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Ricordo di don Gabriele Perlini

Don Gabriele Perlini

Don Gabriele Perlini

Ho vissuto accanto a Don Gabriele Perlini, parroco romano, nella comunità presbiterale di Stella Mattutina, tra 1986 e 1990.
C’è un particolare aspetto della pastorale di Don Gabriele a Stella, anzi una vera e propria missione, credo, per la quale non esito a riconoscergli quello che fu, tra gli altri, un suo speciale carisma: il perfezionamento vocazionale di giovani sacerdoti.

Mi ricordo bene: la prima volta che vidi la chiesa di Stella Mattutina fu anche la prima volta che vidi Don Gabriele: lui stava sul balcone della canonica che dà su via Lucilio; mi stava aspettando.
«Arriverò un po’ in ritardo a pranzo – gli avevo detto per telefono, chiamandolo dall’Università Gregoriana – sono con un amico».
«Porta anche lui, figlio mio», mi disse, dall’altra parte del filo, una voce morbida e opaca, come quella di una lunga canna d’organo mezzo otturata.
E così li vidi insieme, lui e la chiesa, lui come una pertinenza di quella, come un pezzo di essa, un mattone.

Non ci volle molto a capire che Don Gabriele era un prete speciale.
Come potrebbe essere diversamente quando uno così, un uomo dell’autoironia cristiana, del “chi può capire capisca”, uno che riuscirà a portarsi appresso per quasi novant’anni l’umanità in dotazione alle sue origini liberal contadine, decide di farsi prete?
Poeta, di parte, si capisce, spregiudicato, fantasioso e fazioso un po’ più di quanto basti, e tuttavia fedele alla Chiesa come solo sa esserlo un fanatico della libertà che ha perso la testa per Gesù Cristo.
E come non amare le sue scelte di campo, anche quelle discutibili (quelle, voglio dire, che lui stesso metteva in discussione…)?
Sai quanto equilibrio e lavoro su se stessi occorre per una scelta di campo netta!
Ecco, questo mi è rimasto di Don Gabriele, questo suo modo di essere prete, che ebbe su di me l’effetto dell’acido cloridrico: mi ha educato all’essenziale.
A star vicino a Don Gabriele, e a sentire le sue prediche, sembrava potesse farlo arrabbiare solo la «stupidità umana» (una formula che lui usava, praticamente da sempre, per definire… ogni male al mondo!), una specie di peccato d’origine dell’umanità, forse la sola cosa che, paradossalmente, a dar retta a lui, renda implausibile l’inferno.
Bene, il carisma e il modello sacerdotale che Don Gabriele ha offerto a tanti giovani preti consisteva semplicemente in questo: l’intuizione vissuta che un prete vero non può essere che un uomo intelligente.

Quando il Cardinale Pappalardo, finì di leggere la lettera che il suo vecchio compagno di seminario Perlini, tramite me, gli aveva mandato, mi posò addosso uno sguardo che mi pareva “umido”. «Sono contento – disse alla fine – di quello che Don Gabriele mi riferisce di te».
Poi, dopo un po’: «…non tanto per quello che dice; ma perché è lui a dirlo, tu mi capisci…»

†Mons. Gabriele PERLINI
Montorio Veronese (VR), 8 agosto 1916 – Roma, 11 marzo 2004
Ordinato Presbitero il 22 febbraio 1941 in ROMA
Parroco Santa Maria Stella Matutina: 14/03/1962 – 31/07/1993
Vicario Parrocchiale Santa Lucia: 23/07/1947 – 30/08/1957
Vicario Parrocchiale Santa Maria Janua Coeli: 23/07/1941 – 23/07/1947

Approfondimenti:

https://terradinessuno.wordpress.com/biblioteca-di-terra-di-nessuno/gabriele-perlini-larcivescovo-in-nigris/

https://terradinessuno.wordpress.com/biblioteca-di-terra-di-nessuno/gabriele-perlini-testamento-spirituale/

https://terradinessuno.wordpress.com/biblioteca-di-terra-di-nessuno/gaspare-barbiellini-amidei-la-vigna-di-don-gabriele/

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  1. Sebastian
    11 marzo 2008 alle 8:23

    Scusa Giampiero, non vorrei essere impertinente nei tuoi confronti e mancare di rispetto a Mons. Perlini… ma con te il suo carisma ha fatto buca mi pare. Ad ogni modo, meglio un buon laico che un cattivo prete…

    Pax +

  2. 11 marzo 2008 alle 17:48

    E non sono stato l’unico caso… Se ti sentisse, Don Gabriele girerebbe di qua e di là i suoi occhietti furbi fingendo di guardare il soffitto e farebbe un mezzo sorriso, un po’ come in questa foto. Ma dove sono più questi preti? Ruvido tradizionalismo radicato nella civiltà contadina e in un cristianesimo molto “romano”, cioè: orgoglio identitario, con un tocco di narcisismo, e una stupefacente capacità di compassione. Oggi, le astratte battaglie culturali sui valori di Ruini e Bagnasco. Tutt’un’altra storia…

  3. Sebastian
    11 marzo 2008 alle 22:47

    Caro Giampiero, Roma aspetta la Voce del Padrone, è ovvio. A mio parere non tarderà ad arrivare.

    X maik70

    Senti sbiellato, se proprio non ne puoi fare a meno, regalati una botta de vita e levatelo questo sfizio! Fatti una bella scorpacciata di finocchi una volta per tutte e… beccati 4 creste di gallo nel posto giusto, così fra cateteri e suppurazioni, avrai qualcosa a cui dedicarti almeno fino al prossimo natale.

    Pax +

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