Un Gesù laico?

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L’enigma della persona di Gesù di Nazareth continua ad esercitare un fascino irresistibile.
Nella prefazione di una recente riedizione di alcuni suoi contributi teologici, Benedetto XVI ricorda la grande fioritura di studi sul Gesù della storia, che si ebbe negli anni trenta, in particolare con R. Guardini. Il tema centrale del dibattito era allora il rapporto tra la storicità e l’autocoscienza di Gesù. Lo stesso Pontefice ricorda che in seguito, negli anni ’50, si affermò, con R. Bultmann, la moda della “demitizzazione” e con essa l’impresa un po’ pretenziosa di raggiungere il nucleo storicissimo della vicenda umana del Cristo non attraverso l’interpretazione della lettera evangelica ma per la via di un’opera di energica ripulitura ed espunzione dalla pagina scritturistica di ogni presunta superfetazione teologica. Forse sulla scia delle fortune editoriali del Codice da Vinci la tendenza a contrapporre al Cristo della fede il Gesù della storia sembra tornata in voga. La novità di questi ultimi tempi sembra però risiedere nel fatto che ad essere attratti dalla figura storica del Nazareno sono sempre più i non credenti. Tra i segnali di questa fioritura dell’interesse per il Gesù “laico” rientra a pieno titolo il recente volume di C. Augias e M. Pesce, Inchiesta su Gesù.
Il punto forte del libro mi sembra il fatto che vi si tende a riconoscere nella vicenda storica di Gesù l’atto di fondazione dell’identità morale e il tipico profilo antropocentrico della spiritualità dell’Occidente. Tutto ciò, naturalmente, non può che essere condiviso dal credente, la cui sensibilità è tuttavia assalita da un insopprimibile disagio se la primogenitura morale di Gesù viene riconosciuta a prezzo della spogliazione della persona del Cristo di quella singolare relazione con Dio che i Vangeli invero gli attribuiscono ad ogni pagina.
E’ scientificamente illusorio e metodologicamente scorretto vivisezionare il dato scritturistico alla ricerca dei più piccoli indizi storici di una biografia di Gesù, che i vangeli quasi ignorano, e rifiutarsi di vedere l’enormità delle affermazioni sull’identità divina di Gesù che i vangeli gli attribuiscono ad ogni passo, come tratto centrale della sua vicenda terrena. Certe affermazioni maestose di Gesù su se stesso “Non c’è altro accesso al Padre se non per mezzo di me”; oppure: “Nessuno conosce il Padre se non Il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare” suonano davvero scandalosamente solenni solo se pensiamo siano state veramente pronunciate da un uomo in carne e ossa. Non risulterebbero così impressionanti se dessimo per sott’inteso che si tratta in realtà di frasi messe in bocca a posteriori ad un personaggio mitizzato. Così l’identità ultraterrena di Gesù si riempie di senso solo alla luce della travolgente novità storica del Cristo ed in particolare della sua morte; come la ricostruzione del suo percorso biografico può essere storicamente convincente solo alla luce delle sua autocoscienza circa la sua speciale relazione con il Dio di Abramo, Isacco e Giacobbe. Ad esempio, i sinottici e Giovanni sono concordi nell’affermare, al di là di ogni dubbio, che le vere cause storiche della condanna di Gesù sono… teologiche, e debbono precisamente cercarsi nelle affermazioni di Gesù stesso circa la propria figliolanza divina.
I vangeli vanno rispettati così come sono e per quello che sono: il racconto di fondazione di una comunità che si crede chiamata ad abbracciare il mondo intero per intero, non solo sotto il profilo morale. Oggi noi rischiamo di smarrire la rilevanza teologica, oltre che antropologica, del narrare; la teologia, come Augias garbatamente fa notare, è effettivamente divenuta uno schermo tra Gesù e gli uomini, ma solo quando ha tralasciato quella sua originaria valenza cristocentrica e narrativa per divenire eccessivamente essenzialista, metafisica, speculativa. Si tratta, perciò, di una colpa che non andrebbe ascritta alla fede cristiana o al discorso teologico come tale ma semmai (e qui mi sembra che la critica di Augias sia particolarmente acuta) ad una responsabilità storica delle comunità ecclesiali contemporanee.

Per approfondire:

Per approfondire:

Breve preambolo al dialogo tra credenti e laici

Breve introduzione alla teologia biblica

https://terradinessuno.wordpress.com/2007/01/15/verita-assoluta-verita-asserite-ovvero-gesu-e-la-parrucchiera/

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  1. 9 febbraio 2007 alle 19:31

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