Femminismo islamico. Corano, diritti, riforme


la Repubblica
Femminismo islamico
C’ è una jihad tutta nuova che da qualche anno si aggira per il mondo: va dal Marocco all’ Iran, passando per gli Stati Uniti, la Malesia, la Turchia e l’ Egitto. Le sue armi non sono kalashnikov ma libri e conoscenza. I suoi portabandiera, non kamikaze ma studiose testarde e determinate. La “gender jihad”, la battaglia di genere che le donne musulmane stanno combattendo per affermare il loro ruolo all’ interno della società, è la protagonista di due volumi arrivati in libreria a poche settimane di distanza l’ uno dall’ altro. Femminismo islamico: Corano, diritti, riforme di Renata Pepicelli (Carocci, pagg. 160, euro 12,60) e Teologhe, musulmane, femministe di Jolanda Guardi e Renata Bedendo (Effatà editrice, pagg. 160, euro 11), raccontano come due idee all’ apparenza lontane – quella del femminismoe quella dell’ Islam appunto – si siano negli ultimi anni mescolate per dare vita a un movimento nuovo e variegato che sta animando il dibattito culturale in Occidente, così come in Africa e in Asia. I libri ci spiegano che, a differenza di quanto accade in Europa e negli Stati Uniti, dove la parola femminismo è passata di moda, nel mondo musulmano questa idea vive una nuova primavera: nato negli anni ’ 90 in risposta al rafforzamento di un islamismo conservatore e retrogrado (non a caso, nota Pepicelli e confermano le cronache di questi giorni, è tanto forte in Iran) e accentuatosi in seguito alla rappresentazione violenta dell’ Islam causata dagli attentati dell’ 11 settembre 2001, il femminismo islamico si propone di riscoprire il ruolo e i diritti delle donne non in contrapposizione all’ Islam ma al suo interno. Lo fa partendo da una rilettura dei testi sacri – il Corano e gli Hadith – ed evidenziando in essi tutte le libertà e i diritti che Maometto e i suoi primi seguaci garantirono alle donne: ruolo di primo piano nella famiglia, nella divisione dei beni, nell’ educazione dei figli, nella società. E lo fa riscoprendo le donne forti dell’ Islam delle origini, che questi diritti incarnarono e trasmisero: da Khadjia e Aisha, mogli del Profeta, a Umm Salama, sua consigliera, fino a Zaynab, sua figlia. Queste figure, il loro ruolo e con esse il messaggio di liberazione che Maometto portò al sesso femminile, secondo le femministe islamiche sono state progressivamente messe in un angolo da interpretazioni sempre più conservatrici: ora è tempo di riscoprirle e restituire alle donne il loro posto originario. Ad arrivare a questa conclusione comune sono movimenti e personalità profondamente diversi l’ uno dall’ altra, per origini geografiche e formazione. Soggetti che spesso faticano a riconoscersi nel concetto di femminismo, per il connotato occidentale che la parola ha assunto nel tempo, ma che alla fine accettano questa etichetta e ad essa danno un senso nuovo: le marocchine Fatema Mernissi e Asma Lamrabet, entrambe impegnate, seppur in modo diverso,a riscoprire il valore liberatorio dell’ Islam delle origini. Amina Wadud, teologa afro-americana in prima fila per portare le donne ad un ruolo di primo piano nelle moschee. E personaggi enigmatici come Nadia Yassine, portabandiera dell’ ala più conservatrice del movimento, quella che si riconosce nei partiti islamisti, come il suo al-Adli wa’ l Ihsan in Marocco, Hezbollah in Libano e Hamas nei Territori palestinesi: che pure reclamano per la donna un ruolo di primo piano nella società. I volumi si pongono l’ obiettivo di raccontare tutto questo: Pepicelli lo fa con una scorrevole carrellata che ripercorre le origini storiche del movimento e ne racconta le sue esponenti più famose, le storie personali e le idee, mettendo bene in evidenza quanto il mondo islamico sia un universo aperto, diversoe spesso contraddittorio al suo stesso interno (al contrario dell’ immagine che spesso ne viene trasmessa sui media). Guardi e Bedendo sono più tecniche e si concentrano sul discorso teologico in senso stretto: con una frecciata finale all’ Italia, paese in cui il dibattito su queste tematiche è, colpevolmente, in ritardo
Francesca Caferri

Il Mattino
Femminismo islamico
Rivendicano l’Isalm, ma anche l’uguaglianza tra i generi, e lo fanno a partire dalla reinterpretazione dei testi sacri dell’Islam: sono le femministe islamiche, teologhe e attiviste come Fatima Mernissi, Amina Wadud o Asma Barlas, che usano il Corano come uno strumento di emancipazione delle donne. La storia del femminismo arabo è vecchia poco più di un secolo, ma solo negli ultimi decenni ha preso vigore, soprattutto nei primi anni Ottanta grazie alle attiviste di al-’Adl wa’l-Ihsan, il movimento fondato nel 1981 da Abdessalam Yassine. Ne ripercorre la storia Renata Pepicelli, nel saggio Femminismo islamico (ed. Carocci, pp. 137, euro 12,60). Uno dei volti più noti dell’islamismo femminile nel Mediterrano oggi è Nadia Yassine, figlia di Abdessalam, assertrice di un ritorno all’Islam puro e critica indomita dell’Occidente. Il suo è dunque un femminismo specifico, sideralmente lontano dalle posizioni del femminismo nostrano, come pure quello di Heba Raouf Ezzat, esponente dell’islamismo femminile egiziano e convinta che «solo una reale islamizzazione della società potrebbe garantire quei diritti che oggi sono negati alle donne musulmane». Sono evidentemente posizioni che sfatano quei luoghi comuni del femminismo postcoloniale, secondo cui le donne musulmane soffrono di una condizione di segregazione causata dalla loro fede. È però vero che il femminismo islamico ha diverse scuole di pensiero al suo interno, anche se non necessariamente in contrapposizione: a fianco delle islamiste convinte che il Corano promuova l’uguaglianza di uomini e donne vi sono femministe come la somala Ayaan Hirsi Ali, la sceneggiatrice del film «Submission» (a causa del quale il regista olandese Theo Van Gogh è stato ucciso), sostenitrici di quel pensiero che vede piuttosto nell’Islam «lo strumento principe dell’oppressione delle donne», incompatibile con i principi della democrazia. Sono posizioni che dimostrano la complessità del dibattito su donne e Islam, e come il femminismo islamico sia solo una delle risposte al patriarcato elaborate nel mondo musulmano.
Guido Caserza
Renata Pepicelli,Femminismo islamico.Corano,diritti,riforme.Carocci Ed.,2010.

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