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Delle nuove cinque piaghe della S. Chiesa (palermitana)

Antonio RosminiAntonio Rosmini

Della piaga del piede destro della S. Chiesa palermitana: L’oblio del Vaticano II

Le due anime del concilio sopravvivono e trovano una singolare manifestazione nelle realtà locali. Una chiesa schizofrenica: Spartizione delle responsabilità di governo in base a due competenze e sfere d’influenza: quella propriamente pastorale e quella amministrativa.
Più che la visione di una pastorale d’insieme manca una visione d’insieme della pastorale, una visione, cioè, che metta fine alla schizofrenia di questa chiesa collegando le grandi enunciazioni di principi pastorali alle concrete iniziative economiche di intervento sul territorio.

Della piaga del piede sinistro della S. Chiesa palermitana: Disarmonia nella crescita ecclesiale

Una crescita disarmonica fa sì che la diocesi palermitana sia una chiesa “a due velocità” (o più).
Esiste un crescente distacco, anzi, una reciproca indifferenza tra la componente laicale e una grossa fetta della componente clericale della chiesa palermitana, dedita ad iniziative economiche non sempre trasparenti e spesso assai lontane dalle finalità pastorali della chiesa. (Perché non si pubblicano i bilanci della Curia? Perché operazioni economiche delle parrocchie sono state condotte ad insaputa dei legittimi parroci? Quanti dormirebbero sonni tranquilli se si scoperchiasse “ecclesiopoli”, la questione dei finanziamenti pubblici ad enti ecclesiastici, cantieri scuola, ecc.?).
Assistiamo così al fenomeno di una ecclesialità scoordinata.
La spinta propulsiva dei movimenti si va esaurendo e rimane come irrisolta, a volte ripiega verso pratiche devozionali, nella logica delle appartenenze, cede alla tentazione di sottolineare più le peculiarità che la comune fede cristiana. Alcuni movimenti sono ormai quasi giunti a blindare la propria identità ecclesiale.
La presenza della comunità diocesana sul territorio è, come si dice, a macchia di leopardo. Data la schizofrenia tra governo pastorale e gestione curiale della chiesa palermitana le priorità di intervento sul territorio sembrano seguire criteri più manageriali che pastorali. Mancano chiese, oratori, centri sociali soprattutto nelle zone più periferiche e popolari della città; assenti le più elementari infrastrutture di promozione umana indispensabili per una efficace evangelizzazione.

-Della piaga della mano destra della S. Chiesa palermitana: La scelta dei collaboratori dell’Arcivescovo palermitano

La politica della scelta dei collaboratori risale direttamente al vescovo ed è, almeno a Palermo, un indice degli orientamenti del vescovo. Segue la linea del rinnovamento conciliare, ma la scelta non è dettata da criteri meritocratici. Il vescovo deve scegliere nel presbiterio diocesano (uno dei tanti punti lasciati irrisolti dal Vat. II è il rapporto tra chiese locali, vescovi e ordini religiosi); tenendo conto dell’esperienza pastorale dei candidati e dei desiderata del presbiterio o di suoi membri considerati autorevoli. Sappiamo che questa prassi è stata seguita per l’elezione di Mons. Di Cristina, ma non per quella di Mons. Cuttitta.

-Della piaga della mano sinistra della S. Chiesa palermitana: Assenza di modelli per il presbiterio

Più che i modelli pastorali, manca oggi un vero e proprio modello di pastore. In verità «Dio stesso ha provveduto» al modello, con il martirio di P. Puglisi, un presbitero davvero postconciliare, per la sua spiritualità nutrita di sacra scrittura, il suo stile di vita evangelico, la concretezza profetica del suo metodo pastorale. Ma, al di là dei riconoscimenti di circostanza, il tipo di prete incarnato da Puglisi continua tuttora a godere della stessa scarsa considerazione riscossa da Puglisi stesso finché fu in vita. I modelli di fatto seguiti e soprattutto quelli che affascinano i giovani preti palermitani sono spesso ben altri, formati su valenze più sociologiche che teologiche, sull’attrattiva del prestigio sociale del prete e la mitologia della sacralità del suo ruolo.
Reclutamento, aspettative errate, preparazione: tutto, troppo spesso, è inadeguato nel prete.
Individualismo, isolazionismo. Inamovibilità di alcuni membri della curia e di parroci. Emorragia di presbiteri.

Della piaga del costato della S. Chiesa palermitana: La questione mafiosa

Il martirio di Puglisi e la lezione di Aldo Naro dicono che dalla risposta ecclesiale all’emergenza mafiosa dipende la credibilità stessa dell’annuncio di una salvezza e di una redenzione dell’uomo siciliano per mezzo di Gesù Cristo. Superare il ritardo culturale della Chiesa sulla mafia. Elaborare uno specifico discorso cristiano sulla mafia. Comprendere la mafia non solo come fenomeno che presenta aspetti religiosi o di generica religiosità ma come fenomeno che ha una sua specificità religiosa come forma ed espressione storica del cristianesimo in Sicilia. Una profonda ricomprensione ecclesiale, in chiave di metanoia e non di autoesaltazione, dei linguaggi, delle prassi e delle modalità di evangelizzazione, della propria storia passata e soprattutto di quella recente.

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  1. Sebastian
    27 dicembre 2007 alle 20:29

    Mi piacerebbe ridicolizzare la tua folkloristica castroneria maik07; ma (s)fortunatamente non l’ho capita.

    Passa la canna, dai! 😉

    Pax +

  2. 28 dicembre 2007 alle 0:08

    Caro Sebastian,

    grazie per la risposta che hai postato oggi per Umberto nel blog su Odifreddi. E’ tratta dal libro del Card. Martini che hai citato?

  3. Sebastian
    28 dicembre 2007 alle 6:44

    Si giampiero, è tratta dal libro del Card. Martini, ed anche pubblicato su Repubblica di qualche tempo fa. Grazie a te che dai l’opportunità a chi ne ha voglia di esprimere liberamente il proprio pensiero.

    xmaik07: vedo che te ne intendi…però se sei daccordo vorrei chiuderla qui 🙂

    Pax +

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  1. 9 settembre 2008 alle 21:59

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