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La piccola via di Luca

litterae-testata

COMMENTO AL VANGELO DOMENICALE

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Anno C, Avvento, II domenica
Bar 5,1-9; Sal 125; Fil 1,4ss.8-11; Lc 3,1-6

Grandi cose ha fatto il Signore per noi
Luca 3,1Nell’anno decimoquinto dell’impero di Tiberio Cesare, mentre Ponzio Pilato era governatore della Giudea, Erode tetrarca della Galilea, e Filippo, suo fratello, tetrarca dell’Iturèa e della Traconìtide, e Lisània tetrarca dell’Abilène, 2sotto i sommi sacerdoti Anna e Caifa, la parola di Dio scese su Giovanni, figlio di Zaccaria, nel deserto. 3Ed egli percorse tutta la regione del Giordano, predicando un battesimo di conversione per il perdono dei peccati, 4com’è scritto nel libro degli oracoli del profeta Isaia:

Voce di uno che grida nel deserto:
Preparate la via del Signore,
raddrizzate i suoi sentieri!
5Ogni burrone sia riempito,
ogni monte e ogni colle sia abbassato;
i passi tortuosi siano diritti;
i luoghi impervi spianati.
6Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio!

Raramente riflettiamo su quanto profondamente Luca, “il caro medico”, continui ad influenzare il mondo “moderno”, a cominciare dal modo in cui computiamo il passare degli anni, e quindi il nostro stesso modo di pensare il tempo. All’inizio del Vangelo di Luca è subito messo in chiaro che ne sono caratteristica l’attenzione quasi clinica alla concretezza dei fatti di cui si sostanzia la salvezza che si annuncia nel Vangelo, l’universalismo, l’approccio antimitologico e la predilezione per l’ortoprassi.

L’evento Cristo, il vero oggetto del Vangelo secondo Luca.
Di Cristo Luca non sottolinea in primo luogo le parole o la dottrina, ma il suo carattere di evento capace di produrre fatti nelle più diverse esistenze degli uomini, in particolare di porsi sempre all’origine di una svolta radicale nella vita concreta, nella prassi e negli stili di vita delle persone che ne sono venute in contatto.
L’autore del terzo vangelo non è un testimone diretto. Una distanza culturale ed anche temporale lo separa dai personaggi che egli racconta. Un distacco che porta con sé inevitabilmente anche la possibilità di utilizzare la storia degli effetti che la predicazione di Cristo ha messo in moto come chiave di lettura dell’evento Cristo. Ma nello stesso tempo un intimo coinvolgimento del narratore nell’evento narrato perché Luca scopre nella propria biografia spirituale i segni di quegli stessi effetti.
Negli odierni versetti lucani i rigorosi riferimenti storici (date, luoghi, nomi) con cui si esordisce servono certamente a collocare in una dimensione non mitologica, non fiabesca, né romanzata i fatti narrati. Ma è nello stesso tempo l’intento di chiarire un contesto e un pre-testo al suo vangelo. Sottolineando una situazione di frammentazione politica ed instabilità, Luca imbastisce una cornice spazio temporale ai fatti ma avanza anche una riflessione teologica sull’efficacia di Cristo e del Cristianesimo nell’attraversare queste distanze e questi conflitti e sanarli. Proprio perché non si parla qui di miti, la prassi di Cristo e la sua parola che la spiega possono raggiungere e trasformare anche l’uditore odierno.

Il metodo di Luca
Cristo non è separabile dalla cristianità. Luca osserverà anche in vari luoghi del vangelo e degli Atti degli Apostoli che questa capacità di coinvolgimento dell’evento Cristo si trasmette anche ai testimoni diretti e da questi alle successive generazioni di credenti, e di genti.
Nel brano odierno si vede ad esempio come l’evento Cristo muove eventi ancor prima di accadere, nel suo appartenere ad un disegno i cui passaggi fondamentali sono anticipati profeticamente. Diremo che l’evento Cristo ha una struttura prolettica. Esso anticipa in sé eventi che il credente vede accadere anche nella propria vita e che egli impara a decifrare come profezie del futuro assoluto dell’umanità.
E’ evidente che Luca interpreta il proprio ruolo come un servizio. Il compito che assegna a se stesso è quello di armonizzare le fonti. Il suo rapporto con i fatti avviene attraverso le sue fonti, ma egli prova simpatia per le sue fonti e un rassoluto ispetto dell’oggettività della documentazione testimoniale.
Il perché dell’attitudine della comunità ecclesiale a proiettarsi universalisticamente Luca lo cerca nella forma originaria dell’evento-Cristo.
Anche qui l’universalismo non è visto astrattamente come una caratteristica ideale o culturale del cristianesimo ma come un elemento che permea di necessità l’esistenza cristiana nel suo significato ultimo di perdono ricevuto e condiviso. L’effettività della salvezza si dimostra nel perdono a cui l’esistenza credente si scopre abilitata in Cristo. Questo obiettivo Luca l’ottiene, come possiamo vedere nel brano evangelico di oggi, associando un testo di Isaia a Giovanni il Battista. Così facendo Luca afferma, come già Matteo e Marco, il carattere profetico del testo; ma, a differenza degli altri sinottici, Luca aggiunge nel proprio vangelo una citazione di un rigo più lunga includendo: “ogni carne vedrà la salvezza di Dio”. In questo modo rinforza, nella raccomandazione di eliminare gli ostacoli alla comunicazione della salvezza, la dimensione pratica ed orizzontale e coglie l’universalismo evangelico come un elemento di continuità e non estraneo rispetto alla stessa spiritualità ebraica.
Questa partecipazione collettiva all’evento Cristo, questo riconoscersi di fronte ad esso e lasciarsi prendere da lui così come umanamente siamo, è la piccola via di Luca. Una caratteristica che rende il Vangelo di Luca un testo esemplare del dialogo universale.

