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Lettera al Presidente della Repubblica

Ill.mo Presidente della Repubblica

Onorevole Giorgio Napolitano,

Consenta anche a me di chiederLe, in virtù del potere attribuitoLe
dall’art. 74, comma 1, della Costituzione (“Il Presidente della Repubblica,
prima di promulgare la legge, può con messaggio motivato alle Camere
chiedere una nuova deliberazione”), di non promulgare il testo di legge
deliberato in via definitiva dal Senato il 2 luglio 2009, noto come
“pacchetto sicurezza”, in quanto recante norme incostituzionali
e in palese violazione di fondamentali diritti umani e di rinviarlo alle Camere con
messaggio motivato, affinché esso sia modificato conformemente al dettato
della Costituzione della Repubblica Italiana, alle norme di diritto
internazionale recepite nel nostro ordinamento e ai principi della civiltà
giuridica.

Con Osservanza,

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  1. 14 luglio 2009 alle 23:51

    Carissimi,
    giro a tutti l’invito, che raccolgo dal caro amico di TdN, Andrea Volpe, di stampare e inviare per raccomadata al Capo dello Stato la lettera riprodotta qui sopra.

  2. 15 luglio 2009 alle 0:23

    Caro Andrea,
    come sai ho sempre apprezzato, fin dalla tua militanza nel PD, la coerenza del tuo impegno politico, anche quando hai ritenuto che questa coerenza ti portasse a passare al Movimento per l’Autonomia di Raffaele Lombardo, attuale governatore della Regione Sicilia, allora impegnato in un’alleanza con la Lega. In quell’occasione ti chiesi -ricordi?- perché tu avessi scelto proprio l’MpA, se l’abbraccio mortale con la Lega, viste le posizioni xenofobe e razziste di quest’ultima, non fosse un compromesso di coscienza inaccettabile per un politico di dichiarata ispirazione cattolica, come te. Allora mi spiegasti che quella dell’MpA con la Lega veniva definita da Lombardo un’alleanza “strumentale”(?).
    Mi fa piacere dunque vedere, grazie alla «Lettera al Presidente della Repubblica», da te proposta qui sopra, che le tue posizioni sulla questione dell’immigrazione sono rimaste di limpida difesa dei diritti umani. Continua tuttavia ad essere incomprensibile, per me, come possa la coscienza politica di un Alfano, o di un Maroni, di un Gasparri, che i rispettivi parroci certificano quali assidui frequentatori di confessionali, giungere ad un compromesso con se stessa su una così abnorme violazione di un sacrosanto diritto divino.
    Eh, «So’ misteri», poetava il Belli.
    Un abbraccio.

    • 15 luglio 2009 alle 8:59

      Carissimo Giampiero,

      Ti ringrazio per aver pubblicato sul tuo blog la mia lettera al Presidente Napolitano.
      Spero pure che arrivino al nostro Presidente migliaia di lettere similari, in modo da indurlo ad una seria riflessione sulla costituzionalità della promulgazione di una tale legge.
      Per quanto riguarda il mio impegno politico e la mia attuale collocazione, permettimi di sottolinearti che l’ontologia prevale sempre sull’appartenenza ed è giusto, dovrebbe essere persino scontato, che convinzioni e atti trovino corispondenza.
      Anch’io dubito della retta coscienza di Alfano, Maroni, Gasparri e di tanti altri cattolici, che su questo punto sono schierati addirittura contro il Magistero ecclessiale.
      Un mio cattolicissimo amico ha risposto alla mia lettera con un perentorio:
      “Sono in completo accordo con le norme introdotte dal testo di legge sulla sicurezza”.
      Gli ho risposto con un altrettanto perentorio:
      “Si, ma stavolta sei in completo disaccordo con il Magistero ecclesiale”!
      E’ stata una bella soddisfazione far rilevare a questi sostenitori del tradizionalismo e della reazione anticonciliare, in che modo poi vadano a cadere sulla buccia di banana dell’accoglienza dello straniero, su cui, a dire il vero, stavolta non è caduto il Magistero.
      Per il resto ricordiamoci che i partiti sono strumenti, non appartenenze assolute da sostenere anche quando non rendono più alcun servizio alla società che dovrebbero sostenere.
      Lo dissi della RETE nel 1993 (!), rivendico la mia libertà di dirlo oggi del PD.
      L’MPA continua a farsi sostenitore degli interessi del Sud e su questo, io ritengo, bisogna impegnarlo, in modo che alle parole seguano i fatti.
      Per il futuro si vedrà!
      Un abbraccio frateno e, consentimi cattolico (cioè universalmente ecumenico),

