13 anni ha diritto alla pillola, è per fare cosa? » e: « tre anni per dei baci e delle carezze, bastano ». Fra i firmatari figurano Louis Aragon, Francis Ponge, Roland Barthes, Simone de Beauvoir, Gilles Deleuze, André Glucksmann, Guy Hocquenghem, Bernard Kouchner, Jack Lang, Gabriel Matzneff, Catherine Millet, Jean-Paul Sartre, René Schérer e Philippe Sollers (quest’ultimo dichiarerà più tardi di non ricordarsene più, aggiungendo: « C’erano tante petizioni. Le firmavamo quasi automaticamente. »).
Nel gennaio 1979 un pedofilo chiamato Jacques Dugué, arrestato per abusi sessuali e accusato di far parte di una rete di sfruttamento della prostituzione, pubblica così in due giorni su « Libération » una tribuna libera ove fa l’apologia della « sodomizzazione » di bambini, afferma che « il bambino che ama un adulto […] ama sentire nel proprio corpo il membro virile di colui ch’egli ama, d’essere unito a lui, con la carne » e chiede « che la si smetta di perseguitare coloro che amano i bambini, anche se li amano anche col proprio corpo ». Al processo Dugé, René Schérer e Gabriel Matzneff testimoniano in suo favore (anni dopo, plurirecidivo e pluricondannato per l’affare del ’79 e per altri, Jacques Dugé è arrestato nel quadro di un affare di stupro e pornografia infantile: è condannato nel 2002 a trent’anni di reclusione per abusi sessuali). Sempre nel ’79 « Libération » pubblica un’intervista di Tony Duvert fatta da Guy Hocquenghem nella quale lo scrittore riafferma la propria pedofilia e raccomanda di sottrarre i bambini alle loro madri o almeno di « impedire che le donne abbiano un diritto esclusivo sui bambini », ch’esse opprimono e dei quali negano il diritto alla libera sessualità. Sviluppa le proprie convinzioni nel saggio « L’Enfant au masculin » [« Il Bambino al maschile »], pubblicato l’anno seguente, dove fra l’altro afferma di aver avuto partner sessuali di sei anni di età. Il 20 giugno 1981 « Libération » pubblica un articolo intitolato « Câlins enfantins » [« Coccole infantili »] che presenta in una maniera compiacente la testimonianza d’un pedofilo sui propri rapporti sessuali con un bimbo di cinque anni.
Tali pubblicazioni rientrano spesso, per gli editori ed i giornalisti, in una strategia globale di rimessa in discussione della società e sono rivendicate prima di tutto in nome della libertà d’espressione. Il giornalista Sorj Chalandon stima, nel 2001, che l’atteggiamento adottato da “Libération” negli anni ’70 faccia parte d’una “vertigine commune” dell’epoca durante la quale, per l’équipe del quotidiano, “tutto ciò che si erga come ostacolo sul cammino di tutte le libertà è da abbattere ». Nella stessa ottica, dei gruppi informali di estrema sinistra o delle organizzazioni più importanti come la « Ligue communiste révolutionnaire » [« Lega comunista rivoluzionaria »] sostengono i pedofili. La difesa della pedofilia così come dei discorsi amigui sulla « sessualità infantile » appaiono come una rimessa in questione dei divieti: nel 1975, Daniel Cohn-Bendit pubblica alle « Éditions Belfond » il libro « Le Grand Bazar » [« Il Gran Bazar »] in cui scrive, in merito alla sua esperienza di educatore in un asilo « alternativo » a Francoforte: «Mi è successo molte volte che certi ragazzini mi aprissero la cerniera e cominciassero a stuzzicarmi. Io reagivo in diverse manière a seconda delle circostanze, ma il loro desiderio mi poneva un problema. Domandavo loro: « Perché non giocate insieme, perché mi avete scelto, a me, e non a gli altri ragazzini? ». Però se loro insistevano li accarezzavo comunque ». Si pentirà più tardi dei suoi discorsi e dei suoi scritti, parlando di provocazione destinata a « scioccare il borghese degli anni ‘70 ». Il giornale « L’Express » [« L’Espresso »] commenta nel 2001: « la compiacenza dell’epoca per gli eccessi di linguaggio (e talvolta d’atti) dei militanti della liberazione sessuale si accompagnava d’una vera e propria cecità: il bambino, credevano, non chiedeva che ad esprimere la propria sessualità ed era il divieto che costituiva un abuso sessuale. Questa compiacenza, che è servita d’alibi e da sostegno culturale per quantità di pedofili, maschera anche un’altra realtà: l’infantilismo d’un movimento ».

Discorsi molto minoritari.
Nonostante ciò, l’allargamento o meno del « gioire senza ostacoli » alle relazioni sessuali fra bambini ed adulti è fin dal 1968 molto controverso in seno a gruppi di estrema sinistra ed ambienti di sinistra: lo scioglimento di « Vive la révolution » [« Viva la rivoluzione »] diretta da Roland Castro nel 1971 è in parte dovuto ai dibattiti attorno a questo tema. Nello stesso periodo, la redazione di « Politique-Hebdo » rifiuta, secondo la testimonianza del proprio viceredattore capo di allora, Hervé Hamon, di pubblicare un’intervista di René Schérer a causa delle « posizioni pro-pedofile » di quest’ultimo. Il periodico « Tankonalasanté », rivista critica di medicina, cessa di essere pubblicato in seguito ai tentativi di una corrente favorevole alla pedofilia per servirsene quale vettore delle proprie idee.
Malgrado l’attività di certe persone ed una tolleranza che poteva esistere in gruppi politici minoritari, la pedofilia resta globalmente condannata nelle società contemporanee. Gli adulti aventi contatti sessuali con bambini o preadolescenti sono biasimati e si ritrovano molto spesso in prigione e, allorquando i gruppi di pedofili si strutturano e si fanno conoscere dalle opinioni pubbliche degli anni ’70-’80, le reazioni sono il più delle volte molto negative.
Persino in seno alle avanguardie « progressiste » le femministe sono spesso perplesse quanto alla reale possibilità di relazioni liberamente consensuali fra adulti e bambini, la pedofilia essendo considerata come uno specchio dell’alienazione dei deboli a causa del sesso maschile. Il fatto che la gran maggioranza dei pedofili come pure dei consumatori di pornografia e prostituzione infantili siano degli uomini, viene ad appoggiare questa tesi.

Strutturazione di parecchi gruppi alla fine degli anni ’70
A partire dalla metà degli anni ’70 compaiono delle organizzazioni pedofile, al di là delle associazioni omosessuali e dei pensatori isolati. Questa radicalizzazione e la moltiplicazione dei gruppi fino à metà degli anni ’80 permette ai pedofili d’incontrarsi e di scambiare idee, anche se i differenti gruppi sono stati più giustapposti che coordinati. Essa gli permette egualmente di tentare di farsi conoscere dalle opinioni pubbliche.

