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L’arcivescovo, il gioco del golf e le lavandaie del Vaticano

Ma guarda un po’ che cosa mi tocca fare: difendere la memoria di Paul Marcinkus, “l’Arcivescovo in nigris” (che molti preferiscono ricordare piuttosto come l’eminenza grigia dello scandalo IOR e della torbida vicenda di Roberto Calvi)! Padre Paul, come amava farsi chiamare dai fedeli, mi ha onorato della sua amicizia verso la fine degli anni ’80, quando era capo del Governatorato Vaticano, seconda carica, dopo quella di Segretario di Stato: praticamente il ministro degli interni di Giovanni Paolo II. Ora, lo so che l’affetto privatamente nutrito per una persona è un cattivo consigliere quando si tratta di giudicare con obiettività la sua immagine e il suo operato pubblico. Dunque mi dichiaro subito non in grado di dire alcunché sulle sue responsabilità negli scandali della banca vaticana ai tempi in cui ne era ancora presidente; se egli fosse davvero la mente di quegli intrighi, come vogliono alcuni, o se piuttosto non furono le missioni e i milioni di poveri assistiti dalla Chiesa attraverso lo IOR, e dunque anche attraverso persone come Paul Marcinkus, ad essere state truffate. Qui dico solo che nessuno, che abbia conosciuto questo prete colto e raffinato, poliglotta, estimatore del rinascimento italiano e forte giocatore di golf che amava predicare con uno stile breve e colloquiale per i pochi fedeli della domenica sera nella sua parrocchia romana di Stella Mattutina, può credere che egli abbia ucciso.

Marcinkus aveva il culto dell’amicizia. In un mio viaggio negli Stati Uniti potei rendermi conto di quanti amici avesse e del fatto che negli ambienti ecclesiali di Waschington, St. Louis, New York, Boston, Detroit e naturalmente la sua città, Chicago, egli era praticamente una star. In Italia, invece, era piuttosto solo; a Roma aveva pochissimi amici.
“Il Vaticano? E’ un ambiente di lavandaie” mi disse in una delle rare occasioni in cui questo eccezionale narratore non raccontava della sua infanzia di immigrato lituano nella Chicago degli anni trenta o dei suoi viaggi in giro per il mondo. Infatti non parlava mai delle sue vicende giudiziarie che lo costrinsero per due anni a non metter piede fuori dalle mura leonine. Quella fu la sola volta in cui mi fece allusione al fatto che molti dei suoi guai non dipendevano tanto dalla giustizia italiana ma da chi non gli voleva bene dentro al Vaticano. Diceva di poter e voler collaborare con la magistratura italiana sullo scandalo IOR-Ambrosiano, documentando il proprio operato da Presidente della Banca vaticana, ma di non poterlo o volerlo fare prima che la Corte Costituzionale si pronunciasse sulla questione giurisdizionale.
Forse le lavandaie del Vaticano sono ancora al lavoro, se si può sentir dire dal TG2 della sera (ieri, 24 giugno) che Giovanni Paolo II lo allontanò, costringendolo alla dorata pensione americana dei suoi ultimi anni. Tutti possono facilmente verificare che Marcinkus fu promosso da Giovanni Paolo II da presidente dello IOR a capo del Governatorato, e poi… Chi ha seguito da vicino questa vicenda sa che Giovanni Paolo II ringraziò personalmente il parroco romano che intercesse a favore dell’Arcivescovo presso il giudice Saia, allora presidente della Corte Costituzionale, che doveva giudicare se Marcinkus fosse perseguibile dalla giustizia italiana, a norma del dettato della Costituzione italiana e del Concordato.

Ma le lavandaie continuano il loro ostinato lavoro di pulizia, anche se il giocatore, da anni ormai, non calca più i campi da golf.

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  1. Sebastian
    20 settembre 2008 alle 9:40

    Marco, ho trovato questa recente intervista che forse può essere di tuo interesse in virtù di ciò che hai chiesto.

