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Di chi è l’eredità di Puglisi

Lettera aperta dell’associazione “Sì, ma verso dove” e di un gruppo di amici di Padre Pino Puglisi.

In merito all’articolo “La Curia sfratta il Centro Padre Nostro” pubblicato su Repubblica il 27/5/2012 a firma di Salvo Palazzolo, intendiamo precisare che :

Pino Puglisi

Pino Puglisi (Photo credit: Wikipedia)

· nessuno tra gli attuali responsabili del “Centro Padre Nostro” ha mai collaborato con P. Puglisi negli anni in cui il sacerdote operò a Brancaccio (1990/1993) né, quindi, ebbero modo di conoscerne il metodo pastorale. Non possono ritenersi, quindi, prosecutori della sua memoria;
· P. Puglisi, in vita e da Parroco a Brancaccio, non scrisse mai uno Statuto del “Centro Padre Nostro”. Lo Statuto fu scritto ed approvato durante la gestione del suo successore Don Mario Golesano. Egli stesso lo comunicò il 18 marzo 1994 durante una riunione operativa sostenendo di avere ricevuto bozza dello stesso Cardinale Pappalardo e di averla inviata alla Madre Superiora delle Suore collaboratrici di P. Puglisi a Brancaccio. I più stretti collaboratori del sacerdote ucciso dalla mafia affermano che P. Puglisi avrebbe voluto lo Statuto solo per garantire la gratuità dell’azione del Centro ma il Notaio Sergio Masi, a cui egli si rivolse, gli spiegò che, al contrario, lo Statuto aveva motivo d’essere redatto solo per avere finanziamenti.
Per questo P. Puglisi desistette dallo scriverlo.
Ma Padre Golesano, durante quell’incontro del 18/3/94, aveva affermato che il “Centro Padre Nostro” era “divenuto, in seguito all’uccisione di P. Puglisi, un centro socio politico pastorale pertanto non appartiene, in senso stretto, alla Parrocchia o al territorio di Brancaccio”. Nel contemporaneo atto “Norme che regolano la vita e l’attività sociale e pastorale del Centro Padre Nostro” si decretava che il Parroco pro tempore era il legale rappresentante dello stesso e in esso lavoravano operatori su progetto; si apriva la porta ai contributi di Enti Pubblici. Questo fece sì che, negli anni, siano arrivati fiumi di denaro. Inoltre la decisione di P. Golesano di approvare uno Statuto determinò una serie di importanti conseguenze :
◦ la Madre Superiora delle Suore che avevano collaborato con P. Puglisi a Brancaccio comunicò con due fax (il primo con data 1/9/94; il secondo con data 8/10/94) che la necessità di istituzionalizzare il Centro non permetteva alle Suore di assumere in esso ruolo e, pertanto, potevano continuare da volontarie soltanto per animare la liturgia e la catechesi
in Parrocchia. Di fatto, poco dopo, tutte le suore lasciano Brancaccio;
◦ i più stretti collaboratori di P. Puglisi non si riconoscono più nella linea di P. Golesano riguardo alla prosecuzione del metodo pastorale a Brancaccio e, ad uno ad uno, lasciano entro un anno il “Centro Padre Nostro”
◦ la volontà di P. Puglisi, secondo quanto riferiscono i suoi stretti collaboratori, era che il “Centro Padre Nostro” avesse due caratteristiche imprescindibili : essere gratuito e libero di poter esercitare la facoltà di denunciare le inadempienze degli enti pubblici preposti al vivere civile degli abitanti di Brancaccio. Grazie a questa libertà ottenuta dal fatto di non essere vincolato alla richiesta di aiuti economici, P. Puglisi sostenne con vigore le battaglie per i diritti di cittadinanza del Comitato Intercondominiale formato da liberi cittadini di Brancaccio, quartiere fortemente condizionato dal potere politico mafioso, e ciò lo fece sino alla mattina stessa del giorno della sua uccisione.
◦ Il “Centro Padre Nostro” ideato da P. Puglisi si ispirava alla metodologia del “Servizio Sociale Parrocchiale” conosciuta e sviluppata grazie alla sua partecipazione ai seminari della Fondazione Zancan. Il “Centro Padre Nostro”, quindi, non era pensato come un Centro Sociale qualsiasi ma come l’espressione caritativa di S. Gaetano secondo lo schema di impegno che le Parrocchie avevano nei documenti ufficiali della Chiesa : liturgia, catechesi, carità. Questo era il motivo fondamentale per cui la Parrocchia di S. Gaetano non doveva essere sganciata dal “Centro Padre Nostro”. Sin da subito, invece, la rottura è netta.
Fatte queste precisazioni riteniamo che, dopo l’ uccisione di Padre Pino Puglisi da parte della mafia, questi siano stati alcuni fra i motivi che hanno allontanato moltissimi amici e collaboratori di P. Puglisi dal “Centro Padre Nostro” portandoli anche a disertare le manifestazioni in esso e da esso organizzate nei diversi anniversari dell’uccisione del sacerdote.
Questo Centro non è mai stato vissuto come prosecuzione di quell’opera evangelica iniziata da Padre Puglisi e da lui glorificata con il sangue del suo martirio. La consulenza di P. Golesano per il Presidente della Regione Cuffaro ha acuito questa frattura e le polemiche dovute a divergenza di interessi tra lo stesso Golesano e i responsabili del “Centro Padre Nostro”, Maurizio Artale e Antonio Di Liberto, succeduti a lui nella Presidenza del Centro stesso dopo che fu sancita la sua separazione dalla Parrocchia di S. Gaetano, hanno amplificato le distanze ormai insanabili tanto che riteniamo che l’attuale “Centro Padre Nostro” sia una struttura che non rispecchia né la storia né il metodo di P. Puglisi.
La sua beatificazione sarà una responsabilità per la Chiesa di Palermo chiamata a definire con precisione la metodologia e la pastorale di P. Puglisi affinchè si possa ripristinare una prosecuzione fedele dell’impegno profuso a Brancaccio dal sacerdote che ne ha determinato la sua morte.