In Europa del Nord e germanica
Nei Paesi Bassi, in più dello “Studiegroep Pedofilie” della Nvsh, vengono alla luce numerosi gruppi grazie soprattutto all’azione proselitica di Edward Brongersma e Frits Bernard: lo “Stiching Studiegroep Pedofilie” (« Ssp ») [“Fondazione per lo studio della pedofilia”]; il “Landelijke Werkgroep Jeugdemancipatie (ex-Pedofilie)” [“Gruppo di lavoro per l’emanipazione giovanile (ex pedofilia)”], gruppo specifico dell’organizzazione “Nederlandse Vereniging Voor Seksuele Hervorming” (« Nvsh –Lwgj ») [“Associazione neerlandese per la riforma sessuale”]; « Spartacus », editore della rivista inglese “Pan Magazine” a diffusione internazionale e della guida “Spartacus” che causa uno scandalo a metà degli anni ’90; a partire dal 1982 “Martijn”, solo gruppo in Europa che sopravvive ancor oggi, ma senza avere grande influenza.
È nelle Fiandre belghe che si forma il primo gruppo pedofilo al di fuori dei Paesi Bassi, dopo una conferenza tenuta ad Anversa nell’aprile 1973 dal gruppo di studio sulla pedofilia della « Nvsh ». Lo “Studiegroep Pedofilie” organizza incontri settimanali e raccoglie informazioni sulla pedofilia (raggruppate in un centro di documentazione basato ad Hasselt). Nel 1981 si aggiunge « Stiekum », più militante (volantini, interventi in ambiente istituzionale, alla radio, ecc.). Questi gruppi, che restano alquanto informali, dal 1984 diventano oggetto dell’attacco dei partiti di destra, fra cui il “Vlaams Blok” (“Blocco fiammingo”), i quali, rimproverandogli “d’abituare la gente al fenomeno della pedofilia”, diffondono nelle proprie pubblicazioni e nei giornali fiamminghi appelli alla messa al bando ed organizzano manifestazioni di protesta quando si tengono nelle Fiandre conferenze e dibattiti sulla pedofilia.
In Germania dell’Ovest il “Deutsche Studien und Arbeitsgemeinschaft Pädophilie” (« Dsap » “Società tedesca di studio e di lavoro sulla pedofilia”) raggruppa a partire dal 1979 parecchi gruppi locali e pubblica “Befreite Beziehung” [“Associazione libera”] (dodici numeri), poi “Die Zeitung” [“Il Periodico”]. Alla fine del 1981 i suoi duecento membri, non riuscendo più ad intendersi, provocano lo scioglimento di fatto del movimento. Lo “Arbeitskreis Päderastie” (“Akp”, “Gruppo di lavoro sulla pederastia”), gruppetto di riflessione formatosi nel 1979, diviene allora il principale movimento germanico, benché si rivolga quasi unicamente ai pederasti. “Kinderfrühling”, che riprende l’edizione del “Befreite Beziehung”, nasce dallo scioglimento della “Dsap”.
In altri Paesi dell’Europa del Nord i piccoli gruppi esistenti hanno un’influenza aneddotica, che si tratti dello “Schweizerische Arbeitsgemeinschaft Päedophilie” (“Sap”) [“Comunità svizzera per la pedofilia”] in Svizzera; del “Paedofilgruppe” in Danimarca; del “Nafp” in Norvegia o del “Paedofili Arbeitsgruppen” [“Gruppo di lavoro sulla pedofilia”] (“Pag”) in Svezia. Nel 1985 la “Danish Pedophile Association” [“Associazione pedofila danese”] (“Dpa”) è creata in Danimarca.

Nei Paesi anglofoni
Alla fine degli anni ’70 la militanza pedofila si sviluppa egualmente nel Regno Unito e negli Stati Uniti con la formazione nel 1974, in Scozia, del “Pie” (“Paedophile Information Exchange” [“Scambio d’informazioni sulla pedofilia”] più tardi basato a Londra) e nel 1978, a Boston, della “Nambla” (“North American Man/Boy Love Association” [“Associazione nordamericana per l’amore uomo/ragazzo”]). Questi due gruppi hanno una certa notorietà agli inizi degli anni ’80, in seguito alla levata di scudi che suscitano le affermazioni di alcuni loro membri, attivisti radicali, ed alla diffusione delle loro riviste: il “Magpie” ed il “Nambla Bulletin”. Nell’ ’84 il « Pie » si scioglie difronte alla pressione pubblica. I processi si moltiplicano a partire dal 1981, mentre la « Nambla » esiste a tutt’oggi. Le reazioni che suscitano il « Pie » e la « Nambla » sin dalle loro rispettive nascite mostrano il rigetto delle società anglofone per tali movimenti.
Alcuni “circoli di documentazione e di riflessione”, come la “René Guyon Society”, il “Childhood Sensuality Circle” [« Circolo per la sessualità dei bambini »] (« Csc », creato nel 1975 da Valida Davila) vedono luce ma hanno un pubblico molto limitato poiché non tentano di farsi conoscere.
In Australia viene fondato nel 1983 (o 1980) l’ “Australian Paedophile Support Group” [“Gruppo australiano di sostegno pedofilo”] che si scioglie in seguito all’intrusione di poliziotti al suo interno. I suoi membri si raggruppano allora nel “Blaze”: “Boy Lovers and Zucchini Eaters” [“Amanti dei ragazzi e mangiatori di zucchine”], che è reso inattivo alquanto rapidamente dalla polizia.

I movimenti europei francofoni
La prima organizzazione pedofila francofona nasce nel quadro del cosidetto Caso di Versailles. Appare egualmente su “Libération” un appello per partecipare ad una riunione per costituire il « Flip » (“Front de libération des pédophiles” [“Fronte di liberazione dei pedofili”]). Se da un lato questa riunione avrà effettivamente luogo, dall’altro il « Flip » non le sopravivverà a causa delle divergenze insorte tra i partecipanti. I più radicali fondano, a metà del 1977, il « Fred » (“Front d’action de recherche pour une enfance différente” [“Fronte d’azione di ricerca per un’infanzia diversa”]) che definisce nel dicembre dello stesso anno un programma, pubblica qualche testo nel ‘78, poi sparisce agli inizi del ’79 per mancanza di organizzazione e a causa di dissensi fra i propri membri.
Il primo gruppo militante pedofilo francofono a durare è il « Gred » (« Groupe de recherche pour une enfance différente” [“Gruppo di ricerca per un’infanzia diversa”]), fondato nel luglio del ’79 e membro del « Cuarh »: “Comité d’urgence antirépression homosexuelle” [“Comitato d’urgenza antirepressione omosessuale”] e dell’ « Iga »: “International Gay Association”. Il « Gred » dichiara nella propria rivista “Le Petit Gredin” ([“Il piccolo furfante”], 10 numeri dal 1981 al 1987) di “estendere il proprio pubblico ai “professionisti” dell’infanzia, agli stessi genitori, ai giudici e agli educatori. Ed ai bambini!” al fine di essere un organo di dibattito più che di attivismo: propensione che il movimento adotta anche in occasione delle conferenze o tavole rotonde a cui viene invitato.
Il « Cries »: “Centre de recherche et d’information sur l’enfance et la sexualité” [“Centro di ricerca ed informazione sull’infanzia e la sessualità”] viene fondato in Belgio da Philippe Carpentier in seguito alla scomparsa del gruppo di studio belga sulla pedofilia (« Gep »), al fine di « riunire la gente come [lui] », indipendentemente dal movimento omosessuale. Dall’inizio del 1982 alla fine del 1986 il « Cries » pubblica 28 numeri de “L’Espoir” [“La speranza”]. Questa rivista è anzitutto un organo militante che, attraverso racconti, illustrazioni ed articoli sugli altri movimenti, fa l’elogio degli amori pederastici.
Negli anni ’80, parallelamente a tali organi di movimenti militanti, fanno apparizione diversi periodici, più o meno legati all’attivismo pedofilo, come “Palestra”, diretto da Jean-Manuel Vuillaume e François Valet, che ambiva a “recensire le grandi figure culturali del fanciullo” e propone ai propri lettori « una sintesi piacevole e divertente sul fanciullo nella cultura », o “Gaie France” ([“Gaia Francia ”], 1986-1993) pubblicato da Michel Caignet e che sostiene pederasti e pedofili. Vengono pubblicate anche numerose riviste di fotografia: “Backside”(1983-1985), “Jean’s” (1985), “Beach Boys” (1985-1986),“Eklat” (1985) e “Photokid” (1986).
Questi gruppi, che si rifanno ancora allo spirito post-sessantottino e ai movimenti omosessuali, hanno però coscienza di un cambiamento nelle mentalità, tanto dalla parte dei loro vecchi alleati quanto della società in generale.
Certi membri dell’ambiente « pedofilo militante » saranno in seguito discreditati per l’implicazione in presunti casi di stupro su minorenne oppure di vendita di immagini pedopornografiche; il « Cries » scompare bruscamente nel 1987 quando si scopre che, dietro le foto “soft” de « L’Espoir », Philippe Carpentier organizzava un traffico d’immagini e di video pedopornografici implicanti diciotto Paesi; Jean-Manuel Vuillaume è condannato nel 1997 per aver girato in Colombia dei video pornografici che mettono in scena degli adolescenti minorenni, vicenda nella quale è egualmente coinvolto Michel Cagnet. Tali riviste e movimenti hanno dunque potuto contribuire alla formazione di reti cosiddette “pedocriminali”.

Gruppi sparsi
Tali movimenti, se da un canto si fanno reciprocamente pubblicità nelle loro pubblicazioni, restano tuttavia poco numerosi, poco influenti e soprattutto poco coordinati, benché certi tentativi di raggruppamento si siano effettivamente avuti, spesso su scala nazionale.
Il 5 e 6 luglio 1986 la « Nambla », la « Sap » svizzera, un gruppo australiano e dei movimenti scandinavi s’incontrano a Copenaghen. Essi cercano i mezzi di reinserire la battaglia per l’accettazione della pedofilia in quello per la libertà sessuale e propongono che gli omosessuali continuino a combattere in un fronte comune coi pedofili, pur dovendo constatare una vivissima ostilità da parte delle femministe. Quest’incontro, che cade nel momento in cui il movimento [pedofilo] sta cominciando a sgonfiarsi, non avrà effetti concreti. Attualmente l’« Ipce » organizza, fin dalla sua creazione, un incontro annuale dei propri membri, esso tuttavia non accoglie che pochissime persone (quattro nel 2006).

