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Il dilemma di Obama, le certezze di Frattini

consigli-a-obamaE’ oggettivamente grave che praticamente l’intero occidente non abbia partecipato alla stesura del documento finale della conferenza dell’ONU sul razzismo, la cosiddetta Durban 2. Nonostante la ridicola giustificazione che la conferenza di Ginevra non fosse un’espressione dell’ONU ma di una sua sottocommissione, la scelta degli Stati Uniti di appoggiare gli assenteisti rappresenta un grave indebolimento dell’ONU. I Paesi occidentali appaiono sempre più determinati, agli occhi del resto del mondo, a far valere la loro supremazia economico-tecnologica anche sul piano giuridico internazionale e a rafforzare il G8 o il G20 come luogo deputato in cui un’oligarchia mondiale intende risolvere le questioni d’interesse planetario. E’ un passo avanti nell’implicita affermazione del principio di diseguaglianza tra le nazioni. In conclusione, chi è rimasto alla Conferenza di Ginevra non ha dato solo un’astratta dimostrazione di tolleranza e di voler prendere sul serio il diritto di espressione di tutte le idee e di tutti gli Stati, ma ha avuto la possibilità di respingere il discorso d’inaugurazione di Ahmadinejad e di firmare alla fine un buon documento, in cui è condannata ogni forma di razzismo, antisemitismo e persecuzione religiosa. Ma d’ora in poi ogni presa di posizione di un paese occidentale, e in particolare degli USA, in materia di razzismo e conflitto israelo-palestinese, apparirà inevitabilmente di parte.

Il ruolo dell’attuale governo in Israele, guidato da Netanyahu, è paragonabile alla condotta di Ahmadinejad e non ha nulla a che vedere col razzismo, in nessun senso. Mi spiego meglio: perché non si può definire fascista una politica violenta e aggressiva, se è un partito israeliano a praticarla, senza essere tacciati di terrorismo, antisemitismo, razzismo? Quello tra Netanyahu e Ahmadinejad è in realtà uno scontro tra estremisti su chi dei due stia più a destra, e non si risolve prendendo le difese di un reazionario o dell’altro. Ahmadinejad dopo il suo intervento alla conferenza di Ginevra, è stato accolto in Patria da condottiero vincitore e ciò dimostra che la sua politica estera è condotta con tutti e due gli occhi fissi sulla politica interna. Ma lo stesso può dirsi di Netanyahu. Entrambi subordinano al consenso interno ed alle politiche regionali una questione di ordine globale.

La posizione degli USA. Quella di Obama è apparsa subito la situazione più difficile, ma anche la più incerta: tende la mano all’Iran e poi esita fino all’ultimo sulla propria partecipazione alla conferenza di Ginevra per non dare un dispiacere alla comunità ebraica statunitense che lo sostiene. Ma il ritorno all’isolazionismo nella politica estera che fu del suo predecessore, non paga, come si è visto ad esempio sulla questione ecologica. La differenza tra la politica estera di Obama e quella che fu di Bush è dunque solo una questione di stile?

La posizione europea. Gli assenti hanno sempre torto. Le idee cattive si combattono con le buone idee, con le armi della critica e soprattutto sul campo. Ma la scelta peggiore l’ha fatta chi ha cambiato idea in corsa, alzandosi e andandosene durante il discorso di Ahmadinejad. Non solo ha dimostrato che non c’è una linea europea chiara, ma che all’occorrenza la confusione fa il gioco delle strategie sbagliate, ma chiare, come quelle del Canada, della Germania, dell’Olanda. La posizione dell’Italia fa eccezione, perché oltre che sbagliata è anche confusa. Gli Stati Uniti difendono il loro privilegio di membro permanente al Consiglio di Sicurezza dell’ONU, lo stesso fanno, per altro verso Francia e Regno Unito. La Germania con la sua linea di fermezza rompe il fronte unico europeo in nome di una politica coerente con la sua candidatura ad un seggio permanente in vista di un riassetto istituzionale dell’ONU e del Consiglio di Sicurezza stesso. Ma l’Italia?
L’Italia avrebbe interesse, per la sua linea diplomatica di riforma istituzionale dell’ONU, di difendere, non di restringere, il principio di uguaglianza delle Nazioni. Ma, nel caso dell’Italia, è il particolare assetto politico della maggioranza a provocare questa imbarazzante confusione nella linea di politica estera del nostro Paese. Se non altro perché la nostra storia nazionale dimostra che l’Aventino può apparire un bel gesto, ma contro i regimi totalitari non attacca.

