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Cristi tristi. Perché fallisce la nuova evangelizzazione

Nonostante l’impegno della Chiesa continua il processo di scristianizzazione della società europea. Anche in Italia, ancorché sia possibile constatare ad ogni occasione pubblica l’ostentata identità cristiana della generalità delle classi dirigenti, la stragrande maggioranza degli adulti iscritti all’anagrafe battesimale incarna nel privato una forma di cattolicesimo postcristiano che vive di una stentata identificazione con la dottrina magisteriale.
Di questi giorni è la sentenza della Corte europea dei diritti umani di Strasburgo che dà ragione al ricorso di una cittadina italiana che chiedeva la rimozione dei crocifissi dalle aule delle scuole pubbliche in Italia. Non ritengo affatto cruciale la querelle dell’esposizione del simbolo della religione di Stato nei luoghi pubblici e nelle scuole. Si pensi quale rilevanza potrebbe avere una sentenza futura che ordinasse di fare scomparire le molte croci che fanno bella mostra di sé negli stemmi di comunità territoriali e nelle bandiere di molte laicissime nazioni europee.
La croce in classe è un po’ lo stereotipo di “brava gente” che gl’italiani si sono autoconferiti, concretizzato nella tangibilità di un segno. E’ piuttosto un’espressione d’italianità che di fede. Come opportunamente è stato rilevato, esso è politicamente innocuo, moralmente indifferente. Il crocifisso (inteso come effigie) d’ordinanza nei luoghi pubblici come l’immagine del presidente della Repubblica, o, come al tempo della sua introduzione obbligatoria, del Re e del Duce, non è né fuoco né spada, perciò non ha nessun particolare valore per la fede cristiana. Il cristianesimo ha i suoi veri simboli (la formula di fede, i sacramenti, le Scritture; la Chiesa vivente, in primo luogo luogo) e potrà fare tranquillamente a meno, per la propria sopravvivenza, dell’esibizione di questa suppellettile.
Duole solo dover osservare tutto questo agitarsi di tonache, che si percepisce più intenso nel presente come nel caso dell’ora di religione a scuola, piuttosto che nei confronti, ad esempio, delle nuove politiche italiane dei flussi immigratori, che hanno provocato l’estate scorsa un numero neppure determinabile di perdite in vite umane nel Mediterraneo. Ad ogni modo, la questione potrebbe ritenersi archiviabile, una volta avvertiti quelli che con troppa faciloneria hanno parlato dell’ennesima aggressione alle radici cristiane dell’Europa (ed all’occorrenza volessero scendere in piazza per difendere la causa, letteralmente, di due legnetti in croce) che, trattandosi della difesa di uno stereotipo, si troveranno nell’imbarazzante compagnia della parte più retriva e razzista della società italiana. Tuttavia, nonostante la parvitas materiae della questione, la guerra dei crocifissi trova una sua ragione nella scelta culturalista compiuta dai vescovi italiani nell’era Ruini, quando si trattò di trovare la via italiana alla nuova evangelizzazione a suo tempo lanciata da Wojtyla, per cui val la pena di spendere qui qualche parola. La vicenda delle reazioni ufficiali del mondo ecclesistico all’ordine di spogliare le scuole dei loro crocifissi è infatti indicativa anche di una certa mentalità che condiziona l’evangelizzazione in Italia. Il nocciolo della problematica della nuova evangelizzazione, infatti, che è spesso indicato in una dissoluzione di radici o d’identità cristiana, può anche essere visto, in maniera diametralmente opposta, come un eccesso di inculturazione del cristianesimo che si spinge, qui da noi, fino alla rinuncia di quest’ultimo al proprio ruolo di riserva critica nei confronti di ogni pretesa di assolutezza mondana.

Con “eccesso d’inculturazione” del cristianesimo intendo l’esito di una strategia di evangelizzazione che procede dalla pretesa di radicare il cristianesimo partendo dalle élites di una società, di radicarlo, diciamo, per aria, anziché sulla terra, cioè a partire dalle persone comuni, com’è ovvio che sia e com’è, tra l’altro, prescritto nel Vangelo.
Di questo processo culturale esiste un modello in scala ridotta in quella che è probabilmente l’ultima società cristiana ancora esistente al mondo, in cui pubblico e privato, cattolicesimo e politica sono una cosa sola in un’identica visione del mondo: la società siciliana.
Parlo una lingua in cui per dire “una persona, un tale” si dice ancora “un cristiano”. Vivo in una città in cui praticamente in ogni angolo dei quartieri più antichi e culturalmente stratificati vi è un’immagine non del Crocifisso, ma dell’Addolorata e, più spesso, dell’Ecce Homo. Gli antropologi proveranno a spiegare il dato parlandovi della disillusione come cifra dell’uomo siciliano e dell’identificazione proiettiva del siciliano col Cristo umiliato e offeso. Più che di un siciliano disilluso, però, io parlerei di un siciliano risentito. Il siciliano (come tipo umano) si rispecchia ovviamente nel Cristo sottomesso, ma non per quella fiducia nel Padre che fa di lui un’icona del perdono, bensì in quanto viatico della propria rivalsa. “Noi siamo déi”, soleva dire il Gattopardo ai suoi ospiti stranieri, quando si trattava di spiegare la Sicilia, “abituati a spaccare il pelo in quattro, ma sempre per i nostri dominatori, mai per noi stessi”, sicuro che i forestieri non avrebbero potuto comunque capire…
Chi è l’Ecce Homo? Un Cristo senza croce, ferito ma non finito. Un dio onnipotente che non ha accettato del tutto la propria sconfitta e che giusto per questo ha perso la sua trascendenza e la sua grazia. Essendo ad un tempo dio, re, giudice e condannato, finisce col saturare ogni spazio e possibilità di redenzione. Così l’ecce homo siciliano è triste non per la sua scarsa identità ma al contrario perché è culturalmente troppo radicato nella propria disgrazia: flagellato per sempre, non risorgerà mai. Il cristo siciliano è tragico perché, come un Totò Merumeni, oppresso e oppressore di sé, è risentito contro se stesso.
Le attuali radici cattoliche della Sicilia, a differenza che nel resto d’Italia, specie di quella centro-settentrionale, non affondano nell’età apostolica, ma in un’epoca assai più recente. L’evangelizzazione cui risale l’identità cristiana dell’Isola non è mai stata “dal basso”; essa si è presentata all’uomo siciliano sin dalle sue origini in un blocco unico con una certa organizzazione della società e con l’ideologia del vincitore. Esattamente come per la via che si vorrebbe seguire per la cosiddetta nuova evangelizzazione in Italia, la cristianizzazione della cultura siciliana è avvenuta dall’alto, operando una scelta privilegiata per le classi dirigenti, servendosene e lasciandosi prendere al loro servizio. Ma poiché l’eccesso d’inculturazione del cristianesimo, che in questo modo si realizza, accade attraverso forme di massificazione e in sistematica assenza di una personale metànoia, esso ha tra i suoi effetti quello di naturalizzare come cristiani tratti culturali oggettivamente antievangelici.
Il vangelo non garantisce nessuna immunità o superiorità morale alle culture storicamente prodotte dai cristiani, come si vede, e come tristemente dimostra, tra l’altro, il profondo radicamento culturale del fenomeno mafioso in società anche di antica evangelizzazione, tradizionalmente permeate di cristianesimo, come in tutto il meridione italiano e particolarmente in Sicilia. Il senso ultimo del cristianesimo sta, evangelicamente, nell’essere sale e lievito, cioè nel suo carattere di minoranza essenziale, nella sua irriducibile diversità trascendente, nel suo essere un supplemento di anima delle società che esso inabita. Comunità più piccole e giovani, come quella valdese, ripropongono oggettivamente meglio della cattolica, almeno in Sicilia, la portata “politica” dell’ispirazione ecclesiale delle origini evangeliche e non è certo un caso che siano state e siano tuttora meno perplesse della comunità ecclesiale cattolica di fronte a certi mali endemici siciliani, come la mafia.
Questo sovraccarico culturalista del cattolicesimo e di totale saturazione degli spazi culturali è in definitiva la causa del drammatico rifiuto dell’identità cristiana dell’Europa secolarizzata, laddove la stessa eredità culturale del cristianesimo esprime il naturale disgusto della coscienza evangelica per ogni forma di potere dispotico.

