Federalismo, razzismo e Chiesa cattolica.


Per interrogarsi in modo concreto e semplice – “popolare, come direbbero appunto i leghisti” – su un fenomeno che inquieta per la sua natura “culturale” oltre che politica ed elettorale, Mosaico di pace, nel numero di luglio 2010, dà ampio spazio ad un dossier dal titolo: “Un moderno tribalismo guerriero. Federalismo, razzismo e Chiesa cattolica”, a cura di Rosa Siciliano e Renato Sacco. Il dossier apre con la sollecitazione del vescovo di Alba, mons. Sebastiano Dho, il quale ha così commentato l’ascesa impetuosa del partito di Umberto Bossi anche in Piemonte: “Tenendo conto
della larga adesione anche nelle nostre terre a forze politiche e sociali ispirate a teorie razziste e xenofobe, credo che un serio esame di coscienza s’imponga urgentemente per le comunità cristiane,poiché qui si tratta di veri valori ‘non negoziabili’, la dignità della persona e la vita stessa!”.

Una Chiesa rigida con gli ultimi e disinvolta con i potenti
Per molti anni, denuncia Sacco nel suo articolo “Il governo della paura”, il fenomeno leghista è cresciuto nel cuore delle comunità cristiane del nord, tra i sorrisi compiaciuti dei “benpensanti” e di “molti uomini di Chiesa” che, definendolo solo un fenomeno di folklore, hanno assecondato la strisciante affermazione di un “modello di arroganza, di forza, di furbizia, di semplificazione dei problemi”. E al di là di alcune esternazioni a titolo personale, c’è “la sensazione” che proprio “la Chiesa ufficiale, nei fatti, non si sia schierata troppo a fianco della Caritas e a fianco degli ultimi”,
nella battaglia, per esempio, contro il Pacchetto Sicurezza, il reato di clandestinità e i respingimenti.
Gli stessi vertici si sono invece dimostrati solerti nel saltare sul carro dei vincitori senza farsi troppi problemi “politici” o morali. Lo ha dimostrato, ad esempio, mons. Rino Fisichella, a poche ore dall’elezione di Roberto Cota alla presidenza della Regione Piemonte, quando ha pubblicamente sdoganato la Lega affermando che, riguardo ai problemi etici, “manifesta la piena condivisione con il pensiero della Chiesa” (v. Adista n. 35/10).

La marea populista e anticostituzionalista investe l’Europa

“Populismo etnofederalista, tradizionalista cattolico”: ecco la definizione corretta, secondo Sergio Paronetto (vicepresidente di Pax Christi Italia), di questa “nuova destra che ambisce a diventare il centro politico onnicomprensivo per superare la democrazia costituzionale”.
Un revival di populismo destrorso etnocentrico investe, scrive l’autore nell’articolo “Una religione politica”, non solo quelle regioni italiane “incattivite dalla globalizzazione”, ma anche altre comunità europee(Francia, Belgio, Austria, Danimarca, Norvegia, ecc). Ad inserire a pieno titolo il leghismo nel solco del populismo europeo sarebbero la “reazione comunitarista alla globalizzazione” e la “reazione antipolitica alla casta” e ai poteri centrali. Il problema è che il progetto populista leghista, in Italia, trova terreno fertile e potenzialità di governo: infatti “è gran parte del centro-destra a proporre un sistema basato sul popolo come comunità organica, sull’uso politico del cattolicesimo preconciliare, sull’Europa delle regioni ‘etniche’ identificate con le cosiddette ‘radici cristiane’”.
Priva di mediazioni, diretta ed esplicita, capace di conciliare in sé tutti i malesseri sociali – dal rifiuto della globalizzazione al rifiuto della casta politica – il movimento-partito leghista “realizza nel microcosmo padano il passaggio dalla democrazia costituzionale a una democrazia dell’incarnazione che intende rappresentare immediatamente il ‘popolocomunità’”. Siamo di fronte, si chiede infine Paronetto, “a una variante illiberale o a una malattia cronica della democrazia?
A una patologia transitoria della democrazia o al modello vincente della politica per i prossimi decenni?”.

Una religione pagana e antievangelica. Ma la Chiesa non disdegna

Se “il Vangelo di Cristo è accoglienza, solidarietà, amore per il prossimo, giustizia, uguaglianza, misericordia, compassione e fiducia”, la Lega – che organizza esibizioni mistico-religiose sulle sponde del Po – “nasce e si propaga predicando esclusione, diffidenza, separazione, condanna, razzismo, paura”. Tutto questo, scrive Aldo Maria Valli (giornalista Rai) nell’articolo “Una proposta anticristiana”, stride pesantemente con la pretesa attuale della Lega di ergersi a “paladino di valori morali”, in linea con la dottrina della Chiesa. In realtà, spiega Valli, il messaggio leghista, che ricorre allo stratagemma pagano del dio Po per la coesione della comunità territoriale, è quanto di più lontano “dalla rivoluzione cristiana che, al contrario, libera l’uomo dalle appartenenze terrene per trasformarlo in un cittadino (si ricordi la Lettera a Diogneto) che vive in questo mondo senza essere di questo mondo”.
In questa svolta in senso cristiano, la Lega non solo contesta la Chiesa, ma si propone, nota Valli, “come vera interprete del messaggio cristiano, contro una gerarchia romana che non ha legittimità in quanto corrotta proprio perché romana”. Vedi le invettive contro l’arcivescovo di Milano, il card. Dionigi Tettamanzi, per la sua pastorale dell’accoglienza e dell’integrazione, nonché le dure parole
rivolte, nell’estate 2009, al segretario del Pontificio Consiglio dei Migranti, mons. Agostino
Marchetto, il quale ebbe a criticare il “peccato originale” del reato di clandestinità (v. Adista n. 76/09).
Ne discende che “è quanto meno sbalorditivo che la Lega abbia sia elettori sia alleati cattolici.
Ma ancor più sbalorditivo è che tra le stesse gerarchie vaticane siano arrivate di recente formidabili aperture di credito nei confronti di Bossi e del suo movimento”. Eppure, spiega Valli, conservare ottime relazioni conviene ad ambo le parti. Da un lato la Lega “sta cercando di conquistare terreno nel rapporto con la Chiesa sottraendolo a Berlusconi, per accreditarsi ancora di più come forza fondamentale nella coalizione di centrodestra”. Dall’altro, “le gerarchie sembrano cercare sponde
politiche in grado di sostenere le richieste di sempre (legate a vita, scuola e famiglia) meglio di quanto abbia fatto Berlusconi. È un cambio di cavallo politico”.

in “Adista” – Notizie n. 61 del 24 luglio 2010

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  1. 2 settembre 2010 alle 19:25

    Diritti storti

    C’è o no una contraddizione nel fatto che la maggiore attivista in difesa di Sakineh sia la moglie del Presidente che deporta donne e bambini dal proprio territorio nazionale, con la sola motivazione della loro appartenenza etnica?

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