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  1. luloca
    23 aprile 2009 alle 9:18

    La realtà é che il futuro ci porterà a vedere un nuovo assetto mondiale, che non può più avere gli Stati Uniti come centro. Questo, secondo me, Obama lo ha già capito, ma in America non lo hanno ancora accettato.
    L’ingiustizia non é solo un fatto di morale, ma qualcosa che ha a che fare anche con la matematica: pesi e misure che sovrastano le altre, non possono stare impiedi. La morale entra in campo quando la giustizia non si vuole vedere, ed esprime una visione di parte: ottusa, illogica, dannosa.
    Le cifre del genocidio sono sotto gli occhi di tutti e non basta appelarsi al passato, bisogna guardare il presente.
    Spero che nel futuro ogni forma di razzismo, sia culturale che di classe, possa essere sconfitto, ma non confido molto nella vecchia Europa.

  2. 24 aprile 2009 alle 10:23

    Concordo con entrambi. Fortunatamente il Vaticano è rimasto alla conferenza ONU senza dire delle sciocchezze, questa volta.

  3. 24 aprile 2009 alle 12:08

    @Luloca.
    Puoi precisare in che senso: “Quando la giustizia non si vuole vedere entra in campo la morale…”. Qual è il soggetto di “esprime una visione di parte”, la morale o “la giustizia che non si vuole vedere”?
    @Luloca 2.
    Io non credo affatto che Obama abbia capito che la leadership mondiale degli USA sia finita. Vedi per esempio come egli rilancia la politica delle “nuove frontiere” in chiave ambientalista. Lo scopo di una nuova politica energetica, per lui (come, prima di lui, per Al Gore)non è per l’ambiente stesso o per la sopravvivenza dell’umanità, ma per garantire agli USA anche nel XXI secolo la leadership politico-economico-tecnologica.

    @Jò.
    A quali occasioni ti riferisci in cui la diplomazia vaticana avrebbe detto sciocchezze?
    Un abbraccio.

  4. 24 aprile 2009 alle 21:59

    @ Gianpiero Trere

    Riguardo alla giustizia, come dicevo, per me é un fatto di misure. Quando guardando alla giustizia si mette in campo la morale, acquista qualcosa di esattamente opposto a ciò che dovrebbe essere. Ciò che trovo spaventoso per la giustizia é la possibilità che generi altra ingiustizia, e porti ad una sorta di spirale di ingiustizia continua. Questo, a mio modo di vedere, può essere originato da un fatto di natura morale. Ogni persona sembra si senta chiamata a stabilire un suo ordine etico, che inevitabilmente la porta a posizioni di parte . Infatti attraverso la morale non si amministra la giustizia ma la vendetta. E la vendetta non é mai giustizia.
    Sfortunatamente, sia arabi che ebrei, hanno di fondo la stessa visione morale della giustizia: occhio per occhio, dente per dente.
    Alla fine, credo che il vostro Gesù del vangelo abbia ragione. La migliore giustizia é il perdono. Matematicamente é la strada migliore, perché azera il conflitto. Purtroppo però il suo messaggio credo abbia fallito miseramente, persino tra i cristiani.

    Riguardo alla leadership mondiale, a mio avviso, ha una visione troppo romantica della questione. Ciò che fa leader un paese e ne determina una posizione dominante é il suo potenziale bellico.

    • 28 aprile 2009 alle 17:37

      @Luloca,
      mi scusi per il ritardo nel risponderle.
      Ancora una volta mi pare vi sia una palese contraddizione nel suo dire. Da una parte propende per una concezione non prescrittiva della giustizia (“…è un fatto di misure”), dall’altra non può far a meno di giudizi prescrittivi per respingere la concezione opposta (“Quando… si mette in campo la morale, [la giustizia] acquista qualcosa di esattamente opposto a ciò che dovrebbe essere“).
      Il rapporto tra giustizia e morale è comunque problematico, ma il problema a mio avviso non sta nei rispettivi campi di validità dei discorsi che le concernono, come lei ritiene. Il problema non sta nel fatto che il giudizio sul giusto/ingiusto è oggettivo (“matematico”, direbbe lei) e la morale, invece, sempre soggettiva. Il vero problema è come di fatto si possa arrivare a riconoscere una misura universalmente valida di giustizia in un’esperienza morale che tuttavia rimane particolare e soggettiva, per di più vissuta all’interno di un orizzonte culturale “altro”, come quello ebraico veterotestamentario, esattamente come fa lei quando ammette: “Alla fine, credo che il vostro Gesù del vangelo abbia ragione. La migliore giustizia é il perdono”.

