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Il segno della vita nuova


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COMMENTO AL VANGELO DOMENICALE

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Anno C, Tempo ordinario, II domenica
Is 62,1-15; Sal 95; 1Cor 12,4-11; Gv 2,1-1
Annunciate a tutti i popoli le meraviglie del Signore

Gv 2,1 Tre giorni dopo, ci fu uno sposalizio a Cana di Galilea e c’era la madre di Gesù. 2 Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli. 3 Nel frattempo, venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: «Non hanno più vino». 4 E Gesù rispose: «Che ho da fare con te, o donna? Non è ancora giunta la mia ora». 5 La madre dice ai servi: «Fate quello che vi dirà».
6 Vi erano là sei giare di pietra per la purificazione dei Giudei, contenenti ciascuna due o tre barili. 7 E Gesù disse loro: «Riempite d’acqua le giare»; e le riempirono fino all’orlo. 8 Disse loro di nuovo: «Ora attingete e portatene al maestro di tavola». Ed essi gliene portarono. 9 E come ebbe assaggiato l’acqua diventata vino, il maestro di tavola, che non sapeva di dove venisse (ma lo sapevano i servi che avevano attinto l’acqua), chiamò lo sposo 10 e gli disse: «Tutti servono da principio il vino buono e, quando sono un po’ brilli, quello meno buono; tu invece hai conservato fino ad ora il vino buono». 11 Così Gesù diede inizio ai suoi miracoli in Cana di Galilea, manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui.