Ci troviamo oggi in Italia in una nuova fase del confronto tra cattolici e laici caratterizzato dalla crisi del passaggio di autorità da Wojtyla a Ratzinger dopo un lunghissimo periodo di fine pontificato. Ma se stimi il tuo interlocutore tanto poco da ritenerlo deficiente d’umanità finirai inevitabilmente col parlare di sciocchezze. Meglio, allora, non dialogare affatto. L’astronomia nel diciassettesimo secolo era mischiata alla magia, alla mitologia ed alla superstizione; Newton era attratto dalle arti occulte, cosa di moda, del resto, nel secolo dei Lumi; la teoria darwiniana servì da base scientifica a teorie razziste ed eugenetiche e medici e biologi si avvalsero dell’ampia disponibilità di cavie umane per condurre stravaganti esperimenti nei lager nazisti. Tutto ciò, naturalmente, non depone nulla contro l’attendibilità scientifica della fisica, dell’astronomia, dell’evoluzionismo e della medicina; così come risulterebbe assai arduo impegnarsi nella dimostrazione che la S. Inquisizione e le crociate siano espressioni del cattolicesimo più autentiche, poniamo, del salvataggio della cultura classica, del pauperismo francescano, delle ridotte gesuitiche, di una Madonna rinascimentale o dell’invenzione degli ospedali. Se prescindiamo da polemiche, certamente epocali, e tuttavia contingenti dal punto di vista storico e culturale, non sarà difficile riconoscere che la concezione giudaico-cristiana della trascendenza del divino, attraverso quella, strettamente correlata, di immanenza e autonomia delle realtà mondane, ha messo in moto processi millenari: dalla concezione laica dello Stato al riconoscimento dei diritti dell’uomo fino alla nascita della scienza galileiana. Ma a che pro continuare su questi toni apologetici? Già l’omiletica patristica si riferiva alla Chiesa con l’eloquente ossimoro di Casta Meretrix. Non è maneggiando la storia come arma dialettica nelle controversie che se ne rispetta lo statuto epistemologico, non è più tempo di questiones disputatae. Se si vuole essere all’altezza della propria storia, le proprie radici vanno accettate anche con l’enormità dei loro errori. Un atteggiamento revisionista o negazionista oltre che intellettualmente disonesto sarebbe immorale tout court. Noi cattolici italiani, oggi, non siamo all’altezza della nostra storia.

Riflettendo sul fallimento della propria evangelizzazione nella città di Atene, Paolo di Tarso osserva che alla domanda di razionalità da parte dei laici, come del resto alla richiesta di dimostrazioni di autorevolezza avanzata dai credenti, l’apostolo non dispone di altre risposte che non siano la morte vergognosa e stupida di Dio. “Ekenosen” è il termine tecnico, che evoca il vuoto primordiale, tou wabou, da cui Dio trasse ogni cosa, usato da Paolo per dire l’indicibile: Dio si svuotò, si annullò, ha ridotto se stesso a niente, si è azzerato. Il movimento inverso alla creazione. La scelta sistematica di un opus tollendi, dunque, di seguire la via di un alleggerimento dei processi di inculturazione è un’ipotesi, come si vede, risalente.
Di recente così si è rivolto Eugenio Scalfari al Card. Martini:

«Lei carissimo cardinale Martini, ha un amplissimo mantello di compassione, di passione per gli altri. Col suo mantello ricopre anche me talvolta, come il miio può ricoprire anche lei […] E’ per questo che sia lei che io sentiamo nel cuore il messaggio che incita all’amore del preossimo. A lei lo invia il suo Dio e il Cristo che si è incarnato; a me lo manda Gesù, nato a Nazareth o non importa dove, uomo tra gli uomini, nel quale l’amore prevalse sul potere».

Nel dialogo tra cattolici e laici in Italia si tratta oggi di intendere in maniera nuova la proposta di metodo che Giovanni XXIII avanzava nella sua enciclica Pacem in Terris, e ripresa dal Concilio, di cercare ciò che accomuna gli esseri umani. Ma non si tratta ormai più di cercare questo qualcosa che accomuna tutti nell’astrattezza universale della natura umana e delle sue aspirazioni, ma nel concreto bagaglio politico di quella civiltà morale che riconosce in Gesù di Nazareth il proprio indiscusso capostipite.

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  1. Sebastian
    23 novembre 2009 alle 16:57

    Molto interessante a ben organizzato, Giampiero. Complimenti.
    l’ho appena letto velocemente, ma conto di approfondirne l’attenzione con più calma e riflessione.

    Intanto mi sono accorto che su LaStampa.it di oggi, è stato pubblicato un articolo che se non sbaglio, in qualche modo si aggancia con quanto tu hai scritto. Lo propongo.

    * STESSI SPAZI PER CHIESE E MOSCHEE. *

    * LA SVOLTA IN SPAGNA, IRA DEI CATTOLICI. *

    Il parlamento catalano approva un documento per la concessione delle licenze: scoppia la polemica

    Dopo la creazione del primo partito politico maomettano, la Spagna vede cadere un altro tabù: la supremazia della religione cristiana sulle altre confessioni. Il parlamento catalano ha infatti approvato il progetto di legge «sui centri di culto o di riunione con scopi religiosi». Il testo, senza precedenti nei paesi dell’Unione Europea, stabilisce nuove norme per la concessione di licenze municipali a nuovi centri di culto, senza fare alcuna distinzione tra la diverse confessioni religiose: si equipara formalmente una chiesa a una moschea.

    Gli ambienti cattolici non hanno digerito la decisione, tanto che l’arcivescovo di Barcellona, Luis Martinez Sistach, ha richiesto una legge ad hoc per la chiesa cattolica. Josep Carod-Rovira, vice presidente del governo catalano, ha però replicato che la nuova legge, redatta da 27 rappresentati di diverse confessioni religiose, «regolamenta finalmente l’enorme disparità di criteri con cui finora avvenivano le concessioni municipali». Il governo ha così voluto mettere fine al «vuoto legale che in passato ha provocato disparità di criteri per la concessione delle licenze».

    La creazione di nuovi centri religiosi o la conversione di locali esistenti in centri di culto saranno però subordinate alle norme di sicurezza, di salute e di inquinamento acustico previste dal governo catalano. Nessun rischio, quindi, di sentir tuonare un muezzin all’alba. Ma in molti hanno storto il naso ugualmente, paventando la nascita di cellule terroristiche o la scomparsa dei valori cristiani. Il dibattito è aperto: il testo dovrà ora essere convertito in legge. L’unica certezza è che la Spagna, già sede della più grande moschea europea, si prepara a essere il paese più “islamizzato” del Vecchio Continente.

    Da LaStampa.it del 23.11.2009

    • 23 novembre 2009 alle 18:08

      Ti ringrazio per l’apprezzamento.
      Vedo che scattano certi automatismi, come se non conoscessimo altre forme di presenza del vangelo se non quelle tradizionali che implichino l’occupazione fisica di territori o lo sfruttamento di posizioni di vantaggio.
      Ma non era iniziato tutto con dodici pescatori nullatenenti?

      • Sebastian
        23 novembre 2009 alle 19:43

        Uè, calma, calma giovanotto, e non metterti troppi grilli per la testa!

        Va bèh, va! eh eh eh! 🙂

  2. 24 novembre 2009 alle 14:56

    A PROPOSITO DEL CROCIFISSO
    di Roberto Lopes

    Vi ricordate di Pietro Aglieri ? Il personaggio in questione s’era costruito una cappella personale con tanto di crocifisso a protezione della casa privata, forse per ricordare la placida atmosfera degli anni trascorsi nel seminario da imberbe adolescente. Ebbene, non solo la sua casa, ma quasi tutti i portafogli degli appartenenti alle varie famiglie mafiose contengono una miriade di immagini sacre e longevi santini, fra cui spiccano i vari crocefissi, le effigie della Annunziata, della miracolosa Santa Rosalia, della solitaria Madonna di Tagliavia con i suoi panciuti monaci , nonché del patriarca San Giuseppe, e sicuramente oggi vi trova posto anche l’onnipresente volto di san Pio da Pietralcina. Di alcuni poi vi sono addirittura doppioni, quasi varianti di una stessa melodia.
    E che dire di tutti quei pesanti crocifissi d’oro ostentati su zerbini villosi della regione pettorale, che fanno bella mostra di sé su personaggi molto appariscenti e “ntisi”, ma poco inclini a quella meditazione che “lo scandalo” della croce dovrebbe provocare? Ed in rapporto a questi tradimenti, allora cosa pensare del crocifisso in un periodo in cui si discetta se attribuire ” visibilità” ad esso, un simbolo che ci interpella nel tabernacolo più intimo della nostra coscienza , perché è proprio là che alberga la voce di un Dio che si fa uomo ” solo per me”, nel senso che aspetta una adesione personale che impegna tutto il mio essere.
    Nel suo lavoro Avventura di un povero cristiano, Ignazio Silone mette in bocca al personaggio di Celestino V parole semplici ma chiare sul significato e l’uso della benedizione richiesta insistentemente dall’aiutante del re nell’imminenza di partire per una guerra:
    ” Il segno della benedizione cristiana è quello della Croce. Voi sapete, vero, che cos’è la Croce. E le parole della benedizione sono. In nome del Padre , del Figlio e dello Spirito Santo. Se ho ben inteso, voi mi avete suggerito di dare la benedizione ai soldati in procinto di partire per la guerra , pensando ad altro. Avete voluto scherzare? Sarebbe un orribile sacrilegio. Col segno della Croce e i nomi della Trinità, si può benedire il pane, la minestra , l’olio, l’acqua, il vino, se volete anche gli strumenti da lavoro, l’aratro, la zappa del contadino, la pialla del falegname, e così di seguito; ma non le armi. Se avete un assoluto bisogno di un rito propiziatorio, cercatevi qualcuno che lo faccia in nome di Satana. E’ stato lui a inventarle le armi”.
    Ma quante guerre, talvolta definite sante, sono state e sono combattute sotto il segno della croce.
    Negli anni settanta circolava un manifesto che raffigurava Gesù Cristo che, dopo aver dato un cazzotto a Fanfani, si ripigliava la croce dal simbolo scudocrociato della defunta Democrazia Cristiana. E qui sta un’altra questione sollevata: il crocifisso come strumento di identificazione culturale: Una tale affermazione nasconde una sottile quanto pericolosa strumentalizzazione. Non si può pensare di utilizzare la fede mossi dal bisogno di riappropriarsi delle radici storiche e culturali: questa esigenza nasce dal fatto di avere storicizzato e quindi sclerotizzato il messaggio evangelico che esige, è vero, una incarnazione ma che sempre si sottrae ad ogni compiuta realizzazione ed alla pretesa di un definitivo possesso della verità storica e metastorica. Non si può più ragionare in termini di societas crhistiana : oggi viviamo in un mondo pluralista, multietnico e multireligioso . Usare il crocifisso come simbolo identitario di una determinata cultura significa fare uno sconto alla complessità che caratterizza il nostro mondo : sarebbe come peccare di faciloneria e di semplicismo. Pertanto la croce di cui dovremmo caricarci, gloriarci e che dovremmo esibire non può che albergare dentro di noi ; e se dobbiamo essere vangeli viventi, come ci ricorda il Magistero della Chiesa, allora dovremmo diventare noi stessi “crocefissi viventi”, nel senso di incarnare nella vita il messaggio del Cristo sofferente, crocifisso, morto e soprattutto risorto dopo il terzo dì. E sicuramente la chiave interpretativa del cristiano e di tutta la querelle sta proprio nella resurrezione, evento fondante di tutta la vita del cristiano e non nella elefantiasi staurologica. Stranamente chi non si è scaldato tanto nella recente polemica in relazione al pronunciamento dell’organo europeo sulla presenza del crocifisso nelle classi scolastiche italiane ,è stato proprio chi vive quotidianamente e profondamente la realtà della fede; al contrario, molti laici si sono dimostrati più clericali e bigotti di alcuni cattolici praticanti. E non mi riferisco solo a persone comuni ma anche a molti intellettuali.
    Roberto Lopes,
    insegnante di filosofia e storia presso il liceo classico “Vittorio Emanuele II” di Palermo.

