Bioetica senza dogmi


DI MICHELE VILARDO (a cura di)
La vita è l’eterno diamante che gira su se stesso, sfolgorando in seno / all’infinito da tutte le parti. I beni della vita morale / sono le faccette del diamante. /Ad ogni faccetta corrisponde, dal lato opposto, / un’altra faccetta che non possiamo / vedere nel tempo stesso in cui vediamo la prima.
GUGLIELMO FERRERO,
Tra i due mondi

Credo sia ormai tempo di evadere dalle strettoie della classica dicotomia tra «sacralità» e «qualità» della vita per avviare una riflessione sull’idea di «buona vita», di antica ascendenza aristotelica ma da collocarsi nel quadro contemporaneo di quell’approccio delle capacità illustrato da Arnartya Sen e, in modo parzialmente differente, da Martha Nussbaum. Qual è l’interesse del tema della «buona vita» per la bioetica? Ma, innanzitutto, come definire tale concetto? In alcune correnti dell’etica e della filosofia politica l’idea greca della «felicità» è stata riproposta nei termini di «vita fiorente» (Flourishing Life) o di pieno compimento (Fulfillement) delle proprie capacità. Il punto di partenza è senz’altro l’insegnamento di Aristotele sviluppato, in particolare, nell’Etica Nicomachea….”

Un orizzonte popolato dai nostri progetti di vita, dalle nostre utopie, ma anche dalle nostre anticipazioni della felicità: molte sono le figure che caratterizzano l’ideale di una «fioritura», di un’esistenza realizzata in tutte le capacità che un essere umano considera degne di attuazione. L’idea di una «buona vita», di antica ascendenza aristotelica, ma oggi riproposto dall’approccio delle capacità in una prospettiva liberale, ci aiuta a comprendere ciò che ci accomuna tutti ma, insieme, ci fa prendere coscienza del carattere irriducibilmente personale delle scelte che ognuno è chiamato a compiere. Se la categoria di capacità appartiene, per la sua apertura universalistica, a ogni cultura e rinvia, in senso forte, a un’identità di specie, è in grado di salvaguardare nel contempo il valore delle differenze — linguistiche, religiose, culturali, giuridiche —in un mondo globalizzato.
«Prendere sul serio le differenze» — a partire da quelle di genere — consente di aprire nuovi percorsi nella bioetica, di ripensare il rapporto tra i «diritti» e la «cura», di guardare al nostro prossimo oltre la prossimità spaziale, temporale e di specie. L’estensione delle richieste della giustizia al di là delle frontiere geografiche, delle barriere tra le generazioni e verso gli animali non umani asseconda una spinta etica intrinseca allo stesso umanesimo e configura il nuovo scenario aperto all’esercizio della nostra ragion pratica.

Luisella Battaglia, professore ordinario di Bioetica e Filosofia Morale, insegna selle facoltà di Scienze della formazione dell’Università degli Studi di Genova e dell’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli. Ha fondato, a Genova, l’Istituto Italiano di Bioetica di cui è direttore scientifico. Dal 1999 è membro del Comitato Nazionale per la Bioetica. Tra i suoi scritti: Sociologia e morale in Eugène Dupréel, Milano 1977; Appunti per una sociologia della morale, Milano 1981; Il dilemma della modernità, Napoli 1994; Etica e diritti degli animali, Roma-Bari 1997; Dimensioni della bioetica. La filosofia morale dinanzi alle sfide delle scienze della vita, Genova 1999; Alle origini dell’etica ambientale. Uomo, natura, animali in Voltaire, Michelet, Thoreau, Gandhi, Bari 2002.

Luisella Battaglia,BIOETICA SENZA DOGMI,Rubbettino Editore,2009.

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  1. Rosa
    24 febbraio 2010 alle 15:01

    Sono molto favorevole alla visione laica della bioetica che contrapponendosi a quella di matrice cattolica, mette al centro della sua attenzione l’uomo, le sue utopie, le aspirazioni e le prospettive, in dipendenza dalla cultura che le genera.
    Per citare il “manifesto” di bioetica laica, potremo sintetizzare così: “il problema per il laico non è quello di imporre una visione ‘superiore’, ma di garantire che gli individui possano decidere per proprio conto, ponderando i valori talvolta tra loro confliggenti che quelle scelte coinvolgono, evitando di mettere a repentaglio le loro credenze e i loro valori”.
    La ricerca della felicità è un’aspetto fondamentale della vita dell’uomo e della sua realizzazione. Ritengo che sia il fine ultimo della sua esistenza e che vada ricercata tentando di abbattere ogni “oscurità fondamentale” della vita, fosse anche la paura del trascendente.

  2. 24 febbraio 2010 alle 20:52

    Cara Rosa,
    la distinzione tra bioetica laica e religiosa o cattolica è di comodo, ma non è di essenza. Cioè è una distinzione che non chiarisce cos’è la bioetica in se stessa e di cosa si occupi. Descrive una certa situazione del dibattito in una certa arena culturale (quella italiana; all’estero questa distinzione bioetica laica/cattolica non esiste) ma in maniera troppo approssimativa. Essa dice solo che una certa bioetica, che all’estero è detta della “sacralità della vita” (più propriamente: a sfondo deontologico) è sostenuta per lo più da cattolici, mentre quella cosiddetta della “qualità della vita” (a sfondo utilitarista o consequenzialista) da laici. Eppure vi sono laici che sostengono il principio di sacralità della vita e cattolici che sostengono quello di qualità. Così come sempre più numerosi, dall’una e dall’altra parte contestano (come Luisella Battaglia, in questo libro) questo schema così rigido.
    Inoltre questa distinzione è servita a demarcare esageratamente identità ideologiche contrapposte, venendo meno a quella che è da sempre la vocazione della bioetica: gettare ponti tra le culture e tra discipline scientifiche e umanistiche, per rispondere alle sfide lanciate alla ragion pratica dall’estensione planetaria dell’operatività tecnologica umana.

  3. giulia.
    20 marzo 2010 alle 23:13

    Bene Giampiero
    Vedo che Ha Nuovamente
    Sensibilizzato
    Il Suo Punto
    Di Vista
    Cordialmente
    Giulia

    • 21 marzo 2010 alle 17:26

      “Sensibilizzato”?
      “Nuovamente”?

      • giulia
        21 marzo 2010 alle 21:50

        @Gp3Re
        Scusi Giampiero
        Era Una Fesseria
        Non una Pedanteria
        Passerà

      • maria stella
        21 marzo 2010 alle 21:53

        Giulia?

        Puzza Puzza, Puzza Via

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