Genesi dei diritti umani


INTRODUZIONE
Nello spazio di pochi anni, la tematica dei diritti umani ha invaso e permeato più d’una disciplina giuridica, ed è divenuta oggetto di indagine di diverse branche del sapere scientifico. Sempre più frequentemente, autonomi corsi di insegnamento sono dedicati all’argomento. Ciò è dovuto al fatto che i diritti dell’uomo sono venuti assumendo un ruolo crescente nella legislazione, nelle relazioni internazionali e nella coscienza comune.
Si è quasi diffusa una sorta di religione dei diritti umani, alla quale tutti tributano omaggio e che sembra divenuta uno strumento privilegiato di affinamento della politica, del diritto, della cultura. In molti casi si ritiene che il rispetto dei diritti della persona costituisca il parametro di giudizio e di valutazione dei diversi regimi politici, addirittura il criterio di legittimazione per interventi di tipo militare che un residuo pudore semantico impedisce di chiamare guerre. Si sta radicando l’idea, nel senso comune, che un mondo che realizzi il pieno rispetto dei diritti umani sarà un mondo pacificato, e pacificatore, capace di sanare i conflitti sociali più acuti.
L’euforia che ne è seguita è comprensibile ed entro certi limiti positiva, perché contribuisce a far lievitare la cultura dei diritti umani. Ma corre il rischio di far perdere di vista la loro reale origine storica, ed i limiti entro i quali essi possono autonomamente incidere nello sviluppo e nel miglioramento delle relazioni politiche e sociali, ivi comprese quelle internazionali. E può appannare quelli che sono stati i caratteri storici più salienti di una conquista politica e sociale faticosa, ancora in pieno svolgimento. Di qui il bisogno di proporre una riflessione sulla genesi dei diritti umani, quale storicamente si è sviluppata nello Stato moderno.
Impossibile dimenticare che le prime, autentiche, enunciazioni dei diritti dell’uomo maturano all’interno delle rivoluzioni moderne che riequilibrano i rapporti tra classi sociali, e ridefiniscono la natura e la struttura dello Stato. Senza le rivoluzioni inglese, americana e francese dei secoli XVII-XVIII e la loro impostazione giusnaturalistica, si perde di vista quel nesso imprescindibile che esiste tra democrazia politica e riconoscimento dei diritti della persona, e si può cadere nell’illusione che questi possono essere tutelati in qualsiasi tipo di regime, anche di tipo tirannico. Addirittura i diritti del Bill of Rights del 1689 erano riferiti al Parlamento, più che all’individuo, eppure da lì è venuta la spinta all’espansione delle libertà degli inglesi, e poi degli altri.
Le rivoluzioni moderne ci dicono che i diritti civili, politici, e sociali, sono stati il frutto di conflitti, lotte, contrapposizioni di interessi, e che dalla composizione di questi conflitti sono derivate le enunciazioni più forti e garantiste delle Costituzioni contemporanee. La storia dell’Ottocento conferma che ogni diritto umano è stato strappato con fatica, dopo essere stato negato drammaticamente in una o più realtà statuali, anche in quelle già strutturate democraticamente. Il diritto di eguaglianza degli uomini d’ogni razza emerge dopo lo scandalo della schiavitù negli Stati Uniti d’America. Il suffragio universale, prima maschile poi femminile, si afferma dopo oltre un secolo dalle rivoluzioni americana e francese, contro le opinioni di grandi filosofi e di teorici del liberalismo. I diritti sociali, che cambiano il volto dello Stato moderno, sono conquistati uno dopo l’altro all’interno dei conflitti di classe che caratterizzano la società industriale ai suoi albori, e poi nella sua continua espansione. L’emancipazione della donna è probabilmente il frutto del cammino più lungo che è stato compiuto per contestare le basi discriminatorie antropologiche che caratterizzavano (e caratterizzano ancora oggi) organizzazioni sociali di ogni tipo, democratiche o no, socialmente avanzate o economicamente arretrate. Si deve all’emancipazione femminile l’essere riusciti a ricostruire, un pezzetto per volta, una concezione unitaria dell’essere umano. Insomma, non esiste diritto umano, fino al 1948, che sia stato affermato se non per rispondere ad una precedente negazione, o per rimarginare una ferita che l’uomo aveva vissuto su sé stesso.
Anche per questa ragione, i diritti e le libertà moderne, sia pure a contrario, hanno ricevuto l’impulso decisivo per la loro affermazione quando i totalitarismi del XX secolo hanno proceduto al loro sistematico annienta-mento. Il totalitarismo comunista-staliniano e quello nazista sono riusciti a scrivere il decalogo dei diritti umani al contrario, e hanno realizzato quell’annientamento della persona, e quell’umiliazione della coscienza, che hanno dato al mondo la consapevolezza di quanto si dovesse fare per ripristinare le regole minime di convivenza in tutto il pianeta. Soltanto l’inferno dei diritti umani realizzato dai totalitarismi ha ricondotto gli uomini ad una più autentica ed umile riconsiderazione della modernità, ricordando loro che l’onnipotenza dello Stato è in grado di distruggere la naturalità e le potenzialità dell’essere umano. Senza i totalitarismi del XX secolo la Dichiarazione Universale dei 1948 non sarebbe stata scritta.