Cascio Rosaria, Andaloro Ausilia Maria, Cacciatore Gianfranca, Cascio Graziella, Franzone Pietro, Iovino Tiziana, Lanzetta Antonino, Lopes Roberto, Mortellaro Angelo, Mortellaro Laura, Musso Domenico, Pinsino Anna Rita, Pinto Rosario, Pinto Vito, Purpura Simone, Rizzolo Vincenzina, Spano Lucia, Terranova Andrea, Utro Umberto
Ex dei gruppi giovanili di P. Puglisi e socio fondatore dell’Ass. “P. Giuseppe Puglisi. Sì, ma verso dove?”

Sanfratello Emanuela
Oltre a far parte dell’ Ass. “P. Giuseppe Puglisi. Sì, ma verso dove?”è stata anche assistente sociale del Centro Padre Nostro di P. Puglisi dal 1990 al 1993 e sua stretta collaboratrice

Suor Carolina Iavazzo
Servizio Sociale Pastorale Parrocchiale “S. Gaetano”

Martinez Pino, Romano Mario, Guida Pino
Associazione Intercondominiale quartiere Brancaccio

Porcaro Gregorio
Ex vice parroco di P. Puglisi a S. Gaetano

Masi Sergio
Notaio ed amico personale di P. Puglisi

Tre Re Gianpiero
Amico personale di P. Puglisi

Di Giovanni Francesco
Ex componente della Consulta Giovanile ai tempi di P. Puglisi

Conti Rossella
Ex catechista di P. Puglisi a S. Gaetano

Salerno Pippi
Amica di P. Puglisi e moglie di Gregorio Porcaro

Abbagnato Giovanni
Amico di P. Puglisi

  1. 30 maggio 2012 alle 23:31

    Brancaccio, diktat della Curia
    sfratto al Centro Padre Nostro

    Frattura tra la Chiesa e i volontari di don Puglisi. Le indicazioni del cardinale Romeo sono state tassative: il nuovo parroco Maurizio Francoforte non ha accettato il ruolo di presidente né quello di vice

    di SALVO PALAZZOLO

    Nei primi anni Novanta erano i bracci operativi di don Pino Puglisi nella difficile frontiera di Brancaccio: la parrocchia e il centro sociale Padre Nostro costituivano un unico fronte, quello che fece paura a Cosa nostra. Diciannove anni dopo, sono invece i protagonisti di una grande frattura, che nelle scorse settimane ha raggiunto il suo livello più drammatico: la Curia ha chiesto ai volontari del Centro Padre Nostro di lasciare al più presto la sede storica di via Brancaccio 461.
    E così avverrà, a breve. Anche perché quei locali sono di proprietà della parrocchia: era stato don Pino ad acquistarli, lanciando una grande colletta a Palermo. Nello statuto del neonato centro sociale, Puglisi aveva poi scritto che il parroco sarebbe stato il presidente dell’associazione. Ma da mesi la Curia di Palermo ha scelto di uscire del tutto dalla gestione del Centro Padre Nostro: il nuovo parroco, Maurizio Francoforte, non ha accettato la carica di presidente né quella di vice presidente. Le indicazioni arrivate dal palazzo arcivescovile sono state tassative.
    Maurizio Artale, il responsabile del Centro Padre Nostro, è stato più volte a colloquio con il cardinale Paolo Romeo, proponendo un nuovo percorso comune di impegno a Brancaccio. La posizione della Curia, però, sembra essere ferma: grandi riconoscimenti pubblici per il lavoro svolto dai volontari, ma nessuna partecipazione nella gestione del centro, che intanto è diventato una onlus, con moltissime attività di assistenza e promozione sociale sul territorio.
    Perché questa presa di distanza della Curia dalla gestione del centro? Dal palazzo arcivescovile non arriva alcun commento ufficiale. Il tema è abbastanza delicato, anche perché è in corso il processo di beatificazione di don Puglisi. E l’eredità contesa del parroco di Brancaccio continua a creare non pochi imbarazzi nella Chiesa: al Centro Padre Nostro operano ancora diversi giovani cresciuti con don Pino, e sono ormai diventati un punto di riferimento per i gruppi e le associazioni di tutta Italia che vogliono conoscere il lavoro svolto dal parroco di San Gaetano ucciso dalla mafia nel 1993.
    Neanche i volontari hanno voglia di commentare l’ultima presa di posizione della Curia. In questi giorni c’è un’atmosfera di grande amarezza, nella sede di via Brancaccio 461, anche per l’ennesima intimidazione subita, un raid compiuto negli uffici del centro polivalente sportivo. Ma i responsabili della struttura assicurano che le attività del centro non si fermeranno un solo giorno, anche perché sono ormai articolate in quattro diverse strutture nella periferia oltre il fiume Oreto. Intanto è già partita la ricerca per una nuova sede centrale.
    Già negli anni scorsi l’allora parroco di San Gaetano, don Mario Golesano, era entrato in polemica con i vertici del Centro Padre Nostro, addirittura dimettendosi dalla carica di presidente. I responsabili della onlus avevano chiesto alla Curia la nomina di un sostituto, che non è mai arrivato. Con il nuovo parroco Maurizio Francoforte sembrava essere iniziata invece una nuova stagione di collaborazione, ma è durata poco.

    (Repubblica Palermo, 27 maggio 2012)

  2. Sebastian
    31 maggio 2012 alle 7:04

    Ti stimo fratello!

