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Notizie dal pianeta scuola

Francisco Goya, CapricciFrancisco Goya, Capricci

Il sogno dell’autonomia scolastica genera mostri (e poi li dà in adozione).
In nome dell’autonomia, nella mia scuola s’è deliberato per una singolare scansione dell’anno scolastico e dunque, proprio mentre ovunque in Italia si è agli scrutini del primo quadrimestre, da noi, avendo già concluso a dicembre il primo periodo, si è appena concluso il “fermo didattico”. Quest’ultimo è una specie di fermo biologico della pesca, ma molto meno efficace dal punto di vista degli attesi benefici, perché nel nostro caso la didattica, piuttosto che fermarsi, regredisce.
«Siete tornati al trimestre!», staranno forse pensando alcuni colleghi che incautamente si fossero avventurati tra queste pagine. Eh no, perché la nostra è un’esperienza davvero inedita, credo, in tutto il mondo. E’ il primo ed unico caso in cui l’anno scolastico non è suddiviso in periodi che consentano di controllare l’evoluzione dell’apprendimento, confrontando la curva del rendimento tra periodi di ugual durata. Noi siamo i primi ad esserci disfatti della vetusta e banale idea che il tempo è una variabile essenziale della relazione di cura; da noi l’anno è suddiviso in due fantasiose parti asimmetriche: un trimestre e un… pentamestre.
Tanta genialità merita d’esser premiata battezzando la novità con nome nuovo e appropriato. Propongo di chiamare i cinque mesi della seconda parte dell’anno scolastico “pentamostro” (beninteso, dal latino “monstrum”, cosa che desta meraviglia). L’idea è talmente originale che -vedrete!- presto saranno in molti ad adottare il monstrum nostrum.

Al passo coi tempi/1: scrittura e linguaggi al tempo di Internet.
Due giorni prima dello scrutinio, gl’insegnanti della mia scuola devono “caricare i voti”. Questa stravagante espressione (“Vado a caricare i voti”; “Hai caricato i voti?”, ecc.) nota solo ai frequentatori della sala dei professori della mia scuola, non ha nulla a che vedere con le attività preparatorie che un plotone d’esecuzione deve eseguire per svolgere il proprio ingrato compito. La forma gergale indica, in realtà, le operazioni di trascrizione dei voti della propria materia dal registro personale al tabellone elettronico archiviato nel sistema Intranet d’istituto. In un’unica aula, climatizzata e dotata di ogni strumentazione d’avanguardia per la proiezione del tabellone su maxischermo, la preside può così presenziare personalmente a tutti i consigli di classe. Un bel risparmio di tempo, denaro e fatica, si dirà, nonostante il trascurabile dettaglio che l’idea di muovere duecento persone (i professori) invece che una sola (il Dirigente Scolastico), obblighi quasi sempre i docenti del consiglio di classe a lunghe anticamere, nonostante l’operazione di scrutinio vera e propria duri, più o meno, una ventina di secondi… Ma tant’è.
Subito dopo aver dato i numeri, il consiglio di classe (però senza la Preside) passa in un’altra stanza, nota in tutta la scuola come “la ghiacciaia”, ove si trascorre il resto del pomeriggio compilando, come amanuensi, una doppia dozzina di moduli cartacei per ciascun allievo.

Continuità didattica.
Leggo sui giornali che mancano docenti di ruolo, la continuità didattica è a rischio. Ma che cos’è la continuità didattica? In teoria dovrebbe trattarsi del principale criterio da rispettare nell’assegnare una classe ad un determinato docente. Come si vede “continuità didattica” significa, nella più ovvia delle interpretazioni, una forma di rispetto per le persone e delle loro relazioni sociali e affettive. Nella realtà quotidiana di molte scuole i criteri prevalenti sono, invece, di natura logistica e burocratica. Può accadere, così, che una classe non venga assegnata ad un determinato docente perché, pur essendo composta dagli stessi alunni che il professore aveva già l’anno precedente, la classe ha cambiato denominazione, passando da una sezione all’altra, cioè, in sostanza da una sigla all’altra.
E’ ciò che è accaduto al sottoscritto, proprio quest’anno. La giustificazione datami dai superiori per la scelta di non assegnarmi gli stessi alunni dell’anno precedente: non c’è continuità didattica tra il biennio e il… monoennio. Con buona pace della didattica e delle persone.

Al passo coi tempi/2: Decreti e decretini.
In un Paese a democrazia avanzata, come il nostro vorremmo che fosse, la scuola dev’essere all’altezza dei processi di graduale crescita della costituzione reale e della cultura dei diritti; mi riferisco, in particolare, a importanti valori civili come il diritto allo studio e l’obbligo d’istruzione.
In uno stato di diritto, poi, vi sono le leggi ordinarie, che pure regolano la convivenza civile. In caso di conflitto la norma più fondamentale prevale sulla meno elevata, così come la norma successiva, abroga tacitamente la precedente sulla stessa materia. Va da sé che la norma non abrogata rimane vigente, persino qualora mutasse la forma dello Stato, poniamo da monarchica a repubblicana.
Deve certamente aver fatto appello a tutta la sua cultura giuridica la Preside che ha bollato con lo stellone della Repubblica le poche righe che seguono, comparse un bel giorno nel registro di classe:

«Ai sensi del R. D. 4/05/1925* N° 653 sono esclusi dalla frequenza e dagli scrutini per mancato pagamento di tasse scolastiche gli allievi… [seguono i nomi]
Il Dirigente scolastico…».

*Sic. Regio Decreto del 1925. Esiste davvero e non è mai stato abrogato… Dio salvi la Regina!

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  1. 24 febbraio 2008 alle 17:54

    Da palermitano, ti segnalo i miei ultimi due post: Vieni a leggerli, e se vuoi, a commentarli. Ti aspetto!

  2. 27 febbraio 2008 alle 15:32

    complimenti per la ricchezza del blog,
    man mano che il tempo me lo permette mi farà piacere approfondirne la conoscenza
    ed eventualmente linkarlo nel mio
    che è molto più semplice del tuo, avendo cominciato da poco.
    ciao
    matteo da roma

  3. 28 febbraio 2008 alle 14:04

    Caro Matteo,

    Grazie per i complimenti (anche su torietoreri), benvenuto in Terra di Nessuno e in bocca al lupo per il tuo blog.

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