Ciò spiega, almeno in parte, i risultati e i problemi che l’espansione a livello internazionale dei diritti umani ha contribuito a realizzare. I risultati sono rappresentati da una accelerazione della storia del mondo, che ha provocato la fine del colonialismo in tutto il pianeta, l’affermazione dei diritti dei popoli, la fine per consunzione del totalitarismo comunista in più d’un continente. I problemi sono connessi ad una visione che potremmo definire un po’ rosea e ottimistica, prevalsa di recente, dei diritti umani. I quali vengono intesi, a volte, come la scorciatoia attraverso cui possono essere risolti i grandi problemi della società internazionale, e mediante la quale si possono raggiungere i traguardi di pacificazione universale inseguiti dagli utopisti di tutti i tempi.
Questa concezione è illusoria ed entro certi limiti rischiosa. Essa già ha portato ad alcuni risultati discutibili. Si è dato vita ad una proliferazione infinita dei diritti della persona, e delle carte internazionali, continentali, regionali, che li affermano e li diffondono in ogni angolo della terra, mentre la realtà si presenta poi profondamente diversa. Inoltre, soprattutto ad opera della cultura occidentale, si è alimentata una sorta di consumismo dei diritti umani, che sono stati moltiplicati per risultare utili ad ogni categoria di persone, in ogni situazione che possa presentarsi nella vita, in tutte le circostanze nelle quali si manifestino i bisogni dell’individuo, anche se secondari o marginali. Si corre il rischio, così, di diluire il concetto di diritti umani nell’orizzonte illimitato dei bisogni umani, perdendo di vista il ruolo che essi devono svolgere nei momenti fondamentali della vita e per le strutture essenziali della persona.
Si è elaborata, infine, una concezione quasi totalizzante dei diritti umani, ai quali spetterebbe il ruolo di consumare e spegnere ogni conflittualità inter-umana. In realtà, ancora oggi i diritti fondamentali sono segno di contraddizione, frutto di contrasti intra-statuali ed internazionali, e addirittura possono entrare in conflitto con se stessi. L’esempio più clamoroso è il divario che si è determinato tra il diritto all’autogoverno di un Paese (quindi la sua sovranità) e il diritto di un popolo ad essere governato nel rispetto dei diritti umani. L’antinomia tra il principio di non-ingerenza negli affari interni di uno Stato e il rispetto che questo Stato deve ai diritti fondamentali della sua popolazione è la grande contraddizione che si è aperta e che caratterizza il secolo. È in gioco lo stesso valore della pace, quale fondamento di ogni diritto umano, che non può essere garantita sempre e dovunque con il rischio di favorire i più feroci dittatori che continuano a proliferare qua e là nel pianeta. e che però non può essere utilizzata strumentalmente per favorire altri tipi di interessi, più o meno confessabili. Nessuno è riuscito a trovare un equilibrio che cancelli l’antinomia.
Si torna così alla genesi storica dei diritti umani, a quei principi di democrazia proclamati dalle rivoluzioni moderne, validi universalmente, ma che non possono essere imposti se non con il risultato di violare ulteriormente i diritti dei popoli e degli individui. Di qui l’esigenza di riflettere sulle origini di questi diritti, sulle sconfitte cui sono andati incontro, e sulla loro crescita più recente, anche per rintracciarvi i segni di una possibile evoluzione verso approdi più sicuri.
Dentro questo cammino storico si colloca la grande discussione teorica circa la naturalità o storicità dei diritti dell’uomo, che divide da sempre filosofi e giuristi, storici e sociologi, senza che si intraveda una speranza di composizione. I giusnaturalisti richiameranno sempre a loro sostegno il fatto che la natura umana spinge insopprimibilmente alla libertà, e all’autonoma espressione ed espansione della personalità individuale. Gli storicisti risponderanno sempre che sono cangianti le formulazioni concrete dei singoli diritti, che ne esistono alcuni, come i diritti sociali, connessi ad un conte-sto storico, e produttivo, preciso, e altri ancora che sono resi possibili dal progresso scientifico.
Ripercorrere la genesi, e i primi sviluppi, dei diritti umani contribuisce ad approfondire l’affascinante discussione. Probabilmente soltanto il riconoscimento che l’uomo è per natura un soggetto in continua evoluzione può far attenuare il divario teorico tra le due posizioni. E può aiutare a distinguere quelle esigenze fondamentali che tendono sempre a ripresentarsi nell’avventura umana (sia pure sotto diverse forme), e quindi possono a buon diritto essere definite naturali, da altre che rispondono più alla contingenza storica e possono con il tempo attenuarsi fino a scomparire. L’orizzonte evolutivo, inoltre, conferma che più la mappa dei diritti umani si allarga e ricomprende bisogni pulviscolari e contingenti, più ci si allontana da qualunque caratterizzazione naturale e/o fondamentale dei diritti dell’uomo, come da ogni lettura storicista, degradandoli a puro relativismo utilitaristico.

Indice: Introduzione. – I Le basi rivoluzionarie dei secoli XVII-XVIII. – II I tempi diacronici, la negazione della storicità. – III I totalitarismi e l’inferno dei diritti umani. – IV I diritti umani, realtà e utopia cosmopolita

Cardia C.,Genesi dei diritti umani, Giappichelli editore, Torino, 2003,pp.228.

Annunci
  1. Non c'è ancora nessun commento.
  1. No trackbacks yet.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: