Il figlio del comandamento


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COMMENTO AL VANGELO DOMENICALE

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Anno C, Natale, I domenica (S. Famiglia)
1Sam 1,20ss.24-28; Sal 83; 1Gv 3,1s.21; Lc 2,41-52
Beato chi abita nella tua casa, Signore

Luca 2,41 I suoi genitori si recavano tutti gli anni a Gerusalemme per la festa di Pasqua. 42 Quando egli ebbe dodici anni, vi salirono di nuovo secondo l’usanza; 43 ma trascorsi i giorni della festa, mentre riprendevano la via del ritorno, il fanciullo Gesù rimase a Gerusalemme, senza che i genitori se ne accorgessero. 44 Credendolo nella carovana, fecero una giornata di viaggio, e poi si misero a cercarlo tra i parenti e i conoscenti; 45 non avendolo trovato, tornarono in cerca di lui a Gerusalemme. 46 Dopo tre giorni lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai dottori, mentre li ascoltava e li interrogava. 47 E tutti quelli che l’udivano erano pieni di stupore per la sua intelligenza e le sue risposte. 48 Al vederlo restarono stupiti e sua madre gli disse: «Figlio, perché ci hai fatto così? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo». 49 Ed egli rispose: «Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?». 50 Ma essi non compresero le sue parole.
51 Partì dunque con loro e tornò a Nazaret e stava loro sottomesso. Sua madre serbava tutte queste cose nel suo cuore. 52 E Gesù cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini.


Il vangelo di Luca non è solo ciò che nei sinottici maggiormente si avvicina al moderno concetto di ricostruzione storiografica, ma è anche un’indagine che oggi diremmo “antropologica”, per la partecipante simpatia con cui Luca si accosta al mondo culturale in cui il Cristo si è formato. Ma le annotazioni storiche e antropologiche non rimangono fini a se stesse, entrando a far parte a pieno titolo del disegno cristologico di Luca.
La pagina odierna narra di un nuovo attraversamento della Terra Promessa dalla Galilea alla Giudea da parte di Gesù, il terzo di cui Luca riferisce nel suo Vangelo dell’infanzia e l’ultimo, prima di quell’unico che, secondo l’evangelista, Cristo compirà da adulto nel corso del suo ministero pubblico.
Gesù si reca a Gerusalemme, con la famiglia, per celebrare la Pasqua e probabilmente anche il rito del Bar Mitsvah (בר מצווה , lett. “figlio del comandamento”, uno tenuto all’osservanza della norma), sottoponendosi all’esame di lettura dei testi sacri. Si tratta di un rito di passaggio sociale, che farà di Gesù un giudeo adulto. Egli si distacca in certo modo dalla famiglia naturale e prende il proprio posto nella comunità civile e religiosa, in particolare intraprende la strada dell’approfondimento degli studi scritturistici che faranno di lui un Rabbi.
Il centro del brano di oggi, lo scambio di battute tra la madre e il figlio di Lc 2,48s, nonostante la sua brevità, è teologicamente intensissimo e carico di sottintesi legati alla spiritualità del giudaismo. «Perché ci hai fatto questo…?» è un richiamo al quarto comandamento e dunque alla formazione familiare del ragazzo; rispondendo: «Perché mi cercavate…?» quest’ultimo enuncia il principio di teonomia, cui si richiama come ad una norma superiore: è giusto obbedire a Dio, prima che agli uomini (cfr. At 4,19), seguire la propria vocazione soprannaturale per la quale «l’uomo lascerà suo padre e sua madre» (Gn 2,24).