  5. marco
    26 aprile 2009 alle 19:08

    @ luloca,

    la strada di Gesù è quella pefetta, il perdono è conseguenza naturale dell’amore cristiano, sotto tale luce non si fa più nessuna distinzione, tutti sono il prossimo.
    Se fosse esercitato il principio della carità da tutti i popoli del mondo, il male sarebbe ridotto allo 0, eppure quanti, pur sentendo questa legge nel cuore, rimangono sordi e ciechi all’amore.

    @ Giampiero

    Saluti di vero cuore da M. & A.

  6. 27 aprile 2009 alle 9:04

    @Giampi.
    Mi riferisco per es. al discorso del Papa in Africa circa i metodi per combattere l’aids, discorso non del tutto condivisibile, considerato che la scelta dell’astinenza sessuale non é evidentemente praticabile nella prassi culturale del popolo africano. Se hai menzionato l’argomento in altri punti di TdN, poichè non l’ho letto, ti pregherei di farmi un postit di rimando.
    Invece, circa il fatto che Obama voglia mantenere la leadership mondiale degli USA…non ne sono del tutto convinto. Penso piuttosto che stia cercando di rilanciare la “forza” della sua nazione agli occhi del popolo americano per una questione psicologica, ossia per non farlo abbattere in questo particolare momento di crisi totale generato proprio dalla America stessa.
    Inoltre mi sembra che stia aprendo le frontiere a Cuba…e mi sembra anche che queste stesse frontiere furono definitivamente chiuse da Kennedy….o sbaglio?
    Mi sembra inoltre che aprire le frontiere all’Italia, dal punto di vista economico (mi riferisco all’accordo Crysler – Fiat) sia un implicito riconoscimento della “forza” dell’Italia in questo caso, poiché, checchè ne pensino in Germania, la Fiat naviga in acque molto migliori di tante altre case automobilistiche mondiali (te lo dico da torinese che conosce i “fatti” da vicino e non solo tramite i giornali). E non mi si citi la cassa integrazione, poichè quest’ultima é uno strumento per non licenziare nessuno (eccetto i consulenti) e permettere una vita comunque decente a tutti gli operai; in un momento in cui molte altre case automobilistiche e altrettante aziende, stanno licenziando….

    Contraccambio l’abbraccio.

    • 28 aprile 2009 alle 18:14

      @Jò
      Sì immaginavo ti riferissi proprio alla polemica delle recenti dichiarazioni di Ratzinger su preservativo ed Aids o alla polemica sulle posizioni assunte dalla diplomazia vaticana all’ONU sull’abrogazione delle legislazioni speciali sull’omosessualità.
      Ma, a voler essere precisi, sul condom non c’entra la diplomazia vaticana, ma delle dichiarazioni di Ratzinger alle domande di un giornalista. Per quanto possa apparire una distinzione di lana caprina, il contesto dice che il Papa parlava come teologo, non certo nelle sue funzioni magisteriali: nessuna definizione ex cathedra, insomma. Per questo penso che si possa addirittura dare un’interpretazione possibilista alle sue dichiarazioni, come dire: “il condom, sì, può essere un presidio, ma non certo la soluzione alla radice del problema”.
      Comunque in TdN abbiamo a lungo dibattuto la questione, con interventi anche di Luloca, Marco, Sebastian, Calogero, vedi:
      https://terradinessuno.wordpress.com/2009/02/27/sullestraneamento-della-chiesa-dalla-societa-contemporanea/#comment-4707
      e seguito.
      Di Obama… parleremo ancora.
      Ciao.

  7. luloca
    28 aprile 2009 alle 18:07

    @ Trere

    La giustizia viene di sovente rappresentata come una bilancia. Ciò sta a significare che la giustizia dovrebbe poter arrivare ad un equilibrio. Il problema di fondo, come dicevo, é che questo equilibrio é spesso gravemente compromesso dalle idee individuali, da un diverso modo di vedere le cose e da una diversa concezione morale.
    E’ per questo che ho indicato il perdono, come unica forma di cessazione del conflitto.
    Ritengo che in larga parte, le divinità, siano nate anche per soddisfare il bisogno di giustizia. Ci si appella a qualcosa di superiore alla condizione umana, con la convinzione che il suo giudizio sia “perfetto”. Non a caso, le scritture religiose fanno spesso richiamo ad un dio che giudica. Ma anche li, ogni dio giudica a modo suo.