      Andrea Volpe

  3. 16 luglio 2009 alle 11:52

    E invece Napolitano ha firmato; nonostante tutti i distinguo (che nel suo linguaggio di gentiluomo della politica significano in buona sostanza che siamo davanti all’ennesima porcata leghista) il Presidente si è trovato davanti ad un dilemma costituzionale tra tutela dei diritti umani e garanzia delle prerogative del Parlamento. Ma proprio qui sta il paradosso: il Parlamento è ostaggio del governo, e questo è sotto ricatto della Lega. Questa è un’anomalia della momento attuale della nostra democrazia. È probabile che Napolitano confidi nei meccanismi di autocorrezione democratica legati alla divisione dei poteri, in particolare all’indipendenza della magistratura. Speriamo abbia ragione. È preoccupante però il fatto che il cosiddetto pacchetto sicurezza contenga norme che attaccano proprio l’indipendenza di almeno una parte della magistratura.
    Infine, a proposito della finanziaria votata in aula in un minuto e mezzo Berlusconi ha detto che ciò è stato possibile perché tutto era stato discusso a fondo. Ma dove? Quando? Nel corso di una cena a villa Certosa? Non è proprio in Parlamento che questa approfondita discussione DEVE avvenire? La democrazia non è equilibrio tra poteri dello Stato e tra rappresentanze politiche di forze reali presenti nella società? Non è per questo che è necessario che questi processi democratici avvengano nei luoghi e nei tempi pubblici stabiliti dalla costituzione affinché possano essere democraticamente controllabili in qualsiasi momento? Probabilmente siamo già per taluni aspetti fuori della democrazia. Quanto meno fuori della sua logica, sicuramente. Speriamo che Napolitano abbia ragione.

  4. torietoreri
    18 luglio 2009 alle 10:16

    Un mio amico prete di Milano (ma nato a Palermo) mi ha detto che al nord moltissime persone che frequentano la chiesa pensano “leghista”. Mi chiedo allora in che cosa la Chiesa abbia sbagliato,in questi ultimi decenni. Forse nel predicare valori etici prima che il Vangelo? Forse nel sottolineare le “radici cristiane” della cultura occidentale (peraltro innegabili) prima che il contenuto del messaggio cristiano che si radica in tutte le culture ma non è “possesso esclusivo” di nessuna? Forse nel ritenere alcuni valori (vita nascente e morente, libertà di educazione religiosa) “non negoziabili” e quindi da trasporre così come sono nelle leggi laiche dello stato, ed altri (uguaglianza nella dignità dell’uomo, accoglienza del povero) come “optional” legislativi? e così via…

    • 18 luglio 2009 alle 14:49

      Caro Tori,
      Le rivelazioni del tuo amico prete non mi sorprendono affatto. Anche da noi in Sicilia assistiamo, e da più lungo corso, a questa forma di egoismo collettivo che chiamerei “solidarismo dell’identità”. Solo che da noi esso prende più una via familistica, al nord una deriva comunitaristica. Pensa non solo alla mafia, ma anche a che cos’era la DC in Sicilia, e cosa sono ancor oggi qui da noi partiti come l’UDC. Non credo sia una caso se qui da noi si guarda ai cattolici per fare “alleanze strumentali” con la Lega e agognare una sorta di Lega del Sud. E’ un meccanismo viziato, infatti è chiuso in se stesso e si alimenta della propria crisi. Il processo disfunzionale lavora in questo modo: c’è un’identità tradizionale insicura e in crisi per conto suo; invece di approntare una risposta adattiva a nuove condizioni storiche si difende chiudendosi in se stessa, rifiutando nell’altro l’alterità medesima, vedendo nella possibilità di un modo d’essere alternativo, di cui lo straniero è portatore, una minaccia alla propria sicurezza e la causa stessa della propria crisi. La religione qui svolge una funzione strumentale. Essa serve a santificare i valori e le interpretazioni di essi che hanno tradizionalmente saputo dare buona prova di sé. Così mentre assistiamo ad un arroccamento sulla fedeltà alle forme religiose tradizionali, paradossalmente si verifica nel contempo un tradimento dell’originaria ispirazione evangelica della prassi credente: “amerai il tuo nemico”, il Samaritano come prossimo, “ero straniero e mi avete accolto”.
      Un abbraccio, amico di tastiera.

  5. 20 luglio 2009 alle 11:43

    da: UNA DEMOCRAZIA MALATA CHE DEVE GUARIRE
    di Eugenio Scalfari
    la Repubblica 19.7.09

    “…vi è infatti un nesso evidente tra gli interventi del Quirinale e la tutela dello stato di diritto, mai come oggi insidiato, indebolito e vulnerabile. Si è detto da parte di alcuni fondamentalisti del centrodestra che l’ intervento di Napolitano sulla legge di sicurezza è stato irrituale. L’ ha detto anche Di Pietro che pratica un altro tipo di fondamentalismo. Napolitano, com’ è noto, ha promulgato la legge sulla sicurezza approvata dal Parlamento ma ha accompagnato la sua firma con una lunga lettera diretta al presidente del Consiglio, ai ministri proponenti (Maroni, Alfano), ai presidenti delle Camere e al presidente della Corte costituzionale. LA LETTERA elenca i punti critici della legge che, secondo il presidente della Repubblica, rischiano di inceppare l’ ordinamento penale vigente suscitando effetti contraddittori rispetto a quelli voluti e interpretazioni molteplici da parte di chi dovrà attuarne le norme. I critici di Napolitano si sono domandati perché il Capo dello Stato, avendo ravvisato molteplici difetti della legge, non l’ abbia rinviata al Parlamento come la Costituzione gli consente di fare. Questo dire e non dire, questo promulgare criticando e criticare promulgando sarebbe segno di incertezza e configurerebbe l’ irritualità rimproverata. Noi non pensiamo che le cose stiano così. Il potere di rinvio alle Camere d’ una legge da esse approvata è previsto in caso di mancata copertura finanziaria (e non è questo il caso) e di altre palesi forme di incostituzionalità. Palesi, poiché se tali non fossero spetterebbe alla Corte – se e quando attivata – aprire un’ indagine ed emettere la sua sentenza. Napolitano non ha ravvisato palesi incostituzionalità ma preoccupanti elementi di incoerenza rispetto all’ ordinamento penale vigente ed ha allertato le competenti istituzioni (e innanzitutto la Corte) affinché vigilino e provvedano a evitare gli incidenti di percorso che quella legge malfatta potrebbe produrre. Non mi pare che ci siano obiezioni da opporre ma soltanto solidarietà da esprimere al Capo dello Stato che sta cercando con diuturna fatica di raddrizzare il timone d’ una barca assai mal diretta dai nocchieri che dovrebbero assicurarne un’ ordinata navigazione…

    http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/07/19/una-democrazia-malata-che-deve-guarire.html

  6. 18 ottobre 2009 alle 23:18

    Dolo Alfano.

    Ma se, come dice Feltri, il vero sconfitto della sentenza di incostituzionalità del lodo Alfano è Giorgio Napolitano, perché poi Berlusconi attacca il Presidente della Repubblica accusandolo di essere il vero ispiratore della sentenza?
    E soprattutto: come fa Berlusconi a sapere come hanno votato i giudici di sinistra e di destra? Il voto della Corte Costituzionale è un segreto di Pulcinella? E, trattandosi di un atto secretato, ad onta del fatto che il voto della Corte sia trapelato all’esterno, come può il comune cittadino a controllare che il voto della Corte è andato proprio come dice Berlusconi? Non resta che fidarci della sua parola.

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