L’uso liturgico di una pagina evangelica è un prezioso indizio ermeneutico. Una lettura collettiva entra per così dire nel testo per divenire contesto, chiedendo di essere interpretata coerentemente col proprio racconto fondante. Narratore e narrazione diventano così un tutt’uno. Il fatto che il lezionario domenicale inserisca Gv 2,1-11 tra due narrazioni lucane, quella del battesimo di Gesù (ascoltato dalle Chiese la scorsa domenica) e quella del vero e proprio inizio del suo ministero pubblico in Galilea (che udremo domenica prossima) ipotizza suggestioni interpretative e dispone in parallelo i rispettivi racconti di Luca e Giovanni destinandoli ad una vicendevole decifrazione.
Se secondo le parole del Battista l’acqua diventa “fuoco” e “spirito” nell’opera del vero Messia, l’acqua diventa “vino” secondo l’evangelista che documenta con la sua testimonianza oculare il primo «segno» compiuto dal Cristo. Allo stesso modo, è alla madre di Gesù, che viene affidato il ruolo, che in Luca fu di Giovanni di Zaccaria, di dire agli israeliti cosa devono fare per rispondere alla nuova ora salvifica, ormai imminente.
Le precedenti considerazioni ci allontanano dalla lettura degli aspetti privati e psicologici del racconto, resi popolari dall’omiletica recente, al centro dei quali sta indubbiamente la figura della “madre”, per mettere in rilievo, invece, l’interpretazione ecclesiologica del brano, il cui fulcro è la “donna” .
Nel quarto Vangelo il vocativo gynai, “donna”, compare solo sei volte, di cui ben cinque in bocca a Gesù, in altrettanti episodi chiave. Oltre che alla madre, Gesù si rivolge in questo modo solo ad altri tre diversi personaggi: la samaritana, l’adultera perdonata e Maria di Magdala.
L’uso particolarmente attento del termine nel Vangelo di Giovanni è dovuto alla sua speciale pregnanza teologica. I personaggi che Gesù chiama con questo appellativo: gynai, sono di volta in volta investiti di ruoli carichi di ambivalenze simboliche: nella Samaritana al Pozzo di Giacobbe la donna rappresenta l’umanità traviata e idolatra; dannata a morte e liberata nell’adultera del “chi non ha peccato…”; icona del discepolato e al tempo stesso della maternità della Chiesa, sotto la croce; espressione del popolo messo di fronte al segno del sepolcro vuoto e angelo della Resurrezione, la mattina di Pasqua.
In Cana, il richiamo “donna” potrebbe mutuare dalla frase che lo contiene («che c’è tra me e te?») la sua funzione fàtica. Esso servirebbe a controllare l’adeguatezza del canale del messaggio verbale e dunque a richiamare l’attenzione dell’interlocutrice sulla relazione tra i comunicanti. Contrassegna l’esatto momento in cui si rovescia il rapporto di dipendenza tra Gesù e l’antica legge o l’antico popolo che gli hanno dato storicamente e culturalmente i natali. Quest’ascendenza, da “madre”, gli diviene ora “sposa”, dunque cooperatrice e compagna, ma anche, secondo la mentalità dell’epoca cui questa simbologia si appoggia, a lui affidata.
L’allusione all’«ora», contenuta nella stessa frase, e la cifra eucaristica (acqua-vino/vino-sangue) che pervade tutta la scena stabiliscono un preciso nesso narrativo tra questa e la crocifissione. Maria, anche lì presente e di nuovo chiamata “donna” dal figlio morente sulla croce, torna ad essere “madre”. Le due scene includono l’intero ministero pubblico di Gesù entro una vasta architettura simbolica elaborata in chiave sponsale. Le “nozze” mistiche del Golgota sono la consumazione delle nozze di Cana. La madre-sposa, diviene sul Golgota la “donna” madre-dei-viventi, simbolo della nuova legge e del nuovo popolo, della nuova creazione.
Gli altri elementi simbolici e narrativi che ruotano attorno a questo fulcro delineano la qualità di «segno» del gesto di Gesù. L’acqua destinata alla purificazione e la sua metamorfosi fisica e funzionale, il banchetto e, ancora, l’accenno alla “gnosi” dei servi circa la vera origine del vino miracoloso e all’esordio dei discepoli nella fede messianica dicono concordemente che siamo davanti a una metafora iniziatica, battesimale, della salvezza come nuova nascita.
Il brano dunque va letto alla luce della consapevolezza escatologica e pentecostale della chiesa. Non è certo l’acqua che possa da sé cambirsi in vino. Il cambiamento c’è semmai nel modo d’essere di Dio in relazione al popolo. Nella metafora della donna, resa madre feconda solo nell’incontroˇ con lo sposo promesso, v’è un cambio nella dimensione qualitativa del tempo salvifico che risponde all’esaurirsi di un’esperienza o una funzione storica con una loro trasformazione essenziale, il simbolo di un’evoluzione che tuttavia deve il principio del proprio dinamismo ad un intervento trascendente.

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  1. 25 gennaio 2010 alle 0:30

    Ciao Giampi con questa pagina del vangelo si è dato inizio al seminario di vita nuova domenica scorsa, è stato bello leggere anche questo tuo commento ed approfondirlo. Abbiamo nel cuore e accanto la donna la madre e la sposa che ci ha apre la strada all’incontro con Cristo, lei rappresenterà il popolo d’Israele nel suo atteggiamento di apertura e disponibilità alla Parola di Dio “tutto quello che il Signore a detto noi lo faremo”. Avrà un compito preciso nell’opera di salvezza del Figlio, come nel deserto all’atto di fede del suo popolo seguì il dono della legge, con Mosè mediatore, così si compirà un passaggio di fede, una vita nuova tramite Maria , il tutto solo per volere di Dio.
    Ad avere un pò più di tempo,questo tuo commento offre tante di quelle riflessioni ed approfondimenti che non basterebbe un intero seminario, io mi ritengo fortunata , con il sacerdote abbiamo parlato dell’allusione all’ora, del nesso tra vino e sangue ed è stato toccante , tu mi hai fatto capire bene il ruolo di Maria , il cambio qualitativo del tempo di salvezza e che solo l’intervento di Dio può portare a trasformazione e vita nuova. Grazie carissimo spero di aver capito bene.

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