Gesù nasce in una famiglia di giudei di stretta osservanza, con forti legami di parentela con il ceto sacerdotale. È educato secondo i dettami della religione istituzionale del Tempio di Gerusalemme. La familiarità che, divenuto adulto, mostrerà con gli ambienti rabbinici di Gerusalemme, risale, secondo Luca, alla sua infanzia ed assai probabilmente alle sue ascendenze familiari, sia per parte di padre ma soprattutto per linea materna. Gesù è presentato da Luca come il frutto eccelso di una raffinata educazione religiosa, il capolavoro pedagogico di una millenaria sapienza biblica.
Queste notizie sulla formazione religiosa ma anche intellettuale del giovane Gesù sono per Luca come una lente cristologica attraverso cui leggere la valenza universalistica dei successivi scontri tra Gesù e la religione ufficiale di Israele. Nello smarrimento di Gesù e nel suo ritrovamento nel Santuario di Gerusalemme Luca offre anzitutto un esempio di deuterosi, cioè la tecnica della “narrazione prolettica”, che porta in sé l’anticipazione del senso di scene ed episodi successivi. Ad essere anticipato, in questi tre giorni trascorsi da Gesù adolescente nel Tempio, è il “suo” triduo pasquale a Gerusalemme, i tre giorni della sua morte e sepoltura (attraverso il riferimento simbolico dello smarrimento e della ricerca angosciosa dei suoi genitori) e della risurrezione (preconizzata nel ritrovamento).
Ma attraverso le parole rivolte da Gesù alla madre Luca lascia intendere che lo “smarrimento” è piuttosto dei genitori, che di Gesù stesso. Il padre e la madre di Gesù (i quali, nel gioco della prolessi narrativa, impersonano inconsapevolmente la religiosità ufficiale) pur avvertiti dalle numerose premonizioni della sua infanzia, sono disorientati di fronte alla precoce manifestazione messianica del loro ragazzo, che da discepolo si fa improvvisamente maestro e da figlio loro affidato si fa figlio del Padre e loro padre nella fede. In particolare è richiamata qui, attraverso una sorta di fuga prospettica, la scena del processo religioso a Gesù e del paradossale rovesciamento di ruoli che vi si verificherà, quando Gesù, di nuovo in mezzo ai dottori del Tempio, proclamerà la propria identità messianica di maestro e giudice universale di fronte a un popolo (rappresentato dall’assise suprema dei suoi giudici e maestri) indocile e reticente (cfr. Lc 2,46 e 22,68).

Ma per il momento nessuno è in grado neppure d’immaginare tutto questo, neppure la madre (che pure già si fa discepola del proprio figlio, «conservandone le parole nel cuore») neppure forse il suo futuro protagonista, quel giovane israelita di nome Gesù.
Le scritture sono come un personaggio nascosto di questo brano evangelico. Non è da trascurare il fatto che Gesù di Nazareth sia stato uno dei più grandi Maestri della legge e il più innovatore interprete delle Scritture di ogni tempo. E’ chiaro che, secondo quanto Luca mostra di credere, questa competenza viene conquistata entro processi di sviluppo (2,40.52) che vedremo ancora in divenire anche nella maturità del ministero pubblico Gesù di Nazareth, nel suo ultimo cammino dalla Galilea verso la Giudea e Gerusalemme. Ma, come abbiamo visto, a dodici anni Gesù si è già impadronito di un pilastro del suo futuro insegnamento e della sua futura comunità, il principio di teonomia, appunto, un principio che egli perciò non ha appreso dai contatti che solo molto più tardi potrebbe avere avuto col Battista o con la spiritualità del messianismo esseno. La risposta di Gesù alla madre può venire solo da una precocissima, assidua frequentazione delle Scritture.
Le «cose del Padre», di cui egli comprende di doversi occupare, non possono che essere quelle insegnate nella Torah e tramandate dalla sapienza d’Israele che egli legge e vive sentendosene il lettore ed il destinatario ideale. L’espressione finale: «Gesù cresceva in sapienza, età e grazia», è il corrispettivo del “farsi carne” del Logos, nel prologo giovanneo e sigilla il Vangelo lucano dell’infanzia facendone il luogo in cui si narra come il Figlio del Padre sia diventato Cristo, e ne abbia preso gradualmente coscienza attraverso gli esatti processi culturali e di apprendimento che condussero l’uomo Gesù a costruire la propria umanità.

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  1. Sebastian
    28 dicembre 2009 alle 16:11

    Interessante il “principio di teonomia”. Non lo conoscevo (figurati!).
    Evidentemente, penso che la sua sussistenza dipenda molto dal “sentire” Dio. Credo infatti che il sentire Dio sia il fondamento del principio stesso. Il non “sentirlo” infatti farebbe decadere il principio. Invece quello del giovane israelita sarà un crescendo.

  2. torietoreri
    29 dicembre 2009 alle 15:51

    Mi vergogno, dopo aver letto il tuo commento, ma ti invito lo stesso a leggere il mio ultimo post in merito al Vangelo in questione.
    Già mi paro dalla tua reazione…
    torietoreri
    http://www.torietoreri.splinder.com

    • Sebastian
      29 dicembre 2009 alle 19:25

      Scusa, questa non l’ho capita. Di cosa ti vergogni?

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