  3. 31 maggio 2012 alle 12:25

    Contributi pubblici e consulenze per i politici.
    Amici di Puglisi contro il Centro Padre Nostro
    di Salvo Palazzolo

    30 maggio 2012 — pagina 5 sezione: PALERMO

    DA ANNI, ormai, è un’ eredità contesa quella di don Pino Puglisi, il parroco di Brancaccio ucciso dalla mafia nel 1993. Da una parte, la chiesa; dall’ altra, gli operatori del Centro Padre Nostro. E nei giorni scorsi, la polemica ha avuto addirittura un epilogo clamoroso, anticipato da Repubblica: la Curia rivuole indietro la sede storica del Centro, in via Brancaccio. È stata proprio quest’ ultima querelle a spingere tutti i più stretti collaboratori di don Pino a intervenire. Dall’ ex vice parroco Gregorio Porcaro, al presidente dall’ Associazione intercondominiale Pino Martinez, da suor Carolina Iavazzo a Francesco Di Giovanni, Rosaria Cascio e Giuseppe Carini: amici e collaboratori del sacerdote hanno sottoscritto una lettera aperta per prendere posizione.
    (Continua a leggere…)
    http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2012/05/30/contributi-pubblici-consulenze-per-politici-amici-di.html

  4. giusy silvia
    2 giugno 2012 alle 10:44

    La Chiesa è qualcosa di veramente importante….tu caro Gianpiero sei più preparato di me…e quindi sai di preciso tante storie tra passato, presente e futuro. Pensare al presente è l’arma vincente, si vive meglio senza fare molti progetti per il futuro.
    Ricordare alcune persone importanti come il signor Puglisi mi sembra più che giusto.
    Concludo aggiungendo che la speranza è l’ultima a morire….spero che ci sia ancora un filo di speranza per la pace, la solidarietà e la giustizia. Beati gli affamati di giustizia perchè Dio li consolerà. Oggi è una giornata importante, la festa della Repubblica…Giorgio Napolitano non ha rinuciato a svolgere il suo lavoro…non arrendiamoci alla paura di vivere…la speranza è l’ultima a morire…basta avere fiducia in sè stessi.

  5. giusy silvia
    2 giugno 2012 alle 10:55

    Commentare articoli di questo genere naturalmente bisogna avere un pò di pazienza.
    Non tutti nella vita di ogni giorno sono buoni collaboratori di giustizia. guardare la realtà brutta o bella
    che sia non importa….l’importante è fare alcuni buone opere e che il Signore ci benedica da tutti i mali che la società subisce.
    Mi auguro che si possa trovare un rimedio ad ogni causa o evento negativo che si verifica nel tempo della nostra vita.
    Ti saluto con un dolce abbraccio …

  6. Sebastian
    16 settembre 2012 alle 7:04

    Anno 2012

    • 16 settembre 2012 alle 16:06

      Pochi sanno che Padre Puglisi, oltre al nomignolo “3P”, affettuosamente dedicatogli dai suoi ragazzi, ne aveva un altro, tanto più significativo proprio perché autoimposto: “4P”, Padre Pino Puglisi POVERO. Il centro sociale Padre Nostro doveva essere, nelle intenzioni del fondatore, un metodo di evangelizzazione e promozione umana, basato sulla comunicazione e il volontariato, potenzialmente applicabile in tutte le parrocchie. Perciò per lui le istituzioni civili erano un interlocutore privilegiato (negli ultimi mesi di vita Puglisi scrisse decine di lettere dal Sindaco, al Prefetto, al Provveditore agli Studi, come mostrerà il libro di Rosaria Cascio, di prossima pubblicazione) non un erogatore di denaro. Prendere finanziamenti pubblici, o anche solo chiederli, per il Centro sociale Padre Nostro, è una cosa completamente estranea alla mentalità di 4P ed al suo modello.
      Non m’interessa chiedermi dove sia finito il fiume di denaro pubblico a fondo perduto che il centro sociale Padre Nostro ha ottenuto e gestito in questi anni dalla morte di Puglisi, né dove finirà in futuro, dopo i nuovi accordi tra il Centro sociale stesso e la Curia di Palermo; ma piuttosto cos’abbia ormai a che fare il Centro sociale Padre Nostro con Padre Puglisi.

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