Anno B, SS. Trinità (prima domenica dopo Pentecoste)

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COMMENTO AL VANGELO DOMENICALE

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I secoli, i giorni

Anno B, solennità della SS. Trinità.
Dt 4, 32ss.39s; Sal 32; Rm 8,14-17; Mt 28,16-20
Beato il popolo scelto dal Signore.

Mt 28,16Gli undici discepoli, intanto, andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro fissato. 17Quando lo videro, gli si prostrarono innanzi; alcuni però dubitavano. 18E Gesù, avvicinatosi, disse loro: “Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra. 19Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo, 20insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo”.

Non sorprenda la sobria concisione del brano, posto come una firma o un sigillo al più lungo dei canonici. E’ infatti un distillato dei temi più cari a Matteo: il rapporto tra l’autorità trascendente (exousia) di Gesù e il suo svolgersi economico nell’annuncio del Regno, lo stretto legame che la fede stabilisce tra questa autorità di Gesù e la comunità ecclesiale. Chiaro anche il motivo per il quale questo brano è stato scelto per la liturgia di oggi. La prima domenica dopo Pentecoste è in qualche modo un capodanno, cioè una fondazione escatologica del tempo, in questo caso il tempo dello Spirito e della Chiesa; e come in ogni principio il tempo ha una costituzione prolettica: la sua fondazione già contiene in sé il/la fine.
Ma mi piace oggi provare a leggere questo “sarò con voi oggi e per sempre”, una volta tanto, non dal punto di vista della Chiesa che riceve il suo mandato, ma dal punto di vista della risonanza che il detto di Gesù in quell’occasone può avere nel cuore stesso di Cristo. Alla luce di questa sorta di “soggettiva” dal punto di vista di Gesù, qui egli dice in sostanza: «Battezzato (nel testo greco: immerso, sprofondato) io per sempre in voi, con voi rimango andandomene, come sono sempre rimasto in quell’intreccio vitale di relazioni trinitarie cui adesso faccio ritorno».

Costretto ad emigrare, lontano dall’amata, così scrive un poeta arabo siciliano dell’XI secolo:
“Perché chi ha lasciato il suo cuore
a custodia di una dimora
a quella brama di fare ritorno”

Un concetto simile troviamo anche nella mistica cristiana: «Il mio amore è il mio peso, io vado là ovunque egli vada» (S. Agostino, La città di Dio). Espressioni naturalmente ispirate al Vangelo: «Dov’è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore»; «Dove sono io, là sarà anche il mio amico».
Il senso del tempo escatologico, di questo già e non ancora, si rivela così essere custodia e cura, da parte di Gesù, per i discepoli presenti e futuri da ogni parte della terra. E’ così che non solo i discepoli, ma Cristo stesso è stabilito su questo monte e in questo tempo eterno, che è la sua stessa parola, in quanto è efficace e perciò comandamento e promessa: sacramento. Tra lui e loro esiste ormai lo stesso rapporto che c’è tra una persona e la sua durata nel tempo, lo stesso rapporto senza tempo immanente alle tre Relazioni divine.

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