    • 8 maggio 2009 alle 12:47

      Per Luloca.
      L’immagine della bilancia si applica meglio non alla giustizia come tale, ma alla giustizia processuale. Si adatta meglio, insomma, alla giustizia retributiva. Ma vi è anche una giustizia distributiva, o giustizia sociale. Ed ancora: una giustizia morale ed una religiosa, ed infine una in senso strettamente teologico. Se in tutte le religioni la giustizia in ogni forma a che fare col divino, nell’ebraismo e nel cristianesimo il discorso si fa più complesso, perché tendono a separare nettamente la giustizia divina da ogni altra. Ma anche l’ebraismo è partito da una concezione retributiva della giustizia, passando dalla legge di Lamech (“ho ucciso un ragazzo per un livido, sette uomini per una mia ferita”) all’equilibrio del modello “a somma zero” del tanto vituperato taglione: “occhio per occhio, dente per dente”, fino al “porgi l’altra guancia”, che rappresenta un’esigenza di perfezione supererogatoria e trascendente di giustizia. Ma il garante di questa giustizia, nel cristianesimo, non è più semplicemente Dio, ma un uomo ben preciso, con una sua ben precisa cultura, prassi, moralità. Al proposito è interessante osservare che i padri della Chiesa riprendono l’immagine della giustizia-bilancia (giustizia = somma zero tra dare e avere) associandola a quella della suprema “giustizia” divina che si realizza in Gesù giustiziato dagli uomini con la morte di croce: “statera facta corporis” (“una bilancia diventata corpo”, con allusione alle braccia aperte di Cristo sulla croce, misura smisurata dell’amore, ecc.). Sono perfettamente d’accordo con lei sul “perdono come unica forma di cessazione del conflitto”. Ma il perdono (nel senso di Cristo che muore mormorando “Padre perdonali, perché non sanno quello che fanno”) non è affatto una giustizia a somma zero.

      • 8 maggio 2009 alle 12:59

        Da ieri c’è un nuovo Stato-canaglia che si affaccia sul Mediterraneo: il nostro. Mi riferisco al fatto che ieri due navi della nostra Marina militare hanno ricondotto 227 naufraghi al loro porto di partenza, la Libia. Dove probabilmente torneranno a subire violenze e soprusi. E’ la prova che la posizione del nostro governo alla recente conferenza sul razzismo, boicottata in primo luogo dall’Italia, è surrettizia e ipocrita. Ma la vicenda del cambio di strategia nelle politiche italiane sull’immigrazione, imposta dal ministro leghista Maroni alla tradizionale tolleranza del popolo italiano segna soprattutto il passaggio del nostro Paese dalla decadenza culturale al disastro della civiltà.

      • 12 maggio 2009 alle 23:41

        Alla moglie di Cesare…

        «Le sinistre vogliono un’Italia multietnica» (Silvio Berlusconi)
        A quale etnia appartengono gl’italiani?

        «Chi contesta i respingimenti non sa cosa significa gestire 40-50000 clandestini»… (Franco Frattini)
        ….Specie in campagna elettorale.

        «Voi li chiamate “respingimenti”, io li chiamerei “riaccompagnamenti”»… (Ignazio La Russa)
        …E se le chiamassimo semplicemente “leggi razziali”?

        «Amo i finlandesi; anche le finlandesi, purché maggiorenni»… (Silvio Berlusconi)
        …E gli africani? E le africane?

        «Il governo non metterà le mani nelle tasche degl’italiani»… (Giulio Tremonti)
        …ma nelle mutande delle italiane (purché dotate e non datate).

        «Non solo Cesare, dev’essere irreprensibile anche la moglie di Cesare» (Giulio Cesare)
        Date quel che è di Cesare alla moglie di Cesare…

      • 16 maggio 2009 alle 9:23

        L’ONU contro l’Italia sui “respingimenti”.