Dalla metà degli anni ’80: la quasi scomparsa dell’attivismo pedofilo

La pedofilia esclusa dalla Rivoluzione Sessuale
Rapidamente i gruppi pedofili militanti conoscono un declino legato essenzialmente ad un rigetto della loro azione da parte delle società, anche le più « progressiste », e in particolar modo degli attori della Rivoluzione Sessuale.
Nel 1982 scoppia in Francia il Caso Coral a proposito di presunti abusi sessuali compiuti in un “luogo di vita comunitaria”. Numerose personalità pubbliche, fra cui René Schérer o Gabriel Matzneff, sono inizialmente accusate. Sebbene costoro saranno messi fuori causa e le condanne di molte persone per relazioni sessuali consensuali con giovani adolescenti saranno alla fin fine leggere, la vicenda conosce un forte tumulto mediatico che contribuisce ad attirare l’attenzione sui luoghi di vita [comunitaria] e a rimettere in questione l’antipsichiatria. Gabriel Matzneff, quanto a lui, viene licenziato da « Le Monde » in seguito alla sua messa in causa.
Dopo il 1982 l’attivismo pedofilo dell’Europa occidentale, pur non subendo tanti attacchi quanti quelli contro l’attivismo americano, comincia a declinare: i media non ne parlano più ed i principali militanti si stancano (Bernard va in pensione come psicologo, esperto e membro d’organizzazioni internazionali nel 1985). Nei Paesi Bassi, i discorsi in favore della pedofilia conoscono un riflusso negli anni ’80 quando, per ammissione dello stesso Frits Bernard, la pedofilia è di nuovo trattata correntemente come una malattia mentale.
Quando nel 1985 i « Verdi » tedeschi, partito di punta durante la Rivoluzione Sessuale, dopo numerosi mesi di lavoro includono nel loro programma delle proposte che mirano ad abolire gli articoli di legge sulla maggiore età sessuale, insistendo per esempio sul fatto che “i rapporti sessuali coi bambini sono per ambo le parti [bambini ed adulti] […] produttivi”, ciò suscita una protesta generale e molti elettori abituali del partito passano i loro voti allo « Spd ». Persino gli elettori più « progressisti » non accettano più l’idea della difesa dei pedofili.
A partire dallo stesso anno, la polizia olandese si mette a collaborare strettamente con l’« Fbi » (riunioni settimanali almeno sino al 1989) per apprendere a “braccare i produttori e consumatori supposti di pedopornografia”, poiché il Congresso statunitense (via il Sottocomitato permanente alle investigazioni del Comitato sugli affari governamentali, allora diretto dal repubblicano William Roth) pensa che i Paesi Bassi siano all’epoca “fra i principali esportatori di pedopornografia negli Stati Uniti” e che ci sarebbero ad Amsterdam delle vendite all’asta di bambini/e al fine di prostituirli/le, asserzioni che saranno smentite nell’agosto del 1986 dal rapporto definitivo d’un gruppo di lavoro sulla pedopornografia diretto dal ministro della Giustizia Altes. Quest’azione della polizia neerlandese mostra un cambiamento di mentalità in questo Paese ove l’attivismo pedofilo aveva incontrato il maggior successo.
È soprattutto nel seno stesso dei vecchi movimenti « progressisti » degli anni ’70 che l’attivismo pedofilo viene sempre più denigrato. La difesa della pedofilia che ci fu in quell’epoca viene [adesso] interpretata in maggioranza come un “abbaglio collettivo” (secondo l’espressione di Jean-Claude Guillebaud). Gli autori di quell’epoca ritrattano oppure sono talvolta obbligati a spiegarsi e a ritrattare i discorsi che avevano fatto in quel periodo [degli anni ’70]: nel 2001 scoppia una polemica sul passo relativo ai bambini del libro « Le Grand Bazar » di Daniel Cohn-Bendit: attaccato, quest’ultimo parla di « provocazione intollerabile » ed esprime rimorso per aver scritto quelle righe, per un’« incoscienza insostenibile ». Per lui « si trattava di trasgredire frontiere e spezzare divieti. Questo non c’entrava nulla con gli abusi sessuali »; afferma inoltre: « pretendere che io fossi pedofilo è un’insensatezza. La pedofilia è un crimine. L’abuso sessuale è un qualcosa contro il quale bisogna battersi. Non c’è stato da parte mia alcun atto di pedofilia ». Molti ex-allievi di Daniel Cohn-Bendit, ed i loro genitori, prendono le difese di Daniel Cohn-Bendit e lo difendono da ogni accusa di abusi sessuali o di prossimità con « persone colpevoli di abusi sessuali su bambini ». Grabriel Matzneff dichiara nel 2002: « Quando la gente parla di « pedofilia » mettono nello stesso sacco il maledetto che viola un bambino di otto anni e quello che vive una bella storia d’amore con un’adolescente o un adolescente di quindici anni. Per quanto mi riguarda, disprezzo i maledetti che abusano dei bambini e sono un sostenitore della più grande severità nei loro confronti ».
Certo, questo rifiuto da parte degli attori della Rivoluzione Sessuale era cominciato con la nascita stessa dell’attivismo pedofilo: Geneviève Fraisse ricorda nel 2001 che fin dal 1975 lei « viveva molto male » la volontà d’una “sessualità comune adulto-bambino”, discorso che si ritrova molto di frequente in donne coinvolte nella Rivoluzione Sessuale e già nelle riviste omosessuali dell’epoca, ma che non si fa chiaramente sentire che dopo quel periodo.
Le lesbiche erano state le prime ad opporsi ai pedofili in seno ai movimenti glbtq: nel 1980, un “assembramento lesbico del comitato per il Gay Pride” (“Lesbian Caucus – Lesbian & Gay Pride March Commitee”) chiama al boicottaggio del Gay Pride di New York a causa di un supposto controllo della “Nambla” sul comitato organizzativo.
[…]
Questo processo di marginalizzazione prosegue fino al 1994, anno nel quale l’“International Lesbian and Gay Association”, al fine d’ottenere uno statuto consultivo nel Consiglio economico e sociale delle Nazioni Unite, decide di escludere dalle proprie file quattro gruppi pedofili militanti: gli americani “Nambla” e “Project Truth” [“Progetto verità”], l’olandese “Martijn” e la tedesca “Verein für Sexuelle Gleichberechtigung” (“Vsg”, “Associazione per l’uguaglianza sessuale”).
La Rivoluzione Sessuale, sul finire degli anni ’90, si sarà sbarazzata del suo passato pedofilo.

Declino dell’attivismo
Lungo gli anni ’80 qualche nuovo gruppo di pedofili appare, ma la militanza declina rapidamente fino a sparire quasi totalmente negli anni ’90, limitandosi alle attività su Internet.
Agli inizi degli anni ’90 viene creata l’« Ipce » (« International Pedophile and Child Emancipation » [« Internazionale per l’emancipazione del pedofilo e del bambino »]) che gestisce un sito web raggruppante numerosi documenti in quattro lingue, ma si limita rapidamente ad una semplice presenza su Internet. Nel 1993 compare “Krumme 13”, organizzazione tedesca che si scioglie nel 2003 come pure la « Dpa » nel 2004, dinnanzi all’obbrobrio pubblico generale ed alla mancanza di sostegno da parte degli antichi difensori dell’attivismo pedofilo.
Pochissime persone si dichiarano oggi pubblicamente come pedofili o favorevoli alla pedofilia. L’attivismo pedofilo è concentrato attorno a gruppi di taglia molto modesta, i cui membri restano la gran parte del tempo anonimi o, occasionalmente, attorno ad iniziative di persone isolate. Le rare persone che si esprimono ancor oggi sono anglofone o neerlandesi: si tratta specialmente di Tom O’Carroll (autore dell’opera: “Paedophilie: The radical case”), Frans Gieles o Lindsay Ashford, cittadino americano che ha testimoniato a viso scoperto nel 2004 ed ha animato un sito Internet ove faceva l’apologia della propria inclinazione sessuale per le ragazzine. Il sito di Lindsay Ashford è stato durante parecchi anni una delle vetrine in linea della pedofilia (attirandosi persino minacce di processo da parte del futuro presidente degli Stati Uniti Barack Obama dopo la messa in linea delle figlie di quest’ultimo) prima che il suo autore non decida di chiuderlo, arguendo che la notorietà che gli attirava gl’impediva di conservare un lavoro.
John Robin Sharpe, un pedofilo canadese, ha contestato certi aspetti delle leggi sulla pornografia infantile del proprio Paese che, contrariamente alla Francia, condanna egualmente gli scritti incitanti alla pedofilia. Arrestato nel 1995 per possesso e diffusione di testi ed immagini a carattere pedofilo, ha fatto valere che le sue proprie foto e scritti di finzione non potevano essere illegali a causa del loro carattere “artistico” e che, poiché il possesso di pornografia rispondeva ai suoi gusti sessuali, esso era attinente alla sua libertà d’espressione. La Corte d’appello della Colombia Britannica gli ha dato inizialmente ragione, dando origine ad una polemica ed un ricorso del governo canadese: la Corte suprema del Canada ha alla fine annullato la sentenza del 2001, riaffermando la validità della legge canadese contro la pedopornografia e non riconoscendo eccezioni che per i testi autoprodotti per un uso strettamente personale, che non sarebbero diffusi in nessuna maniera dal loro autore. Nel 2002 Sharpe è assolto per il possesso dei testi (la Giustizia stimando che i suoi scritti non incitassero esplicitamente alla pedofilia, contentandosi di descrivere gli atti) ma è condannato per il possesso di foto. Nel 2004 è condannato a due anni di prigione per un abuso sessuale commesso negli anni ’70.
Il 31 maggio 2006 è annunciata la creazione nei Paesi Bassi del “Partito della carità, della libertà e della diversità” (“Partij voor Naastenliefde, Vrijheid en Diversiteit”, « Pnvd »), partito politico che propone l’abolizione di ogni maggiore età sessuale. I tre fondatori del partito, tutti militanti pedofili, contano fra loro un ex-presidente di « Martijn ». Il « Pnvd » propone egualmente altre misure giudicate da molti come fantasiose (gratuità totale dei trasporti, legalizzazione della zoofilia, ecc.) senza affrontare i reali problemi della società contemporanea neerlandese. Esso viene sia preso in giro sia attaccato (da associazioni cristiane, dal partito conservatore e dalla gran maggioranza dell’opinione pubblica, l’80% degli olandesi dichirando in un sondaggio che dovevano essere prese delle contromisure). Il « Pnvd » non ha mai contato che i suoi tre fondatori quali membri conosciuti, non ha mai potuto partecipare ad alcuno scrutinio per mancanza del numero di firme di cittadini previsto dalla legge olandese ed ha annunciato il proprio scioglimento nel 2010. Nel 2010 solo la « Nambla » e « Martijn » continuano ad avere un’esistenza ufficiale.