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  1. rosarossadgl9
    17 novembre 2009 alle 12:52

    Chiudersi nel pessismo di chi pensa che non c’è più nulla da fare questo no, Svegliatevi!

  2. 17 novembre 2009 alle 18:50

    Ok. GP. Ti sei superato.

    «Se da una parte inizio e fine coincidono nel grande ciclo del tempo liturgico, tuttavia la fine del tempo è in realtà già alle nostre spalle, perché il kairos della salvezza è sempre aperto al futuro assoluto, il tempo di Dio.»

    Il prius di Genesi/bet e il posterius di Malachia/tau, proiettano, nella forma liturgica, l’essenza cristologica di ogni profezia.

    Come era già in Giobbe con la metafora della notte e del giorno e del loro divenire, divenire dell’uomo.

    Letteralmente fantatstico avere trovato la chiave/fondativa neotestametaria a un mio disegno(*) niente di meno che attraverso la valorizzazione di un espediente liturgico; pure sottolineato a messa, ma che là non avevo colto, e che solo ora mi è chiaro.
    Thank so much!!

    (*) Disegno in senso stretto, grafico. Quando ci troverò un titolo lo metterò nelle mie pagine, forse.

    • 18 novembre 2009 alle 12:21

      Felice di esserti stato utile.

    • rosarossadgl9
      18 novembre 2009 alle 16:20

      Cal *=gesù? ( ) tempo?

      • 19 novembre 2009 alle 11:25

        Scusa la mia durezza di comprendonio, ma che diamine significa questa formula?

  3. 17 novembre 2009 alle 20:01

    @all, about fidanzamento
    State a leggere i post che seguiranno.

    @Seb about perissodattilo.

    Iperonimo di uno dei seguenti suoi iponimi tra loro sinonimi:
    asino,
    ciuco,
    somaro,
    ciuccio,
    scecco
    donkey
    asno
    burro
    bunda
    ^ane
    cul
    Esel

  4. Sebastian
    17 novembre 2009 alle 20:21

    Mi hanno dato della checca, mi hanno dato dello “sgarrubbino”, ma perissodattilo MAI!

    • 17 novembre 2009 alle 20:34

      Sei deludente, quando sei di buon umore!
      Troppa finesse, dov’è che fai sgorgare la tua abituale coprolalia !

  5. Sebastian
    17 novembre 2009 alle 21:03

    @ Kalos

    Sopra hai risposto graziosamente a ciò che ti ho chiesto:

    “1) ci sto lontano un paio dianni luce.
    2) No. Ma non mi sottrarrei se qualcuno me lo chiedesse.”

    Scusa se insisto ma cerco di capire alcuni aspetti ecclesiali che non conosco ma che trovo molto interessanti:

    1) Perchè ci stai lontano anni luce?

    2) Perchè, secondo te, nessuno ti ha chiesto collaborazione?

    • 18 novembre 2009 alle 8:28

      1) diciamo così: o uno è legionario o uno è cristiano. Io sono cristiano. Gli ossimori mi piacciono solo nella retorica e nella politica.

      2) Perchè non frequento parrocchie, nè gruppi e mi tengo in disparte. Però non ho detto che nessuno mi ha chiesto collaborazione, quella che mi è stata chiesta non mi andava di darla; tal altra l’ho data. Ho una concezione della fede (quella mia naturlamente), diciamo, poco pastorale.

      • Sebastian
        18 novembre 2009 alle 8:55

        Ok, grazie.

        E’ evidente che qualcosa non va, non funziona. Naturalmente faccio un riferimento generale e non nella fattispecie che ti riguarda.
        Non ci siamo proprio. Ciò che dovrebbe attrarre crea repulsione. C’è un errore. E’ innegabile.

  6. Sebastian
    17 novembre 2009 alle 21:29

    Ok Calogero. Ti chiedo scusa per tutto ciò che di pesante, in passato, ho detto nei tuoi confronti. Farò in modo che non succeda più. Perdonami.