        Al grido: «La maggioranza degli italiani è con noi», con i cosiddetti “respingimenti” il nostro governo sta perpetrando in questi giorni la più grave violazione dei diritti umani compiuti da un Paese europeo dopo i crimini nazisti e la Shoah. Questa sciagurata politica leghista è una palese infamia e l’Italia alla fine dovrà ignominiosamente fare marcia indietro; ma intanto il Paese avrà perso la propria credibilità internazionale e dovrà rinunciare alle sue ambizioni ad un ruolo più attivo all’ONU e sul piano internazionale.
        Ma questo è anche il risultato di una perdita di senso dell’orientamento da parte del mondo cattolico. Si sa: “Vox populi, vox Dei”; “Deus lo vult”; “Gott mit uns”…

      • 17 maggio 2009 alle 18:41

        Dal verbale della conferenza di Wannsee
        (Berlino, 20 gennaio 1942)

        Foglio n.2

        «All’inizio il capo della Polizia di sicurezza e del SD, l’Obergruppenführer della SS Heydrich, ha comunicato di essere stato incaricato dal maresciallo del Reich della preparazione della soluzione finale della questione ebraica in Europa e ha accennato al fatto che la riunione era stata convocata allo scopo di chiarire alcune questioni fondamentali. Il desiderio, espresso dal maresciallo del Reich, di ricevere un piano dei provvedimenti da adottare riguardo all’organizzazione, l’attuazione e i mezzi materiali necessari per dare corso alla soluzione finale della questione ebraica in Europa, presuppone una preventiva concertazione delle questioni che interessano tutte le istanze centrali in vista di una sincronizzazione delle linee di condotta.

        La responsabilità della direzione della soluzione finale della questione ebraica spetta, senza riguardo a questioni di confini geografici, al Reichsführer della SS e capo della polizia tedesca (capo della Polizia di sicurezza e del SD).

        Il capo della Polizia di sicurezza e del SD ha quindi passato rapidamente in rassegna i momenti salienti della battaglia condotta finora contro questo avversario:

        a) il respingimento degli ebrei dai singoli territori di insediamento del popolo tedesco;

        b) il respingimento degli ebrei dallo spazio vitale del popolo tedesco».

        (Segue pianificazione dei passaggi successivi sino alla “soluzione finale”).

      • 17 maggio 2009 alle 18:57

        La Russa come Mussolini.

        Nessun argomento, ragionamento, discorso: solo disconferme.
        Alle prese di posizione dell’ONU riguardo le politiche del nostro governo sui rifugiati, La Russa risponde come Mussolini: «Me ne frego!»

  8. 19 maggio 2009 alle 21:35

    Il nostro é diventato un paese multiculturale già da un bel po. Forse non se ne sono accorti, ma i primi ad essere colonizzati culturalmente sono proprio loro… dalla Libia però.

  9. 20 maggio 2009 alle 10:00

    Buona!
    (vai alla front page di oggi)
    https://terradinessuno.wordpress.com