Delle opinioni pubbliche sempre più sfavorevoli
Alla fine del 1981 si poteva leggere in un editoriale del “Petit Gredin”: “La pedofilia, la pederastia sono sempre più gli oggetti della vendetta sociale alimentata dai mass-media”. Infatti, da quest’epoca, la pedofilia diventa oggetto di una “condanna unanime” ed “il pedofilo appare come l’incarnazione del criminale più abietto”. Se un autore come Matzneff continua ad essere percepito favorevolmente da una parte dei media, non si sente però più parlare molto di lui (Hugo Marsan l’ha qualificato di “dandy dimenticato”) e gli artisti contemporanei che, senza essere pedofili, mettono in scena delle relazioni sessuali di adulti con bambini consenzienti oppure producono opere sufficientemente ambigue per far sì che certi lettori possano interpretarle come mostranti la possibilità di un tale rapporto, provocano degli scandali. C’è dunque stato un “cambiamento radicale” d’atteggiamento da parte delle società, per differenti ragioni.
In primo luogo “un mutamento nel modo di apprezzare le violenze sessuali”. Se da un lato i pedofili chiamano a pretesto la libertà dei bambini a disporre del proprio corpo per giustificare le proprie rivendicazioni, dall’altro non pongono generalmente la questione del discernimento dei bambini e della facilità ad abusarli, nonché quella della loro percezione a posteriori del contatto sessuale; a partire dagli anni ’80 l’idea per cui ogni contatto sessuale fra un adulto ed un bambino provoca delle sequele psicologiche molto gravi nel secondo diviene un’“opinione comune”. La riprovazione dello stupro su minorenne, che perde il suo statuto di tabù, cresce. Secondo [la storiografa] Anne-Claude Ambroise-Rendu sono gli anni ’90 che segnano un vero cambiamento nella visione della pedofilia tramite i media francesi. Un numero dell’emissione “Bas les masques” [« Giù le maschere »] è consacrato al tema nel 1995: per la storiografa “per la prima volta si ascoltano e si vedono le vittime: quei bambini ai quali non si osa più domandare se fossero consenzienti o no, che esprimono senza equivoco la loro sofferenza. Per la prima volta un media evoca gli effetti della pedofilia sui bambini, lasciando ai testimoni il compito di esprimere il loro malessere, la loro incapacità a dimenticare, a costruirsi una vita felice ed equilibrata”. Anne-Claude Ambroise-Rendu pensa che “Solo Grabriel Matzneff osa ancora, nel 1990, sorridere davanti a Bernard Pivot sulle ragazzine di 12 anni ch’egli mette nel proprio letto”. Nel 1996 il Caso Dutroux che scoppia in Belgio ha una risonanza internazionale e contribuisce a segnare durevolmente l’opinione.
Sempre più cause sono giudicate dai tribunali: in Francia il numero degli stupri su minorenni constatati passa da 100 nel 1984 a 578 nel 1993, e quello degli attentati o aggressioni sessuali su minorenni con circostanze aggravanti da 355 nel 1984 a 882 nel 1993 e 3.815 nel 2004.
La prevenzione diviene una priorità tanto legislativa quanto popolare, come lo testimonia nell’ottobre 1996 la prima Marcia Bianca che riunisce a Bruxelles, in seguito al Caso Dutroux, più di 300.000 persone e la questione diventa oggetto d’un’attenzione rinforzata da parte dei media.
Alla fine, con l’aumentare della presa di coscienza delle violenze sessuali su minorenni ed il ritorno subitaneo della pedofilia nel campo mediatico, la pedofilia non è più percepita che come uno stupro inflitto ai bambini. Nei Paesi Bassi la relativa tolleranza ch’era potuta esistere nei confronti della pedofilia sparisce progressivamente: Edward Brongersma diviene oggetto di molestie da parte dei suoi vicini e di aggressioni in strada, a causa della propria notorietà; depresso, finisce per suicidarsi per eutanasia nel 1998. La comparsa del “Pnvd” nel maggio 2006 ha suscitato in generale costernazione ed indignazione.