    Padre René Laurentin fa marcia indietro: “Mai espresso giudizi positivi sull’autenticità delle apparizioni di Medjugorje”. E ‘bacchetta’ chi chiede la proclamazione del dogma di Maria co-redentrice

    di Gianluca Barile

    CITTA’ DEL VATICANO – Padre René Laurentin rappresenta, senza ombra di dubbio, una delle massime autorità in materia di mariologia, il ramo della teologia che studia la figura della Madonna e il suo ruolo nella storia della salvezza degli uomini e del mondo. Negli ultimi 40 anni, dopo essere stato perito al Concilio Vaticano II, il religioso francese si è occupato delle principali apparizioni mariane della storia. Un vero esperto, insomma, la cui intervista, concessa in esclusiva a ‘Petrus’, non mancherà di far discutere, a partire dal ruolo di co-redentrice della Vergine alle presunte apparizioni di Medjugorje, da cui Padre Laurentin prende sulle nostre colonne improvvisamente le distanze. Ma andiamo per gradi.

    Padre Laurentin, nella Apocalisse di Giovanni, Maria prevale sul Dragone. Possiamo dire, dunque, che insieme alla Santissima Trinità, la Madonna è l’avvesaria più temuta da Satana?

    “Il capitolo 12 dell’Apocalisse è effettivamente il punto teologico principale che oppone la Vergine e il Drago, ma la stessa Genesi (3,15) dice che la Donna, cioè Maria, insidierà con il proprio calcagno la testa del demonio. Poi che la Madonna sia l’avversaria più temuta da Satana insieme alla Trinità, è tutto confermato dagli esorcisti e dall’esperienza cristiana”.

    A proposito, i più grandi esorcisti hanno potuto appurare come gli spiriti infernali vengano assaliti dal terrore quando sentono pronunciare il nome della Vergine e molti di essi sembrano addirittura portarLe rispetto chiamandola ‘la Signora’: possiamo sostenere che Ella abbia ricevuto una sorta di ‘mandato’ specifico da parte di Dio contro il male?

    “Molto semplicemente, come accennavo prima, la Vergine è il nemico del diavolo. E lo è non per aver ricevuto un mandato specifico, ma già per la sua Immacolata Concezione. Come dire, la Madonna terrorizzava il Maligno prima ancora della sua venuta al mondo”.

    Praticamente in tutte le apparizioni mariane, la Vergine esorta alla recita costante, quotidiana, del Santo Rosario, definendo questa pia pratica la arma più potente contro Satana. Da mariologo, Lei ritiene il Santo Rosario più una preghiera mariana o cristologica?

    “Cristo e Maria non sono che una cosa sola: nessun dilemma! Non mi piace la parola ‘mariana’, che ha un sapore particolarista e avrebbe fatto ridere la Vergine Maria quando andava alla fontana”.

    Maria è stata co-redentrice del mondo con il Figlio Gesù? Nella Chiesa se ne parla da tempo, ma non sembra ancora giunta l’ora della proclamazione di un dogma, malgrado ciò sia stato chiesto a più riprese e con insistenza da molti Vescovi e Cardinali (in particolare) dell’America Latina. Lei che ne pensa?

    “Studio da 50 anni il ruolo di Maria nella Redenzione del mondo. È sin dall’inizio ho pensato quanto questa participazione sia stata unica. Tuttavia, il titolo di co-redentrice è ambiguo, spesso mal capito, e per giunta contraddittorio dal punto di vista teologico ed ecumenico. E’ per questo che personalmente sono contro la definizione di Maria co-redentrice e penso che coloro che firmano, senza capire cosa fanno, le petizioni per la definizione di un dogma ad hoc, farebbero meglio ad approfondire con serietà il ruolo di Maria nella Redenzione. Un ruolo importante, importantissimo, ma non pari a quello unico di Gesù”.

    Nel ‘Salve Regina’, definiamo la Madonna ‘Avvocata Nostra’: che ruolo avrà la Vergine quando ci troveremo davanti al Tribunale di Dio? Il suo giudizio conterà per la salvezza delle nostre anime? Cioè, potrà intercedere presso Gesù per alleggerire il nostro Purgatorio?

    “Maria è nostra madre: ama, sostiene e difende i suoi figli. Ciò si chiama intercessione, ma sarebbe sbagliato rappresentare la Madonna in maniera così ingenua, impegnata in un dialogo durante il quale prende la nostra difesa contro Dio o contro il Cristo, come immaginava la cattiva letteratura del XV e del XVII secolo. L’azione di Maria presso Dio è un cuore a cuore nell’identificazione d’amore alla quale è arrivata e ci attira. Dunque, non c’è bisogno che la Madonna ci difenda presso Dio perché Egli non è un giudice cattivo e, come dice lo stesso Gesù nel Vangelo (Giovanni 5,22), ‘il Padre non giudica nessuno”. Non dimentichiamo, poi, che la funzione Trinitaria di Dio è ancora più materna che paterna. Leggiamo Giovanni 1,18: il Figlio è nel seno del Padre”.

    Ricorre il 150° anniversario delle apparizioni di Lourdes, ma ve ne sono altre riconosciute ufficialmente dalla Chiesa (vedi Fatima). Cosa ci vuole comunicare la Vergine?

    “Intanto ricordiamo che solo 13 apparizioni di Maria sono state riconosciute ufficialmente, mentre una quattordicesima è stata ammessa in forma pastorale, anche se non canonica, dal vescovo di Saint Nicolas, in Argentina. Ciò premesso, per quel che riguarda i messaggi, sono differenti ma, al tempo stesso, univoci, in quanto rappresentano la semplice eco del Vangelo ed invitano alla preghiera, alla conversione, alla penitenza, al digiuno, alla lettura della Bibbia, con dele modalità diverse a seconda dei tempi e dell’attualità profetica di ogni singolo messaggio ma senza travalicare mai quella che è la Dottrina della Chiesa”.

    Lei è un sostenitore delle apparizioni di Medjugorje, invece molti altri illustri mariologi sono scettici. A Suo avviso, la Chiesa quando si pronuncerà su queste manifestazioni? Anche perchè in Vaticano non sembrano convintissimi dell’autenticità delle apparizioni di Medjugorje…

    “A Medjugorje, il vescovo è contro le apparizioni e il suo predecessore l’ha scelto proprio per questa ragione. Naturalmente, come è noto a tutti, la Santa Sede, in questi casi, fa sempre sua la posizione del vescovo locale. Tuttavia, il Cardinale Ratzinger aveva rifiutato il giudizio negativo di Monsignor Zanic (nel 1986), il primo vescovo trovatosi ad affrontare la questione delle apparizioni. Io non sono che un esperto e non ho nessun Magistero. E non mi permetto mai di dare un giudizio sulle apparizioni che studio. Esamino solo i fatti, le ragioni a favore e quelle contro. Le discerno, le spiego il più chiaramente possibile, ma non dò alcun giudizio. Se lo avessi fatto, ciò avrebbe aumentato ancora di più le mie difficoltà, che sono già grandi, dal momento che mi occupo piuttosto assiduamente di questo fenomeno controverso”.

    Padre Laurentin, la Sua, ci consenta, sembra una marcia indietro: Lei ha scritto anche dei libri sostenendo la tesi dell’autenticità delle apparizioni di Medjugorje…

    “Ribadisco il concetto di prima: non ho mai espresso giudizi sull’autenticità o meno delle apparizioni; i miei studi sono soltanto un piccolo contributo alla Chiesa e ai fedeli…”.

    Restando a Medjugorje: in particolar modo in quel luogo, ma anche in altre parti del mondo, molti cattolici antepogono Maria a Cristo. Lo stesso fanno numerosi ecclesiastici, nelle cui Chiese fanno prevalere la presenza di immagini della Vergine a quelle del Crocifisso addirittura alle spalle del presbiterio. Non crede che la Madonna stessa non sia contenta di tutto ciò?

    “Penso che il problema sia opposto a quello che pone lei: Maria viene più sottovalutata che apprezzata. Proviamo a pensare a tutti quei cattolici che non la apprezzano e riconoscono come Madre”.

    Padre Laurenti, in conclusione: chi dev’essere Maria per noi e chi siamo noi per lei?

    “Non vorrei ripetermi, ma Maria è nostra Madre e nostra Regina: ‘Più madre che regina’, diceva, per la verità, Santa Teresa di Lisieux. E di conseguenza, noi siamo ‘semplicemente’ i figli della migliore, la più Santa e più meravigliosa delle Madri”.

    (da Petrus)

  2. 21 settembre 2008 alle 14:55

    Per Sebastian,

    La mia fede è fondata sulla Sacra Scrittura e sulla Santa Tradizione, sotto il Magistero della Chiesa Cattolica Apostolica Romana.

    Il fedele può accettare tutto ciò che è conforme all’insegnamento della fede cattolica, ma riguardo ad eventi straordinari bisogna usare prudenza.
    Personalmente seguo sempre la posizione della Chiesa.

    San Paolo scrisse:

    Mi meraviglio che così in fretta da colui che vi ha chiamati con la grazia di Cristo passiate ad un altro vangelo. 7In realtà, però, non ce n’è un altro; solo che vi sono alcuni che vi turbano e vogliono sovvertire il vangelo di Cristo. 8Orbene, se anche noi stessi o un angelo dal cielo vi predicasse un vangelo diverso da quello che vi abbiamo predicato, sia anàtema!

  3. Sebastian
    21 settembre 2008 alle 15:13

    Per Marco.

    Ottima scelta.

    Segui sempre la posizione della Chiesa. E’ la strada maestra.
    Non dimenticare però che Cristo stesso fu un evento straordinario. Nulla ci fu e C’E’ in Lui di ordinario.

    Saluti per te e Don V.

  4. 21 settembre 2008 alle 22:00

    Per Sebastian,

    Padre Vincenzo ti manda la sua benedizione.
    Sai c’era una signora che diceva di esser in contatto con la madonna, la vidi molto tempo fa vicino la sua parrocchia in stato di trance , crede di divenire una sorta di trasmittente.
    Personalmente sono sempre sbalordito nel vedere certe cose, non mi fido mai.

  5. 21 settembre 2008 alle 22:58

    @ Marco, Sebastian, Ricki e tutti i viaggiatori in Terra di Nessuno che siano interessati.

    Ho pensato di farvi cosa gradita aprendo una “stanza” qui in TdN: “Scuola di Preghiera”, esclusivamente dedicata alla preghiera, alla spiritualità, alla vita interiore. Potrete trovarla qui (con una piccola sorpresa di benvenuto!)

    https://terradinessuno.wordpress.com/scuola-di-preghiera/

    Un abbraccio a tutti.
    Giampiero.

  6. 6 febbraio 2012 alle 0:24

    http://www.ilfoglio.it/soloqui/567

    25 giugno 2008 – ore 10:05
    Marcinkus, come farsi un tesoro in terra (e forse pure in Cielo)

    Concittadino di Al Capone e banchiere spericolato (accuse anche per la morte di Luciani). I soldi per Walesa

    All’interno di una serie intitolata “Quei farabutti che hanno ben meritato”, il 5 gennaio del 2000 pubblicammo questo articolo sull’ex presidente dell’Istituto opere religiose (Ior), l’arcivescovo americano Paul Marcinkus. Ancora attuale.

    Paul Casimir Marcinkus, detto “Chink”, l’arcivescovo che fu presidente dell’Istituto opere di religione e che la magistratura italiana tentò invano di rinchiudere dietro le sbarre per il crac del Banco Ambrosiano, non ha mai avuto “le phisique du rôle” del pio sacerdote. La sua specialità sono sempre state le acrobazie finanziarie, meglio se oscure e condotte in compagnia di non limpidissimi personaggi; le malelingue l’hanno persino accusato di avere un’amante e di aver complottato per avvelenare papa Luciani. Accuse un po’ troppo grosse. Di certo, più che Madonna Povertà amava la bella vita; e ha lasciato un bel buco nelle casse del Vaticano. Oggi, a 77 anni, vive ritirato in Arizona, con funzioni di viceparroco. Anche se non è raro incontrarlo in quella Roma che lo vide potentissimo e accanito giocatore di golf, la Roma dove abitano ancora molti amici e a lui piace d’estate cenare, in maniche corte, alla “Campana”.

    Nato nel 1922 a Cicero, il sobborgo di Chicago noto per aver dato i natali ad Al Capone, da una famiglia di immigrati lituani, Paul Casimir aveva cinque fratelli. Il padre si guadagnava da vivere pulendo i vetri degli uffici. La vocazione si manifesta abbastanza presto: a tredici anni si iscrive a una scuola della diocesi e a diciotto si trasferisce nel seminario maggiore di St. Mary of the Lake a Munderlein, in Illinois, dove studia filosofia e teologia. Nel ’47 riceve l’ordinazione sacerdotale e viene inviato in una parrocchia di un quartiere nella parte sudoccidentale di Chicago, in missione fra le giovani famiglie. Appena un anno dopo, Marcinkus viene trasferito al Tribunale diocesano e due anni dopo lo troviamo già a Roma per studiare diritto canonico. Nel 1952, mentre si trovava a Londra per una ricerca, fu raggiunto da una lettera del Vaticano che lo invitava a trascorrere due mesi presso la sezione inglese della Segreteria di Stato. I professori della Gregoriana avevano infatti segnalato il nome di don Paul al factotum di Pio XII, monsignor Giovanni Battista Montini, il futuro Paolo VI. Quel periodo di prova divenne definitivo. E Marcinkus si trasformò a poco a poco nel punto di riferimento romano per tutti gli americani. Durante il Concilio Vaticano II lo troviamo al lavoro per garantire i prezzi migliori per i voli transoceanici dei vescovi e la loro sistemazione negli alberghi romani. Nel ’63 fa costruire Villa Stritch (dedicata a un cardinale di Chicago), un complesso da un milione di dollari progettato per ospitare i prelati statunitensi, e ne diviene il primo rettore.

    Il tour operator di Dio
    Ma la sua vera carriera coincide con i primi viaggi apostolici del Papa. Nel 1964 Paolo VI, che Marcinkus aveva aiutato a studiare inglese, gli chiede di organizzare la trasferta in India per il Congresso eucaristico. Le sue capacità organizzative si rivelano formidabili, tanto che da allora dirigerà ogni viaggio del Pontefice, da New York a Fatima, dall’Uganda al Cile. Tutti cominciano a chiamarlo “l’uomo del Papa”, mentre la sua preoccupazione per l’incolumità fisica di Paolo VI gli fa guadagnare il soprannome di “gorilla”. Un nomignolo azzeccato, date l’imponente stazza e la folta peluria del prelato americano. Nel 1969 il Papa lo consacra vescovo e lo trasferisce alla guida allo Ior, pur non avendo Marcinkus alcuna competenza in fatto di banche e finanza. Passano pochi anni, e nel 1972 il suo nome viene tirato in ballo nello scandalo dei titoli azionari falsificati che il Vaticano avrebbe acquistato dalla mafia. L’indagine sulla “Vatican connection” è affidata all’Fbi. Gli agenti entrano nelle sacre stanze e interrogano i più stretti collaboratori dell’allora Sostituto alla Segreteria di Stato, monsignor Giovanni Benelli. Che da allora diventerà avversario di Marcinkus. Il prelato di Cicero viene prosciolto dall’accusa, ma quella data segna l’inizio della sua cattiva fama.
    Sono gli anni in cui, grazie a potenti appoggi, Michele Sindona ha facile accesso al Vaticano. Così come il suo “allievo” Roberto Calvi, discusso presidente del Banco Ambrosiano, con cui lo Ior di Marcinkus entra presto in affari. Con l’aumentare del suo potere, “Chink” vede crescere anche il numero dei suoi nemici.

    Profondamente indignato per il modo d’agire un po’ troppo disinvolto del presidente dello Ior è ad esempio il Patriarca di Venezia Albino Luciani, che a metà degli anni Settanta ebbe dei contrasti con Marcinkus relativi al Banco San Marco e alla cessione della Banca Cattolica del Veneto al Banco Ambrosiano. Si dice che giunto a Roma per chiedere spiegazioni di un’operazione condotta senza che i vescovi veneti fossero stati avvisati, Luciani sia stato messo alla porta in modi piuttosto spicci. Monsignor Marcinkus smentirà la circostanza. Sta di fatto che, secondo molte autorevoli fonti, subito dopo l’elezione, papa Luciani manifestò l’intenzione di rimuovere il prelato americano dal vertice dello Ior “perché un vescovo non deve dirigere una banca”.Certe operazioni spregiudicate dell’Ambrosiano erano ben note ancor prima dell’arrivo al Soglio di Karol Wojtyla. Ma Giovanni Paolo II prende in simpatia Marcinkus, lo promuove arcivescovo (è il 1981) e lo nomina propresidente della Pontificia commissione per lo Stato della Città del Vaticano. Oltre che di finanze, il vescovo statunitense si occupa della vita spicciola dello Stato più piccolo del mondo. Operai e maestranze lo ricordano ancora con grande affetto: era capace di arrampicarsi sulle impalcature per portare qualcosa da bere ai muratori, sensibile alle loro esigenze, pronto ad aiutare chiunque fosse in difficoltà. Così dicono i pochi suoi agiografi.

    Finanza off-shore, Frati neri e magistrati
    Lo stesso non si può dire per quanto riguarda le operazioni finanziarie. Le carte e i documenti spulciati dai liquidatori dell’Ambrosiano e dai magistrati descrivono transazioni per centinaia di milioni di dollari dalle società fantasma di Calvi allo Ior. Per 11 anni la banca vaticana, grazie al suo status “offshore” fece da intermediaria per le operazioni del “banchiere di Dio”, che nel 1982 morirà impiccato sotto il ponte dei Frati neri nel cuore di Londra. A inguaiare l’intraprendente arcivescovo furono le famose lettere di patronage, concesse dallo Ior a Roberto Calvi nel momento in cui l’impero di scatole cinesi dell’Ambrosiano cominciava a sfaldarsi. Con quelle lettere, la banca vaticana confermava che “direttamente o indirettamente” esercitava il controllo su Manic. S.A. (Lussemburgo), Astolfine S.A. (Panama), Nordeurop Establishment (Liechtenstein), U.T.C. United Trading Corporation (Panama), Erin S.A (Panama), Bellatrix S.A (Panama), Belrosa S.A (Panama), Starfield S.A (Panama). Sono la “prova” delle colpe di Marcinkus, secondo gli inquirenti che chiederanno il suo arresto per concorso in bancarotta fraudolenta, mai concesso dal Vaticano. In realtà, esisteva anche un’altra lettera, a firma di Calvi, che sollevava la banca della Santa Sede da ogni responsabilità.

    Ingenuo e desideroso di aiutare un compagno d’affari che gli offriva weekend di lavoro alle Bahamas o complice di operazioni sporche? Nessuno saprà mai fino in fondo la verità. E sebbene il Vaticano abbia continuato a negare qualsiasi malversazione, il cardinale Agostino Casaroli, Segretario di Stato di Sua Santità, negoziò con il governo italiano un accordo in base al quale lo Ior avrebbe versato la bellezza di 244 milioni di dollari ai creditori dell’Ambrosiano, come risarcimento per ogni pretesa presente o futura. E il pagamento, checchè ne dicano i vertici della Santa Sede, equivale a un’ammissione di colpa. La somma fu versata anche grazie all’aiuto dei banchieri dell’Opus Dei, la quale si vedrà riconoscere lo statuto di Prelatura personale del Papa nel nuovo codice di Diritto canonico, promulgato di lì a poco. L’Anno Santo straordinario del 1983, indetto da Papa Wojtyla, servirà anche a rimpinguare le casseforti vaticane dopo la bufera. Non tutto è chiaro nei passaggi che portano alla liquidazione del Banco dopo il crac, così come molte zone d’ombra rimangono sulle circostanze della morte di Calvi. Giulio Andreotti, ad esempio, ha più volte manifestato la sua sorpresa per la rapidità con cui il più grande gruppo bancario cattolico venne distrutto.

    Dal primo Giovanni Paolo al secondo (veleni)
    Paul Casimir Marcinkus, nonostante le bufere, è rimasto alla guida dello Ior fino al 1989. Giovanni Paolo II lo ha protetto e difeso, anche se non l’ha premiato con la porpora. Oltre ai servigi resi nell’organizzazione dei viaggi, di cui Marcinkus è stato per anni indiscusso protagonista, un ruolo decisivo possono averlo giocato, secondo alcuni esegeti dell’Ottantanove, i finanziamenti a Solidarnosc. Senza i suoi denari, quale che ne fosse la provenienza, la Storia sarebbe forse andata diversamente. Calvi aveva più volte sostenuto di aver avuto una parte nell’aiuto finanziario al sindacato polacco di Lech Walesa che con la sua attività segnò l’inizio della fine del comunismo. In una bobina registrata segretamente da Flavio Carboni si sente la voce di Calvi che dice: “Io gli ho detto sul muso a Marcinkus: guardi che se per caso risulta da qualche contabile che gira per New York che manda soldi a Solidarnosc, qui fra un po’ non c’è più pietra su pietra… Tanto per parlarci chiaro”. I finanziamenti sarebbero stati gestiti con operazioni estero su estero e incassati da un prete polacco residente a Roma, che li faceva pervenire al sindacato. E traccia di una “operazione Polonia” è rimasta anche in un verbale del consiglio d’amministrazione del Banco Ambrosiano. Il presidente dello Ior smentirà di essere stato a conoscenza dell’operazione: “Calvi non mi ha mai parlato di Solidarnosc. Se ha dato qualcosa a Solidarnosc, va bene, ma non ne ho mai saputo niente”. Di certo, i soldi guadagnati da Marcinkus con gli investimenti e le compravendite di proprietà sono serviti a finanziare “opere di religione” e sono stati utilizzati per costruire chiese.

    Nonostante le frequenti voci e i numerosi pettegolezzi messi in giro dai suoi tanti nemici all’interno della mura vaticane, nulla è mai stato accertato contro Marcinkus, escluse, ovviamente, le sue acrobazie finanziarie. Le dicerie su una sua presunta relazione con una bella donna sposata, ex miss Francia, si sono rivelate del tutto infondate e frutto della malevolenza di prelati invidiosi del “Chink”. Così come si rivelerà del tutto priva di fondamento l’accusa rivoltagli nel 1984 dal giornalista inglese David Yallop, autore del bestseller “In God’s name”. Nel libro si sostiene la tesi dell’omicidio di Papa Luciani, che sarebbe stato assassinato anche da Marcinkus, in combutta con l’allora Segretario di Stato Jean Villot e con il discusso arcivescovo di Chicago John Patrick Cody. Un altro prelato americano caduto in disgrazia per la cattiva gestione delle finanze ecclesiastiche.

    © – FOGLIO QUOTIDIANO
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