    • 18 novembre 2009 alle 8:34

      Se hai voglia di essere perdonato chiedi a te stesso. Io non ho nulla da perdonare, ognuno è anche quel che dice e difficilmente quello che gli è detto, non mi sono scandalizzato nè tampoco offeso. Avendo una minima dimestichezza con la lingua ho solo potuto evitare di rispondere a tono, ma solo per non trasformare un blog che non è il mio nell’anticamera di un lupanare. Indulgo al turpiloquio pesante con una certa frequenza e anche con molto divertimento; ma è questione di luoghi.

      • Sebastian
        18 novembre 2009 alle 8:49

        OK, va bene. Seguirò il tuo consiglio.

  7. rosarossadgl9
    19 novembre 2009 alle 12:16

    O = tempo chiuso. ( ) = tempo aperto. *= Gesù ( può essere un significativo disegnino in senso grafico) quando lo metterai nelle tue pagine ?

    • 19 novembre 2009 alle 17:17

      Dopo aver trovato un titolo significativo.

  8. 23 novembre 2009 alle 12:36

    Cattedrale di Palermo

    LITTERAE+DOMINICAE
    Pubblicato un nuovo commento
    Domenica XXXIV (Cristo Re), tempo ordinario, anno B
    Giovanni 18,33-37
    http://wp.me/p25ki-dx
    Buona domenica a tutti

  9. rosarossadgl9
    23 novembre 2009 alle 23:07

    quella voce profonda del proprio essere non potrebbe essere la coscienza?Tutti siamo dalla verità se l’ ascoltiamo, rimango perplessa per il fatto che Gesù non disse:”chiunque ascolta la mia voce è dalla verità ma “Chiunque è dalla verità ascolta la mia voce”come se la verità fosse già in noi.E se questa verità viene soffocata dal nostro io?

  10. 5 dicembre 2009 alle 22:34

    Cattedrale di Palermo

    LITTERAE+DOMINICAE
    Pubblicato un nuovo commento al vangelo domenicale.
    Anno C, Avvento, II domenica.
    Lc 3, 1-6
    http://wp.me/p25ki-dx

  11. 7 dicembre 2009 alle 15:18

    A proposito dell apiccola via di Luca c’é un canto di Taizé con le parole di Dietrich Bonhoeffer:
    Si chiama “Aber du weisst den Weg fur mich”
    Le parole sono:
    “Gott, lass meine Gedanken sich sammeln zu dir. Bei dir ist das Licht, du vergisst mich nicht. Bei dir ist die Hilfe, bei dir ist die Geduld. Ich verstehe deine Wege nicht, aber du weisst den Weg fur mich”
    Mancherà un qualche accento ma non ne sono provvisto nella tastiera italiana.
    La traduzione è: Dio, fa che i miei pensieri si raccolgano in te. Presso di te è la luce, tu non mi dimentichi. Presso di te è l’aiuto, presso d te è la pazienza. Non capisco le tue vie, ma tu conosci un cammino per me.

  12. 7 dicembre 2009 alle 23:35

    Isaia annunciava anche che negli ultimi giorni tutte le nazione affluiranno alla casa di Dio e diranno”Venite andiamo alla montagna del Signore,alla casa di Dio di Giacobbe; possa egli insegnare le sue vie e possiamo noi camminare sui sentieri. L’azione di Dio si affermerà sull’intero universo andrà oltre i confini per arrivare a toccare tutte le nazionie e la vita di ogni singola persona ma questo avverrà anche nella non consapevolezza che Gesù è morto per noi?

    • Sebastian
      8 dicembre 2009 alle 7:12

      Tu che dici? Come la vedi?

  13. 8 dicembre 2009 alle 17:21

    non saprei l’amore di Dio è talmente grande!…. ho sempre pensato che annunciare il vangelo significa che soltanto in esso e nella sua accoglienza c’è salvezza, in fondo è stato chiaro:”chi crederà e sarà battezzato sarà salvo ma chi non crederà sarà condannato” se pensassi diversamente renderei inutile Gesù Cristo, non potrei metterlo a fianco di altri salvatori perchè Lui è l’unico “in nessun altro c’è salvezza non vi è infatti sotto il cielo altro nome dato agli uomini nel quale è stabilito che noi siamo salvati” quindi non ci sono ne mai ci saranno religioni che hanno in se una grazia salvifica. Posso pensare però che chi è in buona fede e ha retta coscenza anche aderendo ad altre religioni si può salvare senza attribuire però a queste la salvezza. Seb dimmi tu penso male?

    • Sebastian
      8 dicembre 2009 alle 19:02

      Beh, la prima che hai detto la dice lunga:”non saprei l’amore di Dio è talmente grande!”. Pertanto, lasciamo fare e corrispondiamo al suo amore. Non è certo un Dio che tira fregature! Un padre infatti, a meno che snaturato, non lo farebbe mai coi suoi figli, non ne avrebbe alcun interesse.
      Vedremo… se ci sarà concessa la grazia di vedere.

  14. 9 dicembre 2009 alle 19:46

    Mi…zzica!
    Ci dai da studiare!!
    Un flash forward del personaggio GB del regista L, metafora della Carne vivente!
    Quasi come dire che tutto il resto è corollario. Molto bello, ma anche molto complicato.
    Ci penserò ancora.

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