Un attivismo si Internet
Negli anni ’90 l’arrivo di Internet offre alla militanza pedofila nuovi mezzi d’espressione e di contatto. Un certo numero di pedofili attirati dai ragazzini (“Boylovers”) e dalle ragazzine (“Girl Lovers”) rivendicano il termine generico di “Childlove” [“Amore del bambino/a”]. Nel 1995 è messo in linea il forum di discussione « BoyChat » che conduce nel 1997 alla creazione del gruppo “Free Spirits” [“Spiriti liberi”] avente per obiettivo di fornire servizi Internet sicuri ai pedofili amanti dei ragazzini in numerose lingue. L’equivalente francofono di « BoyChat », « La Garçonnière », è creato nel 1998. Dei pedofili amanti delle ragazzine creano risorse equivalenti dal 1998. Da allora, molte altre organizzazioni si sono sviluppate in linea su questo modello, fra cui imprese commerciali (“hoster” web essenzialmente).
Più che dell’attivismo vero e proprio, tali forum costituiscono prima di tutto luoghi di discussione e contatto virtuali fra pedofili, talvolta seguiti da incontri e raduni reali. Al fine d’evitare procedimenti giudiziari, queste reti a vetrina pubblica si guardano da qualsiasi attività illegale come lo scambio d’immagini pedopornografiche o l’incitazione al crimine, per mezzo d’una moderazione conformata alle legislazioni dei diversi Paesi che le ospitano. Tuttavia il lato borderline che gioca coi limiti di legge gli ha valso regolarmente problemi da parte dei loro « hoster » o fornitori Internet. Così nel 2006, l’« hoster » commerciale “Epiflora”, principale « hoster » del gruppo « Free Spirits », fu sconnesso dal web dal fornitore d’accesso canadese “Vérizon” a seguito d’una campagna mediatica condotta da un’associazione anti-pedofilia. Tuttavia i siti così evacuati ritornano in linea molto rapidamente, utilizzando per esempio i servizi di fornitori d’accesso che abbiano una concezione estensiva della libertà d’espressione.
L’attività in linea di pedofili continua ad attirare l’attenzione di certi media: nel 2010 « Fox News Channel » pubblica un reportage che accusa « Wikipedia » di tollerare sui propri siti le attività di propaganda di alcuni pedofili che tentano di presentare i loro gusti sessuali sotto una luce positiva, cosa a cui la « Wikipedia Foundation » risponde ch’essa resta vigilante dinnanzi a questo tipo di derive. Il forum « 4chan » fa regolarmente parlare di sé come d’un luogo ove circolino dei testi pro-pedofili o immagini pedofile, spesso con scopo provocatorio.
Internet permette egualmente una circolazione accresciuta di pedopornografia.

Terminologie e rivendicazioni ufficiali
I membri dei gruppi o movimenti pedofili attuali si presentano come militanti e rivendicano in particolar modo il ritiro della pedofilia dalla lista delle malattie mentali. Essi promuovono i termini « boylover », « girllover » e talvolta «childlover » per rimpiazzare i termini di « pedofili » o « pederasti » ch’essi giudicano troppo negativamente connotati. Tali termini sono stati popolarizzati presso gli stessi pedofili attraverso le comunità virtuali legate ai forum « boylove » e « girllove » su Internet.
Le attività pedofile si basano certe volte su un testo degli psicologi Underwager e Wakefield, che fanno la distinzione fra desiderio sessuale, pedofilia e passaggio all’atto. Benché essi raccomandino la distinzione fra desiderio ed azione, questi autori deplorano l’utilizzazione del loro lavoro fatta dal movimento « childlove » e considerano che i contatti sessuali adulto-bambino siano dannosi, ch’esista o meno una relazione d’autorità o anche dei sentimenti fra l’adulto ed il bambino.
Infine, anche in seno agli ambienti pedofili, il termine generale di « childlover », che può tradursi letteralmente con « innamorato del bambino », è delle volte contestato. Alcuni rifiutano tali neologismi e preferiscono qualificarsi pedofili, pederasti o ebefili, a seconda dei casi. Altri gli preferiscono il termine specifico « boylover » e « girllover », pretendendo che le attrazioni pedofile omosessuali ed eterosessuali hanno poco a vedere fra di loro.
Benché un grandissimo numero d’opinioni differenti talvolta opposte siano rappresentate in seno ad un « movimento », una maggioranza dei suoi simpatizzanti si accorda sugli obiettivi seguenti:

– cambiare le percezione del pubblico sulla pedofilia, la pederastia e l’ebefilia;
– porre una differenza fra la pedofilia e l’abuso sessuale;
– promuovere la depenalizzazione di certe forme d’espressione erotica che implica bambini o adolescenti (testi, disegni, foto, ecc.);
– promuovere un’abolizione od una revisione della nozione legale di maggiore età sessuale;
– accrescere la conoscenza sugli effetti dell’attività sessuale nei bambini, favorendo la ricerca nel campo;
– sostenere i movimenti e le organizzazioni che lottano per i Diritti del Bambino.

Certi pedofili dicono egualmente che il sesso non è la ragion d’essere delle loro relazioni coi bambini. Edward Brongersma in « Boy-Lovers and Their Influence on Boys » (« I boy-lover e la loro influenza sui ragazzi »), ove riporta il risultato d’interviste a persone impegnate in relazioni coi bambini, scrive: « In una relazione, il sesso è generalmente un elemento secondario ».
In più, gli attivisti pedofili affermano che i contatti sessuali con degli adulti non sono necessariamente pericolosi per i bambini. Fra le loro principali argomentazioni figura uno studio scientifico datato 1999 firmato da Rind, Tromovitch e Bauserman: « A meta-analytic examination of assumed properties of childsexual abuse using college samples » (« Metanalisi delle conseguenze dell’abuso sessuale su bambini, a partire da casi non clinici »); questo studio analizza e confronta i risultati d’una serie di inchieste condotte presso liceali che abbiano conosciuto una relazione sessuale precoce con un adulto. Le conclusioni dello studio relativizzano molto gli effetti negativi di tali relazioni. Esso è dunque citato di sovente dal movimento « Childlove ».
Tuttavia dei ricercatori ritengono che quest’articolo sia distorto nella metodologia e nelle intenzioni. In « Science or Propaganda? an examination of Rind, Tromovitch and Bauserman (1998) » (« Scienza o propaganda? Uno studio di Rind, Tromovitch e Bauserman (1998) ») la pediatra Stephanie J. Dallam scrive: « Dopo un esame minuzioso delle prove, concludiamo che Rind e al. può essere descritto come un articolo militante che utilizza la scienza in modo inappropriato per tentare di legittimare la propria visione ». Lo studio è stato largamente criticato tanto per la sua metodologia che per le sue conclusioni e denunciato come un lavoro di propaganda più che come un testo scientifico.
Certi attivisti pedofili arguiscono che il bambino abbia una sessualità innata fin dalla prima infanzia. Contestano specialmente la pertinenza della maggiore età sessuale riferendosi ai lavori di parecchi ricercatori, come Alfred Kinsey, Floyd Martinson, Alayne Yates o William Masters, che mostrano esempi di risposte sessuali, masturbazioni e giochi sessuali [di bambini] con altri bambini. Tuttavia Alfred Kinsey fu una personalità controversa e molti psicologi influenti della sua epoca, come Abraham Maslow, erano molto critici nei confronti della sua metodologia. L’istituto « Kinsey » ha finito col riconoscere che gli elementi dei rapporti Kinsey che descrivono la capacità sessuale dei bambini provenivano tutti dalla medesima persona e che quest’uomo utilizzato come fonte da Kinsey abusava sessualmente senza alcun dubbio dei bambini di cui pretendeva descrivere le reazioni.
I pederasti ed ebefili del movimento sono nel loro insieme contrari alle leggi sul consenso [sessuale]. Certuni fra loro avanzano che nel passato la pubertà era considerata come il passaggio all’età adulta nella maggior parte delle società e che si tratta d’un’indicazione naturale del fatto che il corpo sia sessualmente maturo. Criticano la definizione legale, che trovano tanto arbitraria quanto discriminatoria. Opposti al concetto di maggiore età sessuale legale, essi raccomandano che ogni individuo che desideri avventurarsi in attività sessuali possa poter prendere la sua propria decisione. Questo punto di vista non tiene conto della questione della maturità minima necessaria per misurare pienamente le conseguenze delle proprie azioni, questione classica per qualsiasi campo riguardante il consenso dei minori (diritto di voto, patente, ecc.).
In molti Paesi l’età della maggiore età sessuale è più elevata dell’età della pubertà. Se un adolescente intrattiene delle relazioni sessuali con un adulto entro queste due età, quest’ultimo può essere considerato come un aggressore sessuale (benché non sia pedofilo).
Certi pedofili affermano di conoscere la « sessualità infantile » e presentano ufficialmente dei principi preliminari alle relazioni coi bambini che si riassumono principalmente nel consenso del fanciullo e dei genitori.
Nel 1998 Frans Gieles, membro del gruppo « Nsvh », proponeva quattro « regole etiche » da seguire durante una relazione adulto-bambino. Alla stessa epoca dei principi equivalenti erano proposti da altri gruppi o personalità dando luogo più recentemente ad una sintesi del gruppo « Martijn » sotto la seguente forma:

– Consenso del bambino e dell’adulto;
– Apertura verso i genitori del bambino;
– Libertà per il bambino di cessare la relazione ad ogni momento;
– Armonia collo sviluppo del bambino.

È tuttavia difficile sapere quale credito dare ai principi ufficiali presentati da tali movimenti. Se certi gruppi come « Martijn » raccomandano il rispetto delle leggi, scoraggiando così di fatto le relazioni sessuali adulto-bambino, altre come « Krumme » non hanno tali riserve.
Le obiezioni più avanzate a questo « codice etico » sono le seguenti: il bambino non è sufficientemente maturo per avere la libertà di far cessare una relazione abusiva e potrebbe essere molto facilmente costretto a mantenere una relazione contro la propria volontà, poiché il pedofilo potrebbe usare la forza o la manipolazione. Peraltro la grandissima maggioranza degli psicologi dell’infanzia affermano che una relazione sessuale fra un adulto ed un bambino non può farsi in armonia con uno sviluppo normale di quest’ultimo.

Reazioni nell’opinione pubblica e casi criminali
I membri del movimento contemporaneo affermano ch’essi non approvano l’abuso del bambino né le attività illegali: l’opinione pubblica su questo punto è scettica. Tale scetticismo è stato rinforzato da incidenti resi pubblici implicanti membri e gruppi associati al movimento, in casi d’abuso sessuale, come pure per la somiglianza fra i discorsi del movimento e quello degli abusatori sessuali che cercano di giustificare i loro atti.
I movimenti propedofili hanno suscitato una forte opposizione ed il loro avanzamento sociale e politico è restato molto limitato. Quasi tutti i governi nazionali si conformano ai protocolli delle Nazioni Unite per definire le leggi sulla maggiore età sessuale e sulla criminalizzazione della pornografia infantile. Quest’ultima è stata oggetto d’un trattato delle Nazioni Unite, firmato da circa 130 Paesi fra il 2000 ed il 2004. Quanto alla convenzione delle Nazioni Unite sull’età del consenso (1962), essa ha forza di legge un po’ dappertutto dal 1990.
Dei militanti per la prevenzione dell’abuso sessuale, dei professionisti della legge e dei giornalisti notano che i proclami del movimento quanto alla sua disapprovazione dell’abuso sessuale non sono stati sempre seguiti dai fatti. I membri del movimento rispondono spesso che gli abusatori non appartengono al movimento o che il movimento avrebbe potuto aiutarli a non oltrepassare la linea gialla. Gli osservatori stimano in maggioranza che i promotori d’un amore e d’una sessualità inoffensiva fra adulti e bambini non agiscano sempre com’essi pretenderebbero, citando questi arresti come prove.
Molti di tali incidenti implicano l’associazione « Nambla », l’organizzazione più conosciuta del movimento. Alcuni affermano che questi arresti siano limitati a tale associazione e non siano rappresentativi del movimento globale. Per la maggior parte degli osservatori quest’incidenti mostrano la faccia pubblica del movimento e simbolizzano i problemi posti dai suoi obiettivi.
Qualche esempio di casi recenti negli Stati Uniti:

– Il reverendo P. S., un prete accusato di aver abusato di bambini fin dai 6 anni, durante un periodo di tre decenni, avrebbe partecipato ai primi lavori ed atti militanti del movimento ai suoi inizi, secondo il giornale « Boston Globe ».

– C. J., egualmente sospettato di appartenere alla « Nambla », fu condannato per l’uccisione e lo stupro d’un bambino di 10 anni. I genitori del bambino hanno attaccato in giustizia « Nambla » ed i suoi responsabili affermando che C. J. avrebbe scritto nel suo diario che la sua partecipazione alla “Nambla” e le letture delle pubblicazioni dell’associazione l’avrebbero aiutato a superare le proprie inibizioni nei confronti del sesso coi ragazzini.

-J. D. S., un uomo condannato a San Francisco per aver aggredito un ragazzo di 11 anni durante un baby-sitting, ha incontrato un inquirente anonimo in qualità di membro della “Nambla”. Secondo l’inquirente, l’uomo utilizzava i propri contatti presso la “Nambla” per scambiare della pornografia infantile ed avere relazioni sessuali con bambini.

-J. T. fu condannato per aggressione sessuale su di un bambino nel 1989 poi liberato sulla parola nel 1992 sotto condizione di non possedere della pornografia infantile. Dopo aver traslocato senza informare le autorità sul suo nuovo indirizzo, fu rintracciato in seguito ad un’emissione televisiva sulla ricerca di criminali (“America’s Most Wanted » [“I più ricercati d’America”]). Fu arrestato e condannato per pornografia infantile. Durante il processo la corte ha dichiarato che J. T. era membro della « Nambla », che l’associazione aiutava un orfanotrofio in Thailandia dove dei bambini erano abusati et che J. T. ed altre persone vi viaggiavano per incontrare dei ragazzetti. Le prove apportate erano delle fotografie fornite dalle autorità thailandesi che mostravano J. T. in compagnia di ragazzini thai seduti su di lui.

-J. C. P., un newyorkese che aveva affermato alla polizia, secondo gli archivi giudiziari, di essere membro della « Nambla », è stato arrestato nel 2000 e condannato nel 2001 per aver praticato la sodomia su di un ragazzino.

La pubblicità fatta intorno a tali incidenti, aggiunta alla profonda opposizione dell’opinione pubblica verso le idee del movimento, hanno condotto ad una grande controversa attorno alle attività ed ai membri dell’associazione.
Molti di questi membri hanno preso le distanze dalla « Nambla » e le sue idee a causa di queste controversie e dei crimini suscitati.
In Francia negli anni ’80 ed inizi ’90 alcune personalità prossime all’estrema destra hanno ripreso a proprio conto idee pro-pedofile e pro-pederaste.
Questo recupero si è più particolarmente espresso sulle colonne di « Gaie France », colpito da divieto di stampa nel 1993 per « incitazione alla pedofilia ». Si è cristallizzata attorno a personalità quali Michel Caignet, il produttore di documenti cinematografici omosessuali che mettono in scena attori dalle apparenze giovanili, Bernard Alapetite e Jean-Manuel Vuillaume, tutti e tre ex-responsabili o redattori di riviste d’organizzazioni neofasciste (« Fane » per il primo, « Défense de l’Occident » [« Difesa dell’Occidente »] per gli altri due) che saranno più tardi implicati in casi giudiziari di pornografia infantile.

Reazioni del corpo medico
La letteratura medica attuale è molto documentata sul tema dei gravi e profondi danni psicologici che causano ai bambini i contatti sessuali con gli adulti. I pedofili militanti citano, quanto a loro, parecchi articoli scientifici controversi per sostenere i propri dire. Oggigiorno il corpo medico è molto largamente in disaccordo con le affermazioni dei pedofili sull’inoquità dei contatti sessuali fra adulti e bambini in una vasta percentuale di casi; nessuno studio su risultati che vanno nel senso dellle idee del movimento è stato accettato dalla comunità scientifica.
Lo psichiatra ed esperto giudiziario francese Michel Dubec dichiara: « tutti i pedofili rivendicano il loro amore per i bambini e parlano di « nuovo amore ». Ma per loro, ciò va da sé, amare è scopare (…). Questi grandi « intellettuali » che razionalizzano la pedofilia auspicano una ricerca per una « infanzia differente », totalmente emancipata. Ma essi non dicono che tale emancipazione è anzitutto la loro, quella che gli permette di affrancarsi dai divieti e di sedurre i bambini. Pretendono farci scoprire un vero sapere, con affermazioni del genere « La sessualità puerile è ancora un continente proibito, agli scopritori del XXI secolo di abordarne le rive » (come scriveva « Gai Pied hebdo » del 31 gennaio 1991). Tanta puerilità nel ragionamento diviene disarmante. Un conto è per un bambino il fantasticare lasciandosi andare a giochi sessuali con se stesso o con quelli della sua età, un altro è l’essere confrontati alla realtà del godimento orgasmico dell’adulto. Godimento al quale lui, il bambino, non è ancora in misura di accedere e che può immergerlo in turbamenti che non potrà gestire psichicamente ».
Lo psichiatra francese Bernard Cordier, membro negli anni ’90 del gruppo di lavoro interministeriale sanità-giustizia sul trattamento dei delinquenti sessuali, distingue come una categoria specifica di pedofili « i proseliti, che invocano degli argomenti pseudoculturali e militano per la depenalizzazione della pedofilia in nome del diritto dei bambini al piacere ». Egli precisa, per quel che riguarda gli scritti di Gabriel Matzneff e degli scritti compiacenti in generale: « Non dico che [il tipo di scritti comparabili a quelle di Gabriel Matzneff] semina la pedofilia. Ma la avalla e facilita il passaggio dalla fantasia all’atto nei pedofili latenti. Questi scritti rassicurano ed incoraggiano coloro che soffrono della loro preferenza sessuale, suggerendogli che non sono i soli della loro specie. D’altronde i pedofili sono molto attenti alle reazioni della società francese nei riguardi del caso Matzneff. Gl’intellettuali compiacenti forniscono loro un alibi e degli argomenti: se gente illuminata difende questo scrittore, non è la prova che gli avversari dei pedofili sono dei bloccati che conducono battaglie ormai superate? Essi vogliono credere e pretendere che la società libererà un giorno la pedofilia come l’ha fatto per l’omosessualità, in nome della difesa delle differenze. Niente di più falso! Dal momento in cui ci sono un bambino ed un adulto, ci sono un abusatore ed un abusato. Ciò non ha niente a che vedere con una relazione fra due esseri autenticamente consenzienti. »

Simboli
Nel 2007 « Wikileaks » ha pubblicato un documento interno della « Fbi » indicante i simboli di riconoscimento utilizzati dai diversi gruppi di militanti pedofili. Vi si vede fra l’altro un triangolo spiralato di color blu utilizzato dai « BoyLovers » (pedofili attratti dai maschietti) e chiamato « Blogo », supposto rappresentare la relazione fra adulto (triangolo esterno) e bambino (triangolo interno). Diversi pendenti, bijou e medaglie sono state coniate con tale logo. Quanto ai pedofili attirati dalle femminucce (« GirlLovers ») utilizzano un logo simile al primo, una spirale in forma di cuore di color rosa.

Riferimenti
• Moser C, Kleinplatz P (2003). DSM-IV-TR and the Paraphilias: An Argument for Removal
• Protestantse Stichting voor Verantwoorde Gezinsvorming, (1981). Pedophilia. PSVG, The Netherlands.
• Rossman P (1976) Sexual Experience Between Men and Boys: Exploring the Pederast Underground. Association Press, New York.
• Underwager R, Wakefield H. (1997). Special Problems with Sexual Abuse Cases. Coping with psychiatric and psychological testimony, Supplément to the Fifth Édition (Out of Print) (p. 136-147). Los Angeles, CA: Law and Psychology Press.

Vedere anche

Articoli connessi
-Pedofilia, Pederastia, Ebefilia
-Maggiore età sessuale
-Abuso sessuale su minorenne, « Child focus », Marcia Bianca
-« Ilga »
-« Nambla », « Pnvd »

Collegamenti esterni [collegamenti esplicitati]
-Documentazione, forum e risorse bibliografiche: « Ipce »: http://www.ipce.info/ipceweb/le_coin_francais.htm e « Pédagora »: http://www.pedagora.com
-Qualche sito rappresentativo del movimento « Childlove »: “Nambla”: http://www.nambla.org , “Free Spirits”: http://www.freespirits.org , “Girllove Garden”: http://www.glgarden.org
-Siti per la protezione dell’infanzia: “Protection des mineurs sur Internet” [“Protezione dei minori su Internet »]: http://www.internet-mineurs.gouv.fr ,

  1. 8 agosto 2011 alle 10:25

    INVECE PURTROPPO IN ITALIA E’ ANCORA VISIBILE, BISOGNA FARLO CHIUDERE IMMEDIATAMENTE

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