  10. 5 giugno 2009 alle 9:28

    Barack ti amiamo”, Obama conquista Il Cairo
    di Marcello Foa

    “Lo hanno applaudito 33 volte; una ragazza lo ha interrotto urlandogli «Barack ti amiamo». Al Cairo, nell’aula magna dell’Università Al Azhar, non nel cuore del Wisconsin o in una città europea. Barack Obama aveva annunciato «un nuovo inizio» nelle relazioni tra l’Occidente e l’islam ed è stato di parola; perlomeno nelle intenzioni.
    Un discorso storico? Senza dubbio sì, sebbene politicamente povero di contenuti. Chi si aspettava l’annuncio di negoziati o accenni alla nuova strategia americana in Medio Oriente è rimasto deluso. Il presidente degli Stati Uniti voleva parlare al cuore del miliardo di musulmani sparsi per il mondo, anziché alla mente degli uomini politici. E lo ha ribadito incontrando sei giornalisti musulmani. Desiderava cancellare, per sempre, l’immagine di un’America, quella di Bush e dei neoconservatori, che imponeva con la forza la propria volontà. Missione compiuta. Obama ha sedotto gli islamici con un messaggio che verosimilmente non sarebbe dispiaciuto a Gandhi, ricco di citazioni dal «Sacro Corano» ma anche dalla «Sacra Bibbia» e dal Talmud.
    «Fino a quando le nostre relazioni saranno definite dalle differenze, si rafforzeranno coloro che diffondono l’astio anziché la pace, i conflitti anziché la cooperazione. E questo ciclo di sospetti e di discordia deve terminare». Ma perché ciò avvenga «è necessario confessare apertamente i sentimenti che teniamo nascosti nel cuore o che troppo spesso confidiamo a porte chiuse».
    Ha pronunciato due parole in arabo, «Salam Aleikum», ovvero che la «pace sia con voi», e per 90 minuti si è sforzato di «combattere gli stereotipi». Sull’islam? Senza dubbio. Obama ha ricordato che questa religione «ha una tradizione di tolleranza, come dimostrato nella storia dell’Andalusia e di Cordoba ai tempi dell’Inquisizione», ma anche oggi: «L’ho conosciuta da bambino in Indonesia». E ha ricordato che suo padre era un musulmano, con slancio genuino. Il discorso di ieri non era solo politico; bensì personale e sorretto da convinzioni profonde. Sebbene convertito al cristianesimo, Obama sente il richiamo delle radici e non le nasconde più pubblicamente. Quando afferma «l’America non è e non sarà mai in guerra con l’islam», parla con l’anima, parla a se stesso; è sincero, come quando ricorda che il mondo musulmano è stato umiliato dal colonialismo e penalizzato dalla Guerra fredda.
    Ma Barack è americano e occorre che gli islamici, a loro volta, sfatino i luoghi comuni sull’America «che non è un impero che cura solo i propri interessi, ma una delle maggiori fonti di progresso che il mondo abbia mai conosciuto». Ha ricordato il trauma dell’11 settembre, riconoscendo che «la rabbia e la paura ci hanno indotto ad agire contro i nostri valori», ma ha ribadito che «affronterà senza tregua gli estremisti violenti che pongono una grave minaccia alla nostra sicurezza». Li ha definiti così: estremisti violenti. In tutto il discorso non ha pronunciato la parola terroristi.
    Per non offendere, per rimarcare la distanza dall’America neocon, per dimostrare di essere davvero equo. Il legame con Israele? «Non si spezzerà mai», ma la situazione del popolo palestinese «è intollerabile». Obama ha ribadito la posizione sull’Iran ed è apparso generico sulla globalizzazione, i diritti delle donne, la democrazia. Volutamente. Non voleva dividere, ma ispirare. «È più facile cominciare una guerra che finirla. È più facile incolpare gli altri che noi stessi. È più facile vedere cosa è differente piuttosto che cosa ci unisce. Ma dobbiamo scegliere la strada giusta, non quella più facile». Un gran finale hollywoodiano e, come prevedibile, salutato da un’ovazione”.

  11. 5 giugno 2009 alle 13:28

    @Jò.
    Grazie di aver postato sul discorso di Barak al Cairo: mi hai preceduto. È il primo vero atto di politica estera in cui l’amministrazione Obama è decisamente fuori dell’era Bush.
    Ma ora gli USA di Obama dovrebbero tornare a guidare un nuovo protagonismo dell’ONU lasciando perdere i vari G8, G12, G 20 espressione di una politica di destra. Vedremo.

  12. 5 giugno 2009 alle 13:43

    Fuga di notizie sui risultati delle europee in Olanda: mentre Obama pronuncia il suo storico discorso su un nuovo inizio nei rapporti tra Islam e USA, gli elettori olandesi premiano la destra xenofoba ed antieuropeista.
    Quale sorpresa? Anche in Italia vincerà la Lega.

  13. 29 gennaio 2011 alle 22:22

    L’incendio della rivolta popolare infiamma l’Africa e si propaga dall’Algeria alla Tunisia all’Egitto tenendo la diplomazia americana e internazionale col fiato sospeso per i possibili pericolosissimi sviluppi in Medio Oriente.
    Il Ministro degli Esteri Frattini riferisce in Parlamento sulla casa di Tulliani a Montecarlo.

  14. 21 febbraio 2011 alle 22:54

    La storia passa per l’altra sponda del Mediterraneo mentre alla Farnesina siede il peggior ministro degli esteri di sempre, uno che non ha alcuna visione, né memoria della vocazione storica del Paese nello scenario Mediterraneo. Lui sta lì per garantire gl’interessi del Capo all’estero, come il Guardasigilli per sbrogliare i suoi guai con la giustizia.
    Gli uomini della corte invocano l’etica laica e liberale per coprire i vizi privati da satrapo persiano del Capo, ma chiudono tutt’e due gli occhi quando le sue tendenze autoritarie lo spingono a compromettenti amicizie con i più spietati despoti del pianeta. Così l’attitudine ad abbassare la testa di una manica di yes men inchioda il Paese ad una politica estera che ci vede sistematicamente schierati dalla parte sbagliata.

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