  3. Sebastian
    25 novembre 2009 alle 9:57

    LA PRESIDE NON ESPONE IL CROCIFISSO. iL SINDACO E’ PRONTO A MULTARLA

    di Salvo Intravaia
    da Repubblica.it ed. Palermo del 25.11.2009

    Palermo – Cinquecento euro di multa perché manca il crocifisso nel suo ufficio. E´ quello che rischia la preside dell´istituto comprensivo Reina di Chiusa Sclafani, dopo il blitz della polizia municipale di ieri mattina. Tutto inizia venerdì scorso, quando il sindaco del paese Francesco Di Giorgio (Pdl) fa notificare alla preside dell´istituto, Francesca Accardo, un insolito provvedimento in netta contrapposizione con la recente sentenza della Corte suprema di Strasburgo.

    Il sindaco ordina di «mantenere il crocifisso nelle aule scolastiche e negli uffici pubblici del comune di Chiusa Sclafani, come espressione dei fondamentali valori civili e culturali dello Stato italiano». «Il personale della polizia municipale – continua l´ordinanza – controllerà entro 15 giorni l´osservanza dell´ordinanza» e «ai trasgressori sarà applicata la sanzione di 500 euro».

    Ieri mattina, parecchi giorni prima dei 15 ipotizzati nel provvedimento, al portone della scuola si presentano due vigili urbani. «Avrei anche potuto non farli entrare – dichiara la preside – ma come rappresentante delle istituzioni ho pensato che non fosse corretto». I due hanno fatto un rapido sopralluogo in tutte le classi e negli uffici amministrativi trovando il crocifisso al proprio posto.

    «Ma quando sono entrati nella mia stanza mi hanno fatto notare che il crocifisso mancava», spiega la Accardo, che non riesce a darsi pace per «l´assurda ordinanza» e la celerità della visita. «Non riesco a spiegarmi – continua – i motivi del provvedimento e penso che adesso possano anche farmi la multa: nessuno ha toccato i crocifissi nelle aule e nelle altre stanze e, francamente, non mi ero neppure accorta che nel mio ufficio mancava».

    Il capo d´istituto è letteralmente furibonda mentre racconta una storia che ha del surreale. «Penso di vivere in un paese democratico, non in una dittatura: vorrei continuare a lavorare serenamente come ho fatto in questi anni», conclude. E non intende darsi per vinta. Denuncerà l´accaduto al ministro dell´Istruzione Mariastella Gelmini e al direttore dell´Ufficio scolastico regionale, Guido Di Stefano, sperando che prendano le sue difese. Intanto, si sta consultando con un legale.

    L´istituto del piccolo paese in provincia di Palermo ospita 284 alunni di scuola dell´infanzia, primaria e secondaria di primo grado, trovandosi a fare i conti giornalmente con un bilancio sempre più magro. Anche perché dal Comune non arrivano i fondi che tutti gli enti locali dovrebbero erogare alle scuole: da due anni, il Comune non provvede ad erogare i fondi per il funzionamento e la manutenzione.

    P.S.

    Considerazione personale (di Sebastian):

    Spero non si rendano conto del disordine e della confusione che stanno consumando.

  4. mpvabruzzo
    27 novembre 2009 alle 12:51

    In linea con i principi di difesa della vita umana dal concepimento alla morte naturale, è un piacere segnalare la prossima edizione del Life Happening del Movimento per la Vita Italiano. L’Happenig è un evento che richiama ogni anno tanti giovani da tutta Italia che si danno appuntamento per una serie di incontri dedicati alla difesa della vita umana. L’happening è intitolato a on. Vittoria Quarenghi.

    Cercheremo insieme nuove strategie per comunicare il diritto alla vita con i media tradizionali e scopriremo le sfide della comunicazione sociale con le nuove tecnologie. Percorreremo un itinerario di ricerca per scrivere il vocabolario delle “parole di vita” del terzo millennio. Una tre giorni ricca di incontri, testimonianze ed esperienze, con i protagonisti del dibattito sulla bioetica in Italia, in un itinerario dalla carta stampata al web, dalla televisione al cinema… e una serata unica, piena di sorprese, dedicata all’emergenza terremoto.

    Saremo ospiti di Caramanico Terme, in Abruzzo. Una scelta desiderata e voluta, di vicinanza e solidarietà alle popolazioni colpite dal recente sisma. Per informazioni potete visitare il sito http://www.vitabruzzo.wordpress.com

    Sicuri del tuo aiuto nella diffusione di questa iniziativa ti ringraziamo e salutiamo con stima e affetto.

  5. torietoreri
    27 novembre 2009 alle 23:21

    Ricordo a tutti che domani è la “Giornata della Bellezza”. Leggi i miei due ultimi post, e aderisci!
    torietoreri

    http://www.torietoreri.splinder.com

    • Sebastian
      28 novembre 2009 alle 7:21

      Quasi quasi se trovo una foto pertinente te la impupo. Gli dò una consatina quanto basta e te la posto. Ma si vince qualcosa?

  6. 28 novembre 2009 alle 10:56

    Sua Eminenza non dice la parolacce

    Invitato da un giornalista a rilasciare un giudizio sull’On. Fini, che parlando a degli studenti in una scuola media aveva apostrofato con l’epiteto “stronzo” chi attua comportamenti e discorsi ostili nei confronti degli immigrati extracomunitari, il Cardinale Bertone avrebbe dichiarato: “Io non uso il turpiloquio”.
    La battuta pungente rimane ambigua, per cui non è dato sapere se la disapprovazione del prelato riguardasse la forma o anche il contenuto delle parole del Presidente della Camera. Ognuno è diplomaticamente autorizzato a interpretare come preferisce; di certo c’è solo che il Segretario di Stato Vaticano non ama la coprolalia e l’eleganza con cui è riuscito a levarsi d’impaccio senza scontentare nessuno.
    Al proposito pare che Bertone sia stato protagonista, nei giorni scorsi, di un singolare episodio. Invitato ad un pranzo di gala, l’ecclesiastico si è accidentalmente rovesciato addosso la pietanza, sporcandosi orribilmente la porpora di sugo di pomodoro.
    “C’è qualche laico disposto ad esprimere tutto il mio disappunto?” pare abbia detto il cardinale, guardandosi intorno.

  7. Veritas
    28 novembre 2009 alle 16:30

    Egregio Dott. Tre Re,complimenti per il pungente articolo.Da qui a qualche giorno farò a questo sito e ai suoi tanti visitatori una bella “rivelazione” che aiuterà a capire,lo spero,il fallimento della evangelizzazione nella società di oggi.
    La saluto cordialmente

    • 30 novembre 2009 alle 19:58

      La Svizzera sostituisce la croce al centro della sua bandiera con una mezzaluna bianca.
      La Consulta europea per i diritti dell’uomo: lo impediremo, la bandiera svizzera somiglierebbe troppo a quella della Turchia.

      Gentile Veritas,
      bentornato. In passato i suoi contributi hanno innescato discussioni vivaci, ma sempre garbate.
      Rimango in attesa di queste sue rivelazioni.
      Nel frattempo le giro questa notizia di oggi (che, naturalmente, è falsa).
      In compenso, però, la Lega vuole (ri)mettere la croce nel Tricolore, come al tempo dell’Impero (notizia vera).
      Lo dicevo: bisogna sapersi scegliere le compagnie.

  8. 1 dicembre 2009 alle 19:02

    Da un po’ di giorni circola su facebook un gruppo di discussione intitolato “Parla con… quel simpaticone di Gesù”.
    http://www.facebook.com/#/group.php?v=wall&ref=share&gid=344398965117
    Naturalmente non c’è da scandalizzarsi: ogni tragedia ha la sua faccia farsesca.
    Nel film “Dogma” di Kevin Smith (1999), che il gruppo ha eletto a proprio cult, il meccanismo comico esplode proprio nel sovraccarico di inculturazione che finisce col fagocitare ogni distanza col trascendente. In particolare è l’evangelizzazione, in quanto comunicazione della salvezza a venire banalizzata, a cominciare dal linguaggio religioso che perde la sua specificità, e si normalizza mimetizzandosi con una gergalità commerciale.

    Cattolicesimo wow.

  9. 1 dicembre 2009 alle 19:43

    Più che un articolo un saggio, più che un saggio un malloppo :D!
    Naturalmente scherzo: è una sintesi del tuo pensiero.
    Una domanda:
    Secondo Scalfari l’unica discriminante tra l’amore scelto dal religioso e dal laico risiede nell’eteronomia divina o nell’imitazione di un uomo che per amore sfida il potere ( a voler interpretare le parole, altrimenti dovremmo suppore un’eteronomia dettata dalla cultura cristiana cui si inchina anche Scalfari). Ma è davvero così? Davvero Scalfari concepisce l’amore come l’autoannientamento della croce? magari silenziosa, magari cruda, magari obrobriosa? Leggevo Ceccherini (stragista BR): il prezzo della verità, nel suo libro tratteggiava l’ “imitazione di Cristo” del suo personaggio che si rendeva conto che nell’umiliazione del carcere, del manicomio, dei giorni passati ingiustamente, senza motivo apparente se non la difesa dell’amore per la sua compagna, della sua dignità perdeva ogni riferimento per finire nella disperazione. Certo sarebbe andato a testa alta al patibolo, anzi li su quella stessa croce del Cristo in un putiferio di schiaffi e risa, ma con i suoi “ammiratori” al sicuro lontani, nello spazio e nel tempo. Ma in quel buio, in quel silenzio, nulla restava. No il suo misticismo finiva li.
    L’Amore ha al suo interno il concetto di autoannientamento, il suo annichilirsi per fare spazio all’altro, per questo è realmente fattibile solo all’interno della comunità d’amore.
    Il comandamento divino di Cristo è relazionale e non masochistico: amatevi gli uni gli altri. Ma non per questo è chiuso nell’ambito della comunità umano-divina (Chiesa) ma si apre al mondo, e si fa prossimo dello sconosciuto (parabola del buon samaritano) e accetta da questi presupposti (della comunità, e quindi di una comunione spirituale e tangibile; e non spiritualisticamente evanescente) l’autoannientamento nell’obbedienza filiale al Padre. Perché il Padre ci chiede questo: l’amore autoannientante per Lui e per coloro che Lui ama: tutte le sue creature, per tutti i Suoi Figli. Un’autoannientamento che passa la maggior parte delle volte nel silenzio e nella derisione, nell’incomprensione e nella solitudine. In teoria ci dovrebbe essere quella comunità a sostenerti… ma se anche quella comunità non si facesse tangibile, in Cristo: nell’esperienza spirituale che ogni vero cristiano ha già sperimentato personalmente nella sua ricerca, e nello Spirito ha ogni consolazione del Padre, che lo rassicura che la sua vera ricchezza non la perderà mai: la Vita in comunione con Lui.
    Pertanto il cuore dei laici come Scalfari, come anche quello di tanti cristiani di facciata, si potrà anche muovere a pietà per il poverello sotto casa e gli darà parte del suo superfluo, e fors’anche arriverà a bere la cicuta dando spettacolo della sua grandezza, dando un senso alla sua vita, ai suoi occhi e a quello dei posteri; ma sarà capace di sacrificarsi solo per Amore di uno o più sconosciuti, nel silenzio, nell’indifferenza, e magari nel disprezzo di questi stessi?
    Già, ma giustamente Scalfari potrebbe controbattere: e quanti di voi credenti ne sareste capaci?

    • 1 dicembre 2009 alle 21:34

      Ecco, appunto: quanti di noi? Ma chi è compreso in questo noi? Ma non è neppure questo il nocciolo della questione.
      Un dialogo interculturale che poggi su temi astratti (la comune natura razionale, il comune riferimento a un Dio creatore e alla discendenza abramica) è destinato a fallire. Ha già fallito. La comune discendenza abramica nasce in realtà da un ripudio, in fondo da un’ingiustizia: i maggiori conflitti sono tra fratelli, a maggior ragione nei miti di fondazione di civiltà. Ismaele, che potrebbe vantare una primogenitura naturale, è cacciato dall’arrivo di Isacco, secondogenito di Abramo, ma erede delle promesse per diritto positivo, perché figlio della legittima moglie; per ragioni culturali, in fondo.
      La creazione? La natura non è più tale da quando la cultura non vi vede il mondo dei significati, ma soltanto il mondo dei fatti. Infine lo stesso appello alla “comune natura razionale” non ha più senso laddove la natura è un prodotto culturalmente determinato.
      La nuova evangelizzazione fallisce come hanno fallito tutte le precedenti, perché ha alla base una scelta culturale, non Gesù di Nazareth crocifisso, cioè UN FATTO, una storia, una narrazione fondante in cui TUTTI riconoscersi semplicemente se stessi.
      Altra cosa è dire, come io dico qui, che l’occidente ha l’evento cristologico nel suo DNA culturale. Ciò esattamente nel senso che dopo questa croce, Dio non ha più scampo. Dio è morto, sia che Gesù ne sia creduto il Figlio, sia che non lo si creda tale; la storia di Dio è finita. Le lotte nel suo nome, crociate, sacrifici e vittime, inquisizioni, guerre di religione sono intimamente e radicalmente destituite di significato. Bisogna avere la santa follia di prendere la morte di Dio come punto di partenza di ogni dialogo intereligioso e interculturale. Nessuno deve più inchinarsi a nessun altro. Non per volere divino. Mai più.

  10. Sebastian
    5 dicembre 2009 alle 8:59

    Questa è troppo toca!

    _ Dai risultati elaborati dal Sert e dalla cooperativa Elios _

    Montevago, AL RADUNO RELIGIOSO 2008 CONSUMATO PIU’ ALCOOL CHE A CARNEVALE

    Al raduno religioso “Giovani in festa”, che si è svolto a Montevago il primo maggio scorso, tra i partecipanti è stato riscontrato un tasso alcolemico superiore a quello registrato in occasione del carnevale di Sciacca del 2008 (1,7 contro 1,6). E’ quanto si evince dai risultati elaborati dal Sert e dalla cooperativa sociale Elios al termine dell’attività dell’Unità di strada, camper itinerante, che ha chiesto a diversi giovani, in occasione di varie manifestazioni, di sottoporsi al controllo dell’etilometro per la sicurezza nella guida. A giudizio dello psichiatra Michele Ferdico, direttore del Sert di Sciacca (Asl 1), “non susciti sorpresa il fatto che i fedeli che hanno partecipato all’iniziativa di Montevago abbiano abusato di bevande alcoliche, perché i giovani da tempo e ovunque tendono ad autogestire i propri comportamenti al di là del possibile significato morale”. Il progetto Unità di strada si è concluso per mancanza di fondi, ma il direttore del Sert invita i comuni a sostenere iniziative come queste, “perché solo così – dice lo psichiatra – si comprendono meglio i malesseri che provengono dal mondo giovanile e a individuare misure per fronteggiarli”.

    da, “www.AteneOnline-aol.it” del 13/02/2009

  11. 5 dicembre 2009 alle 10:07

    Il Segretario di Stato della Città del Vaticano, Card. Tarcisio Bertone e il Presidente del Senato, Renato Schifani, fanno ormai coppia fissa.
    Dopo i fasti della mostra la “Il Potere e la Grazia”, che inaugurarono insieme alcune settimane fa, i due numeri due italo-vaticani sono stati avvistati insieme l’altro ieri nella biblioteca del Senato a Palazzo Minerva, in occasione del convegno per la presentazione del libro di Roberto Pertici dall’allusivo titolo: “Chiesa e Stato in Italia, dalla Grande Guerra al nuovo Concordato”, edito per i tipi del Mulino.
    “I rapporti tra Italia e Santa Sede sono a dir poco eccellenti”, ha detto Schifani, e dunque Bertone sembra essere finalmente riuscito nell’intento di eliminare il suo rivale Card. Bagnasco, Presidente della CEI, come legittimo rappresentante della Chiesa italiana nelle relazioni con lo Stato.
    L’intesa tra il porporato e l’onorevole sembra ormai altissima, al punto che si scambiano ruoli e battute, e l’uno dice ciò che istituzionalmente spetterebbe all’altro: occorre un maggiore “confronto costruttivo” sulla “via del patriottismo costituzionale”, ha detto infatti il prelato; “ci si allarma per il voto sui minareti, ma si resta in silenzio sulla sentenza che ha vietato il crocifisso nelle scuole”, ha ribattuto il primo senatore della Repubblica.
    Il Crocifisso, chiamato in causa, ma non presente alla kermesse romana, avrebbe dichiarato, nella propria lingua:
    “Eloì, Eloì, l’ma sabactàni?”

  12. Sebastian
    8 dicembre 2009 alle 7:39

    Calderoli (Lega) si è chiesto perchè Tettamanzi non è intervenuto in difesa del crocifisso e parla solo di rom (vedi recenti cronache).

    Forse prima dovrebbe chiederlo a se stesso, che al Cardinale!
    Il Cardinale invece, da pastore qual dice di essere, dovrebbe domandarsi perchè Calderoli ha assunto questo attaggiamento in materia di crocifissi e rom!

    • 8 dicembre 2009 alle 14:20

      Tra i due litiganti
      Il cattolicesimo di Calderoli è oramai una cariatide ideologica, una bandiera degli egoismi identitari. Al punto che la Lega si erge a rappresentante legittimo di quell’identità, contro lo stesso arcivescovo, Tettamanzi. Ma se questa grottesca strategia può essere tentata è perché l’episcopato italiano è diviso al suo interno da una lacerante lotta di potere su chi debba rappresentare legittimamente il cattolicesimo tradizionale degl’italiani.

      • Sebastian
        8 dicembre 2009 alle 15:06

        Giusto. Credo proprio che tu abbia ragione.

  13. Sebastian
  14. 8 dicembre 2009 alle 14:50

    Santi patroni
    Calderoli si avvia ad essere per il nord ciò che per il sud da decenni è Padre Pio: il santo patrono di un integralismo neocattolico ultraconservatore. Vedremo crescere, come accade da noi con Padre Pio, una foresta di statue di Calderoli, ad ogni angolo, ad ogni piazzetta di borgata, in ogni aiuola abusivamente adibita a far defecare i cani.

    • Sebastian
      8 dicembre 2009 alle 15:05

      Attento che se tocchi Padre Pio agli italiani rischi di beccarti una forca senza neanche scomodare un’aula di processo! eh eh eh!
      Merito al tuo controcorrentismo!

      Padre Pio è un’opportunità, non è una rogna. Andrebbe preso semplicemente per il verso giusto. Ma si sa, la Chiesa è fatta anche di debolezza, ed è molto umana quando sente franare la terra sotto i piedi; ecco uno dei motivi che me la fa amare: la sua umanità.
      Padre Pio, povero frate, ha fatto il meglio che ha potuto secondo coscienza, e tutto doveva stopparsi lì.

      • 8 dicembre 2009 alle 19:28

        Certo, non è stato Padre Pio a chiedere di fare da bella statuina per riempire il vuoto d’idee degli urbanisti e di senso religioso e di evangelizzazione del nostro buon popolo cristiano. Giovanni Forgione da Pietrelcina è in realtà solo l’esponente di una santità anacronistica, medievale e contadina. Se è diventato l’emblema di una contestazione strisciante della chiesa post-conciliare non è colpa sua.
        Di chi allora? Di coloro che non hanno evangelizzato, Christi vestigia sequentes, come chiedeva il Concilio.

  15. Sebastian
    8 dicembre 2009 alle 19:52

    Comincia a darti la colpa anche tu che continui a fare citazioni in latino senza manco tradurlo in italiano! O forse parlo ostrogoto io, che ho detto mille volte che il latino non l’ho studiato? Un pò di pietà! Misericordia!

    Come vedi fai anche parte tu di quella comitiva che contesti, anche inconsapevolmente se vuoi. Ciò, per farti intendere lo spessore della difficoltà di evangelizzare.

    • 8 dicembre 2009 alle 21:46

      Seguendo le orme di Cristo.
      Scusa. (Ma chi deve capire, il latino lo conosce benissimo. Non è quello il problema, ovviamente…)

      • Sebastian
        9 dicembre 2009 alle 9:53

        Okkei, okkei, grazie.

        DOMANDA:

        Quanto pesa in te Giampiero, come dici, “Il fallimento della nuova evangelizzazione”?

        ^ NOTIZIA ^

        – Il Santo Padre in visita a Palermo domenica 3 ottobre 2010 –

        Benedetto XVI ha accolto l’invito di mons. Paolo Romeo presidente della C.E.Si. e degli altri Vescovi siciliani. Due saranno gli eventi più significativi della Visita che avranno carattere regionale e riguarderanno perciò tutte le Diocesi: un raduno delle famiglie e l’incontro con i giovani.

        P.S.
        Spero non ci si fermi esclusivamente ai due eventi particolari, visto che io ne sarei tagliato fuori! Infatti, non sono ne famiglia e ne giovane! Praticamente non sono calcolato, sigh!
        Beh, eggio per loro. Non sanno cosa si perdono escludendomi dall’incontro 😉

      • 9 dicembre 2009 alle 12:02

        Difficile a dirsi, caro Seb.
        L’evangelizzazione è un fatto di Chiesa, dunque di popolo. Nessun credente può del tutto sottrarsi alle responsabilità di questo fallimento, nessuno può dirsi non toccato dall’impoverimento spirituale generale che questo fallimento porta con sé.

        “L’immacolata concezione è un modello per la Chiesa, che continua tuttavia a rimanere esposta alle influenze negative del mondo” (Benedetto XVI).
        “Essere esposti alle influenze negative”, come dire: “Noi siamo qui, immacolati; il male è là fuori”, ovvero “le ferite nel corpo di Cristo non dovevano fargli poi così male…”.
        Se vi sta bene così…

      • Sebastian
        9 dicembre 2009 alle 13:10

        Si, si, questo è un vizietto che la Chiesa ha sempre avuto ma, di fatto non ci ha mai creduto. “Noi siamo, noi siamo”, hanno sempre detto in pompa magna e con 35 denti bianchissimi in esposizione ed una veste candida, ma di fatto sanno benissimo che da soli non sono un bel nulla. Un’operazione di facciata alla quale nessuno crede più, insomma. Una mezza verità, che determina solamente un’affermata certificazione della sua condizione umana coi suoi annessi difetti. La Chiesa, intesa istituzione, sa molto bene che la sua sussistenza e salvaguardia va cercata altrove. Ma questo, ovviamente, non l’assolve tour court dalle colpe maturate nel tempo.

        Se devo essere sincero, a me sta bene anche così.

      • 9 dicembre 2009 alle 13:32

        A me no. Ma dovrò farmene una ragione.

  16. Sebastian
    9 dicembre 2009 alle 14:40

    A me fa un’enorme tenerezza, suscita commozione e, fa si che tutto dimentichi del passato di chiunque esso sia e cosa rappresenti, veder cedere le ginocchia di un membro dell’alta casta sacerdotale, se vuoi anche autorevole ed autoritario, di fronte al Sommo. Perchè di fatto così è, e sarà così. Non ce n’è per nessuno.
    Io non resisto a questa emozione. Vedo un uomo, chiunque esso sia, ed il mio cuore si apre. E’ più forte di me. Pertanto continuo ad amare la Chiesa anche così com’è.

    • 9 dicembre 2009 alle 16:57

      Eh, ma così è troppo facile. Mi deludi.
      Commovente è il Sommo che si china a lavare i piedi agli apostoli, che per conto loro discutevano su chi fosse il degno successore.
      Senti questa, piuttosto.
      -“Papà, sai perché credo in Dio?”
      -“Dimmi”
      -“Perché una volta ho visto un pappagallo grande grande”
      Mia figlia Eleonora, 7 anni, oggi.
      Commovente. Da morire.

      • Sebastian
        9 dicembre 2009 alle 17:15

        Io ti deludo (e con piacere) ma tu sei fradicio, avariato.

        Non c’è forse un Sommo in ognuno di noi?

      • 9 dicembre 2009 alle 17:20

        Eh, eh. Solo nei più piccoli, Seb.

      • Sebastian
        9 dicembre 2009 alle 17:41

        Seeeeeeeeeeeee! Vabbè! Tagliamola qua! Ora distinguiamo piccoli e grandi, poi bianchi e neri e uomini sessuali da eterosessuali piuttosto che trans. Vabbè, se!

        Ti racconto un piccolo fatto off topic ma, non dirlo a nessuno. Resti tra noi…

        Ieri, 8 Dicembre, sono passato dalla Cattedrale verso mezzogiorno, non so, e sono arrivato più o meno durante la Liturgia Eucaristica presieduta dal Vescovo Mons. Romeo. La Chiesa era piena ma non penissima come per le grandi occasioni, ma questa è altra cosa.
        Beh, gli faccio fare bella figura, poretto (qualcuno non lo digerisce) e racconto che alla fine della Celebrazione, quando ha impartito la benedizione finale (dopo aver chinato la testa ecc..), mentre parlava, c’è stato un momento molto intenso che definirei importante dal punto di vista spirituale. Per capirci, una presenza dello Spirito abbastanza intensa.
        Adesso, io non posso dire se la percezione è stata del tutto personale o no. Ma quel che conta è che c’è stata di certo. Ne sono sicuro, ed in genere qualcosa produce.
        Ovviamente lui, il Vescovo non può aver nessun merito, ma che sia successo in quel determinato momento lascia pur sempre un bel ricordo di lui.

        Abbattiamoci le mani all’Arcivescovo Romeo! clap clap clap!!

        eh eh eh!

      • 9 dicembre 2009 alle 17:47

        Magari c’è un fanciullino anche dentro di lui… Chissà? Magari se lo è mangiato.

      • Sebastian
        9 dicembre 2009 alle 19:11

        Non mi cacci dentro questa provocazione, vipera!

      • 22 dicembre 2009 alle 20:28

        Giampi sei in arretrato! Non li mangiano più adesso. Al massimo se li inchiappettano.

  17. 11 dicembre 2009 alle 21:15

    a

  18. Marco
    22 dicembre 2009 alle 19:21

    1

    @ Giampiero Tre Re,

    sulla delicata questione metodologica dell’Evangelizzazione, noi cristiani cattolici sappiamo che lo Spirito Santo si può servire di qualsiasi parte della Chiesa, dai semplici battezzati ai vertici del clero, quindi tutti noi siamo corresponsabili degli insuccessi spirituali, siamo anche noi la Chiesa vivente.
    L’avvento della new age, e il riproporsi dei sincretismi eretici che affligono la Santa Chiesa da secoli, creano lo smarrimento di molte anime prive di solide basi e poi diciamolo chiaramente essere come San Francesco D’Assisi non è impresa facile.

    L’apostolo Paolo predice che, prima del futuro ritorno di Cristo, vi sarà un grande abbandono della fede cristiana: “Nessuno v’inganni in alcuna maniera, perché quel giorno non verrà se prima non sia venuta l’apostasia e prima che sia manifestato l’uomo del peccato, il figlio della perdizione” (2 Tessalonicesi 2:3). Esso era stato predetto da Cristo: “Allora molti si scandalizzeranno, si tradiranno e si odieranno l’un l’altro. E sorgeranno molti falsi profeti, e ne sedurranno molti. E perché l’iniquità sarà moltiplicata, l’amore di molti si raffredderà” (Matteo 24:10-12). Questa apostasia degli ultimi tempi implicherà cadere nell’inganno di dottrine false, insensibilità morale e allontanamento dai criteri etici posti da Dio nella Sua Parola.

    “Voi dunque, carissimi, conoscendo già queste cose, state in guardia per non venir meno nella vostra fermezza, portati via dall’errore degli empi” (2 Pietro 3:17).

  19. Marco
    22 dicembre 2009 alle 19:24

    2

    @ Giampiero Tre Re,

    Cattolici, evangelici e ortodossi ribadiscono l’importanza del crocefisso.

    http://www.zenit.org/article-3723?l=italian

    • 22 dicembre 2009 alle 20:25

      Dio mio Marco! Quanto sei … per così dire … burocratico!

    • 22 dicembre 2009 alle 20:40

      Quanto si legge è riassumile in un aggettivo: patetico.
      Che è sempre meglio di dire lapalissiano e fuori argomento. 😀

      • 23 dicembre 2009 alle 9:30

        @ Calogero M. C.,

        in terra di nessuno ogni scrittore è libero di pensarla come vuole, patetico, arcaico, fuori luogo, sono critiche di chi non sa accettare un pensiero diverso dal proprio, del resto tutti possiamo sentirci docenti altrui. ^_^

      • 23 dicembre 2009 alle 11:00

        Mi sembra che quello che non accetta le “critiche” – ma si tratta di critiche? – qui sia tu.
        Il sense of humor allunga la vita e la rende più lieve!!

      • 23 dicembre 2009 alle 11:13

        Adde: dimenticavo.
        Tutti possono sentirsi docenti altrui. Certo. Ma questo non trasforma un juke box di informazioni in un insegnate.

  20. Marco
    • 22 dicembre 2009 alle 20:38

      Per tutto quanto indicato in quella pagina è bene che il crocifisso non stia li dov’è stato.
      Preciso: è bene che non sia un arredo laico-temporale (e anche un poco fascista), qual è stato finora. Traduco: è bene che non sia imposto, così come sarebbe male vietarlo tout court.

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